Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 820 del 5/12/2000
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(Riprese della festa dell'Unità di Genova da parte di un'emittente televisiva locale)

PRESIDENTE. Passiamo pertanto all'interrogazione Armaroli n. 3-06328 (vedi l'allegato A - Interrogazioni sezione 1).
Il sottosegretario di Stato per le comunicazioni, onorevole Vita, ha facoltà di rispondere.

VINCENZO MARIA VITA, Sottosegretario di Stato per le comunicazioni. Ringrazio gli onorevoli Armaroli e Anedda per aver dato modo al Governo di intervenire su un punto significativo nell'applicazione della normativa sulla par condicio. Voglio anche far presente che rispondo per


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incarico della Presidenza del Consiglio dei ministri e intendo ribadire qualche aspetto della normativa vigente in materia di monitoraggio e vigilanza sulle comunicazioni politiche in periodi non elettorali, perché il caso evocato dall'interrogazione si riferisce ad un periodo non elettorale.
Le leggi 31 luglio 1997, n. 249, e 22 febbraio 2000, n. 28 - come, del resto, gli onorevoli interroganti sanno - assegnano all'autorità per le garanzie nelle comunicazioni i compiti di controllo sulla corretta applicazione delle disposizioni riguardanti l'informazione politica, nonché di vigilanza sulla correttezza delle rilevazioni e dei monitoraggi effettuati dai soggetti a ciò preposti, in particolare i comitati regionali per le comunicazioni o, laddove non siano funzionanti i cosiddetti Corecom, i comitati regionali per i servizi radiotelevisivi, previsti dalla normativa in vigore da tanti anni (a partire dalla legge n. 103 del 1975).
Dico questo per sottolineare subito che la verifica puntuale di quanto è stato richiamato dall'interrogazione spetta non tanto al Governo quanto all'autorità e agli organismi territoriali che fanno riferimento all'autorità. È bene chiarire questo punto di metodo, perché siamo di fronte ad un caso, diciamo, di scuola, che potrebbe trovare situazioni omologhe anche su fattispecie simili.
Con delibera n. 200/00 l'autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha emanato disposizioni attuative della legge del 22 febbraio 2000, n. 28, sulla par condicio. In base alla legge e alla predetta delibera, durante i periodi in cui non sono in corso campagne elettorali, le emittenti locali devono rispettare particolari condizioni nella comunicazione politica. La trasmissione, integrale o parziale, di interventi di rappresentanti politici a convegni o manifestazioni non è presa in considerazione, essendo disciplinata, invece, in modo tipizzato, la trasmissione di tribune elettorali, tavole rotonde, dibattiti e presentazioni in contraddittorio di programmi politici.
Una serena e non polemica disanima del disposto di legge citata conduce infatti alla individuazione della ratio profonda della stessa nel principio secondo cui ogni emittente deve organizzare le trasmissioni dedicate all'illustrazione di temi di attualità politica in modo da rappresentare con sufficiente completezza, in un arco di tempo ragionevole, le diverse opinioni, al fine di garantire il contraddittorio. L'obiettivo ispiratore della normativa è costituito proprio dalla instaurazione del principio del contraddittorio, dando spazio alla voce di tutte le parti politiche. Di ciò ha tenuto conto il legislatore, disciplinando specificamente e a parte, nell'articolo 5, i programmi di informazione nei mezzi radiotelevisivi. Per tali fattispecie, infatti, si demanda a specifici regolamenti l'individuazione di criteri che valgono, esclusivamente in periodo di campagna elettorale - ci tengo a sottolinearlo -, a prevenire fenomeni che, sotto il manto dell'informazione politica, possano eventualmente degenerare in abusi lesivi del principio della parità di trattamento.
Fatti questi chiarimenti, peraltro fondamentali ai fini della buona applicazione di una legge che non è né occhiuta né burocratica, ma vuole differenziare accuratamente le diverse fattispecie, anche per non impedire l'attività di una singola emittente, soprattutto laddove la sua irradiazione sia locale e, quindi, siano determinate le sue occasioni di informazione e di racconto della politica, per precisione voglio fare qualche altra considerazione.
Come dicevo, i compiti di vigilanza in materia sono affidati ai comitati regionali per le comunicazioni ovvero, laddove essi non siano ancora istituiti, ai Corerat. Tali organi possono anche avvalersi delle strutture territoriali del Ministero delle comunicazioni; infatti, nel caso specifico, i nostri ispettorati competenti si sono messi a disposizione, anche in merito a tale materia.
Più specificamente, per rispondere agli onorevoli interroganti, vorrei evidenziare quattro punti nel merito dei temi posti nell'interrogazione. Primo: le trasmissioni effettuate dall'emittente locale Telecittà, proprio per le considerazioni sopra esposte,


