Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 815 del 28/11/2000
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TESTO AGGIORNATO AL 29 NOVEMBRE 2000


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Si riprende la discussione sulle comunicazioni del Governo.

(Dichiarazioni di voto)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sulle risoluzioni.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Taradash. Ne ha facoltà.

MARCO TARADASH. Signor Presidente, è un fatto certamente positivo che nel Parlamento si sia trovata l'unità di intenti con la sottoscrizione di un documento unitario da parte della maggioranza di Governo e dell'opposizione del centrodestra.
È un fatto positivo anche l'atteggiamento con il quale il Governo italiano si presenta alla Conferenza di Nizza, con le posizioni più avanzate nel senso della costruzione di un'Unione europea.
Purtroppo, i fatti positivi terminano qui. Non c'è dubbio che in questi tre anni non sia stato compiuto un solo passo avanti e che a Nizza i nodi non verranno risolti. C'è il rischio che a Nizza, con questa legislatura, la stessa Commissione europea possa terminare la sua funzione. Questo è un segnale sul quale la prego di riflettere, signor Presidente del Consiglio, perché abbiamo avuto un'Europa governata quasi esclusivamente da Governi socialdemocratici ma, con tale maggioranza socialdemocratica, non si è fatto il minimo passo verso la costruzione di un'Unione europea che fu voluta soprattutto da Governi democristiani o liberali. Su questo credo sia necessario, anche da parte vostra, fare una riflessione.
I nodi da affrontare sono rappresentati, anzitutto, dalla composizione della Commissione, che non può essere quella di un commissario per ogni paese perché, quando vi sarà l'allargamento, ciò significherebbe lo svuotamento totale della Commissione. Inoltre, vi sono i nodi della ponderazione del voto e dell'unanimità; sotto quest'ultimo profilo, non si può continuare ad accettare l'unanimità o ad affermare che si è favorevoli al principio della maggioranza, ma non su questo o quell'altro tema di particolare interesse. Sono cinquantacinque o sessanta i temi sui quali oggi viene posto il veto rispetto alla possibilità di adottare il principio della maggioranza.
La questione di fondo resta la volontà politica di costruire l'Europa, l'Unione europea, di avere un Parlamento che corrisponda ad un Governo vero, ad un Governo che abbia un Presidente scelto dai cittadini che possa scegliersi i suoi ministri invece di vedersi imposte le delegazioni.


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Ci troviamo di fronte a questo passaggio, signor Presidente del Consiglio, e lei sa bene che la soluzione non è in vista. Come è avvenuto in questo Parlamento, dove soltanto grazie al contributo dell'opposizione è stato possibile decidere la partecipazione dell'Italia alla missione in Albania o in Kosovo, così lei si faccia forte anche del sostegno dell'opposizione e non accetti compromessi a bassissimo livello. Non mitizzi poi - concludo, Presidente - una Carta dei diritti che non ha alcuna base legale, che rischia soltanto di aprire conflitti di fronte alla Corte di giustizia e che può essere valida soltanto se, scremata dagli eccessi che contiene, risponda ad un Governo effettivo dell'Europa, che oggi non c'è.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bastianoni. Ne ha facoltà.

