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La seduta, sospesa alle 10,55, è ripresa alle 11.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di un'informativa urgente del Governo sugli incidenti verificatisi ad Imperia in relazione al vertice di Nizza nonché sull'irruzione violenta nel Centro culturale milanese, il 12 dicembre 2000.
MASSIMO BRUTTI, Sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, onorevoli colleghi, nei giorni scorsi parlamentari di diversi gruppi hanno espresso in quest'aula il loro disagio per la decisione del Governo francese che ha di fatto sospeso l'applicazione della Convenzione di Schengen, bloccando alla frontiera un treno speciale con a bordo manifestanti italiani diretti a Nizza per protestare contro il vertice europeo. Perciò il Governo è stato invitato a fornire un'informativa urgente al Parlamento, anche con riguardo alle critiche avanzate da più parti per l'operato delle nostre forze dell'ordine, che sono intervenute a Ventimiglia contro i manifestanti, i quali intendevano forzare il blocco ed entrare comunque in Francia.
controlli lungo il confine sia per prevenire possibili intemperanze o atti violenti da parte di manifestanti respinti verso l'Italia.
FRANCESCO GIORDANO. Si è vista la disponibilità!
MASSIMO BRUTTI, Sottosegretario di Stato per l'interno. Nulla ha tuttavia potuto indurre le autorità francesi, né in questa fase né durante la successiva nottata, a mutare l'atteggiamento di chiusura nei confronti dei manifestanti italiani. Questo atteggiamento non è mutato neppure di fronte alla proposta avanzata dal questore di Imperia di avviare al posto di frontiera di Ponte San Ludovico i passeggeri del convoglio divisi in piccoli gruppi a bordo di autobus navetta reperiti sul luogo. In realtà, la proposta del questore avrebbe garantito anche la previa verifica che i manifestanti non portassero con sé strumenti di difesa e offesa, come caschi, imbottiture, scudi, camere d'aria, bastoni che, secondo informazioni acquisite e a quanto è stato segnalato, sarebbero stati celati all'interno del treno. Questa soluzione di mediazione, dunque, si è rilevata impraticabile, sia perché respinta dalle autorità francesi sia perché non accettata dai passeggeri che erano restii a subire controlli da parte delle nostre forze dell'ordine. Invece, intorno alle ore 18, i manifestanti compattamente si incamminavano lungo la linea ferroviaria spostandosi poi sulla parallela autostrada fermandosi a ridosso del tunnel che conduce al confine. Secondo ciò che ci è stato segnalato, quasi immediatamente dopo questo atto vi è stata la paralisi della circolazione in conseguenza del folto numero di manifestanti ed anche di una improvvisata barricata eretta spostando in mezzo alla carreggiata i pesanti spartitraffico in cemento di solito utilizzati per canalizzare il traffico.
è stato sorretto dal dipartimento della pubblica sicurezza con il quale lo stesso questore si è tenuto costantemente in contatto per la definizione delle iniziative di volta in volta necessarie.
FRANCESCO GIORDANO. Signor Presidente, posso chiedere di far rispondere separatamente?
PRESIDENTE. No, facciamo concludere il sottosegretario. L'informativa riguarda due fatti e poi i colleghi decideranno su quale intervenire.
FRANCESCO GIORDANO. È una modalità di organizzazione...
PRESIDENTE. Se non sbaglio, è stato deciso ieri dalla Conferenza dei presidenti di gruppo.
FRANCESCO GIORDANO. Non è così! Non è esatto!
PRESIDENTE. Ieri il Presidente ha annunciato in aula che la risposta del sottosegretario sarebbe stata unica.
MASSIMO BRUTTI, Sottosegretario di Stato per l'interno. Mi rimetto alle determinazioni della Presidenza.
Le forze dell'ordine di scorta del corteo non hanno però rilevato alcun allontanamento di gruppi nel momento in cui i giovani attraversavano piazza Missori, attigua a via Zebedia, n. 2, ove hanno sede il Centro culturale di Milano (CMC) e la mostra dell'antiquariato Sant'Alessandro. Alle ore 11,30, tuttavia, alcuni giovani che si erano fatti aprire il portone dello stabile delle due associazioni culturali si introducevano travisati (cioè con il volto non riconoscibile) nel seminterrato, ove accendevano alcuni fumogeni che nell'arco di alcuni minuti provocavano la saturazione - con i fumi emessi - dei corridoi e dei locali del centro culturale e della mostra.
PRESIDENTE. La ringrazio, signor sottosegretario.
ROBERTO DI ROSA. Signor Presidente, le mie considerazioni saranno riferite alla prima parte dell'informativa del sottosegretario Brutti; abbiamo tutti ascoltato la ricostruzione dei fatti di Ventimiglia accaduti in occasione del vertice di Nizza e le conclusioni che il sottosegretario Brutti ha offerto all'Assemblea, conclusioni che alla luce della ricostruzione che di quegli avvenimenti è stata fatta mi sembrano accettabili e condivisibili.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Sestini. Ne ha facoltà.
GRAZIA SESTINI. Signor Presidente, signor sottosegretario la ringrazio per le informazioni fornite. Dividerò il mio intervento in due parti.
FRANCESCO GIORDANO. Ve lo fate dire dalla destra!
GRAZIA SESTINI. Io non sono la destra!
a sciogliere questo che ci sembra un nodo grave. Chi assalta le sedi delle libere associazioni non può poi andare dal questore, a meno che non lo faccia per autodenunciarsi (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giordano. Ne ha facoltà.
FRANCESCO GIORDANO. Signor Presidente, voglio dire con franchezza e con sincerità al sottosegretario Brutti che non solo non abbiamo condiviso la sua esposizione ma la riteniamo anche grave e assolutamente inspiegabile se non con la semplice e banale affermazione che il Governo - questo Governo di centrosinistra - non capisce, teme e sta contro il movimento più significativo del nostro tempo: il movimento di Seattle.
PIER PAOLO CENTO. Ma questa è una cosa grave!
