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SILVIO LIOTTA. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento, con riferimento agli articoli 72, 88 ed 89.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SILVIO LIOTTA. Signor Presidente, ieri, al fine di introdurre questo argomento ed in modo da poter avere l'occasione di intervenire, avevo presentato con alcuni deputati del mio gruppo una questione sospensiva - che sapevo benissimo come impingesse nel fatto che siamo nel corso dell'esame della legge finanziaria - concernente una questione delicatissima, il cui mancato esame potrebbe rappresentare un vulnus per quanto riguarda le prerogative ed i poteri della Camera.
che la Camera possa pronunziarsi nuovamente su norme che già siano state oggetto di una sua deliberazione, perché diversamente non si avrebbe più la certezza dei lavori parlamentari e si avrebbe un bis in idem che non è consentito nel nostro ordinamento. Nelle ricerche che ho condotto sia sul piano regolamentare sia in dottrina il tema non è affrontato, perché non si è mai verificato che norme sulle quali la Camera si era pronunziata, su proposta del suo Presidente, venissero reintrodotte dall'altra Camera. Si potrebbe dire che una decisione diversa di questa Camera possa rappresentare nei confronti del Senato un vulnus, ma qui la posizione è inversa, signor Presidente, perché il vulnus è stato arrecato dal Governo il quale, presentando al Senato quelle norme, ha reintrodotto principi che questa Camera aveva già stralciato.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Armaroli. Ne ha facoltà.
PAOLO ARMAROLI. Signor Presidente, intellegenti pauca. Lungi da me l'idea di creare un contenzioso con l'altro ramo del Parlamento, anche perché si tratta di organi sovrani, come diceva una vecchia dottrina, ed anche per un rispetto non formale del Senato.
PRESIDENTE. Neanche io.
PAOLO ARMAROLI. Allora credo che le argomentazioni dell'onorevole Liotta e
le mie possano fare breccia. Perché dico schizofrenico? Perché ella, correttamente ai sensi dell'articolo 120 del regolamento, pochi giorni fa, in prima lettura, ha stralciato alcune disposizioni proprio perché estranee all'oggetto della finanziaria e oggi sarebbe costretto invece a dare un giudizio diametralmente opposto rispetto a norme che, se non sono identiche, sono analoghe perché riguardano materia estranea.
MAURO GUERRA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Colleghi, per cortesia, la questione è delicata.
MAURO GUERRA. Signor Presidente, comprendo la serietà della questione posta dai colleghi Liotta e Armaroli, ma dissento sulle conclusioni a cui pervengono. In verità, della questione si è cominciato a discutere in questi giorni anche se è già intervenuta una riforma regolamentare; tuttavia, è necessario continuare a riflettere sull'assetto complessivo della sessione di bilancio avendo presente il bicameralismo perfetto in cui operiamo.
PRESIDENTE. Altri colleghi intendono intervenire sul punto?
SILVIO LIOTTA. Non avrebbe senso!
PRESIDENTE. Mi pare che lo scorso anno noi abbiamo tenuto fede a questo punto; almeno spero che sia così: il presidente Fantozzi mi dice che lo abbiamo fatto e lo ringrazio per l'asseverazione.
SILVIO LIOTTA. Che portano anche la mia firma!
PRESIDENTE. ...si assicurerebbe, come dire, il rispetto della deliberazione della Camera. Quindi, credo che lo strumento in questa fase sia quello: presentare un emendamento con quel tipo di motivazioni, cosa che i colleghi diligentemente hanno già fatto, e a quel punto naturalmente si voterà e si delibererà. E in questo modo credo si ripristini il provvedimento nella sua pienezza, il circuito regolamentare nella sua pienezza, perché lo stralcio, come voi sapete, è stato deliberato dalla Camera.
