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LUCIANA SBARBATI. Signor Presidente, colleghi, desidero ribadire, anche a nome degli onorevoli Mazzocchin e Marongiu, un giudizio sostanzialmente positivo su questa legge finanziaria.
appare chiaramente inadeguato a leggere e interpretare i dati dell'oggi per favorire il domani.
ROBERTO VILLETTI. La finanziaria, che stiamo per approvare in via definitiva, nonostante l'appesantimento derivato soprattutto dal passaggio al Senato, resta, comunque, inalterata nel suo impianto centrale. Il fulcro centrale è costituito da una straordinaria operazione di sgravi fiscali sia nei confronti delle famiglie sia verso le imprese al fine di dare impulso allo sviluppo.
LUCIO TESTA. I democratici voteranno a favore di questa legge finanziaria.
Solo le grandi fortune continueranno ad essere tassate, sia pure meno di prima.
SILVIO LIOTTA. Il Centro cristiano democratico non può che confermare il giudizio negativo sulla finanziaria per il 2001 presentata dal Governo Amato in considerazione del fatto che l'esame presso il Senato ha trasformato quello che era un contenitore omnibus in un imbroglio per il paese e in una manovra che pone gravemente a rischio, già dal prossimo esercizio, la tenuta dei conti pubblici.
maggiore esborso a fine anno di 374 mila lire, rispetto al bonus di 350 mila lire ricevuto.
GIANCARLO PAGLIARINI. Presidente Violante, per prima cosa devo ripetere quello che le ho già detto mercoledì scorso alla Conferenza dei capigruppo, quando ho cercato di fare cambiare idea a lei e alla maggioranza: cioè che qui a Montecitorio sembra proprio che per qualche strano motivo dopo il Santo Natale non si possa più lavorare. Se non ci fosse niente da fare, questo sarebbe anche logico: chiudiamo baracca e burattini e andiamo tutti in vacanza. Ma non è così!
impegno ed in particolare la Commissione bilancio ha lavorato su questi 76 articoli per quasi tre settimane. E per altre due settimane ne abbiamo discusso in aula.
tutti quelli che hanno gestito la liquidazione dell'EFIM e delle sue società controllate, che circa un mese fa, il 16 novembre per la precisione, avevamo bocciato qui a Montecitorio con 385 voti contro 6, mentre questa sera i colleghi della maggioranza hanno cambiato idea (miracoli del Natale) ed hanno accettato un testo sostanzialmente identico a quello che avevano bocciato pochi giorni fa, ed il cui effetto pratico sarà quello di interrompere la cause contro coloro che hanno generato l'enorme «buco» dell'EFIM. Complimenti per questa amnistia impropria, di cui proprio non si sentiva il bisogno.
ANTONELLO SORO. Noi Popolari condividiamo le valutazioni del Presidente in ordine alla necessità di una seria riflessione sull'evoluzione della legge finanziaria nel nostro ordinamento e sul rischio di una distorsione del meccanismo legislativo perché la proliferazione di emendamenti e la necessaria riduzione dei tempi di esame non solo condizionano significativamente la trasparenza delle scelte e la partecipazione dei deputati, ma rischiano di confondere il disegno generale dell'offerta di governo e, quindi, di sottrarre ai titolari, appunto, della funzione di governo una prerogativa che è anche una responsabilità.
SERGIO CHIAMPARINO. Con l'approvazione di questa legge finanziaria, si compie un ciclo virtuoso dell'economia italiana e si pongono le condizioni per una nuova fase di sviluppo. Quando nell'inverno 1996, approvammo da soli, con l'assenza dell'opposizione dall'aula, la finanziaria dei sacrifici - quella dei 70 mila miliardi -, che consentì al nostro paese di raggiungere il traguardo dell'euro, anche nella maggioranza era forte, insieme alla volontà di farcela, il timore di non riuscirvi. Oggi, dopo cinque anni, possiamo dire: «ce l'abbiamo fatta»!
corso, come risultato della riforma fiscale, dell'amministrazione finanziaria e della sua crescente efficacia nel contrasto all'evasione fiscale, hanno consentito di accrescere gli effetti redistributivi dell'attuale manovra finanziaria. Il risanamento finanziario ha permesso l'aggancio alla moneta unica europea e, con essa, alle dinamiche di sviluppo dell'economia internazionale. A ben vedere, questa è la prova provata del carattere non effimero del risanamento attuato dalla nostra economia.
manovra di bilancio, i problemi di eccessiva dilatazione e porosità della legge di bilancio rimarranno tali e quali.
NICOLA BONO. Nell'annunciare il voto contrario dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale sull'ultima finanziaria della sinistra, appare necessario prendere atto del fallimentare consuntivo di cinque anni di Governo contro l'Italia.
diritto è proiettata in vetta al Guinness dei primati dei provvedimenti monstre, veri e propri atti di aberrazione legislativa, infarciti di norme le più disparate, che rendono impossibile la vita ai cittadini e incerta la loro applicazione.
ROBERTO MANZIONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il percorso fin qui compiuto ci induce a spendere qualche parola su alcune questioni che la vicenda della finanziaria 2001 ha posto in maniera forte all'attenzione nostra e della pubblica opinione.
nella prossima legislatura o, comunque, ad essere profondamente modificato nella sua essenza.
MARA MALAVENDA. Con questa finanziaria continuate a ridurre i diritti dei lavoratori per aumentare quelli dei padroni, cui avete già regalato ben 36 mila miliardi negli ultimi due anni, quegli stessi che evadono le tasse in due aziende su tre: e ancora vi apprestate a dare loro altri ricchi premi con la favola dell'emersione del lavoro nero.
le successive entrate della cosiddetta emersione le destinerete alla riduzione delle imposte sulle imprese stesse, non vuol dire ciò che chi oggi evade le tasse domani continuerà a farlo con la copertura legale?
LEONE DELFINO. Il parere che esprimo sulla finanziaria è quello di un socialista, di un soggetto cioè, per quanto modesto, della sinistra che ha scelto di stare nella Casa delle libertà.
terzo della loro forza-presenza in attesa che si possa realizzare il sogno di un futuro migliore affrontano il presente divisi tra il riprendere il flusso migratorio che fu dei loro avi o l'entrare nel mondo del malaffare) hanno profuso ogni impegno per agevolare le grandi imprese tradizionali che hanno continuato a perdere posti di lavoro invece di dedicare la dovuta attenzione al tessuto delle piccole e medie imprese, che costituiscono l'unico elemento dinamico in una situazione economica poco brillante.
STEFANO BASTIANONI. I deputati di Rinnovamento italiano voteranno a favore del disegno di legge finanziaria per il 2001 che, seppure modificato ed integrato durante l'iter parlamentare, ha rispettato il patto di stabilità, ha mantenuto la previsione delle entrate e delle uscite prefissate, ha centrato gli obiettivi di politica economica previsti nel documento di programmazione economico-finanziaria.
MARIA CARAZZI. Nel riconfermare il giudizio positivo dei Comunisti italiani sul disegno di legge finanziaria, vogliamo ancora segnalare gli aspetti che consideriamo più favorevoli per i lavoratori e per i pensionati. Ricordiamo l'aumento della soglia di esenzione dalla tassazione IRPEF, l'aumento delle detrazioni per i lavoratori dipendenti e autonomi, nonché l'aumento delle detrazioni per i figli e per gli affittuari a basso reddito. Aumenta anche l'indennità di disoccupazione, che passa dal 30 cento al 40 per cento della retribuzione. Questi e molti altri provvedimenti - tra cui importantissima è l'abolizione dei ticket sui farmaci - indirizzano verso le classi a basso reddito la restituzione del dividendo fiscale.
ALESSANDRO RUBINO. Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, votiamo una finanziaria di basso profilo, un assalto alla diligenza, una manovra elettorale come non se ne erano mai viste in quest'aula dai tempi dei Governi di centro che governavano con il benestare del partito comunista; uno spot elettorale durato tre mesi, contestato dal governatore della Banca d'Italia, dal ragioniere generale dello Stato, dall'Unione europea e dallo stesso Presidente del Consiglio, che l'ha definita priva di rigore, un'occasione perduta per la riforma del sistema previdenziale.
G7 ed è stagnante. Si sta avvicinando una fase recessiva mondiale che ci colpirà tra i primi in tutta la nostra debolezza e voi, in luogo di applicare le regole del rigore e dell'incentivazione della crescita economica, vi costruite una finanziaria elettorale, alla faccia dei cittadini italiani, sperando che questo ultimo disperato strumento vi salvi da un disastro elettorale che avete costruito voi, in cinque anni di Governo dell'approssimazione.
lavoratori socialmente utili», che sono l'esempio del peggior statalismo e assistenzialismo elettorale.
TERESIO DELFINO. Signor Presidente, questa è la finanziaria delle occasioni mancate anziché la finanziaria delle opportunità, delle occasioni di sviluppo, delle potenzialità di crescita più forte e sostenuta degli investimenti e dell'occupazione. È una finanziaria che, determinando una ferita gravissima sul procedimento legislativo e sulla riforma di contabilità, ha finito per assecondare le spinte elettoralistiche anziché gli interessi del paese, alterando altresì i rapporti tra Governo e Parlamento.
volontà di pregiudicare e condizionare le scelte future. Il Presidente del Consiglio vuole andare avanti, invece noi vogliamo il contrario.
