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GIANCARLO GIORGETTI, Relatore di minoranza, Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANCARLO GIORGETTI, Relatore di minoranza. Presidente, come Lega nord Padania noi abbiamo posto un problema politico in merito alle modifiche apportate dal Senato e, in particolare, abbiamo concentrato l'attenzione su una norma che è stata introdotta senza discussione e, molto probabilmente, anche all'insaputa di molti senatori, concernente la riforma del sistema pensionistico come delineato dalla legge Dini; ciò - ribadisco - dopo mesi in cui si è sostenuto che di verifica si sarebbe dovuto parlare solamente dopo la primavera 2001.
della sinistra, che forse hanno un po' trascurato questo argomento, e alla pubblica opinione il vero e proprio colpo di mano condotto da parte del Governo al Senato.
PRESIDENTE. Dunque, il collega Giorgetti avanza la richiesta di concentrare, in questa fase, l'attenzione sulla questione delle pensioni, che più volte è stata evidenziata a noi tutti. A questo punto, se i colleghi sono d'accordo, credo che la cosa migliore sia quella di seguire il suggerimento dell'onorevole Giorgetti, cioè accantonare tutti gli altri articoli ed emendamenti per passare direttamente all'esame dell'articolo 69.
PIERO DINO GIARDA, Sottosegretario di Stato per il tesoro, il bilancio e la programmazione economica. A volte, Presidente, si dice che la terza lettura serve a poco, ma in questo caso la numerosità degli emendamenti della Lega ed anche qualche riflesso sulla stampa hanno indotto il Governo a meditare sulla portata dell'emendamento che è passato al Senato. Sono quindi in grado, oggi, di dichiarare, avendo preso atto sia delle richieste avanzate in quest'aula, sia di una serie di discussioni e dibattiti svoltisi anche all'interno del Governo, che quest'ultimo riconosce l'opportunità di rendere più rapida la revisione normativa del decreto delegato che trattava questa materia e che aveva, in prima istanza, resa necessaria la presentazione dell'emendamento al Senato.
PRESIDENTE. A questo punto, c'è da gestire politicamente tutto il resto. Onorevole Giorgetti?
GIANCARLO GIORGETTI, Relatore di minoranza. Credo che l'atteggiamento assunto dalla Lega nord in questa terza lettura sia a questo punto giustificato anche dalle dichiarazioni rese dal Governo sull'argomento. Ovviamente, sull'impegno assunto dal Governo, non possiamo che confidare, anche perché parlare di provvedimenti solleciti può voler dire tutto e niente. Pensiamo che ciò
che ha detto il professor Giarda a nome del Governo sia assolutamente condivisibile, e siccome a consigliarlo sono la giustezza e la fondatezza nel merito, non tanto l'opportunità politica, siamo sicuri che, effettivamente, nel modo più rapido possibile il Governo metta riparo alla clamorosa gaffe del Senato.
PRESIDENTE. Per un ordinato andamento dei nostri lavori, avremmo bisogno, onorevole Giorgetti, di sapere prima quali sono questi emendamenti. Vorrei sapere, inoltre, se i colleghi di altri gruppi, sia della maggioranza, sia dell'opposizione, che hanno già ritirato emendamenti, mantengano tutti i restanti o soltanto alcuni. Non so se siamo adesso in grado di fare ciò o se si debba sospendere per cinque minuti per avere un quadro preciso. Comunque, la cosa peggiore sarebbe quella di procedere disordinatamente, cioè chiedendo se un emendamento sia ritirato o mantenuto. Credo sia meglio avere prima un quadro preciso prima.
SILVIO LIOTTA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SILVIO LIOTTA. Gli emendamenti di cui sono cofirmatario, sui quali ritengo di mantenere la mia firma e dei quali chiedo l'esame, sono pochi: si tratta degli emendamenti 80.57, 87.1, 91.3, di tutti gli emendamenti all'articolo 144, nonché dell'emendamento 156.8. Tutti gli altri, per la parte che mi riguarda, s'intendono ritirati.
GUIDO POSSA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GUIDO POSSA. Signor Presidente, noi abbiamo ancora circa un centinaio di emendamenti e di volta in volta le segnalerò quelli ritirati; si tratta senz'altro di una parte cospicua.
