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PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 1, nel testo della Commissione, identico a quello del Senato (vedi allegato A - A.C. 7328-bis-B - sezione 1) e del complesso degli emendamenti ad esso presentati.
Invito il relatore per la maggioranza ad esprimere il parere della Commissione su tali emendamenti.
SALVATORE CHERCHI, Relatore per la maggioranza. La Commissione esprime parere contrario sull'emendamento Possa 1.1 e sugli identici emendamenti Bono 1.2 e Teresio Delfino 1.3.
PRESIDENTE. Il Governo?
BRUNO SOLAROLI, Sottosegretario di Stato per il tesoro, il bilancio e la programmazione economica. Il Governo si associa al parere espresso dal relatore per la maggioranza.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Possa 1.1.
DARIO GALLI. Signor Presidente, gli aspetti tecnici di questa legge finanziaria sono già stati ampiamente illustrati da altri miei colleghi, quindi non mi soffermerò su di essi. Mi limiterò a segnalare quelli più importanti.
in poi. In realtà, le cose sono andate diversamente, ma l'impostazione mentale della maggioranza è stata quella di fare una legge finanziaria che, come ha detto la stessa maggioranza, per la prima volta, da moltissimo tempo, dà e non toglie.
PRESIDENTE. Scusi, onorevole Galli. Colleghi, per cortesia!
DARIO GALLI. Dicevo che, nonostante fosse previsto un debito al massimo del 60 per cento del PIL, l'Italia è entrata ugualmente con un debito doppio, pari addirittura al 120 per cento.
persone che, non avendo più nulla da risparmiare, spendono anche quei pochi soldi che hanno, e qualche volta di più. Non si è nemmeno minimamente affrontato il problema del costo del lavoro e della busta paga.
per ogni voto che i deputati dovranno dare in sede di votazione finale. Essa dimostra l'incapacità di introdurre grandi riforme utili al risanamento del paese, quelle che danno spinta alle famiglie, voglia di lavorare, di rischiare e di intraprendere ai giovani, forza di continuare ai lavoratori ed agli imprenditori. Una finanziaria, in definitiva, grande nei numeri della spesa ma piccola nelle idee, tipica di chi davanti non ha una vita lunga e positiva ma pochi mesi di triste sopravvivenza (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Possa. Ne ha facoltà.
GUIDO POSSA. Questo emendamento propone la soppressione di un punto che il Governo ha inserito nel principale articolo della finanziaria, l'articolo 1, nel principale comma di questo articolo, che è il comma 1. Cosa dice questo inserto del Governo, approvato al Senato? Il saldo netto da finanziare è determinato al netto di un certo numero di miliardi per le regolazioni debitorie, nonché al netto degli importi posti a carico del bilancio dello Stato ai sensi dell'articolo 68, comma 8, della legge finanziaria. Si tratta quindi di una esclusione. In particolare, i postelegrafonici, che attualmente sono dipendenti di Poste italiane Spa, hanno diritto, come tutti i dipendenti di società per azioni, al TFR; tuttavia, per quelli assunti quando le poste erano un'amministrazione dello Stato autonoma non è stata prevista una trattenuta come trattamento di fine rapporto. L'IPOST, che è l'ente che si fa carico di queste pendenze, deve erogare, a mano a mano che questi dipendenti si dimettono, il trattamento di fine rapporto anche per gli anni in cui questi soggetti hanno lavorato come dipendenti dell'amministrazione autonoma delle poste, come dipendenti pubblici a tutti gli effetti, per i quali però non sono stati previsti gli accantonamenti. Di che entità stiamo parlando? Non si sa bene, ed è questo il motivo per il quale propongo la soppressione di quell'inciso. Certamente apprezzo il Governo, ed in particolare il sottosegretario Giarda, che ha voluto inserire per ragioni di trasparenza questo elemento nella legge finanziaria; infatti è indubbiamente meritevole di apprezzamento l'emersione di tutti questi elementi nel bilancio, che rappresenta un fattore positivo di chiarezza. Tuttavia il fatto che non sia precisato per il 2001, nemmeno come minimo massimo, l'ammontare di quanto effettivamente sarà dovuto ai dipendenti che si dimetteranno nel corso dell'anno non è positivo e lascia un'incertezza sul bilancio.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Passiamo agli identici emendamenti Bono 1.2 e Teresio Delfino 1.3.