MASSIMO SCALIA. Signor Presidente, colleghi, dichiaro il voto favorevole dei Verdi sulla legge finanziaria e di bilancio. Si è parlato di assalto alla diligenza rispetto alle numerose e significative modifiche apportate nel corso dell'esame dei provvedimenti di bilancio dalle due Camere; modifiche che per vari aspetti non sono confrontabili. Basti pensare all'acquisto della Piazza di Chiavari che i senatori hanno inserito nella legge o alla deroga dell'obbligo scolastico a quindici anni per i giocatori di pallone, o ad altri aspetti particolaristici, talvolta fino al ridicolo, che hanno consentito a vari senatori trionfi, si fa per dire, di natura collegiale.
politiche economiche possa fare grandi passi in avanti se il candidato Premier del nuovo Ulivo, Francesco Rutelli, pone come priorità di programma per la coalizione del centrosinistra quei due aspetti correlati - la drammaticità dei cambiamenti climatici e l'esigenza quindi di far decollare le fonti energetiche rinnovabili per combattere l'effetto serra, da un lato; la fragilità del nostro suolo, il dissesto idrogeologico che lo caratterizzava e la necessità allora di un'impegnativa politica di difesa del suolo, dall'altro - che pure grande attenzione e assai significativi stanziamenti hanno ottenuto proprio dalla capacità emendativa del Parlamento, dalla tenacia vincente dell'azione dei Verdi in questo frangente. Certo, la speranza dell'affermarsi di politiche economiche innovative, rispondenti alle nuove dinamiche e alle nuove sensibilità non solo ambientali, verrebbe ridotta al minimo dalla cultura politica del presidente della Casa delle libertà: francamente, anche le recenti esibizioni, osannate dai cortigiani sempre pronti a tessere gli elogi delle capacità «spiazzanti» di Berlusconi (che gli fanno perdonare anche qualche superficialità e quel modo di proporre un po' da commesso viaggiatore), fanno venire i brividi. Fanno ripensare, quasi con nostalgia ai tempi della sanatoria del 1985 e al decreto Craxi-Nicolazzi come a un punto di riferimento, come a due gentleman moderatamente rispettosi dell'ambiente se confrontati con il duo Berlusconi-Bossi e al «patto del mattone» che abbiamo avuto modo di battere qui alla Camera, avendo però visto bene come era concepito: altro che diapositive e agili tratti di penna! Lo stivale di ferro per imporre infrastrutture ovunque, con buona pace delle decantate autonomie e del federalismo.
FRANCESCO BONATO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori rappresentanti del Governo, oggi avevamo la possibilità di approvare una manovra economico-finanziaria capace di redistribuire ricchezza a favore dei ceti meno abbienti; una manovra capace di sostenere la domanda ed innescare un circolo virtuoso dell'economia; una manovra capace di produrre occupazione reale; una manovra, insomma, di risarcimento economico, ecologico e sociale.
un cambio di rotta contro la precarietà e contro l'esclusione e per il rilancio sociale dell'economia.
È inutile ricordare tutto il dibattito che si è tenuto in quest'aula durante la prima lettura; una cosa però vale la pena recuperare alla memoria e alla sensibilità sia degli scettici che dei detrattori: il rigoroso rispetto dei vincoli del patto di stabilità e la risposta ad un generale interesse pubblico con scelte importanti nel settore della sanità, della casa, della imposizione fiscale, dell'ambiente, della scuola e dello sviluppo della manovra.
La riduzione fiscale sulle famiglie in particolare, unita ad una serie di interventi in favore della famiglia stessa, accresce di fatto il reddito disponibile e incrementa lo sviluppo degli investimenti e dell'occupazione, per la quale sono stati dati consistenti aiuti alle imprese, per la loro modernizzazione e il miglioramento tecnologico.
Certo, nell'attuale clima preelettorale, si è registrato qualche strattone di troppo da parte del Parlamento, che ha rischiato di cambiare la fisionomia di questa legge finanziaria, ma il fenomeno è contingente e fisiologico.
Per questi motivi, pur votando a favore, cogliamo l'occasione per suggerire il superamento di uno strumento che ormai
C'è ormai un gap troppo profondo tra la realtà socio-economica e macro-economica con i suoi cambiamenti così veloci e lo strumento della legge finanziaria che è vecchio e si presta a logiche non più sostenibili poiché sviluppo e rigore nei conti pubblici per garantire la solidarietà debbono poter essere coniugati con una nuova mentalità e con mezzi e strumenti moderni che siano all'altezza delle nuove sfide.
Questa azione di politica economica è stata resa possibile - è sempre bene ricordarlo - dall'opera di risanamento, portata avanti sin dal primo Governo Amato. L'entrata dell'Italia nella moneta unica europea ha determinato un quadro di riferimento solido e credibile.
Questi risultati sono indubbiamente positivi. La finanziaria non è, quindi, dettata da un'iniziativa improvvisata ed arrischiata di tipo elettorale, ma è il frutto di una politica economica e finanziaria di lungo periodo che ha avuto successo.
Resta, in un quadro sostanzialmente positivo, il peso che è costituito dallo stock del debito pubblico, all'incirca doppio rispetto a quello di quasi tutti gli altri paesi dell'Unione Europea (e, quindi, doppio è anche il servizio per gli interessi). Ridurre lo stock del debito in rapporto al PIL è una linea di condotta da mantenere ferma.
Dare sostegno allo sviluppo, con la sostituzione degli Stati Uniti da parte dell'Europa nel ruolo di locomotiva, è la scommessa che deve essere affrontata. Da più parti si teme, infatti, che gli Stati Uniti, dopo anni e anni di alti tassi di crescita, possano cadere in una spirale recessiva di tale ampiezza da compromettere anche le aspettative europee.
L'economia italiana deve riuscire ad essere maggiormente competitiva sui mercati internazionali. Le nuove frontiere dello sviluppo, della ricerca e della tecnologia impongono modernizzazione e liberalizzazione in Italia come in Europa. Ciò deve avvenire mantenendo i capisaldi di equità che caratterizzano il modello europeo rispetto a quello americano.
La riforma del welfare State è necessaria per creare un nuovo assetto del sistema di sicurezza sociale. Sviluppo, ricerca e formazione, stabilità monetaria e riforma dello Stato sociale costituiscono gli elementi di fondo che possono e debbono essere alla base di un progetto riformista.
Con questa finanziaria si conclude, quindi, una tappa fondamentale per diminuire il peso eccessivo della pressione fiscale, senza mettere in discussione le fondamenta dello Stato sociale.
Infine, va fatta qualche considerazione sul modo in cui le Camere hanno affrontato la finanziaria alla luce delle modifiche apportate abbastanza di recente alle leggi di bilancio.
L'itinerario della finanziaria ha dimostrato che il nuovo contesto legislativo, con l'abolizione del collegato principale di sessione, non ha dato i frutti sperati. È rimasta inalterata l'intenzione di approfittare della finanziaria come di una corsia preferenziale per fare approvare anche misure parziali, locali e microsettoriali.
Questa situazione, infatti, va fatta risalire al cattivo funzionamento dell'attività parlamentare. Si legifera troppo e sugli argomenti più disparati, l'attività delle Camere è dispersiva, i regolamenti parlamentari favoriscono ogni forma di ostruzionismo.
Si tratta di un capitolo che riguarda complessivamente la riforma delle istituzioni e che dovrà, prima o poi, essere radicalmente affrontato.
In conclusione, i deputati socialisti esprimeranno un voto favorevole sui documenti di bilancio. Noi avremmo approvato la finanziaria anche così com'era stata varata dal Governo. Alcune modifiche rispetto al testo iniziale, come l'abolizione dei ticket sanitari, sono state positive. Altre lo sono state meno o molto meno. Nel complesso il giudizio era e resta positivo. Il centro sinistra si presenta con le carte in regola di fronte agli elettori.
Innanzitutto perché si conferma, dopo il passaggio al Senato, come la legge del risanamento e della ritrovata dignità dei conti pubblici, dello sviluppo dell'economia e dell'occupazione, del sostegno alle famiglie, di una fiscalità egualitaria, nelle misure di alleggerimento per tutte le aliquote e fasce di reddito. Infatti, rispetto al testo licenziato dal Governo a fine settembre, sono stati stanziati 1.000 miliardi in più per agevolazioni IRPEF per famiglie e incapienti, mentre le risorse per le imprese e per la riduzione dei ticket sanitari sono derivate da una opportuna rimodulazione di alcune poste di bilancio.
Poi perché la finanziaria per il 2001 è la base dei futuri sviluppi di ammodernamento dello Stato, della riacquisizione di competitività del sistema Italia, della salvaguardia del settore previdenziale, sanitario e della sicurezza sociale che, pur bisognoso di correzioni ed aggiornamenti resta un patrimonio non cedibile né tantomeno svendibile.
Questa legge finanziaria ha compiuto passi decisivi nel decentramento della responsabilità di spesa e nel rafforzamento dell'autonomia impositiva in un'ottica di compiuto federalismo. Questo provvedimento dunque è la base finanziaria del federalismo, ma anche della riemersione di un'economia in nero che affligge soprattutto il Mezzogiorno, della disponibilità dei mezzi indispensabili per la sicurezza dei cittadini, della formazione professionale e scolastica delle nuove generazioni!
Tutto questo sarà possibile perché dal 1996 ad oggi i Governi sostenuti da questa maggioranza, a partire dal Governo Prodi, hanno condotto un'azione decisa, ma sempre contrastata dalla opposizione, che non ha mai creduto che gli italiani con i loro sacrifici, avrebbero potuto raggiungere una ritrovata dignità dei conti pubblici riconosciuta a livello internazionale. Votammo la finanziaria del dicembre 1996 con i banchi del polo delle libertà vuoti, ma abbiamo continuato tra l'incredulità prima e i contrasti poi di una opposizione che ancora oggi qualifica il risanamento come «giochi di bussolotti».
Su questa strada abbiamo raggiunto quest'anno un incremento di gettito che ha consentito di qualificare la finanziaria per il 2001 con interventi di restituzione che non avvenivano da oltre 30 anni: l'alleggerimento della pressione fiscale per tutte le fasce di reddito anche le più elevate; anche l'uomo più ricco d'Italia pagherà meno tasse: 0,50 per cento nel 2001, un altro 0,5 per cento nel 2002, 0,5 per cento nel 2003 (e non ci dica l'onorevole Berlusconi che questa è una elargizione clientelare ed elettorale). Certo, abbiamo privilegiato le famiglie a più basso reddito, le fasce di povertà, i più deboli, i pensionati, ma non abbiamo voluto escludere nessuno, rispettando i limiti della credibilità delle risorse disponibili e della correttezza del bilancio. Anche le imprese, tutte le imprese, hanno beneficiato di aliquote più basse: sia le piccole e sia le grandi imprese. Ma anche in questo caso sono state privilegiate le imprese a più elevata capacità occupazionale del nord come del sud, incidendo sulle aliquote fiscali e sul costo del lavoro.