STEFANO BASTIANONI. Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, signor ministro degli affari esteri, colleghi, l'Italia ha avuto da sempre una vocazione europea. Fin dall'inizio della costruzione di un'area di pace e sviluppo, insieme con un gruppo di paesi che uscivano dalla seconda guerra mondiale, l'Italia ha voluto creare un'area di solidità e di sviluppo economico, ponendo le basi per la costruzione dell'Europa. Da allora, l'Europa ha fatto numerosi progressi, numerosi passi avanti, ma è anche cresciuta via via con l'adesione di numerosi altri paesi.
Oggi vi è una caduta di tensione di fronte ai problemi del tempo, all'immigrazione, ai problemi della sicurezza alimentare, del lavoro, della difesa comune, della prevenzione dei delitti, che in alcune aree europee sono ancora all'attenzione dei nostri Governi. Ebbene, credo che la Conferenza intergovernativa di Nizza sia un appuntamento importante per il nostro paese, che vi deve andare con la consapevolezza che sono in gioco scelte importanti, come ad esempio il miglioramento del funzionamento del processo decisionale; in caso contrario, si correrebbe il rischio che a prendere le grandi decisioni siano i burocrati, i tecnocrati di Bruxelles, e non i Parlamenti, che sono la sede della rappresentanza popolare.
In quella sede, è opportuno che il Parlamento italiano, insieme con gli altri Parlamenti, diano un mandato forte al nostro rappresentante politico, al Governo italiano, affinché possa portare avanti il processo di ammodernamento delle istituzioni comunitarie attraverso la possibilità di scegliere a maggioranza, in modo che l'allargamento ad est, che rappresenta una grande opportunità per l'Europa e per l'Italia, porti alla democrazia compiuta altri 100 milioni di cittadini; si tratta, pertanto, non solo di allargare il mercato comune, ma anche di garantire il rispetto dei diritti umani in un'area di riferimento più vasta. Il vertice di Nizza, allora, è un vertice importante, al quale l'opinione pubblica europea guarda con grande fiducia e rispetto.
Noi, deputati di Rinnovamento italiano, nel confermarle la fiducia del nostro voto, aderiamo volentieri alle proposte che lei ha fatto a questa Assemblea perché siamo convinti che lei porterà avanti con equilibrio e con concretezza una politica estera di cui tutti noi abbiamo bisogno (Applausi dei deputati del gruppo misto-Rinnovamento italiano).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Crema. Ne ha facoltà.

GIOVANNI CREMA. Desidero esprimere il convinto consenso dei Socialisti democratici italiani alla positiva azione che il Governo si appresta a svolgere nella prossima Conferenza di Nizza. Da questo incontro ci aspettiamo un fondamentale passo in avanti verso la costruzione dell'Europa, ma non ci nascondiamo le difficoltà che sono ben chiare a tutti.
Sul tema dell'Europa si può realizzare una vasta convergenza in Parlamento, che potrà rafforzare l'opera del Governo. L'Europa non deve essere questione sulla quale si scontrano maggioranza e opposizione, ma terreno tra i più adatti per un approccio bipartisan.


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Non ripercorrerò punto dopo punto le questioni che dovranno essere affrontate a Nizza, a cominciare dal varo della Carta dei diritti. L'idea base, che accomuna numerose forze politiche in Italia, è costituita dalla volontà di perseguire la costruzione europea come un'unione politica. Questo è il tratto distintivo che caratterizza i veri europeisti.
Noi socialisti siamo favorevoli all'allargamento dell'Unione, come allo sviluppo della cooperazione rafforzata. Non è che non vediamo il rischio che allargamento e approfondimento possano apparire contraddittori; tuttavia, come del resto è già avvenuto con la moneta unica europea, crediamo che sia possibile concepire all'interno dell'Unione gradi diversi di integrazione.
Allargare l'Unione e rafforzare la cooperazione sono quindi obiettivi che debbono essere perseguiti assieme. Forte è la necessità di rafforzare la cooperazione non solo nel campo economico - dove sarebbero necessari l'armonizzazione dei sistemi fiscali e il coordinamento delle politiche di bilancio - ma anche in quelli della politica estera e della difesa comune.
Noi socialisti guardiamo a Nizza con grande speranza ma, nello stesso tempo, non nutriamo troppe illusioni che si possa fare un passaggio da gigante verso l'unione politica. L'Europa è stata sempre una costruzione faticosa, fatta di conquiste graduali, di piccoli passi; non bisogna scoraggiarsi di fronte alle difficoltà!
L'Europa, onorevoli colleghi, ha vissuto terribili esperienze con i totalitarismi fascista, nazista e comunista, con le tragedie di due guerre mondiali, con la divisione in blocchi politici e militari contrapposti e con le tensioni della guerra fredda. Oggi l'Europa è un «motore di pace»; l'Europa alla quale crediamo come socialisti è un'unione fondata sulla democrazia, sulla libertà, sulla giustizia sociale, sulla pari dignità degli uomini e delle donne, sulla tutela dell'ambiente e della natura, sulla tolleranza e sul rispetto reciproco, sul rifiuto di ogni forma di autoritarismo, di fondamentalismo, di xenofobia e di razzismo.
Con queste idee guida, noi socialisti auguriamo buon lavoro al Presidente del Consiglio Amato affinché la conferenza di Nizza possa essere ricordata come una tappa di grande importanza nella costruzione dell'Europa politica (Applausi dei deputati del gruppo misto-Socialisti democratici italiani).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Paissan. Ne ha facoltà.

