Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 838 del 16/1/2001
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(Esame dell'articolo unico - A.C. 7154)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge, nel testo della Commissione, identico a quello approvato dal Senato, e del complesso degli emendamenti ad esso presentati (vedi l'allegato A - A.C. 7154 sezione 1).
Constato l'assenza dell'onorevole Tassone, che aveva chiesto di parlare sull'articolo unico: s'intende che vi abbia rinunziato.


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Nessuno chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.

GIANFRANCO SARACA, Relatore. Signor Presidente, per facilitare il giudizio sugli emendamenti, faccio una breve premessa. Gli emendamenti sono classificabili, a mio parere, in due gruppi. Il primo comprende alcune decine di emendamenti che hanno un chiaro intento ostruzionistico; sono emendamenti formali e ostruzionistici. Di questi chiedo il ritiro, altrimenti il parere è contrario. Il secondo gruppo comprende gli emendamenti che introducono riduzioni di appostamento finanziario. Tali riduzioni sono immotivate in quanto non derivano da differenti e variate motivazioni di un progetto che, ricordo, prevede la partecipazione a programmi internazionali di ricerca scientifica e tecnologica sulle tecnologie avanzate. Lo stesso secondo gruppo comprende poi alcuni emendamenti che tracciano dei percorsi di controllo che sono già presenti e vincolati e che vengono chiariti nell'ordine del giorno firmato dalla maggioranza dei gruppi.
La Commissione esprime parere contrario sugli emendamenti Edo Rossi 1.26, Chiappori 1.10 e 1.11 e Edo Rossi 1.25, sul quale ha espresso parere contrario anche la Commissione bilancio.
La Commissione invita al ritiro degli emendamenti Edo Rossi 1.24, 1.23, 1.22, 1.21, 1.19, 1.20, 1.17, 1.16, 1.18, 1.15, 1.27 e 1.28 che sono, come ho poc'anzi espresso, formali e ostruzionistici.
La Commissione esprime parere contrario sull'emendamento Chiappori 1.1, sul quale è stato anche espresso parere contrario dalla Commissione bilancio, perché determina oneri che risultano privi di quantificazione.
La Commissione invita l'onorevole Edo Rossi a ritirare i suoi emendamenti 1.29 e 1.30, in quanto formali e ostruzionistici. Esprime parere contrario sugli emendamenti Edo Rossi 1.31 e 1.32. Esprime altresì parere contrario sull'emendamento Chiappori 1.2, sul quale è stato espresso parere contrario dalla Commissione bilancio, in quanto determina oneri privi di quantificazione. La Commissione inoltre invita al ritiro dell'emendamento Chiappori 1.12, altrimenti il parere è contrario, in quanto è recepito nella parte propositiva e non soppressiva nell'ordine del giorno che è stato predisposto. La Commissione esprime parere contrario sugli emendamenti Edo Rossi 1.58 e 1.33; invita al ritiro dell'emendamento Chiappori 1.13 e, in quanto formali e ostruzionistici, gli emendamenti Edo Rossi 1.34, 1.35, gli identici emendamenti Chiappori 1.8 e Edo Rossi 1.60. Esprime altresì parere contrario sugli emendamenti Edo Rossi 1.37 e 1.36 e invita al ritiro degli emendamenti Edo Rossi 1.38 e 1.42, Chiappori 1.3, Edo Rossi 1.40, 1.39, 1.41, 1.46 e 1.43. La Commissione esprime parere contrario sull'emendamento Chiappori 1.5 e invita al ritiro degli emendamenti Edo Rossi 1.44 e 1.47 ed esprime parere contrario sull'emendamento Chiappori 1.4 e sugli identici emendamenti Chiappori 1.14 e Edo Rossi 1.48; invita al ritiro degli emendamenti Edo Rossi 1.49, 1.50 e 1.51; esprime parere contrario sugli emendamenti Edo Rossi 1.56 e 1.52. Invita al ritiro dell'emendamento Edo Rossi 1.125, degli identici emendamenti Edo Rossi 1.53 e 1.6 e dell'emendamento Edo Rossi 1.54. Esprime parere contrario sugli emendamenti Edo Rossi 1.55, 1.57, Chiappori 1.9 e 1.7 e sugli identici emendamenti Edo Rossi 1.80 e Chiappori 1.81.
La Commissione inoltre invita al ritiro degli emendamenti Edo Rossi 1.84, 1.83, 1.85, 1.86; esprime parere contrario sull'emendamento Edo Rossi 1.87, invita al ritiro dell'emendamento Edo Rossi 1.88, ed esprime parere contrario sugli emendamenti Edo Rossi 1.89 e 1.90 (sul quale ultimo ha espresso parere contrario anche la Commissione bilancio), 1.91, Chiappori 1.92 e 1.93, sugli identici emendamenti Edo Rossi 1.95 e Chiappori 1.94. La Commissione invita al ritiro degli emendamenti Edo Rossi 1.96, 1.97 e 1.98; esprime parere contrario sugli emendamenti Chiappori 1.99, Edo Rossi 1.100 e 1.101. Invita al ritiro dell'emendamento Edo Rossi 1.102.


