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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di un'informativa urgente del Governo sui recenti episodi di violenza avvenuti a Bari, Rovigo e Agrigento.
Ha facoltà di parlare il ministro dell'interno.
ENZO BIANCO, Ministro dell'interno. Signor Presidente, onorevoli deputati, nella mattinata di ieri, lunedì 27 novembre, si è svolta a Bari presso il palazzo della regione Puglia una manifestazione preannunciata dei cosiddetti comitati di base dei lavoratori socialmente utili in agitazione da circa due mesi per ottenere la proroga del loro rapporto di lavoro.
PRESIDENTE. Onorevole Mantovano la richiamo all'ordine. Onorevole Tatarella, si accomodi. Onorevole Urso, la richiamo all'ordine per la prima volta. Onorevole Gramazio, la richiamo all'ordine per la prima volta.
ENZO BIANCO, Ministro dell'interno. Con apposita ordinanza il questore di Bari aveva predisposto un servizio d'ordine con l'impiego di venti elementi tra agenti del reparto mobile della polizia e carabinieri, oltre al personale del commissariato di pubblica sicurezza Carrasi e della Digos, sotto la direzione del dirigente del commissariato competente.
ENZO BIANCO, Ministro dell'interno. I manifestanti sono rimasti in attesa. Attorno alle ore 16,30, conclusi i lavori della giunta, i manifestanti occupavano la sede stradale. Alle 16,40 l'assessore al bilancio usciva dalla porta principale, opportunamente presidiata dalla forze dell'ordine, e veniva attorniato da alcuni manifestanti i quali, protestando ed inveendo, cercavano di trattenerlo ed insistevano in modo assai pressante perché il presidente li ricevesse.
dall'onorevole Fitto ed indiceva per oggi una riunione del comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica con la partecipazione dello stesso presidente Fitto, del procuratore generale e del procuratore della Repubblica.
hanno permesso di individuare al momento quali responsabili dell'aggressione alcuni attivisti del centro sociale Semir...
FABIO CALZAVARA. Voi li coprite!
ENZO BIANCO, Ministro dell'interno. ...che in data odierna sono stati deferiti all'autorità giudiziaria per i reati di cui agli articoli 635, 610, 655 e 703 del codice penale.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Donato Bruno. Ne ha facoltà.
DONATO BRUNO. Signor Presidente, vorrei associarmi a quanto detto dal presidente Pisanu stamattina ed esprimere la sincera e sentita solidarietà al presidente
Fitto, all'assessore Rocco Palese e all'istituzione regionale tutta. Ieri, come abbiamo testé udito dal ministro dell'interno, circa cento lavoratori socialmente utili manifestavano dinanzi alla sede della regione Puglia. Il ministro, però, ha omesso di dire che manifestavano con le bandiere rosse. Dalle ore 10 alle ore 16,30, il clima certamente caldo è diventato via via - con il trascorrere delle ore - incandescente. Il presidente Fitto è uscito dalla sede senza una pur minima protezione da parte delle Forze dell'ordine. Il ministro ha omesso di ricordare che sotto la sede della regione vi è un centro di polizia (o dei carabinieri) la cui porta è attigua all'ingresso della regione Puglia. Quindi, vi era il numero di addetti che normalmente è presente alla regione, perché lì lavorano: non vi era, insomma, una particolare attenzione per ciò che stava avvenendo dalla mattina. Come dicevo, allora, non vi è stato un minimo di protezione da parte delle forze dell'ordine ed il presidente Fitto è stato avvicinato, spintonato, picchiato, aggredito: schiaffi e pugni non hanno colpito soltanto il presidente Fitto, ma tutta la collettività che opera per la soluzione dei problemi e che si riconosce nelle istituzioni.
PRESIDENTE. Per accordi intervenuti con la Presidenza, in via del tutto eccezionale, per il gruppo di Alleanza nazionale interverranno due oratori, dividendosi il tempo.
SALVATORE TATARELLA. Signor ministro, abbiamo ascoltato la sua relazione notarile, quasi un rapporto di polizia, di fronte ad un fatto che è di assoluta eccezionale gravità e che non ha precedenti nella storia della Repubblica. Di contestazioni ad esponenti politici ne abbiamo avute tante e ne avremo ancora tante, ma non era mai accaduto in Italia ciò che è avvenuto a Bari, ossia che la più alta autorità istituzionale della regione sia stata circondata, colpita, picchiata e minacciata. Di fronte ad un fatto così grave, noi avremmo voluto che un ministro dell'interno, un rappresentante del Governo, un uomo che è stato sindaco, assumesse un atteggiamento più fermo di condanna. Ciò che è accaduto a Bari, signor ministro, si inquadra in un situazione allarmante che viene tenuta in scarsa considerazione dal Governo e dal Ministero dell'interno.
MAURO GUERRA. Non sono dei DS! Sono solamente rosse: stiamo attenti!
SALVATORE TATARELLA. Sono le bandiere rosse dei DS!
ANTONIO LEONE. Rosse sono, poi vedete di chi!
LUIGI OLIVIERI. Non c'era la scritta DS: mettiti gli occhiali!
SALVATORE TATARELLA. Cari amici, alle parole bisogna far seguire i fatti e tutti, in quest'aula e fuori di essa, dobbiamo adoperarci per placare il clima di tensione che sta crescendo paurosamente e rispetto al quale non state facendo nulla (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Selva. Ne ha facoltà.
GUSTAVO SELVA. Signor ministro, se mi ascolta mi fa una cortesia.
in tutto questo tale da giustificare l'aggressione di cinque giovani che stavano raccogliendo firme da parte di venti persone, come ha riferito lei, che indossavano caschi, che avevano petardi e qualcuno anche qualche bastone? Lei si è preoccupato di dire che la polizia è intervenuta prontamente: siccome nel mio mestiere ho fatto il cronista, mi sono informato e la polizia, in una città come Rovigo, che non è grande come Tokio, Roma o Napoli, è intervenuta, in pieno centro, dopo venti minuti. Non so se lei sia in grado di smentire questo dato.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Fontanini. Ne ha facoltà.
PIETRO FONTANINI. Signor ministro, c'è un parallelismo molto stretto che collega i centri sociali ai cosiddetti lavoratori socialmente utili organizzati. All'interno di queste due organizzazioni troviamo qualcosa di preoccupante e di molto pericoloso: in Puglia un intervento brutale nei confronti della massima espressione del governo locale, il presidente della regione; a Rovigo un altro intervento violento nei confronti di coloro che vogliono manifestare liberamente!
ai cittadini e nell'assicurare soprattutto alle forze politiche di opposizione maggiore serenità per il loro operato. Ma perché siamo preoccupati? Perché questi episodi sono diventati troppo numerosi. Vorremmo che il Governo facesse qualcosa di più preciso e comunque tale da dare maggiore serenità - lo ripeto - ai movimenti di opposizione (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bonito. Ne ha facoltà.