MAURO PAISSAN. È vero, Presidente Amato, l'Europa non sta benissimo e sono lontani i tempi dell'euroentusiasmo. Le difficoltà maggiori sono sul versante più delicato: quello del consenso e della partecipazione democratica dei cittadini verso l'Europa!
La vicenda della cosiddetta «mucca pazza» contiene una grande quantità di messaggi su come non si deve trattare la natura, su come non si tutela la salute dei cittadini, su come non si possa fare business a scapito della qualità della vita degli umani (e anche degli altri esseri viventi), ma tale vicenda è oltremodo significativa anche per quanto riguarda l'Europa. È nostra convinzione che un tema come la sicurezza alimentare, o ancora di più quella del clima, o per altri versi la tutela della fauna, non possano essere governati al livello degli Stati nazionali. La dimensione europea è l'orizzonte minimo e solo l'Europa in questo caso avrebbe potuto prevenire, reprimere, intervenire, insomma tutelare adeguatamente ed efficacemente i consumatori e anche i produttori non irresponsabili. Invece, questo non è accaduto e i cittadini dei singoli paesi hanno finito con il diffidare dell'Europa e con il sentirsi più protetti dai loro rispettivi Governi: così i francesi dal Governo di Parigi, così gli italiani dalle nostre misure, i tedeschi dalle loro e così via. L'Europa, l'Unione europea, è invece mancata. Questo è un esempio di malfunzionamento dell'Europa che il vertice di Nizza dovrebbe contribuire a superare. Lo stesso concetto di cooperazione rafforzata, come ha ricordato


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prima il nostro collega De Benetti, deve essere finalizzato ad un futuro sostenibile.
Noi abbiamo apprezzato, Presidente Amato, il fatto che lei abbia accolto positivamente questa nostra indicazione e proposta politica.
La Presidenza francese - questo è il giudizio dei Verdi europei - non ha preparato in modo convincente il vertice dei Capi di Stato e di Governo. Il benessere e la tutela sociale dei cittadini europei, così come la difesa dell'ambiente, ad esempio, non sono tutelati dal diritto di veto dei singoli Stati membri, invece tutto ciò che va verso un rafforzamento delle istituzioni europee e del loro carattere democratico partecipato ci trova concordi. Anche in vista dell'allargamento, occorre che dopo Nizza si vada verso l'approvazione di una vera e propria Carta costituzionale che includa i principi fondanti, gli obiettivi e l'assetto istituzionale dell'Unione europea, con la tutela dell'ambiente e della salute dei cittadini tra le sue priorità e con l'affermazione netta, e inequivoca, che non c'è e non ci sarà spazio in Europa per la xenofobia, il razzismo e le discriminazioni.
Recentemente, abbiamo discusso in quest'aula della Carta dei diritti fondamentali. Il dibattito è stato affrontato, in particolare dal gruppo della Lega nord - occorre ricordarlo proprio oggi - con un linguaggio che noi abbiamo trovato truce e con contenuti intolleranti e per noi intollerabili (Commenti del deputato Calzavara).
Le elezioni consigliano oggi altri toni, altri linguaggi, altri voti e rapidi pentimenti, ma resta il dato di fatto politico dell'incompatibilità con la sensibilità democratica europea di quanto qui viene detto sulla Carta e contro quei diritti. A partire da Nizza, Presidente Amato, si dovranno affrontare altri temi delicatissimi, oltre alla Carta dei diritti. Su questi temi voglio ricordare che noi Verdi italiani il 6 e il 7 dicembre saremo a Nizza, assieme ai Verdi europei, per chiedere più Europa, più diritti, più ambiente, più democrazia. Ciò che temiamo - come lei teme, signor Presidente Amato - è che da Nizza si esca con un risultato deludente. Anche per questo noi contribuiremo ad affidare, su queste linee di chiarezza, un forte mandato alla delegazione italiana (Applausi dei deputati dei gruppi misto-Verdi-l'Ulivo e dei Democratici-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giordano. Ne ha facoltà.

