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La seduta, sospesa alle 12, è ripresa alle 12,30.
PRESIDENTE. Riprendiamo la discussione sulle linee generali del disegno di legge n. 7154.
EDO ROSSI. Signor Presidente, il provvedimento che stiamo discutendo francamente non ci convince molto, anche se abbiamo ascoltato il relatore con attenzione e interesse. Vengono stanziati 600 miliardi per finanziare la ricerca e lo sviluppo della stessa rispetto a qualcosa che esiste già, vale a dire il segnale americano GPS, e il GLONASS russo, che sono, appunto, disponibili gratuitamente sia per uso civile sia militare. Si sostiene che la costruzione di una costellazione satellitare europea, cosiddetta «Galileo» è necessaria per dare autonomia in questo campo all'Unione europea perché l'attuale sistema è gestito dai militari e quindi non è sempre disponibile, né molto preciso. Se fosse vero tutto ciò, l'Unione europea avrebbe dovuto decidere - cosa che peraltro non ha ancora fatto - di finanziare e sostenere interamente il progetto, i cui costi, come ci è stato ricordato negli interventi che mi hanno preceduto, sono di notevoli dimensioni. Se l'Unione europea non ha ancora compiuto tale scelta, al di là dei singoli commissari, è perché si può addivenire a un senso comune che non considera strategico il suddetto progetto.
la messa in orbita dei primi tre satelliti, sono completamente a carico pubblico.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Rasi. Ne ha facoltà.
GAETANO RASI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor rappresentante del Governo, riteniamo che il programma di navigazione satellitare Galileo sia di alto interesse europeo, che serva cioè allo sviluppo civile ed economico di tutti i popoli europei, e quindi anche dell'Italia. Com'è noto, il consueto comportamento di Alleanza nazionale sui problemi che investono l'interesse nazionale, al di là della giusta dialettica interna, è rivolto a valutare gli interessi nazionali al di sopra della diatriba giusta, spesso necessaria, talvolta forte, all'interno del nostro paese.
interesse superiore per il nostro paese. Voglio sottolineare che, proprio in tale ambito, la politica spaziale di Alleanza nazionale è stata del tutto assimilata alla politica estera, tanto che in alcune circostanze (pur nella diversa valutazione di metodi e di norme) il nostro partito ha assunto posizioni di alta responsabilità, magari sostenendo il Governo per un superiore interesse del paese. Ciò è avvenuto anche quando parti della stessa maggioranza erano contrarie e, dunque, rendevano difficile la stessa vita del Governo oggi in carica o dei precedenti Governi sostenuti dalla stessa maggioranza.
Veniamo poi agli altri aspetti. Con questi investimenti non si fanno guadagnare solo gli ambienti scientifici, gli ambienti della ricerca e quelli industriali: in quel caso, infatti, si tratterebbe solo di costi, mentre noi intendiamo concepire il progetto Galileo come un sistema di effettivi investimenti, a redditività, sì, differita nel tempo, ma a redditività. In altre parole, non dovrà trattarsi di costi, ma di veri e propri investimenti. In questa visione, è chiaro che è necessario concepire all'inizio un impianto di infrastrutture scientifiche, di ricerca, tecnologiche, passo passo, in maniera che vi siano poi risultati che consentano a tutti gli operatori (a quelli che ne faranno uso come servizio, a quelli che l'utilizzeranno come attività industriale, nella produzione degli apparati e dei terminali) di ravvisarvi una possibilità di produrre valore aggiunto.
per onestà intellettuale - che il collega della Lega, l'onorevole Chiappori, che parlerà dopo di me, ha molto insistito su questo argomento.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Aloisio. Ne ha facoltà.