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La Commissione invita a ritirare gli emendamenti Edo Rossi 1.103, 1.104 e 1.105; la Commissione esprime parere contrario sugli emendamenti Edo Rossi 1.106 e Chiappori 1.107. La Commissione invita a ritirare gli emendamenti Edo Rossi 1.108, 1.109 e 1.110. Il parere è contrario sugli identici emendamenti Edo Rossi 1.112 e Chiappori 1.111. La Commissione invita a ritirare gli emendamenti Edo Rossi 1.113, 1.114, 1.115, 1.116, 1.117, 1.119 e 1.118. Il parere è contrario sull'emendamento Edo Rossi 1.120, sul quale anche la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario, in quanto individua procedure non conformi alla vigente legislazione in materia contabile. Il parere è contrario sull'emendamento Edo Rossi 1.121, sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario per le stesse motivazioni relative al precedente emendamento. Il parere è contrario sull'emendamento Chiappori 1.122, nonché sugli identici emendamenti Edo Rossi 1.123 e Chiappori 1.124, sui quali anche la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario, in quanto verrebbe a mancare la copertura prevista nel comma 7.

PRESIDENTE. Il Governo?

ANTONINO CUFFARO, Sottosegretario di Stato per l'università e la ricerca scientifica e tecnologica. Il Governo esprime parere conforme a quello espresso dal relatore, anche per quanto riguarda l'invito a ritirare alcuni emendamenti che hanno carattere soltanto formale ed un intento chiaramente ostruzionistico.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Edo Rossi 1.26.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Edo Rossi. Ne ha facoltà.

EDO ROSSI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vi sarete resi conto che il parere espresso dal relatore su più di ottanta emendamenti è quello che tipicamente si enuncia quando un provvedimento viene considerato blindato: in tal caso, qualsiasi emendamento venga proposto, viene considerato non accoglibile. Fra gli emendamenti presentati all'articolo 1, come sottolineava il relatore, ve ne sono alcuni con carattere effettivamente formale, ma ve ne sono anche altri di carattere sostanziale. In ogni caso, sia per gli uni sia per altri, anche per quelli sostanziali che fanno riferimento al controllo parlamentare, si invita sostanzialmente al non accoglimento.
Di conseguenza, signor Presidente, il mio compito sarà esplicitare i termini del provvedimento in quattro o cinque interventi, dopo di che chiederò la votazione di un numero limitato di emendamenti. Chiedo, comunque, un po' di attenzione perché il provvedimento in esame è rimasto giacente per diciassette mesi al Senato: essendo peraltro composto di due articoli, che sostanzialmente riguardano una spesa di circa 600 miliardi, non si comprende la ragione per cui sia rimasto giacente per tutto quel tempo. Quando poi è arrivato all'esame della Camera, in due mesi è stato calendarizzato ed evidentemente deve essere rapidamente approvato. Si tratta di un «pacchetto» che è stato confezionato dalla maggioranza, ma purtroppo non solo dalla maggioranza, perché un contributo notevole all'«impacchettamento» è venuto anche dal gruppo di Alleanza nazionale, che mi sembra non abbia presentato alcun emendamento.
Dopo spiegherò le ragioni per le quali siamo contrari al provvedimento in esame, ma per ora voglio sottolineare che avevo chiesto almeno, pur nell'ambito di una posizione di contrarietà, di accettare gli emendamenti sul controllo parlamentare. Mi riferisco agli emendamenti che sono volti a fare in modo che il Parlamento abbia sotto controllo questa legge di spesa, vale a dire che i vari passi che la stessa compie nel tempo siano rendicontati al Parlamento. Purtroppo, anche su questi emendamenti è stato espresso un parere contrario. I dubbi e le perplessità, tra l'altro, non sono solo nostri; infatti, qualsiasi collega leggendo l'ordine del giorno presentato può capire che le richieste


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rivolte al Governo sono tali da mettere in evidenza la necessità di un controllo. Come tutti sanno, un ordine del giorno lascia il tempo che trova. In sostanza, anche da altre parti politiche, viene chiesto al Governo di vigilare e di riferire sull'iter del provvedimento in esame. Credo sia un errore affidare il controllo parlamentare ad un ordine del giorno, sarebbe stato meglio sancire con un emendamento tale possibilità perché avrebbe avuto un'efficacia maggiore. Nel merito, il provvedimento non ci convince perché vengono stanziati...

PRESIDENTE. Onorevole Edo Rossi, sull'emendamento in esame lei ha a disposizione cinque minuti di tempo e li sta esaurendo: eventualmente potrà prendere la parola su altri emendamenti.

EDO ROSSI. Va bene, signor Presidente.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giovine. Ne ha facoltà.

