Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 816 del 29/11/2000
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TESTO AGGIORNATO AL 30 DICEMBRE 2000


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La seduta, sospesa alle 9,10, è ripresa alle 9,35.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE LUCIANO VIOLANTE

Si riprende la discussione del disegno di legge di conversione n. 7376.

(Dichiarazioni di voto finale - A. C. 7376)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Tassone. Ne ha facoltà.

MARIO TASSONE. Presidente, la mia sarà una breve dichiarazione di voto. Con riferimento ai paesi balcanici, più volte abbiamo avuto modo di affrontare provvedimenti che prevedevano aiuti umanitari. Anche in questo caso ci troviamo dinanzi ad un impegno del nostro paese diretto a favorire il processo di democratizzazione della Repubblica federale della Jugoslavia.
Abbiamo seguito con attenzione tutti gli sviluppi politici, civili, sociali ed economici di questo paese; non c'è dubbio che l'attenzione del nostro paese e più in generale quella dell'Europa dovrà essere sempre più stringente ed incisiva.
Ma, nel momento in cui intendiamo erogare dei finanziamenti e prevedere degli aiuti umanitari, vorremmo capire quale sarà il loro ritorno anche sul piano politico. È una richiesta che abbiamo fatto più volte e che è ricorrente nei miei interventi in quest'aula allorquando discutiamo di tali provvedimenti. Qui infatti non ci troviamo soltanto dinanzi ad un atto amministrativo di concessione di un contributo, perché quello che il Parlamento ed il Governo stanno compiendo è un atto di impegno politico.


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Per questo motivo non possiamo non pensare a provvedimenti analoghi approvati in passato, dei quali non abbiamo visto, diciamo così, il ritorno. Vi sono state anche alcune vicende oscure in ordine alla gestione di tali fondi che sono rimasti per così dire nelle nebbie e senza alcun riscontro circa le prospettive future di questi paesi.
Signor Presidente, il nostro sarà un voto favorevole, volto ad aiutare, come ho già detto, il processo di democrazia della Jugoslavia. È un voto però che non dovrà riguardare soltanto l'impegno del nostro paese ma soprattutto quello dell'Europa. Anche sui Balcani, infatti, l'Europa non ha dimostrato una grande compattezza, una visione organica, un'azione politica complessiva.
Ieri abbiamo affrontato i problemi della Costituzione europea, dell'integrazione europea, della politica dell'Europa, di una comune politica della difesa, dell'impegno sociale e civile verso tutti i paesi europei e del sud-est dell'Europa. Ritengo che anche su questi temi sarebbe necessario un maggiore approfondimento e non soltanto all'interno del Parlamento.
Signor Presidente, non siamo di fronte a pure e semplici elargizioni! Vogliamo capire come verrà utilizzato il contributo di cento miliardi su cui il Ministero degli esteri a mio avviso è stato reticente, anche nei confronti del Parlamento. Il Governo ed il Parlamento debbono immaginare una politica organica dell'Europa con il coinvolgimento dei gruppi politici.
Ribadisco, pertanto, il nostro voto favorevole rinnovando le preoccupazioni manifestate e, soprattutto, l'esigenza di avere chiarimenti in merito alla politica estera complessiva del nostro paese (Applausi dei deputati del gruppo misto-CDU).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Calzavara. Ne ha facoltà.

FABIO CALZAVARA. Signor Presidente, il gruppo al quale appartengo ha criticato il provvedimento fin dal suo esame in Commissione, per la sua incompletezza ed improvvisazione oltreché per la fretta con la quale è stato approvato, quasi che il Presidente Amato tenesse più ad un'operazione di immagine che al vero e proprio sostegno al processo di stabilizzazione e sviluppo della Repubblica Federale jugoslava. Critichiamo innanzitutto l'assenza di un programma di aiuto alle popolazioni jugoslave così duramente colpite da una guerra alla quale abbiamo partecipato. Tuttavia, riteniamo positivo aver deciso di approvare talune disposizioni a sostegno delle popolazioni nonostante, ripeto, l'incardinamento del provvedimento sia piuttosto discutibile.
Abbiamo chiesto al Governo di riferire in merito alla situazione in Jugoslavia e la nostra proposta è stata accolta, per cui preannuncio il voto favorevole del gruppo della Lega nord Padania.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Selva. Ne ha facoltà.