NICOLA BONO. Signor Presidente, l'emendamento 1.2 pone un tema estremamente delicato per quanto riguarda la gestione di quella parte di materia finanziaria che attiene al corretto utilizzo delle maggiori entrate a fini di sgravio fiscale. Su questo tema il Governo si è speso - almeno così sostiene, mentre noi diciamo che si è speso solo a parole - in questa finanziaria affermando di puntare verso una riduzione della pressione tributaria, ma in realtà procedendo nella direzione opposta. Infatti al Senato ha introdotto un inciso all'interno del primo articolo, laddove si fa riferimento all'utilizzo delle eventuali maggiori entrate, che non devono essere riconducibili alla maggiore crescita economica, al fine di essere destinate alla riduzione della pressione fiscale. Questo è un assurdo, perché tecnicamente il modo più corretto per puntare all'obiettivo della riduzione della pressione tributaria è proprio auspicare la crescita del PIL, prevedendo quindi che le maggiori entrate siano destinate alla riduzione della pressione tributaria. Voler escludere da quest'ultima finalità gli effetti delle maggiori entrate derivanti dalla maggiore crescita evidenzia come tutte le promesse e gli impegni del Governo e della maggioranza di centrosinistra di voler procedere alla riduzione delle imposte siano solo dichiarazioni di principio svuotate totalmente di contenuto.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Trattandosi di legge finanziaria, cioè di una questione particolarmente delicata, prego i colleghi di votare per sé, altrimenti mi costringete - e non voglio farlo - ad assumere provvedimenti come l'espulsione dall'aula francamente fastidiosi. Naturalmente lo farò se continueranno a verificarsi casi di votazione per conto terzi.
Dichiaro chiusa la votazione.
Non ha funzionato la postazione del collega Bontempo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Galli.
Il provvedimento in discussione è passato attraverso diverse tappe negli ultimi mesi. Una tappa importante è stata il documento di programmazione economico-finanziaria di luglio, in cui si davano indicazioni estremamente ottimistiche. Si prevedeva infatti una crescita del PIL del 2,9 per cento e un avanzo, per il 2000, di 14 mila miliardi, che sarebbero diventati 27 mila nel 2001, 35 mila nel 2002 e 38 mila nel 2003. Si pensava quindi (per lo meno, lo pensava la maggioranza) di avere un pacchetto di 150 mila miliardi da distribuire a partire da questa legge finanziaria
A questo si è aggiunto quello che è stato definito un vero e proprio assalto alla diligenza, con passaggi scandalosi. Si è passati, per esempio, dai circa 70 articoli iniziali a 150 articoli nell'esame del provvedimento tra Camera e Senato. In tutto questo non si è tenuto conto (o per lo meno prima se ne teneva conto con prospettive decisamente diverse da quelle attuali) di un fatto fondamentale. Mi riferisco al patto di stabilità europea, che prevede per il 2003 che il disavanzo corrente sul PIL debba essere pari allo zero per cento.
In questi passaggi sono stati fatti emendamenti puramente elettorali, come quello relativo alla stabilizzazione - definizione veramente singolare, adottata dalla maggioranza - dei 30 mila lavoratori socialmente utili; oppure l'altro passaggio, veramente scandaloso, dei 12 mila miliardi inseriti di colpo nei contratti della scuola, evidentemente su pressione del milione, più o meno, di lavoratori della scuola, quindi di elettori, e dopo tutte le proteste di queste ultime settimane; senza parlare, poi, delle 25 pagine, addirittura, di emendamenti, praticamente un emendamento per ogni collegio elettorale, dati puramente come voto di scambio.