FRANCESCO BONITO. Signor Presidente, signor ministro dell'interno, onorevoli colleghi, la mia parte politica non può che condividere le valutazioni del Governo circa i fatti gravissimi dei quali nostro malgrado ci stiamo occupando.
ore passate, gli episodi odiosi di cui ci occupiamo, riguardano persone, gruppi e parti politiche che investono da una parte all'altra gli schieramenti presenti nel nostro Parlamento e ciò pone in evidenza, con nettezza e chiarezza, di cui peraltro non dovremmo aver bisogno, che vi è un interesse comune, una comune esigenza di difesa dei nostri concittadini, delle nostre istituzioni, direi, senza retorica, della nostra libertà.
SALVATORE TATARELLA. È la verità!
FRANCESCO BONITO. ...è indegno di quest'aula e delle nostre funzioni, che pure sono altissime, e noi lo respingiamo con sdegno perché - ci consenta, signor ministro, e ci consentano i colleghi - questa è una questione troppo seria (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e misto-Rifondazione comunista-progressisti).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Tassone. Ne ha facoltà.
MARIO TASSONE. Signor Presidente, signor ministro dell'interno, ho ascoltato il suo «rapporto» sulle vicende oggi alla nostra attenzione. Abbiamo parlato poc'anzi in quest'aula di Europa, di libertà, di democrazia, di valori dell'uomo e della persona umana, di difesa della dignità della persona umana: questi fatti, ovviamente, sono un vulnus rispetto a tali valori, a tali principi fondamentali. Non vi è dubbio che episodi di violenza e di intolleranza rappresentano una sconfitta per tutti, non per una parte o per un'altra. Ecco perché noi avremmo preferito, signor ministro, che lei avesse una visione molto più complessiva di queste vicende, affinché esse non venissero confinate come semplici episodi da circoscrivere e, ovviamente, da limitare. Si tratta, invece, di fatti gravi che destano in noi una grande preoccupazione.
ENZO BIANCO, Ministro dell'interno. Sto ascoltando!
MARIO TASSONE. Non volevo disturbarla, ovviamente; sono rispettoso e comprensivo perché sono amico personale del sottosegretario.
Signor ministro, non credo le sia sfuggita la vicenda - ne ha parlato molto - del presidente della regione Puglia. Ci troviamo di fronte ai lavoratori socialmente utili: credo che tale situazione derivi anche da provvedimenti legislativi che hanno lacerato profondamente una certa realtà e che hanno creato aspettative. Si è trattato di provvedimenti sbagliati; lo avevamo detto ed avevamo anche previsto alcune situazioni che si stanno verificando, non soltanto in Puglia ma in tante altre regioni del Mezzogiorno.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Testa. Ne ha facoltà.
LUCIO TESTA. Signor Presidente, signor ministro, le sue dichiarazioni e l'illustrazione dei fatti da lei resa confermano, qualora ve ne fosse bisogno, che nessuna giustificazione alla violenza, in nessuno dei tre episodi che stiamo esaminando in questo momento, può essere offerta, né in qualche modo sottintesa da alcuna forza politica presente in Parlamento. Chi voglia ricorrere a metodi, sistemi e mezzi di violenza non può ritenere di trovare in qualche modo cittadinanza all'interno di questo Parlamento, nell'opinione pubblica o in tutti quei cittadini che ancora mantengono salda la convinzione democratica che la discussione, l'esame, la valutazione e il dibattito di qualunque problema - sia nello spessore della sua gravità che nelle attese di alcuni gruppi di cittadini - debbano essere risolti diversamente!
possano essere espresse con aggressioni nei confronti di chi, eletto dal popolo, è stato chiamato a guidare la politica regionale, molto ce ne passa! Non è quindi questione, onorevoli colleghi, di bandiere, ma di una malintesa, male interpretata e qualche volta forse malcoltivata interpretazione di diritti, di attese e di speranze, che noi non avalliamo in alcun modo, pur chiedendo che non vengano strumentalizzati apertamente - come purtroppo si è verificato questa sera - in considerazione del momento, del fatto che vi erano alcune bandiere e che si adornassero di etichette politiche che non riguardano le forze politiche presenti in questo Parlamento.
BENITO PAOLONE. Ma cosa dici? È indegno!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Sinisi. Ne ha facoltà.
GIANNICOLA SINISI. Signor Presidente, signor ministro dell'interno, non c'è alcuna giustificazione - si è detto - che possa essere addotta per mitigare la responsabilità di chi esercita la violenza in qualsiasi forma, tanto più se chi la esercita lo fa nei confronti di istituzioni e di organismi democratici elettivi. Avendo combattuto civilmente in una campagna elettorale contro lo schieramento guidato dal presidente Fitto, ho una ragione in più per esprimere la mia personale solidarietà e quella del gruppo popolare a cui appartengo non solo a lui, ma anche al vicepresidente Palese e, se mi permette, alla Puglia, le cui immagini nella giornata di ieri e anche stamattina ne sono uscite certamente lese nella loro dignità. Infatti, uno schiaffo al presidente è uno schiaffo a ciascuno dei cittadini che compongono quella popolazione, la nostra popolazione, la popolazione a cui appartengo. Ciò non toglie che un problema dei lavoratori socialmente utili impiegati nei servizi forestali rimane e che sono certo che la regione Puglia troverà la fermezza, la freddezza e il senso di responsabilità di affrontarlo a prescindere dagli accadimenti per dare così una risposta civile, istituzionale e alta alla disperazione dei disoccupati e delle loro famiglie. Non posso però trascurare alcuni commenti che vi sono stati sull'accadimento.
di una istituzione regionale, devono essere comunque ritenuti atti di violenza che, in quanto tali, non hanno un colore, non vanno coniugati con un colore e vanno condannati sempre e comunque.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, estraggo dalle comunicazioni del ministro dell'interno il senso generale che mi pare collegare i tre episodi, sia pure molto diversi l'uno dall'altro, di cui stiamo discutendo: protesta civile sì, violenza e sopraffazione no. Su tale base, esprimo la solidarietà dei Verdi a Raffaele Fitto, presidente della regione Puglia, a Rocco Palese, assessore al bilancio della stessa regione, che sono stati oggetto di un'aggressione a Bari, al rappresentante di Azione giovani che è stato aggredito a Rovigo, al sindaco DS di Porto Empedocle, Orazio Guarraci, che è stato vittima di una grave intimidazione ad Agrigento, come in questa stessa aula, qualche settimana fa, avevo espresso la nostra solidarietà, al di là di tutte le differenze ed i contrasti politici, alla Lega nord per l'aggressione alla loro sede di Venezia.
intero gruppo sociale. Questo, infatti, potrebbe innescare un circuito infernale, che potrebbe portare anche a conseguenze più nefaste.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Vendola. Ne ha facoltà.