FRANCESCO GIORDANO. ... che il Governo italiano, stavo dicendo, con il suo intervento aveva ottenuto dai francesi esattamente il permesso, a seguito di una mia ferma protesta che in quel momento non era contro il Governo italiano, ma contro il Governo francese.
sintonia con voi. Noi avevamo chiesto la sua rimozione perché non riuscivamo a credere che, dopo le comprensioni dimostrate in privato e in pubblico, vi potessero essere le cariche della polizia, con un atteggiamento inconsulto nei confronti di giovani cittadini, cui è stato impedito di andare in Francia, i quali volevano semplicemente protestare democraticamente e pacificamente davanti al consolato.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Chiappori. Ne ha facoltà.
GIACOMO CHIAPPORI. Presidente, svolgerò un intervento brevissimo. Innanzitutto, vorrei richiamare quanto detto in questa sede dal sottosegretario Brutti. Nell'informativa sui fatti di Milano, egli ha sostenuto che da un gazebo della Lega venivano prelevate bandiere e giornali e che non risulta vi siano stati fatti di violenza. Ciò è totalmente falso perché in quel gazebo vi era un nostro rappresentante che ne ha viste di tutti i colori. Evidentemente siamo noi i violenti, i razzisti, quelli che fanno le manifestazioni contro! Siete riusciti a venire nella nostra sede di via Bellerio con la polizia, si immagini se proveremo a dirvi qualcosa sul gazebo! Vogliamo, però, che risulti che non si è trattato di un prelievo di bandiere e di giornali perché gli aggressori hanno malmenato i presenti e hanno prelevato e strappato le bandiere: questa è la verità!
di peggiore; in qualche maniera, egli ha salvato una situazione che si è verificata a causa di un Governo che non ha lasciato passare un treno. A Ventimiglia, già cittadina di frontiera, vi era già un sacco di gente e, pertanto, prima che accadesse il «fattaccio», il questore è intervenuto.
PRESIDENTE. Onorevole Chiappori, la prego di concludere perché ha già esaurito abbondantemente il tempo a sua disposizione.
GIACOMO CHIAPPORI. Per dare spazio alla protesta (Commenti del deputato Giordano), ho chiesto che vi sia un posto ben definito, con televisioni e intervistatori, perché è questo che serve; infatti, se la televisione non ne parla, è inutile manifestare con cortei, perché vi prenderanno sempre in giro. Ho avanzato una simile richiesta affinché la gente possa effettivamente esprimere il proprio dissenso, al contrario di quel che succederà (non si avrà alcuna possibilità di parlare) perché dobbiamo far vedere che siamo bravi; Genova, che sarà forse la città del 2004, non riesce ad ospitare il G8 di quest'anno, perché non ce la fa.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Selva. Ne ha facoltà.
GUSTAVO SELVA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il sottosegretario ha fatto alcune deduzioni a conclusione della sua esposizione cronistica; io ne faccio due, una rivolta al Governo e l'altra all'onorevole Giordano.
FRANCESCO GIORDANO. A Ventimiglia? Che stai dicendo?
GUSTAVO SELVA. Questo mi sembra che sia il precedente che voi avete anche nei nomi che sono stati indicati (Commenti del deputato Cento). Ma lei, onorevole Cento, perché si vuole togliere le «medaglie» che ha? Sia fedele alle «medaglie» che ha acquisito andando in piazza e partecipando agli scontri! Continui a farlo, se ritiene!
FRANCESCO GIORDANO. Più di 1.500 persone erano dei delinquenti?
PRESIDENTE. Onorevole Giordano, per cortesia!
GUSTAVO SELVA. È previsto anche nel Trattato di Schengen...
FRANCESCO GIORDANO. Dove?
GUSTAVO SELVA. ...che le frontiere possano essere temporaneamente chiuse qualora vi siano prospettive di manifestazioni violente!
Onorevole Giordano, quegli stessi personaggi che non sono andati poi a Nizza, si sono fermati ad Imperia e a Ventimiglia. Per fare che cosa? Per fare delle critiche? No, cercavano di andare ad assaltare il consolato! Lei mi dica se questa è una manifestazione legale!
FILIPPO MANCUSO. È giusto!
GUSTAVO SELVA. ...ma lei contemporaneamente vuole fare il rivoluzionario e vuole che le sue manifestazioni violente possano vedere delle persone (uomini che hanno il casco e i bastoni) che vi partecipano chiedere ai poliziotti quale sia la strada per andare al consolato (e la polizia dovrebbe rispondere: la prima a destra, la seconda a sinistra); e, poi, quando arrivano lì, chiedere se possono distruggere qualche vetrina. Questi personaggi vorrebbero sentirsi rispondere con le seguenti parole: «Sì, prego, si accomodi pure, distrugga anche qualche vetrina». Mi scusi, onorevole Giordano, ma lei si deve mettere d'accordo con se stesso! Le manifestazioni legalitarie e democratiche sono quelle - lo ha ricordato il sottosegretario - che hanno visto la partecipazione di 5 mila persone che si sono recate lì a dire le proprie ragioni. Ma se lei invece, comincia a mettere dei caschi e dei bastoni e si reca alle manifestazioni con gli scudi, è evidente che vuole fare una rivoluzione con il permesso dei «superiori» (in questo caso sarebbe il «superiore democratico», lo Stato). Questo non è consentito in uno Stato democratico! Lei quindi - lo ripeto - si metta d'accordo con se stesso perché, altrimenti, dimostra che la sua non è volontà di fare delle critiche, ma volontà di tenere «animati» i vostri attivisti - anche in vista, magari, di una campagna elettorale che probabilmente sarà abbastanza dura - e prendere come obiettivo un obiettivo che non potete raggiungere. Che cosa volevate fare, infatti? Volevate fare quello che avete tentato di fare a Ventimiglia? Andare ad assaltare il posto dove si riunivano i rappresentanti dei 15 paesi! No, onorevole Giordano, queste non sono critiche...
FRANCESCO GIORDANO. Questo è quello che dici tu! Ma che assaltatore?
PRESIDENTE. Onorevole Giordano, per cortesia.