Purtroppo, in questi mesi la situazione è abbastanza cambiata, ma questa finanziaria è rimasta esattamente come quelle di storica memoria della prima Repubblica, come quelle degli anni settanta e ottanta, che hanno dato origine al debito pubblico che oggi tutti conosciamo. Quelle finanziarie produssero poi, ed è paradossale, poiché il personaggio è lo stesso, una delle manovre più pesanti della storia italiana del dopoguerra, cioè quella del 1992 del Governo Amato: una manovra addirittura di 90 mila miliardi, che sarebbero, più o meno, 180 mila miliardi di oggi.
In queste settimane, in questi mesi, come dicevo, le cose sono abbastanza cambiate e la progressione del PIL è passata dal 2,9 per cento indicato ad un 2,5 scarso; è' stata la regola di questi anni e di questo Governo che le indicazioni date all'inizio dell'anno siano state sempre smentite dai fatti. C'è un aumento pericoloso in prospettiva dell'inflazione. C'è un'economia americana che nell'ultimo trimestre non è più brillante come qualche mese fa. C'è una serie di situazioni di contorno che sono decisamente peggiorate. In questi mesi si è dunque passati da una situazione che pareva molto brillante, e tale da dare la possibilità, secondo questa maggioranza, di distribuire un bonus fiscale, ad una situazione che, nella sostanza - queste preoccupazioni sono state manifestate anche dal ragioniere dello Stato -, manifesta un buco presunto di circa 10 mila miliardi già per quest'anno, di 25 mila per l'anno prossimo, di 35 e 40 mila per gli anni successivi. Quindi, si passa da un presunto avanzo di 150 mila miliardi da distribuire ad un buco di circa 100 mila.
Ricordiamo che, comunque, nel 2003 si dovranno rispettare le decisioni europee e il Governo che ci sarà in quel momento, qualunque esso sia, dovrà presentare un bilancio assolutamente in pareggio. Evidentemente, questa è un'eredità pesante che si lascia ai Governi futuri.
Probabilmente, la sinistra pensava, qualora fosse rimasta al Governo, di riuscire a fare un altro colpo come quello attuato qualche anno fa nell'entrata in Europa, quando, per decisioni puramente politiche, il parametro più importante previsto nel Trattato di Maastricht, che era quello di avere un debito complessivo pari al massimo al 60 per cento del PIL...
Onorevole Bassanini, prenda posto per cortesia.
Onorevole Prestamburgo, per cortesia.
Prego, onorevole Galli.
Questo Governo, evidentemente, pensava di poter trattare da un punto di vista politico l'eventuale non raggiungimento del risultato indicato. Oppure, ritenendo di non esserci più nel 2003, ha pensato di lasciare questa eredità pesante al Governo che ci sarà in quell'anno.
La cosa più grave, comunque, è che per ottenere le distribuzioni elettorali che sono state comunque fatte non si è intervenuti su spese effettivamente tagliabili, ma si è compiuta una scelta che fatta da un Governo di sinistra è quanto meno singolare: si è attuato un intervento oltretutto incredibile considerandolo inserito in una manovra finanziaria e non in una legge-quadro a sé, quello di bloccare di colpo, con due anni d'anticipo, il pensionamento d'anzianità per i lavoratori con 57 anni di età e 35 di contribuzione. Una cosa veramente incredibile, che non ha precedenti non solo nel nostro paese ma in qualunque altro paese che si ritenga tale e che mette 600-700 mila lavoratori nella condizione di trovarsi, a pochi mesi dal raggiungimento della pensione, ad avere altri due anni di lavoro davanti. Evidentemente, non è questa una cosa accettabile da nessun punto di vista, tanto meno se proposta da un Governo di centro-sinistra, che, comunque, storicamente si dovrebbe rifare a valori di difesa dei lavoratori. L'unica giustificazione che si può mettere in campo è che, comunque, la maggior parte di questi lavoratori sono evidentemente situati nelle regioni del nord, dove hanno lavorato, prevalentemente, come dipendenti dell'industria, per cui a 57 anni di età possono aver maturato 35 anni di contribuzione.
Evidentemente, questo Governo ha dato per persi i collegi del nord e, dovendo fare una scelta, ha scelto di rubare un'altra volta in quelle regioni, per distribuire nelle altre regioni, dove probabilmente pensa di poter prendere qualche voto in più. È comunque una scelta che gli elettori sicuramente non dimenticheranno quando sarà il momento di ricordarsene, ed è comunque una scelta che mette in una situazione di incredibile vergogna tutte le persone che l'hanno perseguita.