UMBERTO GIOVINE. Signor Presidente, effettivamente la lunga permanenza del provvedimento in esame al Senato, quindi il tempo ridotto per la discussione alla Camera, hanno creato i problemi che altri colleghi hanno già segnalato durante il dibattito in Commissione. Anch'io colgo l'occasione per completare il quadro, emendamento per emendamento, ma desidero fare riferimento anche al quadro generale. Mi limito ad un aspetto che deve essere valutato con particolare attenzione: l'urgenza del provvedimento, peraltro largamente disattesa dai colleghi del Senato, era dovuta al fatto che, entro dicembre, il Consiglio dei ministri dei trasporti dell'Unione europea avrebbe dovuto stabilire l'inizio effettivo del programma Galileo. Orbene, nella riunione dei suddetti ministri non è stata fornita tale indicazione e il commissario ai trasporti e all'energia, Loyola de Palacio, ha dichiarato che esiste una volontà di andare avanti, ma che l'inizio effettivo avverrà il prossimo aprile. Quindi, il provvedimento in esame che, attraverso alcuni accorgimenti, finanzia l'inizio del programma Galileo, si trova in realtà a finanziare un progetto avviato dall'Agenzia spaziale europea, ma non ancora dall'Unione europea che sarà poi il maggior contribuente. Questo è il nodo principale.
Un'altra questione, che riguarda i diversi punti dell'articolo in discussione, è la competenza dei Ministeri per la parte italiana. I Ministeri competenti a livello europeo sono i Ministeri dei trasporti, quindi è il ministro dei trasporti che deve nominare le persone che devono seguire il provvedimento; dall'altra parte, invece, gli enti di cui trattiamo solo in parte dipendono dal suddetto Ministero. Ciò rappresenta sicuramente una possibile confusione, anche perché l'Agenzia spaziale italiana, che notoriamente non dipende dal Ministero dei trasporti, in una sua prima iniziativa dell'ottobre scorso, denominata Perseus, ha avanzato una richiesta sui seguenti quattro argomenti in relazione a Galileo: mantenimento dei punti di forza, acquisizione di competenze strategiche, promozione di sviluppi commerciali e localizzazione a Roma della sede dell'Agenzia europea di navigazione satellitare. Ebbene, l'agenzia non è stata ancora istituita dai ministri dei trasporti, ma ciò che è più importante non è stato stabilito da alcun provvedimento in questo o nell'altro ramo del Parlamento che la sede della stessa dovrà essere Roma.
Concludo dicendo che, in previsione della costituzione dell'agenzia, per poter avanzare una seria candidatura italiana, occorre che tale candidatura sia italiana e non di una particolare città, perché anche altre hanno lo stesso diritto, come Napoli, Milano o Torino.
Infine, è abbastanza evidente l'incapacità di questo Governo di portare a compimento candidature importanti di città italiane per incarichi europei, come si è verificato nella vicenda, che purtroppo appare compromessa, dell'authority per la sicurezza dell'alimentazione nella città di Parma, che a questo punto sembra essere tramontata. Per le candidature è meglio


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aspettare il momento giusto, senza compromettere le candidature italiane precipitandosi a formulare proposte che non hanno niente a che vedere con l'entità effettiva del progetto «Galileo» oggi in discussione.

GIANFRANCO SARACA, Relatore. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIANFRANCO SARACA, Relatore. Signor Presidente, per quanto riguarda l'osservazione fatta dall'onorevole Edo Rossi sui percorsi di controllo, ricordo che i controlli sono ampiamente previsti, quindi, sono inutili le duplicazioni nel provvedimento legislativo per quanto riguarda i ruoli affidati all'ASI ed all'ENAV.
In particolare, ricordo che, per quanto riguarda i 220 miliardi (su un totale di 600) del fondo iscritto appositamente nello stato di previsione del Ministero del tesoro e del bilancio, al comma 2 è previsto che tale fondo sia ripartito previo parere delle Commissioni parlamentari competenti, quindi non è vero che non è previsto un controllo in quanto, fino a prova contraria, le Commissioni parlamentari competenti ne avranno piena conoscenza.
Per quanto riguarda, invece, i compiti e le attribuzioni dell'ASI, il finanziamento è consentito per la partecipazione al programma dell'ESA, nella misura del 25 per cento. Ricordo che i controlli sull'attività dell'ASI sono abbastanza significativi in quanto essa è soggetta alla vigilanza del Ministero dell'università e della ricerca scientifica ed entro il 30 aprile il consiglio di amministrazione approva una relazione di attività per l'anno che invia al Ministero della ricerca scientifica, il quale la trasmette al Parlamento e, quindi, alle Commissioni competenti. Inoltre, tale attività è soggetta al controllo della Corte dei conti. Questo per quanto riguarda l'altra partita dei 250 miliardi.
Si tratta, quindi, della partecipazione al progetto internazionale che per prassi è un atto dovuto in base agli accordi internazionali; sono inoltre previsti controlli sull'attività dell'ASI.
Lo stesso vale per quanto riguarda l'ENAV, in quanto anche tale ente, ai sensi della legge 21 dicembre 1996, n. 665, è sottoposto al controllo ed alla vigilanza del Ministero dei trasporti, in base all'articolo 5 della predetta legge, e della Corte dei conti, secondo l'articolo 12 della legge 21 marzo 1958, n. 259; inoltre, all'articolo 9 è previsto che sul contratto di programma triennale, stipulato con il Ministero dei trasporti, sia espresso il parere obbligatorio delle Commissioni parlamentari competenti.
Pertanto, per tutte e tre le voci di spesa sono previsti controlli. L'ordine del giorno è formulato soltanto per istituire un percorso ordinato al fine dell'espressione di questi pareri nei modi giusti e di un coordinato e coerente progetto di utilizzazione di questo programma spaziale. La sede auspicata è quella della Presidenza del Consiglio, che d'altra parte è quella più autorevole.