il Governo è naturalmente costretto a passare in Parlamento... Colleghi, per cortesia, consentite al Presidente... La richiamo all'ordine per la prima volta, onorevole Bolognesi! Onorevole Novelli, la richiamo all'ordine per la prima volta!... I problemi reali sui quali sarebbe utile - se ci riuscissimo in questo stralcio di legislatura - fare una riflessione approfondita sono quelli della delegificazione radicale e della forza del Governo in Parlamento. Sono queste due le questioni perché, come voi sapete - è stato già detto - il Governo, tra l'altro, ha presentato un numero di emendamenti superiore - se non erro - agli articoli originari del disegno di legge. Non mi pare che si ponga il problema che ha evidenziato - con la consueta abilità - il collega Armaroli; inviterei comunque tutti ad avere rispetto quando si parla del Capo dello Stato. Si pone invece un'altra questione: se il Governo, qualunque esso sia, deve contrattare con il Parlamento le operazioni positive, non i tagli ma gli investimenti, si apre allora una contrattazione permanente (è inutile che ce lo nascondiamo), non solo con la maggioranza e con l'opposizione, ma anche con singoli deputati, con singoli gruppi e così via.
SILVIO LIOTTA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Non potrei darle la parola, ma comunque...
SILVIO LIOTTA. Presidente, la ringrazio del suo intervento che ha evidenziato come quello posto sia un problema reale. Tuttavia non condivido il fatto che lei dia un giudizio politico sulla legge finanziaria, parlando di finanziaria di sviluppo. Su questo tema, infatti, noi riteniamo che non si tratti più di una posizione regolamentare del Presidente, ma che ci sia anche un giudizio politico del Presidente.
PRESIDENTE. Non ho detto che questa finanziaria è di sviluppo; ho detto che bisogna distinguere tra finanziaria di risanamento...
SILVIO LIOTTA. Bene, altrimenti poteva sorgere un equivoco.
PRESIDENTE. Spero che le posizioni dell'opposizione non interdicano al Presidente di esprimere una sua opinione. La libertà di pensiero e di parola è sempre una garanzia democratica!
AUGUSTO FANTOZZI, Presidente della V Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
AUGUSTO FANTOZZI, Presidente della V Commissione. Signor Presidente, questi temi che lei ha affrontato sono evidentemente bene all'attenzione della Commissione bilancio, che già ne ha discusso. Ci ripromettiamo, sia pure in tempi brevi e attraverso audizioni (che peraltro sono state richieste), di dare un seguito e di venire con un documento ricco di suggerimenti...
PRESIDENTE. Che spero possa essere discusso anche dall'aula!
AUGUSTO FANTOZZI, Presidente della V Commissione. ...e di riflessioni che potrà servire per la prossima finanziaria.
PRESIDENTE. So che è stata chiesta l'audizione del ragioniere generale dello Stato.
AUGUSTO FANTOZZI, Presidente della V Commissione. Esatto, Presidente.
PRESIDENTE. Ricordo che, come sapete, lo stralcio è stato comunicato all'aula e in quella sede non sono state sollevate obiezioni.
NICOLA BONO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
NICOLA BONO. Presidente, la delicatezza della questione mi spinge a fare una breve riflessione, anche in base alle sue argomentazioni. A me non sfugge che lei non è nelle condizioni di avere strumenti regolamentari, e questo credo che rappresenti la base di una sostanziale difficoltà ad affrontare la legittimità ed il contenuto delle osservazioni che i colleghi Liotta e Armaroli hanno sostenuto questa mattina. Tuttavia, rimane un aspetto importante, che non consente di glissare su una questione. Non sarei soddisfatto al suo posto - e comunque non lo sono al mio - di prendere atto in maniera quasi passiva ed assolutamente non interattiva di ciò che è accaduto; quanto meno, mi sarei aspettato due cose. Innanzitutto, che il Presidente - o meglio, qualche componente autorevole della maggioranza - desse un'indicazione nel senso auspicato, cioè di stimolare un voto che fosse di cassazione di quegli articoli che la Camera a suo tempo ha stralciato.
PRESIDENTE. Non dei nostri (Applausi)!
NICOLA BONO. Del Parlamento.
rispetto a ciò che è accaduto al Senato. Al di là delle cose che lei ha detto, e che condivido, sul merito del rapporto Governo-Parlamento e sulla sostanza dei provvedimenti che stiamo esaminando - che possono essere visti con un occhio diverso a seconda del loro contenuto - credo sia comunque importante che lei si ponga nei confronti del Senato in termini di difesa delle nostre prerogative e soprattutto del nostro diritto a pronunciarci una sola volta sulle varie questioni e di non essere obbligati ad accettare e perfino a subire scelte che potrebbero non essere compatibili con il nostro ruolo.
