Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 827 del 15/12/2000
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Discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 21 novembre 2000, n. 335, recante misure per il potenziamento della sorveglianza epidemiologica della encefalopatia spongiforme bovina (7463).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 21 novembre 2000, n. 335, recante misure per il potenziamento della sorveglianza epidemiologica della encefalopatia spongiforme bovina.

(Discussione sulle linee generali - A.C. 7463)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
Avverto che la XII Commissione (Affari sociali) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Il relatore, onorevole Signorino, ha facoltà di svolgere la sua relazione.

ELSA SIGNORINO, Relatore. Signor Presidente, il provvedimento d'urgenza all'attenzione dell'Assemblea contiene misure


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per il potenziamento della sorveglianza epidemiologica e l'intensificazione del sistema dei controlli in funzione dell'azione di contrasto della BSE (encefalopatia spongiforme bovina). Esso persegue l'obiettivo di accrescere la sicurezza dei consumatori ed appare necessario in relazione al manifestarsi di nuovi inaspettati casi di malattia in alcuni paesi europei.
Non riproporrò in questa sede all'attenzione dell'Assemblea le considerazioni sullo stato della situazione BSE presentate dai ministri Veronesi e Pecorario Scanio nella seduta del 17 novembre scorso. Ad esse rinvio, in particolare, per quanto concerne gli elementi di novità emersi dalla somministrazione, in Francia, di nuovi test su animali che non presentavano sintomi neurologici. Esiti per i quali è possibile ritenere che il 3 per mille circa degli animali, pur non ritenuti ammalati, in realtà lo siano. Si tratta di esiti che giustificano anche in un paese come il nostro, che non ha conosciuto, ad oggi, casi autoctoni, l'adozione di misure di sensibile rafforzamento della sorveglianza.
Non rammenterò neppure, in questa sede, la necessità di misure europee, che sono già state oggetto di decisioni del comitato veterinario e del Consiglio dei ministri dell'agricoltura e della sanità. Anche a fronte di tali decisioni, è opportuno rilevare come il Governo italiano, con il decreto in oggetto, e con altre significative disposizioni - penso al rafforzamento del divieto di somministrazione delle farine animali contenuto nell'articolo 102, comma 1-ter della legge finanziaria - si sia mosso sul terreno dell'emergenza con tempestività e con la necessaria attenzione alla tutela della sicurezza alimentare dei cittadini.
Nel merito, il decreto-legge in oggetto, all'articolo 1, lettera a), dispone la predisposizione di un programma di prevenzione, in base al quale sottoporre tutti i bovini, bufalini e bisonti macellati in età superiore ai trenta mesi - secondo la modifica apportata dalla Commissione - a test di diagnosi rapida.
Le modificazioni introdotte in Commissione corrispondono all'esigenza di adeguare le norme alle disposizioni assunte in sede europea e di definire con certezza, a partire dal 1o gennaio 2001, la data di avvio dei test stessi.
Alla lettera b) dello stesso articolo si dispone il potenziamento della sorveglianza epidemiologica attraverso il rafforzamento dei centri di referenza nazionali, degli istituti zooprofilattici sperimentali e dei posti di ispezione frontaliera; per questi ultimi richiamo anche le disposizioni finanziarie contenute nella legge finanziaria all'esame del Senato.
Al punto c) si prevedono il rafforzamento e la messa a regime del sistema informatizzato di identificazione e registrazione della movimentazione degli animali, la cosiddetta anagrafe bovina, che è una misura, ad un tempo, di tutela e valorizzazione delle produzioni di qualità e di sicurezza alimentare, a riprova che, stante l'assoluta primazia della sicurezza alimentare dei cittadini, è possibile anche su questo terreno costruire un'alleanza nuova fra produttori orientati alla qualità e consumatori.
Alla realizzazione degli obiettivi di cui all'articolo 1 il decreto-legge dispone di finalizzare 100 miliardi a decorrere dal 2001, di cui 68,5 miliardi per la lettera a), 14,5 per la lettera b) e 17 per la lettera c).
All'articolo 2 il decreto-legge autorizza il ministro delle politiche agricole e forestali a provvedere, con proprio decreto, alla razionalizzazione dell'ispettorato centrale repressione frodi per garantire una maggiore e più capillare diffusione sul territorio delle strutture ed una maggiore efficienza delle stesse.
Signor Presidente, appare opportuno inserire nel testo le considerazioni desumibili dal parere della Commissione agricoltura, là dove si sollecita che il decreto, prima di essere emanato, venga sottoposto al parere delle Commissioni parlamentari, così come ritengo che sia opportuno trovare strumenti adeguati per proporre all'attenzione del Governo la necessità che il riordino avvenga con un forte e pieno coinvolgimento delle organizzazioni sindacali.


