Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 838 del 16/1/2001
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(Sistema idrico della regione Veneto)

PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Saonara n. 3-03205 (vedi l'allegato A - Interpellanze ed interrogazioni sezione 7).
Il sottosegretario di Stato per i lavori pubblici ha facoltà di rispondere.

ANTONIO BARGONE, Sottosegretario di Stato per i lavori pubblici. Signor Presidente, in questa interrogazione si chiede di conoscere gli intendimenti del Governo in merito alla situazione di dissesto in cui versano due botti a sifone sottostanti il fiume Brenta, rispettivamente a Corte di Piove di Sacco ed a Conche di Codevigo.
Rispetto alla richiesta avanzata, l'autorità di bacino dei fiumi dell'alto Adriatico fa presente che l'intervento di consolidamento e di sistemazione delle botti a sifone sottopassanti il fiume Brenta, rispettivamente a Corte di Piove di Sacco ed a Conche di Codevigo, venne incluso già nel 1990 tra quelli previsti dalla schema previsionale e programmatico di cui alla legge n. 183 del 1989, essendosi ritenute le superfici corrispondentemente sottese afferenti al bacino nazionale del Brenta-Bacchiglione.
Nel 1996, il consorzio di bonifico Bacchiglione-Brenta segnalò alla suddetta autorità di bacino la situazione di dissesto delle citate botti a sifone e, nel prospettare un intervento per una spesa complessiva di 18 miliardi, ne chiese a tal fine il parziale finanziamento nella misura di 5 miliardi. Purtroppo, l'esiguità dei fondi disponibili ai sensi della citata legge n. 183 del 1989 non ha consentito sino ad oggi di assicurare, in tutto o in parte, la relativa copertura finanziaria. La richiesta di finanziamento delle opere di recupero delle due botti è stata inserita anche nel programma di cui alla legge n. 267 del 1998 (annualità 1998), senza però ottenere da parte del Ministero dell'ambiente il necessario finanziamento, sia per l'esiguità dei fondi disponibili sia in relazione alle priorità assegnate a tali interventi.
Va ancora precisato che, in relazione a quanto previsto dal decreto del Presidente della Repubblica 14 aprile 1994 (atto di indirizzo e coordinamento in ordine alle procedure ed ai criteri per la delimitazione dei bacini idrografici di rilievo nazionale ed interregionale), è stata decretata la nuova configurazione del bacino del Brenta-Bacchiglione, nella quale il territorio sotteso dalle botti di Conche e Corte è stato accorpato al bacino scolante nella laguna di Venezia.
In tal senso, infatti, il magistrato alle acque di Venezia e la regione Veneto hanno siglato un documento di intesa che impegna i firmatari ad intervenire sui manufatti degradati dei nodi idraulici afferenti al bacino scolante in laguna, tra cui figura quello di botte di Conche. L'importo dell'intervento, stimato in 8 miliardi, sarà per il 75 per cento a carico del magistrato alle acque e, per il restante 25 per cento, a carico della regione Veneto.
Il magistrato alle acque, da parte sua, riferisce che gli interventi effettuati sulla botte di Corte, beneficiando anche dei fondi stanziati dal Ministero delle risorse agricole e forestali, riescono a garantire un discreto margine di sicurezza dal punto di vista della stabilità delle difese idrauliche, sebbene ulteriori lavori risultino necessari per assicurare la stabilità della botte stessa.