GUSTAVO SELVA. ...ma sono botte...
UGO BOGHETTA. Quelle che abbiamo preso, non quelle che abbiamo dato!
GUSTAVO SELVA. ...sono violenze - uso parole un po' forti - che nelle stagioni del 1960 e del 1970 hanno preparato manifestazioni che hanno portato al terrorismo e alla violenza!
FRANCESCO GIORDANO. Dillo a Storace!
GUSTAVO SELVA. Questo è quello che è avvenuto quando si uccise l'agente Annarumma a Milano, quando si faceva esattamente più - purtroppo in modo sanguinoso - di quello che si fa oggi ferendo otto agenti, un ufficiale dei carabinieri.
UGO BOGHETTA. Ricordati dei servizi segreti dei tuoi americani!
PRESIDENTE. Onorevole Boghetta, per cortesia!
PIER PAOLO CENTO. Devo dire che intervengo con imbarazzo e con profonda delusione dopo aver sentito l'informativa del sottosegretario Brutti, perché si è trattato di un'informativa che ha ricostruito in maniera sbagliata, oserei dire falsa, ciò che è accaduto a Ventimiglia e a Nizza. Non solo, ma tale informativa non risponde alle questioni politiche (le responsabilità, poi, le verificheremo nelle sedi giudiziarie opportune, se vi sarà un seguito) e alle obiezioni politiche che la vicenda di Ventimiglia ha sollevato.
GUSTAVO SELVA. Smettetela con questa dietrologia. Sono trent'anni che fate dietrologia.
PIER PAOLO CENTO. Selva, tu pensa a chi va nelle librerie a prendere i libri con quello che ne consegue.
PRESIDENTE. Onorevole Selva, per cortesia, si parla uno per volta.
PIER PAOLO CENTO. La vicenda pone un problema giuridico tra la Francia e l'Italia: come si possa consentire che in un paese democratico e in un'Europa democratica vi sia un atto di prevenzione collettivo nei confronti di un treno che trasportava aderenti ad associazioni e anche alcune formazioni politiche rappresentate in Parlamento, mentre per contro si deliberava di far passare chi avrebbe poi provocato incidenti e scontri visto che le frontiere stradali venivano sguarnite, come ci è stato ricordato dal sottosegretario. Questo è un problema grave. Lo dico anche alla vigilia della giornata di domani, che mi auguro sia serena e nella quale siano pacificamente consentite le annunciate manifestazioni. Mi sembra però, sottosegretario Brutti, che nello Stato e nei suoi apparati sia in atto uno scontro e forse non avete coscienza e conoscenza della partita che si sta giocando e che qualcuno intende giocare da qui alle elezioni.
GUSTAVO SELVA. Domani vorrete andare con un treno a San Pietro?
FRANCESCO GIORDANO. Tu vai a salutare Haider, invece?
PRESIDENTE. Colleghi, si sta svolgendo un'informativa. Chi parla viene continuamente interrotto dal vostro dialogo! Uscite fuori dall'aula così continuate a parlare tra di voi e lasciate che i colleghi svolgano i loro interventi.
PIER PAOLO CENTO. Non vorrei che qualcuno rimanesse sorpreso nel trovarsi a difendere posizioni che hanno come obiettivo quello di scardinare un rapporto democratico che in maniera significativa questo Governo di centrosinistra fino ad oggi ha garantito e mi auguro che continuerà a garantire nel nostro paese.
questura di Imperia, per comunicare che vi era questa novità che veniva dalla Camera per tentare di ricondurre dentro ad un binario democratico e di legittimità le manifestazioni. Dopo quell'annuncio con il quale si risolveva l'intera questione di Ventimiglia il Ministero dell'interno non ci fa sapere più niente. Rimaniamo con quelle informazioni e in piazza le forze dell'ordine e i parlamentari che tentavano la mediazione restano ore in attesa che si concretizzasse quello che sembrava un annuncio veritiero proveniente dalle aule parlamentari, perché era evidente che la questura doveva attendere e ricevere ordini dal dipartimento di pubblica sicurezza. Invece abbiamo scoperto che quella disponibilità non aveva alcun fondamento e quindi non ha consentito di risolvere la vicenda.
PRESIDENTE. Le ho fatto recuperare anche l'interruzione, ma sono trascorsi altri due minuti, onorevole Cento.
GUSTAVO SELVA. È bravo il questore di Imperia. Facciamolo capo della polizia.
PIER PAOLO CENTO. Il ministro Bianco ha dunque determinato, con quelle informazioni sbagliate, ulteriori elementi di tensione che potevano essere evitati. Mi auguro che la vicenda di Ventimiglia serva da lezione sulla capacità di garantire le libere manifestazioni. In un paese democratico quando vengono compiuti reati nel corso di libere manifestazioni le forze dell'ordine hanno certamente il dovere di intervenire, ma devono farlo nei confronti di chi, con nome e cognome, commette i reati.
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento dell'informativa urgente del Governo.
Dopo l'intervento del sottosegretario per l'interno, senatore Brutti, potrà intervenire un deputato per gruppo per cinque minuti, nonché un rappresentante per ciascuna delle componenti del gruppo misto.
Ha facoltà di parlare il sottosegretario di Stato per l'interno.
Prima di procedere ad una ricostruzione dei fatti sulla scorta delle notizie comunicate dal dipartimento della pubblica sicurezza e dal prefetto d'Imperia, voglio fornire alcuni chiarimenti in ordine alle decisioni assunte dal Governo francese. L'articolo 2, paragrafo 2, secondo periodo, della Convenzione di Schengen, come sapete, consente ad ogni Stato, per limitati periodi di tempo, in presenza di situazioni eccezionali connesse con esigenze di ordine pubblico, di adottare tutte le misure necessarie, informando tempestivamente gli altri Stati contraenti. Si tratta di misure necessarie a far fronte a queste situazioni di eccezione connesse con esigenze di ordine pubblico.
