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GIOVANNI SAONARA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIOVANNI SAONARA. Signor Presidente, vorrei pregarla di sollecitare la risposta alle interpellanze n. 2-02515, n. 2-02569 e n. 2-02614 da me presentate.
PRESIDENTE. La Presidenza si farà carico di sollecitare la risposta, onorevole Saonara.
CARLO GIOVANARDI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CARLO GIOVANARDI. Signor Presidente, credo sia opportuno che la Camera dei deputati ricordi un fatto importante avvenuto ieri: mi riferisco all'assoluzione di un ex ministro dell'interno di questa Repubblica, Antonio Gava, che nel lontano 1993, insieme ad un ex Presidente del Consiglio, l'onorevole Giulio Andreotti, e a un altro ministro della Repubblica, l'onorevole Riccardo Misasi - che, purtroppo, nel frattempo è deceduto -, furono quasi contestualmente colpiti dalla stessa accusa, quella di concorso esterno e in qualche caso addirittura concorso con la malavita organizzata.
Perché se fossero state fondate le accuse che allora vennero mosse a questi tre autorevolissimi uomini politici che avevano ricoperto cariche di vertice in questo Stato (Presidente del Consiglio dei ministri, ministro dell'interno e quindi responsabile dell'ordine pubblico e di quella macchina delicata che è il Ministero dell'interno), allora la storia della nostra Repubblica, la storia di questo Parlamento, di questa Assemblea e di Governi che hanno connotato la storia della Repubblica italiana sarebbero in qualche modo apparse come emanazione di fenomeni criminali e malavitosi.
ANTONIO RIZZO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTONIO RIZZO. Signor Presidente, vorrei pregare la Presidenza di sollecitare la risposta del Governo all'interpellanza n. 2-02657, presentata il 18 ottobre riguardante la ricostruzione nelle zone colpite dall'alluvione del 1998, e in modo particolare la zona di Sarno.
MARIO BORGHEZIO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARIO BORGHEZIO. Presidente, data l'urgenza della questione vorrei invitare la Presidenza a sollecitare la risposta del Governo ad un'interpellanza presentata quest'oggi e rivolta al Presidente del Consiglio e al ministro della giustizia sulla questione dei mutui bancari.
che sono stati soggetti alle pratiche usurarie da una parte rilevante del sistema bancario italiano, con la suddetta interpellanza vorremmo chiedere al Ministero della giustizia di provvedere con una circolare a far conoscere a tutte le cancellerie delle esecuzioni immobiliari dei tribunali di questo paese il testo della recente sentenza della Corte costituzionale e della suprema Corte di cassazione, per mettere finalmente fine alle vendite dei beni immobiliari degli esecutati privati e delle aziende sulla base del conteggio di interessi praticati ben oltre il tasso soglia stabilito con la legge n. 108 del 1996 da questo Parlamento, con tassi cioè superiori del 20 e addirittura in qualche caso del 30 e del 40 per cento.
MARCO ZACCHERA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARCO ZACCHERA. Signor Presidente, più che un sollecito la mia vuole essere un'amara constatazione.
PIERALFONSO FRATTA PASINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIERALFONSO FRATTA PASINI. Signor Presidente, anch'io la prego di sollecitare la risposta alla mia interrogazione n. 4-23781 del 30 aprile 1999, riguardante le opportunità per l'imprenditorìa femminile, e specificatamente la vicenda di una signora di Verona, con la quale ho denunciato un episodio curioso: il Governo ha stanziato zero lire pari a zero euro in favore di questa imprenditrice! Prego pertanto la Presidenza di sollecitare la risposta.
FORTUNATO ALOI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORTUNATO ALOI. Signor Presidente, intendo anch'io chiedere alla Presidenza di sollecitare la risposta a tre atti ispettivi che rivestono una somma urgenza. Il Governo non si sta assumendo le dovute responsabilità, dal momento che non dà alcuna risposta a questi fatti rilevanti.
ministro per la giustizia non debba spiegare come stanno effettivamente le cose.
PRESIDENTE. La Presidenza si farà carico della sua richiesta.
