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PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione congiunta sulle linee generali delle modifiche introdotte dal Senato.
SALVATORE CHERCHI, Relatore per la maggioranza sul disegno di legge n. 7328-bis-B, Signor Presidente, svolgerò alcune considerazioni introduttive al dibattito sul disegno di legge finanziaria per l'anno 2001 sul quale la V Commissione bilancio mi ha conferito oggi pomeriggio il mandato a riferire favorevolmente.
SALVATORE CHERCHI, Relatore per la maggioranza sul disegno di legge n. 7328-bis-B. Il Senato ha reintrodotto il cosiddetto «forfettino», consistente nell'istituzione di un'imposta sostitutiva che assolve al complesso degli obblighi fiscali, laddove si sia in presenza di imprese di minori dimensioni che realizzano volumi di attività di importi ridotti. Anche per quel che riguarda le imprese, se si tiene conto che il Senato ha maggiorato la misura di riduzione degli oneri sociali, possibile per le imprese di minori dimensioni e per le imprese artigiane, si può concludere che è stato mantenuto l'altro caposaldo della manovra che riguarda l'adozione di misure fiscali di tipo specifico o generalizzato per le imprese che operano nel Mezzogiorno, in funzione del rilancio dell'attività imprenditoriale e dell'effettuazione di nuovi investimenti.
appostate per future leggi di parte capitale.
fatta la scelta di non disperdere il lavoro fatto e di portare le misure più rilevanti nel testo della finanziaria.
BENITO PAOLONE. Parlaci della «polvere della diligenza»!
SALVATORE CHERCHI, Relatore per la maggioranza sul disegno di legge n. 7328-bis-B. La polvere è questa, onorevole Paolone! Si alza un polverone (Commenti del deputato Paolone)... E a mio avviso fa male anche chi ci casca all'interno della maggioranza in questa trappola, perché quel «polverone» è esattamente finalizzato a nascondere la sostanza e, cioè, che i conti sono in ordine; che la finanza pubblica è sotto controllo! E questo lavoro è stato fatto con questi strumenti; e ciò vuol dire che in questi cinque anni è stato fatto un uso corretto di tali strumenti! Non sono stati utilizzati come strumenti alla Cirino Pomicino per scardinare la finanza pubblica.
BENITO PAOLONE. Parlaci della polvere.
SALVATORE CHERCHI, Relatore per la maggioranza sul disegno di legge n. 7328-bis-B. È così. Sono stati utilizzati correttamente, poi si può discutere se gli strumenti siano i migliori, quelli più adeguati o quant'altro.
GIANCARLO PAGLIARINI. Scoppia da ridere anche a lui!
SALVATORE CHERCHI, Relatore per la maggioranza sul disegno di legge n. 7328-bis-B. No, onorevole Pagliarini, non mi scappa da ridere. Mi ricordo che quando lei era ministro del bilancio ha determinato un'utilizzazione scorretta, in quelle circostanze, di questi stessi strumenti, proprio in relazione alla finanza pubblica: abbia pazienza, ma questi sono fatti documentabili (Commenti dei deputati dei gruppi della Lega nord Padania e di Alleanza nazionale). È così!
GIANCARLO PAGLIARINI. Cosa dici?
PIETRO ARMANI. Rispondi per fatto personale, Pagliarini.
SALVATORE CHERCHI, Relatore per la maggioranza sul disegno di legge n. 7328-bis-B. Per carità, voglio spiegarmi, non voglio dire che lei abbia fatto un uso volutamente scorretto.
BENITO PAOLONE. Cherchi, se non parli della polvere che solleva la diligenza, parli male.
PRESIDENTE. Onorevole Paolone, per cortesia.
PIETRO ARMANI. Tra l'altro è un esempio del sottosegretario Giarda.
PRESIDENTE. Limitiamo questi colloqui, anche se gradevoli.
SALVATORE CHERCHI, Relatore per la maggioranza sul disegno di legge n. 7328-bis-B. Sì, ho finito, signor Presidente.
PRESIDENTE. Non era un invito a lei, onorevole Cherchi. Era un modesto richiamo all'onorevole Paolone.
SALVATORE CHERCHI, Relatore per la maggioranza sul disegno di legge n. 7328-bis-B. La sostanza è in quello che ho detto poc'anzi, nel fatto che questi strumenti, pur criticabili siano stati usati correttamente e abbiano consentito di conseguire l'obiettivo. Il resto appartiene al futuro.
mio modestissimo parere, che deriva dall'esperienza concreta che ho avuto modo di verificare diverse volte in questa legislatura, avendo avuto la ventura di fare per tre volte il relatore sulla legge finanziaria. A mio avviso, se non si considera l'insieme delle decisioni che traducono il documento di programmazione economico-finanziaria, considerando la sola sessione di bilancio, si perverrà sempre a valutazioni molto parziali, quindi a mio avviso inefficaci (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, dei Popolari e democratici-l'Ulivo e della Lega nord Padania).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore per la maggioranza sul disegno di legge 7329-B.
GIUSEPPE NIEDDA, Relatore per la maggioranza sul disegno di legge 7329-B. Signor Presidente, onorevoli colleghi, cercherò di essere sintetico nel riferire alcuni dati quantitativi che riguardano il disegno di legge di bilancio 2001-2003.
BENITO PAOLONE. Specie nel meridione sono tutti lì che fanno festa!
GIUSEPPE NIEDDA, Relatore per la maggioranza sul disegno di legge 7329-B. La festa non è proporzionale alla ridistribuzione, ma alla felicità personale che ognuno ne trae e ciò dovrebbe anche aiutare a raggiungere traguardi ragguardevoli di felicità personale.
PRESIDENTE. Constato l'assenza del relatore di minoranza, onorevole Peretti: si intende che abbia rinunziato a svolgere la sua relazione.
NICOLA BONO, Relatore di minoranza. Signor Presidente, in via preliminare mi corre l'obbligo di sollevare un problema che riguarda l'andamento dei nostri lavori: il tempo che abbiamo avuto a disposizione per affrontare una materia così complessa, che è stata totalmente stravolta dall'esame del Senato, è un aspetto che oserei definire assolutamente anomalo e perfino scandaloso, perché in tal modo si è espropriato il Parlamento della possibilità concreta di entrare nel merito di un provvedimento, in cui, tra l'altro, sono presenti addirittura norme che a suo tempo erano state stralciate dalla Camera.
totale di 156 articoli che proiettano questo provvedimento in vetta al guinness dei primati delle proposte di legge «mostro», veri e propri atti di violenza giuridica, infarciti delle norme più disparate, che rendono impossibile la vita ai cittadini e dubbia la loro corretta applicazione.
Un Governo che non sa fare tesoro dei suggerimenti dei suoi funzionari più validi ed esperti è votato all'incoscienza e al fallimento.
NICOLA BONO, Relatore di minoranza. Analogo discorso vale per la vicenda della falsa abolizione dei ticket sanitari, che opererebbe soltanto per nove mesi, se è vero, come è vero, che decorre dal 1o luglio 2001 e che con il 31 marzo 2002 verrà ad essere definita la valutazione del raggiungimento dei presunti e alquanto improbabili obiettivi di economia che dovrebbero essere alla base di quella copertura finanziaria. L'abolizione dei ticket è stata fatta scientemente senza copertura finanziaria, individuando un percorso che ci mette oggi nelle condizioni di poter teorizzare che quel provvedimento serviva soltanto per buttare fumo negli occhi agli elettori.
maniera determinante sulla concessione delle norme di defiscalizzazione ed ha ricevuto in cambio un presunto pacchetto di interventi che non risolvono alcuno dei problemi della marginalità economica in cui versa la più grande isola del nostro paese.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore di minoranza, onorevole Possa.
GUIDO POSSA, Relatore di minoranza. Signor Presidente, signori rappresentati del Governo, cari colleghi, siamo di fronte indubbiamente ad una finanziaria monstre, composta da 158 articoli: se dedicassimo 30 secondi ad articolo - che sarebbero, naturalmente, pochissimi - dovremmo parlare per 76 minuti, ma io dirò solo poche parole, in via di estrema sintesi.
preventiva e al comma 2 stabilisce norme per la vaccinazione contro la tubercolosi ed il tetano, mentre al comma 3 stabilisce norme per la vaccinazione antitifica; l'articolo 95 reca disposizioni in materia di tutela sanitaria degli infortuni sul lavoro, anch'esse di natura ordinamentale; l'articolo 99 stabilisce norme per la profilassi internazionale; all'articolo 102, riguardante la cartolarizzazione dei crediti e altre misure, con i commi 4 e 5 si sopprime un inciso della legge finanziaria per il 1999 e si procede ad una remunerazione dell'INAIL per i proventi provenienti dalla cartolarizzazione, anche queste norme sostanzialmente ordinamentali; l'articolo 109, relativo ad interventi in materia di promozione dello sviluppo sostenibile, al comma 2, lettera g), destina risorse per azioni di sperimentazione della contabilità ambientale territoriale, argomento molto vasto e interessante, ma che non c'entra nulla con la legge finanziaria; con l'articolo 114, che riguarda il disinquinamento, la bonifica ed il ripristino ambientale, al comma 5, si prevede l'inserimento, in determinati bandi di concorso, di laureati in geologia oltre a ai già previsti laureati in ingegneria; l'articolo 118, che riguarda interventi in materia di formazione professionale, con i commi 14 e 15 autorizza assunzioni a tempo determinato per gli enti pubblici di ricerca e dispone in merito a problematiche di gestione degli avanzi finanziari del Fondo sociale europeo; l'articolo 119, concernente il potenziamento dell'attività ispettiva del Ministero del lavoro e della previdenza sociale, al comma 2 proroga la validità della graduatoria di un concorso per ispettori del lavoro. Cosa c'entra questo con la legge finanziaria?
conservazione della foresta fossile di Dunarobba e la conservazione del campo di concentramento di Fossoli.
per il 2001 a soli 100 miliardi. Che meraviglia! Perché questa discontinuità?
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore di minoranza, onorevole Teresio Delfino.
TERESIO DELFINO, Relatore di minoranza. Signor Presidente, signor ministro, onorevoli colleghi, sul disegno di legge finanziaria 2001, al di là delle critiche fondate e facili da fare relativamente alla sua enorme dimensione ed alla distorta applicazione delle disposizioni sulle sessioni di bilancio, contenute nella legge n. 468 del 1978 e successive modificazioni, non c'è dubbio che occorra comunque prestare attenzione ad alcuni elementi di riflessione introdotti dal relatore in ordine all'azione che, complessivamente, il Governo, unitamente a quelli che lo hanno preceduto, e la maggioranza hanno svolto in questi anni relativamente al risanamento della finanza pubblica, ai traguardi che sono stati raggiunti ed ai sacrifici che questi ultimi hanno comportato.
ad un progetto futuro, perché in questi anni si è fatto molto poco in questa direzione.
PRESIDENTE. Onorevole Delfino, deve concludere.
TERESIO DELFINO, Relatore di minoranza. Mi appresto a terminare.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
VINCENZO VISCO, Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica. Il Governo si riserva di intervenire in sede di replica.
PRESIDENTE. Il primo iscritto a parlare è l'onorevole Armani. Ne ha facoltà.
PIETRO ARMANI. Signor Presidente, quanti minuti ho a disposizione? Credo di averne diversi visto che mi sono stati ceduti anche dai miei colleghi.
SILVIO LIOTTA. Due ore!
PRESIDENTE. Ha venticinque minuti.
PIETRO ARMANI. Credevo di avere mezz'ora.
BENITO PAOLONE. Ti cedo i miei venti!
PRESIDENTE. Il massimo comunque è mezz'ora.
PIETRO ARMANI. Signor Presidente, ci troviamo di fronte ad una svolta congiunturale che fino a qualche settimana fa era assolutamente impensabile.
fiscale che è stato erogato entro quest'anno, con le famose 350 mila lire in media a ciascun contribuente, che si prevede debba essere realizzato anche nel 2001, 2002 e 2003, rischi di incontrare quanto meno una maggiore difficoltà per realizzarsi. È vero che esso deriva non dalla lotta all'evasione ma essenzialmente dalla riforma del ministro Visco, che ha realizzato una crescita tributaria consistente soprattutto basando la sua tassazione sul lordo anziché sul netto, ma ovviamente, se il PIL cresce di meno, anche il lordo cresce di meno, indipendentemente dal fatto che sia decurtato o meno dei costi dell'attività produttiva: dunque, di fronte a tali prospettive, la crescita del bonus fiscale, quindi l'abbattimento della pressione fiscale previsto negli anni successivi (2001, 2002 e 2003) potrebbe entrare in crisi.
BENITO PAOLONE. Alla sinistra è permesso tutto!
PIETRO ARMANI. ...dicevo, di fronte ad una norma precisa che dice che dalla finanziaria devono essere espunte tutte le norme ordinamentali e localistiche, essi hanno inventato una serie di interpretazioni «a loro» libitum, in assoluta autonomia di giudizio, in base alle quali si è aperto un portone gigantesco per fare entrare tutte le norme dei famosi articoli, tra i quali l'articolo 145, che è l'epigrafe del modo in cui è stata realizzata materialmente la finanziaria. Ebbene, l'interpretazione del Presidente Violante - che ho vissuto personalmente nel corso della prima lettura - francamente è stata di tipo farisaico; uso questo termine preciso perché le argomentazioni giuridiche che sono state portate sono assolutamente risibili, signor Presidente, non giustificate e di tipo apparentemente formalistico, perché salvavano la forma, ma poi aprivano un portone per consentire a tutti i parlamentari della maggioranza di avere la soddisfazione nei loro collegi per questa o quella regalia a questa o quella zona del paese. Ebbene, la legge n. 208 è stata proposta dalla maggioranza e da un Governo, ma approvata in modo bipartisan, in una logica di equilibrio, anche dall'opposizione. Dunque, una legge approvata, una volta tanto, anche con l'accordo della maggioranza e dell'opposizione viene violata proprio dal Governo e dalla maggioranza che l'hanno promossa.
boire aggiunto a quelli che dobbiamo valutare nella nostra ulteriore lettura -, è composto da 12 pagine e 33 commi.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Leone. Ne ha facoltà.