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La norma di cui all'articolo 2 non comporta oneri aggiuntivi.
In conclusione, il provvedimento si colloca efficacemente sul terreno del contrasto dell'emergenza in un ambito squisitamente sanitario. È del tutto evidente - e i colleghi lo hanno segnalato nel corso del dibattito in Commissione - che la sicurezza alimentare è un bene primario ed esige strategie più ampie, oltre l'emergenza, come è ben testimoniato dal richiamo alla riconversione del sistema zootecnico a parametri etologicamente compatibili opportunamente inserito nel testo.
Per altro verso, è vero che l'emergenza in oggetto ha implicazioni molteplici sul terreno della tutela della salute dei cittadini, in primo luogo, ma anche sul mercato. Richiamo l'Assemblea tutta ed i colleghi alla necessità che le pur necessarie misure di sostegno al mercato non siano sollecitate in questa sede, che ha finalità e profili squisitamente sanitari.
Raccomando infine ai colleghi, stante l'allarme che il problema suscita fra i cittadini, l'opportunità di procedere rapidamente alla conversione in legge del decreto-legge.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il sottosegretario di Stato per la sanità.

CARLA ROCCHI, Sottosegretario di Stato per la sanità. Signor Presidente, mi riservo di intervenire in sede di replica.

PRESIDENTE. Il primo iscritto a parlare è l'onorevole Santori. Ne ha facoltà.

ANGELO SANTORI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il disegno di legge di conversione del decreto-legge 21 novembre 2000, n. 335, al nostro esame ha lo scopo di adottare misure per il potenziamento della sorveglianza epidemiologica della encefalopatia spongiforme bovina, più conosciuta come BSE o morbo della mucca pazza.
Tale provvedimento è un rafforzamento del programma di sorveglianza, sempre svolto dal Ministero della sanità, che mira innanzitutto alla tutela della salute pubblica. L'obiettivo primario in questo momento è quello della massima garanzia per i consumatori e la riprova che nel nostro paese i controlli sono sempre stati accurati e che il patrimonio bovino nazionale è sano è data dal fatto che gli unici due casi di mucca pazza riscontrati in Italia si riferivano a capi importati dalla Francia.
Il gruppo di Forza Italia ritiene che le misure contenute nel decreto-legge si muovano in quest'ottica ma non siano sufficienti a tutelare anche l'allevatore che in questo momento si trova, a causa del crollo dei consumi, ad avere in stalla decine di migliaia di capi pronti per la macellazione che non possono essere commercializzati. Auspichiamo pertanto che a queste misure di tutela della salute del cittadino si accompagnino provvedimenti volti al ristoro dei danni subiti dagli agricoltori nazionali, ad un ammasso straordinario pubblico delle carni al fine di non penalizzare troppo gli allevatori, a prevedere un'azione straordinaria dei premi comunitari che vengano concessi ai capi bovini al fine di concretizzare un'effettiva alternativa alle proteine animali favorendo le colture proteoleaginose, ad avviare la campagna promozionale volta ad assicurare i consumatori e incentrata sulle misure sanitarie e sulle garanzie degli allevamenti italiani, oltre che a favorire un processo «di tracciabilità» e di chiara etichettatura del prodotto, con la conseguente valorizzazione del prodotto nostrano e della qualità, promuovendone i marchi identificativi.
Desidero inoltre sottolineare che la decisione del Consiglio dei ministri agricoli dell'Unione europea, assunta lo scorso 4 dicembre, volta a vietare l'impiego di farine animali nell'alimentazione di tutte le diverse specie, comporterà - anche se ne condividiamo le motivazioni - ingenti costi. È necessario dunque evitare che tali costi vengano caricati interamente sugli allevatori e sui trasformatori della filiera. La soluzione potrebbe essere quella di adottare un sistema simile a quello già avviato in Francia dove lo Stato si è fatto