Il 1o dicembre scorso, il Segretario generale del Consiglio dell'Unione europea ha comunicato formalmente agli Stati membri la volontà del Governo francese di ripristinare, nel periodo compreso tra il 2 e il 10 dicembre 2000, i controlli di frontiera al confine con l'Italia. Le autorità francesi hanno chiesto la collaborazione italiana per effettuare controlli congiunti lungo il confine terrestre, poter individuare e subito allontanare i gruppi, o persone indesiderabili, richiamando precedenti esperienze già attuate proprio a Ventimiglia. Nel marzo 1999, infatti, la polizia francese aveva respinto in Italia circa 2 mila appartenenti a movimenti solitamente denominati antagonisti, che intendevano raggiungere Parigi in treno. La richiesta dei primi di dicembre è stata motivata dalle preoccupazioni, frutto di informazioni acquisite esaminando volantini, propaganda murale, siti web, circa la volontà dell'estrema sinistra francese di mobilitarsi per attuare iniziative di protesta a Nizza durante lo svolgimento del vertice.
In occasioni analoghe, le manifestazioni svoltesi in varie città europee sono spesso sfociate in episodi di violenza, ai quali non sono rimasti estranei appartenenti ai movimenti antagonisti provenienti anche dall'Italia.
Aderendo alla richiesta francese, sono stati intensificati i contatti fra i servizi di polizia di frontiera dei due paesi, concordando ed armonizzando gli interventi. Intanto, il dipartimento della pubblica sicurezza inviava a Ventimiglia uomini e mezzi di rinforzo, sia per concorrere ai
A questo proposito, voglio sottolineare che i rapporti di collaborazione tra gli organismi di polizia italiani e francesi sono pienamente rispondenti alle esigenze reciproche di sicurezza e si muovono rigorosamente nel quadro delle facoltà sancite dall'accordo bilaterale, quindi nel rispetto degli obblighi derivanti dalle intese a livello comunitario. Tale quadro normativo, anche in questo caso, è stato rispettato. Del resto, la riprova di un collegamento operativo tra le forze di polizia italiane e quelle francesi è costituita dalla facilità con la quale, nelle stesse ore in cui i problemi ai quali stiamo facendo riferimento si presentavano, attraverso il valico di frontiera autostradale è stato, invece, agevolato il transito di circa 90 autobus, con a bordo circa 5 mila aderenti alle organizzazioni sindacali italiane, che nel pomeriggio del 6 dicembre hanno potuto partecipare, a Nizza, a manifestazioni indette dalle associazioni dei lavoratori e si è trattato di manifestazioni pacifiche che si sono svolte senza problemi e il cui svolgimento è stato agevolato dal servizio di controllo svolto congiuntamente dalla polizia italiana e da quella francese. La libertà di manifestazione del pensiero di queste 5 mila persone che sono state fatte affluire dai sindacati italiani è stata pienamente garantita.
Un atteggiamento completamente diverso, invece, è stato assunto dalle autorità francesi quando è giunto alla stazione ferroviaria di Ventimiglia, intorno alle 14,40 del 6 dicembre, il treno speciale Global Action Express, partito da Roma nella tarda serata del giorno precedente, a bordo del quale viaggiavano circa 1.500 manifestanti, tra i quali, secondo notizie diffuse tramite Internet, molti esponenti di centri sociali campani, laziali, toscani, liguri, lombardi, piemontesi e veneti. Su iniziativa francese i collegamenti ferroviari con la Costa Azzurra sono stati interrotti dalle ore 13,30 del 6 dicembre alle ore 18,25 del giorno successivo, così da impedire il passaggio della frontiera al treno speciale originariamente diretto a Nizza.
Accompagnati dagli onorevoli Pier Paolo Cento e Ramon Mantovani e dal consigliere comunale di Venezia, Giuseppe Caccia, i passeggeri del treno, in un primo momento, hanno deciso di attendere a bordo del convoglio che le autorità transalpine mutassero il loro atteggiamento consentendo di proseguire il viaggio. Sono stati avviati tentativi di mediazione da parte dei due parlamentari presenti, il collega Cento e il collega Mantovani, e questi tentativi di mediazione erano agevolati dalla ampia disponibilità dimostrata in concreto dal questore di Imperia, dai suoi collaboratori e dai funzionari del dipartimento per la pubblica sicurezza che erano già presenti alla frontiera.
Gli operatori di polizia, accorsi per prevenire ulteriori occasioni di pericolo, in realtà venivano fatti oggetto di insulti, spintoni e sputi; infine, venivano lanciati corpi contundenti, che causavano gravi danni a due vetture della polizia di Stato. Nonostante tutto ciò, le forze dell'ordine hanno responsabilmente evitato interventi avventati e si sono limitate a controllare la situazione fino alle ore 23,30 circa, cioè fino a quando i manifestanti decidevano di tornare sul convoglio per riposare.
Trascorsa la notte senza ulteriori incidenti, nella mattinata del 7 dicembre i dimostranti si concentravano nel piazzale della stazione da dove decidevano di dirigersi in corteo verso l'edificio ove ha sede il consolato onorario di Francia a Ventimiglia, già da tempo presidiato da contingenti delle forze dell'ordine.
Giunti nei pressi dello stabile, una parte dei dimostranti, a quanto risulta, assumeva un atteggiamento non aggressivo nell'intento di ottenere il permesso di manifestare proprio davanti all'ingresso del consolato. Altri giovani, invece, utilizzando degli scudi come strumento di sfondamento, iniziavano ad esercitare una forte pressione su un contingente schierato di carabinieri, il quale si limitava ad un'azione di contenimento, almeno fino a quando non veniva bersagliato da un fitto lancio di sassi, bottiglie ed altri oggetti.
A quel punto si rendeva necessaria un'azione più decisa in modo da evitare che i contestatori, i quali nel frattempo erano cresciuti di numero ed avevano dato vita ad un'azione più intensa, potessero raggiungere gli uffici del consolato superando i contingenti delle forze dell'ordine.