Questa finanziaria segue e rafforza una svolta sul piano dei rapporti fiscali tra Stato e cittadini operando sull'IRPEF, ivi compresa la prima casa, sull'IRAP. In questo nuovo rapporto tra Stato e cittadini, si collega strettamente alla nuova disciplina sull'imposta delle successioni ereditarie, sempre privilegiando la famiglia, la prima abitazione, l'azienda familiare, commerciale, artigianale, industriale.
Questa finanziaria e gli altri provvedimenti fiscali hanno ripristinato le condizioni di un rapporto fra cittadini e Stato basato su una dignità reciproca e non più sulle sovvenzioni, su contributi a fondo perduto, gadget, condoni, sanatorie che trasformano il cittadino in cliente del potente di turno, che tutto benevolmente concede.
Nell'esprimere voto favorevole vorremmo che i sacrifici sostenuti dagli italiani, i risultati raggiunti fossero anche in futuro conservati, ampliati, sviluppati, non messi a repentaglio o dispersi da chi in nessun modo ha contribuito al risanamento della nostra finanza e della nostra economia, che non ha creduto nelle capacità di un popolo ad essere solidale tra nord e sud, tra settori economici più avanzati e in difficoltà, tra aree più ricche e meno avvantaggiate, al di là delle arringhe separatiste e degli egoismi di corporazione. Sono stati individuati meccanismi trasparenti e regole, in attuazione del patto di stabilità interno, per trasferire risorse dalle aree più sviluppate a quelle meno dotate, al fine di garantire a tutti i cittadini i servizi fondamentali. È stato riaffermato che il processo di decentramento si basa sul rispetto dei vincoli di bilancio. Per garantire questi obiettivi, occorre affrontare una possibile modifica dei documenti di bilancio che ne agevoli le modalità di approvazione ed il rispetto dei saldi. In tal senso appare opportuna una riconsiderazione e una rimeditazione dell'articolo 81 della Costituzione, come preannunciato dal ministro delle riforme istituzionali. Va rafforzato il vincolo di bilancio, evitando i deprecati assalti alla diligenza attraverso la distinzione tra strumenti legislativi di rigore finanziario e leggi settoriali di spesa che favoriscono lo sviluppo economico. Va però rilevato che la trasformazione della legge di bilancio in legge sostanziale sposterebbe solo le scelte politiche nell'amministrazione senza alterare i termini del problema politico di fondo.
È necessario che non venga in alcun modo intaccato il controllo del Parlamento sulla spesa indipendentemente dalla modalità di stanziamenti, di pagamenti, di investimenti proposti dal Governo.
Le norme in vigore potranno essere modificate con riferimento alla copertura finanziaria delle leggi, adeguando - ove occorra - i regolamenti parlamentari al fine di fare emergere le distinte responsabilità di Governo e Parlamento nella manovra di bilancio.
Il Governo, che dovrebbe essere il primo in ossequio al principio di legalità a rispettare le leggi dello Stato, ha violato, in modo ripetuto e con costanza, la legge fondamentale che detta le norme di contabilità generale dello Stato in materia di bilancio (legge 5 agosto 1978, n. 468, così come modificata dalla legge 25 giugno 1979, n. 208).
Il Governo per buona parte delle sue proposte emendative ha violato lo stesso dettato costituzionale, operando in dispregio dell'articolo 81 della Costituzione, non indicando i mezzi di copertura per molte delle spese introdotte.
Nel merito ha ingannato il paese evidenziando il «bonus» fiscale concesso a fine anno ma nascondendo il «malus» addossato ai cittadini con l'aumento, già in vigore, dei pressi controllati che comportano fino ad oggi per le soli voci delle tariffe elettriche, del gas, della nettezza urbana, dell'acqua, delle spese per la scuola, del canone Rai, dei trasporti e delle comunicazioni e dei medicinali, un
È stato annunziato, e riportato su tutti i giornali, un provvedimento generalizzato di aumento delle pensioni sociali, mentre dei 5.422.519 pensionati «integrati al minimo», ben 2.436.519 non riceveranno alcun aumento, e gli altri troveranno nelle loro pensioni nel 2001 un aumento medio mensile lordo di lire 30 mila. I frutti di una politica finanziaria, che può essere definita di rapina, non hanno portato a nessun intervento vero e consistente nei confronti della famiglia, della scuola, della lotta alla povertà, della sicurezza e dello sviluppo.
Il Governo ha speculato sull'annunzio dell'abolizione dei ticket, introducendo un complesso di norme che potranno esplicare la loro efficacia solamente nel prossimo anno, mentre a partire dal 2002 sarà necessario reintrodurre tale odioso balzello.
Il Governo, con questa finanziaria, ha posto una pietra tombale sui temi dello sviluppo e delle aree depresse, che già scontano il fallimento della programmazione negoziata nelle sue varie articolazioni dei patti territoriali, dei contratti d'area e dei contratti di programma.
Avete fallito in tutto. Il divario tra il centro-nord e il Mezzogiorno è ulteriormente aumentato nonostante la presenza di Sviluppo Italia, la legge n. 488 del 1992 e gli altri 91 provvedimenti che prevedono incentivi alle imprese sotto varie forme per tutto il territorio nazionale.
A tutt'oggi gli italiani che lavorano sono 200 mila in meno di quelli che lavoravano il 31 dicembre del 1992.
Non siete in grado di governare la pubblica amministrazione, nonostante tutte le persone di fiducia che avete collocato in tutti i settori, se rispetto a 13.649 miliardi, che costituiscono le disponibilità totali della contrattazione programmata, siete riusciti ad erogare nel quadriennio 1996-2000 solamente 1.983 miliardi.
Non avete raggiunto il pareggio di bilancio e quindi non avete risanato i conti pubblici.
Avete depresso l'economia e lo sviluppo, non avete reso le nostre frontiere sicure, avete portato il paese ad una pressione tributaria che solo virtualmente è al 43,4 per cento, mentre quella effettiva media supera il 24 per cento.
Dopo cinque anni di governo delle sinistre, l'Italia non ha risolto alcuno dei suoi nodi strutturali, sia in termini economici che in termini sociali. Non vi è stato lo sviluppo promesso ed il paese ha perso competitività sui mercati.
La finanziaria per il 2001 conferma il fallimento del centro sinistra ed evidenzia in modo incontrovertibile che la sua classe dirigente non ha una cultura di Governo né senso dello Stato.
Per tutti questi motivi, i deputati del Centro cristiano democratico voteranno, per il bene del paese, contro questa finanziaria e contro il bilancio che l'accompagna.
Il fatto è che tra pochi minuti i membri della Camera voteranno una legge finanziaria che è sconosciuta alla maggior parte dei deputati e sul cui contenuto si è potuto riflettere, studiare, discutere e dibattere pochissimo. Anzi, quasi niente!
Le ho già detto, Presidente, che questo modo di agire non è degno di un Parlamento serio.
I fatti sono questi: alla fine di settembre abbiamo ricevuto dal Governo la legge finanziaria. Era un testo composto da ben 76 articoli. Ci siamo messi a lavorare con
Alla fine di quel lavoro gli articoli erano diventati 126, soprattutto a motivo di ripensamenti del Governo e della maggioranza che hanno proposto integrazioni e modifiche al loro testo originale.
A quel punto il testo è stato trasferito al Senato.
Ebbene, al Senato di quei 126 articoli solamente 21 sono rimasti identici mentre ben 105 sono stati modificati.
Dunque in soli due giorni la Camera dei deputati ha dovuto valutare 105 modifiche. Sono assolutamente sicuro che molti colleghi non hanno avuto il tempo materiale di leggere i testi modificati. Per farvi capire di cosa stiamo parlando considerate che in questa legge finanziaria c'è un articolo, l'articolo 145, che è lungo 27 pagine e che tocca 99 argomenti, e in questo articolo, che, badate bene, è solo uno dei 105 che sono stati modificati al Senato, sono stati inseriti nuovi argomenti che coprono di tutto, dalle modifiche al testo unico delle leggi sulle tasse automobilistiche alla buonuscita dei dipendenti dell'ENAV, dai contratti di lavoro dei giovani calciatori che giocano nei campionati di calcio di serie C1 e C2 alle plusvalenze che si realizzano quando si vendono delle navi iscritte al registro internazionale, dall'aumento del capitale sociale delle ferrovie dello Stato spa a tantissime altre cose.
Il testo che stiamo esaminando adesso è composto da 158 articoli. Ce ne sono 32 nuovi, il cui testo definitivo ci è stato consegnato solamente giovedì mattina, l'altro ieri. E anche per valutare questi 32 nuovi articoli la Camera dei deputati ha avuto a disposizione due soli giorni!
Dunque in due giorni avremmo dovuto valutare e poi approvare, oppure cercare di migliorare, 32 nuovi articoli e le modifiche a 105 vecchi articoli.
Capite perché ho detto che questo modo di agire non è degno di un Parlamento serio. Presidente Violante, come lo ho già detto, lei non ci ha consentito di svolgere con serietà il nostro lavoro.
Abbiamo ricevuto il testo della legge finanziaria giovedì mattina e per valutare i 32 nuovi articoli e le 105 modifiche ad articoli che avevamo già esaminato la Commissione bilancio ha avuto a disposizione 6 ore nella giornata di giovedì. L'Assemblea invece oggi ha potuto lavorare otto ore.
Spero si renda conto che questi sono tempi che non stanno né in cielo né in terra. Presidente Violante, questa è una vergogna!
Il relatore per la maggioranza, il collega Cherchi, ha ricordato che quasi tutti i nuovi articoli sono stati proposti dal Governo.
Domandiamoci perché il Governo abbia proposto questi nuovi testi e queste modifiche all'ultimo momento. Perché non li ha inseriti nel testo originale della legge finanziaria o durante la discussione svoltasi il mese scorso qui alla Camera? La risposta è molto semplice: perché il Governo vuol fare passare alcune cose senza che su di esse ci sia dibattito pubblico, discussione ed alcun tipo di approfondimento.
Vi farò solamente tre esempi, tra i tantissimi, di argomenti che non è stato possibile approfondire.
