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MIRKO TREMAGLIA, Relatore. Il provvedimento in esame davanti al Parlamento che reca il numero 7457 e il titolo «Ulteriore finanziamento per la prima Conferenza per gli italiani nel Mondo» ha innanzitutto ragione d'essere perché è avvenimento di grande rilevanza, in primo luogo, sotto l'aspetto politico, perché la Conferenza è nata allo scopo di condurre un'analisi dell'azione svolta dall'Italia in favore delle proprie collettività all'estero, anche mediante un confronto con le esigenze tradizionali e con le nuove aspettative intervenute successivamente nella seconda Conferenza dell'emigrazione, organizzata il 3 dicembre 1988 congiuntamente con il Ministero degli affari esteri e il CNEL, e dopo l'istituzione del Consiglio generale degli italiani all'estero (CGIE) nato con la legge n. 368 del 1989.
diversità. Gli italiani nel mondo hanno piena coscienza di costituire una grande risorsa politica, culturale, scientifica economica e sociale, sia per l'Italia che per i paesi di accoglimento.
La motivazione del finanziamento e dell'integrazione di oggi va sottolineata come indispensabile, sulla base del documento finale della prima Conferenza degli italiani nel mondo.
La premessa ci richiama al documento del 3 dicembre 1988, che fu il primo atto unitario fra tutte le associazioni dell'emigrazione. Essa recita: «La Conferenza esprime la riconoscenza della nazione ai connazionali che in ogni continente, in più di un secolo, hanno testimoniato e testimoniano con il loro lavoro e sacrificio la capacità del nostro popolo e, nella fedeltà alle radici e agli ideali della madrepatria, hanno contribuito al civile progresso in ogni paese del mondo; per il loro impegno e per il loro sentimento, per le prestigiose opere realizzate ovunque, per i valori morali e spirituali e gli interessi materiali che interpretano, per l'apporto economico dato all'Italia nel costo degli anni, gli italiani all'estero e i loro discendenti sono e rimangono componente viva della comunità nazionale».
Questa prima Conferenza degli italiani nel mondo fa proprie le risultanze delle conferenze nazionali delle preconferenze continentali, degli incontri preparatori delle donne e dei giovani, della Conferenza dei parlamentari di origine italiana, dei laboratori sull'informazione, l'imprenditoria, la scienza, la cultura e la solidarietà, nonché le conclusioni delle Commissioni di lavoro.
Citiamo sempre il documento finale: «In questo quadro l'Europa ricca di valori comuni, nonostante i suoi limiti istituzionali, ha ritrovato con l'approvazione della Carta dei diritti fondamentali dei cittadini dell'Unione, la fiducia in se stessa, si offre per vincere insieme a tutti gli italiani nel mondo la sfida del XXI secolo: costruire la casa comune dei popoli e delle nazioni, uniti da un patrimonio interculturale fondato sui principi della pari dignità delle
«La solidarietà è un valore fondante della cultura italiana, parte integrante e qualificante dell'altra Italia attraverso le migliaia di volontari, religiosi e laici che prestano servizio nei cinque continenti ed è legata alla cooperazione italiana ovunque e alla grande opera svolta dall'associazionismo. Nel crescente processo di mondializzazione non solo economica, l'Italia ha concreto interesse a valorizzare la rete di presenze italiane, che esiste già e della quale paesi più forti del nostro non dispongono. Le comunità italiane non sono nate come «comunità di dominio». La loro radice non è nel potere, ma nel lavoro e per questo hanno una legittimità e una credibilità che consente loro di assumere responsabilità di fronte ai grandi problemi collettivi, nazionali e internazionali. Il primo segnale di serio riconoscimento è stato dato quando per la prima volta gli italiani all'estero, come tali, sono entrati nella Costituzione della Repubblica con l'istituzione della circoscrizione Estero, con la revisione degli articoli 8, 56 e 57 della Costituzione, per avere la possibilità di eleggere direttamente i loro rappresentanti nel Parlamento italiano, ed essere così soggetti attivi di partecipazione politica nel sistema Italia. Sentite le precise dichiarazioni di impegno unitario degli esponenti dei maggiori partiti» - dice sempre il documento finale della prima Conferenza mondiale degli italiani all'estero - «non sarebbe comprensibile che il Parlamento non approvasse la legge ordinaria che regola l'esercizio in loco del diritto di voto in tempi e con modalità tali da consentire che cittadini italiani all'estero votino sin dalle prossime elezioni politiche. In previsione dell'esercizio di voto in loco il potenziamento dell'informazione dall'Italia diventa cruciale al pari della corretta e completa informazione di ritorno tesa a dare visibilità all'Italia che è fuori dall'Italia. L'informazione infatti è strumento di conoscenza reciproca, fattore di crescita civile, sociale e politica e mezzo primario di confronto democratico (ma la legge è inspiegabilmente ferma al Senato, in Commissione, dal 20 luglio).
«Con la TV di ritorno gli italiani in Italia debbono sapere, vedere dove sono, cosa fanno i nostri connazionali, quali posizioni importanti nella cultura, nell'economia, nella pubblica amministrazione, nei Parlamenti e nei Governi dei paesi ospitanti hanno assunto. Questo costituisce un fatto di importanza unica nel colloquio con i nostri connazionali e per i risultati sul piano culturale economico, nei rapporti internazionali e nella stessa politica estera.
«La Conferenza, nella salvaguardia di un patrimonio ideale, di gratitudine e di civiltà ha altresì proposto l'allestimento al Vittoriano di una sala dedicata alla storia della nostra emigrazione e la creazione di una fondazione che raccolga e cataloghi le testimonianze delle comunità e promuova la realizzazione di ricerche sulla vita delle collettività italiane all'estero e l'insegnamento della loro storia. Come conseguenza di queste premesse la Conferenza ha impegnato il Governo, il Parlamento e le regioni ad adottare e coordinare l'applicazione di tutti gli strumenti necessari a realizzare una politica articolata, sviluppata anche attraverso i lavori di un tavolo di concertazione Stato-regioni-CGIE, che risponda alle esigenze delle diverse aree geografiche e condizioni di vita dei connazionali all'estero». Queste indicazioni devono avere un seguito (sempre indicato nel documento finale) nelle linee per la politica degli italiani nel mondo e per l'attuazione del pacchetto parlamentare dell'emigrazione, in particolare per quanto riguarda la stampa, la comunicazione, le questioni sociali e la cultura, rimasto senza alcun seguito legislativo da molti anni.