FRANCESCO ALOISIO. Presidente, gli interventi che mi hanno preceduto, soprattutto quelli del relatore e dell'onorevole Rasi - che, in gran parte, condivido - mi consentono di fare un ragionamento diverso che apparentemente si allontana dalla sostanza dello specifico argomento trattato; mi consentono, altresì, di citare l'intervento del Presidente Violante, in occasione della seconda Conferenza interparlamentare europea per lo spazio. Cito testualmente l'intervento del Presidente perché può raffigurare appieno il nostro ruolo e la nostra funzione e quali dovrebbero essere i nostri doveri rispetto a situazioni quali la fattispecie che stiamo esaminando: «La società contemporanea è caratterizzata dalla velocità e dal policentrismo. Per le innovazioni tecnologiche e per l'abbattimento delle barriere del passato, nazionali, culturali, religiose, politiche e di altra natura, i processi economici e sociali, la comunicazione scientifica e la conoscenza tecnologica hanno acquisito una velocità impensabile sino a qualche anno fa.
di categoria, gruppi di pressione e sistema dei media fanno sentire nello spazio pubblico la voce di interessi pubblici o microsettoriali con efficacia apparentemente maggiore rispetto agli organi parlamentari. Per la stessa ragione, i Governi hanno perso il monopolio della decisione; poteri pubblici a carattere non rappresentativo, come la magistratura, le autorità indipendenti o poteri privati, ad esempio, grandi imprese, grandi banche, grandi società finanziarie nazionali e multinazionali sembrano possedere capacità di intervento più rapide e risolutive a paragone di quelle dei Governi. Per di più la capacità decisionale dei Parlamenti e dei Governi è commisurata a modelli sostanzialmente studiati nei primi decenni del novecento; è, quindi, del tutto inadeguata alle esigenze del mondo in cui viviamo oggi».
GIACOMO CHIAPPORI. Oh, finalmente, ogni tanto una verità!
FRANCESCO ALOISIO. Sono un lobbista del sistema Italia!
ANTONINO CUFFARO, Sottosegretario di Stato per l'università e la ricerca scientifica e tecnologica. Vuol dire che è un patriota!
FRANCESCO ALOISIO. Mi batto perché questo provvedimento venga licenziato al più presto e in tempo utile - sottolineo, in tempo utile - ricordando che una semplice e apparentemente innocente azione dilatoria, di fatto, tutela interessi diversi da quelli italiani ed europei, perché fa fallire le possibili finestre di mercato che rendono accettabile il rapporto costi-benefici di un programma così strategico qual è quello che noi stiamo esaminando e al quale vogliamo aderire.
paese, in una condizione di assoluta preminenza sia dal punto di vista industriale, perché siamo prime contractor con le nostre industrie, sia dal punto di vista politico, sia dal punto di vista di un rafforzamento del nostro ruolo nazionale nell'ambito dell'Unione europea e dell'Agenzia spaziale italiana; più in generale, l'Italia è chiamata a svolgere un ruolo ed una funzione diversa nell'ambito delle politiche dell'omogenea area mediterranea.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Chiappori. Ne ha facoltà.
GIACOMO CHIAPPORI. Signor Presidente, non avendo alcun testo scritto da consegnare, parlerò a braccio e molto velocemente, perché i tempi si sono allungati e non vorrei non poter tornare a casa in questo mondo del 2000, dove il collegamento con Genova sembra del 1800.
dovrebbe essere più controllato che mai, perché passa attraverso il Parlamento) che comunque dovrebbe spendere questi soldi per la ricerca. Io, non più tardi di qualche sera fa, ho seguito una trasmissione televisiva nella tarda nottata dove alcuni rappresentanti dell'ASI vantavano, in un primo momento, la possibilità di questo «aggancio» al più grande progetto europeo, nell'ambito del quale il nostro paese avrebbe avuto un ruolo da «capofila» e, subito dopo, i rappresentanti della FIAT hanno detto che sarebbero intervenuti con un centinaio di miliardi per fare la ricerca eventuale su di un autoveicolo che potrebbe «interfacciare» con questo nuovo sistema Galileo e quant'altro.
GAETANO RASI. Si possono richiamare.
GIACOMO CHIAPPORI. Si possono richiamare, questo è vero, onorevole Rasi.
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
È iscritto a parlare l'onorevole Edo Rossi. Ne ha facoltà.
Fino ad oggi i progetti esistenti sono stati giustificati per l'alto costo dal fatto che erano realizzati per ragioni militari e non per ragioni commerciali. A conferma del dato che anche i paesi dell'Unione europea stanno lavorando sui segnali esistenti, inglesi, tedeschi, francesi e italiani hanno già deciso di investire per migliorare l'utilizzo di segnali russi e americani già esistenti.