NICOLA BONO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
NICOLA BONO. Presidente, il gruppo di Alleanza nazionale non ha presentato emendamenti ostruzionistici: sono in tutto 142 emendamenti di merito, per alcuni dei quali rinunceremo ugualmente alla votazione quando arriveremo al loro esame.
PIETRO ARMANI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIETRO ARMANI. Poiché il collega Liotta ha citato fra i suoi emendamenti il 156.8, che fa riferimento ai problemi dell'EFIM, vorrei ricordare che l'emendamento Liotta soppressivo del comma 8 è in funzione del voto che abbiamo espresso alla Camera in prima lettura, sopprimendo quella stessa norma che il Senato ha reintrodotto. A me sembra che la dignità di questa Assemblea dovrebbe imporre di approvare l'emendamento e quindi di cassare la disposizione aggiunta dal Senato, tra l'altro in dispregio di quello che avevamo deliberato in Assemblea dopo un'ampia discussione, con interventi anche alla nostra sinistra.
PRESIDENTE. Chiarita tale questione, possiamo passare all'esame dell'articolo 41. Avverto, pertanto, che verranno posti in votazione soltanto gli emendamenti per i quali i presentatori insisteranno.
Questa norma, contenuta all'articolo 69, comma 6, di fatto blocca l'accesso al pensionamento con il metodo contributivo per tutti coloro che accettano che la loro pensione sia calcolata con tale metodo e lo procrastina al 2003. Noi riteniamo che una simile norma, introdotta con un subemendamento, nel corso dell'ultima notte tumultuosa - diciamo così - di dibattito, abbia una portata incredibile sotto il profilo economico, ma anche sotto quello politico. Pensiamo che una modifica di questa natura meriti un più approfondito dibattito. Abbiamo assunto questo atteggiamento pubblicamente e lo abbiamo assunto anche in aula per denunciare all'Assemblea, soprattutto ai colleghi
Il clima che si è venuto a creare soprattutto con riferimento alla terza lettura ed all'impossibilità di veder accolte anche le più ragionevoli proposte avanzate dall'opposizione induce la necessità che soprattutto il Governo valuti il merito di un emendamento forse frettolosamente introdotto al Senato, per offrire una possibile soluzione ad un problema che, a quanto si apprende, è abbastanza condiviso all'interno di quest'aula.
Dunque, signor Presidente, è anche tenendo conto dell'opportunità di condurre i nostri lavori in modo non solamente meccanico ed ostruzionistico ma entrando nel merito delle questioni cruciali, che la Lega ha inteso sottolineare in particolare la questione relativa alle pensioni. Gradiremmo da parte del Governo un parere, un'indicazione circa il suo atteggiamento nei confronti di tale specifico tema.
Su questo do la parola al Governo.
Per realizzare questa maggiore celerità di modifica dell'ordinamento, il Governo si impegna ad individuare il più sollecito percorso legislativo che consenta l'approvazione di una norma che si basi, in questa materia, su un testo che comporti, in prima istanza, la soppressione del comma 6 dell'articolo 69 della legge finanziaria che stiamo oggi discutendo e che modifichi il comma 2 dell'articolo 2 del decreto-legge 30 aprile 1997, n. 180, aggiungendovi, infine, il seguente periodo: «Gli anni di contribuzione antecedenti il periodo di riferimento di cui al comma 5 sono valutati ponderandoli con il rapporto tra l'aliquota contributiva vigente in ciascun anno e la media delle aliquote contributive vigenti nei dieci anni precedenti l'anno in cui viene esercitata l'opzione».
Con queste modifiche, il Governo ritiene che sarà data una soluzione più razionale e più ordinata alla determinazione delle pensioni con il metodo contributivo, ripristinando quindi la possibilità dell'esercizio dell'opzione a decorrere dalla data, più rapida possibile, entro la quale sarà disponibile il nuovo testo di legge.
Di conseguenza, questo è l'atteggiamento che la Lega nord assume adesso: chiediamo che questa terza lettura si concentri su aspetti fondamentali di merito che riteniamo importanti e comunque da dibattere, da discutere e da lasciare agli atti. Quindi, per i successivi articoli di maggiore importanza, segnaleremo gli emendamenti fondamentali su cui auspicheremmo la possibilità di dibattere o comunque di lasciare agli atti le nostre dichiarazioni.