NICHI VENDOLA. Signor Presidente, siamo così pochi e a riflettori spenti che credo non vi sia il rischio di un dibattito sulla spinta propagandistica. Il presidente Fitto è per me un avversario di prim'ordine; lo combatto e l'ho combattuto con lealtà, ma con molta durezza e, proprio la durezza di questo confronto politico mi rende oggi molto vicino al presidente Fitto e resto turbato da una delle cose più terribili che possa accadere: l'idea che la violenza fisica possa surrogare il confronto politico e mettere a tacere, silenziare, come si dice con un orribile neologismo, il primato delle parole, della dialettica. Questo episodio di violenza accaduto ieri a Bari non è solo un'offesa insopportabile a una persona, alla più importante carica istituzionale, ma è anche un atto lesivo del diritto alla lotta per migliaia di lavoratori che vivono in una situazione di acuto disagio sociale. È vero, la Puglia nel suo complesso è un po' meno libera dopo questo episodio e devo dire che avverto, con molta preoccupazione, una sorta di difficoltà in più per chi già oggi, signor ministro dell'interno, vive una situazione di disagio enorme ad esprimere determinate condizioni. Mi riferisco, ad esempio, a quei lavoratori che non sono stati tutti partecipi, grazie a Dio, dell'episodio di violenza e che, occorre ricordarlo, sono stati licenziati in una riunione della giunta regionale. Domani si riunirà il consiglio regionale e sarà molto importante sentire anche la ricostruzione dei fatti dal punto di vista della dinamica di una riunione, quella che ha determinato quei licenziamenti, dal punto di vista dei legami all'interno della compagine di governo pugliese con quella parte di lavoratori socialmente utili. Però attenzione a criminalizzare un arcipelago di profili professionali che sono di una straordinaria complessità!
altrettante informazioni, di un altro stillicidio di segno opposto. Allora, però, vi è un problema che non è soltanto del ministro dell'interno o delle forze di polizia, ma è un problema della politica, la quale ha una responsabilità in più se nel paese il clima si sovraccarica e se da tanti lati si ha la sensazione che si apra un varco all'incedere di azioni teppistiche, squadristiche o violente.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Peretti. Ne ha facoltà.
ETTORE PERETTI. Signor Presidente, come centro cristiano democratico vogliamo innanzitutto esprimere solidarietà al presidente della regione Puglia, Raffaele Fitto, ed alla sua giunta per il vile atto di aggressione che confessiamo ci preoccupa molto. Non vogliamo sottovalutare, ma invece considerare il contesto politico e soprattutto sociale nel quale questa aggressione è maturata. Possiamo comprendere l'esasperazione di quei lavoratori socialmente utili; la capiamo finché sfocia in una protesta legittima, ma quando questa esasperazione supera il limite e diventa un gesto inqualificabile come questo, quando diventa intimidazione, allora la nostra solidarietà viene meno e noi rifiutiamo con fermezza la violenza in qualsiasi aspetto, modo e circostanza venga perpetrata.
questo che sottolineo la necessità di maggiore responsabilità da parte delle forze politiche. Serve molta fermezza ma anche la capacità di saper condannare sempre con le stesse parole, sempre con lo stesso tono e con la stessa enfasi tutti gli attentati, da qualsiasi parte provengano e a qualsiasi persona siano destinati, e non bisogna invece, come mi è sembrato sia avvenuto in qualche circostanza, usare parole, toni ed enfasi diversi a seconda della parte politica che viene coinvolta nei vari episodi. È un esercizio di responsabilità politica che, proprio quando ci si avvicina ad intraprendere una campagna elettorale molto difficile e vi sono gravi problemi sociali nel paese, merita tutta la nostra attenzione.
ALFREDO BIONDI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Sempre su questo argomento?
ALFREDO BIONDI. Anche se non è ritualmente previsto, vorrei chiedere la parola per dire poche cose al ministro dell'interno.
PRESIDENTE. Era previsto l'intervento di un deputato per gruppo, ma l'atmosfera è così intima che possiamo permetterci anche qualche atteggiamento informale. Ha facoltà di parlare.
ALFREDO BIONDI. Forse questa irritualità serve anche a qualcosa perché c'è qualcosa di rituale che io non amo mai, tanto meno in quest'aula, quando il Governo compie il proprio dovere per rispondere su cose gravi di cui ha contezza e di cui non ha direttamente responsabilità, nella quale in cui si colloca il difficile compito di regolare le cose della libertà. Quest'ultima è il più grande rischio che esiste nella vita e per questo ha costi molto elevati.
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento dell'informativa urgente del Governo sui recenti episodi di violenza avvenuti a Bari, Rovigo e Agrigento.
Dopo l'intervento del ministro dell'interno, potrà intervenire un deputato per gruppo per cinque minuti.
Colleghi, per cortesia accomodatevi.
Alle ore 9 circa oltre 100 lavoratori provenienti da altre province della Puglia si sono concentrati sul marciapiede antistante gli ingressi della sede regionale, in quel momento senza creare intralcio alla circolazione stradale. Verso le 11 una ristretta delegazione veniva ricevuta dal vicepresidente della giunta regionale, cui veniva fatta richiesta di incontro con il presidente della regione, onorevole Fitto, a conclusione della seduta della giunta.
Mentre l'assessore rientrava dallo stesso ingresso, il presidente Fitto, accompagnato da personale del commissariato e da alcuni dipendenti della regione, guardie giurate, usciva da un altro ingresso, presidiato dai carabinieri.
Il presidente Fitto veniva circondato insieme al personale della Digos e del reparto mobile, prontamente accorsi, da una trentina circa di manifestanti. Il presidente dichiarava espressamente - in modo assolutamente condivisibile, visto il clima di intimidazione del quale egli era oggetto - che in quelle condizioni, ovviamente, non intendeva riceverli. A questo punto alcuni dei manifestanti, a cui se ne aggiungevano altri che presiedevano le altre porte, spintonavano l'onorevole Fitto e il personale della polizia che lo tutelava e tentavano di aggredire il presidente, il quale, nonostante l'impegno del personale di polizia, che riusciva a respingerli, veniva colpito al viso.
Il questore di Bari, informato dell'accaduto, raggiungeva immediatamente il presidente nel suo ufficio. Il questore parlava quindi con i manifestanti per chiedere spiegazioni dell'accaduto e per cercare di calmare gli animi e nuovamente con il presidente Fitto, il quale gli manifestava l'intenzione di lasciare il palazzo della regione. A questo punto, scortato da personale della Digos ed accompagnato dallo stesso questore, il presidente Fitto usciva dall'ingresso principale e, protetto dal servizio delle forze dell'ordine, raggiungeva in auto la questura dove, rassicurato sulla predisposizione di opportuni servizi di scorta alla sua persona e di vigilanza all'abitazione, veniva accompagnato dalla Digos nella sua residenza.