ANTONIO LEONE. Signor Presidente, chiunque può vedere che il disegno di legge finanziaria al nostro esame, con le modifiche apportate dal Senato, è davvero indecente, avendo, tra l'altro, assunto dimensioni che contrastano con la ratio che è sottesa alla riforma della procedura di bilancio (come ha evidenziato il collega Armani), finalizzata ad evitare il ripetersi delle cosiddette finanziarie omnibus.
così come prevista dall'articolo 41, allo scopo di reperire risorse finanziarie per altri interventi - naturalmente di sapore elettorale -, comporterà sicuramente una penalizzazione dello stesso a favore di altri giochi. Anche ai fini di una maggiore redditività per l'erario, eventuali aumenti delle poste si sarebbero dovuti spalmare in modo proporzionale sulle varie tipologie di gioco. Sempre in materia di giochi, non ci sembra condivisibile il contributo una tantum a favore dell'amministrazione dei monopoli per l'installazione dei terminali per la raccolta delle puntate del gioco del lotto.
anno al paese sulla strada del risanamento reale, della modernizzazione e dell'efficienza. Questo è particolarmente grave nel momento in cui la congiuntura internazionale si sta evolvendo in una direzione meno favorevole del previsto: sta venendo meno il traino dell'economia statunitense, che ha iniziato un brusco rallentamento, e l'Europa non riesce a porsi quale locomotiva alternativa dell'economia mondiale. In tale contesto, la crescita economica italiana - l'aumento tendenziale del PIL è pari al +2,5 per cento - appare più lenta rispetto a quella degli altri paesi europei. Questo non è un caso, ma dipende dal fatto che alcuni nodi strutturali del nostro sistema economico non sono stati risolti, come abbiamo sempre denunciato.
rapidamente grandi opere strategiche utilizzando finanziamenti comunitari, oggi largamente inutilizzati e il sistema del project financing.
danni, dilapidando irresponsabilmente le risorse pubbliche nel tentativo di sopravvivere a se stesso.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Targetti. Ne ha facoltà.
FERDINANDO TARGETTI. Presidente, questa è la quinta ed ultima finanziaria della legislatura. A metà degli anni novanta, il paese doveva conseguire due obiettivi di politica economica: da un lato, proseguire il percorso di risanamento della finanza pubblica iniziato a partire dal 1992 e, anzi, irrobustire tale politica, dopo un periodo di rallentamento della medesima; dall'altro, sostenere un'economia che, in termini assoluti - ed anche differenziali rispetto agli altri paesi europei - mostrava segnali di ridotto dinamismo. Il sostegno all'economia, che prendesse la forma sia di una politica dell'offerta, (riduzione delle imposte, in primis) sia di sostegno della domanda avrebbe comportato, in buona misura, un peggioramento dei conti pubblici.
sentire sugli investimenti privati, che sono fortemente cresciuti negli ultimi anni, in particolare del 6 per cento nell'anno in corso. Dal lato della domanda, vanno registrati gli effetti di stimolo congiunturale che questa legge finanziaria può produrre e che, anzi, credo abbia già prodotto nelle aspettative dei consumi privati, soprattutto di beni durevoli, che nel 2000 sono cresciuti del 5,5 per cento; questo è un dato significativo circa il mutamento di clima di fiducia di famiglie ed imprese.
di un Governo di centrosinistra (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e Comunista).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Boccia. Ne ha facoltà.
ANTONIO BOCCIA. Presidente, mi ero preparato un bell'intervento, senonché, ascoltando gli interventi dei colleghi che mi hanno preceduto e rendendomi conto delle persone alle quali a quest'ora rivolgiamo il nostro messaggio, mi sono posto un problema. Mi rivolgo alle persone che attraverso radio radicale seguono i nostri lavori; agli automobilisti in viaggio che ascoltano i nostri ragionamenti; ai militari di guardia; ai custodi e alle guardie notturne, a quelli che comunque fanno un presidio a quest'ora; agli ammalati che non riescono a dormire, a tutte le persone che ci ascoltano e mi chiedo alla fine che cosa capiranno di questo linguaggio tecnicistico. Allora, metto da parte il discorso che avevo preparato e cercherò di parlare a loro, oltre che ai deputati presenti in quest'aula, per spiegare cosa sia questa manovra, questa legge finanziaria.
politica della Thatcher, di Reagan, dei conservatori: mi chiedo, però, se la politica dei conservatori interessi la maggioranza degli italiani; mi chiedo se la conservazione dello status quo possa essere la politica per i meridionali; mi chiedo se il mantenimento degli attuali equilibri sociali possa essere ciò che chiedono i lavoratori e i piccoli imprenditori del nord. Quando leggiamo i messaggi del centrodestra, che afferma che per vincere la sfida della competitività e della globalizzazione bisogna semplificare oltre che la pubblica amministrazione anche il sistema d'impresa, per cui non si può più competere con la piccola e media impresa diffusa sul territorio ma si deve concentrare, semplificare, con poche grandi famiglie, come negli Stati Uniti d'America (due, tre, cinque, dieci grandi aziende competono nel mondo e per il resto si vede), evidentemente non ci possiamo stare.
politico che considera la persona e la famiglia al centro dell'interesse complessivo della comunità. C'è stato un punto di incontro anche sul fatto che lo Stato non debba dirigere, non debba opprimere, anche perché i centralismi e gli statalismi sono anacronistici; uno Stato deve fare le regole, le stesse che voi ci avete impedito di fare in questi cinque anni e che, ogni volta, a forza di voti di maggioranza abbiamo dovuto approvare nelle aule parlamentari. Se oggi c'è qualche ritardo, è dovuto al fatto che, in alcune occasioni, le regole non sono passate in quanto l'opposizione ha fatto ostruzionismo ed ha impedito, ad esempio, la riforma della Costituzione. Ricordo molto bene le parole pronunciate in quest'aula dal capo della destra: «Non si faranno mai riforme fino a quando non convincerete i magistrati che io sono innocente». D'Alema, giustamente, rispose: «Non ho il potere di convincere i magistrati della tua innocenza».
GUSTAVO SELVA. Dove? Come? Spiegati un po' meglio!
ANTONIO BOCCIA. ... che non portano lontano.
come di altre. Quel progetto era separatista.
PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Carazzi. Ne ha facoltà.
MARIA CARAZZI. Signor Presidente, nonostante i vari ritocchi e rimaneggiamenti, nella sostanza il testo che torna dal Senato non è affatto irriconoscibile, non lo è nell'impianto, come hanno già osservato il relatore ed il sottosegretario Giarda. Positivo era il giudizio di noi Comunisti italiani sull'impianto iniziale e positivo è il giudizio ancora oggi. La nuova IRPEF è centrata sull'alleggerimento fiscale alle famiglie, mantiene un carattere progressivo, concentra le detrazioni e le esenzioni verso le fasce più basse del reddito. Questa riduzione della pressione fiscale naturalmente si ripercuote anche sulle fasce successive, su tutti gli scaglioni successivi al primo, ma ha un effetto redistributivo virtuoso verso il basso.
i lavoratori socialmente utili: anche questo è stato un importante intervento del Senato. Di fronte a tali successi, le critiche della destra mi sembrano oscillare tra atteggiamenti di svalutazione degli interventi (sul fisco e sulle pensioni) e un atteggiamento di rampogna, di rimprovero o di severità perché sono state fatte troppe concessioni alle fasce a basso reddito, come titolava in modo eloquente il giornale confindustriale del 15 dicembre scorso.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Paolone; poiché non è presente, s'intende che vi abbia rinunciato. È iscritto a parlare l'onorevole Galli... l'onorevole Proietti è presente?... L'onorevole Cicu?... Constato l'assenza degli onorevoli Galli, Proietti e Cicu, iscritti a parlare: s'intende che vi abbiano rinunciato.
Informo che i Presidenti del gruppo parlamentare Forza Italia ne ha chiesto l'ampliamento senza limitazione nelle iscrizioni a parlare, ai sensi del comma 2 dell'articolo 83 del regolamento.
Avverto che la V Commissione (Bilancio) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Ha facoltà di parlare il relatore per la maggioranza sul disegno di legge n. 7328-bis-B l'onorevole Cherchi.
Il Senato ha introdotto numerose modificazioni ed integrazioni al testo licenziato dalla Camera. Per valutare in una giusta prospettiva le integrazioni introdotte dal Senato occorre partire dalla constatazione e dalla sottolineatura che il disegno di legge, nel testo trasmessoci dal Senato, conserva sostanzialmente intatti gli aspetti essenziali della manovra di politica economica che il Governo ha tradotto nel disegno di legge finanziaria.
Sulla stampa si è dibattuto a lungo a proposito dell'aumento del numero degli articoli e delle disposizioni introdotte nella legge finanziaria prima dalla Camera e successivamente dal Senato.
Occorre avere sempre presente che la sostanza della manovra è pressoché identica al disegno originariamente propostoci dal Governo. Così è per quello che riguarda l'insieme delle misure fiscali e, in modo particolare, la manovra sull'IRPEF contenuta nell'articolo 2 del disegno di legge; queste misure sono state, semmai, potenziate a seguito dell'introduzione di ulteriori disposizioni agevolative per la famiglia.
Relativamente alle imprese, a seguito dell'esame del Senato, risulta rafforzata la principale delle misure; mi riferisco al credito di imposta generalizzato per gli investimenti effettuati nelle aree depresse. Queste disposizioni sono state rese ulteriormente incentivanti per gli investimenti e l'attività imprenditoriale nel Mezzogiorno poiché si consente di sommare ai nuovi investimenti una quota degli ammortamenti, risultando così maggiorato il credito d'imposta disponibile per le imprese che investono nel sud.
Per quanto attiene al volume degli investimenti pubblici, contenuti nella manovra al nostro esame, si può constatare che si è operato un trasferimento di risorse dalla Tabella B verso disposizioni che consentono l'immediata spesa delle risorse in essa appostate. Da un certo punto di vista, si può sostenere che l'esame della Camera e del Senato consente di rendere immediatamente disponibili per il sistema economico risorse
Per quanto riguarda la misura concernente l'abolizione dei ticket, occorre rivendicare - e noi lo facciamo - la rilevanza di questa manovra. In passato, i ticket erano stati definiti come la tassa sulla malattia, perché si ponevano a carico del cittadino, di fatto, come una tassa vera e propria - anche se, forse, dal punto di vista della definizione, è un po' improprio quanto sto dicendo - con l'obiettivo del contenimento della spesa sanitaria. Credo sia stata una scelta di civiltà l'aver spostato dal lato dell'offerta il sistema dei controlli, in modo da realizzare lì dov'è la sorgente della spesa, attraverso la responsabilizzazione degli operatori sanitari, il controllo della stessa spesa sanitaria. Peraltro, come i colleghi sanno, tali disposizioni sono di graduale applicazione, subordinatamente al realizzarsi nelle singole regioni degli obiettivi di contenimento della spesa sanitaria. È davvero azzardato, come talvolta si è fatto, parlare di attentato alla finanza pubblica, di «programmazione di buchi»: in realtà, si responsabilizzano i generatori di spesa e, laddove essi non funzionino, si interviene con altre misure che, peraltro, devono essere adottate nei territori ove si verifichino tali scostamenti.
Infine, il Senato ha incrementato ulteriormente gli stanziamenti destinati a riparare i danni prodottisi a seguito delle pesanti alluvioni verificatesi in taluni territori del paese. È auspicabile che tali somme vengano utilizzate, oltreché per riparare i danni e far fronte alle esigenze determinatesi, anche e soprattutto per una ricostruzione nei territori interessati funzionale ad evitare il riprodursi dei danni stessi. Mentre si ripristina la situazione esistente prima delle alluvioni, credo si possa investire in misure di carattere preventivo, in taluni casi ridisegnando l'assetto territoriale ed urbanistico.
Infine, occorre ricordare il robusto incremento delle risorse messe a disposizione per il rinnovo dei contratti di lavoro degli insegnanti.
Il secondo punto che voglio affrontare nella mia breve relazione, signor Presidente, riguarda la questione molto dibattuta della dimensione assunta dal disegno di legge finanziaria relativamente al numero di articoli e disposizioni in esso contenuti.
Per una valutazione più oggettiva, occorre tenere conto, anzitutto, della circostanza che il Governo ha deciso di non presentare disegni di legge collegati alla finanziaria, ma di limitarsi ad un unico provvedimento. Già in partenza, quindi, il disegno di legge finanziaria è stato presentato al Parlamento in una «dimensione piuttosto robusta». Inoltre, la gran parte degli articoli aggiunti al disegno di legge finanziaria non è altro che il contenuto di progetti di legge esaminati almeno da un ramo del Parlamento e dalla Commissione in sede referente dell'altro ramo del Parlamento; si è scelto, pertanto, di non disperdere il lavoro già compiuto, trasferendolo nel disegno di legge finanziaria.
Mi spiego. Il disegno di legge contenente interventi in campo ambientale era stato già approvato dal Senato della Repubblica ed esaminato dalla Commissione ambiente della Camera in sede referente; pertanto, si tratta di disposizioni che è parso utile non «perdere», poiché riguardanti interventi attesi nel paese.
Quindi, non vi è stata un'invenzione dell'ultimo momento. Quel disegno di legge sugli interventi in campo ambientale è stato trasferito pressoché di peso, ma avendo alle spalle un lungo lavoro istruttorio, nel disegno di legge finanziaria. Così è stato per il decreto-legge riguardante gli ammortizzatori sociali; così è per il disegno di legge riguardante misure nel campo del lavoro; così è per il disegno di legge riguardante misure nel campo dell'agricoltura.
In sostanza, voglio concludere che non si è trattato, nella maggior parte dei casi, di misure improvvisate, ma di misure e disposizioni da lungo tempo all'esame del Parlamento e che, verosimilmente, in una contingenza temporale diversa, sarebbero comunque arrivate all'esito conclusivo, cioè sarebbero diventate legge. Si è quindi
Sulle tabelle ho già detto poc'anzi che si presentano di esigua consistenza, proprio perché di norma le disposizioni per le quali erano state preordinate queste risorse sono state introdotte direttamente nella legge finanziaria.
Relativamente alla questione sollevata ancora oggi in Commissione bilancio dell'utilità dello strumento della finanziaria e degli altri provvedimenti che compongono la decisione di bilancio, vorrei svolgere anch'io qualche considerazione.
Vi è intanto una finalità eminentemente politica nel porre, nei termini in cui è stato fatto, la questione dell'utilità della finanziaria o, in altro caso, dell'assetto migliore della finanziaria.
Il dato politico, il dato di fatto è che, nel corso di questi cinque anni, la finanza pubblica è stata messa sotto controllo. Questo è il dato di fatto, innanzitutto.
In una certa polemica, che viene sollevata sullo strumento legge finanziaria, vi è in realtà l'obiettivo di «alzare un polverone» per nascondere dietro ad un presunto «assalto alla diligenza» la sostanza del fatto compiuto in questi cinque anni e che si riassume nell'aver messo i conti in ordine e nell'aver messo sotto controllo una finanza pubblica che 5-6 anni fa era fuori dalla stessa possibilità di controllo da parte del Parlamento.
Tra i tanti dati che vengono citati, ne vorrei sottolineare ancora una volta uno: oggi, il nostro paese ha un risparmio pubblico di circa 50 mila miliardi, cioè la spesa in conto capitale è finanziata per più del 50 per cento attraverso, appunto, il risparmio pubblico! Questo è un dato che, più di altri, sta a significare la rilevanza e la solidità del lavoro compiuto nel mettere ordine nei nostri conti.
Questo lavoro è stato fatto con tali strumenti...