I veri motivi del rinvio di due anni delle pensioni di anzianità, che oggi pomeriggio il Governo, rispondendo a Giancarlo Giorgetti, si è impegnato a modificare; il prosciugamento della tabella A. In questa tabella come sapete ci sono i fondi che le leggi finanziarie prevedono per l'anno successivo. Ebbene, i saldi netti stanziati nelle finanziarie per il 1999 e per il 2000 erano rispettivamente di 3.812 e 3.409 miliardi. Quest'anno siamo scesi a soli 871 miliardi. A questo prosciugamento aggiungete i debiti nascosti generati dalla scandalosa procedura della «cartolarizzazione» dei crediti dubbi dell'INPS e capirete con quale cinismo l'attuale Governo sta preparando «campi minati» per dare il suo benvenuto al futuro Governo; lo scandaloso colpo di spugna a favore di
Invece di fare queste «furbate» a favore dei vecchi amministratori dell'EFIM, invece di saccheggiare le casse dello Stato, invece di operare dimenticando che prima di distribuire la ricchezza è necessario crearla, i deputati della Lega Nord Padania ritengono che un Governo serio ed una maggioranza responsabile avrebbero dovuto affrontare i veri problemi del paese, che purtroppo sono tanti e veramente grandi ed il cui effetto è un continuo peggioramento della qualità della vita dei nostri concittadini.
C'è il problema della pressione fiscale, che, mentendo e sapendo di mentire, qualche ministro continua a dire che è in linea con gli altri paesi dell'Unione Europea. Ma voi sapete che non è assolutamente vero. La nostra pressione fiscale ufficiale è del 44 per cento del PIL, e questo dato effettivamente è in linea con la media europea. Ma nel PIL c'è dentro anche l'economia sommersa. Il nero, per intenderci. E quelli che lavorano in nero non pagano le tasse. Questo vuol dire che quelli che pagano le tasse devono sopportare una pressione fiscale pari a circa il 60 per cento, perché quel 44 non va rapportato a 100 ma a 100 meno l'economia sommersa. Ma il problema della pressione fiscale in questa finanziaria è appena sfiorato: non è certo né affrontato né risolto in modo adeguato.
Poi c'è il problema delle pensioni. In questa finanziaria il Governo ha deciso di tagliare le pensioni di anzianità, mentre a nostro giudizio avrebbe avuto senso cominciare a dividere la previdenza dall'assistenza e contestualmente trasferire la gestione dell'assistenza agli enti più vicini ai cittadini e alle loro esigenze, vale a dire alle regioni e agli enti locali.
Poi c'è il problema del sommerso. Un problema enorme, ma in questa legge finanziaria non c'è traccia della necessità e della volontà di affrontarlo con serietà.
E c'è il problema della famiglia, che dovrebbe essere considerata in quanto tale, senza subordinare ogni tipo di intervento al livello del reddito. Invece di rispettare la dignità della famiglia si continua a ragionare sulla base di una bieca cultura di assistenza.
E c'è il problema del Mezzogiorno, che non è stato affrontato seguendo la via della responsabilità e del deciso sviluppo del turismo e dell'agricoltura meridionali. In questa legge si è continuato ad operare senza coraggio e senza fantasia. E voglio anche ricordare che in questi anni i Governi di sinistra hanno continuato a presentare l'agenzia Sviluppo Italia come la soluzione di tutti i problemi del Sud. Ma l'unico risultato ottenuto è che adesso oltre ad una infinità di consulenze dobbiamo pagare ricchi stipendi ad altre 800 persone, di cui circa 130 dirigenti, mentre per il Mezzogiorno non è cambiato niente.
E ancora, nessuno dei 158 articoli di questa finanziaria elettorale affronta il problema dello strapotere dei sindacati e della «partecipazione» dei dipendenti. Nessun articolo muove nella direzione dello sviluppo. Nella classifica dell'incremento del PIL continuiamo ad essere la pecora nera d'Europa, e continueremo ad esserlo finché le elezioni non ci libereranno da un Governo oggettivamente incapace di operare, in modo pragmatico e senza ideologie ormai cancellate dalla storia, per migliorare la qualità della vita dei nostri concittadini.
Siamo molto delusi da questo testo e ne bocciamo con convinzione il contenuto.
Dovremo esaminare, certamente in un tempo che appartiene alla prossima legislatura, la possibilità di una riforma che ripristini, con maggiore severità, i confini della legge finanziaria ma che in qualche modo, nello stesso tempo, limiti il potere emendativo della stessa da parte delle Camere. È una discussione che potremmo fare nella prospettiva di una riforma che faccia crescere il carattere decidente della nostra democrazia.
Tuttavia, nonostante questi aspetti e questi rischi, nonostante una straordinaria amplificazione mediatica sui particolari «periferici» della manovra, l'architettura generale della legge finanziaria è rimasta integra e, anzi, è divenuta più chiara e forte. Qualora, però, volessimo depurare queste settimane di lavoro parlamentare dalla pioggia torrentizia di polemiche sui dettagli, troveremmo il filo di un contrasto più serio e più alto: il contrasto sui contenuti della politica, sull'uso delle risorse, sulla modulazione dei fattori dello sviluppo, sull'equilibrio tra pressione fiscale e sistema di protezione sociale. In fondo, troveremmo il contrasto sulle ragioni vere della politica.
Lo ha detto il ministro del tesoro: questa legge finanziaria è un punto di svolta e, contestualmente, l'approdo di una stagione di cambiamenti e la premessa per una fase nuova. Esiste un filo che lega la politica di questi anni, un filo robusto nel quale passano culture, passioni, uomini diversi ma animati da una stessa volontà. Sono gli uomini e le culture del riformismo italiano, che hanno vinto la scommessa del buon governo, centrata su tre grandi scelte: risanare la finanza pubblica, liberale risorse per favorire la crescita economica, coniugare il sostegno allo sviluppo con l'obiettivo della giustizia sociale.
Le cifre, gli indicatori economici, le stime delle autorità indipendenti registrano i risultati e, comunque li si voglia rigirare - nonostante un disperato tentativo di rassicurare il proprio esercito da parte dei nostri competitori -, segnalano il successo dei Governi dell'Ulivo. L'economia cresce con la stessa media dei più forti paesi europei, il commercio si espande, gli italiani hanno ricominciato a spendere, l'inflazione si mantiene bassa, l'occupazione continua a crescere al di là delle stime più favorevoli.
Questa legge finanziaria riduce le tasse per gli italiani, per le imprese e per le famiglie. L'opposizione sostiene che si tratti di una finanziaria elettorale e, in qualche misura, con tale giudizio tradisce fastidio e delusione. Se il vostro giudizio nasce dalla pretesa di una dubbia copertura, di una scarsa attendibilità dei saldi, di una dichiarata diffidenza per l'equilibrio dei conti pubblici, vorrei dire che detti giudizi e codesti dubbi li abbiamo già sentiti in passato: stesse fonti e stessi uomini. Sono gli stessi dubbi che abbiamo sentito nel dicembre 1996 e, ancora di più, nel dicembre 1997, quando le solite prefiche si aggiravano con gli occhiali scuri a dipingere l'Italia in ginocchio e a dire, inizialmente, che non sarebbe mai entrata nel gruppo di testa dell'unione monetaria, poi che ci sarebbe entrata solo a costo di sfiancare l'economia, infine che non sarebbe stata capace di restarci.
Marzano, Martino ed altri rileggano le loro parole: la stessa ironia e sfiducia che oggi abbiamo ascoltato nei confronti di Visco e Giarda, negli anni scorsi venivano rivolte, sebbene con qualche segno di maggiore deferenza, verso il ministro del tesoro Ciampi. La storia di questi anni e i fatti dimostrano che gli italiani hanno avuto ragione a fidarsi di Prodi e Ciampi, come ora abbiamo ragione a fidarci di Amato, Visco e Giarda.
Se tali dubbi non hanno fondamento, vuol dire che il contenuto di questa manovra vi preoccupa perché possiede elementi talmente positivi da indurvi a temerne gli effetti elettorali: avete ragione a preoccuparvi.
La strategia, l'idea generale della politica economica del Governo è scritta nelle cifre di questa legge finanziaria. Le direzioni sono due: accrescere il potere d'acquisto delle famiglie; sostenere le imprese operando sui fattori della competitività, ossia destinando cospicue risorse per l'innovazione tecnologica e riducendo il costo del lavoro, il costo energetico ed il prelievo fiscale.
Una seria politica di bilancio, la crescita dell'economia e uno straordinario contrasto all'evasione fiscale rendono possibile una legge finanziaria per lo sviluppo: due punti in meno di IRPEG, la riduzione dell'IRAP per le piccole e medie imprese, una rivoluzione dell'IRPEF con la riduzione delle aliquote ed un cambiamento delle soglie. Insomma, meno tasse per tutti i redditi, nessuna tassa per quelli più bassi.
Inoltre, si è data una forte spinta in favore dell'economia del Mezzogiorno: 20 mila miliardi per il sostegno delle imprese nelle aree depresse, una politica seria di incentivi per l'emersione del sommerso, il credito d'imposta per i nuovi investimenti. Questa legge finanziaria rappresenta un fattore formidabile di accelerazione dello sviluppo e dell'occupazione.
Infine - ciò è motivo speciale di soddisfazione per noi Popolari -, questa manovra contiene un serio intervento in favore della famiglia: detrazioni (differenziate) per i figli, sostegno alla maternità, congedo parentale per i genitori dei disabili. La famiglia fa oggi un passo in avanti significativo nella direzione di un riconosciuto e valorizzato soggetto fiscale, protagonista di una maggiore equità tributaria e di una più giusta distribuzione di risorse tra le generazioni.
L'abolizione dei ticket sui farmaci costituisce non solo un atto di giustizia sociale, ma anche un atto di fiducia nel nuovo sistema sanitario italiano, nella sua capacità di regolarsi, organizzarsi e migliorarsi nella dimensione dell'autonomia e della responsabilità. Anche questo è un frutto della riforma Bindi, che ha saputo legare efficienza, giustizia e modernità.
Assieme a questa manovra, «ripartono» investimenti ed opere pubbliche; si tratta di opere vere, non dei disegni offerti alla lavagna mediatica di Porta a porta dall'onorevole Berlusconi. In fondo, è questo l'aspetto clamoroso e paradossale della nostra situazione politica: il leader dell'opposizione esprime propositi ed indica scenari che noi abbiamo in larga parte già realizzato.