Intorno alle 19,45 i manifestanti lasciavano il luogo antistante il palazzo della regione senza a quel punto creare ulteriori turbative. Il prefetto di Bari concordava sull'attuazione dei servizi predisposti
È stato stabilito che il presidente della regione usufruirà di misure di vigilanza da parte della questura di Bari, a cui concorrerà personale delle altre questure competenti per località nelle quali il presidente si sposterà. È stato inoltre stabilito un servizio di vigilanza, presso l'abitazione del presidente, a cura dei carabinieri.
È stato effettuato un sopralluogo nel palazzo della regione per predisporre misure adeguate nelle circostanze in cui si dovessero ritenere condizioni preoccupanti per l'amministrazione regionale.
È stato identificato e denunciato il manifestante che ha colpito il presidente. Sono stati acquisiti dalla RAI e dalle emittenti private i filmati dell'episodio allo scopo di individuare e denunciare i responsabili. Sono stati inoltre avviati gli opportuni contatti con le unità Digos presso le questure delle città da cui sono partiti i manifestanti affinché concorrano nelle investigazioni tese all'identificazione dei partecipanti alla manifestazione.
In occasione dell'episodio, la presenza delle forze di polizia era ben visibile e la loro azione è stata efficace: quattro poliziotti ed una guardia giurata della regione hanno riportato lesioni mentre scortavano il presidente Fitto.
Anche in presenza di tensioni sociali acute, come quelle che riguardano i lavoratori socialmente utili, non consentiremo in alcun modo ed ad alcuno che dalla protesta civile si passi alla violenza, all'intimidazione, alla sopraffazione.
Io stesso questa mattina ho più volte preso contatti con il presidente della regione Puglia, onorevole Fitto, al quale ho manifestato il sentimento di vicinanza da parte del Presidente della Repubblica che, come sapete, è in visita in Russia e che avevo informato dell'accaduto. Il presidente della regione Puglia mi ha confermato che l'azione posta in essere dalle forze di polizia era assolutamente adeguata a quella che sembrava una manifestazione abbastanza di routine che si era svolta davanti alla sede della regione Puglia; però mi ha parlato con viva preoccupazione della situazione sociale che anche in quella regione, come in altre (per esempio in Campania e in Sicilia), desta vive preoccupazioni. Il presidente della regione mi ha anche manifestato che negli ultimi mesi, dall'elezione diretta del presidente della regione, quest'ultima sembra essere diventata un ulteriore bersaglio o comunque oggetto delle più svariate iniziative di protesta.
Nei prossimi giorni incontrerò personalmente il presidente della regione Puglia e insieme con lui esamineremo le preoccupazioni delle quali mi ha informato telefonicamente.
Passando all'altra vicenda sulla quale mi è stata chiesta l'informativa, che si riferisce ad un episodio che si è verificato sabato 25 novembre a Rovigo, posso confermare che nella serata del 25 novembre, circa venti giovani dell'area di autonomia operaia aderenti al centro sociale occupato Semir, con uno striscione recante le parole «Fasci carogne», aggrediva alcuni giovani di Alleanza nazionale che avevano allestito presso la piazza Garibaldi di Rovigo un tavolo per la raccolta di firme volta alla sottoscrizione di una petizione per l'abolizione dei libri di testo obbligatori.
Il gruppo si scontrava con i giovani di Alleanza nazionale addetti alla raccolta delle firme e danneggiava il tavolo ed il portamanifesti.
Grazie al pronto intervento del personale della questura, il gruppo degli aderenti al centro sociale si dava alla fuga, lanciando alcuni petardi. Nella circostanza il presidente di Azione giovani riportava un trauma all'occhio destro e, dopo una prima visita al pronto soccorso dell'ospedale civile, veniva ricoverato in osservazione con una prognosi di dieci giorni. Il predetto si è riservato di formalizzare querela nei confronti degli autori dell'aggressione.
I primi accertamenti effettuati dal personale della Digos della questura di Rovigo
Sono comunque in corso ulteriori indagini per individuare altri eventuali responsabili dell'aggressione. È stata disposta l'intensificazione delle misure di prevenzione e di vigilanza. Il Governo censura senza alcuna giustificazione il comportamento di quanti non sono in grado di esprimere il proprio dissenso in modo pacifico e conforme alle leggi e allo spirito di un ordinamento democratico. Ho dato ogni opportuna disposizione per evitare il ripetersi di atti che possano nuocere al libero confronto di idee.
Per quanto riguarda il terzo episodio, sul quale sono state chieste notizie, desidero informare la Camera dei deputati che nella notte tra il 24 e il 25 novembre, ad Agrigento, ignoti hanno incendiato l'autovettura di proprietà ed uso del sindaco di Porto Empedocle, Orazio Guarraci, aderente al partito dei Democratici di sinistra. Nelle vicinanze dell'autovettura, personale della locale questura ha sequestrato un contenitori di liquido presumibilmente infiammabile, tre cartucce calibro 38 e un mazzo di fiori legato con un filo di ferro.
Il Guarraci è stato già vittima di atti intimidatori: in particolare, nel febbraio scorso, dinanzi all'ingresso degli uffici comunali erano stati rinvenuti una lepre sventrata e un proiettile e qualche giorno dopo era pervenuta, sull'utenza del gabinetto del sindaco, una telefonata minatoria al suo indirizzo. Nel mese di marzo era stata distrutta, in un attentato incendiario a Porto Empedocle, l'autovettura di Alfonso Cusumano, commercialista e consulente esterno del sindaco per l'esecuzione del patto territoriale Empedocle. Il 23 febbraio 2000, il comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza dispose la misura della vigilanza radiocollegata all'abitazione del sindaco e al palazzo comunale di Porto Empedocle.
In ordine a questi atti di intimidazione, le indagini dirette dalla procura della Repubblica di Agrigento non hanno finora consentito l'individuazione degli autori, né di inquadrarli in un contesto preciso di criminalità organizzata. Non si esclude, naturalmente, che questi atti possano essere considerati come singoli atti o collegati a provvedimenti adottati dal Guarraci nella sua qualità di sindaco. Va però segnalato che Porto Empedocle è il comune capofila del cosiddetto patto territoriale Empedocle, strumento di programmazione cofinanziato dall'Unione europea con i fondi di Agenda 2000, che consentono l'avvio di nuove attività economiche nei territori aderenti al patto (i comuni di Porto Empedocle, Montallegro, Raffadali, Santa Elisabetta e Joppolo e la provincia di Agrigento). Il sindaco di Porto Empedocle è responsabile della gestione delle pratiche connesse all'attuazione del patto.
Appare presumibile, vista la zona di cui si tratta, che l'ipotesi di patto possa aver suscitato, da parte anche della criminalità organizzata, atti di reazione; pertanto, le indagini proseguono anche e principalmente nello sforzo di individuare una intimidazione (che ovviamente sarebbe molto grave) nei confronti di quella amministrazione per una iniziativa che, invece, valutiamo come importante ed intendiamo tutelare in ogni modo (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, dei Popolari e democratici-l'Ulivo, dei Democratici-l'Ulivo, Comunista, dell'UDEUR, misto-Verdi-l'Ulivo, misto-Socialisti democratici italiani e misto-Federalisti liberaldemocratici repubblicani).