L'Unione europea chiede, innanzitutto, se esista un rapporto costi-benefici equilibrato per questo progetto. È una delle domande che deve ancora trovare una risposta perché l'unica cosa certa è che che i costi sono a carico del pubblico e il pubblico non recupererà gli investimenti nel settore. Si sa, inoltre, che la parte privata avrà un ritorno dell'investimento in tre anni e che questo sistema «Galileo» è di terza generazione, quindi più competitivo. Tuttavia, non si ha la certezza dei progressi che anche gli americani e i russi potranno fare fra otto anni (perché il sistema si realizzerà fra otto anni) con il rischio che «Galileo» nasca già superato.
Il mercato offre sicuramente diverse opportunità di sviluppo e di affari, ma oggi coloro che detengono il brevetto, la tecnologia, il predominio, vale a dire gli americani, non lasciano certamente tanti spazi al sistema «Galileo». Colleghi, non vi dice nulla il fatto che Bush, nuovo Presidente americano, nel suo programma elettorale preveda il rilancio dello scudo spaziale? Gli americani investiranno nel settore dello spazio risorse ingenti. Come si fa a prevedere che il segnale del sistema europeo «Galileo», quando sarà pronto - nel 2008 -, sarà migliore di quello che elaboreranno gli americani, che investiranno molto di più in termini economici? Le domande che noi poniamo sono assolutamente legittime.
Il costo viene stimato in 3.400 milioni di euro, ma molte fonti ci dicono che esso è sottostimato, vista la complessità dello sviluppo del sistema. A questo proposito vi è una considerazione dalla quale non si può sfuggire: si può dire che il costo è sottostimato o sovrastimato a seconda del punto di vista di analisi, ma coloro che hanno già messo in orbita questo sistema hanno speso tre volte di più di quello che viene preventivato. Anche questa è un'altra domanda che ci si deve porre.
Come si sa, il provvedimento stanzia 600 miliardi per questa fase. Credo che questo stanziamento sia quanto meno ambiguo, nonostante nel corso delle audizioni i vari soggetti che percepiranno questo denaro ci abbiano spiegato che non vi è ambiguità.
Come è noto, sono previsti 250 miliardi per l'ASI, distribuiti nei tre anni in 80, 140 e 30 miliardi; quindi, con questi 250 miliardi si copre il 25 per cento del costo del progetto «Galileo» per quanto riguarda la prima parte. Sono poi previsti 130 miliardi per l'ENAV nel biennio, sui quali è più difficile indagare per capire a cosa servano esattamente. Ci è stato detto che servono per armonizzare il software e l'hardware. Anche questo aspetto è abbastanza nebuloso, così come lo sono i 220 miliardi che vengono depositati presso il Consiglio dei ministri, per i quali, se non altro, vi sarà la copertura perché, prima di essere spesi, dovranno essere sentite le Commissioni parlamentari, ma ciò vale solo per questa parte.
Questo stanziamento di 600 miliardi è aggiuntivo rispetto a quanto già disponibile per il piano spaziale, cioè 6.500 miliardi. Ho avuto l'impressione che questo provvedimento, più che a ragioni internazionali ed europee e all'obiettivo di avviare una ricerca europea autonoma, sia funzionale a finanziare le attività di impresa. Questa è la forte sensazione che provo, che è motivata da quanto ho detto in precedenza.
Come si spenderanno questi soldi? Il progetto «Galileo» doveva essere sia pubblico che privato; invece, i privati non ci sono né nella prima fase né nella fase di ricerca né in quella dello sviluppo e neppure in quella della legittimazione del sistema stesso, in quanto i primi 1.250 milioni di euro necessari per la ricerca, lo sviluppo e la validazione del sistema, con
Nella seconda fase servono altri 2.150 milioni di euro per gli altri 26 satelliti da mettere in orbita, di cui solo una parte sono posti a carico dei privati, si fa per dire, perché vi sono Alcatel, Matras e Alenia.