ANTONINO CUFFARO, Sottosegretario di Stato per l'università e la ricerca scientifica e tecnologica. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANTONINO CUFFARO, Sottosegretario di Stato per l'università e la ricerca scientifica e tecnologica. Signor Presidente, onorevoli parlamentari, della questione dei controlli ha già parlato il relatore, onorevole Saraca. Io vorrei fugare i dubbi circa la prosecuzione del progetto Galileo.
È vero che il progetto di risoluzione non è stato definitivamente approvato dal Consiglio dei ministri dei trasporti nella seduta del 21 dicembre a Bruxelles, ma il Consiglio ha ribadito le decisioni prese precedentemente a Colonia e a Feltre, nonché le ragioni che hanno portato, nel recente vertice di Nizza, a sottolineare l'importanza strategica del progetto Galileo sia in sé, come progetto che avvia un sistema civile di radionavigazione satellitare autonomo per l'Europa, sia per la


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valenza strategica del progetto come contributo allo sviluppo di una coesione europea più forte.
Vorrei aggiungere che è urgente approvare il provvedimento perché sia la Commissione sia l'ente spaziale europeo, in ragione del progetto Galileo, vanno assumendo decisioni e stanno facendo avanzare progetti parziali che richiedono un forte intervento dell'Italia ed un contributo finanziario adeguato.
Ribadisco che il Governo non ha alcuna esitazione a dichiarare che indirizza la propria politica relativa alla strategia della navigazione satellitare non solo allo spazio aereo inteso nel suo complesso ma anche a tutti i controlli che si vogliono attivare. Preannuncio un atteggiamento di grande attenzione alle sollecitazioni venute dalla Commissione ed espresse nell'ordine del giorno unitario presentato dal relatore Saraca.

GIANFRANCO SARACA, Relatore. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIANFRANCO SARACA, Relatore. Signor Presidente, avevo omesso di rispondere su due punti e lo faccio brevemente.
Per quanto riguarda la necessità sottolineata dall'onorevole Edo Rossi di ulteriori approfondimenti, ricordo che la Commissione ha proceduto all'audizione di tutti i soggetti interessati (ASI, ENAV, Telespazio, Alenia) a cui si sono aggiunti altri soggetti di cui abbiamo avuto segnalazione. La Commissione ha altresì preso l'iniziativa di procedere all'audizione dei rappresentanti del centro di ingegneria aerospaziale dell'università di Roma (il laboratorio di applicazioni) che hanno fornito indicazioni molto utili. Non vi erano altri soggetti da interpellare perché, in tal caso, la Commissione l'avrebbe fatto.
Alle osservazioni dell'onorevole Giovine la risposta è stata data dal sottosegretario. Tra l'altro la Commissione ha confermato la validità del progetto stanziando altri 40 miliardi per la parte studi, come pure l'ESA con rinvio a breve termine. Voglio ricordare che il progetto non riguarda solo il settore dei trasporti, onorevole Giovine. Il suo è un giudizio riduttivo perché le applicazioni del progetto vanno dai mezzi mobili al sistema di navigazione a guida assistita di tutti i tipi di vettore che si muovono sulla superficie terrestre. Nel settore civile le applicazioni riguardano l'ingegneria civile, il sistema GIS e la cartografia, l'ambiente e la gestione rischi, gli aeroporti locali e l'aviazione privata, il sistema marittimo, costiero, portuale e di attracco. Di questo sistema si avvalgono le ambulanze, la polizia, i vigili del fuoco e tutti coloro impegnati nella ricerca e nel salvataggio, nonché nella sorveglianza e monitoraggio del traffico.
Quindi, il problema non è soltanto di trasporti ma è di più ampio respiro e riguarda il controllo ed il monitoraggio di tutto l'ambiente non solo biologico ma anche del sistema fisico per la previsione di eventi sismici o di spostamento della crosta terrestre. Non possiamo, dunque, strozzare questo progetto in una visione strettamente legata al settore dei trasporti.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Edo Rossi 1.26, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti 363
Votanti 356
Astenuti 7
Maggioranza 179
Hanno votato
17
Hanno votato
no 339).

Passiamo all'emendamento Chiappori 1.10.

GIACOMO CHIAPPORI. Chiedo di parlare per motivarne il ritiro.


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PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIACOMO CHIAPPORI. Signor Presidente, vorrei illustrare brevemente la nostra posizione e dare ulteriori informazioni nel prosieguo del dibattito. Come è stato sottolineato da deputati della maggioranza e dell'opposizione, si tratta di un provvedimento che giunge blindato al nostro esame: vi è necessità che esso giunga in porto, altrimenti - così si dice - si perderebbero le quote; esso, dunque, non può essere modificato proprio per la velocità con cui dobbiamo lavorare, sebbene sia stato per lunghi mesi all'esame del Senato. Tale provvedimento, in ogni caso, lasciava alcuni dubbi; abbiamo tentato di verificare se fosse possibile fare un controllo dei 600 miliardi devoluti a tre enti distinti, nonché dei 220 miliardi attribuiti alla Presidenza del Consiglio, sulla base di informazioni più concrete e di un programma più certo. Ci è parso di capire - nelle intenzioni della Commissione e del suo presidente - che tale esigenza sia stata trasfusa in un ordine del giorno. Era comprensibile che, trattandosi di un provvedimento blindato, non fosse possibile emendarlo.
Pertanto, nel corso dell'esame del provvedimento, cercherò di ritirare le proposte emendative che potrebbero essere ostruzionistiche, ma insisterò per la votazione delle proposte di modifica che riteniamo giuste. Come ha già affermato l'onorevole Edo Rossi, sembrerebbe che tali preoccupazioni siano state trasfuse in un ordine del giorno; si tratta, in ogni caso, di preoccupazioni che obiettivamente esistono. In conclusione, ritiro il mio emendamento 1.10.

PRESIDENTE. Sta bene.