FRANCESCO GIORDANO. Signor Presidente del Consiglio, questa mattina lei ha parlato di inquietudini, di scarso entusiasmo, di una possibile perdita di senso del progetto comune europeo. È così, ma nel suo intervento erano omesse le cause di questi sentimenti prevalenti. Esse risiedono nella devastazione sociale delle politiche liberisti fin qui attuate e nel deficit di democrazia che ha caratterizzato e continua a caratterizzare il processo di integrazione.
Sono queste politiche che ci espongono all'assalto di nazionalismi retrivi e alla violenza di fenomeni e culture razziste e xenofobe; sono queste politiche che impediscono la costituzione di un'Europa autonoma, critica del processo di globalizzazione, cooperante con il terzo mondo, alternativa al modello sociale americano. La nostra contrarietà al coro unanime che qui precede la Conferenza di Nizza non è contro l'integrazione europea in nome di un'improbabile ed esclusiva centralità degli Stati nazionali, ma è per un'altra idea d'integrazione, che possa poggiare le sue basi su un limpido progetto costituente affidato al ruolo centrale e propulsivo del Parlamento europeo.
Non era questo, signor Presidente, il vincolo straordinario, assunto con l'88 per cento dei consensi, nel referendum del giugno 1989? Questa Carta dei diritti che sarà proclamata a Nizza porta con sé un enorme deficit di legittimità, nasce in un'ottica elitaria, ha una sua coerenza nel determinare il rapporto tra cittadini, politica ed istituzioni, è impotente per la tutela reale dei cittadini di fronte al mercato, distingue diritti da obiettivi sociali,


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proponendo una regressione rispetto a tutto il costituzionalismo del novecento; insomma, spezza la congiunzione di poteri individuali e legame sociale. I diritti sociali sono stati relegati in uno stato di minorità, soggetti alla variabilità del ciclo economico, alla disponibilità delle risorse e soprattutto a quel calcolo economico, a quel principio di stabilità dei prezzi, delle cosiddette finanze sane, della concorrenza e della competitività. È il vecchio stampo liberaldemocratico che prende il sopravvento su una trama costituzionale comune a tanta parte d'Europa, quella trama animata sull'onda storica della liberazione dal fascismo e dal nazismo, dal riconoscimento più evidente di uguaglianze da realizzare, animata da una sfera della politica in grado di intervenire e correggere la sfera economica.
Vi chiedo: questo processo non rischia di alimentare un dualismo costituzionale? Non indurrà le destre, come peraltro hanno già affermato, per spinta all'omologazione, a chiedere una modifica del nostro dettato costituzionale? Per queste ragioni, per mantenere aperto il percorso, come pure lei, signor Presidente del Consiglio, ha or ora detto, chiediamo di non insistere nell'inserire la Carta dei diritti nei trattati. Sì, certo, Presidente, anche noi siamo sinceramente rinfrancati dall'innovazione di civiltà che viene operata con l'abolizione della pena di morte, ma ci spiega il perché di quel silenzio tombale che è piombato su quella sorta di pena di morte generalizzata che è la guerra? Forse perché l'opzione bellica è diventata una variante possibile della politica persino nel cuore del vecchio continente? E ciò non è forse accaduto per soggezione alle nuove strategie della NATO e degli Stati Uniti d'America? E quelle politiche di cooperazione rafforzata di cui lei ha parlato non rappresentano un'ipoteca oligarchica sulla sovranità di tutti gli Stati e paesi?
No, signor Presidente, noi continueremo a lavorare per un'altra Europa, quella solidale, sociale, ambientalista; quella che matura nelle grandi manifestazioni di massa che criticano il processo di globalizzazione capitalistica; quella che chiede nuovi diritti e nuovi poteri, non quelli elaborati su commissione da vertici e Capi di Stato ma quelli conquistati e sanciti in un reale e democratico processo costituzionale (Applausi dei deputati del gruppo misto-Rifondazione comunista-progressisti)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Parisi. Ne ha facoltà.