Per i soldi pubblici non è previsto alcun ritorno, mentre per quelli privati è previsto un ritorno in tre anni: quindi, nell'era della globalizzazione il pubblico crea le infrastrutture ed i privati le gestiscono per fare soldi. Questo avviene oggi, ma avveniva anche ieri, quando non si era nell'era della globalizzazione, e già allora dicevamo che era sbagliato, perché il privato, come si sa, mette il capitale di rischio. Quando il privato non vuole mettere il capitale di rischio, ma sfrutta le strutture solo per realizzare profitti, il dissenso non è solo ideologico, ma anche pratico, poiché non si possono usare i cittadini dell'Unione europea ed italiani per far fare soldi ai privati.
Tutti si riempiono la bocca di mercato e concorrenza e poi sono tutti d'accordo in Parlamento ad usare i soldi pubblici per finanziare i progetti la cui redditività, ancora da dimostrare, sarà comunque a favore dei privati. È un provvedimento che favorisce quella che noi chiamiamo colonizzazione dello spazio, nel senso che un sistema di osservazione della terra è utile a fini civili, se aiuta a vivere meglio le popolazioni, a prevenire le calamità; diversamente, si colonizza lo spazio solo per il profitto. Se questa spesa servisse per far vivere meglio la gente (gratuitamente perché si tratterebbe di un investimento pubblico), potrebbe anche essere presa in considerazione ma la verità è che essa ha come obiettivo la gestione dei servizi, e quindi il profitto.
Un sistema satellitare si giustifica se agisce sotto l'egida internazionale dell'ONU, perché lo spazio è un bene universale che non può essere occupato solo da alcuni. Se questa colonizzazione da una parte crea benefici sul piano tecnologico, è davvero un'incognita per quanto riguarda le possibili conseguenze sulla salute. Devo dire che, sotto questo profilo, non è stato fatto alcuno studio, per cui corriamo il rischio di ripetere gli stessi errori che abbiamo compiuto con la telefonia cellulare: si diceva che non c'era alcun pericolo e invece ora si comincia a capire che le onde elettromagnetiche non sono prive di effetti. È una parte del progetto ancora tutta da verificare.
Signor Presidente, questo è un provvedimento blindato e quindi il relatore non può permettersi di affermare che il Parlamento modificherà il testo. Non è vero, perché la maggioranza ha già deciso che il Parlamento non modificherà assolutamente nulla. Aggiungo che il provvedimento è rimasto per ben diciassette mesi al Senato, mentre ai deputati viene chiesto di approvarlo in poche settimane.
Per quanto ci riguarda, abbiamo proposto alcune modifiche al testo, se non altro dal punto di vista del controllo parlamentare. Ci è stato detto di presentare un ordine del giorno, soluzione che non possiamo accettare visto che fra pochi mesi si concluderà la legislatura. In Commissione sono stati respinti tutti i nostri emendamenti formali e sostanziali; spero che in aula la nostra proposta di buon senso finalizzata a porre sotto il controllo del Parlamento la quota di risorse destinata al progetto venga presa in considerazione ed approvata.
Qui ci troviamo di fronte, però, ad un progetto di interesse generale europeo e di
Ebbene, con tale spirito abbiamo seguito da tempo - prima al Senato e ora alla Camera dei deputati - il percorso del disegno di legge in esame, approfondendone i vari aspetti e condividendone gli obiettivi. Questi ultimi sono soprattutto di natura civile e riguardano l'assistenza nei trasporti, la sicurezza ambientale, l'osservazione della terra e le indagini con le quali si vuol osservare il nostro pianeta dai satelliti geostazionari, in maniera da rilevare, di volta in volta, quelle modifiche sulla crosta terrestre che possono sembrare superficiali ma che, in realtà, nascondono in profondità pericoli non sempre avvertiti a livello del suolo.
Dunque, non si pone tanto il problema di utilizzare un segnale già esistente (quello del sistema americano GPS che, come sappiamo, è nato per esigenze di sicurezza militare e di individuazione puntiforme di veicoli, truppe ed altri soggetti interessanti per gli ambienti militari), bensì quello di dare, in una versione più moderna e più aggiornata, una capacità strategica più ampia all'Europa, in modo che essa abbia una sua autonomia nell'ambito di una tecnologia più avanzata.