Il rischio era concreto, considerato che i reiterati tentativi di sfondamento venivano attuati secondo tecniche efficaci. I manifestanti a ridosso delle forze di polizia si limitavano ad esercitare una forte pressione, mentre altri dimostranti nelle file dietro il primo settore di manifestanti lanciavano pietre e corpi contundenti per vincere la resistenza degli agenti.
Per evitare che la situazione uscisse dal controllo e degenerasse, i responsabili dell'ordine pubblico sono stati costretti a far intervenire gli uomini con maggiore incisività: sono stati, quindi, lanciati lacrimogeni per disperdere la folla e per alleggerire la pressione sui contingenti schierati a difesa del consolato.
Il bilancio di questa fase di scontri presenta la seguente lista di contusi o feriti: un ufficiale dei carabinieri colpito al volto da una pietra, che gli ha causato lesioni, anche per la rottura degli occhiali; otto militari dell'Arma; un funzionario; cinque agenti della polizia di Stato e otto manifestanti, tra i quali il coordinatore nazionale dei giovani comunisti italiani. Durante la prima fase degli incidenti un giovane romano, che, superato lo sbarramento delle forze dell'ordine, aveva tentato di introdursi nel consolato, è stato fermato e successivamente rilasciato.
Questa è, a quanto risulta, la ricostruzione degli episodi, i quali naturalmente sono oggetto di puntuale rapporto all'autorità giudiziaria, sulla base di una dettagliata documentazione fotografica e filmata, che viene messa a disposizione dell'autorità giudiziaria competente.
Questi sono i fatti, per quello che a noi risulta. Voglio sottoporre all'attenzione dell'Assemblea alcune conclusioni che è possibile trarre da questa ricostruzione dei fatti.
Di fronte alle decisioni delle autorità francesi, il questore di Imperia, insieme ai suoi collaboratori e ai funzionari di diverse Digos fatti confluire a Ventimiglia, si è impegnato allo scopo di prevenire gli incidenti. L'operato del questore di Imperia
In diverse sedi, anche su alcuni organi di informazione, l'operato delle forze dell'ordine è stato criticato. In proposito ribadisco che si è fatto ricorso ad un uso moderato della forza come extrema ratio per impedire il tentativo di invasione del consolato onorario francese di Ventimiglia. Questo fatto non poteva essere in alcun modo consentito perché avrebbe costituito, non solo una grave illegalità che le autorità italiane non possono in alcun modo tollerare, ma avrebbe anche costituito un motivo di discredito internazionale per il nostro paese.
La collaborazione richiesta ed offerta alle autorità francesi ha costituito un atto dovuto in relazione all'esigenza di concorrere alla sicurezza di un importante evento internazionale. C'è stata anche - ed è a questo fine che noi incoraggiamo sempre le nostre forze di polizia - la ricerca di una mediazione, di un accordo che si sarebbe potuto raggiungere più facilmente attraverso una maggiore disponibilità ai controlli che potevano essere effettuati alla frontiera.
Noi sottolineiamo questo elemento di pazienza e di ricerca dell'accordo che vi è stato. Gli incidenti ben più gravi avvenuti a Nizza tra la sera del 6 e la mattina del 7 dicembre confermano, anche alla luce dei fermi operati nei confronti di dodici cittadini italiani, che la prudente ed accorta opera di mediazione svolta dalle autorità italiane e la loro azione di contenimento nei confronti di quanti tendevano a porre in essere azioni violente, si è rivelata opportuna sia per la tutela che noi siamo chiamati a garantire sia per la tutela dell'immagine del paese.
Se il Presidente lo consente, passerei all'informativa sull'irruzione di un gruppo di manifestanti nella sede del Centro culturale di via Zebedia a Milano.
Prosegua pure, signor sottosegretario.
Vengo ora all'informativa urgente sugli episodi verificatisi a Milano il 12 dicembre scorso, espressamente richiesta dall'onorevole Sestini mercoledì 13 dicembre in quest'aula.
Fornisco una prima ricostruzione dei fatti sulla base degli accertamenti che è stato possibile disporre tramite il prefetto di Milano ed il dipartimento della pubblica sicurezza.
L'episodio va collocato nell'ambito della manifestazione indetta per solidarietà alle vittime di piazza Fontana nell'anniversario della strage del 12 dicembre 1969. Questa manifestazione era stata debitamente preavvisata alle autorità di pubblica sicurezza da rappresentanti della «rete autogestita studenti e collettivi» (RASC) e dal coordinamento dei collettivi studenteschi.
Durante lo svolgimento della manifestazione, i partecipanti hanno anche protestato contro l'istituzione dei buoni scuola che dovrebbero essere erogati dalla regione Lombardia.
Al termine dell'irruzione, i giovani si allontanavano velocemente, abbandonando numerosi volantini siglati «rete autogestita studenti e collettivi» e tracciando con vernice spray scritte offensive sulle pareti. Non veniva asportato nulla, né venivano provocati ulteriori danni alla struttura (cioè all'immobile). Il personale della questura, intervenuto a seguito della segnalazione dei fatti al 113, non ha potuto acquisire elementi di immediata utilità investigativa. L'azione molto repentina si era svolta in condizioni di scarsa visibilità, anche determinate dall'accensione dei fumogeni. I volantini rinvenuti all'interno del centro culturale e successivamente fatti circolare tra i manifestanti offrono una motivazione dimostrativa del gesto, che andrebbe ricollegato all'episodio del precedente 2 dicembre, quando nel Forum di Assago si era tenuto un incontro di sostegno all'iniziativa dei buoni scuola, indetto tra l'altro proprio dal centro culturale in questione.
In quella circostanza, circa 15 persone appartenenti al coordinamento dei collettivi studenteschi si erano introdotte nella sede del convegno, tentando di disturbare provocatoriamente i lavori e ne erano nati incidenti con persone con ogni probabilità aderenti - a quel che risulta - a Comunione e liberazione. Su tale aspetto riferisco che, in una nota ufficiale diramata dalle agenzie di stampa, il movimento di Comunione e liberazione ha smentito ogni tipo di coinvolgimento nell'organizzazione del Forum e nei disordini. L'intrusione aveva, comunque, determinato il pronto intervento dei carabinieri che garantivano il relativo servizio di ordine pubblico.