Questo è un giorno positivo per l'Italia. Sta per chiudersi una fase straordinaria di trasformazioni del paese, delle istituzioni e dell'economia; noi sentiamo l'orgoglio di aver partecipato a questa grande impresa politica, i cui contorni saranno sempre più chiari nei prossimi anni. Siamo grati agli uomini che hanno guidato tale impresa, ossia a Romano Prodi, a Massimo D'Alema e a Giuliano Amato.
Infine, rivolgo un pensiero ad una grande personalità della cultura economica italiana, un deputato del mio gruppo che oggi non è presente, un uomo che ha speso la vita su questi banchi per le nostre ragioni: sento di rappresentare anche Nino Andreatta nell'annunciare il voto favorevole dei deputati del gruppo dei Popolari e democratici-l'Ulivo.
I dati di finanza pubblica sono in linea con i parametri previsti in sede europea. Le maggiori entrate registrate nell'anno in
Gli operatori si muovono nell'economia reale sulla base di aspettative. Se queste fossero ancora sottoposte all'alea di un'economia priva di certezze finanziarie e monetarie, certo gli investimenti delle imprese sarebbero minori e governati da logiche unicamente di breve periodo. Certo, sappiamo che il nostro sistema produttivo soffre ancora di limiti di competitività, che si riflettono in un tasso di crescita della nostra economia inferiore a quello degli altri principali partner europei. Ora questo gap di competitività risiede in ritardi accumulati dal nostro sistema produttivo nelle politiche di innovazione di prodotto e di processo. Si tratta di ritardi favoriti da politiche di svalutazione monetaria che, soprattutto negli anni ottanta, rendevano più conveniente alle imprese puntare ad una competitività basata sul prezzo, piuttosto che sulla qualità dei prodotti. Sono, semmai, proprio le politiche del centrosinistra - è sufficiente ricordare gli incentivi fiscali per le imprese che investono in innovazione, il sostegno alla formazione, gli incentivi per l'accesso alle nuove tecnologie e telematiche previsti da questa finanziaria - a tentare di recuperare quei limiti dei fattori di produttività e di competitività, figli di politiche di corto respiro, che ancora ritardano il pieno dispiegamento delle potenzialità della nostra economia.
Tra la lettura del Senato e questa terza nostra lettura sono state introdotte alcune significative modifiche positive. In particolare, da piemontese, vorrei ricordare lo sforzo con cui il Governo ha stanziato ulteriori risorse per fronteggiare gli eventi alluvionali dello scorso autunno, giungendo così a circa 5.500 miliardi di lire, assai vicini al fabbisogno reale indicato dalle regioni e dagli enti locali interessati. Vorrei poi ricordare lo stanziamento di circa 12 mila miliardi per il triennio 2001-2003, necessario per il rinnovo del contratto nel comparto della scuola. Durante la prima lettura, essendo in corso un confronto tra le parti, questa Camera aveva opportunamente rinviato il problema all'altro ramo del Parlamento. Infine, vi è stata un'indubbia dilatazione delle misure previste dalla finanziaria nell'insieme del passaggio parlamentare. Su questo si è discusso molto in questa sede e sui media. Le responsabilità, per così dire, di tale dilatazione non sono univoche. Probabilmente, ha pesato la fase in cui si cala questa manovra, non tanto per la prossimità elettorale, quanto per l'accentuazione delle possibilità redistributive che i risultati del risanamento consentono oggi alla nostra economia. Potenzialità redistributive che tutti, maggioranza ed opposizione, hanno cercato di cogliere, muovendo dai rispettivi punti di vista politici.
È possibile poi che vi sia - come da più parti è stato sottolineato - l'esigenza di una verifica complessiva delle procedure normative relative alla manovra di bilancio, che non escluda modifiche all'impianto costituzionale che regola la legge di bilancio. Tuttavia, mi permetto di raccomandare una certa attenzione a suscitare aspettative circa una riduzione drastica degli effetti di allargamento della finanziaria, che potrebbero derivare dall'abolizione della stessa e dalla trasformazione della legge di bilancio in legge sostanziale. Senza affrontare la questione dell'eccesso di legificazione - che ancora caratterizza l'attività della pubblica amministrazione, nonostante gli sforzi compiuti dal centrosinistra - e senza trovare canali regolamentari che garantiscano certezza attuativa alle politiche fondamentali del Governo espresse attraverso il DPEF, il rischio è che qualunque siano le caratteristiche e la struttura formale della
Con queste considerazioni e sulla base delle valutazioni generali e settoriali espresse in sede di discussione generale, anche nella precedente lettura di questa Camera, annuncio il voto favorevole dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo per il triennio 2001-2003.
Quale paese infatti lascia la sinistra? Quello descritto da Visco, che sembra sempre di più Alice nel paese delle meraviglie, o piuttosto un sistema economico debilitato, che non ha saputo sconfiggere le cause che ne ostacolano tutta la sua potenzialità.
Un paese che soprattutto è afflitto da una cronica carenza di competitività, a causa delle devastanti scelte politiche che ne hanno frenato lo sviluppo ed aumentato le rigidità ed hanno fatto scappare capitali all'estero.
Una debolezza strutturale, determinata dalle scelte sbagliate di una sinistra di Governo che ha realizzato un falso risanamento dei conti pubblici, tutto sbilanciato sull'aumento tributario e contributivo, arrivato a livelli intollerabili, che ha impedito lo sviluppo e quindi l'occupazione.
Un errore fatale indice, peraltro, di una inguaribile arretratezza culturale, quello di avere concepito una fase per il risanamento ed una per lo sviluppo: non capire che risanamento e sviluppo non possono essere disgiunti è il più grave sbaglio della sinistra di Governo. Ecco perché l'Italia non cresce e continua ad essere in ordine al PIL il fanalino di coda dell'Unione europea.
Quanto è costato, quindi, al paese il Governo delle sinistre? Secondo stime dell'OCSE, che reputa le capacità di crescita dell'Italia circa il 5 per cento di PIL l'anno, non meno di 320 mila miliardi in termini di minore crescita ed addirittura 1.400.000 posti di lavoro non creati (secondo stime di Fazio).
Se a ciò si aggiungono i 250 mila miliardi che gli italiani si sono visti sottrarre in questi cinque anni, appare veramente mistificatorio assistere al disperato tentativo di un Governo che per anni ha vampirizzato il popolo italiano nel tentativo di accreditarsi come dispensatore di bonus fiscali.
La verità è che viene restituito poco e male ad una platea la più vasta possibile, viene restituito ciò che è stato sottratto in precedenza, ma soprattutto viene restituito senza determinare alcuna ricaduta in ordine al rilancio degli investimenti, dell'occupazione e della produttività, dando luogo ad una formidabile occasione perduta sulla strada del recupero della competitività.
Alleanza nazionale e la Casa delle Libertà, al contrario, hanno proposto percorsi diversi, suggerendo di concentrare lo sforzo finanziario sul terreno della riduzione della pressione tributaria e contributiva con un occhio particolare al contenimento del costo dei prodotti petroliferi, in modo da contenere l'inflazione ed evitare gli spaventosi aumenti delle tariffe di tutti i principali servizi la cui lievitazione comporta costi per i cittadini di gran lunga superiori alle polverizzate ed insignificanti regalie contenute con questa manovra.
Ma queste proposte di Alleanza nazionale e della Casa della libertà non portavano voti e quindi il Governo e la maggioranza le hanno respinte, preferendo il percorso populista e demagogico della mancia da elargire al maggior numero possibile di soggetti.
Da qui l'assalto alla diligenza, che ripercorre esperienze che si pensavano superate per sempre, del meglio del peggio della prima Repubblica con una miriade di interventi microsettoriali che hanno svilito la manovra.
La legge proposta dal Governo era in origine composta da 76 articoli, oggi ne conta 156 (cioè più del doppio) e a buon
Una legge impresentabile, come il consuntivo del quinquennio di Governo della sinistra, che oltre ad aver prodotto danni al sistema economico ha fallito tutti gli obiettivi che si era prefissa: la riforma della pubblica amministrazione è in alto mare; le politiche di riequilibrio, un disastro (488, patti e contratti, Sviluppo Italia, minori risorse alle aree depresse); l'impegno per il rilancio del turismo; la lotta alla disoccupazione; la riforma del welfare.
E così mentre i capitali italiani fuggono all'estero perché è sempre meno conveniente investire in Italia, i poveri aumentano toccando la cifra impressionante di 7.508.000 soggetti, ben, 90 mila in più rispetto al 1998, di cui il 66 per cento concentrato al sud. Tradimento, quindi, da parte della sinistra delle ragioni sociali alla base della sua stessa ragion d'essere e totale incapacità a soddisfare le aspettative delle vecchie e nuove povertà, del Mezzogiorno e, in particolare, della Sicilia cui è stata negata perfino l'attesa defiscalizzazione.
In compenso una legge caratterizzata da un impressionante numero di effetti-annuncio a scopo propagandistico: minimo vitale, una vera e propria truffa; pensionati incapienti, altra questione mistificatoria; falsa abolizione dei ticket, per soli 9 mesi; la vicenda scandalosa del colpo di spugna sui crediti dello Stato verso l'EFIM.
Per tali ragioni voteremo contro. Per distinguere la nostra dalle vostre pesanti responsabilità, in ordine alle attese tradite ed agli impegni non onorati; al fallimento di un progetto di Governo che pretendeva di realizzare l'impossibile e cioè di coniugare la difesa degli interessi dei «poteri forti» e dei privilegiati di sempre, con quelli del Paese chiamato piuttosto ad un processo accelerato d'ammodernamento, per rispondere con efficacia alle sfide del mercato globalizzato, malgrado tali interessi fossero così inconciliabili. Nonostante la sinistra alla fine lo abbia anche capito, non è comunque riuscita a sottrarsi all'abbraccio mortale di chi, sindacati confederali in testa e poteri economici e finanziari, avendo contribuito alla sua vittoria nel 1996, hanno per 5 anni presentato le loro cambiali all'incasso, vincolando e condizionando ogni azione di Governo. La sinistra, come coalizione di Governo, non poteva fare di più e di meglio, ed è per la stessa ragione che al più presto gli italiani, che ciò hanno capito, con il loro voto la metteranno nelle condizioni di non nuocere ulteriormente, chiamando al governo la Casa delle Libertà per avviare una stagione di crescita, sviluppo, lavoro e vera giustizia sociale, nel rispetto della dignità dell'uomo e dei principi di solidarietà nei confronti dei più deboli e dei più bisognosi.