ARTURO MARIO LUIGI PARISI. Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, colleghi, l'Unione europea è ad un passaggio fondamentale della sua storia; l'originalissimo sistema istituzionale che la storia e la determinazione dei nostri popoli e dei nostri Governi hanno creato in questi decenni si trova oggi di fronte ad un bivio: da un lato, andare avanti sulla strada del rafforzamento delle istituzioni comunitarie, della loro capacità decisionale e della loro rappresentatività democratica; dall'altro, resistere al rafforzamento delle istituzioni europee, considerato con timore e perplessità da chi, attaccato alla propria identità nazionale, vede l'Unione più come un insieme di Stati che cooperano tra loro in settori definiti che come un nuovo grande soggetto della scena mondiale.
Noi, signor Presidente del Consiglio, non abbiamo dubbi. Come ripete spesso il Presidente Prodi, l'Unione europea è un'unione di minoranze, ciascuna delle quali impegnata a coltivare la propria identità, ma allo stesso tempo, chiamata a costruire una nuova identità comune a tutti gli europei. Ecco la peculiarità della nostra Unione: essa è un processo in atto, un processo che ha come scopo finale l'integrazione di tutti i popoli che fanno parte dell'Europa. Detto in altri termini, noi stiamo lavorando per un obiettivo davvero grande: fare dell'Europa un'unità integrata, pacifica e cooperativa, soggetto forte della scena internazionale. A questo obiettivo, che è anche un impegno di straordinaria portata storica, non possiamo venire meno. L'allargamento dell'Unione e l'accoglimento al suo interno dei paesi candidati non è, dunque, una


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scelta che possiamo revocare o dilazionare a nostro piacimento, al contrario essa è oggi il terreno di prova più importante sul quale misurare la forza, la credibilità, la vitalità stessa dell'Unione. Certo, si tratta di un processo lungo nel tempo, un processo nel quale gli stessi confini spaziali, oltre che quelli temporali, sono ancora in parte da definire, da precisare e da costruire. Tuttavia, una parte importante di questo cammino è ormai compiuta. Ai popoli del centro e dell'est europeo, che da tempo hanno intrapreso un duro lavoro per raggiungere i requisiti che, giustamente, abbiamo loro richiesto, non possiamo dire, oggi, che l'allargamento dell'Unione è destinato a subire rallentamenti perché non siamo in grado di darci quelle istituzioni forti ed efficienti che a tal fine sono necessarie. Sarebbe una sconfitta di tutti, principalmente proprio di quell'integrazione dell'Europa che abbiamo indicato noi stessi nei Trattati come meta ultima della nostra esperienza.
Ci siamo dati una moneta unica e, così facendo, abbiamo scelto consapevolmente di avviarci sulla strada di una sempre più stretta integrazione, non solo delle nostre economie, ma anche delle nostre società. Tale scelta richiede la lucida e coraggiosa consapevolezza che, senza istituzioni europee più forti e più capaci di fare dell'Unione e specialmente dell'Unione monetaria soggetti con forte anima e guida politica, la stessa moneta unica rischia di imbattersi in difficoltà crescenti. Nel preambolo del trattato di Amsterdam abbiamo affermato, poi, di essere decisi ad attuare una politica estera e di sicurezza comune che preveda la definizione progressiva di una politica di difesa comune. Su tale strada ci siamo mossi e continuiamo a muoverci, ma certo non è pensabile che le istituzioni che devono curare l'attuazione di questi impegni possano stare fuori dalle istituzioni comunitarie ed essere legate ad esse solo per il tramite di un Consiglio europeo al quale contemporaneamente fanno capo tutti e tre i pilastri dell'Unione. Noi non possiamo permetterci che il processo di sviluppo dell'Unione europea possa procedere nel prossimo futuro moltiplicando nuove istituzioni intergovernative e, comunque, affiancando il ruolo e le competenze proprie delle istituzioni comunitarie con forme e modalità organizzative incardinate su soggetti nuovi o diversi.
Signor Presidente del Consiglio, sta qui la nostra profonda convinzione che occorra fare oggi ogni sforzo per guardare avanti. Riconosciamo che oggi più che mai l'Unione ha bisogno di istituzioni forti e, proprio per questo, auspichiamo che a Nizza vengano sciolti i tre grandi nodi sul tappeto: quello della composizione della Commissione, quello del sistema di votazione e quello dei quorum necessari per assumere le decisioni, in modo da rafforzare le istituzioni europee, la loro capacità di decidere e di incidere. Per questo auspichiamo e le chiediamo, signor Presidente del Consiglio, di operare per impedire nuove e pericolose derive verso la prassi delle istituzioni intergovernative. Per questo, infine, le chiediamo di operare per rafforzare il ruolo, i compiti, i poteri stessi della Commissione e del suo Presidente, del Parlamento, delle Corti e delle alte istituzioni europee.
Non possiamo, però, limitarci a questo; consideriamo di enorme importanza il fatto che il vertice di Nizza proclami la Carta dei diritti fondamentali già presentata durante il vertice di Biarritz. Consideriamo, infine, questa Carta una tappa fondamentale del processo di costruzione dell'Europa, sia per il suo contenuto che per il metodo con il quale essa è stata elaborata. Con questa Carta, i cui contenuti innovativi sono molti e importanti, riteniamo che l'Unione avrà finalmente una propria tavola di valori comuni a tutti i suoi popoli e a tutti i suoi cittadini.
Sono queste, signor Presidente del Consiglio, le linee che i Democratici le chiedono di seguire; sono le stesse linee sulle quali si è mosso con saggezza e lungimiranza il nostro Presidente della Repubblica, che proprio su questo terreno ha stretto con il Presidente della Repubblica federale di Germania un'intesa forte. Sono queste, infine, le stesse linee sulle quali da tempo richiama l'attenzione il