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Di contro, la situazione idraulica in corrispondenza della botte di Conche è stata definita «critica» dallo stesso magistrato. Infatti, malgrado gli interventi tampone effettuati dal consorzio di bonifica Brenta-Bacchiglione per eliminare le filtrazioni evidenziatesi nel 1995 dalla botte verso l'alveo del fiume Brenta (nei pressi della sponda sinistra), a parere del medesimo istituto permane rilevante l'erosione del fondo dell'alveo e a valle del manufatto con conseguente grave pregiudizio per la stabilità della botte e delle difese idrauliche. È stata quindi rappresentata la necessità che siano eseguiti interventi sulla botte e sul tratto di fiume interessato dall'attraversamento, previa verifica statica del manufatto, ai fini di un suo possibile recupero. In alternativa, è stata prospettata la possibilità che sia costruito un impianto idrovoro sostitutivo che scarichi direttamente le acque di bonifica nel Brenta, senza condizionamenti dovuti alle acque alte in laguna, con contributo positivo al piano di disinquinamento della laguna.
Nel contempo, il magistrato alle acque, pur lamentando l'esiguità dei fondi disponibili rispetto all'ammontare delle somme occorrenti per la realizzazione di tali interventi, in modo particolare quelli relativi alla botte di Conche, ha indicato comunque la possibilità che tali opere siano inserite tra gli interventi maggiormente indifferibili nell'ambito della legge speciale per la salvaguardia della laguna. Questo, per scongiurare il degrado delle botti, delle opere idrauliche nonché degli argini e delle sponde, con ripercussioni di sicurezza e sulla pubblica incolumità, senza trascurare le conseguenze che il degrado potrebbe avere sull'inquinamento dell'ecosistema lagunare.
Il magistrato alle acque comunica, inoltre, che il consorzio Venezia Nuova, incaricato della redazione del progetto di sistemazione del nodo idraulico di Conche (Codevigo) ha avviato la necessaria attività propedeutica di rilievo e studio, anche in rapporto alle caratteristiche costruttive degli altri manufatti di attraversamento (botti a sifone) esistenti sul fiume Brenta, al fine di addivenire all'adozione della tipologia di intervento più idonea a garantire la perfetta stabilità e funzionalità dell'opera idraulica di cui stiamo parlando.

PRESIDENTE. L'onorevole Saonara ha facoltà di replicare.

GIOVANNI SAONARA. Nel rilevare che l'interpellanza, in cui sono state espresse le preoccupazioni in oggetto, era stata presentata l'11 gennaio 1999 e che ad essa si risponde in data odierna, penso di poter dire che il problema sia stato affrontato, diciamo così, con sincerità da parte degli uffici del Ministero competente e da parte del sottosegretario Bargone.
Ritengo comunque opportuno fare due sottolineature. Quando il magistrato alle acque definisce indifferibili questi interventi, non credo vi possano essere discussioni o sottovalutazioni; se sulla base di valutazioni degli uffici centrali e periferici del Ministero si individuano gli interventi come prioritari, mi auguro che essi lo siano effettivamente, pur sapendo che su questa materia vi è un passaggio di competenze tra amministrazioni centrali e locali. Tuttavia - ed è questa la seconda sottolineatura -, credo si tratti di un caso esemplare di quello che si può fare prima che si verifichino fatti molto gravi sul territorio. Se l'intervento si realizzasse subito, o almeno con la sollecitudine che si è delineata anche stamane, credo che gli amministratori locali avrebbero un quadro complessivamente più chiaro sia delle situazioni di possibile emergenza, sia delle possibilità di programmazione reale dell'utilizzo del territorio. Se, invece, incombe la spada di Damocle delle inondazioni, evidentemente non vi può essere una programmazione territoriale serena.
In questo senso, credo che il Ministero dei lavori pubblici, anche sulla scorta di fatti accaduti soprattutto nel corso del 2000 - mi riferisco a tutto l'alveo del Po -, abbia perfettamente compreso l'idea della salvaguardia preventiva con azioni mirate e con una logica di cooperazione interistituzionale tra comuni, regioni e


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amministrazione centrale. Certamente la zona di Codevigo potrà essere agevolata dal fatto che, comunque, la laguna veneta viene osservata e tutelata con attenzione dalle leggi che «camminano» sempre anche grazie alla cooperazione degli operatori in loco a livello intermedio (la regione) e di quelli a livello centrale.

PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interpellanze e delle interrogazioni all'ordine del giorno.
Sospendo la seduta, che riprenderà alle 15.

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