DOMENICO GRAMAZIO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DOMENICO GRAMAZIO. Signor Presidente, pongo alla sua attenzione - ma credo non ve ne sia bisogno - il fatto che oggi i quotidiani italiani riportano ampiamente in prima pagina le dichiarazioni dell'attuale ministro della sanità, professor Veronesi: da quanto si desume dalle notizie riportate sulla stampa, tali dichiarazioni vanno nel senso della liberalizzazione totale delle droghe in Italia.
PRESIDENTE. La Presidenza si farà carico della sua richiesta.
ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, intervengo per sollevare due questioni. Anzitutto, vorrei chiedere alla Presidenza
di sollecitare la risposta all'interrogazione n. 4-29723 presentata da me e dal collega Molinari.
FRANCO GERARDINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FRANCO GERARDINI. Signor Presidente, intervengo per sollecitare la risposta del ministro dell'interno alla interrogazione n. 4/29947 del 25 maggio 2000, relativa ad una corretta applicazione dei
provvedimenti di finanza locale da parte di un ente locale e del comitato di controllo. La ringrazio.
PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto onorevole Gerardini.
Perché affermo che questa assoluzione non deve passare sotto silenzio in quest'aula?
Già da allora, per la verità, queste accuse ci apparvero infondate e inverosimili. Con sentenze della magistratura - e cioè vale per Riccardo Misasi, per Giulio Andreotti e per Antonio Gava - si è sgombrato il campo da queste infamanti accuse e si è dimostrato che la storia del nostro paese, di quei Governi e di quegli uomini non era una storia criminale e che anzi questi uomini hanno subito - oggi possiamo dirlo! - una sorta di persecuzione giudiziaria come è accaduto nei decenni passati ad altri uomini della democrazia cristiana: penso ad Aldo Moro ma anche ai periodi difficili del dopoguerra, alla stagione delle brigate rosse, a uomini che hanno militato nella democrazia cristiana e che hanno pagato con la loro vita un'aggressione qualche volta fisica e qualche volta una eliminazione per odio ideologico. Ebbene, credo che a queste vittime della democrazia si debbano anche aggiungere persone che per otto anni della loro vita hanno subito un'accusa infamante, le quali con grande dignità, fermezza e senso dello Stato e delle istituzioni, hanno accettato questo calvario giudiziario che alla fine, per tutti, si è risolto con la prova provata della loro completa estraneità ai fatti che erano stati loro addebitati.
Credo allora che questo sia un bel giorno non per i cristiani democratici, non per il centro cristiano democratico e per chi si sente erede di quella tradizione, ma per il Parlamento italiano, per l'Italia. Quelle nubi, quei sospetti, quelle ombre, quelle accuse che avevano messo in crisi non soltanto al suo interno la nostra democrazia e avevano fatto apparire il nostro come un paese che aveva una storia di collusione tra criminalità e potere politico, essendo definitivamente cadute ridanno non solo a quegli uomini (a Gava, ad Andreotti, a Misasi) ma anche all'intero Parlamento e alla storia di questo paese una dignità che qualche avventata iniziativa di procura aveva messo duramente a rischio facendo apparire l'Italia diversa da quella che è stata in questi anni: un paese libero e democratico (Applausi dei deputati dei gruppi misto-CCD e dei Popolari e democratici-l'Ulivo).
Premesso che, mentre noi stiamo parlando, si sta svolgendo (o si è svolta nella giornata di ieri) presso molti gruppi parlamentari un'attività di lobbying da parte dell'ABI per convincere i gruppi stessi ad avere un atteggiamento morbido verso le nuove norme che il Governo vorrebbe varare per far caducare, diciamo così, gli effetti positivi per gli interessi diffusi dei cittadini che hanno stipulato dei mutui e
Nelle scorse settimane è stato chiuso il consolato italiano di Locarno, che serve gli italiani residenti nel Canton Ticino ed è situato in un immobile di proprietà della comunità italiana costruito nel 1923, per il cui funzionamento lo Stato spende meno di un miliardo all'anno. Ho presentato due interrogazioni, ho chiesto che ne fosse sollecitato lo svolgimento, mi è stata data anche conferma della sollecitazione, ma il ministro degli esteri non ha ancora risposto. Nel frattempo il consolato è stato chiuso. Così facendo la funzione del parlamentare risulta vieppiù svilita! La ringrazio.