Innanzitutto, la fine del periodo dedicato al risanamento dei conti pubblici ha sancito, in qualche modo, anche la fine dello strumento della legge finanziaria in quanto tale. Il termine del periodo dell'emergenza, un Parlamento in cui i fattori di coagulo non sono certo al primo posto nella graduatoria dei pregi, i partiti in piena era di transizione, e dunque strutturalmente privi della tenuta di un tempo, hanno fatto sì che si innescasse un processo di forze centrifughe che ha portato ad un'ipertrofia del testo in esame.
Ritengo superflua ogni recriminazione da parte di entrambe le coalizioni, poiché lo stato delle cose è stato volutamente e tenacemente perseguito da tutti noi.
È indubbio che il modello sino ad oggi adottato è destinato ad essere cancellato
Tuttavia, tutto ciò ha poco a che spartire con le dichiarazioni degli esponenti dell'opposizione che hanno invitato, sprovvedutamente ed ipocritamente, al ritiro della legge finanziaria.
Per quanto riguarda la polemica innescata dall'opposizione circa la cattiva distribuzione delle risorse effettuata attraverso la finanziaria per il 2001, occorre ricordare, da un lato, le dichiarazioni programmatiche dell'onorevole Berlusconi in materia di abbattimento delle aliquote, innalzamento delle pensioni e massicci investimenti per le grandi opere e, dall'altro, le dichiarazioni del medesimo Berlusconi sull'eccesso di risorse impegnate per il bonus fiscale e sulla pericolosità rispetto al corretto andamento dei conti pubblici della proposta relativa all'IRPEG ed al recupero di competitività per il Mezzogiorno, avanzata dall'UDEUR e da altre forze della maggioranza
L'aspetto da analizzare e che ritengo possa aver ingenerato dubbi nei cittadini è dato dall'apparente schizofrenia di tali comportamenti. È evidente che, se si esclude l'aspetto patologico della faccenda, ciò che rimane e che serve a dare un filo logico a questi comportamenti dovrebbe essere rappresentato dal fine elettorale. Anche in tal caso, comunque, la dissonanza tra le dichiarazioni programmatiche e le critiche ai contenuti della finanziaria che più si avvicinano a quei programmi resta evidente e misteriosa.
Per quanto riguarda i contenuti, al di là delle polemiche propagandistiche, al di là dell'opportunità o meno di continuare ad utilizzare uno strumento quale la legge finanziaria e al di là della misura delle risorse impegnate, l'UDEUR e la coalizione di maggioranza hanno ottenuto quei risultati in cui gli italiani speravano dall'inizio degli anni novanta.
La scelta di rendere disponibili due terzi delle risorse impiegate per le famiglie ed un terzo per le imprese coincide con la scelta e con la scala di valori in cui l'UDEUR si riconosce pienamente. Nel nostro caso la famiglia sta a rappresentare simbolicamente la comunità dei cittadini, le speranze e i bisogni e non parlo di quelli - o solo di quelli - da soddisfare, ma soprattutto di quelli necessari.
Tra le misure adottate ricordo l'alleggerimento dell'onere fiscale per le famiglie, l'abolizione dell'IRPEF sulla prima casa, la detrazione dalle imposte del 36 per cento delle spese per le ristrutturazioni, le detrazioni da 480 mila a 960 mila lire per gli inquilini con un reddito inferiore a 60 milioni, l'abolizione della tassa di successione, le 350 mila lire in più percepite a novembre, l'aumento degli assegni per i nuclei familiari numerosi, 2 milioni e 500 mila lire per le neomamme, l'aumento delle pensioni minime, la riduzione dell'IRPEF, 800 mila lire al mese di sgravio fiscale per ogni nuova assunzione ed un milione e 200 mila lire per ogni nuova assunzione al sud, la riduzione dell'IRPEF, dell'IRAP e dell'IRPEG per le piccole e medie imprese, la riduzione del costo del lavoro, 1.300 miliardi per la riduzione delle tariffe elettriche, la detassazione degli utili investiti nell'azienda.
Le scelte di politica economica, di ripartizione delle risorse e dei meccanismi avrebbero potuto essere diverse, ma questi sono risultati, senza spot, senza lavagne luminose e senza salotti televisivi. Possiamo contestare il modo, ma non l'essenza.
Da questi risultati i cittadini hanno ottenuto un natale ricco come non si vedeva dal 1990.
Si risponda a questo.
Ma spiegatemi una cosa: se grazie a voi le imprese in nero non pagheranno i contributi per il 2001 e potranno godere di forti sconti per altri quattro anni e se
E non va in questo senso l'ulteriore precarizzazione dei lavoratori in affitto che vi apprestate a realizzare, quando ormai in America i lavoratori interinali sono costretti a vivere nei vecchi pullman perché non possono nemmeno più pagarsi il fitto di una casa?
Il fatto è che grazie alle politiche confindustriali di questo Governo oggi, in Italia, i cittadini poveri o indigenti sono diventati ben 7.508.000 e le regioni Calabria, Sicilia, Sardegna e Campania detengono il record ufficiale della disoccupazione giovanile europea.
L'elemosina che buttate nel cappello dei pensionati, o delle donne che fanno i figli, non ci fa dimenticare la rapina che ogni giorno attuate per conto dei padroni ai danni della povera gente. Il fatto è che oggi, di rosso, in questo Parlamento, alberga solo la vergogna!
È per questo che il nostro voto sarà contrario.
Il nuovo partito socialista italiano, infatti, collocato nella Casa delle libertà, intende, dentro quella coalizione, rappresentare le istanze proprie della sinistra riformista e democratica da sempre presenti nel nostro paese. E intende portarvi la propria cultura e la propria storia che, se mi è consentito, è parte importante della storia della sinistra italiana.
Una storia impegnata, una storia concreta, una storia di leali alleanze con il moderatismo democratico del paese che ha prodotto uno dei periodi più fecondi per la crescita sociale ed economica dell'Italia.
E pur guardando con un occhio di sinistra la finanziaria che il Governo ci ha proposto e anzi proprio perché l'abbiamo esaminata tenendo conto delle emarginazioni e delle debolezze presenti nella società, non riusciamo a coglierne alcun aspetto positivo.
Non è una finanziaria sociale. Chi è nella fascia di povertà ci rimane dentro fino al collo.
Il governatore della Banca d'Italia del resto ha spiegato che negli ultimi anni il potere di acquisto di stipendi e salari si è ridotto del 5 per cento. E non è certo con le distribuzioni che la finanziaria ha operato che si recupera quanto i cittadini hanno già perso.
La finanziaria ha distribuito poco, pochissimo a tanti, non risolvendo i problemi di alcuno.
È una finanziaria chiaramente elettorale che non serve ai singoli, serve pochissimo ai soggetti collettivi, non aiuta come dovrebbe il sistema produttivo e quindi per quanto riguarda l'occupazione si affida ai meccanismi già attivati e assolutamente insufficienti se non dannosi, a lungo andare, per la tranquillità sociale rischiando di favorire un sentimento generalizzato di insoddisfazione non lontano dal ricrearsi di quel clima di omertosa solidarietà che determinò in tempi non lontani il fenomeno terroristico nel paese.
Mi riferisco ai lavori cosiddetti socialmente utili, ai tanti, troppi posti di lavoro part time a 8-900 mila lire al mese presenti soprattutto nei settori tecnologicamente avanzati della nuova economia dove peraltro, anche se non esclusivamente, è copiosamente presente il lavoro precario, sottopagato e per nulla protetto da organizzazioni sindacali troppo parcellizzate e spesso condizionate dalle amicizie politiche per potersi esprimere in termini difensivi rispetto agli interessi dei lavoratori e dei giovani.
Del resto è una finanziaria prodotta da un Governo e da una maggioranza che in questi anni piuttosto che aggredire i punti di crisi e di possibile sviluppo presenti nel paese (vedi il Mezzogiorno dove la disoccupazione continua ad essere superiore al 20 per cento e dove i giovani per oltre un
Una maggioranza che anziché stringere un patto di solidarietà con gli emarginati, con i pensionati al minimo, i disoccupati, i giovani, insomma con la parte più debole della società, ha ricercato invece i favori dei poteri forti e si è impegnata moltissimo nell'esercizio di privatizzazioni pilotate soprattutto verso l'obiettivo della conquista dei vertici di nuove aziende nate da una destatalizzazione spesso interessata.
Una finanziaria che tra l'altro rischia di scaricare sugli anni futuri un impiego di risorse non del tutto chiaro nella sua esistenza e nella sua reperibilità.
Questa finanziaria, a nostro giudizio, non va verso la direzione di risolvere i problemi di un paese, tra quelli più industrializzati, con la disoccupazione più alta e con la disoccupazione di lunga durata (cioè più di un anno) più consistente.
Questa finanziaria non va verso la direzione di risolvere i problemi umani, né quelli sociali, né quelli economici.
È una finanziaria a forte caratterizzazione elettorale e clientelare. Tanto che un autorevole ministro di questo Governo e addirittura la seconda carica dello Stato hanno espresso l'esigenza che nel futuro la finanziaria sia quasi esclusivamente prerogativa del Governo e comunque venga sottratta ai mille interessi pur legittimi presenti nel Parlamento.
E se questo importante impegno non è piaciuto, per come si è sviluppato, a due autorevolissimi esponenti della maggioranza, non vedo come possa piacere all'opposizione.
Certamente non piace ai socialisti del PSI e non piace a me. Pertanto esprimo voto contrario.
Sono da apprezzare anche gli incrementi destinati ai pensionati al minimo percettori di maggiorazione sociale, ai percettori di pensione e assegno sociale e ai percettori di assegno di invalidità. Anche la situazione degli incapienti (coloro, cioè, che non essendo soggetti a prelievo IRPEF non potevano trarre vantaggio dalla riduzione della pressione fiscale) è stata positivamente risolta. Per la contrattazione del pubblico impiego, ed in particolare per gli insegnanti, il Senato ha reperito risorse aggiuntive.
Dopo anni di sacrifici, che hanno consentito l'ingresso in Europa, votiamo finalmente una finanziaria redistributiva che, senza mettere a rischio i conti pubblici, permette un miglioramento del reddito disponibile e, quindi, dei consumi.