Personalmente considero sbagliata una situazione nella quale il Parlamento accetta o boccia in blocco il provvedimento del Governo. Si può trovare nel confronto internazionale un insieme di situazioni nelle quali il Parlamento interviene ed ha diritto di emendare la proposta del Governo. Semmai, come è già stato ricordato anche questo pomeriggio dal professor Giarda (in proposito ho anche dei dati statistici) il principale emendatore della finanziaria è il Governo. Se noi considerassimo la serie statistica, storica, degli ultimi cinque anni e considerassimo gli emendamenti di fonte governativa diretta al netto di quelli mediati attraverso i parlamentari, potremmo constatare che il principale emendatore è sempre e di gran lunga il Governo, per numero di emendamenti e soprattutto per rilevanza degli stessi. Anche questo appartiene alla pura registrazione dei fatti accaduti. Quando si parla di modificazioni in corso d'opera, è una rappresentazione sbagliata quella che descrive un'orda di parlamentari all'assalto della legge finanziaria. Questo lo dico per tutti, per la maggioranza e per l'opposizione. Il punto è che, discutendo di una riforma della legislazione di bilancio, occorre avere il quadro d'insieme. Personalmente, considero monca la riforma che abbiamo varato recentemente - non ne ho mai fatto mistero - innanzitutto perché si è eliminato il collegato di sessione e si è mantenuta la stessa durata della sessione di bilancio. Questa era già una primissima contraddizione. Non si capisce perché non si debba ridurre del 50 o del 60 per cento il tempo della durata della sessione di bilancio, se si elimina il collegato. Questo è un primo aspetto.
Per quanto riguarda il secondo aspetto, nel momento in cui il Parlamento vota il documento di programmazione economico-finanziaria deve porsi il problema del come i contenuti del DPEF vengono vagliati e tradotti in decisioni legislative, quando è necessario, in tempi certi. Questo vale per chiunque governi.
Se i disegni di legge collegati fuori sessione, che sono attuativi delle politiche di settore, vengono presentati al Parlamento e non si sa quando e come possano essere deliberati, è giocoforza che i bisogni ed i problemi, che sono sempre più forti delle regole (la realtà è sempre più forte delle regole), si scavino la strada per trovare soddisfazione: è così, non è filosofia. Il problema si pone per la sessione di bilancio ma anche per altre sessioni regolamentate con tempi certi e modalità certe, nelle quali esaminare e discutere l'insieme dei provvedimenti che traducono l'attuazione del documento di programmazione economico-finanziaria.
Bisogna partire a monte: la finanziaria quale risulta adesso è l'effetto di un complesso di regolamentazione della decisione parlamentare, che finisce per far scaricare tutte le tensioni e tutti i problemi sulla legge finanziaria medesima; ma questo, appunto, riguarda un dibattito a futura memoria. Ho voluto aggiungere il
Come i colleghi sanno, il bilancio è disposto a legislazione vigente e quindi anche le modifiche hanno un carattere per così dire tecnico e riguardano sostanzialmente le finalità di politica economica e gli interventi vari che l'amministrazione dello Stato si propone. La legge finanziaria determina sulle entrate e sulle spese del bilancio a legislazione vigente tutte quelle variazioni che vengono normalmente chiamate manovra di bilancio e che vengono trasferite nel bilancio con la nota di variazione.
Il disegno di legge di bilancio parte dunque da una considerazione a legislazione vigente, cioè rebus sic stantibus, con la legislazione e gli impegni che già erano stati assunti in precedenza, e questo quadro statico presentava all'inizio della sessione, al netto delle regolazioni contabili e debitorie dei rimborsi IVA, entrate finali per circa 695 mila miliardi, di cui 650 mila erano entrate tributarie. L'ammontare delle spese era di circa 735 mila miliardi; il saldo netto da finanziare si attestava quindi sui 41 mila miliardi, con un risparmio pubblico di 45 mila miliardi.
Gli interventi che sono stati effettuati in sede di esame del bilancio da parte della nostra Camera hanno prodotto una riduzione delle entrate finali di oltre 19 mila miliardi ed un aumento delle spese finali di 16 mila miliardi, di cui 12 mila miliardi relativi alle spese correnti e 4 mila miliardi relativi alle spese in conto capitale. È stata realizzata, cioè, una manovra fortemente espansiva, lasciando a disposizione della gente una quantità ragguardevole di denaro con il quale si pensa di seguire e di aiutare il corso espansivo che in questo momento la nostra economia sta sperimentando.
Nel corso dell'esame del disegno di legge di bilancio e della finanziaria da parte della Camera, i saldi sono stati modificati, nel senso che ne è derivato un aumento delle entrate finali di 2 mila miliardi e una diminuzione delle spese di 800 miliardi. Il Senato è intervenuto, in maniera abbastanza consistente, soprattutto nei settori dell'istruzione, della difesa e dei lavori pubblici e l'esame combinato da parte del Senato ha provocato un aumento delle entrate finali, che ha superato quello delle spese.
Il bilancio di previsione per il 2001, così come ci ritorna dal Senato, recepito nella seconda nota di variazione al nostro esame, presenta un totale delle entrate finali pari a circa 680 mila miliardi, di cui il 90 per cento sono entrate tributarie. Per le spese finali il totale ammonta a circa 750 mila miliardi, 550 mila miliardi per spese correnti, 152 mila miliardi per il servizio del debito pubblico e 95 mila miliardi per spese in conto capitale. Il risparmio pubblico, il saldo tra le entrate e le spese correnti, vale a dire la capacità dello Stato di creare risparmio, ovvero di demolirlo, aumenta a conclusione dell'esame del Senato a circa 17 mila miliardi. L'avanzo primario si attesta a circa 79 mila miliardi e il saldo netto da finanziarie e inferiore ai 74 mila miliardi, indicati nell'articolo 1 del disegno di legge finanziaria. Tornando dal Senato, il bilancio resta nei confini che erano stati fissati dalla legge finanziaria.
Si rileva che resta difficile dal bilancio, così come concepito, avere un'idea precisa e chiara del conto delle pubbliche amministrazioni, che è il dato che dovrebbe portarci nel 2001 a un disavanzo pari allo 0,8 del PIL. Ritengo opportuno fare presente, sottoponendo all'esame della Camera la nota di variazione al bilancio, che le modifiche non hanno portato squilibri a quanto era stato sostanzialmente definito nel corso della prima lettura alla Camera. Il bilancio dello Stato si caratterizza, quindi, con un notevole avanzo primario ed un saldo netto da finanziare, in linea con gli obiettivi che ci eravamo posti. La solidità del risanamento che è stata raggiunta in questi anni - credo che anche i colleghi dell'opposizione la apprezzeranno - è quella che ha consentito la manovra espansiva, che viene realizzata con la legge di bilancio e la finanziaria per il 2001 e rappresenta probabilmente la più grande ridistribuzione di ricchezza fatta nel nostro Stato dall'unità d'Italia in avanti.
Sostanzialmente, quindi, si tratta di un bilancio che chiude quello di legislatura, raggiungendo gli obiettivi prefissati. Vi sono alcune innovazioni che sono state prospettate anche nel corso della discussione alle quali accennava anche il collega e che riguardano proprio i contenuti e i limiti della legge finanziaria. L'eliminazione dei collegati dalla legge di bilancio rappresenta, però, un punto di debolezza del nostro sistema perché costringe gli stessi a seguire un iter parlamentare straordinariamente lungo. Si pensi che, dopo circa un anno, sono tornati quelli relativi alla legge di bilancio e alla legge finanziaria del 2000.
Credo di aver esposto i punti fondamentali della legge di bilancio. Siamo convinti che si siano raggiunti gli obiettivi di finanza che il Governo si era posto e che il quinquennio della legislatura si possa chiudere con una ragionevole soddisfazione, non solo di chi ha sostenuto il Governo, ma anche dell'opposizione che, talvolta in modo ignaro e agnostico, ha contribuito a raggiungere formidabili risultati (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e Comunista e del deputato Possa).
Ha facoltà di parlare il relatore di minoranza, onorevole Bono.
Si tratta di un aspetto di cui parleremo diffusamente domani, ma volevo fare questa notazione per evidenziare l'assurdità di una procedura che sta soffocando il dibattito e che presenta una finanziaria sostanzialmente blindata, da accettare così com'è. Noi respingiamo questa logica.
Tra l'altro, avevamo previsto che questa finanziaria elettorale, per come era impostata, avrebbe avuto un esito discutibile, ma la realtà ha superato ogni più fervida e perfino corrosiva fantasia. Era partita con 76 articoli, che sono diventati 126 alla fine del dibattito alla Camera, poi il Senato ne ha aggiunti altri 30, per un
Quando ero un giovane commercialista ero costretto ad esaminare provvedimenti tributari illeggibili, incomprensibili ed inapplicabili e non mi spiegavo come mai un Parlamento ricco di tante personalità e di tanti ingegni potesse varare norme così incredibilmente mal fatte. Oggi, che ho la ventura di fare il parlamentare, ho capito come mai si verifichino queste situazioni. Si è tentato di trovare una risposta per ogni istanza ed ogni deputato e senatore ha avuto la sensazione di poter dimostrare di portare a casa qualcosa. Ma ciò è accaduto a scapito degli interessi generali del paese, che sono ben altri che l'acquisto del consenso, come ai tempi, da noi certamente non rimpianti, della prima Repubblica.
Per questo motivo ci sembra strano che il relatore per la maggioranza, onorevole Cherchi, abbia affermato all'inizio del suo intervento che l'impianto della finanziaria risulta sostanzialmente inalterato. Che cosa si intende per impianto della finanziaria?
Poco fa in Commissione bilancio il sottosegretario Giarda ha tentato di dare una spiegazione del motivo per cui tale impianto sarebbe rimasto inalterato e si è diffuso in una serie di ragionamenti che si basavano sul mantenimento della restituzione fiscale alle famiglie ed alle imprese e su tutta una serie di questioni che non sarebbero state intaccate. Tuttavia, il problema è nominalistico e non di sostanza, perché si ha la pretesa di attribuirsi una strategia chiara per il semplice fatto di aver lasciato il titolo ad alcuni interventi, ma vi è solo il titolo in quanto la sostanza degli interventi è stata svuotata di contenuto proprio per i motivi che tra poco illustrerò più analiticamente.
Voglio ora parlare brevemente dei motivi per cui si è creata questa legge «mostro». Di chi sono le responsabilità per questo ennesimo assalto alla diligenza?
A proposito, anche su questo il sottosegretario Giarda prima ricordava che durante il dibattito sulla finanziaria gli era venuto in mente il film Ombre rosse. Per forza, in quel film c'è l'assalto alla diligenza! Poi Giarda ha deviato la battuta che ci è venuta spontanea sul tema della polvere che sarebbe stata alzata attorno al risultato della finanziaria ma rimane il fatto che riguardo al film Ombre rosse la memoria non va alla polvere bensì all'assalto alla diligenza e alle frecce che ferivano ed uccidevano i passeggeri, esattamente quello che sta accadendo con questa manovra.
In primo luogo, le responsabilità sono proprio del Governo che ha fatto la scelta di distribuire una piccola parte delle maggiori entrate tributarie dando poco e male a tutti, senza alcun disegno e senza alcun obiettivo di politica economica ma solo per perseguire fini di bottega elettoralistica.
In secondo luogo, questa responsabilità appartiene alla maggioranza e non solo perché ha consentito la presentazione di un numero impressionante di emendamenti, quasi pari a quelli presentati dall'opposizione, ma anche perché li ha approvati stravolgendo la finanziaria del suo Governo che nei fatti è stato smentito, mortificato delegittimato. Se questo Governo avesse un residuo di dignità, avrebbe già dovuto prendere atto di ciò e rassegnare le dimissioni; invece fa attaccare, senza neanche provare a difenderlo, il ragioniere Monorchio, che come il bambino della favola del re nudo, non ha fatto altro che dire ciò che tutti gli italiani pensano, vale a dire che questa manovra è assolutamente impresentabile. Perché meravigliarsi che il Governo non ha difeso Monorchio? Non è lo stesso Governo che per rispondere agli sgraditi richiami del governatore della Banca d'Italia Fazio non ha trovato di meglio che richiamare immagini truci di corvi e di avvoltoi che si eserciterebbero nel predire disgrazie, che per il Governo invece sono inverosimili?
Infine, la responsabilità di questo prodotto legislativo è anche dei Presidenti del Parlamento, i quali non hanno applicato correttamente, a nostro avviso, le norme sull'ammissibilità degli emendamenti. Se già durante l'esame alla Camera ciò è avvenuto con inusitata intensità rispetto al passato, ciò che è avvenuto da questo punto di vista al Senato è davvero scandaloso. Certo, bisogna essere proprio disperati per fare una finanziaria del genere che non affronti in alcun modo i nodi del paese, anzi li lascia ulteriormente aggravati.
In primo luogo, il nodo della competitività minacciato dal crescente tasso di inflazione che, a sua volta, è trascinato verso l'alto dal caro petrolio. Alleanza nazionale ha condotto una battaglia per realizzare una riduzione che avesse benefici effetti sulle tariffe e sui costi della produzione. La conseguenza di quella sconfitta è non solo la crescita inflazionistica (2,7 per cento a novembre) ma anche il raffreddamento della crescita del PIL che ormai è condannato a viaggiare verso valori oscillanti tra il 2,4 e il 2,5 per cento, cioè, ben 0,3-0,4 punti percentuali in meno rispetto alle previsioni, che corrispondono a 6-8 mila miliardi in meno che però sono già stati distribuiti con il decreto di fine anno.
Per questo non era tanto pellegrina l'osservazione espressa dal ragioniere Monorchio e da quanti, anche a livello internazionale, hanno parlato di imprudenza, quantomeno da parte del Governo che, a fronte del debito pubblico e della mancata soluzione dei nodi strutturali del paese e della spesa pubblica, che rimangono insoluti, ha distribuito migliaia di miliardi.
Dal momento che il relatore per la maggioranza afferma che la finanza pubblica è sotto controllo e che è stato conseguito il risparmio pubblico, a parte il fatto che continuate a mettere in conto capitale cifre in valore assoluto più alte e in valore percentuale più basse, per cui gli investimenti sono costantemente compressi (il che va a discapito dello sviluppo e dell'occupazione), cosa vuol dire finanza sotto controllo quando c'è una crescita incontenibile della spesa corrente?
Significa che essa viene finanziata con una crescita inspiegabile dei tributi che in parte - solo in parte - vengono distribuiti ai contribuenti. Tuttavia, la scelta di puntare verso la riduzione dei nodi strutturali che impediscono la competitività o, ad esempio, la scelta di attaccare il punto focale dell'aumento del costo dei prodotti petroliferi non avrebbe portato voti: meglio distribuire graziosamente, ad una platea più vasta possibile, il frutto delle rapine fiscali del passato e del presente, con la speranza di un ritorno in termini di voto, piuttosto che fare scelte mirate di politica economica.