EDO ROSSI. Chiedo di parlare per una precisazione.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

EDO ROSSI. Signor Presidente, ringrazio il relatore per aver risposto alla prima questione da me sollevata (quella sui controlli). Tuttavia, non riesco francamente a capire (forse ci riescono meglio i colleghi dell'Assemblea) come si possa affermare che non si pongono problemi relativamente ai controlli quando, nell'ordine del giorno Saraca n. 9/7154/3, si impegna il Governo a formulare gli opportuni atti di indirizzo all'ASI e all'ENAV, interlocutori primari del progetto, affinché istituiscano un coordinamento operativo permanente, nell'ambito della segreteria tecnica, che assicuri il controllo della coerenza delle attività svolte, da parte di tutti i soggetti partecipanti. Inoltre, si chiede che il Governo sia impegnato sulla necessità di assicurare che le risorse stanziate siano utilizzate per le esigenze finalizzate al progetto Galileo e, comunque, per altri programmi strettamente coerenti con la politica spaziale relativamente a tale progetto. Ebbene, chi scrive cose del genere, dimostra un minimo di contraddizione: i controlli sono necessari oppure no e, se lo sono, perché prevederli in un ordine del giorno e non nella legge?
Signor Presidente, chiudo questa polemica, in quanto vorrei illustrare alcuni contenuti del provvedimento.

PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Edo Rossi. L'onorevole Chiappori ha ritirato il suo emendamento 1.10; le chiedo, pertanto, di precisare su quale emendamento intende intervenire.

EDO ROSSI. Sul successivo emendamento Chiappori 1.11.

GIACOMO CHIAPPORI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. A che titolo?

GIACOMO CHIAPPORI. Per ritirare il mio emendamento 1.11.

PRESIDENTE. Sta bene, onorevole Chiappori. Passiamo alla votazione dell'emendamento Edo Rossi 1.25.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Edo Rossi. Ne ha facoltà.


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EDO ROSSI. Signor Presidente, vorrei illustrare il contenuto del progetto in esame, che non ci convince molto. Con il provvedimento vengono stanziati 600 miliardi per la ricerca e lo sviluppo su qualcosa che esiste già. A cosa mi riferisco? Ad un meccanismo che, colleghi, è già presente nelle nostre automobili, ovvero al sistema americano GPS e al sistema russo GLONASS. Come tutti sapete, tale sistema è disponibile gratuitamente, sia per usi militari che per usi civili. Ovvero, spendiamo 600 miliardi per partecipare ad un progetto che cerca di scoprire qualcosa che già esiste. Si sa che gli americani e i russi hanno costruito quel sistema satellitare nell'ambito del famoso scudo stellare. Dunque, le esigenze per cui essi lo hanno costruito erano squisitamente di natura militare e legate alla difesa. Queste motivazioni di ordine strategico e di sicurezza - per loro - hanno giustificato l'alto costo, 2 mila miliardi di dollari ai prezzi di allora. Ora, dal punto di vista della sicurezza l'Europa non è giustificata ad affrontare una spesa di tali dimensioni, in quanto la NATO già dispone di questo segnale gratuitamente. Quindi, sino ad oggi l'alto costo di questo progetto è stato giustificato da ragioni militari, ma non da ragioni commerciali. Qui si dice che si sta finanziando un sistema alternativo al GPS e al GLONASS, cioè un sistema autonomo. Ciò vuol dire che l'Europa deve mandare in orbita 30 satelliti e che questi saranno operativi nel 2008. Stiamo parlando di finanziare una cosa di questo tipo.
Come si spendono i soldi? Quello in esame - credevo che l'onorevole Giovine lo dicesse, nel suo intervento - nasceva come un progetto pubblico-privato; invece, allo stato attuale delle cose i privati non ci sono. Insomma, quando si è in prima linea in materia di ricerca e sviluppo i privati non ci sono. È di 1.250 milioni di euro la spesa necessaria per provvedere alla ricerca ed alla validazione con la messa in orbita dei primi 3 satelliti (concludo, Presidente). Nella seconda fase, saranno necessari 2.150 milioni di euro, per gli altri 26 satelliti, di cui solo una parte sono a carico dei privati: l'Alcatel, la Matra e l'Alenia. Per i finanziamenti pubblici, cioè 1.800 milioni di euro, non è previsto alcun ritorno, mentre per quelli privati è previsto il ritorno in tre anni. Nell'era della globalizzazione, quindi, il pubblico fa le infrastrutture ed i privati che gestiscono fanno i soldi. Qui, signor Presidente, tutti si riempiono la bocca di mercato e di concorrenza, ma poi sono tutti d'accordo nell'usare i soldi pubblici per finanziare progetti la cui redditività andrà a favore dei privati. Noi ci opponiamo a questa impostazione.