GUSTAVO SELVA. Signor Presidente, il gruppo di Alleanza nazionale voterà a favore del provvedimento in esame, anche se il suo iter ha risentito di una certa fretta come ha ricordato l'onorevole Calzavara.
Colgo l'occasione per parlare di un fatto grave verificatosi questa notte in Albania, dove è stato arrestato il capo dell'opposizione, presidente del partito democratico, Sali Berisha. Secondo le notizie in mio possesso l'operazione si è svolta con la partecipazione di 650 agenti della polizia, mascherati e muniti di mitragliatrici, autoblindo e carri armati. L'arresto è stato eseguito senza alcun mandato della magistratura.
L'onorevole Berisha è stato portato...

PRESIDENTE. Colleghi, per favore, smettetela!

GUSTAVO SELVA. ...Dicevo che l'onorevole Berisha è stato portato...

PRESIDENTE. Onorevole Manca, stia in aula in modo corretto! La prego di continuare, onorevole Selva.


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GUSTAVO SELVA. L'onorevole Berisha è stato portato via con la forza e condotto nella sede centrale della polizia di Tirana, dove è stato trattenuto dal direttore della polizia e dal comandante delle forze speciali. È stato comunicato ufficialmente che l'arresto è stato ordinato dal primo ministro Ilir Meta.
La gravità dell'evento si commenta da sola. Mi rivolgo, pertanto, al Governo affinché, assunte informazioni più precise, venga a riferire in ordine a questo gravissimo fatto.
Insieme con il presidente Berisha è stata accompagnata nel posto di polizia anche il vicepresidente del Parlamento Jozefina Topalli, appartenente al partito democratico.
Invito nuovamente il Governo a riferire subito circa questo evento, perché i nostri rapporti con l'Albania sono di grande interesse per noi, ma vanno considerati alla luce di questi fatti.
Ieri stesso - sono cose che non vengono pubblicate dagli organi di stampa o trasmesse dalle emittenti radiofoniche - sono anche accaduti degli incidenti a Tropoje, durante i quali sono stati uccisi due appartenenti al partito democratico. Ripeto, la gravità della situazione impone che il Governo renda un'informativa dettagliata al Parlamento. Grazie.

PRESIDENTE. La ringrazio, presidente Selva, per aver sollevato la questione. È presente il sottosegretario per i rapporti con il Parlamento, ma prenderemo contatti anche con il ministro degli esteri affinché il Governo, assunte le informazioni del caso, venga a riferire in aula.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Niccolini. Ne ha facoltà.

GUALBERTO NICCOLINI. Signor Presidente, è evidente che anche noi avanziamo la stessa richiesta fatta dal collega Selva; credo che, per quanto da noi fatto, i problemi dell'Albania siano anche nostri problemi. Pertanto, non possiamo non avere continuamente notizie dirette su quanto sta succedendo. Questo è un altro fatto che dimostra come sia drammatico il teatro dei Balcani.
Noi voteremo a favore del provvedimento in esame, che stanzia 100 miliardi in favore della Repubblica federale di Jugoslavia, ma vorremmo far notare al Governo ed alla maggioranza che i problemi albanesi non sono distanti da quelli della Serbia o della Jugoslavia, del Kosovo o della Bosnia. Inoltre, vi è una variabile impazzita della quale dobbiamo tenere conto. Infatti, mentre discutiamo dei finanziamenti che l'Italia e l'Europa vogliono concedere per favorire l'evoluzione democratica di Belgrado, pochi giorni fa abbiamo assistito al ritorno in grande sulla scena di Milosevic. L'uomo ricercato da mezzo mondo, l'uomo accusato di crimini contro l'umanità è tornato tranquillamente nella sua Belgrado e, in un teatro, ha parlato davanti a 2.300 iscritti al suo partito. Milosevic è stato riconfermato presidente del maggiore partito di opposizione in Jugoslavia, come se nulla fosse accaduto, come se fino a ieri non fosse stato uno - non l'unico, per l'amor del cielo - degli artefici dei massacri che da anni (ben prima delle vicende del Kosovo) sono cominciati nella ex Jugoslavia.
Dobbiamo dare una mano a Kostunica, ma anche Kostunica dovrà dare una mano a chi vuole aiutarlo. È inutile dire che il popolo serbo si è ribellato e si è liberato di Milosevic, perché se non vi fosse stato l'appoggio dell'occidente, anche con le bombe, Milosevic sarebbe ancora al potere. L'occidente sta dando una mano forte alla democratizzazione della Jugoslavia, giustamente l'Europa se ne preoccupa.
Noi siamo d'accordo sul decreto-legge in esame, anche se avevamo alcuni dubbi e perplessità sulla metodologia seguita e sul modo in cui era stato scritto; infatti, i 100 miliardi che venivano stanziati non si sapeva bene dove andassero a finire. Al riguardo, abbiamo ricevuto alcune precisazioni e garanzie dal sottosegretario Serri. Stiamo parlando di problemi drammatici e, purtroppo, manca una rappresentanza del Ministero degli affari esteri. Da mesi, in Commissione esteri, chiediamo l'audizione del ministro Dini, ma