GUIDO POSSA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GUIDO POSSA. Presidente, sul fatto increscioso che i colleghi Liotta ed Armaroli hanno portato alla nostra attenzione non posso che condividere la sua valutazione su ciò che resta da fare ora: quindi a suo tempo voteremo gli emendamenti che i colleghi hanno presentato e che possono ripristinare la nostra valutazione delle cose.
PRESIDENTE. Vorrei precisare, onorevole Possa, che il Governo, come qualunque deputato, ha la possibilità di presentare tutti gli emendamenti che vuole. È compito di un giudizio politico stabilire se abbia fatto bene o male, ma non possiamo parlare di violazione di fatto del disegno di legge finanziaria perché questo richiamerebbe anche la responsabilità di altre autorità, e non è così. Si può discutere dell'opportunità o meno di presentare emendamenti di sostanza, che forse avrebbero trovato una migliore collocazione nel disegno di legge finanziaria, ma dal punto di vista formale mi pare che le procedure siano state rispettate.
Vengo alla questione regolamentare. Nel corso dell'esame della legge finanziaria la Commissione bilancio, nella seduta del 5 ottobre, ha esaminato il contenuto proprio della legge finanziaria ed ha ritenuto a maggioranza di proporre lo stralcio solamente di un gruppo di norme che ha ritenuto estranee a tale contenuto, anche se, a giudizio dell'opposizione e come confermato dai giudizi politici che successivamente sono stati dati da tutti, anche dal Governo, le norme estranee erano molte di più. Ma questo è un fatto politico che poi discuteremo con il Governo. Sulla base di questo, signor Presidente, lei ha proposto all'Aula lo stralcio delle norme indicate dalla Commissione bilancio nel suo parere, che è stato votato per alzata di mano. Pertanto la Camera dei deputati si è pronunziata sul contenuto di quelle norme, che ha ritenuto di stralciare perché estranee al contenuto proprio della legge finanziaria, che, sebbene sia una legge ordinaria, signor Presidente, è anche la legge quadro complessiva che presiede alla predisposizione dei documenti contabili, le cui norme, alle quali facciamo riferimento, sono state introdotte dalla legge n. 208 del 1999.
Il provvedimento valutato dalla Camera è stato poi trasmesso al Senato, laddove sono state ripresentate talune norme - ne ho citato soltanto alcune nella questione sospensiva - dal Governo, il quale già aveva insistito in Commissione perché tutte le norme, pur essendo estranee, fossero dichiarate surrettiziamente non estranee. Si è ritenuto infatti che, non essendovi precetto costituzionale, è come se il Governo non fosse tenuto a rispettare le leggi ordinarie dello Stato, che invece tutti i cittadini devono rispettare. Il Senato ha dunque reintrodotto quelle norme che la Camera, su sua richiesta, aveva stralciato, signor Presidente.
Le norme del nostro regolamento, come anche di quello del Senato, impediscono
L'articolo 72 del nostro regolamento (non è il caso che lo illustri a lei, che lo conosce cento volte meglio di me), il secondo comma dell'articolo 88, nonché l'articolo 89 sono volti a stabilire, come recita quest'ultimo, che «Il Presidente ha facoltà di negare l'accettazione e lo svolgimento di ordini del giorno, emendamenti o articoli aggiuntivi (...) che siano preclusi da precedenti deliberazioni, e può rifiutarsi di metterli in votazione».
Tra l'altro, non siamo al 31 dicembre, alla vigilia della scadenza dei termini costituzionali per l'approvazione del bilancio e comunque rimane sempre la possibilità dell'esercizio provvisorio. Ma oggi la Presidenza della Camera, affrontando l'argomento, non può assumere una posizione agnostica. Nel momento in cui viene sollevata la questione, vi è bisogno di una decisione sua, signor Presidente, o della Camera, che faccia chiarezza sull'argomento e rappresenti una garanzia ai sensi dell'articolo 120 per le deliberazioni che questa Camera adotta, nel caso specifico su proposta sua e non di un singolo parlamentare. E questo non per il solo fatto che ciò si è verificato all'atto del deposito della legge finanziaria, perché quella norma continua a valere: non è che nel corso dell'esame della finanziaria il suo contenuto, per le successive deroghe, possa non essere tenuto in considerazione. Ciò può avvenire per il resto, ma non per quello che abbiamo stralciato su sua proposta.