Sempre martedì 12 dicembre, alle ore 9, un gruppo di studenti che stavano raggiungendo il punto di concentramento della manifestazione prelevavano una bandiera con l'emblema della Lega nord ed alcune copie del quotidiano La Padania da un banchetto di propaganda organizzato dalla segreteria provinciale di quel partito. Non risulta che nel corso dell'episodio siano avvenuti atti di violenza, né è stata presentata alcuna denuncia da tale movimento politico. Sui fatti di martedì scorso sono in corso indagini in stretta intesa con l'autorità giudiziaria.
A breve distanza da tali episodi, non posso aggiungere altro. Il Governo esprime la propria condanna per atteggiamenti e comportamenti che, sia pure nei limiti che sono stati descritti e in base a quello che ci risulta, sono contrari alle regole della civile convivenza ed incompatibili con lo spirito che deve animare il confronto politico e la dialettica democratica a qualunque livello.
Se posso esprimere una valutazione personale, permettetemi di dire che qualsiasi episodio contrario alle regole della civile convivenza è anche in contrasto con lo spirito di chi esprime solidarietà alle persone inermi ed innocenti che furono vittime dell'ignobile strage del 12 dicembre 1969.
L'indicazione che diamo alle forze di polizia è che non debba esservi alcuna tolleranza nei confronti di episodi di inciviltà o di aggressione, poiché essi rappresentano precedenti e contribuiscono a rendere più difficile il confronto politico. Essi rappresentano il contrario di quello che per noi è un giusto modo di intendere la vita democratica, la manifestazione libera del pensiero e la manifestazione pacifica della legittima protesta, alla quale ciascun cittadino ha diritto, purché essa si svolga in forme tali da rispettare la libertà degli altri.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Di Rosa. Ne ha facoltà.
Voglio aggiungere alcune brevissime considerazioni, perché la valutazione di fatti come quelli accaduti alla frontiera con la Francia ed anche a Nizza credo debba essere fatta all'interno di un ragionamento più generale che ormai si impone all'attenzione delle forze politiche, dei Governi e dell'opinione pubblica internazionale in seguito all'esplosione della protesta di Seattle nel dicembre 1999 ed al formarsi di un movimento, variamente composto, di contestazione della globalizzazione. Credo che nei confronti di questo movimento, degli interrogativi e delle questioni che pone, si debba avere un atteggiamento comunque positivo, perché osservatori internazionali di vario orientamento politico-culturale giudicano comunque un fatto positivo che nel confronto internazionale venga inserita una tematica di questo genere. Anche chi è favorevole all'internazionalizzazione dell'economia non può non considerare, oltre agli aspetti positivi ed alle opportunità che la globalizzazione reca, anche gli interrogativi a proposito degli squilibri che la globalizzazione stessa comporta: nuovi squilibri tra paesi ricchi e paesi poveri, la crescita delle diseguaglianze sociali, soltanto per fare qualche esempio. Il movimento che si è materializzato a Seattle e da allora nelle diverse città del mondo in cui si sono svolti incontri di Governi e di organismi internazionali fa riferimento a queste tematiche e ad esse bisogna sicuramente rapportarsi con uno spirito di apertura, di disponibilità al confronto, anche aspro, sul piano delle idee.
Abbiamo avuto una serie di esperienze, stiamo discutendo del vertice G8 di Nizza ed abbiamo in programma appuntamenti importanti che riguardano il nostro paese: penso al vertice G8 che si svolgerà nel luglio prossimo a Genova, come deputato ligure non posso non rivolgere a questo tema particolare attenzione, anche perché i fatti di Ventimiglia si sono svolti, appunto, nella mia regione. Tutte queste occasioni devono rappresentare un'esperienza ed una lezione in merito al modo in cui affrontare l'impatto con un movimento di contestazione a livello globale: qualcuno ha osservato che si tratta già di un modo europeo di porre le questioni.
Quindi, dicevo, bisogna innanzitutto mostrare disponibilità al confronto e poi l'impegno per l'accoglienza e l'organizzazione di sedi in cui questo confronto si renda possibile. Nello stesso tempo, però, credo debba svolgersi un'opera attenta di prevenzione, per evitare che frange minoritarie estremistiche portino il confronto sul piano inaccettabile della violenza. Il sottosegretario Brutti ha fatto una ricostruzione attenta di quanto è accaduto in occasione del vertice di Nizza, sulla base delle informazioni raccolte dagli organi di polizia (Commenti del deputato Giordano)... Naturalmente, se ci sono interpretazioni diverse sull'accaduto, ritengo che vi sia la possibilità di metterle a confronto, per l'accertamento di eventuali responsabilità. Mi pare comunque di poter dire che la decisione della Francia sia stata discutibile. Capisco altresì la prudenza del sottosegretario Brutti nel registrare questa posizione, alla quale si aggiunge la notizia che la Francia non si è resa disponibile ad operare quella mediazione che le autorità italiane avevano fatto e che avrebbe rappresentato, a mio avviso, la soluzione migliore per realizzare il massimo impegno per prevenire i disordini.
Per quanto riguarda quanto è avvenuto a Nizza, ritengo che la sua relazione, seppur puntuale, precisa e descrittiva di quanto accaduto, abbia comunque messo in chiara evidenza, da una parte, la debolezza del Governo italiano e, dall'altra, una stortura evidentemente politica. Ho parlato di debolezza del Governo italiano, perché, dopo aver stipulato un accordo con la Francia, ha supinamente accettato la volontà francese di far passare i pullman dei sindacalisti e non il treno dei manifestanti dei centri sociali.
Mi chiedo dove siano la sovranità italiana e la capacità in politica estera del Governo, che dovrebbe intrattenere rapporti internazionali in condizione di parità. Esprimo la mia solidarietà ed il consenso politico all'operato, in queste condizioni, del questore di Imperia e delle forze dell'ordine, perché hanno impedito che potessero accadere fatti più gravi. Maggiore solidarietà va indubbiamente a tutti gli agenti di polizia e ai carabinieri che sono stati feriti nel corso degli scontri.