L'episodio, quindi, è grave ed è conseguenza di un altro grave problema. I lavoratori socialmente utili sono un mostro creato e cresciuto dai governi di centrosinistra che si sono fino ad oggi succeduti e che ora viene scaricato sulle regioni: anche questo è un problema sul quale certamente non il ministro dell'interno, ma altri membri della compagine governativa saranno chiamati a rispondere.
Vedo, quindi, nei fatti sopra enunziati due concorrenti tipi di responsabilità: quella del Governo per l'omissiva gestione dei lavoratori socialmente utili e quella dei responsabili delle forze dell'ordine che per incuria, forse per sottovalutazione, oso dire per negligenza, non hanno compreso quello che poteva avvenire ed è avvenuto. La nostra posizione è volta a non alimentare lo scontro e questo deve essere l'impegno di tutte le forze politiche, ma l'esistenza di piccoli focolai, purtroppo, mi porta a non essere ottimista: i fatti compiuti dai militanti di Azione giovani in provincia di Rovigo, già ricordati dal ministro; le violenze nella sede veneta della Lega; l'incendio dell'automobile del sindaco di Porto Empedocle; l'episodio di ieri, che stiamo commentando; l'interruzione, avvenuta oggi a Genova, della conferenza stampa degli onorevoli Giovanardi e Gasparri. Anche quest'ultimo mi sembra un episodio abbastanza grave.
Per quanto riguarda lei, signor ministro, esprimo una raccomandazione: ci troviamo in piena campagna elettorale, la dialettica e lo scontro si stanno facendo duri, lei dovrebbe vigilare, prevenire, porre attenzione soprattutto al Mezzogiorno, dove la disoccupazione, giovanile e non, ha raggiunto livelli insostenibili. Non illuda, il Governo centrale, le classi bisognose. A ciò si aggiunge, sempre per il Mezzogiorno, il problema dell'immigrazione, quello della microcriminalità e della macrocriminalità, quelli del contrabbando, della droga e della prostituzione, tutti argomenti abbastanza seri. Il fuoco, quindi, si cela sotto la cenere ed è pronto a divampare. Tutti devono svolgere con impegno i loro compiti. Questa volta in Puglia ciò non è avvenuto: sta a lei accertare le responsabilità che a noi sembrano esistere; passare sopra un fatto di questa gravità può essere il seme per la crescita di altri similari episodi. Se non si procederà alla ricerca delle responsabilità, soprattutto per ciò che di grave in seguito potrà accadere, ricordi che lei verrà chiamato a rispondere davanti all'intero paese, certamente non da solo, ma questa volta unitamente all'intera compagine governativa (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Tatarella. Ne ha facoltà.
Ricordiamo anche gli episodi di Rovigo e di Napoli. A Napoli mercoledì scorso, senza che in quest'aula sia accaduto nulla, la federazione provinciale di Alleanza nazionale è stata occupata e danneggiata da scalmanati che vengono definiti «disoccupati organizzati». Il capogruppo di Alleanza nazionale in consiglio comunale, Pietro Diodato, è stato aggredito e malmenato nella sala del gruppo consiliare al comune. L'onorevole Italo Bocchino, un parlamentare in carica, è stato aggredito a Napoli: l'aggressione non ha avuto conseguenze più gravi grazie al servizio d'ordine della Polizia di Stato. L'episodio verificatosi oggi a Genova è ancora più grave.
Questa mattina a Bari sfilavano cortei organizzati che gridavano esattamente: «Fitto sei il primo della lista. Storace boia, Fitto la sua troia» - scusate il termine, ma è così - e ancora: «Fitto, stiamo arrivando; Fitto, stiamo arrivando». Questa è una situazione di gravità assoluta nei confronti della quale il Governo non fa nulla e la sinistra tace.
Ho ascoltato le dichiarazioni dell'onorevole Veltroni che ha espresso la sua solidarietà all'onorevole Fitto: lo ringrazio per questa sua solidarietà, ma vorrei ricordargli che le bandiere che sventolavano a Bari questa mattina e che sono state fatte sventolare in altre manifestazioni nel resto d'Italia sono, purtroppo, le bandiere ancora rosse dei DS.
Signor Presidente, l'episodio verificatosi nella piazza principale di Rovigo è di una gravità estrema. Bisogna prima analizzare i fatti. Alcuni giovani stavano facendo sottoscrivere il volantino che dice: «Per una cultura libera guardati dall'uomo di un solo libro» - citazione di San Tommaso d'Aquino - «Contro la faziosità dei libri di testo lanciamo un appello alla società per sostenere la libertà di scelta ed il pluralismo dell'istruzione. Contro ogni egemonia culturale, contro le subdole speculazioni editoriali e le farse delle nuove edizioni rivedute e corrette lanciamo un appello per garantire a tutti il diritto allo studio. Per tutto questo chiediamo l'abolizione del libro di testo obbligatorio».
Si può condividere o meno il contenuto di questo volantino, ma cosa c'è di violento
Quanto allo stato di salute del giovane che è stato colpito e che è ancora ricoverato, posso dire che è molto più preoccupante dei dieci giorni di prognosi che gli sono stati riconosciuti, tant'è che - lo ripeto, essendo stato cronista mi sono informato - non è ancora esclusa la possibilità che debba essere sottoposto ad intervento chirurgico.
Questi sono i fatti, signor ministro. Lei è venuto in quest'aula - mi dispiace di doverglielo ricordare - quando ci fu la finta aggressione al professor Marsiglia e ha riferito notizie molto più precise ed usato accenti molto più irati nella valutazione di quella vicenda.
Tutto ciò è accaduto in Veneto dove, da anni, scorrazzano, da Mestre a Padova, da Vicenza a Venezia e Marghera, i giovani dei centri sociali. Questa volta siete stati voi ad identificare il responsabile, i responsabili di radio Sherwood, di queste trasmissioni radiofoniche e televisive che propagano la violenza, l'attacco, le lezioni da impartire ai fascisti, ai razzisti e via dicendo.
Signor ministro, le chiediamo che lei usi gli stessi accenti e che provveda nello stesso modo non tanto per andare contro i finti attentati ma contro gli attentati che invece avvengono ai danni di giovani che stanno democraticamente presentando ai cittadini una mozione da firmare. Credo che questa volta le sue parole siano state davvero molto al di sotto del necessario.
Naturalmente esprimo tutta la mia solidarietà al presidente Fitto, condividendo tutto quanto è stato detto in questa sede. Signor ministro, ponga attenzione in modo particolare al fatto che i centri sociali del Veneto costituiscono un pericolo per la libertà, per il sistema democratico e per il diritto di protestare (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale, della Lega nord Padania e misto-CDU).