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non siamo riusciti ad ottenerla; non conosciamo, pertanto, quale sia la vera linea seguita dal ministro, prima accusato di essere filoserbo e poi di non esserlo più. A questo punto, nella figura del ministro degli affari esteri, il Governo vuole venire in Commissione a chiarire una serie di problemi?
Noi voteremo a favore del provvedimento in esame. Abbiamo ottenuto che il Governo illustri in Parlamento come verranno spesi i soldi stanziati, grazie ad un emendamento del collega Calzavara fatto successivamente proprio dalla Commissione, ed abbiamo ricevuto chiarimenti che speriamo vengano confermati. Lo ripeto, noi voteremo a favore di questo provvedimento, ma ricordiamoci che il problema serbo, il problema jugoslavo, il problema balcanico, non si risolve con 100 o 150 miliardi, ma con un'attenzione continua. Il caso Berisha di oggi dimostra che quel territorio, quella zona, è ancora in ebollizione e che le evoluzioni possibili sono imprevedibili: non si sa cosa potrà accadere. Con grande cura, pertanto, il Governo italiano faccia da battistrada in Europa per controllare e monitorare una situazione che ha ricadute terribili sul nostro paese (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mantovani. Ne ha facoltà.

RAMON MANTOVANI. Signor Presidente, noi voteremo a favore di questi miseri 100 miliardi che non potranno che lenire solo alcune pene che il nostro paese ha inflitto alle popolazioni della Jugoslavia. Il nostro è un paese che ha bombardato la Jugoslavia, uccidendo migliaia di civili: più del 90 per cento delle vittime dei bombardamenti, infatti, si sono registrate tra i civili! E si continuerà a mietere vittime con l'uranio impoverito: è infatti oramai chiaro ed ufficiale che vi sono anche dei soldati italiani che stanno pagando le conseguenze della loro permanenza su territori contaminati dall'uranio impoverito!
In questa sede si sente fare della bieca retorica su Kostunica perché si afferma che egli sarebbe un grande democratico. Voi, colleghi, non avete forse visto le fotografie di Kostunica con un kalashnikov ripreso insieme ai paramilitari che facevano la pulizia etnica? Non le avete viste proprio queste fotografie, le ho viste solo io? Eppure sono state pubblicate sui maggiori quotidiani internazionali. Allora, se Milosevic è un criminale, Kostunica lo è altrettanto e dovrebbe esserlo ancora di più, visto che egli è il primo a dire che mai e poi mai Milosevic verrà consegnato nelle mani di qualsiasi tribunale internazionale. Ma su questo sorvolate perché avete la coscienza sporca, perché pensate di sostenere un processo democratico (ed è un processo democratico), ma nascondendo il problema del nazionalismo serbo, il problema della pulizia etnica dei serbi in Albania, sotto la compiacente osservazione di alcuni reparti che sono sotto il comando della NATO!
Tutte queste cose voi non le vedete! Vedete solamente (ed è un po' una fissa) il signor Milosevic! Vi ricordo che il regime di Milosevic è caduto: smettetela, per favore, di continuare a costruire un nemico che, peraltro, è un nemico abbastanza recente visto che la signora Albright, il segretario di Stato americano, ai tempi della trattativa di Dayton definiva Milosevic un grande interlocutore credibile, tant'è vero che con lui fece la trattativa sulla Bosnia e non con i serbi bosniaci. Ricordo inoltre che allora il dipartimento di Stato americano definiva l'UCK, che voi avete chiamato movimento di liberazione nazionale, un'organizzazione terroristica, salvo poi cambiare completamente opinione rovesciando questi giudizi per poter giustificare quella che è stata una vera e propria guerra fatta né per il Kosovo né per la Jugoslavia, ma semplicemente per poter dire che la NATO è la polizia del mondo sotto il comando e la guida degli Stati Uniti! Questa è la realtà dei fatti. Abbiate allora un minimo di coerenza!
Io avrei votato a favore dell'erogazione di quei 100 miliardi prima della guerra,