D'altro canto, non è forse tipico della sinistra fare la cicala in tempo di vacche grasse e la formica in tempo di vacche magre? La ciclicità dell'economia per la sinistra è semplicemente lasciarsi andare alle tendenze, alla corrente e alla congiuntura del momento; non è mai la volontà di governarla. Basti pensare a ciò che è accaduto in Italia negli anni ottanta e novanta (che è poi l'effetto moltiplicato delle difficoltà che oggi colpiscono il paese). È, dunque, un'incapacità di Governo che è diventata esemplare e, addirittura, proverbiale per le politiche di riequilibrio che non sono mai decollate, malgrado i tentativi alquanto penosi e stiracchiati di far pensare il contrario: proprio in questi giorni abbiamo letto un comunicato del dipartimento per le politiche del riequilibrio che parla - sempre con i verbi coniugati al futuro - dello sblocco delle attività di investimento nel Mezzogiorno, ammettendo i ritardi, ma promettendo che non si verificheranno più in futuro. Dichiarazioni del genere le abbiamo lette ed ascoltate nelle aule parlamentari centinaia di volte! Il fatto è che il Mezzogiorno continua ad avvitarsi in una condizione di sottosviluppo senza alcuna prospettiva.
Il fallimento della sinistra si può registrare nel fallimento della programmazione concertata e nell'incapacità di dotarsi di una struttura agile per l'attrazione degli investimenti, essendo la vicenda di Sviluppo Italia meritevole di essere del tutto accantonata; lo registriamo, altresì, nello svuotamento della legge n. 488, ovvero dell'unico provvedimento che ha funzionato, ma che è stato svuotato di contenuto perché viene utilizzato per ogni esigenza di intervento e di investimento senza alcuna nuova dotazione di capitale. Infine, registriamo quel fallimento nelle minori risorse che continuamente e costantemente vengono assegnate alle aree depresse: tutti questi fattori stanno a dimostrare la volontà di questo Governo e di questa maggioranza di non farsi carico dei problemi del riequilibrio!
Più volte, nel corso dell'esame di questo provvedimento, sono intervenuto denunciando che la previsione di spesa contenuta nella finanziaria per il 2000 (che programmava 24 mila miliardi per il 2001) ha registrato - nella finanziaria di quest'anno - l'assegnazione di appena 18.051 miliardi: dunque, ben 6 mila miliardi in meno rispetto alle previsioni fatte nel 2000 e ben 2 mila miliardi in meno rispetto allo stanziamento dell'anno scorso.
Vi è, dunque, l'incapacità da parte della sinistra di percepire l'importanza delle politiche di contesto che, anzi, vengono ulteriormente impedite; vi è soprattutto l'insistenza, degna di miglior causa, di pensare che si possa procedere al riequilibrio del Mezzogiorno e delle aree depresse esclusivamente attraverso la politica degli incentivi. Quest'ultima non può essere ritenuta una politica valida, non solo alla luce del cinquantennale fallimento a cui è stato condannato il Mezzogiorno, ma anche perché ormai gli incentivi li danno tutti e sono operanti ovunque. Quello di cui ha bisogno il Mezzogiorno è altro: un contesto che consenta un terreno di coltura per l'attrazione degli investimenti che questa sinistra impedisce. Basti pensare alle norme sulla rigidità del mercato del lavoro che sono state prodotte proprio da questa maggioranza e da questo Governo: l'ultima, in ordine di tempo, è quella dell'anno scorso sull'assunzione obbligatoria degli invalidi civili. Ancora, è dimostrato che diventa inevitabile, con questa impostazione, la crescita della povertà. La lotta alla disoccupazione, quindi, rimane una questione di carattere propagandistico, così come la truffa del minimo vitale, che ancora una volta con questa finanziaria viene prorogato, nella sperimentazione, per altri tre anni, lasciando nella condizione di assoluta indigenza milioni di italiani che non hanno alcun sostentamento e creando un'oggettiva disparità di carattere costituzionale tra chi il minimo vitale lo percepisce e coloro ai quali esso è precluso per legge.
L'unica nota positiva che proviene dal Senato è che, per lo meno, non si scarica direttamente sulle regioni l'onere della riproposizione dei ticket, ma si rinvia alla conferenza Stato-regioni: almeno in questo senso lo Stato si riappropria di una quota di responsabilità certamente non secondaria.
Infine, debbo ricordare la mortificazione - concludo, Presidente - delle aspettative della Sicilia, che contava in
Questa è l'ultima finanziaria della sinistra, il cui governo è costato all'Italia non meno di 300 mila miliardi di minore crescita del PIL nel quinquennio e almeno 1 milione 400 mila posti di lavoro mai creati. È l'ultima finanziaria di una coalizione di Governo che non ha governato male, ha semplicemente governato contro gli interessi del paese, e che ci auguriamo vivamente gli italiani al più presto, con il loro voto, mettano in condizioni di non nuocere ulteriormente, chiamando al governo la Casa delle libertà, per inaugurare una stagione di crescita, di sviluppo, di lavoro e di vera giustizia sociale, nel rispetto della dignità dell'uomo e dei principi della solidarietà nei confronti dei più deboli e dei più bisognosi (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e di Forza Italia).
Come ha detto poc'anzi molto bene l'onorevole Bono, siamo di fronte, insisto, ad una finanziaria monstre, la quale, tanto per cominciare, abusa del suo stesso nome di finanziaria, perché soltanto una decina di articoli sono realmente ascrivibili al contenuto che dovrebbe avere il disegno di legge finanziaria, ma a questi ne sono stati aggiunti altri 148. È diventata, quindi, un contenitore omnibus: è una cosa incredibile quello che troviamo qui dentro, di tutto, con una disparità enorme di temi ed una complicazione inaudita nella legislazione, perché si ritoccano centinaia di leggi. Non invidio certamente coloro che dovranno utilizzare i risultati di questo modo di legiferare.
Vorrei fare prima di tutto alcune osservazioni di metodo, per passare poi al merito. Siamo in presenza di centinaia di violazioni sistematiche, deliberate, di leggi esistenti, che cercherò di mettere in evidenza.
Di quali leggi sto parlando? In particolare della legge n. 468 del 1978. Basta leggere i 1.200 commi - vorrei sottolineare questo dato - per notare un gran numero di norme ordinamentali e organizzatorie, espressamente vietate dall'articolo 11, comma 3, della legge n. 468 del 1978, come modificata dalla legge n. 208 del 1999. Siamo inoltre in presenza di un gran numero di disposizioni di spesa - molte volte si tratta di microspese -, non finalizzate direttamente al sostegno dello sviluppo dell'economia: anche queste spese sono vietate esplicitamente dall'articolo 11, comma 3, lettera i-ter), della suddetta legge n. 468. Troviamo infine un gran numero di disposizioni di spesa microsettoriali o localistiche, anch'esse vietate, e di norme aventi effetti finanziari con decorrenza successiva a quella del primo anno del bilancio pluriennale: anche questa è una cosa espressamente vietata.
Siamo arrivati al punto che al Senato il Governo ha reintrodotto alcune disposizioni che la Camera aveva dichiarato inammissibili: è incredibile! Vorrei supportare queste mie argomentazioni con qualche esempio.
Norme ordinamentali e organizzatorie, che non dovrebbero esserci: l'articolo 53, commi 22 e 23, reca norme di bilancio per le regioni, le province ed i comuni; l'articolo 54, comma 1, stabilisce una norma generale che autorizza a modificare le tariffe ed i prezzi pubblici; l'articolo 65 riguarda la semplificazione di procedure ed i commi 5 e 6 recano norme ordinamentali; l'articolo 93 concerne la ridefinizione di alcune misure di medicina
Disposizioni microsettoriali (chiedo scusa ai colleghi per la minuziosità del mio intervento, ma gli esempi che faccio danno un'idea di quanto da me affermato: la quantità fa la qualità): l'articolo 12 riguarda il trattamento fiscale degli avanzi di gestione del consorzio obbligatorio batterie al piombo esauste e rifiuti piombosi; l'articolo 40 prevede norme che riguardano la società di gestione della casa da gioco di Campione d'Italia; l'articolo 55 concerne in particolare la provincia di Varese alla quale, per il solo anno 2001, viene destinato il 20 per cento di una somma che non ho il tempo di indicare; l'articolo 80 (disposizioni in materia di politiche sociali) con i commi 24 e 25 prevede varie facilitazioni per l'acquisto della prima casa nel comune di Napoli: misure importanti ma certamente microsettoriali; l'articolo 82 (disposizioni in favore delle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata) con il comma 3 dispone in merito al contenzioso seguito al naufragio della nave Kaider I Rades A451 avvenuto il 28 marzo 1997; nell'articolo 114, i commi 15 e 16 concernono il Parco archeologico delle Alpi Apuane; il comma 27 contiene disposizioni relative al Parco naturale Molentargius-Saline; il comma 28 dispone in merito alla zona di Malpensa 2000; con l'articolo 115 viene istituito l'ente geopaleontologico di Pietraroia; per quanto riguarda l'articolo 144, al comma 6, lettera f), si fa riferimento alla strada trasversale «Delle Serre» in provincia di Vibo Valentia; al comma 11, lettera a) si fa riferimento alla strada Termoli-San Vittore; sempre in quest'articolo c'è poi una perla: per il 2001 vengono destinati 2 miliardi alla provincia di Venezia per lo snodo Venezia-Mestre: ma vogliamo scherzare, cosa ci si fa con 2 miliardi su questo suolo?
All'articolo 145, il comma 12, fa riferimento all'indennità di buonuscita per i dipendenti dell'ENAV; il comma 17 prevede invece un contributo annuale di 800 milioni per il Club alpino italiano. Da trent'anni sono socio del CAI, dunque per me va benissimo questo contributo, ma che c'entra con la finanziaria? Non è forse una misura microsettoriale? Al comma 54 è prevista la cessione di un'area demaniale insistente su piazza dell'Umanità nel comune di Chiavari, per 300 milioni. Al comma 73 è previsto il pagamento degli studi di fattibilità per la ferroviaria Martigny-Aosta (2 miliardi). Al comma 77 è prevista l'apertura del secondo accesso alla città di Amelia, la
Non ho più il tempo per dilungarmi in questi esempi e quindi proseguirò nella mia relazione di carattere generale.
Cito un'altra violazione, quella dell'articolo 11 comma 1 sempre della legge n. 468 del 1978, che stabilisce che la legge finanziaria deve essere presentata entro il 30 settembre. Invece gli emendamenti apportati dal Governo sono stati complessivamente (tra Camera e Senato) 271. Si tratta di emendamenti anche assai rilevanti. Ad esempio, uno di questi emendamenti, importantissimo, è quello relativo alla riduzione dei ticket sanitari.
Tutti sappiamo che la finanziaria deve essere trasmessa al Presidente della Repubblica prima di essere presentata in Parlamento entro il 30 settembre. È dunque un'offesa anche nei confronti del Presidente della Repubblica modificare in itinere in questo modo la finanziaria. Un'offesa dal Governo!
C'è poi un'altra violazione. La legge n. 468 del 1978 prevede all'articolo 11 comma 3, lettera a), che siano comprese nella finanziaria eventuali regolazioni debitorie e contabili pregresse, specificatamente indicate. All'articolo 1, comma 1, il Senato ha introdotto la seguente aggiunta a tali regolazioni: «nonché degli importi posti a carico del bilancio dello Stato ai sensi dell'articolo 68, comma 8». Questi importi tuttavia non sono affatto precisati, nemmeno all'articolo 68, comma 8! Non si conosce l'entità di queste cifre. In ogni caso, in base alle informazioni che ho raccolto, la cifra dovrebbe oscillare tra i 40 e i 200 miliardi, dovute al TFR dei postelegrafonici per la parte pregressa con riferimento alla trasformazione in Spa delle Poste italiane. L'emergere di questa regolazione è un fatto positivo, di trasparenza, ma è certamente negativo che non sia stata rispettata la regola che stabilisce di precisare l'entità di tali regolazioni.
Per quanto riguarda le carenze di copertura - il tempo sta volando -, ve ne sono moltissime e non posso far altro che ricordare quanto ha evidenziato il servizio del bilancio, che è stato abbastanza preciso nel merito. Vi sono sovrastime di minori spese, sottostime di maggiori spese, sottostime di minori entrate e sovrastime di maggiori entrate: alla fine, tutto fa brodo, per produrre carenza di copertura.
Vi è poi la questione relativa all'articolo 72 della Costituzione in cui si afferma che: «Ogni disegno di legge presentato ad una Camera è, secondo le norme del suo regolamento, esaminato da una commissione e poi dalla Camera stessa, che l'approva articolo per articolo e con votazione finale». Al Senato, durante l'esame in Assemblea, sono stati introdotti 12 nuovi articoli - non li cito perché non ho tempo - e qui abbiamo avuto un'ora di tempo per esaminarli in Commissione. Si tratta pertanto di articoli che non sono stati esaminati in Commissione, nonostante il dettato dell'articolo 72 della Costituzione.
Vado oltre e comincio ad entrare nel merito. Una delle caratteristiche di questa finanziaria è l'incredibile prosciugamento dei fondi delle Tabelle A e B disposti per l'azione legislativa dell'anno 2001. Cito i fondi per le leggi dell'anno successivo previsti nelle leggi finanziarie 1999, 2000 e 2001. In Tabella A, Fondo speciale per le spese correnti, sono previsti 3.829 miliardi per il 1999, 3.409 miliardi per il 2000 e solo 871 miliardi (cioè circa 2.500 in meno) per il 2001: questo è il prosciugamento del barile che si è verificato in questa finanziaria. Per quanto riguarda la Tabella B, Fondo speciale per le spese in conto capitale, sono previsti 4.387 miliardi per il 1999, 4.477 per il 2000 e solo 1.877 per il 2001: un'altra diminuzione di circa 2.500 miliardi!
Questa finanziaria ha sequestrato le disponibilità di spesa per l'azione legislativa dell'anno prossimo, sia in conto capitale sia di parte corrente. Anche le regolazioni debitorie in Tabella A rappresentano un aspetto singolare. Le regolazioni debitorie, in particolare quelle previste per il Ministero del tesoro, nella legge finanziaria per il 1999 sono pari a 8.805 miliardi, per il 2000 a 6.211 miliardi,
L'ultima osservazione, riguarda, in particolare, il bilancio. Vediamo cosa è successo per le entrate tributarie, dopo che vi è stata la restituzione - peraltro apprezzabile, perché comporta una restituzione ai cittadini di prelievo fiscale - degli importi fiscali, dell'IRPEF e dell'IRAP, in particolare. Le entrate tributarie, rispetto al 2000, aumentano dell'8,4 per cento (Commenti del deputato Liotta). Aumentano di 56.351 miliardi in conto competenza. È una cosa incredibile, aumentano dell'8,4 per cento, ben più del PIL! Considerando l'aumento reale del PIL e quello inflattivo, certamente esso non raggiunge l'8,4 per cento.
Le spese correnti erano di 679.778 miliardi e aumentano di 45 mila miliardi, 45.799 per l'esattezza, con un aumento pari al 6,7 per cento che è maggiore al PIL nominale. Le spese in conto capitale, invece, fanno da Cenerentola: in conto competenze, nell'anno 2000, erano 91.050; nel 2001 sono 94.860, cioè 3.810 miliardi in più, pari al 4,18 per cento del PIL, che è inferiore all'aumento monetario del PIL. Ancora più interessante è l'andamento delle imposte sul reddito e sul patrimonio, sempre in conto competenza: nell'anno 2000, le entrate di tali imposte (la categoria più importante) erano pari a 311.154 miliardi, mentre nel bilancio di previsione per il 2001, che ci apprestiamo ad approvare, si prevedono 32.896 miliardi in più, pari al 10,57 per cento. Cari signori, nonostante la diminuzione dell'IRPEF, dell'IRAP e dell'IRPEG, che ci accingiamo a votare, le imposte sul reddito e sul patrimonio aumentano del 10,57 per cento rispetto al bilancio per l'anno 2000.