Per quanto riguarda invece la stortura politica - mi rivolgo con amicizia e sincerità ai colleghi di Rifondazione comunista -, vorrei dirvi di fare attenzione, perché un Governo di sinistra di un paese europeo vi ha respinto, un Governo che ha prediletto la propria sicurezza interna rispetto a manifestazioni evidentemente destabilizzanti della pacifica convivenza in Europa. Questo è un problema politico che la sinistra italiana deve indubbiamente porsi.
Per quanto riguarda la vicenda del centro culturale di Milano - per la quale io stessa avevo chiesto informazioni al Governo, che ringrazio -, è vero, signor sottosegretario, che la sede del centro culturale non ha subito danni materiali, tuttavia vorrei svolgere alcune considerazioni. Vorrei dire in primo luogo che l'atto di via Zebedia è stato rivendicato quale contropartita a quanto era accaduto, il sabato precedente, al Forum di Assago, quando alcuni studenti sarebbero stati picchiati - questo affermano - dal servizio d'ordine di Comunione e liberazione. In realtà, al Forum di Assago non era accaduto nulla di tutto ciò, come hanno testimoniato alcuni studenti del collettivo del liceo Vercè, presenti alla manifestazione, che hanno pubblicamente dichiarato che in quell'occasione non erano accaduti fatti di violenza.
L'irruzione nella sede del Centro culturale è stata preordinata e preannunciata - questa è la cosa che ci preoccupa - da un volantino prestampato distribuito nel corso della manifestazione, in cui, tra l'altro, la rete autogestita studenti e collettivi non solo firma un atto comunque criminoso, ma, con spavalderia, indica luogo, date e orari dei loro incontri. Questo ci sembra un vero e proprio atto di sfida allo Stato.
Oggi è accaduta una cosa ancora più grave. Alcuni quotidiani riportano la notizia che la medesima rete autogestita studenti e collettivi ha ottenuto un incontro con il questore di Milano per le ore 13. In tale incontro intendono denunciare - sono parole del loro comunicato stampa - il clima di tensione e di intimidazione che si sarebbe creato a Milano.
Il Governo deve dirci chi è l'assalito e chi l'assalitore, perché non è possibile assalire sedi di libere associazioni e poi andare dal questore a denunciare un clima di tensione. Chi l'ha creato questo clima di tensione?
Infine sottolineo un aspetto che mi sembra molto grave. In calce al comunicato stampa è preannunciata una conferenza stampa per oggi pomeriggio alle 15, presso il liceo Manzoni, in via Orazio, liceo attualmente occupato.
Per parte nostra, signor sottosegretario - ne ha ancora il tempo - la invitiamo ad intervenire presso il questore di Milano per ottenere maggiori informazioni, e soprattutto
Signor sottosegretario Brutti, ho difficoltà a credere alla vostra ricostruzione perché, se dovessi credere alla vostra ricostruzione e alle vostre affermazioni, avrei dovuto credere a quello che il ministro Bianco ha detto qui in aula, di fronte a tanti parlamentari, mentre accadevano i fatti - voglio rendere noto questo aspetto - ossia che il treno, inspiegabilmente fermato alla frontiera di Ventimiglia, era già partito e che il problema era risolto, che l'intervento del Governo italiano...
Siamo stati tutti tranquilli; le cose sono andate diversamente. Capirà bene dunque, dopo questo episodio, quanta difficoltà ho ora a credere a questa ricostruzione.
La verità è che un treno è stato fermato - signor sottosegretario, lei è un uomo che conosce il diritto! - senza alcun appiglio giuridico. La grave sospensione dei diritti previsti dal trattato di Schengen da parte del Governo francese non consentiva a quest'ultimo di impedire il passaggio dei cittadini italiani che potevano tranquillamente esibire documenti e passaporti e non impediva il controllo all'interno del treno, controllo a cui non si sono opposti i giovani di cui stiamo parlando.
Altri giovani sono invece arrivati a Nizza senza alcun controllo, senza alcun impedimento. Quelli che volevano dimostrare pacificamente le loro intenzioni sono stati fermati alla frontiera.
Noi le diciamo con grande nettezza che presenteremo un ricorso alla Corte di giustizia europea contro il Governo francese e contro il Governo italiano, che ha aiutato, come lei ha testualmente detto, il Governo francese in questa clamorosa illegittimità.
Infine, vorrei poter dire che quella che si presenta ai nostri occhi è una strana e inquietante Europa, in cui neonazisti e razzisti di ogni genere, a cominciare da Haider, possono tranquillamente circolare in base al trattato di Schengen, mentre a quei giovani che vogliono criticare il processo di globalizzazione viene impedito di passare, con la complicità del Governo francese e di quello italiano. Questo è il punto.
Vorrei poterle dire - magari lo può riferire al ministro Dini - che a Genova il partito della Rifondazione comunista, insieme ad altre forze che animano il movimento antiglobalizzazione, saranno presenti pacificamente, democraticamente e in tanti. Non staremo a sentire l'impedimento di Dini alle manifestazioni perché non lo riteniamo costituzionalmente valido.
Dopo che ci avevano assicurato che il treno era partito, vi sono state le cariche della polizia e la difesa del questore di Imperia. Ora ho scoperto da lei che il questore di Imperia era in stretto rapporto con il Ministero dell'interno: lei ha testualmente detto che gli atti del questore sono stati sotto il diretto controllo con il Ministero dell'interno: il questore era in
Le cose stanno così: non vi sarà alcuna rimozione, ma vi è la critica, la condanna per l'atteggiamento duro ed ostile nei confronti del movimento democratico e pacifico. Mi dispiace, signor sottosegretario, ma la critica democratica al processo di globalizzazione continuerà ad esistere, nonostante la vostra ottusa repressione (Applausi dei deputati del gruppo misto-Rifondazione comunista-progressisti)!