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durante o dopo la guerra, con Milosevic, con Kostunica, con chiunque, perché io aiuto comunque un popolo che per tanti anni è stato messo in ginocchio dal pagamento di sanzioni economiche i cui costi sono ricaduti su di esso e non certo sui membri del regime! Siete voi che fate due pesi e due misure, siete voi che dovete vergognarvi (Applausi dei deputati del gruppo misto-Rifondazione comunista-progressisti) perché fate degli aiuti uno strumento e un'arma di ricatto nei confronti delle popolazioni! Dov'è, allora, l'aiuto nei confronti del popolo iracheno, del popolo palestinese, del popolo del Sahara occidentale, dei curdi e di tutta la gente che soffre in questo mondo spesso e volentieri sotto il tallone di quella NATO che a voi piace così tanto (Applausi dei deputati del gruppo misto-Rifondazione comunista-progressisti e del deputato Di Capua - Commenti del deputato Garra)?

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pezzoni. Ne ha facoltà.

MARCO PEZZONI. Signor Presidente, colleghi, noi abbiamo già sviluppato lunedì pomeriggio un ampio dibattito su questo provvedimento per cui, a nome dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, oggi richiamerò solo alcuni punti politici.
Il primo: è sotto gli occhi di tutti che nei Balcani si è aperta una pagina nuova. Noi possiamo discutere a lungo sugli errori di lettura politica e strategica commessi negli anni scorsi sulla vicenda contraddittoria, e tuttora contraddittoria, dei Balcani.
La pagina nera dell'arresto di Berisha, l'oscurità di questo provvedimento, la necessità che il Governo venga urgentemente in aula a riferire sull'argomento e che vi sia un'urgente iniziativa italiana ed europea nei confronti del Governo albanese, sono tutte questioni che ci dicono chiaramente che in tutta l'area dei Balcani i processi di democratizzazione sono incerti ed apertissimi.
Tuttavia, è evidente la vittoria delle opposizioni, negli anni scorsi sempre divise (di volta in volta era Draskovic che era disponibile a mandare all'opposizione Milosevic contro Kostunica, poi era Djindjic contro Draskovic e contro Kostunica). Kostunica ha fatto errori nel passato, ma la novità delle recenti elezioni è che per la prima volta le opposizioni si sono unite e hanno vinto le elezioni politiche anche grazie alla mobilitazione dei cittadini di Belgrado e dei minatori. Per la prima volta, a Belgrado, nella Serbia, nella Federazione jugoslava è stata scritta finalmente una pagina nuova. Con questa svolta Milosevic è stato cacciato dall'opposizione.
Tuttavia, la vittoria di Kostunica e del Dos, cioè di tutte le forze di opposizione, per la prima volta unite, non è ancora definitiva sul piano parlamentare ed istituzionale, se è vero come è vero che vi è ancora nella Federazione jugoslava una contraddizione aperta poiché la vittoria delle forze di opposizione è avvenuta a livello di federazione, ma non al livello del Parlamento serbo perché nella Serbia le elezioni politiche e le elezioni del Parlamento non si sono tenute, ma si terranno il 23 dicembre. Voglio dire ai colleghi che hanno posto alcune questioni riguardanti l'incertezza in questa fase che è aperta la sfida politica, democratica ed istituzionale: quella di confermare e rafforzare anche al livello del Parlamento serbo, dove non esiste oggi una rappresentanza parlamentare di tutte le forze dell'opposizione democratica che hanno vinto sul piano federale, e di garantire una forte presenza di maggioranza parlamentare della opposizione democratica stessa, oggi presente solo a livello di federazione perché è lì che è avvenuta la vittoria politica di Kostunica.
La seconda novità è che proprio questa pagina nuova, che va rafforzata politicamente, ha visto rientrare la Federazione jugoslava in tutti gli organismi europei internazionali a cominciare dall'Organizzazione per la sicurezza e per la cooperazione europea, grazie anche alla mediazione del Presidente russo Putin.
Proprio in questi giorni si è tenuto, ed è terminato, il primo vertice tra l'Unione