Ma la cosa più grave è che questa finanziaria è esclusivamente di tipo ragionieristico, è una finanziaria esclusivamente di numeri, che va semplicemente a riempire tabelle, oltretutto non sempre in maniera corretta, tant'è che le perplessità arrivano non solo dai partiti dell'opposizione ma dalle stesse istituzioni interne, dagli stessi uffici dei vari ministeri. Comunque, una finanziaria non strategica, che non risolve - nessun pretendeva questo - ma che nemmeno mette in campo qualche possibile soluzione a quelli che sono i veri problemi del paese. E i problemi del paese, nonostante le proclamazioni entusiastiche di questi mesi, sono e restano molti e pesantissimi. E non è l'euforia per le 300 mila lire in più della tredicesima in busta paga spese per comprare qualche paia di scarpe, o qualche maglione in più o qualche regalo di Natale in questi giorni, che può cambiare la situazione drammatica in cui il Paese si trova.
Qui voglio ricordare solo i problemi più importanti, che comunque nei prossimi anni ci troveremo in ogni caso a dover affrontare. Vi è un problema di consumo e di risparmio, a proposito del quale anche in questi giorni qualche ministro ha indicato in maniera trionfalistica il fatto che si stia spendendo, con le tredicesime, il 10-15 per cento in più rispetto agli altri anni. Ma bisogna aggiungere che questa è veramente la spesa della disperazione, di chi non ha più nulla da perdere. Se andiamo a vedere i dati importanti, che sono quelli dei risparmi personali, dei risparmi delle famiglie, in realtà si nota una drammatica regressione: ci stiamo trasformando, da un paese di grandi risparmiatori, tra i più grandi del mondo assieme ai giapponesi e ad alcuni altri paesi, in un paese di
Voglio ricordare che oggi nel nostro paese il costo del lavoro è assolutamente a livelli europei e, in qualche caso, superiore a molti partner europei, mentre gli stipendi netti in busta dei lavoratori, dei dipendenti, cioè proprio di quelle persone che dovrebbero essere difese da questo Governo, sono in realtà più bassi del 30-40 per cento rispetto ai colleghi di altri paesi. Questo è facilmente spiegabile, come sapete tutti, per il fatto che oggi, in Italia, per ogni mille lire di stipendio netto che entrano in busta, vi sono, secondo le fasce di reddito, almeno altre 1.100, 1.200, in alcuni casi anche di più, 1.300 e rotte lire, spese sotto forma di contributi e tassazione.
Ricordo, per esempio, con molta semplicità, che un dipendente che prende uno stipendio normale di 1 milione 900 mila lire o 2 milioni al mese, parte da un lordo di 2 milioni 600 mila-2 milioni 700 mila in busta; su tale lordo paga il 10 per cento di oneri contributivi, paga l'aliquota dell'IRPEF e l'azienda paga un altro 35 per cento all'INPS sul lordo, più 1 milione e mezzo, 2 milioni, 2 milioni e mezzo, secondo le varie fasce, di INAIL l'anno. Si arriva così ad avere, per uno stipendio di 2 milioni netti, un costo superiore ai 4 milioni e mezzo al mese. Questi 2 milioni e mezzo in più di costo che le aziende sostengono vanno semplicemente nelle casse dello Stato ma non certo per i consumi delle famiglie dei lavoratori.
Su questo fronte non si è fatto assolutamente alcun intervento; eppure da parte di tutte le associazioni industriali il problema del costo del lavoro è indicato ormai da moltissimi anni come uno dei problemi più importanti per la competitività del nostro paese. Ci si è riempiti la bocca con il discorso dell'evasione fiscale e del presunto recupero: a noi non risulta questo recupero, anche dai numeri indicati nelle tabelle ufficiali allegate a questa finanziaria. Vi ricordo soltanto che il nostro è uno dei paesi più tassati al mondo, con una tassazione reale che ormai supera il 55 per cento del reddito prodotto, anche se dalle tabelle risulta il 44 per cento, perché siamo l'unico paese al mondo che conta le tasse realmente pagate e le divide per il reddito presunto prodotto mettendoci un 20 per cento di sommerso, come se uno Stato potesse permettersi di fare dei conti ragionando sui soldi certi e sui soldi presunti. Ma ovviamente per le persone che pagano le tasse la tassazione non è quel 44-45 per cento indicato dalle tabelle, ma è superiore al 55 per cento, più gli oneri contributivi per le aziende.