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Presidente della Commissione europea Romano Prodi, al quale desideriamo vada il nostro ringraziamento per il lavoro che sta svolgendo ed il nostro sostegno per l'impegno e la passione con cui sta combattendo una battaglia difficile in nome del futuro di tutti gli europei.
Mi si lasci infine aggiungere un'ultima considerazione. Di fronte a temi che toccano profondamente il futuro di tutto il continente e comunque quello nostro e dei nostri figli, non si può che guardare con sgomento e con preoccupata vigilanza alle tentazioni xenofobe che con troppa frequenza si manifestano in Europa e talvolta, purtroppo, anche nel nostro paese. Sono queste manifestazioni incompatibili con il sentimento profondo dell'Europa e dell'Unione, così come tutti i democratici europei la concepiscono. Infatti, non a caso, chi anche nel nostro paese più indulge a questi sentimenti ha di recente, proprio in questa Camera, manifestato la sua ostilità alla nuova Carta dei diritti. Anche per fronteggiare questo pericolo noi Democratici ci uniamo a quanti, a cominciare dal Presidente della Repubblica, hanno chiesto il massimo di unità nazionale per sostenere, superando i confini degli schieramenti, le scelte difficili che il nostro Governo è chiamato a compiere. In questo senso, signor Presidente del Consiglio, noi auspichiamo che oggi si possa registrare in questa sede la massima convergenza possibile, conferendo al suo Governo il più ampio mandato a negoziare, riconoscendoci nella sua determinazione a non accontentarci di soluzioni minimalistiche che farebbero allontanare l'obiettivo.
Vogliamo dire anche con pari forza che chiunque, dalle più diverse parti politiche, nutra sentimenti ed ideali veramente europei non può e non deve mostrare o chiedere tolleranza alcuna di fronte a comportamenti che sempre, con violenza verbale e talvolta non solo verbale, testimoniano di una cultura dell'odio, della separatezza, della chiusura che nulla hanno a che vedere con gli ideali europei.
Proprio guidati da questa preoccupazione, ci rallegriamo evidentemente del clima di unità che si è creato attorno all'operato ed ai propositi del Governo, ma vogliamo auspicare che si tratti di un'adesione convinta, destinata a tenere al di là del momento ed anche in circostanze mutate. Su questioni così importanti la garanzia non può venire da una singola persona.
I grandi europei (Monnet, Adenauer, Schuman, De Gasperi e Spinelli) pensarono all'Unione anche per garantire a ciascuno di noi che i fantasmi del passato non tornassero ancora una volta a distruggere il continente. È con questo spirito che i Democratici voteranno la risoluzione a sostegno delle sue dichiarazioni, signor Presidente, riconoscendosi con fiducia nell'azione del suo Governo (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici-l'Ulivo e dei Popolari e democratici-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Onorevole Becchetti, per cortesia.
Colleghi, non intendo richiamarvi all'ordine in questa circostanza, però vi prego... Onorevole Ricciotti, la Presidenza è da questa parte. Onorevole Berruti!
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Armando Cossutta. Ne ha facoltà.

ARMANDO COSSUTTA. Signor Presidente della Camera, signor Presidente del Consiglio, colleghi, l'Italia è decisamente in Europa. Il futuro dell'Europa coinvolge quello dell'Italia.