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europea ed i paesi balcanici che ha visto affermarsi uno dei punti chiavi della politica estera italiana. Infatti, la politica estera italiana, insieme a quella francese, in questi anni è stata l'unica a dire con chiarezza, e non con oscillazioni, che la soluzione politica e pacifica della crisi balcanica non poteva prescindere da un processo di democratizzazione della Serbia. Oggi, non vi può essere una soluzione democratica interna ai singoli Stati e ai singoli paesi, ma dal Kosovo al Montenegro, all'Albania, la soluzione sta nel processo di stabilizzazione regionale. Per questo la Serbia è uno dei bandoli della matassa, se non il perno principale, di un processo regionale di democratizzazione del patto di stabilità; per questo Prodi immediatamente ha promesso aiuti come Commissione europea ed è per questo che in questi mesi la Germania - che pure ha compiuto un'analisi diversa dalla nostra, sicuramente meno esatta, a mio giudizio - ha concesso forti finanziamenti alle opposizioni di Belgrado, della Serbia e della Federazione jugoslava. Non è un caso che nei mesi scorsi la Grecia abbia stanziato per il progetto dei Balcani più di mille miliardi.
Perciò, a noi democratici di sinistra pare vi sia un problema riguardante una grande scommessa politica che non può non vedere l'Italia, che è la porta europea dei Balcani, quale protagonista di un primo finanziamento urgente, che sicuramente va accompagnato - com'è del resto condiviso dall'intera Commissione esteri di questo ramo del Parlamento - da altri atti di finanziamento, da aiuti, dalla partecipazione dell'Italia al patto di stabilità, da progetti infrastrutturali, da aiuti alla società civile per la crescita non solo della Serbia, ma dell'intera area balcanica.
Da ultimo, vorrei ricordare che l'Italia ha un grande interesse politico, democratico, economico (anche con riferimento alle infrastrutture), sull'intero processo di stabilità dei Balcani, nell'ambito del progetto dei «tre mari». È evidente che se noi vogliamo realizzare il grande progetto della Commissione europea di raddoppiare, per esempio, le forniture di gas da parte della Russia all'Europa, i Balcani sono la via preferenziale. Oggi, i tre mari (il mar Caspio, il mar Nero e il mare Adriatico) si possono finalmente unificare in modo pacifico. Il progetto dei tre mari indica che vi è un interesse anche sul piano economico, visto che si parla di ritorno dell'Italia, ma oggi come oggi l'interesse principale è politico, democratico, di pace. Per tali ragioni, è importante, nell'ambito di una sfida ancora aperta, approvare urgentemente il provvedimento in esame.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Brunetti. Ne ha facoltà.

MARIO BRUNETTI. Signor Presidente, un solo minuto per esprimere il voto favorevole del nostro gruppo, richiamando le ragioni che del resto abbiamo già sottolineato nel corso della discussione in Commissione. Vorrei cogliere questa occasione per lanciare un'avvertenza: penso che, nel momento in cui decidiamo questo sostegno, il nostro Governo ed il nostro Parlamento debbano tenere sotto osservazione l'area soprattutto con riferimento al rapporto con il Kosovo. Credo sia noto l'atteggiamento di Kostunica nei confronti dell'autonomia del Kosovo, in quanto ricordiamo tutti posizioni del tipo «armi in pugno alla testa dei serbi contro gli albanesi». Tutto ciò, a mio parere, prima o poi, farà scoppiare le contraddizioni tra questa posizione di Kostunica contro l'autonomia albanese e le ragioni dell'intervento militare nell'area, che, come ricorderete, non abbiamo condiviso.
Un quadro, quello dei Balcani, assolutamente non tranquillizzante, segnato anche dalle provocazioni terroristiche che si stanno verificando in Albania in queste ore e che si sono avute nella giornata di ieri e questa notte. Dunque, certamente un voto favorevole ma segnalando la necessità di essere vigili ed attenti su quanto sta avvenendo: occorre, quindi, prevedere un sostegno non tanto per


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ragioni di Realpolitik o di affarismo, ma appunto nello spirito di uno sforzo finalizzato alla stabilizzazione pacifica nell'area. Queste sono le ragioni del nostro voto favorevole.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giovanni Bianchi. Ne ha facoltà.