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carico dello smaltimento di tali farine acquistandole al prezzo di mercato dalla fine del mese di ottobre.
È opportuno che il Governo non partecipi con fondi nazionali al coofinanziamento delle misure di abbattimento e distruzione degli animali di età superiore ai trenta mesi, come proposto dalla Commissione europea, ma che metta a disposizione del settore un pacchetto di risorse nazionali da destinare all'integrazione del prezzo di intervento comunitario. Risorse aggiuntive comunitarie o nazionali dovrebbero essere previste per l'integrazione del reddito dei produttori e degli altri operatori dell'intera filiera bovina nei paesi colpiti dalla crisi. Dovrebbe infine essere messo a punto un sistema di ritiro a fini di stoccaggio e di smaltimento delle farine animali a carico della pubblica amministrazione che eviti la paralisi del settore e allo scopo di garantire lo smaltimento delle farine animali la cui utilizzazione per l'alimentazione animale è stata sospesa a partire dal 1o gennaio al 30 giugno 2001. Dalla indicata decisione del Consiglio dell'Unione europea del 4 dicembre 2000 la GEA dovrebbe essere autorizzata ad acquistare le farine dalle imprese produttrici di grassi e le farine di origine animale. Al riguardo ho presentato un emendamento che mi auguro possa essere favorevolmente accolto dall'Assemblea.
Nell'auspicare la rapida conversione del decreto-legge, invito il Governo a dar corso in tempi rapidi alle altre misure da noi evidenziate.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Galletti. Ne ha facoltà.

PAOLO GALLETTI. Il provvedimento che stiamo discutendo oggi è stato correttamente inquadrato dalla relatrice, onorevole Signorino, come un provvedimento emergenziale di natura sanitaria. È però evidente - come ha detto la stessa relatrice - che si inquadra in una serie di misure prese a livello di Unione europea e dal Governo italiano per affrontare un'emergenza sanitaria che ha implicazioni economiche rilevantissime in tutto il territorio nazionale e dell'Unione europea e che va, dunque, affrontata nel suo complesso. Infatti, se ci trovassimo solo di fronte ad un semplice provvedimento, anche noi Verdi non potremmo essere favorevoli tout court.
Signor Presidente, vorrei partire dalla storia della BSE (la cosiddetta encefalopatia spongiforme bovina) che tanto ci atterrisce perché - giova ricordarlo - superando la barriera di specie, essa si trasmette in forme ancora non del tutto chiare anche alla popolazione umana (non solo adulta, ma anche giovane) portando ad una variante di un morbo già esistente in percentuali minime nel nostro paese, che conduce ad una fine dolorosissima: si comincia con la perdita della ragione, con disturbi motori ed infine con la follia e una morte orrenda (qualche giornale l'ha descritta).
Signor Presidente, colleghi, non possiamo parlarne come se nulla fosse (mi riferisco anche all'intervento che mi ha preceduto). La BSE è nata in Inghilterra negli anni ottanta e sulla sua origine vi è una unanimità che, però, è soltanto recente: infatti, fino a qualche anno fa, si discuteva ferocemente se essa fosse stata originata (come poi si è confermato) dall'uso, nell'alimentazione dei ruminanti erbivori, delle farine alimentari, cioè farine di carne di pecore ammalate dalle cosiddette scrapie, ovvero forme di encefalopatia ovina; le farine di carne, comunque, sono un riciclo di carne di ogni tipo con le quali vengono alimentati ruminanti erbivori. Come dicevo, su tale punto vi sono state polemiche ferocissime. Illustri scienziati negarono - anche in sede europea - la pericolosità della malattia e il fatto che gli agenti infettanti fossero le farine di carne. Vi fu, invece, la caccia agli ambientalisti e ai Verdi: anche qualche settimana fa è stata pubblicato, in prima pagina su un quotidiano, un articolo inqualificabile di un cosiddetto professore dell'università La Sapienza di Roma (non so come sia potuto diventare professore) che accusa i Verdi di essere la causa della


