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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze e di interrogazioni.
PRESIDENTE. Cominciamo con l'interpellanza Lenti n. 2-02374 (vedi l'allegato A - Interpellanze ed interrogazioni sezione 1).
MARIA LENTI. Signor Presidente, la mia illustrazione sarà breve perché l'interpellanza è molto lunga e altrettanto chiara. La vicenda oggetto di tale interpellanza si è verificata il 25 gennaio 2000 e Rifondazione comunista ha presentato tale atto di sindacato ispettivo il 19 aprile 2000.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la pubblica istruzione ha facoltà di rispondere.
SILVIA BARBIERI, Sottosegretario di Stato per la pubblica istruzione. Signor Presidente, la vicenda cui fa riferimento l'onorevole interpellante riguarda il liceo scientifico Pascal di Abbiategrasso, che è stato aggregato, dall'anno scolastico 1997-1998, all'istituto tecnico Bachelet, un istituto dotato di personalità giuridica, il quale, in funzione della sua specificità di istituto tecnico professionale, può deliberare il versamento di contributi per sostenere spese di laboratorio e quant'altro.
PRESIDENTE. L'onorevole Lenti ha facoltà di replicare.
MARIA LENTI. Potrei ritenermi soddisfatta nella misura in cui il sottosegretario Barbieri ha risposto, diciamo così, pari pari alla mia interpellanza. Tuttavia bisogna leggere anche tra le righe di questa risposta fornita dal sottosegretario per la pubblica istruzione. In questo caso trovo la conferma di una verità o di posizioni veritiere che Rifondazione comunista ha sempre sostenuto, ossia che l'autonomia didattica, l'autonomia delle scuole, questa famosa offerta formativa che ciascuna scuola farà, oltre alle varie circolari e al potere dato al dirigente scolastico, frammenterà, così come sta avvenendo, le nostre scuole.
L'onorevole Lenti ha facoltà di illustrarla.
La preside del liceo scientifico statale di Abbiategrasso ha richiesto un contributo obbligatorio pari a 200 mila lire, oltre alle tasse, per attività didattiche ed altro. Il comitato dei genitori si è opposto e la preside ha ribadito che, qualora le famiglie non avessero pagato il contributo, avrebbero dovuto iscrivere i loro figli presso altri istituti.
Nel ribadire che una simile delibera non può essere accettata, perché il pagamento delle tasse è già sufficiente ad iscrivere i propri figli presso qualsiasi istituto statale italiano, chiediamo quali provvedimenti abbia adottato il Governo e se intenda intervenire per evitare che si verifichino casi simili che potrebbero assumere questo episodio quale precedente per giustificare delibere dello stesso tipo.
La vicenda che ha registrato la delibera di versamento di contributi obbligatori anche per le famiglie degli studenti del liceo scientifico di Abbiategrasso - dovuta alle intenzioni dei dirigenti scolastici di trattare in maniera uguale gli studenti che hanno comunque accesso a laboratori in cui si offrono prestazioni che comportano costi anche rilevanti - ha trovato una sua definizione, nelle more della vicenda, nel senso che tutti i genitori degli studenti del liceo scientifico hanno aderito alla richiesta del versamento del contributo deliberato dal consiglio di istituto il 25 gennaio 2000 per gli allievi non soggetti all'obbligo scolastico, vale a dire non più in età di obbligo scolastico. Invero, venuta a conoscenza della delibera in oggetto, la direzione regionale per la Lombardia aveva formulato delle osservazioni e fornito indicazioni al riguardo, invitando in particolare il capo d'istituto a considerare iscritti tutti gli allievi le cui iscrizioni non risultassero in regola esclusivamente per l'aspetto del mancato versamento del contributo. A seguito di tali chiarimenti, già in sede di determinazione dell'organico di diritto, detti allievi erano stati considerati iscritti.