A sua volta, la ripresa dei consumi produce un effetto moltiplicatore dell'intera economia e, quindi un aumento dell'occupazione. Quest'ultima, del resto, è già in fase di crescita.
Per le ragioni esposte, confermiamo il nostro voto favorevole.
Il Presidente Amato, infaustamente ricordato da tante categorie di piccoli imprenditori come l'uomo del rigore, della più dura finanziaria dopo il crollo del vecchio sistema, come l'uomo dell'odioso prelievo forzoso dal conto corrente di tutti gli italiani per raggiungere l'obiettivo del risanamento dei conti pubblici che - per inciso - erano stati deturpati dai Governi ai quali lui apparteneva, verrà oggi ricordato come l'artefice della finanziaria più elettorale di questi ultimi vent'anni.
Si è cercato di dare a tutti, alla faccia della riforma della legge di bilancio, che avrebbe dovuto rendere la legge finanziaria un atto quasi inemendabile, un provvedimento di alta politica! Avete cercato di dare a tutti, saccheggiando però il buonsenso, che avrebbe dovuto suggerirvi di attenervi a maggiore prudenza.
Del resto, poco vi importa se il prossimo Governo - che non sarà di sinistra - dovrà affrontare i buchi che state creando. Poco vi importa se chi verrà dopo di voi dovrà affrontare uno sfacelo. Poco vi interessa del fatto che, per varare una norma che tutti - compresi noi - approvavano nella sua idea originaria - l'abolizione del ticket - siete stati costretti a presentarla in tutta fretta, per cercare il favore elettorale di Bertinotti, priva di copertura o con coperture fantasiose basate su presunte rinegoziazioni di mutui o immaginari proventi da cessioni di immobili CONSAP per migliaia di miliardi. Avete creato un buco di migliaia di miliardi perché dovevate - probabilmente contro voglia - fare qualche cosa di sinistra senza però scontentare tutti quei potentati a cui avete elargito qualche cosa con questa finanziaria.
Il risultato è che non avete fatto nulla di sinistra, avete creato un nuovo buco a cui saranno chiamate a far fronte le regioni, che dovranno inasprire il carico fiscale locale e che, guarda caso, saranno costrette ad andare a colpire tutte quelle fasce di contribuenti più deboli che dopo anni si sentono ancora impropriamente rappresentati da voi: quelle più deboli perché conosciute al fisco e non sommerse.
Vi trincerate dietro alla demagogia delle grandi lotte all'evasione che state cavalcando con enorme successo per il bene delle fasce più deboli. Ma quale lotta all'evasione! Anche quei quattro evasori che riuscite a scovare non pagano comunque il dovuto: ogni cento lire di imposte evase che trovate, riuscite ad incassarne effettivamente meno di cinque. Aumentano enormemente le entrate fiscali perché è aumentato enormemente il vero e reale carico fiscale per le imprese, per le famiglie, per i lavoratori dipendenti: ma quale lotta all'evasione!
Non avete fatto nulla per i pensionati più deboli, non avete creato alcun beneficio vero e reale per le fasce di reddito più basse: avete dato in finanziaria un'elemosina che viene erosa immediatamente dall'aumento delle tariffe, di tutte le tariffe praticate dai vostri amici dell'ENEL, della Telecom e via dicendo, che tolgono dalle tasche degli italiani quello che fate credere di aver restituito.
Siamo il paese con la crescita del PIL più bassa prevista per il prossimo triennio, abbiamo l'inflazione più alta e fuori controllo; il tasso di disoccupazione dell'Italia è il più alto tra quelli dei paesi del
Questa finanziaria è composta di 158 articoli, più del doppio di quelli originariamente presentati, compreso il mostro, l'articolo 145, composto di 100 commi che vi invito a leggere con attenzione. Vi sono stati più di 200 emendamenti presentati dal Governo, quasi 2 mila emendamenti presentati da deputati e senatori della maggioranza: soldi per la transpolesana, nulla osta alla vendita di un pezzo di stadio Olimpico - pardon, lo stadio Olimpico senza parcheggi -, soldi per le isole minori, incentivi per l'acquisto di macchine di tutti i tipi - per paura di dimenticare o scontentare qualcuno -, soldi a pioggia per strade dappertutto, meno per quelle che veramente servono, soldi ai lavoratori italiani coatti nella Germania nazista, soldi per chi decide di cambiare sesso. Che vergogna! Alla faccia del rigore, Presidente Amato!
Complimenti, e chi se ne frega degli italiani e del prossimo Governo! L'importante è cercare di farcela, di ingannare ancora il paese, di invertire una tendenza che è inconvertibile: gli italiani vi hanno già giudicato e condannato, lo ha fatto persino il ragioniere generale dello Stato, che vi ha definito imprudenti perché è un signore di buone maniere.
I cittadini italiani non si faranno ingannare da questa straordinaria distribuzione di sgravi fiscali, contributivi e parafiscali che apre una voragine nei conti dello Stato.
Ricordate cosa lasciate in eredità: la pressione fiscale più alta tra i paesi industrializzati, una inflazione senza controllo ed una crescita più bassa rispetto ai paesi nostri concorrenti, nonostante un periodo straordinario di crescita mondiale, che siete stati capaci di frenare in Italia; il Mezzogiorno privo di sicurezza e ancora infestato da organizzazioni criminali, senza infrastrutture e senza proposte credibili di crescita, che si troverà, dopo il disastro della conferenza di Nizza, a dover fronteggiare anche il problema dell'ingresso dei paesi dell'est nell'Unione, che costituirà un problema enorme per il nostro paese; la spesa pubblica corrente, che è aumentata per tutti gli anni del vostro Governo e che sembra inarrestabile, assorbendo una parte cospicua dell'elevatissimo incremento del prelievo fiscale e contributivo, un prelievo fiscale abnorme, che è la causa principale del ridotto ritmo di sviluppo della nostra economia; nessun grande progetto, verrete ricordati per il nulla, con i vostri Governi non si è attivato alcun investimento, non si è neanche provato ad immaginare una grande opera infrastrutturale che fosse necessaria per il paese; sarete ricordati per aver favorito la privatizzazione della Telecom, salvo poi rinazionalizzare i telefoni di Stato attraverso l'ENEL, la nuova IRI; le false privatizzazioni, che hanno portato milioni di piccoli risparmiatori ad essere illusi di investire in un processo di modernizzazione della nostra economia che invece è rimasta saldamente nelle vostre mani, perché siete appoggiati e fiancheggiati dalla grande industria, vostra forte alleata; il numero delle famiglie povere ed indigenti in aumento.
Bella eredità lasciate a chi seguirà, bel Governo di sinistra!
Complimenti per il rigore e per aver seguito le raccomandazioni dell'Unione europea: meno male che eravamo noi gli antieuropeisti! L'Unione raccomanda meno spese, meno sprechi, più equilibrio nei conti, riforme strutturali. Alla faccia delle raccomandazioni! Forse qualcuno deve spiegarvi che le raccomandazioni non sono quelle che originano la creazione di posti di lavoro finti con i lavori socialmente utili!
Persino la stampa filogovernativa ha criticato questa finanziaria. Persino giornali a voi vicini hanno criticato quella che hanno chiamato la «stabilizzazione dei
Chi se ne frega dei richiami di Bruxelles che invita il nostro paese ad accelerare - per l'ennesima volta - la vera riforma della previdenza, per garantire - aggiungiamo noi - una vera pensione a tutti coloro che ne hanno bisogno. Non fate caso se i richiami dell'Unione europea segnalano che la priorità sarebbe quella di ridurre, prima, il debito e la spesa corrente.
Signor Presidente, colleghi, in sette anni credevo di aver visto tutto in quest'aula. Non mi sarei aspettato, nella mia perdurante ingenuità, di assistere ad un simile scempio, ad una così manifesta manovra contro l'interesse del paese e ad un simile sfoggio demagogico di una classe politica che cerca di salvarsi dal disastro distribuendo alla cieca, senza preoccuparsi di cosa verrà dopo. Non mi sarei aspettato di vedere coinvolte in questo scempio anche personalità che, pur appartenendo allo schieramento politico opposto al mio, stimavo e giudicavo rigorose e serie.
Evidentemente, quando pensavate che cinque anni di opposizione ci avrebbero stroncato e fatto sciogliere in furiose contraddizioni interne, non avete fatto i conti con il delirio di onnipotenza prima e la paura e la frenesia di perdere il potere poi, che hanno colpito tutti voi, anche quelli che credevano di volare alto.
Voteremo contro questa manovra. Forza Italia e tutta la Casa delle libertà voteranno convintamente contro questa vergogna.
Tra poco, finalmente, anche la grande maggioranza degli italiani vi giudicherà per i danni che lasciate. In quel momento saremo pronti a raccogliere la sfida e dopo cinque anni di paziente ed istruttiva attesa ci tireremo su le maniche per ridare un futuro di speranza e libertà al nostro paese.
Signor Presidente, il Governo ha fatto e disfatto questo provvedimento. C'è un Presidente del Consiglio che è salito sul treno elettorale senza ticket e solo oggi afferma che occorre ripensare gli strumenti della finanziaria. Sono lacrime di coccodrillo di chi porta le maggiori responsabilità di tale vulnus. Ha fatto partire un treno con un sovraccarico di norme, perché non c'era altro treno che passava e perché non poteva contare su una maggioranza affidabile per l'approvazione delle norme inserite in questo provvedimento. È prevalsa la spinta di allocare le risorse in modo minuzioso, facendo diventare la finanziaria una discarica legislativa. Ecco perché non ci piace!
La maggioranza si è fermata all'euro, ma l'euro non è tutto, rappresenta un obiettivo intermedio e non finale dell'Europa dei cittadini. Dunque c'è un grande percorso che va completato e voi siete stati incapaci di farlo. Sono state sbagliate le previsioni di crescita economica e di inflazione programmata. È stato rotto il patto sulla politica dei redditi. Le entrate crescono senza limiti. Nel frattempo il Governo annuncia sgravi fiscali che non restituiscono che una piccolissima parte di quanto quotidianamente viene tolto ai cittadini da un fisco sempre più vorace.