A tale proposito, faccio osservare che è senza fondamento il rilievo che il costo (stimato in poco più di 3 miliardi di euro per l'intero progetto) sia insufficiente. In realtà, allo stato attuale degli approfondimenti tecnico-contabili, quella cifra si rileva congrua: potrà certamente variare in aumento, se saranno aggiunte altre prestazioni oltre a quelle previste attualmente. Ciò è dovuto ad una ragione di fondo: la prosecuzione dell'indagine tecnologica e scientifica europea ha dietro le spalle tutta una letteratura scientifica ed una esperienza tecnologica che sono americane; pertanto, essa si fonda su un risultato che è già stato spesato (dal punto di vista dei costi) a carico del bilancio americano. Certamente, mi riferisco al bilancio pubblico americano, perché i fini erano quelli della difesa e, soprattutto, dell'osservazione militare.
Si rende ancor più necessaria una tecnologia europea perché non solo è indispensabile una maggiore disponibilità nella continuità del segnale e nella precisazione delle individuazioni puntiformi, ma anche perché il nuovo segnale deve essere continuo, limpido e capace di essere recepito da ricevitori in mano ad un numero enorme di utilizzatori. Anch'io ho avuto occasione di utilizzare, su un autoveicolo, il segnale proveniente dal GPS americano: sappiamo che questo segnale è spesso incerto, talvolta oscurato; frequentemente si accende la lampadina rossa che avverte che è inaffidabile, in un certo momento, mentre per altri aspetti è abbastanza affidabile, con un'approssimazione di qualche metro. Qui però è necessario non solo per i trasporti e quindi per tutto ciò che riguarda la viabilità urbana ed extraurbana, ossia gli usi civili, ma anche per quanto riguarda gli usi aeronautici e militari, far conglobare tutto nel GNSS 2. Alla fine del processo di cui ci ha parlato il relatore, è necessario avere a disposizione un segnale tale da darci la sicurezza definita, appunto, puntiforme, al millimetro, e continua. Deve essere quindi in mano ad enti civili, che non siano soggetti a necessità di salvaguardia militare. Certamente, l'Europa potrà anche giovarsene per fini di sicurezza, nel senso più generale e strategico, quale tradizionalmente la si è ritenuta in passato, ma questo è quel plus necessario per dotare di moderni strumenti la nostra comunità europea e quindi l'Italia.
Ho sentito esporre dal collega Edo Rossi alcune amenità, che certamente fanno parte di una cultura veteromarxista che ancora purtroppo circola in un residuo di forze comuniste, alcune delle quali, tra l'altro, presenti nel Governo, anche se in questo caso non si sono espresse, mentre sono intervenuti i colleghi di Rifondazione comunista. Ebbene, si dice che questa iniziativa è rivolta a colonizzare lo spazio per il profitto e ci si chiede se ci si renda conto che questa occupazione - naturalmente, se di questo si tratta - è un'occupazione materiale, uno sfruttamento dello spazio ed ha la caratteristica di lucrare profitti - e forse anche, nell'intenzione dei veteromarxisti, extra-profitti - a danno dell'elemento che sta nell'atmosfera o sopra l'atmosfera terrestre. Non vedo sfruttati in questo ambiente dell'etere sempre più rarefatto a 10, 20 o 40 mila metri sopra la terra. Certamente, il posizionamento di satelliti richiede una sequela di attrezzature geostazionarie che vivono, per le loro caratteristiche tecniche e fisiche naturali, nello spazio; tuttavia - ahimè! -, tutta la parte di gestione, di utilizzazione a terra e di valore aggiunto costituisce attività tecnica e industriale e quindi attività che deve avere un valore aggiunto.
Vi sono due tipi di valore aggiunto, come sappiamo: quello di interesse generale, sociale e pubblico, nonché di prevenzione - ad esempio per avvertire quando possono verificarsi grandi disastri tellurici - e quello relativo ad una migliore qualità della vita sulla terra e ad una migliore qualità della produzione attraverso i servizi che questi segnali possono offrire. Pertanto, non è affatto una bestemmia civile affermare che una buona parte di queste attività è funzionale al finanziamento di attività delle imprese. Certamente, le imprese devono finanziarsi sul mercato e non devono far affidamento sulle risorse pubbliche, ma è chiaro che un paese che vuole svilupparsi ha come obiettivo, non immediato, ma mediato e di lungo termine, di fare investimenti nell'interesse generale. Il recupero sta in quella redditività rinviata che, nel tempo, può essere garantita da un servizio di alto contenuto tecnologico ed economico.