A rinnovare il rapporto di fiducia tra le istituzioni scolastiche e la componente dei genitori e quindi a determinare la decisione dei genitori, che prima si erano rifiutati di versare il contributo, di contribuire anch'essi alla spesa dell'istituto, secondo quanto riferito dallo stesso dirigente scolastico, sono stati i chiarimenti forniti alle famiglie (chiarimenti di cui evidentemente vi era bisogno e che non erano stati per tempo) circa il bilancio dell'istituto e, in particolare, circa il piano dell'offerta formativa adottato dalla scuola ove sono previste attività di laboratorio anche per gli allievi del liceo scientifico, in virtù della creazione di aule multimediali e del potenziamento del laboratorio di informatica deliberato dallo stesso consiglio.
Con riguardo, in particolare, ai contributi per dette attività di laboratorio, mi corre l'obbligo di precisare che nella considerazione che ormai tutte le scuole sono dotate di apparecchiature informatiche, in virtù anche del piano di sviluppo delle tecnologie didattiche attivato dal Ministero dal 1997, e che uno dei momenti più significativi dell'attività didattica è costituito proprio dalle esercitazioni pratiche di laboratorio linguistico, informatico e via dicendo (che tra l'altro comportano rilevanti costi legati all'acquisto di materia di consumo e al soddisfacimento di altre specifiche esigenze), tenuto conto che l'articolo 10, comma 1, del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, attribuisce ai consigli di istituto facoltà di determinare forme di autofinanziamento per la scuola, non si ritiene che le determinazioni adottate al riguardo per gli allievi non in età di obbligo scolastico da parte degli organi di tutte le istituzioni scolastiche possano essere censurabili, fatta salva naturalmente la possibilità di addivenire a forme di esonero da tali contribuzioni in relazione al merito e al reddito delle famiglie degli alunni.
La motivazione a sostegno di quanto ora affermato si può ricercare anche nel conferimento dei poteri di autonomia didattica, organizzativa e contabile alle istituzioni scolastiche per mezzo del quale è possibile deliberare l'imposizione di contributi destinati al funzionamento dei laboratori scientifici ed informatici della scuola.
È questa la risposta che mi correva l'obbligo di dare all'interpellante che ringrazio per l'attenzione.
Inoltre, con riferimento al merito della risposta, mi chiedo, senatrice Barbieri, se nel caso considerato, la Costituzione venga effettivamente rispettata. È infatti vero che non si è più in una situazione, diciamo così, di età di obbligo scolastico, ma è altrettanto vero che il diritto allo studio è garantito dalla nostra Costituzione, e lo è per tutti e non solo per i meritevoli!
Io ho insegnato in un istituto tecnico; è vero che gli istituti tecnici hanno personalità giuridica, ma non ci siamo mai sognati di imporre il pagamento di somme per l'uso di laboratori (e gli istituti tecnici hanno dei bei laboratori di chimica ed oggi anche di informatica e via dicendo).
Credo che il modo in cui si è risolto il caso di Abbiategrasso costituisca la conferma che la scuola italiana non è più aperta a tutti perché meno costosa possibile (costano i libri, la frequenza e i trasporti), ma è diventata una scuola selettiva che distingue tra chi ha e chi non ha.
Potrei citare esempi di offerta formativa delle scuole medie che propongono attività che non possono essere seguite da tutti proprio perché costano. Mi chiedo se questa sia una politica per una nuova scuola italiana o se essa non sia finalizzata a selezionare sulla base di chi può e di chi non può la frequenza alla scuola obbligatoria ed anche alla scuola superiore. Verificherò nelle scuole italiane se veramente i meritevoli abbiano la possibilità di frequentare questi istituti.
Mi chiedo se uno studente della scuola superiore, che voglia frequentare i laboratori o svolgere attività comprese nell'offerta formativa della scuola, possa esserne escluso solamente perché non ha i soldi. Mi pare che siamo tornati molto indietro e che non siamo certo sulla strada del futuro dell'Italia e dei nostri giovani.