Però, Signor Presidente, ritengo - questo è l'oggetto del richiamo al regolamento - che quella presentata dall'onorevole Liotta che, come tutti sanno, è un'autorità in materia, era una sospensiva a fin di bene, volta a preservare due valori, il primo dei quali è la certezza del diritto, perché l'articolo 72 della Costituzione ha costituzionalizzato i regolamenti parlamentari, tant'è che la vecchia dottrina che parlava di regolamento interno è stata superata. Non si parla più oggi di regolamento interno della Camera innanzitutto perché, come dicevo, esso è stato costituzionalizzato e poi perché non prevede soltanto ipotesi relative all'interno della Camera, ponendola in rapporto con tutti gli altri organi costituzionali.
Allora, signor Presidente, non vorrei che la Corte costituzionale adita dicesse che una parte degli articoli della finanziaria non è conforme alla Costituzione indirettamente perché viola l'articolo 120 del regolamento della Camera e l'articolo 126 del regolamento del Senato.
Quindi, in primo luogo vi è il fine di dare certezza al diritto, un bene molto importante, e in secondo luogo, siamo alla vigilia di Natale, tutti siamo buoni e non vorrei che lei, signor Presidente, diventasse schizofrenico.
Per questa ragione, signor Presidente, se ella è d'accordo, chiederei una riunione della Giunta per il regolamento quanto meno per esaminare questo problema e dare certezza al diritto.
Signor Presidente, un'ultima considerazione d'ordine giuridico-politico concernente il Governo il quale, con tutti gli emendamenti presentati alla legge finanziaria, si dimostra poco rispettoso delle prerogative del Capo dello Stato che autorizza la presentazione dei disegni di legge. Bene, nella fattispecie, il Capo dello Stato ha autorizzato la presentazione di un disegno di legge che il Governo, scientemente, in corso d'opera, prima alla Camera e poi al Senato, ha cambiato, tant'è che gli articoli sono quasi raddoppiati. E poiché l'autorizzazione alla presentazione di disegni di legge dà una potestà al Capo dello Stato, evidentemente questo Governo ritiene il Capo dello Stato poco più di un passacarte.
Per queste ragioni chiedo che la Giunta per il regolamento possa fornirle un parere, fermo restando che la decisione spetta a lei, signor Presidente. Mi auguro che alla vigilia di Natale il nostro Presidente, il Presidente della Camera, non sia costretto a dire il contrario di quanto affermato correttamente in quest'aula qualche settimana fa.
Onorevole Piccolo, prenda posto per cortesia. Onorevole Piccolo, la richiamo all'ordine per la prima volta! Onorevole Piccolo, la richiamo all'ordine la seconda volta.
La prego, onorevole Guerra.
Se accedessimo alle tesi dei colleghi Liotta e Armaroli, creeremmo una situazione di assoluta ingovernabilità istituzionale del procedimento di formazione della legge finanziaria con un rimpallo permanente tra le due Camere, senza riuscire a definire il contenuto proprio della legge finanziaria che è soggetta alla libera e sovrana valutazione di ciascuno dei due rami del Parlamento.
D'altro canto, non mi pare applicabile il richiamo all'articolo 89 fatto dal collega Liotta, ossia la preclusione del «già votato» perché siamo in una fase di formazione della legge finanziaria, cioè all'interno di una serie di passaggi di modifica che intervengono nell'esame dei documenti finanziari da uno all'altro ramo del Parlamento. Non può valere il fatto che alla Camera ci si è pronunciati in un modo su un punto e il Senato si è pronunciato in altro modo; resta tuttavia il problema della valutazione complessiva del contenuto proprio, il che - ripeto - rimanda ad una riflessione sull'intera struttura della sessione di bilancio. Allo stato degli atti, cioè a legislazione vigente e con questo regolamento, signor Presidente, non credo possano esservi preclusioni all'esame del testo pervenuto dal Senato.
Cerco di dare una risposta e vi prego di prestare attenzione. Ringrazio i colleghi Liotta e Armaroli per aver posto una questione seria, che riprendo sinteticamente per agevolare lo svolgimento dell'argomentazione.