Abbiamo esaminato il disegno di legge governativo anche dal punto di vista dello stanziamento delle risorse - lo ripeto - non tanto perché non siamo d'accordo sulla necessità dello stanziamento di risorse ai fini dello sviluppo di iniziative italiane (perché ritengo che sarebbe utile essere al più presto in grado - abbiamo eccellenti centri di ricerca universitari ed industriali per farlo - di fornire strumenti e tutta una serie di servizi che possano avere una ricaduta sulla nostra economia in maniera preferenziale rispetto alle altre economie europee), ma perché siamo un po' preoccupati per il fatto che vengono istituiti fondi sui quali non vengono adeguatamente evidenziati, da un lato, la modulazione dell'impiego e, dall'altro, un adeguato controllo parlamentare. In poche parole, avremmo preferito che il fondo di 220 miliardi, istituito presso il Ministero del tesoro, fosse soggetto, per l'impiego, oltre che al parere preventivo, come previsto, delle Commissioni parlamentari competenti, anche ad una successiva valutazione delle stesse Commissioni circa la congruità e l'adeguatezza della sua utilizzazione nei confronti degli obiettivi da perseguire. Debbo riconoscere
Certo, vi sarà poi il controllo della Corte dei conti; ed è vero che noi possiamo fare alcuni rilievi; è vero, ma trattandosi - ed è un po' questa la novità del ragionamento che sto facendo in questi giorni - di un processo di indagine e di ricerca di tipo molto innovativo, la verifica dovrà avvenire anche successivamente e non soltanto preventivamente, proprio con riferimento ai fondi previsti dal Ministero del tesoro.
Vi è un altro aspetto su cui intendo soffermarmi. Nel primo punto dell'unico articolo di questo disegno di legge bisognerebbe precisare che tutta la ricerca e tutte le spese fatte, sono finalizzate al progetto Galileo e alla realizzazione di infrastrutture tecnologiche e strumentali.
Del pari, avremmo desiderato che anche i fondi assegnati all'ASI e all'ENAV fossero soggetti a valutazioni di impiego da parte delle Commissioni parlamentari competenti. Ci auguriamo, pertanto, che prima di giungere alla votazione delle norme in questione, il Governo si impegni a garantire non solo procedure trasparenti riferendo al Parlamento, ma anche adeguate informative cammin facendo, in relazione agli impieghi delle risorse nei diversi settori della ricerca e delle infrastrutture preparatorie, e poi in quelle gestionali del progetto, affinché esse siano esclusivamente rivolte ad esso.
A tale riguardo Alleanza nazionale chiede che da parte del relatore e soprattutto del Governo si offra la possibilità che quell'ordine del giorno di cui si è parlato abbia un contenuto veramente impegnativo. Alleanza nazionale si riserva di presentare un proprio ordine del giorno, a meno che non vi sia l'accordo a presentare un ordine del giorno tale da fugare le preoccupazioni che abbiamo manifestato nell'ambito di quella concordia di obiettivi e discordia nella stesura delle norme che pure hanno animato il dibattito in Commissione, fatta eccezione per alcuni diversi atteggiamenti assunti da altre forze politiche.
In conclusione, invito il Governo a farsi carico di questo impegno; Alleanza nazionale rimane in attesa di conoscere quale sarà la sua proposta, in maniera tale che, nell'interesse generale del paese, si possa addivenire ad un concorde indirizzo e quindi all'approvazione di questo disegno di legge, il cui testo attuale non è perfetto anche se con un certo impegno può essere perfezionato.