ANTONINO CUFFARO, Sottosegretario di Stato per l'università e la ricerca scientifica e tecnologica. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANTONINO CUFFARO, Sottosegretario di Stato per l'università e la ricerca scientifica e tecnologica. Non voglio entrare nel merito delle considerazioni politiche fatte ora dall'onorevole Rossi, vorrei solo ricordare che questo progetto vive e vivrà se avrà una forte componente di ricerca.
C'è la necessità di prospettare una serie di soluzioni di carattere innovativo che consentano all'Europa di affermare la sua autonomia: mi sembra molto strano che si facciano considerazioni tendenti a limitare le possibilità dell'Europa in questo campo. Mi sembra strano che non si comprenda l'esigenza di affermare l'autonomia rispetto a sistemi costruiti per ragioni di carattere militare che danno, certamente, servizi gratuiti, ma che possono interromperne l'erogazione quando esigenze militari lo richiedano e, se non interrompono l'erogazione, possono modificare la definizione, proprio in ragione di emergenze militari. Riteniamo che l'Europa abbia tutte le ragioni non solo per competere sul piano delle alte tecnologie, ma anche per dar vita ad un sistema satellitare che la renda autonoma e che possa affermare anche in questo campo la sua possibilità di effettuare attività di ricerca di elevatissimo livello e di notevole effetto anche per il sistema produttivo e


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per le piccole e medie imprese direttamente collegate alle attività di ricerca nel campo delle alte tecnologie.
Credo che il valore strategico di questo progetto dovrebbe trovarci tutti uniti in questa discussione. Certo, ci possono essere differenziazioni quando si tratta di particolari soluzioni tecniche, dei rapporti con gli utenti e così via, ma sul valore strategico del progetto chi ha a cuore la coesione dell'Europa non dovrebbe avere dubbi.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giovine. Ne ha facoltà.

UMBERTO GIOVINE. Signor Presidente, sento di dover aderire all'appello lanciato dal sottosegretario Cuffaro. Siamo d'accordo sul fatto che su questo provvedimento c'è una generale concordanza, tuttavia le differenze di opinione non sono di natura politica, ma riguardano semplicemente valutazioni di opportunità dei dati di fatto reali. A questo proposito, in riferimento a quanto poc'anzi affermato dall'onorevole Edo Rossi, vorrei tanto che vi fosse un ritorno degli investimenti sia pubblici sia privati, come lui dice: purtroppo, per molto tempo non vi sarà alcun ritorno degli investimenti. Pertanto, mentre le autorità pubbliche - vale a dire i Governi, l'Agenzia spaziale europea o l'Unione europea - possono investire, perché non hanno il vincolo del ritorno degli investimenti, sarà ben difficile che una qualsivoglia azienda privata, di fronte a ritorni estremamente dubbi e lontani nel tempo, possa intervenire nelle partnership pubbliche o private, che sono state definite l'architrave del progetto Galileo.
Concludo ricordando che il sostanziale fallimento o lo stallo della riunione dei ministri dei trasporti è stato dovuto al fatto che il Regno Unito, questa volta spalleggiato non soltanto dall'Olanda, ma anche dalla Germania, che finora era stata sostanzialmente favorevole alla linea franco-italiana, ha richiesto con veemenza che il progetto non venga avviato se non saranno costituite partnership pubbliche o private. Questa è una vera e propria bomba ad orologeria, indipendentemente da quello che si può pensare della posizione inglese, francese o italiana. Infatti, è estremamente difficile che entro aprile, quando il progetto dovrà essere avviato dall'Unione europea, vi sia anche una sola impresa privata, che non sia fornitrice di tecnologie, ma che sia utente dei servizi forniti da Galileo, disposta ad investire cifre interessanti in questo progetto. Rivolgendomi al collega Edo Rossi, dico che mi piacerebbe che si verificasse quanto lui dice, vale a dire che ci sia un interesse privato da poter poi valutare. Purtroppo, a questo punto, l'interesse privato ha un encefalogramma piatto.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Edo Rossi 1.25, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti 372
Votanti 360
Astenuti 12
Maggioranza 181
Hanno votato
14
Hanno votato
no 346).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Edo Rossi 1.23.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Edo Rossi. Ne ha facoltà.

EDO ROSSI. Signor Presidente, con l'intervento del Governo è stata sollevata la questione della necessità di costruire una costellazione satellitare europea cosiddetta Galileo, che si ritiene necessaria perché bisogna dare autonomia all'Unione europea in questo settore. Il Governo


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afferma che le ragioni in base alle quali deve essere data questa autonomia si basano sul fatto che l'attuale sistema - GPS e GLONASS - è gestito da militari i quali non sempre lo rendono disponibile; inoltre, tale sistema non è preciso e bisogna cercare un segnale più preciso e quindi più evoluto.
Se vi è, dunque, la necessità di un'autonomia europea, mi si deve spiegare perché l'Unione europea non abbia ancora deciso di finanziare questo progetto e perché i costi siano di così notevole dimensione. Ritengo che l'Unione europea non abbia ancora assunto questa decisione perché non considera strategico questo progetto. Ciò vuol dire che questo progetto, che a nostro avviso è necessario al fine di dare autonomia all'Unione europea, non viene ritenuto tale dallo stesso consiglio europeo. Perché il consiglio europeo non ha la nostra medesima opinione? Perché ha anteposto a qualsiasi decisione la verifica del progetto dal punto di vista dell'analisi dei costi e dei benefici, dal punto di vista delle opzioni tecniche, dal punto di vista della linea organizzativa e dei finanziamenti della gestione del programma e dal punto di vista delle disponibilità dei privati a finanziare il progetto. Pertanto a mio avviso, l'Unione europea non ha ancora preso alcuna decisione politica a tale riguardo; dunque la spesa non si giustifica senza aver chiarito la volontà di costruire il cosiddetto terzo polo sulla scena mondiale.
L'unica istituzione - il che è vero - che abbia in un certo qual modo sostenuto il programma Galileo è stata la Commissione Loyola de Palacio. Come è stato detto poc'anzi, nella riunione del Consiglio dei ministri la decisione è stata rinviata.
Presidente, concludo dicendo che bisognerebbe mettersi d'accordo sul significato di un rapporto equilibrato tra costi-benefici. Qui si sa per certo che il 70 per cento della spesa è a carico del pubblico che non recupererà una lira. Le aziende private ci hanno spiegato, nel corso di audizioni di loro rappresentanti, che parteciperanno alla spesa perché sarà garantito loro il «ritorno» dei soldi che investono nell'arco di un triennio.
Si dice poi che il sistema Galileo è un sistema di terza generazione e quindi più competitivo, ma non si ha la certezza dei progressi che gli americani e i russi potranno compiere in otto anni. Pertanto il rischio che si corre è che il sistema Galileo nasca già superato.
Da ultimo, vorrei porre una questione al relatore e al Governo. Il mercato offre diverse opportunità di sviluppo e di affari, ma chi oggi detiene il brevetto, la tecnologia, il predominio, non lascerà tanto facilmente spazio al sistema Galileo. Non vi dice niente il fatto che in America abbia vinto Bush e che le sue promesse elettorali erano di un rilancio dello scudo spaziale? Questo significa che gli americani investiranno nello spazio e nel potenziamento dei loro segnali molte risorse. Dunque il rischio che questo nuovo sistema, cosiddetto autonomo, nasca già morto è francamente molto elevato.
È prevista una spesa di 3 mila 400 milioni di euro. Considerando la complessità dello sviluppo del sistema e il fatto che altri paesi hanno speso molto di più in questo settore, non riesco a capire come sia possibile che da parte nostra, per fare un sistema più evoluto, si spenda un terzo rispetto a quanto hanno speso gli altri paesi.