I due colleghi dicono questo. Il Presidente della Camera ha comunicato all'Assemblea lo stralcio di alcune parti del progetto di legge in attuazione dell'articolo 120 del regolamento, senza che venissero mosse obiezioni. Successivamente, al Senato (per quanto mi risulta, in tre casi), sono state riproposte, sia pure con qualche variante, con qualche correzione, le disposizioni che erano state stralciate dalla Camera. A questo punto, che succede? Qual è l'effetto dello stralcio? Tanto il regolamento della Camera quanto il regolamento del Senato prescrivono che quando il disegno di legge finanziaria arriva in prima lettura alla Camera o al Senato è il Presidente di quel ramo del Parlamento che decide lo stralcio e naturalmente questa decisione dovrebbe ritenersi vincolante anche per l'altro ramo del Parlamento, perché altrimenti sarebbe inutile.
Ora, in realtà, i testi, come voi sapete, non sono identici: vi sono state delle piccole variazioni che però credo non tocchino la sostanza della materia. Però, colleghi, a questo punto io non ho gli strumenti regolamentari per intervenire. Cosa potrei fare? Stralciare io il testo del Senato? Questo non è possibile. Non è possibile perché il potere è dato soltanto sul disegno di legge del Governo. D'altra parte, i colleghi deputati hanno tutti gli strumenti, presentando emendamenti, per proporre la cancellazione di quel testo, tenendo presente che i colleghi della Lega hanno già proposto tre emendamenti che riguardano proprio queste parti, votando i quali ...
Naturalmente, sarebbe auspicabile che le deliberazioni prese da un ramo del Parlamento in materia di stralcio vengano seguite anche dall'altro ramo del Parlamento. Può capitare che ciò non accada. Voglio solo riferire, colleghi, che, come voi sapete, nel corso dell'esame... Colleghi, o uscite o state tranquilli! ... È capitato anche nell'esame in prima lettura, come voi ricorderete, che sia stato presentato un emendamento che riproduceva il testo stralciato. In quel caso ce ne siamo accorti. Io eliminerei ogni elemento di dolo o di cattiva intenzione. Il problema (e qui passo alla seconda questione) è quello della stessa legge finanziaria che, quando non è più strumento di risanamento ed è invece strumento di sviluppo, si presta ad essere oggetto di una ulteriore valutazione.
Quindi, il complesso delle questioni non è soltanto regolamentare; è un complesso di questioni, come lei ha accennato nel suo intervento, presidente Liotta, di indirizzo complessivo e di natura di questi interventi. Recentemente si è discusso anche se non sia il caso di tornare esclusivamente a leggi di bilancio di tipo sostanziale, ma saremmo punto e daccapo, torneremmo al passato. Eliminare del tutto la possibilità di interventi? Avremmo i famosi decretoni che i colleghi ricorderanno.
Quindi, in sostanza, il punto vero, a mio avviso, è il rapporto Governo-Parlamento. La forza del Governo in Parlamento: questa è la questione di fondo. Perché avendo noi un altissimo livello di legificazione, non ancora delegificato sufficientemente,
È in questo quadro che vanno ridiscussi, nel momento in cui siamo - grazie a Dio - in una fase di sviluppo, quali sono gli strumenti economici e le garanzie di cui bisogna dotarsi. Abbiamo una serie di strumenti economici che garantiscono la finanziaria di risanamento, ma non abbiamo strumenti economici che garantiscano la finanziaria di sviluppo (se vogliamo usare questi termini). È questo un tema che io spero possa essere discusso - vediamo in che termini e, siccome è una questione politica abbastanza complicata, in quale sede: attenderei i suggerimenti dei colleghi - perché nella prossima legislatura la legge finanziaria abbia dei confini più certi di azione.
Comunque, il tema che oggi i colleghi hanno posto può essere affrontato nel momento in cui esamineremo gli emendamenti presentati dai colleghi dell'opposizione che tendono appunto ad abrogare queste disposizioni che si richiamano ai testi.