«La moltiplicazione dei luoghi di produzione del sapere scientifico amplifica la percezione di questa velocità e, insieme, la percezione dell'insufficienza dei tradizionali canali di collegamento tra società scientifica e istituzioni. Per effetto del policentrismo, i Parlamenti hanno perso il monopolio della rappresentanza della società. Organizzazioni non governative, sindacati
Mi fermo qui, nella citazione dell'interessantissimo contributo che il Presidente ci ha fornito, in occasione della seconda Conferenza interparlamentare europea per lo spazio, che mi sembra rappresentare pienamente la situazione che stiamo vivendo in questo momento. Chi aveva potestà e dovere di decidere, ha deciso; ha preso una decisione politica con capacità di scelta e assunzione di responsabilità, ha individuato un cespite, inteso come investimento nello specifico, e strumenti amministrativi per gestire, da un punto di vista tecnico e politico, questo investimento.
Il riferimento del Presidente Violante al mondo variegato che interferisce con i tempi, i modi e i contenuti delle decisioni, è ampiamente rappresentato in quest'aula. Lo confesso, a differenza di altri, io sono un lobbista!
In effetti, vi sono tutte le condizioni politico-economiche perché non si frapponga tempo e si prenda una decisione tempestiva ed adeguata. Mi riferisco alle decisioni prese a livello di Unione europea e rilanciate dalla Conferenza interparlamentare europea. Nel corso della Conferenza ha trovato conferma la comune volontà di assicurare all'Unione europea l'autonomia strategica nel settore dello spazio, specie per quanto attiene alle tecnologie critiche e, comunque, tenendo presenti le finestre di mercato e i potenziali ritorni economici. Vi ho letto un brano della dichiarazione finale della Conferenza interparlamentare europea, sottoscritta - lo sottolineo - dalle delegazioni parlamentari di tutti i paesi aderenti; in modo particolare, il riferimento è alla delegazione britannica, che più di tutte le altre aveva assunto un atteggiamento critico rispetto all'autonomia europea riferita alle tecnologie cosiddette critiche.
D'altra parte, tra gli impegni elettorali assunti dal Presidente Bush, citati dal collega Edo Rossi, vi è il disimpegno degli Stati Uniti d'America dallo scenario europeo e mediterraneo. Qualora ve ne fosse bisogno, ciò chiama l'Europa a svolgere una funzione di difesa e di sicurezza della democrazia e della libertà, ad essere costruttrice di pace e di prosperità diffusa, in una posizione nuova rispetto agli Stati Uniti, ovvero di partner e non più di subfornitore nell'ambito dell'alleanza atlantica.
Il disegno di legge in esame è molto importante; esso mette l'Italia, il sistema
Le preoccupazioni si riferiscono alla necessità di garantire un controllo rispetto ad un percorso. Si tratta di preoccupazioni lecite, ma che credo siano ampiamente fugate dalle disposizioni contenute nel provvedimento; qualora tali preoccupazioni, rappresentate anche dal collega Rasi, non trovassero soddisfazione nel dispositivo così com'è, sono disposto a raccogliere l'invito relativo alla presentazione di un ordine del giorno - che non intralcerebbe l'iter legislativo e, quindi, la tempestività del provvedimento -, affinché sia tutelata la trasparenza. Penso sia anche interesse del Governo e della maggioranza che lo sostiene che ciò avvenga.
Mi limito a rilevare che, sentiti il sottosegretario e l'onorevole Saraca, sentite le aspirazioni che sono state espresse - quando si parla di scienza o di fantascienza nascono sogni incredibili, anche se questo potrebbe essere non solo un sogno ma anche il futuro (visto che andiamo verso il futuro, perché contrastarlo?) -, ritengo che il progetto abbia un senso. Sentiti i dubbi ragionevoli espressi dai colleghi Giovine, relativamente al progetto in generale ed alla sua collocazione in ambito europeo, ed Edo Rossi, che riprenderò in parte; sentiti gli effetti positivi di cui ci ha parlato l'onorevole Rasi, secondo il quale questo progetto, oltre a lanciarci verso il futuro, rappresenterà anche un vantaggio per la ricerca e per le imprese, che prenderanno parte a tale progetto, e quindi avrà conseguenze di utilità pubblica, noi diciamo: «Andiamo avanti». Andiamo senza dubbio verso il futuro: costruiamo un'autostrada l'entità della quale possa essere certificata - cosa che non fanno il sistema GPS e il GLONASS - non dico al centimetro, come diceva l'onorevole Rasi, ma con una determinata sicurezza e quindi con una possibilità di avere un'assicurazione sui segnali che vengono inviati.