Signor ministro, vorrei ricordarle che tempo fa il nostro movimento è stato oggetto di un attentato compiuto nel centro di Venezia dai centri sociali. Questo attentato è stato rivendicato dal rappresentante dei centri sociali di Padova, il quale ha candidamente detto che è giusto colpire le sedi della Lega, perché la Lega è un partito antidemocratico. Ebbene, signor ministro, questa persona ha avuto gli onori della cronaca; è stato ascoltato dai giornalisti e le sue dichiarazioni sono state pubblicate. Assistiamo ancora a violenze perpetrate da questi centri sociali!
Vorremmo che il Governo facesse finalmente qualcosa nei confronti di questi signori, che fosse più determinato nell'impedire loro di turbare la vita politica e soprattutto l'azione di quei movimenti che pacificamente raccolgono per proposte di legge d'iniziativa popolare da presentare al Parlamento.
Signor ministro, non possiamo accettare questa situazione perché la cronaca è piena di questi avvenimenti. Siamo stanchi! Vorremmo che la polizia, che lei dirige, fosse più determinata nel fermare questi scalmanati, nel dare più sicurezza
La violenza contro chiunque è portata, comunque espressa, per qualsivoglia ragione, motivo o idea cagionata, va rifiutata, perseguita, contrastata e condannata.
La convivenza, il libero dispiegarsi della vita sociale della collettività hanno in essa un nemico mortale. Questo comune sentire, che appunto perché tale appartiene a tutti noi, uomini e donne di questo Parlamento - checché se ne dica! -, e questi principi, fondamento di ogni società che voglia pacificamente progredire, rilevano ancora di più allorché facciamo riferimento al libero svolgersi della vita politica, della vita democratica, non fosse altro perché esse sono almeno per il nostro paese una conquista recente, una conquista del nostro tempo. È gravissimo, odioso ed insopportabile che un rappresentante delle istituzioni, un'importante espressione del governo regionale, la più alta rappresentanza politica di una regione, debba subire ciò che ha subito il presidente Fitto, al quale esprimiamo sincera solidarietà umana e politica. È gravissimo, odioso ed insopportabile che il primo cittadino di una nostra municipalità debba vedere incendiata e distrutta la sua autovettura da parte di chi osteggia le sue idee, i modi del suo governo locale, le sue scelte amministrative. È gravissimo, odioso ed insopportabile che alcuni giovani subiscano una proditoria aggressione mentre esercitano il fondamentale diritto di diffondere le loro idee. Anche a quel sindaco e a quei giovani esprimiamo sincera solidarietà.
Tuttavia la solidarietà, ancorché doverosa e necessaria, non può esaurire il nostro compito. Altro ci impone la nostra responsabilità di rappresentanti del popolo, di custodi della nostra democrazia. Abbiamo il dovere di comprendere le ragioni del verificarsi di episodi così negativi e pericolosi; abbiamo il dovere di proporre rimedi ed interventi; abbiamo il dovere di denunciare omissioni, colpe e, se sussistenti, collusioni e collateralismi.
Quanto alle prime, certo vi è l'amara considerazione che la cultura della democrazia, del rispetto e della tolleranza non è ancora patrimonio universale e maggiori dovrebbero essere i nostri sforzi - quelli della politica, intendo - affinché gli esempi che noi diamo, le parole che noi pronunciamo, le prassi istituzionali che noi adottiamo siano del tutto coerenti con le ragioni della democrazia, con l'esigenza del libero e rispettoso confronto delle idee, con la necessità di imporre il rispetto della persona, sempre, ovunque e comunque.
Quanto ai rimedi ed agli interventi, credo siano necessarie più efficaci azioni di tutela e difesa di quanti operano per la cura di pubblici interessi, soprattutto là dove, signor ministro, come nella realtà meridionale, tali cure attengono a situazioni di disagio sociale grave e diffuso. Peraltro ogni sforzo va profuso perché il senso delle regole, la cultura delle regole, il sentimento del rispetto verso la persona si diffondano, attecchiscano nelle coscienze ed in esse si radichino con forza inestirpabile.
Quanto infine al dovere di denuncia, alle indicazioni di colpe e di omissioni, massimi devono essere ad ogni livello il senso di responsabilità, la volontà di collaborazione con le istituzioni, la trasparenza dell'agire pubblico così come di quello privato. Dovrebbe comunque unirci la consapevolezza che tale questione ci coinvolge tutti e ci richiama alle nostre responsabilità; ciò che è accaduto nelle
Signor ministro, sento la difficoltà di esprimere valutazioni di maggiore, ovvero più attenuata gravità, rispetto a fatti che esprimono violenza. Ciò non di meno nei contesti, pur tutti esecrabili, che qui evochiamo, l'aggressione consumata contro il presidente della mia regione Fitto credo debba avere anche in questo dibattito una sua centralità ed una maggiore considerazione. Accadimenti di tale natura e con le caratteristiche che ci sono state rese note non si erano mai verificati prima nel nostro paese, che pur di pagine violente ne ha purtroppo conosciute molte; mai un rappresentante così importante della nostra vita politica e democratica aveva subìto la violenza fisica portata da persone qualunque al di fuori di attentati premeditati.
Le chiediamo dunque con forza gli atti che le competono come ministro dell'interno: si accertino le responsabilità, non solo quelle evidenti degli autori del misfatto, ma anche quelle di quanti avevano doveri istituzionali di controllo e di prevenzione. Lo si faccia immediatamente, senza indugio alcuno e con la massima decisione. Noi abbiamo fiducia in lei e le chiediamo di non deluderci. Tutto il resto, comprese le accuse stupide alle bandiere che si assumono essere le nostre bandiere, alimenta la violenza verbale e fisica,...
L'episodio che riguarda Fitto, il bravo presidente della regione Puglia, quello dei giovani di Rovigo e quello che interessa il sindaco di Porto Empedocle richiamano tanti altri episodi che hanno interessato molti sindaci ed amministratori; in particolare, desidero ricordare l'episodio che ha avuto come vittima il candidato di Siculiana, di Agrigento. Lo ripeto, si tratta di episodi gravissimi, drammatici.
Lei, signor ministro, si è soffermato molto sulla vicenda di Fitto, del presidente della regione Puglia. Volevo dire a lei e al sottosegretario per l'interno, che le sta vicino (così possiamo sentirci qualche volta)... Posso?
Lei - concludo, signor Presidente - ha trattato quanto è avvenuto come se si trattasse di episodi: non si tratta di episodi ma di malesseri profondi che attraversano il Mezzogiorno d'Italia ed il nostro paese. Mi auguro che vi saranno occasioni, da parte del Governo, per fronteggiare seriamente la situazione attraverso una valutazione molto più serena e completa (Applausi dei deputati del gruppo misto-CDU).