Ho concluso la mia breve presentazione dei fatti e passo alla loro interpretazione, che è sempre difficile e meno convincente dei fatti stessi, che hanno una loro evidenza ed una loro grande capacità di veicolare messaggi.
A me dispiace molto che il centrosinistra abbia calpestato una precisa serie di disposizioni legislative per portare avanti, comunque, un contenitore omnibus, come quello al nostro esame, che in qualche modo dà un'impressione di maggiore efficienza nell'imminenza delle prossime elezioni.
Il fine non giustifica i mezzi. Mi dispiace, le colpe devono essere individuate. A mio avviso, si deve parlare di colpe perché vi è una precisa normativa introdotta di comune accordo nel 1999 (io ho partecipato a tale introduzione). C'è uno spirito e c'è una legge: tutto ciò è stato calpestato sin dal primo momento in cui il disegno di legge finanziaria è stato presentato alla Camera, il 30 settembre, perché in effetti dovevano essere dichiarate inammissibili moltissime disposizioni in esso contenute. Solo così avrebbe senso ciò che prima è stato prospettato dal relatore per la maggioranza, onorevole Cherchi. Se fosse stata rispettata la legge n. 208, avrebbe avuto senso «contenere» in poche settimane la sessione di bilancio: un disegno di legge che è la somma del disegno di legge finanziaria esistente come la finanziaria attuale, prima della legge n. 208 e del disegno di legge collegato - lo si vede, anzi è molto peggio del collegato - non può avere tempi di esame di poche settimane. Credo anzi che questo sia l'unico Parlamento nel quale norme importanti vengono approvate nel giro di quindici giorni dall'inizio del loro esame nelle aule parlamentari.
Considerato che l'80 per cento degli emendamenti riferiti a questo disegno di legge finanziaria sono stati presentati dalla maggioranza o dal Governo, il fatto che essi possano effettivamente diventare legge dello Stato, senza il previo esame che normalmente caratterizza i progetti di legge, rappresenta una lesione grave dei diritti della minoranza e del corretto modo di procedere in una democrazia.
Mi dispiace molto che il centrosinistra si sia fatto travolgere da istanze preelettorali ed abbia calpestato una legge che aveva contribuito esso stesso ad approvare, non molti anni fa, solo due anni fa (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e misto-CCD).
Al di là dell'obiettivo - anche in questo caso condivisibile -, che per l'Italia rappresenta una necessità, di qualificarsi come un paese capace di rispettare i parametri di Maastricht, di agganciare l'euro, di muoversi in un'ottica di politica economica che su questa linea, su questi obiettivi e su questi parametri avesse credibilità in Europa; al di là, quindi, del dato obiettivo del raggiungimento di alcuni risultati, non possiamo - in una valutazione globale - trovarci d'accordo con chi ritiene che l'intero percorso fatto non potesse avere diverse modalità di approccio. Non siamo qui - per dirla con Leibniz - nel migliore dei mondi possibili, ma siamo in uno di quei «modi» di politica economica che questo Governo ha inteso percorrere e che ha dato (ci mancherebbe altro, avendo utilizzato strumenti molto duri e onerosi per le famiglie e per le imprese) dei risultati. Noi riteniamo però che questi risultati potessero essere conseguiti modulando in modo diverso la capacità complessiva del fisco, la capacità complessiva degli strumenti, a sostegno dell'occupazione e del lavoro.
Questo è un primo elemento che vogliamo sottolineare di questa finanziaria, dicendo che non è vero - quindi, noi non ci associamo a coloro i quali dicono che nulla è stato fatto - che non sia stato fatto nulla, mentre è vero che è stata seguita una strada che è stata molto più pesante di quello che poteva essere se - anziché scegliere un metodo e una politica che richiedessero soprattutto la leva fiscale come strumento per raschiare ulteriori risorse dalle tasche delle imprese - si fosse veramente portata avanti una politica in grado di agganciare la crescita economica del nostro paese al trend di sviluppo registrato in questi anni dai paesi a più forte sviluppo economico e industriale.
Dalla lettura dei dati relativi al PIL di quest'anno, noi registriamo invece che l'Italia è un paese che è cresciuto in modo rilevante, in misura molto diversa rispetto agli altri Stati dell'Unione europea.
Quindi, l'economia italiana cresce, ma è cresciuta meno del previsto e meno dell'Europa e anche quest'anno, rispetto ad un dato che si aggira attorno al 2,5 per cento che è certamente il più significativo che può vantare questa maggioranza, ancora una volta il PIL cresce meno in Italia che negli altri paesi.
A fronte di questo dato, noi abbiamo poi un altro elemento di politica economica che non possiamo assolutamente condividere: in questi anni con le successive manovre non sono state affrontate sufficientemente e con forza quelle riforme strutturali che avrebbero potuto evitare quel grande blocco degli investimenti che proprio in questi anni di Governo del centrosinistra hanno riportato valori assolutamente bassi. Infatti, era più facile bloccare la spesa per gli investimenti rispetto alla spesa corrente. Questo ha determinato un grandissimo ritardo proprio su uno degli obiettivi che il Governo diceva sempre di portare avanti, qual era quello di dotare il paese di infrastrutture materiali e immateriali adeguate al livello europeo e mondiale. Noi riteniamo che questo appartenga ancora
Questo è un altro elemento con il quale giudichiamo insufficiente la politica economica del Governo. Noi svilupperemo sicuramente un'azione puntuale di approfondimento su alcuni aspetti della finanziaria che non ci hanno convinto, anche delle modifiche apportare al Senato, soprattutto per quanto attiene ai tre temi che cito soltanto quello sulla neutralità fiscale, per tutti gli interventi delle ferrovie che sono stati introdotti al Senato, quello sul rinvio dell'applicazione del regime contributivo per coloro che potevano scegliere dal 1o gennaio 2001 e quello sui lavori socialmente utili, i cui operatori sono stati stabilizzati; proprio su quest'ultimo punto, per l'impostazione di tipo assistenziale, vorremmo che ci fossero gli adeguati chiarimenti del Governo. Avremo modo di discuterne nel prosieguo del dibattito. Ringrazio per l'attenzione.
Dopo l'elezione del nuovo Presidente degli Stati Uniti, si è innescata nell'economia americana una tendenza che peraltro già in parte si era evidenziata in precedenza e che ha avuto un suo tasso di accelerazione negli ultimi tempi, alla recessione. Tale recessione conduce, come abbiamo visto ad una caduta del dollaro, ad una resurrezione finora impensata dell'euro - di questa moneta virtuale che ancora non ha una sua sovranità specifica, anche se vincola ovviamente tutti i paesi che ad essa hanno aderito - e, a fronte di questa situazione dell'economia americana, ci troviamo di fronte ad un contraccolpo nel ciclo economico europeo che finora era stato impostato sullo sviluppo delle esportazioni verso l'area del dollaro, che sosteneva il ritmo di crescita europeo. Si trattava di una congiuntura strettamente collegata alle esportazioni.
Di fronte ad una situazione di questo tipo, vediamo non soltanto l'economia italiana ma anche quella dei paesi più forti del nostro, come la Germania, registrare, sì, un tasso tuttora di crescita (per carità, speriamo che essa continui) ma certamente una minore tendenza alla crescita rispetto a qualche tempo fa. Infatti, gli ultimi nostri dati indicano una crescita del PIL del 2,5 per cento, quando i dati ufficiali del Governo indicavano il 2,7-2,8 per cento. Questo fatto avrà un contraccolpo (si chiama effetto di trascinamento) sul 2001 e probabilmente anche sul 2002, tant'è vero che le previsioni sono state rettificate al ribasso.
In presenza di tali andamenti congiunturali, dobbiamo domandarci se il bonus
È molto importante, allora, valutare quali siano le variabili di bilancio che possono essere tenute sotto controllo: visto che il relatore Cherchi, il ministro del tesoro, tutti nella maggioranza affermano che ormai i conti pubblici italiani sono sotto controllo, bisogna vedere in quale misura possano essere effettivamente sotto controllo, di fronte ad una spesa pubblica corrente che comunque ha continuato a crescere e ad un onere per interessi che certamente potrà rallentare rispetto ad un andamento congiunturale che probabilmente porterà ad una minore dinamica dei tassi d'interesse, ma che comunque deve fare i conti con 2 milioni e mezzo di miliardi di debito pubblico, che comunque restano lì belli, grassi, tondi, corpulenti e che nessuno finora si è preoccupato di schiodare. Si è cercato di realizzare un migliore rapporto debito pubblico-PIL, non con la riduzione del debito pubblico, che avrebbe potuto essere realizzata con operazioni di privatizzazione molto più accentuate di quelle che molte volte sulla carta sono state annunciate dal Governo e poi non concretizzate, e comunque riducendo il debito pubblico piuttosto che aspettando che il prodotto interno lordo crescesse e si modificasse quindi il rapporto.
Questa prospettiva rischia di essere ancora più pesante nei prossimi anni, proprio per il rallentamento congiunturale di cui ho detto. Di fronte a tale situazione, la maggioranza ed il Governo ballano sulla tolda del Titanic e questo, purtroppo, può avere qualche riflesso negativo: non me lo auguro, non voglio essere uccello di malaugurio, ma certamente i margini sui quali l'economia italiana viaggia sono estremamente limitati e risicati. Ecco quindi questa finanziaria, con il modo in cui è stata elaborata fin dalla sua prima manifestazione: partiva da 76 articoli, che comunque sono una quantità enorme di articoli, se pensiamo alla legge n. 208 del 1999 che viceversa ricostruiva la struttura della finanziaria in termini molto rigorosi, precisi e delimitati. La finanziaria è salita poi a 126 articoli durante la prima lettura alla Camera ed adesso ci troviamo con una finanziaria di 158 articoli. Ciò dimostra che è stata palesemente violata la legge n. 208 del 1999, che era molto importante e che, ricordo, era stata promossa dalla maggioranza e dal Governo. Tra l'altro, il sottosegretario Solaroli, allora presidente della Commissione bilancio, era uno dei più accaniti sostenitori della modifica della sessione di bilancio che ha dato luogo, appunto, alla legge n. 208 del 1999. Ebbene, quest'ultima è stata palesemente e marchianamente violata. Al di là delle responsabilità del Governo e della maggioranza, ritengo che ciò si debba attribuire - lo voglio dire con chiarezza e vorrei che rimanesse a verbale - alla responsabilità dei Presidenti dei due rami del Parlamento perché, di fronte ad una norma...
Come si può chiedere all'opposizione di atteggiarsi in formule bipartisan sulla legge elettorale, che voi chiedete di varare, o sulla legge costituzionale sul decentramento - che una volta si chiamava federalismo, ma che giustamente è stata derubricata perché di federalismo non si tratta - insomma, come potete pensare che l'opposizione accetti di discutere leggi che a voi interessano, quando avete violato la legge n. 208? Si trattava di una riforma di carattere istituzionale, varata congiuntamente dalla maggioranza e dall'opposizione.
Questa situazione ci porta a valutare con amarezza il modo in cui sono state portate avanti le iniziative del Governo e della maggioranza: la legge n.208, approvata poco tempo fa, alla fine del 1999, a ridosso della legge finanziaria per il 2000, della quale non ha potuto calibrare il percorso, trova la sua prima applicazione con l'attuale legge finanziaria e viene completamente travolta. Come ho detto, vi è stata la responsabilità del Governo, della maggioranza e dei Presidenti dei due rami del Parlamento; anche il Presidente del Senato facendo salire il numero degli articoli da 126 a 158 ha avuto la sua grande, bella e ben confezionata responsabilità.
Vi è, quindi, la responsabilità di tre livelli istituzionali del nostro paese - il Governo, la maggioranza parlamentare ed i Presidenti delle due Camere - per lo stravolgimento di una legge che era stata approvata dall'opposizione insieme alla maggioranza, a dimostrazione del fatto che l'opposizione era ed è disponibile a discutere questioni che tuttavia, una volta approvate, devono essere applicate e non stravolte come in questo caso.
Ci troviamo di fronte ad una situazione ambigua e difficile, perché, tra l'altro, dobbiamo ricordare che in passato - uno o due mesi fa -, quando si cominciò a parlare di finanziaria, il Presidente Amato aveva paventato un ciclo elettoralistico della spesa pubblica; poi ci si è seduto e ci siede sopra ed ha governato questa valanga di concessioni di tipo elettoralistico che si è accumulata tra Camera e Senato nelle due letture parlamentari.
Voi direte che vi è il primato della politica rispetto alle istituzioni. C'è la legge e poi naturalmente c'è la prassi; c'è la Costituzione formale e c'è quella materiale. Ma in che cosa si manifesta questo primato della politica? Nella concessione di 300 milioni al comune di Chiavari per l'area demaniale della sua piazza o nelle altre cose che ha citato il collega Possa con grande precisione, come fa sempre, da buon ingegnere?
Questo è il primato della politica? Non è forse la manifestazione dell'assenza di valori e della capacità della maggioranza di difendere il potere ad ogni costo? Questo è il primato della politica che voi sentite. Non avendo più valori, difendete soltanto gli interessi elettorali, tra l'altro in modo anche scomposto, perché, ad esempio, vi è un articolo, il 145, che è composto da ben 25 pagine e 99 commi, mentre l'articolo 78, relativo ai lavori socialmente utili - una graziosa concessione fattaci dal Senato, come un pour
Siamo di fronte ad una situazione inaccettabile. Tra l'altro, come ha già ricordato il collega Possa, vi sono anche delle norme, come il comma 8 dell'articolo 156, che prevede che i crediti e i debiti dell'EFIM e delle società elencate nei commi 1 e 2 siano estinti alla data di entrata in vigore della legge. Ricordo una lunga discussione su questo aspetto - tra l'altro anche con interventi di deputati della maggioranza -, che ha portato alla cancellazione di questa norma da parte della Camera. Ora la ritroviamo inserita dal Senato.
Signor Presidente, che cosa dobbiamo fare? Dobbiamo cancellare questa norma, perché dobbiamo difendere la nostra dignità di parlamentari. La Camera deve avere la sua dignità e non può accettare che una norma che essa ha eliminato venga reintrodotta dal Senato e, quindi, fare buon viso a cattivo gioco, porgere l'altra guancia ed accettare. Una cosa del genere non è accettabile. Se non altro per questa norma la finanziaria meriterebbe di essere nuovamente inviata al Senato, perché è inaccettabile che una norma eliminata dalla Camera venga approvata dal Senato e torni al nostro esame. Dal punto di vista formale una cosa del genere può anche essere pensabile, ma non è nella dignità di questa Assemblea accettare un principio di questo genere.