PRESIDENTE. Onorevole Occhionero, la richiamo all'ordine.

ARMANDO COSSUTTA. Parliamo di un'Europa che vogliamo vasta e forte, competitiva sul piano economico, giusta sul piano sociale, autonoma su quello militare. Parliamo cioè di un'Europa politica, che deve e che può trovare nel vertice dei Capi di Stato e di Governo a Nizza le condizioni del suo sviluppo.
I Comunisti sono senza esitazione favorevoli alla riforma dell'Unione ed oggi, concretamente, all'allargamento dei suoi


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attuali confini verso est e verso sud. Siamo per un'Europa che sia contemporaneamente l'Europa degli Stati e dei popoli, con un percorso che certamente non sarà breve, ma che deve essere limpido e lineare, secondo un vero e proprio processo costituente che impegni non più soltanto Governi, ma anche i Parlamenti e, conseguentemente, le stesse popolazioni di tutti i paesi.
Io non riesco sinceramente a comprendere le obiezioni alle proposte riformatrici dell'Europa quando esse provengono da settori che si proclamano di sinistra, che pure dicono di accettare l'unità europea e che, anzi, hanno accettato, condiviso, favorito, l'ingresso...

PRESIDENTE. Onorevole Bocchino, la richiamo all'ordine.

ARMANDO COSSUTTA. ...dell'Italia nella moneta unica. Non le comprendo e ovviamente non le condivido proprio perché è nell'allargamento dell'attuale Europa di Bruxelles che stanno la premessa e la garanzia di un'Europa non soltanto delle monete e dei mercati, ma anche di qualche cosa di profondamente diverso. Infatti, tanto grandi sono oggi le differenze tra paesi dell'occidente e paesi dell'oriente europeo che per ridurle non possono bastare mere misure economico-finanziarie, ma occorrono profondi processi politici e sociali.
Egualmente non si comprende - e lo dico pacatamente - né si giustifica l'opposizione alla Carta dei diritti varata solennemente a Strasburgo dal Parlamento europeo quando essa si manifesta come opposizione di settori di sinistra, certo legittimamente, ma secondo argomenti ed argomentazioni che considero speciose e prive di fondamento.
È cosa assolutamente ovvia, colleghi, che una Carta europea possa anche essere meno avanzata per quanto riguarda i valori ed i contenuti democratici e sociali rispetto alla Carta costituzionale della Repubblica italiana. Si sa, la nostra Costituzione è tra le più avanzate del mondo perché è frutto di una pluridecennale battaglia politica, culturale, ideale, perché frutto di un'eroica e vittoriosa guerra di liberazione nazionale, e non a caso essa reca anche la firma di un insigne combattente antifascista, fondatore egli stesso del partito comunista in Italia, mi riferisco ad Umberto Terracini. Penso anche alla Costituzione portoghese, nata nel fuoco della lotta e della vittoria della «rivoluzione dei garofani».
La Carta europea non può essere dunque a questi livelli ma, mentre essa non potrà mai privarci qui in Italia dei nostri diritti costituzionali, è pur vero che, affermando principi di libertà, di democrazia, di socialità molto validi, ben più avanzati di quelli esistenti in molti paesi, consente oggi alle masse popolari di quei paesi di richiamarsi a tali principi per meglio difendere le loro conquiste e per far progredire la loro società sulla base della forza europea, per valori fondanti insopprimibili di una società civile e democratica, nel rispetto di una concezione di una pratica multietnica e multiculturale, contro ogni fenomeno di intolleranza razzista o xenofoba, contro ogni limitazione di libertà, combinando competitività e progresso sociale, in primo luogo per l'occupazione, la salute, l'istruzione, l'ambiente. Né ci si venga a dire, come si è detto, che si tratta di affermazioni, anzi, di parole alle quali non corrispondono garanzie adeguate e di attuazione. Certo che è così ma è così per tutte le Costituzioni, anche per la nostra, che pure all'articolo 3 contiene quello che io non leggo in nessun'altra Costituzione europea, dal momento che essa non solo stabilisce la pari dignità sociale e l'eguaglianza davanti alla legge per tutti i cittadini ma precisa che «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che (...) impediscono il pieno sviluppo della persona umana (...)». Eppure non è bastato e non basta che ciò sia scritto nella nostra Costituzione, occorrerà l'azione organizzata dei lavoratori dei cittadini, la loro lotta sociale, politica, culturale per darvi attuazione.
Eppure, al contrario, l'affermazione di determinati principi e diritti in una Costituzione