Onorevoli colleghi, è ugualmente chiaro che nessun addebito può essere mosso né al Governo né, tanto meno, alle forze dell'ordine che hanno operato sul territorio. La loro tempestività, il fatto di essersi impegnati - soprattutto per i fatti di Bari - con precedenti controlli e con attività di contrasto pieno nei confronti di quegli «animosi» e soprattutto l'impossibilità di etichettare politicamente questi eventi danno la tranquillità, precludono ogni eventuale strumentalizzazione e valutazione politica sul merito; e se vi fosse, noi la respingeremmo perché fuori luogo, senza giustificazione e perché non supportata da alcun argomento di merito!
L'episodio di Bari, che si presenta con una notevole gravità rispetto anche agli altri due avvenimenti, ha visto coinvolti i lavoratori socialmente utili. Da parte di alcuni colleghi dell'opposizione ho sentito esprimere valutazioni e fare generalizzazioni rispetto a questa categoria di lavoratori: si tratta di alcune decine di migliaia di lavoratori che si sono trovati - non per loro volontà - in situazioni avverse rispetto alla questione del posto di lavoro. Rispetto a questi lavoratori, il Governo e il Parlamento sono intervenuti nel corso di più legislature attraverso una serie di provvedimenti e, da ultimo, attraverso quel decreto-legge che l'esecutivo ha predisposto in questi giorni, per lenire in qualche modo una situazione come quella.
Poiché ho riscontrato personalmente e positivamente che tanti lavoratori socialmente utili svolgono sul territorio un'attività di servizio positiva a favore degli enti locali, piccoli e grandi, respingo ogni generalizzazione nei loro confronti!
La frequente costituzione in cooperative di questi lavoratori ed il voler offrire servizi che altrimenti i comuni e gli enti locali non potrebbero garantire inducono ad esprimere un giudizio - nella quasi totalità dei casi - non di condanna, né tanto meno negativo nei confronti di questi lavoratori e, di conseguenza, dei provvedimenti che ancora oggi alimentano una speranza in questi lavoratori: quella di poter essere reinseriti in qualche modo nel mondo del lavoro!
Ma da questo a ritenere che tali ragioni di speranza di trovare un lavoro
In primo luogo, vi è stata la contestazione dell'efficacia dell'operato delle forze dell'ordine, che avrebbero sottovalutato la situazione.
Signor ministro, non ho motivi di dubitare, per molte ragioni, dell'operosità delle forze dell'ordine in Italia e tantomeno nella regione Puglia, ma voglio solo ricordarle alcune questioni che forse la potranno aiutare nello svolgere serenamente e liberamente le valutazioni che lei è chiamato a fare in ordine all'operato delle forze di polizia. Voglio ricordare che, purtroppo, in Puglia la presenza di manifestanti sotto il palazzo regionale è diventata quasi un arredo urbano. Manifestanti stazionano lì per molte ragioni e, fortunatamente, fino ad oggi hanno manifestato pacificamente. Oggi, la situazione è cambiata. Parimenti, voglio ricordare che quell'edificio pubblico è difficilmente difendibile perché è un condominio, quindi varrà la pena che qualcuno provveda a trasformarlo in un edificio dignitoso. Questo lo dico solo per comprendere le condizioni in cui le forze di polizia hanno operato e che la sottovalutazione - se vi è stata - è stata il frutto di una consolidata abitudine, che mi auguro oggi venga meno. Quello che vorrei aggiungere, sempre sui commenti che vi sono stati, signor ministro, affronta tutte le questioni di cui lei ha parlato e riguarda la proposizione e la proposta di un civile confronto nella prossima campagna elettorale. Mi permetto di sottolineare che forse noi dobbiamo fare in modo che ci sia, ogni giorno, un confronto civile e non preoccuparci soltanto della campagna elettorale. Questo significa condividere alcune premesse, significa condividere alcune preoccupazioni, significa che un atto di intimidazione nei confronti del sindaco di Porto Empedocle, un atto di intimidazione nei confronti di manifestanti di Alleanza nazionale e un atto gravissimo di intimidazione e di violenza nei confronti
Ogni distinzione che si voglia fare in ragione della violenza stessa, o dei destinatari della violenza, introduce un elemento equivoco nel nostro dibattito: non vi sono distinzioni possibili, la violenza non può essere distinta a seconda di chi la esercita e neanche sulla base della qualità personale della vittima. Mi si permetta di ricordare i molti episodi di intimidazione e di violenza avvenuti, e, in particolare, un episodio che colpì profondamente la Puglia qualche anno fa: l'omicidio del sindaco di Molfetta, che usciva dal comune e venne colpito sulle scale; un uomo che aveva soltanto il torto di aver fatto fino in fondo il proprio dovere.
Dobbiamo ispirarci, proprio nello scegliere un civile confronto quotidiano, condividendo le regole e i principi, a tutti coloro che sono stati vittima di questi atti, perché con la memoria che si rivolge al passato ma che guarda al nostro futuro potremo crescere in un paese più libero e costruire istituzioni democratiche più salde (Applausi).
Questo è ciò che va detto prima di tutto e soprattutto. Non vi è ombra di dubbio che di questi episodi, che sono tutti gravi, il più grave appaia, anche sotto il profilo istituzionale, che molti colleghi hanno sottolineato, quello che è avvenuto a Bari. Mi pare che il ministro abbia riferito che, parlando oggi con il presidente Fitto, questi gli abbia detto che, da quando vi è l'elezione diretta dei presidenti delle regioni, più che per il passato, le regioni sono diventate un punto di riferimento anche conflittuale. Una volta, specialmente al sud ma non soltanto, il punto di riferimento erano i comuni: molti decenni fa, i comuni venivano addirittura assaltati e bruciati, comunque erano visti come il punto di riferimento del potere locale, mentre oggi le regioni hanno assunto, ahimè, anche sotto questo profilo, una visibilità istituzionale maggiore. Anche questo, forse, spiega il fenomeno cui si riferiva poco fa il collega Sinisi della permanenza di gruppi di protesta, del verificarsi di conflitti, sotto l'edificio sede della regione Puglia, fenomeno che può manifestarsi anche in altre regioni.