Ci troviamo di fronte a situazioni molto difficili e molto complesse che dimostrano la mancanza di valori. Siamo, come è stato detto, all'assalto alla diligenza. Amici della maggioranza, non potete nasconderlo. L'assalto c'era nel testo approvato dalla Camera, che al Senato è passato da 76 a 126 articoli, e a maggior ragione c'è nei trenta articoli in più introdotti dal Senato. Faccio riferimento, per esempio, all'articolo 78 che riguarda gli ammortizzatori sociali e i lavori socialmente utili. È un tema di grande rilievo per il paese perché riguarda 200-250 mila persone, soprattutto del sud che in tutti questi anni sono state illuse poiché sono state impiegate in lavori che si definiscono socialmente utili (poi bisogna vedere che tipo di lavori sono), generalmente offerti dalla pubblica amministrazione a tutti i livelli (regioni, enti locali, enti previdenziali, scuola). Queste persone oggi chiedono una sistemazione definitiva. In questo contesto si inserisce una riforma più generale degli ammortizzatori sociali, della quale si parla come qualcosa che dovrà avvenire.
Questa era l'occasione per affrontare il problema in modo serio e per dare una formazione professionale seria a queste persone che hanno diritto di avere un lavoro e di essere capaci di difendersi in un contesto di mercato globale che - ci piaccia o meno - è una realtà nella quale essi dovranno vivere nei prossimi decenni. Dobbiamo assumerci la responsabilità di formare queste persone e, invece, ci limitiamo a scaricare tutto il problema sulle regioni. In effetti i fondi necessari vengono dati alle regioni, che poi devono procedere alle convenzioni, preparare i programmi, ma di fatto queste persone vengono inserite nella pubblica amministrazione, mentre dovrebbero avere una formazione professionale particolare per poter affrontare il mercato del lavoro. Si sarebbe dovuta attuare un'opera di integrazione, di incontro, tra domanda ed offerta di lavoro con l'intervento delle società private di collocamento, delle società private di lavoro interinale, per aiutare queste persone ad avere una propria professionalità. Purtroppo, invece, alla scadenza dei contratti, tutte queste persone non fanno altro che chiedere il rinnovo dei contratti stessi. E lo fanno ormai da anni e noi ci portiamo dietro questa «palla al piede» senza aver trovato una soluzione razionale.
Il Senato, come dicevo, ha approvato l'articolo 78 che è una presa in giro perché eroga fondi alle regioni le quali dovranno poi predisporre i programmi per assorbire tutta questa massa di gente che ovviamente rischia di scardinare la struttura della spesa corrente delle regioni.
Il relatore Cherchi, che io stimo, ha fatto un'affermazione che dal punto di vista della logica non ha senso: ha detto che la finanza pubblica è sotto controllo. Questo però non giustifica lo stravolgimento della legge n. 208 del 1999 con l'alluvione delle norme ordinamentali e localistiche! Si può esercitare il controllo ma erogando la spesa con canali precisi e razionali per evitare la diffusione a macchia d'olio della spesa corrente per soddisfare questa o quella esigenza di tipo elettorale. Essendo una maggioranza che non ha più valori, pensa soltanto alla difesa dei suoi interessi elettorali.
Questa è la dimostrazione della disgregazione delle forze politiche all'interno della maggioranza.
È una disgregazione non solo di carattere concreto (nel senso che si litigano i collegi e si confrontano su posizioni talvolta convergenti, talvolta divergenti) ma anche nel senso che essi non credono più nella rappresentanza della struttura sociale che, in teoria, vorrebbero rappresentare. Quindi, non hanno più quella valenza che consenta ad una struttura politica di avere un'effettiva capacità di rappresentanza. Tant'è vero che l'allora Presidente del Consiglio D'Alema si stupì dei risultati delle elezioni regionali: aveva previsto una grande realizzazione elettoralistica della maggioranza ma, viceversa, quelle elezioni andarono in modo molto diverso.
La reazione, dunque, è stata quella di cercare di soddisfare questa o quella esigenza a fini elettoralistici, senza alcun disegno di carattere organico. Dunque, si spendono le nostre risorse in una prospettiva di rallentamento della congiuntura economica o di probabile recessione statunitense che, invece, non corrisponderà ad una crescita della congiuntura europea. Infatti, come ho ricordato all'inizio, la congiuntura europea è stata costruita essenzialmente sulle esportazioni, in particolare verso l'area del dollaro. Pertanto, con il calo del dollaro e la rivalutazione dell'euro, le possibilità di esportazione saranno ridotte e ci troveremo di fronte ad una situazione difficile, avendo sperperato la possibilità di canalizzare le nostre scarse risorse verso obiettivi di rilancio della competitività delle imprese italiane.
Signor Presidente, poniamo per ipotesi che - come dice la maggioranza - avessimo effettivamente rilanciato il reddito disponibile delle famiglie per sostituire la domanda interna alla domanda estera; tuttavia, se le imprese non sono competitive, non è affatto detto che la domanda interna si trasformi nell'acquisto di beni prodotti in Italia. Se le imprese non sono competitive, la domanda interna si può trasformare in importazione di prodotti dall'estero: lo ha dimostrato in modo emblematico il provvedimento sulla rottamazione delle automobili. Quel provvedimento avrebbe dovuto rilanciare la quota di mercato della Fiat, ma in realtà ha rappresentato un canale di afflusso per le automobili straniere nel mercato italiano. Oggi, infatti, il nostro mercato è giustamente allargato a moltissime marche straniere di automobili che, sotto molti punti di vista, sono più competitive di quelle di produzione nazionale. Dunque, una legge finanziaria «alluvionale», che volesse accontentare le varie e microscopiche esigenze a fini elettoralistici, potrebbe portare ad una sorpresa: la domanda interna potrebbe essere rilanciata, ma solo per aumentare le importazioni. Tra l'altro, il saldo della bilancia commerciale ci lascia tutt'altro che tranquilli, soprattutto verso i paesi dell'Unione europea. Si potrebbe arrivare, dunque, ad uno stravolgimento dei nostri conti con l'estero, con amare conseguenze per il nostro paese (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e di Forza Italia).
Va sottolineato, inoltre, che le modifiche apportate dal Senato costituiscono, per più versi, un vero e proprio arretramento rispetto al testo approvato dalla Camera dei deputati. Come esempio, vorrei citare l'articolo 3, comma 4, per il quale si è mantenuta la riduzione della misura dell'acconto IRPEG per il 2000, aumentando tuttavia tale misura per gli anni 2002 e 2003 in ragione dell'esigenza di liberare risorse finanziarie atte a garantire la copertura dei più svariati interventi localistici a fini preelettoralistici. In tal modo si testimonia l'incongruenza del tentativo di mettere in atto una politica economica da parte dell'attuale maggioranza.
Va osservato come il testo approvato dal Senato abbia disatteso gli orientamenti più volte emersi - parlo della mia Commissione, la Commissione finanze -, formalizzati in specifici atti di indirizzo, concernenti l'imposta comunale sugli immobili. Va ricordato al riguardo come sia assolutamente inaccettabile la disposizione di cui all'articolo 18, comma 3, che prevede la proroga al 2001 degli accertamenti della liquidazione dell'imposta a partire dal 1995. Analogamente, va giudicata non condivisibile la disposizione dell'articolo 18, comma 2, che prevede la non applicazione per l'anno d'imposta in corso dell'aliquota ridotta dell'ICI - questa è una vera e propria porcheria - per le pertinenze degli immobili adibiti ad abitazione principale, rilevando come tale disposizione violi i principi desumibili dallo statuto del contribuente; una legge di cui questa maggioranza si è vantata e che, a suo dire, avrebbe rappresentato una pietra miliare per i diritti del contribuente. Va detto chiaramente che questa disposizione è stata prevista esclusivamente per favorire il comune di Firenze, che per il medesimo periodo non ha previsto l'applicazione dell'aliquota ridotta, in contrasto con le indicazioni ministeriali in materia, cosicché chi ha operato tale riduzione e si è adeguato alla norma un domani sarà oggetto di «ritorsione» da parte dei comuni, che chiederanno il versamento di tutto quello che non è stato pagato, con le maggiorazioni dovute alle varie multe.
Qualcosa va detto anche in ordine alla disposizione di cui all'articolo 8, comma 3, che reca la deducibilità in misura pari al 90 per cento degli ammortamenti dei nuovi investimenti localizzati nei territori di cui all'obiettivo 1. Benché condivisibile nel merito, sta di fatto che questa è una norma di sapore propagandistico: non si può evitare di far notare all'Assemblea come in questo caso il Governo non si sia preoccupato di non apportare modifiche in una direzione che andrebbe sicuramente in senso contrario a quanto stabilito dall'Unione europea, come è accaduto - lo ricordo a tutti - per la questione dell'IRPEG.
Alcune osservazioni vanno poi fatte sull'articolo 20, per quanto concerne l'anticipazione dell'INVIM decennale mediante il pagamento di un'imposta sostitutiva. Va sottolineato come non si sia tenuto adeguatamente conto degli effetti finanziari di questa disposizione che, benché anch'essa condivisibile nel merito, configura una sorta di sanatoria e appare predisposta al fine di favorire alcune tipologie di imprese che hanno intenzione di dismettere parte del proprio patrimonio immobiliare.
Va rilevato come il Senato abbia soppresso, per contro, alcune disposizioni assolutamente meritorie e condivisibili, come ad esempio quella concernente l'applicazione dell'aliquota IVA ridotta per l'acquisto dei pneumatici rigenerati. Sottolineo tra l'altro l'impossibilità di reintrodurre tale disposizione, nonché ulteriori miglioramenti del testo, posto che il disegno di legge finanziaria appare di fatto inemendabile, visto che ci troviamo al 21 dicembre a svolgere la discussione generale su un mastodontico disegno di legge, composto di 158 articoli.
Va ancora sottolineato come la politica dei giochi attuata dal Governo non ci sembri condivisibile, dal momento che l'aumento della posta unitaria dell'Enalotto,
Allo stesso modo bisogna ricordare, come abbiamo già fatto in sede di prima lettura, che la disposizione di cui all'articolo 79 non è condivisibile vista l'esigenza, che ritengo sentita da tutti e che noi abbiamo fatto rilevare già in precedenza, che, nell'ambito della convenzione tra l'ENPALS e la SIAE, i soggetti incaricati a raccogliere e verificare le dichiarazioni del lavoratore in relazione agli obblighi contributivi di competenza del predetto ente siano dipendenti pubblici e non agenti della SIAE con contratto di lavoro a tempo indeterminato.
Ciò solo per parlare di alcuna delle questioni che intendiamo sottoporre all'attenzione dell'Assemblea e che riteniamo debbano essere modificate. In termini generali, va detto che questa legge finanziaria, nel testo trasmessoci dopo la «cura» del Senato, ha raggiunto una cifra incredibile di articoli: 158 rispetto ai 76 iniziali ed ai 126 esaminati alla conclusione del primo esame alla Camera. Ciò indica che ci troviamo di fronte ad un'accozzaglia di norme a carattere elettoralistico, frammentarie e microsettoriali, che violano le norme sulla contabilità di Stato e l'articolo 81 della Costituzione. Ci troviamo di fronte ad uno dei peggiori spettacoli offerti in sessione di bilancio in questi ultimi anni, paragonabile alle tanto vituperate leggi omnibus elettoralistiche della cosiddetta prima Repubblica.
A tale riguardo, per verità storica, occorre ricordare che, negli anni ottanta, nulla veniva approvato in Parlamento, nell'ambito della manovra di bilancio, senza l'accordo con l'allora partito comunista (il ministro Visco lo sa molto bene): quindi, gli aumenti di spesa pubblica di natura assistenzialistica e clientelare furono condivisi apertamente, in alcuni casi, o sottobanco, nella maggior parte dei casi, visto il consociativismo che si era creato, anche dai parlamentari comunisti, che quindi oggi non possono permettersi di ergersi a difensori del rigore finanziario, che non hanno mai praticato. Sono quindi storicamente corresponsabili dell'enorme debito pubblico accumulato in questi anni, debito di cui ora i contribuenti debbono pagare i pesanti interessi.
Questa legge finanziaria, che opera una restituzione fiscale parziale rispetto alla torchiatura inflitta ai contribuenti in questi anni, non ha il coraggio, come sarebbe stato indispensabile per far quadrare i conti, di porre un freno alla dinamica della spesa pubblica e, in particolare, della spesa corrente, che continua ad aumentare ad un tasso superiore a quello del PIL nominale. Per tale motivo la giusta e peraltro limitata riduzione della pressione fiscale sulle famiglie e sulle imprese risulta pericolosamente priva di una copertura finanziaria concreta, che sarebbe stata rappresentata da una più attenta politica della spesa: la verità è che questa maggioranza non riesce a cambiare la propria natura statalista, centralista e soprattutto assistenzialista.
Vediamo, quindi, che risorse finanziarie che non esistono si disperdono in mille rivoli per cercare di accontentare le più disparate esigenze di tutte le categorie - alcuni esempi sono già stati fatti dai colleghi che mi hanno preceduto -, senza che vi sia un disegno complessivo di politica economica e bruciando risorse che potrebbero essere ben più utilmente impiegate per accrescere il grado di efficienza del sistema paese e il grado di competitività delle nostre imprese nel contesto internazionale.
Per approvare dunque una finanziaria elettoralistica, il Governo e la maggioranza che lo sostiene si sono assunti la responsabilità di far perdere un altro
Mi riferisco alla effettiva liberalizzazione di mercati fondamentali, quali quelli del credito, della telefonia fissa e mobile, dell'elettricità e delle assicurazioni.
Le privatizzazioni che sono state fin qui realizzate non hanno fatto venir meno il controllo da parte dello Stato o comunque della mano pubblica per tanti e decisivi settori economici. Si sono pertanto potute mantenere all'ombra di un controllo pubblico o di gruppi strettamente legati all'attuale maggioranza, inefficienze e rendite di posizione che pesano sulla competitività complessiva del nostro paese.
Noi paghiamo le tariffe elettriche più alte d'Europa, ma nello stesso tempo l'Enel anziché migliorare l'efficienza dei propri impianti, obsoleti, investe nella telefonia e addirittura nell'acquedotto pugliese; la Telecom, dopo essere stata oggetto della scalata di un gruppo con poche risorse e fortemente sponsorizzato dalla sinistra, fa pagare il conto agli utenti richiedendo l'aumento del canone; le banche controllate dal mondo politico attraverso quella mostruosità giuridica che sono le Fondazioni bancarie continuano a vivere sotto l'occhiuta protezione della Banca d'Italia, che poco si cura dell'efficienza del nostro sistema creditizio che fa registrare la forbice più alta tra tassi attivi e tassi passivi fra quelli che si hanno nei paesi industrialmente avanzati.
Ma di tutti i nodi che affliggono l'Italia, il Governo e questa maggioranza evidentemente non si curano. Per loro conta solamente distribuire risorse e fare così campagna elettorale a spese del contribuente e, in molti casi, promettere risorse che non ci sono, lasciando ai futuri Governi il compito di onorare gli impegni.
Valga per tutti l'esempio dell'abolizione dei ticket sui farmaci che comporterà probabilmente per le regioni la necessità di coprire maggiori costi attraverso aggravi fiscali o la reintroduzione a livello regionale dei ticket medesimi.