Costruiamo quest'autostrada, ma la facciamo al 75 per cento con i soldi pubblici e al 25 per cento con i soldi dei privati. Ora, i privati, quando andranno a gestire il servizio, certamente rientreranno in pochi anni di quello che avranno speso; ma dobbiamo tenere in considerazione che quel 75 per cento del pubblico è pagato dai cittadini. È per questo, allora che, al di là di quello che diceva prima l'onorevole Aloisio che parlava di una «tempestiva decisione», ci domandiamo come mai questo disegno di legge sia rimasto fermo degli anni al Senato, se era così importante e come mai solo adesso si faccia riferimento a quella tempestività. La ragione è certa: vi sono 600 miliardi da spendere! Noi abbiamo aggiunto il fatto che vorremo sapere prima come verranno spesi questi soldi, quale sia il percorso delineato per la spesa, come avviene in un consiglio di amministrazione quando si presenta qualcuno dicendo che vorrebbe dei denari per questo progetto, che è fatto in un determinato modo. Queste sono le fasi del percorso che bisogna seguire e questi sono gli effetti; dopodiché, si cerca la sovvenzione. Noi qui eroghiamo 600 miliardi di lire e vorremo sapere perché, come e a chi li daremo.
Vi porto un esempio molto semplice per spiegarvi quanto ho appena affermato: 220 miliardi andranno alla Presidenza del Consiglio dei ministri (e questo finanziamento
Io sarei dell'avviso di fare un ragionamento di questo genere: diamo i soldi - come affermava giustamente Rasi in un colloquio privato - per il futuro, per la ricerca e perché attraverso quest'ultima andremo a scoprire quello che sarà il nostro futuro; vorremmo però che, visto che una parte consistente di quel finanziamento è di origine pubblica, domani, se trovassimo mai un rilevatore satellitare sulla nostra autovettura, dovremmo sapere che quel rilevatore lo abbiamo già pagato e che non lo potremo trovare offerto come un optional, perché quello è il frutto di una ricerca che abbiamo già sovvenzionato con dei soldi pubblici.
Pertanto, ribadisco l'opportunità di conoscere queste fasi, per cercare di capire come saranno spesi i soldi pubblici, per poi non pagarli magari sotto forma di servizi o altro, trattandosi di soldi anticipatamente destinati a quel fine.
Questo è un po' il senso del mio intervento.
Devo dire, però, che ci «pesano» quei 250 miliardi per l'ASI, perché su tale cifra si avrà un controllo minore, perché abbiamo visto che cosa è successo nel passato e che cosa abbiamo dovuto ripianare per delle cattive gestioni. Abbiamo poi i 130 miliardi dell'ENAV; sappiamo in che situazione siano oggi i direttori e i presidenti di quell'istituto: sono quelli che poi andranno a finanziare questi progetti! Nella sostanza, quindi, noi diamo soldi in mano a dei soggetti che forse possiamo controllare un po' meno. Da qui è nato questo desiderio di controllo. Perché? È evidente: perché noi spendiamo del denaro pubblico e vogliamo almeno sapere che fine faccia e poi che ritorno avrà perché - come dicevo prima - se lo spendiamo per trovare un'innovazione tecnologica, poi, se la facciamo pagare di nuovo ai cittadini, sarebbe un'imbecillità in assoluto! Dicevo questo anche perché in un punto del passaggio vi è una cosa che merita una spiegazione.
Per assicurare l'attuazione degli eventuali adempimenti da effettuare nell'anno 1999 in relazione al programma di cui al comma 3, l'ASI e l'ENAV, tanto per cominciare, prendono 20 miliardi. Vorrei sapere perché. Vorrei capire. Ho tentato di farlo, ma purtroppo, come diceva l'onorevole Rossi, il provvedimento è blindato - in effetti è vero (forse anche noi faremmo così) - non si può toccare, domande poche. Spero che attraverso gli inutili ordini del giorno possiamo introdurvi comunque dei «puntini». Vedo che qualcuno non è d'accordo. Forse la parola «inutili» è un po' grossa, però in effetti nel tempo abbiamo visto molti ordini del giorno...