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a nostro avviso, non sono riferibili alle fattispecie prese in considerazione dalla normativa in materia, trattandosi di eventi relativi alla festa dell'Unità che non ha le caratteristiche evocate dalla normativa medesima.
Secondo: il comitato regionale radiotelevisivo ha comunque - lo abbiamo accertato - chiesto all'emittente Telecittà l'invio del materiale audiovisivo riguardante le suddette trasmissioni. Dopo averlo esaminato ed aver formulato proprie osservazioni, come da procedura, secondo l'articolo 9 della delibera dell'Autorità, ne è prevista la trasmissione da parte del Corerat alla stessa Autorità per i provvedimenti di competenza.
Terzo: in data 11 ottobre 2000, su richiesta del Corerat della Liguria, l'ispettorato territoriale del Ministero delle comunicazioni ha avviato un monitoraggio a campione sull'emittenza radiotelevisiva locale in applicazione della già citata delibera dell'Autorità sulla par condicio. Il monitoraggio ovviamente è ancora in corso.
Quarto: in merito all'asserita violazione (riportata nell'interrogazione) della normativa concernente il finanziamento pubblico ai partiti, che gli onorevoli interroganti fanno risalire al pagamento effettuato dall'emittente Telecittà agli organizzatori della Festa dell'Unità al fine di poter effettuare le riprese dei dibattiti poi trasmessi, la procura della Repubblica di Genova, interessata al riguardo, ha comunicato che alla data del 23 ottobre 2000 non risultava in corso alcun procedimento penale relativo a tale ipotesi di reato.
Naturalmente il Governo, nell'ambito delle sue competenze, assicura che continuerà a fornire tutto il supporto necessario agli organi cui compete il controllo ai fini di una istruttoria compiuta e doverosa, auspicando però - l'onorevole Armaroli, qui presente, me lo permetta - che la stessa attenzione mostrata da lei e dall'altro collega interrogante si possa rinvenire in tutte le circostanze in cui le emittenti televisive, anche nazionali - vi è una casistica abbondante - trasmettono programmi di contenuto politico.
È un tema, quello della par condicio, di così rilevante delicatezza da non poter diventare oggetto, magari inconsapevole, di una propaganda politica.

PRESIDENTE. L'onorevole Armaroli ha facoltà di replicare.

PAOLO ARMAROLI. Onorevole Vita, ella mi fa cadere le braccia; ella, così brillante, così scoppiettante, così intelligente, che sa tutto e capisce tutto, che cosa fa? Sembra uscito da una pagina di Giuseppe Giusti: «Vostra Eccellenza fa il nesci?». E dopo aver fatto il nesci, ci spostiamo da Giusti a Manzoni, e fa l'Azzeccagarbugli perché sminuzza talmente il problema in guisa andreottiana, in guisa tale, cioè, che il problema non esiste più.
In realtà il suo dire conferma quanto cento anni fa sosteneva Giovanni Giolitti, cioè che le leggi si applicano ai nemici e si interpretano per gli amici. Questa massima aurea di Giovanni Giolitti ha trovato applicazione non solo per il caso che le ho sottoposto nella mia interrogazione, ma anche più di recente. Ella allude a programmi televisivi attuali ma le pagine dei giornali, proprio oggi, segnalano lo scandalo di alcuni programmi di intrattenimento televisivo della RAI. Non siamo in periodo elettorale ma preelettorale, il che fa il paio con gli ultimatum che in Italia sono «penultimatum», quindi il prefisso «pre» significa che siamo già in periodo elettorale e vari personaggi, vari mammasantissima del centrosinistra fanno bella mostra di sé con le loro belle facce. Si sa che voi del centrosinistra preferite molto spesso le facce e fate dei concorsi di bellezza per stabilire chi possa essere il vostro candidato alla Presidenza del Consiglio per le elezioni politiche di qui a qualche settimana, come ha detto il Presidente Violante a conclusione dell'esame della finanziaria alla Camera. Per due volte il Presidente Violante, che se ne intende visto che ricopre la terza carica dello Stato, ha detto «tra poche settimane» e noi ne prendiamo doverosamente atto con un sospiro di sollievo.