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malattia perché si sarebbe vietato un solvente cancerogeno nelle farine di carne.
Dunque, abbiamo acquisito la consapevolezza a livello sociale della pericolosità dell'alimentazione degli animali contro natura (ovvero in forma non etologicamente compatibile, cioè con farine di carne) solo da pochi mesi, quando l'epidemia è diventata consapevolezza comune.
Come stavo dicendo, la malattia è nata in Inghilterra perché in quel paese gli animali sono stati alimentati con farine di carne, seppure allevati allo stato semibrado. Qualche collega della Commissione agricoltura sottolinea proprio il fatto che questi animali vengono allevati in stato semibrado. Occorre tuttavia precisare che essi debbono essere alimentati secondo natura e che, dunque, non è sufficiente che abbiano soltanto uno spazio in cui muoversi. In Inghilterra, con il Governo Thatcher (ovvero, l'alfiere del liberismo) i controlli sanitari sull'agricoltura furono allentati ed affidati allo stesso ministro dell'agricoltura, che era un allevatore. Tant'è vero che il Premier laburista successivo alla Thatcher ha chiesto scusa ai suoi connazionali (scuse che hanno avuto - debbo dire - uno scarso effetto a livello pratico).
È questo uno dei motivi per cui noi Verdi non possiamo stare dalla parte di un liberismo sfrenato. Quando i liberisti (mi riferisco all'intervento dell'onorevole di Forza Italia che mi ha preceduto) scoprono la necessità di un intervento dello Stato, dopo che il danno è stato provocato dal loro liberismo, rimango esterrefatto (Commenti del deputato Santori). Caro collega, non si può (lo dico senza polemiche, ma con la giusta indignazione) essere liberisti quando c'è da guadagnare ed essere statalisti quando vi sono perdite che debbono essere ripagate da tutti i cittadini, i quali non hanno deciso che gli erbivori debbano mangiare le farine di carne (Commenti del deputato Santori). Sia chiaro, nessuno ha chiesto ai cittadini italiani di dar da mangiare le farine di carne ai bovini!
Vorrei inoltre precisare che si è detto (anche alcuni esponenti del mio Governo si sono pronunciati, secondo me con un eccesso di sicurezza) che le carni italiane e gli allevamenti italiani sono sicuri. Dobbiamo essere molto cauti e vedere i risultati dei test. Poi, avrò qualcosa da dire anche sui test: si tratta, infatti, di analisi che - come è stato spiegato dall'Istituto superiore di sanità - scoprono la malattia quando è conclamata, ma non quando l'animale è malato e già infetto. Quindi si tratta di un rapido test finale che non dà la certezza assoluta.
Inoltre, gli allevamenti italiani non sono tutti uguali. Alcuni, in questo momento, vanno benissimo: quelli delle razze autoctone certificate (la maremmana, la romagnola, la chianina, la marchigiana) oggi non hanno abbastanza carne da vendere, perché i loro animali sono allevati secondo disciplinari di produzione ed hanno un controllo, una rintracciabilità dalla culla alla tomba dell'animale; si sa che sono stati allevati correttamente, hanno mangiato correttamente. Anche gli allevatori biologici oggi non hanno problemi a collocare la loro merce. I problemi li hanno coloro che non offrono queste garanzie, che non hanno puntato alla qualità, ma alla quantità. Questo va detto. Quindi, l'obiettivo politico che questo Governo deve avere è quello di favorire l'allevamento di qualità - che anche buona parte dei nostri allevatori vuole -, anche recuperando aree cosiddette marginali del nostro Appennino, che andrebbero benissimo per allevare in modo corretto, quindi con un giusto rapporto tra capi e territorio, animali sani, che vengano allevati ed alimentati secondo natura. A questo deve indirizzarsi lo sforzo economico maggiore del Governo, non a tamponare l'emergenza, altrimenti spenderemo tutto per tamponare l'emergenza e non aiuteremo invece chi produce correttamente ed è in grado di stare da solo sul mercato. Quindi, mi permetto di dire che, in questo caso, sono più liberista dei colleghi di Forza Italia.
Anche per quanto riguarda, poi, le farine animali, vorrei essere molto chiaro.