GIOVANNI BIANCHI. Signor Presidente, il voto favorevole dei Popolari è convinto e si fonda su considerazioni realistiche. Da troppo tempo, nei Balcani continua una guerra con punte di alta intensità e con una quotidianità di bassa intensità, ma con un'efferatezza che spesso ha i caratteri della guerra civile. I paesi dell'area, tutti insieme, probabilmente si sono giocati una parte di sviluppo della regione per una ventina d'anni: ecco il perché della necessità di un intervento tempestivo, che ci auguriamo sia vicino alla sufficienza, od almeno al bisogno.
Un'ombra si allunga sul futuro di quei paesi ben prima del fallimento di Dayton e la presenza dell'uranio degradato è solo uno dei sintomi delle numerose mine disseminate nella storia dei Balcani: troppi tagliagole sotto le bandiere del populismo nazionalista; non dimentichiamo che lo start può essere considerato il discorso totalmente populista di Milosevic, alcuni anni fa, a Pristina. Ebbene, adesso anche la Serbia cerca giustamente di ridarsi un assetto: quelle che erano le opposizioni stanno cercando le ragioni di una nuova convivenza democratica e, come già ricordava il collega Pezzoni, le elezioni del 23 dicembre saranno (almeno ci auguriamo) un passo importante e discriminante per lasciare alle spalle un periodo che poco ha avuto a che vedere con la democrazia.
Paghiamo il prezzo di un ritardo che non è soltanto del nostro paese: l'Europa e le cancellerie europee hanno affrontato il dramma dei Balcani secondo vecchi vizi e vecchie contrapposizioni e, comunque, hanno cominciato ad affrontarlo con il piede sbagliato.
I fondi che oggi stanziamo aiutano, ma certamente non bastano. Sono d'accordo con quanti, sia della maggioranza sia dell'opposizione, hanno reclamato una continua vigilanza, quasi una prosecuzione dell'ingerenza umanitaria con altri mezzi. Continuiamo e continuiamo a provarci.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Di Capua. Ne ha facoltà.

FABIO DI CAPUA. Signor Presidente, intervengo a titolo personale annunciando la mia astensione dal voto sul provvedimento in esame per una serie di ragioni. Ritengo che una parte degli aspetti contenuti nel provvedimento rivelino un atteggiamento ipocrita anche del nostro paese nei confronti del problema in discussione. Sono totalmente d'accordo con quanto diceva l'onorevole Mantovani circa i risultati dell'ingerenza bellica, più che umanitaria, su quel territorio, sulle vittime civili e sui danni alle infrastrutture. I 100 miliardi sono una piccola goccia che vorrebbe risarcire quel paese degli enormi danni provocati da una forma assolutamente discutibile di ingerenza. È un atteggiamento assolutamente ipocrita che mi trova contrario.
Inoltre, si è parlato in questa sede di opportunità e di vantaggi per il nostro paese che deriverebbero dal sostegno finanziario alla Serbia. È mai pensabile che si possa intervenire in funzione di obiettivi umanitari facendo riferimento ai vantaggi economici, finanziari, parlando in termini di infrastrutture, in termini energetici che ne potrebbe trarre il nostro paese? Che tipo di carità, signor Presidente e colleghi, il nostro paese ritiene di dover promuovere nei confronti di un territorio alla cui devastazione abbiamo direttamente contribuito , in minima o in larga parte?
Signor Presidente, per queste ragioni, siccome non voglio partecipare ad un atto fondato su una carità ipocrita, penosa e interessata, mi asterrò dal voto.


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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Leccese. Ne ha facoltà.