PRESIDENTE. Onorevole Edo Rossi, vorrei farle presente che l'emendamento 1.24 è formale e pertanto non verrà posto in votazione.

EDO ROSSI. Presidente, le confermo quanto ho già avuto modo di dire e cioè che interverrò nuovamente prima di ritirare gli emendamenti.

GIANFRANCO SARACA, Relatore. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIANFRANCO SARACA, Relatore. Presidente, vorrei fare alcune precisazioni al


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fine di rendere più agevole l'esame del provvedimento. Ricordo che stiamo parlando di un sistema di seconda generazione e quindi dobbiamo dire che la disponibilità di questo segnale presenta gravi lacune di precisione. Tutti coloro che l'hanno utilizzato infatti hanno incontrato notevoli problemi, come è emerso in particolare nell'audizione dei tecnici del laboratorio di tecnologia e di telerilevamento dell'università di Roma (centro eurospaziale). Dobbiamo quindi eliminare i difetti di precisione e tendere ad un livello di precisione maggiore.
C'è poi il problema della continuità di disponibilità del segnale. Sappiamo che quest'ultimo ha avuto grandi problemi perché in certi momenti è stato oscurato. Noi non possiamo permetterci la mancanza di disponibilità di questo segnale, soprattutto se vogliamo incrementarne gli usi civili nell'ambito di un progresso tecnologico. C'è poi la questione relativa alla «soggezione» militare; i sistemi GPS e GLONASS sono nati per usi militari ed hanno la «soggezione» e la servitù militare, come abbiamo potuto vedere nelle recenti vicende che hanno interessato il bacino dell'Adriatico.
Secondo questa logica poco credibile, in quanto strettamente filoamericana, non si sarebbe dovuto procedere ad approfondimenti e a miglioramenti tecnologici. In passato probabilmente non si sarebbe dovuto studiare il vapore - mi permetta l'onorevole Rossi questa battuta - perché già si disponeva della trazione animale che era gratuita. Si tratta di un progetto di ricerca avanzata.
Per quanto riguarda l'utilizzazione che i privati fanno delle infrastrutture pubbliche - e in questo caso parliamo di alta tecnologia -, segnalo che si realizzano le strade e poi i privati le utilizzano. In questo caso, è prevista in una seconda fase l'utilizzazione di partnership pubblico-private in cui vi sarà spazio per la partecipazione dei privati. Ricordo, infine, i campi di applicazione civile per eliminare l'idea che questo progetto riguardi solamente il trasporto aereo: la sincronizzazione dei network, tutto quanto accade all'interno delle reti e dei sistemi computerizzati, nella navigazione e nel timing dei veicoli spaziali orbitanti, la geodesia, le previsioni metereologiche, i rilevamenti di precisione, l'olio e il gas, il controllo di veicoli di robotica, l'edilizia e l'ingegneria civile, il GIS e la cartografia, la gestione flotte e la gestione beni; precedentemente avevo dimenticato tutte le applicazioni in agricoltura che sono amplissime, dalle arature di precisione, alle fertilizzazioni, alla raccolta delle coltivazioni agricole, a tutte le mappature, aree di pesca, ambiente, miniere e potremmo continuare. Non è, pertanto, solo un progetto di trasporti e con questo penso di aver risposto alle osservazioni svolte dall'onorevole Edo Rossi anche in Commissione, con il quale abbiamo proceduto ad ogni approfondimento.