Il primo atto riguarda la mia mozione n. 2-02483 pubblicata il 15 giugno scorso, sottoscritta da altri trenta parlamentari, avente ad oggetto il ponte sullo stretto di Messina. Sinceramente, non si riesce a capire quale sia l'orientamento del Governo, posto che i presidenti delle regioni Calabria e Sicilia, in una riunione a Villa San Giovanni, si sono espressi a favore della realizzazione di un'opera estremamente importante non solo per le due regioni interessate. Si dice che si è in attesa del parere degli advisor, il che allungherà inevitabilmente i tempi. Si sta menando il can per l'aia! Perché il Governo non assume alcuna decisione in senso negativo o positivo? Ci dica qual è il suo orientamento, perché l'opinione pubblica deve capire esattamente cosa sta succedendo.
Il secondo atto è un'interrogazione riguardante un altro argomento scottantissimo: il concorso per notai. Ho denunciato la situazione sulla base degli elementi emersi dai numerosi ricorsi presentati per «eventuali irregolarità» - uso un eufemismo - , di cui hanno parlato gli organi di stampa compreso il quotidiano Il Tempo che gli ha addirittura dedicato un articolo a cinque colonne. Esistono fatti e gravi irregolarità che dovranno essere verificate e non si capisce perché il
Il terzo strumento riguarda un argomento sul quale ho presentato anche una proposta di legge: l'infibulazione. Ho segnalato ripetutamente in quest'aula l'esistenza di tale drammatica questione, di questa barbarie subita da donne islamiche di un certo orientamento, africane, di ampie aree: 130 milioni di donne hanno subito questa barbarie.
Rivendico la paternità della prima proposta di legge in materia (che risale ad un anno fa), anche se ciò non significa nulla perché essa è stata sottoscritta da decine e decine di parlamentari. Ricordo, poi, che questa barbarie viene praticata anche in Italia da alcune donne provenienti da paesi che si affacciano sulle rive del Mediterraneo, con il coinvolgimento di ambienti della sanità del nostro paese. Mi auguro che si possano avere notizie al riguardo e che, comunque, il Governo risponda su tale problema, che comincia a porsi anche in Europa e del quale ieri ha parlato anche il Presidente del Consiglio.
Se di fronte ai tre argomenti che ho indicato (ponte sullo Stretto, concorso per notaio, infibulazione) il Governo non ritiene di dover rispondere, come giustamente ha sottolineato il collega che mi ha preceduto, chiedo a me stesso ed agli amici del Governo quale debba essere la funzione del parlamentare.
Mi rivolgo a lei, onorevole Presidente, affinché si renda interprete di tale esigenza. Al di là della risposta o della letterina degli uffici (certo non sono loro i responsabili), resta il fatto importante che il momento burocratico non basta. Si tratta di tre questioni di grande rilievo sulle quali è necessario che il Governo dia in aula una risposta chiara, perché noi non lasceremo trascorrere il tempo né demorderemo mai.
Il ministro Veronesi non è un parlamentare e, pertanto, forse non sente il diritto-dovere di confrontarsi nelle Commissioni parlamentari (mi riferisco alla XII Commissione affari sociali) o in aula. Tali dichiarazioni, che qualcuno sostiene non essere vere o essere state male interpretate, aprono oggi i quotidiani italiani.
In un'interrogazione presentata oggi a firma mia e del collega Conti, chiediamo che il ministro della sanità venga nelle competenti Commissioni parlamentari o in aula e si confronti sulle sue dichiarazioni. È vero, lo ripeto, che egli non è abituato al confronto parlamentare ma, essendo ministro della sanità, ritengo che oltre a rilasciare tali dichiarazioni, che fanno scalpore in positivo o in negativo (per noi nettamente in negativo), credo che egli debba sentire il diritto-dovere di venire in quest'aula e che lei, Presidente, debba sentire il diritto-dovere, a nome della Camera, di convocarlo affinché chiarisca le sue posizioni. Se, infatti, tali posizioni fossero in accordo con quelle del Governo, si tratterebbe di una presa di posizione ufficiale; se, invece, si trattasse della posizione del solo professor Veronesi, il ministro dovrebbe venire in quest'aula a confrontarsi.