Va ricordato come le riduzioni Irpef ed Irpeg, che sono programmate e cadenzate in un triennio, comporteranno un impegno gravoso per attuarle, ma al Governo interessa solo l'effetto annuncio e cioè promettere senza dover avere poi l'obbligo di rispettare gli impegni.
L'altra questione rimasta in sospeso è quella di rispondere alla carenza delle infrastrutture di base di questo paese attraverso un aumento degli investimenti in conto capitale. Non vi è traccia in questa finanziaria quantomeno di una tendenza, di una intenzione in questo senso. Anche in questo settore si promette soprattutto a partire dal 2002 e poco si stanzia per il 2001, mentre sono sotto gli occhi di tutti la gravità dei ritardi, nonché le lentezze burocratiche nel campo della realizzazione di opere pubbliche essenziali.
La Casa delle libertà ha prospettato il varo di uno strumento agile e efficace per consentire la realizzazione di opere pubbliche strategiche in tempi certi e rapidi, legando l'approvazione di programmi alle leggi finanziarie. Questa iniziativa, come sicuramente ben ricorderanno i colleghi, è stata sabotata e addirittura sbeffeggiata da chi non si rende conto di quanto gravi siano gli effetti per il nostro paese derivanti dall'arretratezza infrastrutturale.
Tra gli obiettivi prioritari da perseguire vi è proprio quello di varare uno strumento legislativo in grado di realizzare
Questa finanziaria, al di là di alcuni interventi settoriali e clientelari, trascura letteralmente il sud, il suo bisogno di lavoro e di infrastrutture moderne. Insufficienti sono, inoltre, gli stanziamenti per ripristinare la legalità e la sovranità statuale in larghe aree del sud, dove non è pensabile uno sviluppo senza sicurezza e mancano in particolare interventi per ridurre il costo del lavoro attraverso un'adeguata riduzione degli oneri sociali. Invece di disperdere risorse in mille rivoli, sarebbe stato molto più utile e produttivo concentrarle in un intervento lineare e immediatamente produttivo di risultati, quale una riduzione significativa degli oneri sociali che gravano sul lavoro.
Ricordo a tutti il tour di un sottosegretario che, nel meridione e in particolar modo in Puglia, sbandierò l'inizio di una serie di interventi in materia di sicurezza al fine di favorire lo sviluppo, con tutta una serie di innovazioni tecnologiche per la telesicurezza, per tele... tutto! Ma di questo non c'è traccia nella finanziaria e penso che non se ne parli più. L'idea deve essere rimasta nei meandri di Palazzo Chigi.
Siamo di fronte ad una politica degli inganni che trascura i nodi strutturali. Facciamo qualche esempio numerico: in Tabella D, che include i nuovi investimenti, sono previsti solo 13 mila miliardi nel 2001 e 31 mila per il 2003; ma come si copriranno queste spese? Va poi segnalato che il saldo netto da finanziare previsto nell'articolo 1 in 74 mila miliardi rappresenta solo una cifra parziale sia pure in termini di competenza, perché ad esso si devono aggiungere 34 mila miliardi di regolazioni debitorie, per cui alla fine il totale del saldo netto ammonta a 108.349 miliardi. Una cifra che equivale al 5 per cento del PIL e non certo l'1,5 per cento concordato in sede di Unione europea.
Siamo certo a livello di competenza e non di cassa ma, prima o poi, come tutti sanno, la competenza diventa cassa. Un'altra perla è costituita dal fatto che c'è una differenza per il 2002 tra disavanzo programmatico e tendenziale di ben 22.329 miliardi. Questo significa che il Governo del 2002 dovrebbe fare, quanto meno, una manovra di oltre 20 mila miliardi.
Siamo di fronte ad una grande manifestazione di illusionismo finanziario diretto a mascherare il deficit aggiuntivo che si sta determinando con questa finanziaria e che, a sua volta, deriva dalla volontà del Governo di conciliare l'inconciliabile e cioè, da un lato, una moderata riduzione fiscale, dall'altro, la distribuzione di risorse aggiuntive a fini elettorali e, dall'altro ancora, l'esigenza di non sfondare il tetto del deficit. La grande profusione, quindi, di multiformi artifici finanziari e contabili è finalizzata a mascherare gli effetti veri di questa finanziaria.
La disperazione di questa maggioranza si sta, purtroppo, trasferendo sui conti pubblici futuri, in quanto essa, per cercare di salvarsi, sta tentando il tutto per tutto con una politica di finanza allegra. Vale la pena di ricordare, a questo punto, i rilievi avanzati alla finanziaria per il 2001 dal ragioniere generale dello Stato che, dal suo osservatorio privilegiato, ha una visione realistica dei flussi di entrata e di spesa attuali ed attesi, nonché delle normative che si stanno formando nell'ambito della finanziaria medesima.
Questo allentamento del rigore finanziario arriva in un momento di ripresa delle tendenze inflazionistiche (siamo ormai al 2,7 per cento annuo) quindi, potrebbe dare luogo ad effetti particolarmente pericolosi, ma questo importa poco alla maggioranza e al Governo, che operano nella logica del «si salvi chi può» o di «muoia Sansone con tutti i filistei». È questo uno dei motivi che evidenzia la fondatezza delle richieste avanzate dalla Casa delle libertà per elezioni immediate, in quanto questo Governo privo di maggioranza nel paese - sostenuto, tra l'altro, in modo decisivo da parlamentari eletti nell'ambito del Polo -, fa solo ulteriori
È stato un grave errore non chiamare, subito dopo la caduta del Governo D'Alema, gli elettori alle urne. È evidente che questa finanziaria, giudicata pessima anche da una fonte non sospetta come il Presidente del Senato Mancino, indica chiaramente che la maggioranza è ormai allo sbando e che è necessario andare alle urne subito per evitare che nella sua agonia il centrosinistra provochi altri danni al paese e ritardi ulteriormente il varo delle politiche di riforma e di modernizzazione, che sono vitali per il futuro del nostro paese.
Si era determinato un difficile conflitto tra obiettivi che il Governo era chiamato a risolvere. Si pose il problema della consistenza intertemporale, che si presenta quando all'obiettivo finale (risanamento più crescita) ci si può avvicinare o allontanare a seconda di quale dei due obiettivi in conflitto si consegua per primo. La scelta del Governo fu quella corretta: prima il risanamento, poi lo stimolo alla crescita e ora siamo nella condizione di avvicinarci al duplice obiettivo. Se si fosse seguita l'altra strada, caldeggiata da chi oggi accusa il Governo di eccessiva generosità nella finanziaria, ci saremmo allontanati dal duplice obiettivo cui accennavo.
In pochi dati, così può riassumere questa strategia: dal 1995 al 2000 la pressione fiscale è aumentata dell'1,2 per cento; ciò, oltre a mantenere constante la quota della spesa sul reddito, ha significato un punto percentuale dell'avanzo primario che ha prodotto ben cinque punti percentuali della contrazione della spesa per interessi, che ha ridotto l'indebitamento netto dal 7,6 al 1,3 di quest'anno, rispettando così ampiamente gli impegni presi con il patto di stabilità e di sviluppo. Con il vincolo di bilancio per gli enti decentrati inserito in questa finanziaria, la spesa pubblica si è posta sotto un controllo ancora più severo. Nel frattempo, sul fronte della crescita, nel periodo 1996-1999, l'Italia manteneva sostanzialmente lo stesso tasso di crescita precedente (circa 1,2-1,3 per cento medio annuo), mentre l'Unione europea cresceva di un tasso dell'1 per cento annuo in più.
A cominciare da quest'anno, tuttavia, il gap Italia-Unione europea si riduce fortemente, anche dopo la revisione dell'ISTAT di questi giorni: dal 2,8 al 2,7 su base annua (vari colleghi hanno equivocato quello che c'è scritto sui giornali perché il 2,5 nell'ultimo trimestre fa una media del 2,7 anziché del 2,8 e, quindi, si tratta soltanto di una revisione dello 0,1 e non dello 0,3 o dello 0,5 come qualcuno non attento ha affermato).
La previsione del prossimo triennio è che l'Italia e l'Unione europea crescano più o meno alla stessa velocità, a meno che le ragioni di scambio penalizzino fortemente il nostro paese: non mi sembra, però, che gli ultimi dati sul prezzo del petrolio ci dicano che ciò debba avvenire. Il motivo dell'accelerazione della crescita italiana (dall'1,3 del periodo 1996-1999 al 2,7 dell'anno in corso) è duplice: dal lato dell'offerta, gli effetti reali della politica di risanamento (minori saggi di interesse e riduzione della pressione fiscale sugli utili d'impresa) si sono fatti
Effetti strutturali e congiunturali operano, quindi, nella stessa direzione di sostegno alla crescita della nostra economia. Se a ciò si aggiungono una crescita delle esportazioni di quasi il 12 per cento nel 2000, a dimostrazione di una ritrovata competitività, e la recente diminuzione del prezzo del petrolio, c'è motivo di ottimismo sulla prosecuzione della crescita anche nel primo semestre dell'anno prossimo, a meno di gravi fattori esogeni che potrebbero essere indotti da una brusca decelerazione dell'economia americana; si tratta, però, di fattori esogeni sui quali la politica economica non può incidere. Se ciò non succederà, una volta di più i profeti di sventura verranno smentiti dai fatti e la stangata da loro prevista per il 2001, a motivo di una legge finanziaria generosa, in particolare a favore dell'anticipo al 2000 degli sgravi fiscali, sarà l'ennesimo fantasma che si dileguerà alle prime luci dell'anno prossimo.
In questo quadro di accelerazione della crescita dell'economia italiana rispetto al decennio passato, si colloca il disegno della finanziaria che stiamo discutendo, la cui caratteristica principale è l'inversione di tendenza in ordine alla pressione fiscale. La legge finanziaria dà concretezza legislativa alle indicazioni programmatiche del DPEF, documento che prevedeva che nel triennio 2001-2003 la pressione fiscale è destinata a ridursi di circa 90 mila miliardi e, in tal modo, a ridursi, rispetto al prodotto interno lordo, dal 43,2 per cento di quest'anno al 41,4 per cento del 2003, valore inferiore a quello registrato nel 1996, quando questa legislatura iniziò, e sostanzialmente in linea con il valore medio dell'Unione europea.
Se si tiene conto che la spesa per interessi italiana è doppia rispetto al valore medio europeo, a motivo di un valore doppio dello stock del debito sul PIL, e che la spesa per interessi è circa il 6,5 per cento del prodotto interno lordo, si deduce che la pressione fiscale italiana, al netto della spesa per interessi, è di circa tre punti percentuali inferiore a quella europea. Ciò non significa che lo sforzo per ridurre ulteriormente la pressione fiscale non vada ulteriormente perseguito; significa, però, che la riduzione della pressione fiscale, appena si è resa possibile, è stata perseguita con convinzione.
Questo disegno di legge finanziaria compie, poi, ulteriori passi in avanti verso un obiettivo prioritario del disegno di politica fiscale, vale a dire il contenimento delle aliquote a fronte di un allargamento della base imponibile, ottenuto come effetto della riforma fiscale originata dalla legge finanziaria del 1996. Il contenimento delle aliquote ha riguardato inizialmente, nelle leggi finanziarie passate, le aliquote sui profitti d'impresa. Su tale terreno, anche in questo disegno di legge finanziaria viene delineato un percorso di riduzione delle aliquote IRPEG e di ampliamento dell'efficacia della DIT.
Ma in questa finanziaria direi che la novità più importante è la riduzione delle aliquote e l'aumento delle detrazioni alle famiglie. E questo processo inizia con una riduzione del peso fiscale sulle fasce di reddito più basse! È noto che l'ampliamento dello scaglione più basso, su cui grava l'aliquota minore, ha determinato la restituzione di 300 mila lire per i «redditieri capienti» che è stata accolta con tanto favore dai cittadini italiani.
Non solo la riduzione della pressione fiscale, ma anche l'azione di redistribuzione alle fasce più basse dei «redditieri» è la politica che ci si attende dal principale provvedimento di politica economica
Credo che quelle persone che ci ascoltano abbiano compreso che vi sono benefici e opportunità; che vi è uno sforzo da parte del Governo di centrosinistra e della maggioranza che lo sostiene di mettere in corsa il paese perché sia più competitivo in Europa e nel mondo. Quelle persone saranno quindi orgogliose di vivere con noi questa fase. Penso che esse avranno anche percepito che sono previste alcune misure che riguardano il sostegno allo Stato sociale e alle famiglie ed altre misure che riguardano la riduzione delle tasse, lo sviluppo e quindi alla fine la ricchezza, l'occupazione e l'aumento della qualità della vita. Penso che quelle persone avranno quindi compreso che inizia una fase positiva per il nostro paese.
Sono state fornite anche indicazioni di queste misure; è stata indicata una cifra di 41 mila miliardi che è stata messa in campo grazie all'azione che ha sviluppato il centrosinistra e i suoi Governi e grazie anche ad una certa azione efficace che abbiamo portato avanti per far pagare le tasse a quelli che eludevano e che evadevano. Tuttavia, forse, non si percepisce fino in fondo il progetto politico, il disegno che c'è dietro a questa cosa e magari si può incorrere nell'errore di dar conto all'affermazione che fanno i colleghi della destra secondo la quale la manovra in esame sarebbe di carattere elettorale, come per dire che è una frottola, una bugia, perché abbiamo inculcato nella testa degli italiani che poi nelle campagne elettorali, anziché presentare programmi ed essere votati in relazioni ad essi, noi raccontiamo frottole.
Vorrei fermarmi un attimo su questo punto e rispondere che invece il progetto c'è ed è ingiusto - oltre che bugiardo - affermare che lo presentiamo in campagna elettorale. Noi lo abbiamo presentato nella precedente campagna elettorale, quando l'Ulivo si presentò e disse: noi realizzeremo in una prima fase il risanamento dei conti pubblici e, molto probabilmente (perché all'epoca non avevamo nemmeno la certezza), sul finire della legislatura noi metteremo in campo la manovra dello sviluppo. Ricordo che quando con Prodi nel dicembre del 1996 preparammo la prima finanziaria, eravamo soli in quest'aula perché quelli della destra ci lasciarono soli dicendo che il paese doveva sapere che questa era la manovra del centrosinistra, che loro non c'entravano nulla e che siccome era una manovra che portava al fallimento, il paese doveva sapere che eravamo noi che lo portavamo al fallimento. Noi rispondemmo, anche con qualche timore perché all'epoca le certezze del ministro del tesoro Ciampi, le certezze del Presidente del Consiglio e quelle del ministro delle finanze Visco non è che poi fossero certezze generalizzate e quindi avevamo anche la preoccupazione che poteva anche andare male. Fu una grande sfida che chiedeva sacrifici agli italiani e che aveva qualche alea di dubbio, però noi ci assumemmo la responsabilità di quella sfida e l'abbiamo affrontata.