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L'Organizzazione mondiale della sanità ha detto una cosa ovvia: se non eliminiamo dal mercato tutte le farine animali, non abbiamo la garanzia che non vengano usate impropriamente. Anche nel nostro paese, infatti, erano già vietate da qualche anno - pochi - per i ruminanti, ma venivano e vengono tuttora usate per altri animali, che non sono carnivori, ad esempio i conigli, che sono roditori, o i maiali, che non mangiano solo carne. Quindi, l'Unione europea ha vietato per sei mesi l'uso delle farine animali, ma noi giustamente nella finanziaria abbiamo sancito che ogni specie deve essere alimentata secondo natura, cioè in modo etologicamente compatibile. Le farine di carne sono anche ricettacolo di ogni residuo industriale indesiderato: ricordiamo i polli alla diossina belgi di qualche mese fa. È ridicolo, quindi, dire «oggi mangio il pollo e non la carne rossa»: ma nel pollo cosa c'è, oltre agli antibiotici, che oggi sono usati in dosi industriali, il che poi ci impedisce, quando veramente abbiamo bisogno di antibiotici, di averne beneficio?
Quindi, dobbiamo riconvertire l'allevamento secondo parametri etologicamente compatibili, come è stato scritto nel testo - il relatore lo ha rilevato - con un emendamento approvato dalla Commissione affari sociali.
Dobbiamo, pertanto, vietare le farine animali non per motivi ideologici, bensì per ragioni pratiche, di buonsenso operativo: non ha senso utilizzare le farine di carne per alimentare animali che non si cibano di questa secondo natura, perché si creano più problemi di quelli che si intende risolvere.
Certo, c'è il problema dello smaltimento. Intanto vorrei suggerire - e lo faremo con emendamenti - che le farine animali oggi disponibili vengano marcate in maniera inequivocabile, in modo da non poter essere reintrodotte nella catena alimentare in via surrettizia o esportate all'est. Credo sia un mezzo di precauzione sanitaria indispensabile. Inoltre vorrei dire che in questa fase emergenziale eseguendo i test rapidi avremo certamente maggiore sicurezza rispetto al passato, però, non avendo la garanzia di poter accertare l'infettività dell'animale, perché se la malattia non è ancora in fase conclamata anche il test non ci dice nulla, dobbiamo comunque distruggere le parti a rischio. Questo è prescritto dall'Unione europea ed anche dai decreti del ministro, però nell'indicazione di queste parti a rischio dobbiamo essere precisi, dobbiamo inserirle tutte, compresa la colonna vertebrale completa - perché è impossibile separare il midollo spinale dalla colonna vertebrale in toto - e la milza, che oggi non sono previste. Su questo dobbiamo essere molto rigorosi, altrimenti faremmo un'operazione a metà.
Oltre alle farine animali, dobbiamo anche abolire dal ciclo farmaceutico e cosmetico i grassi bovini - sego - ottenuti dalla lavorazione delle ossa, specie se tra queste è presente la colonna vertebrale. Analogamente, dobbiamo abolire il fosfato di calcio derivante dalla lavorazione delle ossa, che la Francia ha già vietato. Solo in questo modo avremo qualche sicurezza in più.
Un'altra cosa fondamentale da fare per aumentare la sicurezza sanitaria è quella - mi rendo conto che presenta una certa complessità, ma è giusto ricordarla in questa sede - di evitare le cosiddette contaminazioni incrociate nei mangimifici. Può accadere, infatti, che in un mangimificio gli stessi macchinari siano utilizzati sia per la lavorazione di alimenti per cani e gatti, che contengono farine animali vietate, sia per produrre mangimi, che non dovrebbero contenere farine animali. Secondo gli esperti, in questi casi è quasi certa la possibilità di contaminazione incrociata: il produttore di mangimi e l'allevatore possono comprare mangimi pensando che siano privi di residui di farine animali, mentre, in seguito ad analisi successive - si è già verificato nei controlli i cui risultati sono riportati nel fascicolo della Commissione agricoltura -, viene riscontrata la presenza di tali farine potenzialmente infettive. Pertanto, anche il tema della modifica a monte dei processi industriali è molto importante ai fini della sicurezza.