L'evasione ovviamente si combatte non incrementando i controlli della Guardia di finanza o continuando ad aggiungere tassazione e multe a chi eventualmente commette qualche errore di tipo contabile e fiscale, ma si combatte eliminando le ragioni di fondo; e la ragione di fondo in Italia è una sola: l'eccessiva tassazione. Se un imprenditore calcola quanto lavora in un anno, quanto rischia del proprio capitale per il suo lavoro e quanto gli resta fisicamente in tasca di tutto questo sforzo sia di lavoro che finanziario, si rende conto che in molte situazioni non vale più la pena di continuare in questo sacrificio. Da questo punto di vista l'intervento in questa finanziaria è assolutamente inesistente.
Esiste poi il problema della tassazione dell'IRPEF ai comuni, con quel 4,5 per cento di IRPEF che i comuni riceveranno, però in cambio di un taglio ai trasferimenti. Anche in questo caso non si è compreso assolutamente lo spirito del federalismo; il federalismo è soprattutto cultura della responsabilità. Non bisogna togliere la stessa cifra che i comuni recupereranno con l'IRPEF sul territorio, ma occorre separare le strade e lasciare ai comuni la responsabilità di gestire, anche da un punto di vista economico-finanziario, il proprio territorio.
Concludo osservando che questa è complessivamente una finanziaria di basso profilo, solo elettorale: un emendamento
Senza la chiarezza necessaria sarebbe successo che la Tesoreria avrebbe dovuto erogare talune cifre all'IPOST, che a sua volta le avrebbe dovuto conferire ai dipendenti che via via avessero maturato i loro diritti, ma non ci sarebbe stata una copertura formale di queste spese.
L'apprezzamento per la maggiore trasparenza va tuttavia contemperato per il fatto che non c'è una precisazione degli oneri stessi, che sono al massimo intorno ai 200 miliardi; da ciò deriva la mia proposta di soppressione, tenuto presente che la legge che indica come deve essere redatta la legge finanziaria - mi riferisco alla legge n. 468 del 1978, come modificata dalla legge n. 208 del 1999 - all'articolo 11 prevede che essa contenga il livello massimo di ricorso al mercato finanziario e del saldo netto da finanziare in termini di competenza per ciascuno degli anni considerati dal bilancio pluriennale, comprese le eventuali regolazioni contabili pregresse specificamente indicate. Questa indicazione specifica è sempre stata intesa da tutti non solo come enunciazione della particolare regolazione contabile, ma anche come un'indicazione della cifra. Infatti a pagina 29 del testo al nostro esame è riportato l'elenco preciso delle regolazioni contabili e debitorie con la cifra coinvolta; manca però quanto dovrà essere sborsato per quanto riguarda il TFR dei postelegrafonici.
Raccomando dunque l'approvazione del mio emendamento 1.1.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Possa 1.1 non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 445
Votanti 440
Astenuti 5
Maggioranza 221
Hanno votato sì 175
Hanno votato no 265).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bono. Ne ha facoltà.
Ecco perché invito la Camera ad affermare, con l'approvazione di questo emendamento, il principio che qualunque maggiore entrata eccedente rispetto alle previsioni del DPEF sia destinata prioritariamente all'abbattimento della pressione tributaria.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, gli identici emendamenti Bono 1.2 e Teresio Delfino 1.3, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 457
Votanti 451
Astenuti 6
Maggioranza 226
Hanno votato sì 203
Hanno votato no 248).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 441
Votanti 438
Astenuti 3
Maggioranza 220
Hanno votato sì 254
Hanno votato no 184).