Vedo che è ancora presente in aula l'amico e collega Presidente Biondi, che da questo punto di vista mi capirà: a lui vorrei dire che, nel denunciare fortemente e fermamente quello che è avvenuto, dobbiamo stare attenti a non venir meno ad un principio costituzionale, che vale anche in questo caso come in qualunque altro: la responsabilità penale è personale. Quindi, se vi è stato come vi è stato chi ha aggredito, chi ha colpito, chi ha provocato lesioni, costui deve essere individuato e mi pare che in due dei tre casi l'individuazione dei responsabili sia già avvenuta o stia per avvenire in modo completo: i responsabili, ovviamente, devono essere chiamati a rispondere penalmente delle loro azioni, ma non si deve (perché sarebbe un gravissimo errore, già compiuto a volte in passato in altre circostanze storiche) criminalizzare un
Mi dispiace dirlo, prima di tutto per il presidente Fitto, che deve essere comunque difeso ma a maggior ragione perché tutti parlano di lui come di un galantuomo - io non lo conosco, ma è un avversario politico come schieramento ma ne ho sentito parlare come di un vero galantuomo -, ma oggi in Puglia c'è meno libertà, si è un po' meno liberi a causa dell'episodio di ieri. Il presidente Fitto è sottoposto a scorta personale, giustamente, la sua abitazione privata ora è vigilata dalla forza pubblica. È giusto che sia così, ma da oggi, ahimè - lo dico per lui - egli è un uomo meno libero. Saranno anche meno liberi i conflitti sociali e, da questo punto di vista, dissento da ciò che è stato affermato poco fa da un mio collega: mi auguro che non vi sia più questo tipo di manifestazioni, non di aggressioni. Quando vedo manifestazioni che, anche se in modo conflittuale, sono volte al dialogo, al confronto con le istituzioni, ritengo che si tratti di un fatto democratico, perché il giorno che non ci si rivolgerà più alle istituzioni, sarà un giorno preoccupante dal punto di vista della dinamica democratica, ma - e concludo con le parole con cui ho iniziato - protesta civile sì, violenza e sopraffazione no. Per nessuno di questi tre episodi che abbiamo citato vi è alcuna giustificazione o motivazione, come per altri episodi del passato. Noi che abbiamo maggiori responsabilità politiche stiamo attenti a non rendere rovente lo scontro politico perché un simile clima si riverbera anche sull'intero paese e di questo si potrebbe avere anche qualche responsabilità politica e istituzionale. Rinnovo la nostra solidarietà a tutti coloro che sono stati vittime delle aggressioni denunciate.
Incontro ogni giorno delegazioni di lavoratori socialmente utili ed è difficile immaginare quanti mondi esistano dietro questa etichetta così rattrappita e con quanta delicatezza dobbiamo affrontare la questione. Ho ascoltato gli interventi dei colleghi del centrodestra e mi ha colpito il racconto dello stillicidio di violenze che ciascuno può narrare; naturalmente, mi colpisce perché io ed i colleghi di quest'altra parte nell'aula siamo portatori di
Da ultimo - mi rivolto all'onorevole Tatarella perché, nello scontro politico, vi è una consuetudine alla franchezza - due brevissime osservazioni: a che serve in una città anche difficile come Bari, mettere in discussione, come è stato fatto da settori del suo partito, onorevole Tatarella, l'operato di un questore che abbiamo apprezzato nel lavoro svolto a Reggio Calabria e che cominciamo ad apprezzare in quello che esercita nella città di Bari? Si tratta di una critica, attualmente infondata, che può privare di autorevolezza una delle funzioni più delicate nel controllo dell'ordine pubblico.
Seconda osservazione: nella vicenda di ieri mattina non vi è neanche l'ombra di un centro sociale che abbia alcun rapporto con quella violenza. Attenti: dobbiamo fare in modo che il disagio, anche quello incarnato dal territorio di confine rappresentato dai centri sociali, possa incontrare le strade della democrazia, della giusta rivendicazione al conflitto. Un atteggiamento di demonizzazione, a volte senza la prova che vi sia stata un compartecipazione ad atti di violenza, può spingere soltanto i settori più facinorosi di questo universo così magmatico a prendere il sopravvento ed allora davvero potrebbero venire giorni un po' più preoccupanti per tutti noi (Applausi dei deputati del gruppo misto-Rifondazione comunista-progressisti).
Credo però non vada sottovalutato neanche il contesto politico, quindi vi è da parte nostra una considerazione politica su quello che sta avvenendo a margine di questa aggressione. Abbiamo contestato l'istituto dei lavori socialmente utili, questo lavoro precario che riteniamo frutto di una politica malata, un lavoro senza dignità, che spinge all'emarginazione e credo ci si debba interrogare sulle responsabilità politiche che hanno portato a tutto questo, aggravate in tale circostanza dal fatto che sulle regioni vengono scaricati l'onere e l'incombenza di rispondere in questi termini a persone che, come tutti, hanno certamente il diritto di avere un lavoro dignitoso. Credo però che proprio per questo la protesta vada indirizzata altrove e nelle forme civili e democratiche.
In questa circostanza vogliamo anche esprimere agli amici di Alleanza nazionale la solidarietà per l'aggressione subita a Rovigo. Manifestiamo gli stessi sentimenti ai colleghi Gasparri e Giovanardi circa quanto è accaduto alla Conferenza di Genova e solidarietà al sindaco di Porto Empedocle per il vile attentato il gesto di chiara intimidazione del quale è stato vittima, auspicando che ciò non lo faccia desistere dalla sua battaglia politica e possa, senza alcuna restrizione di libertà, continuare ad esercitare il suo mandato.
Sono tutte persone di schieramenti diversi, ma tutte oggetto di gesti vili di violenza che le privano della possibilità di esercitare correttamente la propria funzione istituzionale e politica. Questa escalation di violenza ci preoccupa ed è per
Volevo dire al ministro che i fatti avvenuti in varie parti d'Italia (a Rovigo, a Porto Empedocle, a Venezia e ora anche a Genova dove a due deputati è stato impedito di tenere una conferenza stampa e quindi di fare il proprio dovere) rappresentano un male sottile, un'ombra pericolosa. Come vecchio parlamentare mi preoccupo indipendentemente dalle matrici degli episodi, anzi, proprio perché sono trasversali, proprio perché non si può dire chi ne sia il responsabile ovvero, se si può dire, non si può capire perché lo faccia in una realtà di democrazia diffusa come quella che, nonostante tutto, esiste nel nostro paese. Mi preoccupo anche come soggetto politico e professionale che ha vissuto queste cose quando il nostro paese è sceso nel baratro del terrorismo.
Io credo che dobbiamo stare molto attenti a non consentire che il seme della violenza possa entrare nel solco della storia e far crescere all'interno di questo germogli pericolosi. Credo che questo riguardi tutti ed è per questo che lo dico informalmente. Non è che si possa dire che il Governo ha risposto bene o male, che ha detto questo o quest'altro, che ha fatto un «comunicato» o un «rapporto»; non è giusto nemmeno dire questo perché è difficile condensare in un intervento un fatto molto grave, nel senso che turba la coscienza generale perché riguarda una persona che compie il proprio dovere nell'ambito delle istituzioni in cui milita.
Quello che trovo soggettivamente pericoloso è che si possa considerare ciò come fosse quasi un'abitudine, così come, alla partita di Reggio Calabria, si è vista gente scatenata che credeva di poter fare violenza come se fosse giusto. In questo momento, visto che siamo tra pochi amici, mi permetto di sottolineare (senza dover dire se sono soddisfatto o meno dell'informativa del Governo) che mi sembra che la situazione stia degenerando; essa, tra l'altro, non è favorita da un clima elettorale in cui i toni sono urlati, invece di essere non dico al livello del sussurro, ma almeno della parola; e non si sa bene a chi siano rivolte le grida o gli insulti e se questi servano a farsi dare ragione (Applausi del deputato Peretti).