La seconda questione: il collega Giovanardi ha sollevato un problema serio ed anch'io ritengo che sarebbe opportuno che si facesse una riflessione al riguardo. Mi riferisco al problema, a noi tutti noto, delle assoluzioni di autorevoli uomini di Stato da accuse infamanti. La questione deve però essere affrontata correttamente: vi è un problema che attiene al valore storico o politico delle sentenze e al risultato finale dei processi, che è l'oggetto del giudizio che viene espresso - purtroppo anche in questi giorni - in maniera sciagurata da parte dell'onorevole Berlusconi sull'operato della magistratura.
È un modo scorretto di porre la questione perché, sia che si tratti di un giudizio politico sia che si tratti di un giudizio storico, appare quanto meno infondato ed anacronistico il richiamo al dibattito nell'aula parlamentare, perché noi certamente non siamo in condizioni di fare la storia di quanto è accaduto e perché non deve essere quest'Assemblea ad esprimere un giudizio politico sull'operato della magistratura.
Se, invece, quella vuole essere una manifestazione di solidarietà nei confronti di amici che hanno superato una pagina difficile, penso che il collega Giovanardi farebbe torto all'intelligenza di tanti colleghi deputati che mai e poi mai avevano immaginato che quelle accuse infamanti potessero essere vere. Vi è stato questo caso e vi è stato quello di Andreotti: eravamo tutti convinti che si trattasse di accuse infondate!
Signor Presidente, riguardo a tali questioni deve essere chiaro che un atteggiamento sereno e responsabile, anche di noi deputati, deve essere quello più «ordinario» di comprendere che vi sono delle procedure in base alle quali, in presenza di dubbi e sospetti, la magistratura fa delle indagini, promuove dei giudizi e svolge un procedimento alla fine del quale c'è una sentenza; nel caso di innocenti, una sentenza di proscioglimento!
Credo che in questi casi bisognerebbe avere la dignità che hanno avuto queste persone che, quando la storia darà il giudizio finale, saranno segnalate proprio per il loro comportamento positivo. Senza andare alla televisione ogni 24 secondi a criticare la magistratura e senza attaccare violentemente i tribunali che le processavano, si sono sottoposti con grande dignità ai procedimenti democratici che in un paese democratico sono previsti dalle regole della democrazia ed oggi (viva Dio!) per loro vi è un giudizio positivo; per me, che non ho mai avuto dubbi, vi è la conferma che si trattava di galantuomini e tutto è finito lì!
Se poi noi vogliamo tirare in ballo queste cose per arrivare ad altre valutazioni, vorrei dire al collega Giovanardi che si fa un danno irreversibile quando non si ha la serenità istituzionale per distinguere giudizi politici e storici e strumentalismi elettorali e si compromette la tenuta istituzionale della nazione mettendo in discussione il valore delle sentenze dei tribunali - lasciamo stare le indagini della polizia giudiziaria e degli stessi procuratori della Repubblica - perché sarebbero anch'esse delle deliberazioni politiche. Per chi legge un po' le cronache parlamentari, risulterà evidente che indubbiamente «caliamo» questo periodo in un periodo prefascista.
Credo che noi dobbiamo reagire a queste impostazioni dicendo al collega Giovanardi che è giusto discutere della questione, ma in termini chiari perché io non voglio appartenere ad una Camera dei deputati che in qualche modo apra la possibilità ad una nuova fase «mussoliniana» di vita del nostro paese.
Sospendo la seduta, che riprenderà al termine della riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo di questa sera.
Ricordo che alle 15,30 è convocato il Parlamento in seduta comune per l'elezione di due giudici della Corte costituzionale.