Onorevole Liotta, nel momento in cui non siamo più in una fase in cui l'obiettivo prioritario è il risanamento, ma investire il prodotto interno lordo che - grazie a Dio - si è acquisito, è chiaro che le questioni sono di carattere diverso rispetto a prima. Noi abbiamo impostato queste operazioni finanziarie e questa struttura ordinamentale sulla base dell'antico problema; oggi ne abbiamo uno diverso e ho l'impressione che non abbiamo gli strumenti regolamentari per guidare questa fase. Non è, dunque, un giudizio su questo tipo di documento.
L'altro aspetto importante, che compete al Presidente, è quello relativo alla necessità di dare quanto meno una risposta politica ed istituzionale al Senato. Non ci troviamo in una condizione in cui affrontiamo per la prima volta questi temi; lo abbiamo fatto più volte in passato, quando si è trattato di emendamenti che lei ha dichiarato improponibili in quest'aula, che invece sono stati ritenuti proponibili al Senato e che quindi ci siamo trovati a dover votare in seconda lettura come se per noi fossero proponibili. Invece non potevano esserlo, perché su quegli emendamenti già c'era stato un nostro pronunciamento. Ancora più grave, a maggior ragione, è che tutto ciò sia avvenuto in riferimento a norme stralciate dal testo originario.
Ciò che è accaduto può essere dovuto - anzi, certamente è così - ad un difetto di comunicazione, di verifica in corso d'opera: immagino che, nell'ambito di un bicameralismo perfetto, proprio perché tale, vi sia un nucleo di funzionari che di volta in volta segue i provvedimenti ed evita che accadano queste cose. Se ciò non si verifica, evidentemente c'è qualche difetto organizzativo alla base dei nostri lavori.
L'ultimo aspetto che volevo toccare, di fronte alla gravità del fatto (infatti, se parliamo di Parlamento sovrano non possiamo non considerare che ciò che sta accadendo lede la nostra sovranità ed il nostro diritto al pronunciamento sulla sostanza delle cose che facciamo) è il seguente: mi aspetterei da parte sua quanto meno una presa d'atto di questo dato e l'espressione, nei termini che lei riterrà più opportuni, del nostro dissenso
In merito alle considerazioni che ella ha esposto successivamente, tuttavia, vorrei formulare questa osservazione. La legge n. 468 del 1978, così come modificata, in particolare, dalla legge n. 208 del 1999 (sulla quale la Commissione bilancio ha lavorato con molto impegno sotto la guida del presidente Solaroli e sulla quale tutti abbiamo assunto una posizione bipartisan) rappresenta uno strumento molto efficace se usato come si deve.
In particolare, esso impedisce che nella finanziaria siano ricomprese norme ordinamentali, organizzatorie, microsettoriali, e quelle che non hanno effetti sull'anno successivo. Tutto ciò non è stato però considerato - neanche da lei, signor Presidente - con la dovuta severità nel momento in cui il disegno di legge finanziaria è stato presentato per la prima volta dal Governo alla Camera.
Di conseguenza, a mio avviso, dovevano essere dichiarati inammissibili decine e decine di articoli, in quanto rappresentavano norme che invece fanno pienamente parte di quelle che le leggi che ho citato escludono dal contenuto proprio della finanziaria: ciò non è avvenuto e non credo che questo abbia a che fare con il problema dello sviluppo dell'economia, piuttosto che con quello del risanamento. Erano norme assolutamente travalicate da quanto ci ha presentato il Governo. Questo atteggiamento permissivo - se così si può dire - nei confronti del Governo ha legittimato un'altra grave violazione della legge per il fatto che, mentre è previsto che la legge finanziaria sia presentata al Parlamento entro il 30 settembre, questa è stata presentata solo in parte in quella data e successivamente è stata completata in itinere. Come lei ha detto prima, il numero di emendamenti del Governo approvati dal Senato e dalla Camera è stato superiore al numero degli articoli: sono stati infatti 271 e molti di essi sono di grandissimo peso. Abbiamo accettato quindi che ci fosse una violazione di fatto alla data di presentazione della legge finanziaria; non stupisce, pertanto, che di fronte ad una tale rilassatezza nell'utilizzare gli strumenti legislativi a disposizione per contenere l'azione del Governo, quest'ultimo abbia ritenuto di presentare al Senato quello che alla Camera non era riuscito ad ottenere.