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Sempre a proposito del Presidente Violante, non ci è sfuggito il fatto che, in occasione delle dichiarazioni di voto sulla Carta dei diritti europea, il centrosinistra abbia parlato per bocca dei suoi rappresentanti, i quali sono intervenuti per dieci minuti ciascuno, secondo quanto stabilisce il nostro regolamento, mentre il centrodestra - che forse è un po' più unito del centrosinistra - ha fatto parlare un solo deputato, il presidente Silvio Berlusconi, che all'undicesimo o al dodicesimo minuto è stato interrotto dal Presidente Violante perché non si può parlare per più di dieci minuti. Alla faccia della par condicio! Di là avete parlato per sessanta o settanta minuti (non ricordo esattamente), di qua all'undicesimo o al dodicesimo minuto c'è stato il fischietto dell'onorevole Violante che ha interrotto il leader dell'opposizione. Mi pare che siamo davanti a due pesi e due misure.
Per quanto riguarda Telecittà, signor sottosegretario Vita, le posso assicurare - essendo deputato della Liguria - che anche in quel caso vi è stata l'applicazione di due pesi e due misure. Sono sicuro che, da persona seria qual è, lei ha assunto le doverose informazioni (ne fa stato il suo dire): sta di fatto che per decine e decine di ore sono stati trasmessi gli interventi dei vari leader politici alla festa dell'Unità; pochi giorni dopo, si è aperta la festa di Alleanza nazionale e mi sembra che uguale spazio - sia pure ridotto - non sia stato concesso a tale incontro: anche in questo caso, dunque, abbiamo due pesi e due misure.
Signor sottosegretario, lei ha detto che le trasmissioni televisive esulano dalle fattispecie previste dalla legge; ne prendo atto, ma lo spirito della legge è stato sicuramente tradito e stravolto da Telecittà; evidentemente vi sono figli e figliastri: da una parte vi sono i Democratici di sinistra, dall'altra tutti i partiti del centrodestra; mi consenta di dirlo, signor sottosegretario Vita.
E che dire del Corerat? Lei ha affermato che dopo la mia interrogazione il Corerat ha fatto dei passi; sarà pure vero, ma al momento della trasmissione e nelle settimane successive, i cittadini di Genova e della Liguria debbono aver pensato che il Corerat non c'era o, se c'era, dormiva. Tra l'altro, lei ci ha detto che il Corerat, in pratica, non ha fatto altro che il passacarte.
Per quanto riguarda il finanziamento dei partiti (se finanziamento c'è stato), prendo atto che la procura non ha aperto alcun procedimento al riguardo. Signor sottosegretario Vita, ciò non mi interessa, in quanto sono a favore della massima libertà: la par condicio l'avete voluta voi, ma la disattendente ogni giorno, tanto che dal 2000 siamo tornati indietro al l948 e - visto che ci avete chiuso la televisione - ci costringete a fare i manifesti elettorali, come si faceva una volta. Voi del centrosinistra avete la testa rivolta all'indietro: ne prendiamo atto, facciamo i nostri manifesti e chi avrà più tela avrà la vittoria. Mi sembra che, con tali sistemi vessatori, la vittoria non potrà che toccare ad un centrodestra che guarda avanti, mentre voi guardate colpevolmente indietro.

PRESIDENTE. Onorevole Armaroli, non posso ovviamente entrare nel merito delle questioni che lei ha sollevato; ma posso farlo su un punto: lei, che era presente in aula ed è comunque attento lettore dei resoconti stenografici, ricorderà che, quando il Presidente della Camera interruppe l'intervento dell'onorevole Berlusconi e quest'ultimo fece presente che parlava a nome dell'intero gruppo che lo riconosce come leader, il Presidente Violante disse che se la cosa fosse stata fatta presente in...

PAOLO ARMAROLI. Era stata fatta presente!

PRESIDENTE. No, non era stata fatta presente. C'ero anch'io e nessuno la fece presente in sede di Conferenza dei presidenti di gruppo. Infatti, se fosse stata fatta presente, il Presidente ne avrebbe tenuto conto: dunque, durante la seduta non si poteva prendere una posizione diversa in violazione del regolamento, che ammette


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alcune deroghe, che debbono però essere autorizzate preventivamente, sentita la Conferenza dei presidenti di gruppo.
Non posso, dunque, entrare nel merito delle questioni da lei trattate ma posso, a nome della Presidenza, dirle che ella sbaglia nel momento in cui fa una censura al Presidente Violante...

PAOLO ARMAROLI. Nessuna censura!

PRESIDENTE. ...che il Presidente Violante non merita perché ha dato esaurienti e convincenti spiegazioni.
Onorevoli colleghi, atteso che la nebbia è più forte della volontà degli uomini, debbo rinviare ad altra seduta la parte del sindacato ispettivo relativa al Ministero dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica.
Sospendo pertanto la seduta fino alle 10,30.

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