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Altri elementi verranno discussi nel corso dell'esame dei singoli articoli del provvedimento in occasione della votazione degli emendamenti da noi presentati. Vorrei solo soffermarmi, infine, sul problema degli allevatori che producono i mangimi da soli. Questo non è un problema secondario, visto che riguarda il 60 per cento degli allevamenti italiani. In questo caso non vi è quasi alcun controllo e sappiamo dell'abitudine di riciclare addirittura gli animali morti per malattia per produrre mangime che serva ad alimentare altri animali. In questo caso non vi è alcuna garanzia di controllo e di certificazione: occorrerebbe stabilire un obbligo di autocertificazione effettuata da terzi sotto il controllo pubblico.
Ciò non significa assolutamente - lo ripeto per evitare equivoci e stupide polemiche che da un po' di tempo alcune forze politiche fanno contro di noi: ricordo in questo florilegio di stupidità l'accusa che Forza Italia e Alleanza nazionale rivolgono ai Verdi di essere la causa delle alluvioni perché noi non vorremmo far pulire i fiumi - che noi siamo contro gli allevatori: molti di noi sono allevatori e noi siamo a favore dell'allevamento biologico e delle razze autoctone italiche. Anche noi abbiamo quindi la piena volontà politica di sostenere chi alleva correttamente gli animali. Nella polemica politica vi prego di non cadere a questi livelli.
Annuncio, quindi, che voteremo a favore della conversione in legge di questo decreto-legge, se inserito in un complesso di misure che garantiscano un intervento a monte volte a prevenire questa malattia e che aiutino la giusta riconversione degli allevamenti, che è già in atto. Infatti, c'è già chi produce carne di qualità con le razze tipiche e deve essere aiutato; c'è già anche chi produce biologicamente - è in vigore un regolamento comunitario già applicato in Italia - e deve essere aiutato. Le risorse devono essere indirizzate a perseguire questi obiettivi altrimenti la nostra sarebbe esclusivamente un'operazione di sostegno statalista a chi produce male e a chi non è capace di stare da solo sul mercato.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Malentacchi. Ne ha facoltà.