VITO LECCESE. Signor Presidente, come spesso accade quando la discussione generale su un provvedimento si svolge il lunedì pomeriggio, in sede di dichiarazioni di voto si riprendono gran parte delle motivazioni già affrontate nel corso della discussione generale. In qualità di relatore, quindi, non tornerò su alcune questioni che sono state esaminate attentamente all'interno di una articolata discussione sulle linee generali sul provvedimento, nel corso della quale sono stati affrontati anche alcuni temi importanti.
Mi riferisco, ad esempio, a quello richiamato anche questa mattina riguardante la genericità delle indicazioni sugli interventi da finanziare con i 100 miliardi stanziati dal decreto-legge in esame. Le accuse di genericità sembrano oggi ingenerose, visto che il Governo l'8 novembre ha emanato un decreto-legge con il quale, appunto, vengono fissati non solo le modalità di erogazione, ma anche i paletti rispetto agli interventi da realizzare.
Del resto, credo - e ce ne siamo fatti carico nel corso della discussione in sede referente nella III Commissione - che occorra ripristinare la corretta informazione tra Governo e Parlamento. Per questo motivo non ci siamo limitati ad approvare un atto di indirizzo, un ordine del giorno con il quale impegnare il Governo a riferire periodicamente sugli interventi realizzati, ma abbiamo inserito addirittura una norma cogente all'interno del provvedimento, al fine di costringere il Governo ad evitare difetti di informazione nei confronti del Parlamento, che vi sono stati in passato.
Affermo, a nome dei Verdi, di condividere pienamente la richiesta avanzata dal presidente Selva rispetto all'informativa che il Governo dovrà rendere in quest'aula sulle questioni drammatiche che si sono consumate questa notte in Albania. Se le notizie del fermo di polizia o eventualmente dell'arresto del capo dell'opposizione del partito democratico albanese e del Vicepresidente dell'Assemblea popolare albanese, l'onorevole Jozefina Topalli, dovessero corrispondere al vero, sarebbero di una gravità inaudita. Infatti, al di là delle motivazioni che supportano quel provvedimento, a noi ancora oscure, esso fa saltare il delicato e precario equilibrio istituzionale che con grande difficoltà la comunità internazionale ha cercato di costruire nel rapporto tra maggioranza che sostiene il Governo di Ilir Meta e l'opposizione del partito democratico.
Il provvedimento in esame, sul quale preannunzio il voto favorevole dei deputati Verdi, rappresenta solo un primo intervento da parte del nostro paese a sostegno della ricostruzione democratica della Repubblica federale di Jugoslavia. Non si tratta solo di miseri cento miliardi, come diceva qualcuno, perché questi finanziamenti vanno ad inserirsi in un pacchetto più complessivo di interventi: lo dico con rammarico rispetto alle considerazioni svolte dal collega Di Capua. Forse per la prima volta ci troviamo di fronte ad un provvedimento con il quale non vengono erogati finanziamenti a vantaggio di imprese del nostro paese, ma si concedono fondi che saranno gestiti direttamente dal Governo della Repubblica federale di Jugoslavia per fronteggiare le difficoltà del popolo serbo.
Alcuni colleghi hanno affrontato il problema ambientale che si sta manifestando con grande drammaticità negli ultimi tempi soprattutto nel Kosovo, nelle zone sottoposte al bombardamento della NATO, vale a dire la questione dell'uranio impoverito. In un progetto di legge che aspetta ancora di essere discusso in Assemblea, di cui la III Commissione ha concluso l'esame in sede referente, è stato previsto, grazie ad un emendamento sostenuto da tutti i componenti di quella Commissione, un fondo speciale per il monitoraggio ambientale delle zone sottoposte ai bombardamenti e tra le iniziative che si prevede di finanziare con questo fondo speciale vi è appunto la bonifica delle zone inquinate dall'uranio impoverito.


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In conclusione, ribadisco il voto favorevole dei deputati Verdi sul provvedimento e la richiesta che il Governo venga con sollecitudine a riferire in quest'aula sui fatti verificatesi in Albania.

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.

FABIO CALZAVARA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FABIO CALZAVARA. Signor Presidente, a nome della Lega nord Padania mi associo alla richiesta rivolta al Governo di venire a riferire sui gravi fatti accaduti in Albania.

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