ANTONINO CUFFARO, Sottosegretario di Stato per l'università e la ricerca scientifica e tecnologica. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANTONINO CUFFARO, Sottosegretario di Stato per l'università e la ricerca scientifica e tecnologica. Prendo brevemente la parola per chiarire che non esistono dubbi sulla portata strategica del progetto né sulla sua possibile realizzazione. Vorrei dire all'onorevole Giovine che vi è la necessità di comporre interessi di paesi più piccoli o dislocati diversamente sui vari versanti rispetto ad interessi di grandi paesi che potrebbero godere maggiormente del servizio satellitare.
Non è escluso - anzi, è vero il contrario - che i ritorni di un'attivazione del servizio satellitare vadano anche alla parte pubblica che finanzia il lancio e l'avvio, soprattutto in termini di ricerca, del progetto. Vorrei poi dire, ricordando anche la posizione recentemente espressa dal nostro ministro degli esteri, che mi auguro che l'ipotesi dello scudo spaziale americano non vada avanti; quali che siano le modificazioni della politica americana, non credo che esse dovrebbero servire come giustificazione per bloccare


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progetti strategici che procedono nella direzione dell'affermazione dell'autonomia europea.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Aloisio. Ne ha facoltà.

FRANCESCO ALOISIO. Presidente, era mia intenzione non intervenire affatto in questa discussione perché lo ritenevo pleonastico: tutto quello che c'era da dire, lo abbiamo discusso in un iter abbastanza lungo ed impegnativo in Commissione ed è stato messo a disposizione della discussione generale in Assemblea. Intervengo semplicemente per anticipare la mia dichiarazione di voto finale e credo che non chiederò più la parola.
Attualmente disponiamo, per gentile concessione della difesa americana, di un segnale impreciso e a priorità militare; è un segnale necessario non soltanto per la navigazione satellitare e, quindi, per tutto quello che si muove sulla terra, ma anche per i servizi necessari a migliorare la qualità della vita dei cittadini e la sicurezza. Mi riferisco alla previsione dei grandi rischi (ad esempio gli smottamenti), a quella, possibile con l'osservazione della Terra da satellite, dei rischi dovuti ai crolli, che si sono registrati anche a Roma. Si tratta, pertanto, di servizi complessi - come ha sottolineato il relatore, onorevole Saraca - che hanno un ritorno economico e sociale importante.
Al riguardo, non è possibile tenere un atteggiamento «intermedio», come vorrebbe il collega Edo Rossi, nel senso che in questi campi si può essere fornitori di servizi o semplici utilizzatori degli stessi; non è possibile svolgere un ruolo intermedio se si vuole recitare, nell'ambito dei rapporti con i diversi paesi, un ruolo di partner piuttosto che di subfornitore.
La scelta è politica e va nel senso dell'autonomia rispetto alle cosiddette tecnologie critiche, che servono a rendere indipendente un paese nello scenario globale; non stiamo parlando del sistema Italia, ma addirittura del sistema Europa, la nostra prospettiva politica. La scelta che doveva essere compiuta è stata fatta quando abbiamo aderito all'Unione europea, quando abbiamo pensato alla moneta unica e quando abbiamo pensato ad infrastrutture per tecnologie critiche il cui ordine di grandezza sia europeo. Questa è la scelta compiuta.
Cosa dobbiamo fare nello specifico? Dobbiamo varare un provvedimento di spesa rispetto a tale scelta politica e lo dobbiamo fare secondo tempi e criteri che mettano il nostro sistema paese nelle condizioni migliori per ben figurare nel consesso europeo e che consentano all'Europa stessa di svolgere un ruolo importante ed autonomo nella sfida globale relativa a tali tecnologie critiche.
A proposito di tecnologie critiche di interesse satellitare, ovviamente la priorità riguarda la navigazione satellitare; vi sono anche, però, l'osservazione della Terra, l'accesso allo spazio, l'intero sistema delle telecomunicazioni, che ha due funzioni: informativa e di sicurezza. Si tratta di tecnologie cosiddette duali, che consentono pertanto anche all'Europa di essere autonoma rispetto a decisioni politiche più importanti che riguardano lo scenario dei rapporti mondiali e la politica estera. Questo è un motivo ulteriore per approvare il provvedimento e per farlo in tempi brevi.
I tempi della politica non possono essere diversi da quelli dell'industria, dei rapporti con gli altri paesi o del mercato; di fatto, una dilatazione dei tempi significa favorire altri settori industriali, nostri concorrenti. Ritardare, pertanto, la possibilità di essere sul mercato in un tempo prevedibile (mi auguro non il 2008, come ha affermato il collega Edo Rossi, ma addirittura il 2006) significherebbe non cogliere la finestra di mercato che rende competitivo tale progetto.
Sono queste le motivazioni per le quali è necessario approvare tempestivamente il disegno di legge in esame e spingere affinché il suo iter si concluda rapidamente.
Per quanto riguarda la questione del controllo, che preoccupa l'onorevole Edo Rossi, dobbiamo metterci d'accordo una


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volta per tutte. Quando abbiamo riformato l'Agenzia spaziale italiana, proprio da questi banchi abbiamo cercato di darle una struttura che avesse le connotazioni di sicurezza e garanzia di trasparenza di una struttura pubblica e la flessibilità e la velocità di una struttura privata, in modo che potesse competere sul mercato; ciò è avvenuto e non possiamo metterlo di nuovo in discussione in questo momento. È un errore - concludo, Presidente - personalizzare relativamente ad una struttura, ad un ente, avente una sua funzione.
Ciò che chiedo con forza è una rapidissima approvazione di questo provvedimento, che colloca l'Italia, e quindi la nostra industria, in una posizione di prime contractor relativamente ad un progetto che è strategico per l'Europa e che ha ritorni industriali, economici e soprattutto sociali.

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