GIORGIO MALENTACCHI. Signor Presidente, colleghe e colleghi, signor sottosegretario, «dimmi ciò che mangi e ti dirò chi sei»: questo vecchio detto popolare è in crisi da quando la mite vacca è stata improvvisamente colta da un eccesso di follia, provocata dal rammollimento del suo cervello colpito dall'encefalopatia spongiforme. Fino ad allora la nostra identità alimentare sembrava garantita dall'immagine di una mucca sana e robusta, grazie alla perizia dei produttori, dei veterinari e di altri esperti preposti al suo benessere.
Mentre credevamo di sapere ciò che mangiamo, improvvisamente scopriamo la terribile e insopportabile verità: la nostra vacca è cannibale, poiché viene ingrassata con farine ricavate da cadaveri di altri animali e perfino dalla placenta umana. Alimentando il bovino con carne morta, con gli scarti delle macellazioni o addirittura con resti umani e nutrendosele, l'uomo estende il cannibalismo a tutte le specie. Il bovino si nutre dell'ovino ingrassato con farina di bovino e il pollo è alimentato con farine di bovino o di pecora che veicolano i germi della malattia, che di specie in specie arriva fino all'uomo.
Le frontiere tra le specie vengono così doppiamente violate. Non solo l'uomo - certo per necessità e per forza di cose - per alimentarsi divora altri viventi, ma a causa dei suoi bisogni crescenti trasforma specie finora erbivore in specie carnivore. Sta per determinarsi un circolo vizioso che ha forti somiglianze con l'autofagia.
Un interessante saggio «La 'mucca pazza', ovvero il declino della ragione sacrificale» di Mondher Kilani evidenzia l'identità alimentare in crisi. Sotto questo aspetto credo siano tutte da condividere le riflessioni fatte dal collega Galletti poc'anzi.


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Signor Presidente, la riflessione ci induce a denunciare - lo abbiamo fatto più volte in quest'aula - che la mercificazione degli animali quale si compie con la logica zootecnica, che li riduce a semplici ingranaggi della macchina produttiva, come scrive Marchesini, e la manipolazione del vivente ormai sottoposto a privatizzazione e brevettazione, rappresentano un punto di svolta gravido di conseguenze anche sul piano dell'antropologia, vale a dire della produzione sociale e simbolica dell'umano.
In tutte le culture, in tutti i sistemi di pensiero, infatti, la simbologia animale è fonte indispensabile per la costruzione dell'umano e del culturale. È dubbio - come sottolinea Marchesini - che l'uomo possa «costruire» e potenziare l'umano, e rinnovare la propria cultura, al di fuori di una relazione - di una partnership, per usare il suo termine - affettiva e simbolica con l'alterità animale.
Mentre il rapido progresso delle biotecnologie alimenta in alcuni pericolosi deliri di onnipotenza nei quali si adombrano progetti di eugenetica radicale - il sogno di abolire non solo l'alterità animale, ma anche gli esseri umani in quanto tali e di compiere per via biotecnologica, come auspica Fukuyama, «ciò che gli specialisti dell'ingegneria sociale non sono stati in grado di fare» - la riflessione sul rapporto umano-animale si impone come indispensabile punto di partenza per indagare sulle dimensioni molteplici delle relazioni che intratteniamo con la natura.
Tutto quanto ho detto serve per sottolineare con forza, sul complesso delle vicende legate all'encefalopatia spongiforme, la posizione articolata di Rifondazione comunista e la mia personale, come ho già avuto modo di ricordare nella seduta del 16 novembre scorso in aula in occasione dell'audizione dei ministri delle politiche agricole e forestali e della sanità da me richiesta. In essa, ricordai come i provvedimenti annunciati (compreso il decreto-legge attuale) giungessero in ritardo e fossero parziali. Ciò detto Rifondazione comunista si riserva di presentare emendamenti al provvedimento in esame.
Come sempre si ripropone alla nostra attenzione e in modo drammatico la questione delle forme di allevamento intensivo o senza terra e dell'agricoltura industrializzata basata sulla resa della quantità e non della qualità, privilengiando a tutti i costi gli aspetti mercantili.
Prima di entrare nel merito del decreto-legge, voglio spendere un paio di minuti per mettere in guardia i colleghi - se ve ne fosse bisogno - sulla gravità delle questioni sul tappeto che la BSE pone e della sua variante umana CJD (Kreutzfeld-Jacob) per la sua pericolosità a medio e lungo tempo nella diffusione del morbo, tenendo anche conto - ed è cosa di questi giorni - della denuncia apparsa su riviste, giornali e quotidiani nei riguardi di farmaci iniettivi di estratti cerebrali bovini usati a dismisura a partire dagli anni novanta ed autorizzati naturalmente, come fonte di nuovo allarme per il rischio di contrarre il morbo per quella via.
Ricordo che per tale motivo abbiamo anche «interrogato» il ministro della sanità affinché risponda al più presto in merito. Non c'è che dire, in Italia e in Europa si presentano scenari davvero disastrosi.
Signor Presidente, l'aspetto sanitario è l'argomento più rilevante e spinoso della questione. Purtroppo essendo stati ignorati campanelli di allarme degli anni scorsi, a questo punto bisogna ragionare soprattutto in termini di emergenza.
In ordine ai contenuti del provvedimento in esame si evidenzia in primo luogo che esso ha il merito di potenziare i controlli nella movimentazione degli animali e la sorveglianza epidemiologica su BSE e sull'epizoozia della «lingua blu», che sta imperversando in alcune regioni italiane. In secondo luogo, ha il merito di adottare un programma di prevenzione sottoponendo a test rapido specifico i bovini, i bufali e i bisonti condotti al macello in età superiore ai ventiquattro mesi; in terzo luogo, si adottano specifici programmi di intervento.