È prevalso l'assistenzialismo dei lavori socialmente utili anziché precise scelte in favore dell'occupazione stabile e duratura. Con un colpo di mano viene impedito il rispetto delle regole sulla previdenza perché siete stati incapaci di affrontare la riforma nel rimodellamento del welfare per le contraddizioni della maggioranza e i ricatti della sinistra. È mancata la capacità di governare e di orientare il futuro, ma ci sono stati il tentativo, la
Il paese vuole altro, ha bisogno di altro. Oggi non votiamo solo la finanziaria, votiamo il bilancio della legislatura ed è un bilancio negativo perché è stata disattesa la capacità reale del paese di produrre ricchezza e sviluppo: non sono stati affrontati i deficit nelle infrastrutture, nella formazione e non è stato realizzato un sistema scolastico libero, competitivo, efficiente, moderno. In questa legislatura non è stato affrontato in termini adeguati e convincenti il nodo della competitività delle imprese e del sistema paese in tutti i suoi aspetti. C'è un solo modo per evitare altri danni sui conti pubblici, altri blitz, altri colpi di mano in materia di federalismo e di riforma elettorale: andare subito alle elezioni dando la parola agli elettori perché possano esprimere quel giudizio che voi volete ritardare e che sarà certamente diverso da quello che voi presumete verrà espresso.
Per queste ragioni esprimiamo un voto contrario sulla finanziaria e sul bilancio dei Governi di sinistra.
Molti colleghi hanno sollevato il problema dei criteri, delle regole e della necessità stessa di cambiare le procedure per l'approvazione della manovra di bilancio, esigenza peraltro sottolineata in più circostanze dallo stesso Presidente del Consiglio. Ma nonostante questo, ed è molto, mi sembra di voler indulgere al linguaggio sensazionalistico che piace ai media, se parliamo di «assalto alla diligenza». In un paese di memoria corta almeno i parlamentari dovrebbero ricordare il cosiddetto collegato alla finanziaria che diventava di 300 articoli, più tutti gli altri collegati. Non sono episodi di anni fa, sono episodi recenti. E del resto abbiamo approvato da poco tempo e sono in corso di discussione i collegati fiscali e ordinamentali alla legge finanziaria dell'anno scorso. In un paese di scarsa memoria e, devo aggiungere, dove il pudore è una merce rara, il ragioniere generale dello Stato può tuonare contro, appunto, l'«assalto alla diligenza» e addirittura essere rabbonito dal Governo. Ma non era lui già ragioniere generale dello Stato quando, nelle finanziarie di parecchi anni fa, si assegnavano con estrema souplesse 5.000 miliardi (sì, sono 5.000 miliardi di lire) per gli interventi previsti dalla legge n. 219 del 1981 - contenente interventi per il terremoto dell'Irpinia - divenuti poi oggetto di indagine di un'apposita Commissione? E dov'erano allora i suoi tuoni? Se ci furono, furono educatamente sommessi, tali da non meritare certo nessun rabbonire. E allora infatti si sfondava sommessamente, quasi gioiosamente il tetto della spesa pubblica, si creava quella voragine nella finanza pubblica che ha richiesto l'impegno dei Governi dell'Ulivo e l'equilibrato sacrificio dei cittadini italiani per poter essere risanata, con buona pace del ragioniere generale dello Stato.
È inutile che io qui riproduca le critiche alla filosofia e alla cultura che hanno presieduto alla manovra economica. L'equilibrio «due terzi, un terzo» non è stato alterato né alla Camera né al Senato e restiamo critici, appunto, sull'aver puntato - come la circostanza delle Feste evidenzia - alla ripresa economica. Si poteva fare diversamente e l'abbiamo spiegato in tutte e due le Camere. Abbiamo la speranza fondata che il punto di vista ambientalista nel proporre concrete
Il nostro voto a favore della legge finanziaria ha anche questo senso. Convinti dello spessore sociale della manovra, che abbiamo fortemente contribuito a qualificare proprio in questo senso, vediamo anche spazi aperti, praticabili per interventi che configurino passi significativi verso le ecosostenibilità. E gli auguri, che rivolgiamo a tutti per le festività e il nuovo anno, sono anche auguri perché questo cammino intrapreso possa continuare. Grazie.
Oggi avevamo la possibilità di approntare un salario sociale per le giovani generazioni; avevamo la possibilità di varare fondi, piani ed opportunità di lavoro nella ricerca, nella riqualificazione e nel risanamento del territorio, delle periferie, delle città; avevamo la possibilità di aumentare di 200 mila lire le pensioni minime e sociali; avevamo la possibilità di abolire l'ICI sulla prima casa non di lusso e non solo l'IRPEF sulle case dei più ricchi; avevamo la possibilità di ridurre l'orario di lavoro, creando nuovi posti di lavoro ed introducendo nelle relazioni sociali elementi di libertà dal lavoro e dall'ossessione confindustriale.
Oggi avevamo la possibilità di farlo, perché non vi erano e non vi sono più gli alibi dell'euro, delle compatibilità di bilancio, del «deficit-ghigliottina», dell'economia che non tira e della competitività internazionale. Oggi non l'abbiamo fatto perché la teologia neoliberista non lo permette ad un centrosinistra in stato confusionale, che rischia di perdere sempre più consensi. Oggi non l'abbiamo fatto perché qualche guru dell'informazione può illudere i ceti meno abbienti di essere un po' più abbienti e i ceti più abbienti di essere sempre più abbienti, perché quel che resta è solo un giro di poker. Oggi non bastano gli spot pubblicitari di nonno Libero per convincerci che questa finanziaria è uno spot in caduta libera e non
Non solo non vi è un'ipotesi di società altra, per la quale noi impegniamo tutte le nostre energie, ma manca persino quel salto di paradigma e di qualità nelle relazioni sociali e nella distribuzione della ricchezza, che dà il segno e il senso di un nuovo percorso, che fissa dei criteri di giustizia sociale, esattamente come la parte più accorta del nostro paese sta rivendicando. Sono le cifre a dimostracelo, cifre che lo stesso Governo e gli stessi istituti governativi ci forniscono. È vero che si procede a sgravi, ad esenzioni e a spruzzate di denaro, ma nemmeno tutti assieme questi sgravi e queste mance riescono a coprire il gigantesco processo di trasferimento di ricchezza dal salario e dalle pensioni ai profitti e alle rendite compiuto durante gli anni novanta.
Non solo. Questa finanziaria sancisce nuovi trasferimenti alle imprese e al capitale, coprendoli maldestramente con la coperta comunque troppo stretta dei benefici alle famiglie e con l'ennesima promessa di nuovi posti di lavoro precari e fantasmatici. Col fatto che si dichiara di sinistra questa manovra consacra la condanna liberista del centrosinistra, per cui più profitti produrrebbero magicamente più investimenti, che a loro volta produrrebbero più occupazione, nonostante biblioteche intere ormai ne abbiano spiegato l'attuale infondatezza. Ma soprattutto è la triste e preoccupante esperienza di questi anni la prova provata della falsità di tale assunto. O serve forse ricordare le migliaia di esuberi (per usare un vostro odioso neologismo) espulsi in questi anni dalle grandi imprese, dopo aver brindato alle migliaia di miliardi di profitti e di regalie statali?
Eppure un'altra strada era possibile. Lo dimostra con palmare evidenza la vicenda dei ticket sanitari. Quando per un istante ci si libera delle decisioni confindustriali e si presta attenzione alla voce di chi come noi esprime con grande vigore l'esigenza dei soggetti deboli, è possibile dare luogo a provvedimenti di grande consenso popolare. Avere spazzato via dal nostro quadro legislativo il balzello più inutile e più vergognoso della storia fiscale del nostro paese, grazie alla nostra caparbietà, alle nostre denunce sociali, alla pressante iniziativa parlamentare di Rifondazione comunista, segna non solo un passo in avanti sul terreno della giustizia sociale, ma rappresenta soprattutto un fatto di civiltà.
L'imbarazzo delle destre in quell'occasione era palese. Ecco, dunque, come si combattono le destre nel nostro paese. È con questo tipo di proposte legislative che è possibile presentare ai cittadini italiani un progetto alternativo alla demagogia, al populismo, all'egoismo e all'inciviltà che le destre manifestano ad ogni piè sospinto. Un'altra strada di politica economica e sociale, dunque, era possibile. Così, il Governo ha più volte ripetuto che gli sgravi fiscali sarebbero andati per i due terzi alle famiglie e per un terzo alle imprese. Ha davvero mantenuto la parola? Guardiamo i dati: per il 2000 lo sgravio è di quasi 9 miliardi per le famiglie e di 3.620 per le imprese. Il Governo agita questi dati, ma tace il fatto che l'IRPEF versata dalle famiglie nel 1999 è stata pari a poco più di 218 mila miliardi, mentre l'IRPEG pagata dalle imprese è stata di 59 mila miliardi.
È evidente che il maggior beneficio sarà goduto in misura ben maggiore dalle imprese che non dalle famiglie, senza tenere conto che dal 2001 la riduzione della tassazione dei redditi d'impresa, quindi una parte della riduzione dell'IRPEF, va comunque sempre a favore delle imprese. Ma anche dove si è provveduto a favore dei redditi da lavoro, lo si è fatto premiando nettamente i redditi più alti. Come tacere il fatto che nel 2001, un percettore di 20 milioni di reddito annuo godrà di un incremento di 500 mila lire, mentre un percettore di 300 milioni ne godrà 2 milioni e 400 mila lire? Come tacere il fatto che nel 2002 il primo non «beccherà» una lira in più, mentre il secondo, cioè il più abbiente, raddoppierà il beneficio divenuto nel frattempo di ben 5 milioni?
E se quel primo poveraccio è anche un pensionato, potrà sì tirare un sospiro di sollievo per il pur misero aumento (sempre che rientri nella ridotta platea dei beneficiari), ma sarà un aumento tanto maggiore quanto è la sua età, visto che il Governo ha scommesso spudoratamente al ribasso sulle sue aspettative di vita. Il Governo tace queste cose, perché non saprebbe giustificarle ai ceti popolari, ai pensionati, ai lavoratori dipendenti, atipici, precari e ai disoccupati. Eppure, un'altra soluzione era possibile. Un'altra politica economica e sociale era possibile. Noi l'abbiamo indicata. Ma voi avete girato la testa da un'altra parte. E il nostro voto non può che essere negativo.