Sono un parlamentare ligure e mi sento profondamente tale, perché sono stato eletto con il metodo proporzionale in una circoscrizione che comprende il territorio da Ventimiglia a Sarzana e intendo intervenire sul fallimentare vertice di Nizza. La sua informativa è stata precisa, ma a tratti confusa, perché lei non avrebbe potuto dare altre risposte rispetto a quelle che ha dato. In effetti, non ha chiarito la posizione di inferiorità del Governo italiano nei confronti di quello francese che non lasciava transitare questo treno di pacifisti, tanto decantato dall'amico Giordano, che andavano a manifestare a Nizza e perché vi sia stato il blocco da parte dei compagni del Governo francese. Questa è la verità, caro Giordano, avete provato sulla vostra pelle cosa significhi tolleranza zero, fenomeno che ci viene spesso rimproverato e che adesso sperimentate anche voi.
Ricordiamo che la manifestazione che avevamo programmato e che non abbiamo fatto per quel fallimentare vertice di Nizza, l'avremmo condotta sicuramente in un'altra maniera, come faremo per la manifestazione di domenica prossima contro l'immigrazione, che non è espressione né di razzismo né di xenofobia. È un diritto ed un dovere del nostro movimento far dire: «Attenti, qui c'è un problema». Noi avremmo fatto la stessa cosa; poi, però, ci siamo resi conto che questo vertice era una buffonata e non siamo andati. La buffonata è finita, lo avete visto, ed è stato un fallimento completo.
Tuttavia, una piccola o grande difesa al questore di Imperia la devo fare. Infatti, se fosse vero che queste persone non erano sul treno, il discorso sarebbe diverso; se, invece, essi erano sul treno - si tratta dei figli di questo sistema, i figli che sono stati protetti dal Governo quando hanno distrutto Genova e Torino -, è giusto quel che è successo. Credo che il questore abbia compiuto un atto dovuto nei confronti dei cittadini di Ventimiglia, perché, caro Giordano, tu sai perfettamente che una massa di persone con scudi, caschi e quant'altro che si mette in movimento non la fermi più; momenti di guerriglia urbana diventano una tragedia per la città che ospita questo «piccolo evento».
Credo che il questore abbia fatto bene a prevenire ciò che poteva diventare qualcosa
Desidero precisare, poi, a proposito del G8, che faccio parte della commissione speciale che deve affrontare tale questione in tutti i suoi aspetti. Al comune di Genova, Rifondazione comunista ha avanzato determinate richieste e io ho manifestato la mia disponibilità, perché anche noi, anzi forse noi prima di voi, abbiamo parlato della globalizzazione (Commenti del deputato Giordano). Quando voi non sapevate ancora cosa fosse, Umberto Bossi parlava già contro questo grande fenomeno.
Dal Governo francese, che è un Governo socialista, voi - Governo di sinistra - avete ricevuto una bellissima lezione di come si applichi in concreto quella che tutti coloro che amano la tranquillità e la pace chiamano prevenzione. L'onorevole Giordano ha parlato di giovani che «andavano a criticare»: per la verità, da quel che sappiamo, nelle precedenti manifestazioni che si sono svolte su questo tema, tali critiche si sono trasformate in incendi, pestaggi...
Vorrei dire all'onorevole Giordano (e questa è la seconda riflessione che intendo fare nei suoi confronti) che deve decidere cosa vuole fare, perché se vuole fare il democratico, il legalitario, deve fare manifestazioni democratiche e legalitarie e non sostenere persone che per i loro precedenti (e la Francia ha informazioni forse migliori delle nostre, anche sulle persone) erano autorizzate ad essere...
Lei, onorevole Giordano, deve mettersi in pace con la sua coscienza e chiarirsi che, se vuole fare il rivoluzionario, deve seguire la strada dell'aggressione e della conquista del «palazzo d'inverno»...
Chiedilo a La Russa e a Storace!
Questa non è critica democratica (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e di Forza Italia)!
Ha chiesto di parlare l'onorevole Cento. Ne ha facoltà.
Ne voglio citare alcune.
La prima: è stata una decisione illegittima della Francia - oggi apprendiamo che era coordinata con l'Italia e con il Governo italiano - quella di bloccare preventivamente un treno senza valutare (e qui mi domando a chi giovi) quale scontro sia in atto all'interno degli apparati dello Stato, sottosegretario Brutti, concentrando l'attenzione su quel treno, mentre poi passavano pullman - addirittura con una scelta deliberata - all'interno dei quali vi erano sicuramente i rappresentanti dei sindacati, e pullman nei quali vi erano soggetti protagonisti degli scontri a Nizza.
Vi era un accordo tra l'Italia e la Francia, come ha detto oggi il sottosegretario.
La seconda riflessione riguarda ciò che è accaduto in quelle ore di trattative e di mediazione. Il ministro Bianco non può venire in quest'aula mentre sono in corso delle trattative a Ventimiglia tra i parlamentari e le forze dell'ordine nel tentativo di disinnescare ogni forma di tensione per ricondurre la vicenda in un binario di partecipazione democratica, per annunciare (non ero in aula ma questo mi è stato riferito dal presidente del gruppo Paissan) che il treno poteva transitare oltre la frontiera di Ventimiglia a condizione che fosse consentita una perquisizione. I manifestanti avevano detto di essere pronti a fare effettuare tale perquisizione alla frontiera.
Sono stato costretto a correre a piedi dalla stazione fino al luogo in cui vi era il blocco alla frontiera, in contatto con la
Non è accettabile l'idea, in Francia come in Italia, che per le manifestazioni si apponga un divieto preventivo e collettivo a chi le organizza; ancora più grave è che ciò avvenga quando vi partecipino anche forze politiche rappresentate all'interno del Parlamento. Credo che questa sia una vicenda grave: la sua informativa, signor sottosegretario, è insoddisfacente ed insufficiente per dare risposta alle questioni che opportunamente sono state poste in aula fin dalla sera stessa della vicenda di Ventimiglia.
Sospendo la seduta, che riprenderà alle 12,30.