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Purtroppo, il provvedimento risente dell'emergenza, anche se va inserito nel contesto di altri provvedimenti nazionali ministeriali e dell'Unione europea. Esso giunge in ritardo perché, signor sottosegretario, il decreto-legge 8 agosto 1996, n. 429, convertito in legge, reca disposizioni sul potenziamento dei controlli per prevenire la BSE e garantire la sicurezza della carne bovina importata in Italia; questo testo avrebbe dovuto essere applicato o, eventualmente, modificato. I problemi rimangono aperti, non essendo esaustivi i provvedimenti adottati in questi ultimi giorni dal Consiglio europeo: ricordo, ad esempio, la moratoria semestrale delle farine animali per l'alimentazione bovina. Questo provvedimento è insufficiente relativamente ai tempi perché sono previsti sei mesi, mentre credo che il divieto dovrebbe essere assoluto; esso rimanda, inoltre, a tempi futuri il problema dei mangimi, oggi al centro del dibattito scientifico, come ricordavo all'inizio del mio intervento. Faccio notare che in acquacoltura e nell'alimentazione di suini, conigli, eccetera, i medesimi sono impiegati senza divieti!
L'etichettatura delle carni e la trasparenza dei punti vendita al dettaglio previste dal decreto ministeriale 31 agosto 2000, in applicazione dei regolamenti CE 1760/2000 e CE 1825/2000, sono uno strumento insufficiente e sappiamo tutti in quale modo siano maturati e siano stati emanati.
Il decreto ministeriale in questione dovrebbe essere modificato per anticipare di un anno la scadenza del 1o gennaio 2002; si darebbe così luogo ad una reale trasparenza sull'origine della carne venduta; dovrebbe essere, inoltre, resa obbligatoria l'informazione sulla razza, il sesso e l'alimentazione del bovino.
Infine - ed è un punto non trascurabile - è rilevante l'infiltrazione della criminalità organizzata nella pratica della macellazione clandestina e del riciclaggio delle carcasse.
Al di là dell'eventuale voto favorevole sul disegno di legge di conversione al nostro esame, si auspica l'adozione di strumenti legislativi, in sede nazionale e comunitaria, capaci di garantire un'effettiva sicurezza alimentare ai consumatori attraverso il rifiuto dell'impiego di organismi geneticamente modificati, la creazione di un'agenzia nazionale per la sicurezza alimentare, l'impiego di risorse finanziarie adeguate alla ricerca agroalimentare pubblica rivolta allo studio della biodiversità, alla cooperazione scientifica con i paesi poveri e all'approfondimento dei saperi agricoli tradizionali e della tutela della salute dei consumatori per un nuovo e più sicuro sviluppo dell'agricoltura biologica.

PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali. Prendo atto che il relatore ed il rappresentante del Governo rinunziano alla replica.
Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.

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