Avevamo un'inflazione che galoppava quasi al 6 per cento; avevamo tassi d'interesse altissimi; avevamo un indebitamento che faceva paura perché era intorno al 6 per cento del PIL; avevamo un debito che galoppava perché l'azienda Italia per camminare ogni giorno, man mano che andava avanti, strutturalmente produceva altro deficit. Era una situazione fallimentare. L'Europa non ci voleva. Eravamo fuori dal sistema monetario europeo. Ci consideravano dei furbastri che avevano speso più di quanto possedevano.
Noi abbiamo accettato quella sfida. Oggi, tutti prendono atto che la sfida è vinta. L'inflazione è inferiore al 3 per cento; l'indebitamento è al 3 per cento; abbiamo abbattuto di 10 punti il rapporto debito-PIL; la disoccupazione è calata di 2 punti; i tassi d'interesse sono scesi. Tutti i parametri di convergenza che ci erano stati imposti a Maastricht e tutti gli obiettivi che ci eravamo posti sono stati conseguiti. Ecco perché arriva questa finanziaria del rilancio. Arriva esattamente quando noi avevamo previsto e, voglio dirlo con chiarezza, questo processo è strutturale.
Prendo atto che ancora una volta, quest'anno, quelli della destra dicono che non è vero, ma ricordo che in tutte le finanziarie di questi cinque anni hanno sempre detto così. Mi ricordo il professor Marzano su Rete 4, ogni mattina, che parlava delle sciagure che i nostri provvedimenti avrebbero portato. Queste previsioni sono state smentite, e quindi saranno smentite anche le altre.
L'anno prossimo noi saremo in grado, addirittura in una condizione di quasi pareggio del bilancio, di fare ancora un'operazione di sostegno all'espansione. Vorrei che fosse chiaro che noi pensiamo di doverlo fare noi. Infatti, il progetto che abbiamo mandato avanti era un progetto di risanamento e di rilancio dell'economia. Oggi lo stiamo mettendo in pratica con la ripresa degli investimenti pubblici (20 mila miliardi per le aree depresse), con il rilancio dell'occupazione, con i sostegni alle imprese, con i sostegni agli investimenti, con il credito di imposta per i nuovi occupati, cioè c'è una spinta ai consumi e allo sviluppo in genere, però deve essere chiaro che questo progetto non era solo un progetto che risanava i conti pubblici e riavviava lo sviluppo affinché l'Italia fosse più competitiva del mondo, ma questo progetto aveva in sé una logica politica, cioè aveva una sua qualità.
Desidero che gli ascoltatori - anche i colleghi che sono qui presenti - ricordino che la differenza tra il centrosinistra e il centrodestra nella fase del risanamento e la differenza tra noi e loro oggi sta nel fatto che al tempo dei 100 mila miliardi non parlavano di due terzi di imposizione e di un terzo di riduzione delle spese, ma dicevano il contrario.
Sostenevano che si dovesse abbattere dei due terzi la spesa pubblica e aumentare soltanto di un terzo l'imposizione; ovviamente, poco importava loro, a quel tempo, del fatto che abbattere dei due terzi la spesa pubblica significava bloccare il Mezzogiorno, la pedemontana veneta, gli investimenti in tutto il paese, lo Stato sociale, tartassare le famiglie, compromettere l'efficienza della pubblica amministrazione, ridurre l'assistenza e la sanità. Il problema era difendere il capitale e i grandi ricchi del nord!
Scegliemmo una strada inversa, quella dell'equità sociale: ridistribuimmo i sacrifici in proporzione al reddito, cercando di chiedere un aiuto a chi aveva di più piuttosto che a chi aveva di meno, quindi applicando un criterio di giustizia sociale. Oggi, ridistribuiamo con lo stesso criterio: due terzi alle famiglie, alle fasce più deboli, alle piccole e medie imprese, ai coltivatori diretti, agli artigiani, allo Stato sociale e un terzo per la competitività, la globalizzazione, perché anche questo è necessario ma con equità sociale; ecco il progetto che distingue il centrosinistra dal centrodestra. Questa è la sfida che avremo anche nei prossimi mesi, alle prossime elezioni politiche: è la sfida tra i conservatori e i riformisti.
A me fa piacere quando Berlusconi afferma che intende portare avanti la
La regola secca liberista e selvaggia del mercato, per la quale vince il più forte, chi ha di più e l'altro muore, e non importa, è una regola che non possiamo accettare. Siamo perché vi sia uno Stato ed una pubblica amministrazione che lascino libero il sistema di svilupparsi, però anche perché vi siano regole per impedire che vi sia la sopraffazione. Se vince Berlusconi, si comprerà tutte le imprese d'Italia, un po' con i soldi e un po' con le azioni di Governo: quindi, sarà padrone non solo di Forza Italia e della Casa delle libertà, ma anche di tutta l'Italia. Questo è un progetto alternativo: noi mettiamo in campo, con questa finanziaria, un progetto che in qualche modo, avendo avviato e ormai consolidato il risanamento dei conti pubblici, ci mette in condizione di guardare al futuro tenendo ben presente che dobbiamo crescere, rafforzare il sistema produttivo, portare il prodotto interno lordo ad una crescita del 3 per cento, essere competitivi, affermare il made in Italy. Allo stesso tempo lo dobbiamo fare mantenendo quel grado di solidarietà sociale verso i ceti più deboli e verso i territori più deboli. Penso a tutto l'entroterra padano, penso a tutte le fasce dell'Appennino, dall'Emilia-Romagna fino ad arrivare alla Calabria, penso al Mezzogiorno d'Italia e alle isole. Se facessimo una politica liberista, probabilmente, otterremmo un rafforzamento delle aree forti a totale scapito di quelle deboli. Quindi, un progetto fortemente alternativo, che definisco «progetto dello sviluppo nella solidarietà», è il sale della politica del centrosinistra.
Signor Presidente, questo è anche il sale dell'incontro tra i cattolici democratici e la sinistra democratica; infatti, quando Berlusconi «sfotticchia» noi Popolari, quelli della Margherita di essere subalterni dei DS, oppure, per gabbare gli italiani più distratti, parla ancora di comunismo e così via, dobbiamo rispondere seriamente. Sarebbe strumentale dire che Berlusconi è alleato con i fascisti. Non mi riferisco ai fascisti democratizzati di Alleanza nazionale, ma ai fascisti fascisti, quelli con il simbolo della fiamma tricolore del Movimento sociale italiano; gli italiani si sono un po' distratti, ma alle ultime elezioni regionali il Polo delle libertà presentava liste proprio con il Movimento sociale italiano dei fascisti italiani. Nel nord del paese si devono rendere conto che, oltre ai guai che procureranno i leghisti, bisognerà aggiungere quelli che verranno dalla destra fascista di Rauti. Se ci mettiamo anche Taradash e qualche altro, diventa una bella accozzaglia e sarà un bel divertimento fare un'opposizione come quella che abbiamo visto in questi cinque anni e che definirei «a vestito di Arlecchino». Altri cinque anni di Arlecchino all'opposizione saranno veramente un bello spettacolo!
Signor Presidente, ci siamo incontrati con la sinistra democratica - noi cattolici democratici, noi popolari, noi margherita - proprio perché c'è una coniugazione di progetto che crede nell'equità sociale, nella giustizia sociale, nella politica di tutti i redditi, nella ridistribuzione della ricchezza, in una logica politica kennediana, quella secondo la quale chi è ricco non deve diventare sempre più ricco e chi è povero sempre più povero. Un progetto
Signor Presidente, chi ci ascolta deve avere chiaro che questa non è una finanziaria elettorale, come non erano elettorali quelle precedenti, quando imponevamo sacrifici.
Vi è un progetto politico: risanare i conti pubblici, risanare l'economia del nostro paese, sistemare le cose, riformarle - siamo dei riformisti -, adattare le strutture della società alla domanda sociale ed alle nuove sensibilità che emergono dal paese, guardare avanti, introdurre meccanismi di cambiamento, di riforma, di ammodernamento e di adeguamento del sistema ai bisogni della gente. Questo è ciò che abbiamo fatto e che intendiamo fare, ovviamente aumentando la qualità della vita in maniera da garantire la libertà, la democrazia e la pace sociale.
Immagino il «padrone» Berlusconi trattare con i sindacati. Fortunatamente ciò non accadrà, perché vi sarebbe un conflitto permanente. Non vi sarebbe azienda in Italia che non avrebbe al proprio interno l'inferno tra datore di lavoro e lavoratori.
In questi cinque anni, con il patto di Natale, abbiamo assicurato la pace sociale: questo è un altro grande merito del centrosinistra. La concertazione è stato l'elemento vitale che ha sostenuto l'azione di questo Governo; la concertazione, cioè il solidarismo tra tutte le forze in campo per raggiungere il bene comune: questa è l'anima del nostro progetto. Credo che per queste idee e per questa impostazione valga la pena di lottare e noi Popolari lo faremo. Questa finanziaria si muove in tale direzione.
Sono certo che, anche grazie a questo segnale forte, il popolo italiano ci darà la possibilità di continuare perché mi pare abbastanza evidente che muovendosi in questa direzione vi possa essere sviluppo e solidarietà.
Presidente, concludo con una nota negativa: appare abbastanza chiaro - a noi meridionali più che agli altri - che questo processo può avere un freno. È vero ciò che dice Bossi: c'è poco da fare o da dire, perché alla fine, sommando i voti dei fascisti, dei leghisti, dei forzisti, dell'appendice Buttiglione, Casini e compagnia bella, vinceremo noi. Mi rendo conto che questo può non preoccupare tanto quelli del nord, ma i meridionali sono molto preoccupati perché si stanno seminando nella coscienza degli italiani elementi di separatismo, di xenofobia, di antimeridionalismo...
Faccio affidamento sulla capacità di Berlusconi e di Fini, perché non penso che essi vogliano la divisione dell'Italia e francamente mi fa piacere quando Berlusconi dice: garantisco io. Tuttavia, devo dire che l'esperienza di quegli otto-dieci mesi non fu molto esaltante. Speroni ministro delle riforme istituzionali non fu convinto, tant'è che presentò in Consiglio dei ministri un progetto per ridurre a poche le regioni attuali. Tra l'altro, era prevista la soppressione della mia regione,
Ricordo anche la gestione del Ministero del bilancio da parte del collega Pagliarini, il blocco totale della spesa verso il Mezzogiorno d'Italia che vi fu in quel periodo. Mi auguro che ci riesca ma purtroppo le esperienze non sono in questa direzione e quindi devo ritenere che la situazione gli sfuggirà di mano. Se fosse solo per questo, sarebbe per poco; purtroppo gli sfuggirà di mano anche su altri versanti e quindi sarà un'opposizione dura, un'opposizione difficile. Penso che la Casa delle libertà dopo le elezioni troverà difficoltà ad essere ancora unita perché fare l'opposizione insieme alla Lega sarà pressoché impossibile. Quindi, ci sarà un fuggi fuggi da questa Casa delle libertà e lo stesso Berlusconi annunzia che lui per primo si ritirerà e quindi si ritireranno tutte le armate (Commenti del deputato Selva).
Presidente, mi auguro che vada esattamente così e per questo noi Popolari voteremo a favore della finanziaria.
Tale effetto di riduzione del prelievo si avvertirà dal prossimo periodo d'imposta ma già oggi, tramite il decreto-legge che abbiamo recentemente convertito, si attua il primo preconguaglio. È stato molto importante l'intervento del Senato relativamente all'aumento della dotazione finanziaria per i contratti, in particolare del comparto scuola; sulla sanità l'importanza dell'intervento sui ticket è stato già sottolineata.
Di fronte all'aumento del gettito ed al recupero della evasione si è potuto dunque procedere ad una riduzione strutturale delle entrate; a fronte di maggiore entrate l'ammontare poteva essere, a legislazione vigente, di 40 mila miliardi. Questo incremento, invece, è andato per metà a finanziare la riduzione del prelievo. Crescono le detrazioni per il primo scaglione, aumentano le detrazioni per i figli, aumenta l'assegno di maternità, quello istituito per le madri casalinghe che non hanno altra copertura previdenziale e hanno un reddito familiare di circa 50 milioni l'anno. Vi è poi il pacchetto sociale: l'incremento del fondo per le politiche sociali, l'aumento delle detrazioni per gli affittuari a basso reddito e molti altri provvedimenti di cui abbiamo già parlato.
Affermare, come ha fatto il relatore di minoranza - mi spiace che l'onorevole Bono non sia in aula in questo momento - che si dà poco e male a tutti è un giudizio imprudente, anzi, direi che è un giudizio irriguardoso per quelle categorie sociali che abbiamo cercato di favorire. C'è un elemento spregiativo per lo sforzo di redistribuzione che stiamo facendo; certo, se fosse stato per noi comunisti, avremmo distribuito di più alle classi a basso reddito e meno alle imprese che, secondo noi, hanno avuto molto, ma nella coalizione abbiamo trovato un punto di equilibrio. Non abbiamo affatto irriso a ciò che è stato restituito a pensionati e lavoratori a basso reddito.
Cito ancora, per quanto riguarda i lavoratori, la modifica fatta dal Senato (noi l'avevamo chiesto anche qui alla Camera) che aumenta l'indennità di disoccupazione, innalzando dal 30 al 40 per cento la retribuzione di riferimento.
Non citerò - perché ne parleremo certamente domani - i provvedimenti per
Vorrei raccomandare al Governo - e al ministro che ci sta ascoltando pazientemente - la massima attenzione ad una questione non minore, per la quale è già stato inserito uno stanziamento nel disegno di legge finanziaria: mi riferisco al sostegno al programma speciale di sicurezza alimentare della FAO. Il Governo ha contribuito a tale finalità con un accantonamento di 25 miliardi per il 2001, ma vogliamo ricordare che se l'Italia vuole essere in prima fila tra i paesi più ricchi a sostenere tale importantissima finalità (la lotta contro la fame e il sostegno a coloro che nel mondo soffrono la denutrizione) saranno necessari interventi successivi e più ampi.
Egregi colleghi, da sette anni discuto in quest'aula con alcuni di voi anche sulla legge finanziaria, ma è la prima volta che posso dire che ci troviamo di fronte a contenuti redistributivi. Quando le finanziarie erano destinate allo scopo prevalente e quasi esclusivo del risanamento, il compito che noi Comunisti sentivamo di sostenere era quello di cercare di deviare il peso dei pur necessari sacrifici verso le classi più abbienti, verso le imprese e verso coloro che potevano sopportarlo. Sentivamo anche che il nostro compito era quello di impedire che il risanamento avesse come conseguenza il ridimensionamento della spesa sociale e previdenziale (come qualcuno, anche dall'estero, ci indicava di fare). Si doveva bilanciare (ed è stato fatto per merito dell'intera maggioranza) il programma di rientro dal deficit - troppo elevato perché fossimo accettati in Europa - con la tenuta della spesa sociale: ciò è avvenuto, ma la spesa sociale non è stata intaccata, anzi. Quest'anno è diverso dagli altri; questa finanziaria è diversa e la voterò più volentieri delle altre, che pure ho votato. In essa vi è la redistribuzione e vi sono anche gli incentivi allo sviluppo e all'occupazione; la popolazione che vive del proprio lavoro se ne accorgerà; anzi, forse se ne è già accorta (Applausi dei deputati dei gruppi Comunista e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.