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- in concreto oggi anche nella Carta europea - determina di per sé stessa maggiori e più valide condizioni di sviluppo per tutti i cittadini nella loro concreta e comune vicenda umana. Eppure - soggiungo - anche le parole, le stesse semplici parole contano, e come se contano! Come sono contate a sommuovere l'Europa intera più di cento anni fa le tre sublimi parole della rivoluzione francese: liberté, egalité, fraternité.
L'allargamento dell'Europa secondo i principi della Carta potrà contribuire a dare al vecchio continente una rinnovata, anzi una nuova identità e con essa una sua propria autonomia anche sul piano militare. Superata la divisione tra est e ovest dell'Europa, questa autonomia renderà possibile finalmente il superamento dell'attuale organizzazione militare della NATO; un'autonomia, dunque, dagli stessi Stati Uniti, grazie ad una propria struttura di difesa tutta europea, moderna, efficace ed efficiente in un ruolo internazionale di pace. È per queste nuove strade che procede la storia in questo secolo ventunesimo. L'Italia può contribuirvi con lucida determinazione, chiamata com'è entro la nuova Europa ad esercitare un ruolo di prima fila verso l'est dell'Europa, verso l'area balcanica e verso i paesi del bacino del Mediterraneo. In tale direzione si è mosso e si muove giustamente il Governo italiano. Oggi, vedo e sento con piacere che anche la destra deve riconoscerlo, sia pure a denti stretti: la destra - quella di Berlusconi, di Fini ed anche quella di Bossi - mal gré o bon gré - deve prenderne atto. Per quanto ci riguarda, al nostro Governo va tutto l'appoggio convinto, consapevole e decisivo dei Comunisti italiani nel Parlamento, nel paese e in Europa (Applausi dei deputati dei gruppi Comunista, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, dei Popolari e democratici-l'Ulivo e dei Democratici-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pivetti. Ne ha facoltà.

IRENE PIVETTI. Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio...

PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Pivetti. Colleghi, per cortesia. Onorevole Casini, prenda posto, per piacere. Onorevole Selva, la prego di prendere posto. Prego, onorevole Pivetti.

IRENE PIVETTI. È questa senz'altro una Carta che riflette bene lo stato e le condizioni dell'Europa e dell'Unione europea. È una Carta che presta estrema attenzione ai diritti economici, regolati in diversi articoli, e molta attenzione ai diritti individuali, con ciò incarnando senz'altro un retaggio comune: quel famoso patrimonio spirituale e morale che è stato fonte di tante discussioni in sede di elaborazione della Carta. È un patrimonio che non si è avuto il coraggio di definire, ma che pure si è voluto per lo meno riconoscere.
Nei diritti individuali definiti come diritti all'integrità fisica e psichica è la vera nuova frontiera dei diritti; è quel di più contenuto nella Carta dei diritti dell'Unione europea rispetto alla Carta dei cinquanta alla quale, signor Presidente del Consiglio, lei ha fatto riferimento stamattina. Vi sono poi la tematica delle biotecnologie, le questioni legate alla tutela della privacy e le previdenze sociali fortemente accentuate, alle quali si presta un'attenzione prima non conosciuta nelle Carte comuni. Infine, vi è un terzo punto qualificante della Carta dei diritti dell'Unione europea: mi riferisco ad una forte volontà di rafforzamento istituzionale. Colleghi, per favore, non riesco a parlare.

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia. Onorevole Possa, la richiamo all'ordine. Onorevole Di Luca, la richiamo all'ordine.
Mi dispiace di averla interrotta, onorevole Pivetti, ma il comportamento di alcuni colleghi è davvero poco corretto. Prego, onorevole Pivetti.

IRENE PIVETTI. La ringrazio, signor Presidente. Stavamo parlando dei pregi della Carta dei diritti. Vi sono, tuttavia, due grandi lacune alle quali è necessario fare attenzione. La prima riguarda la


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cultura, alla quale nella Carta non si fa praticamente alcun cenno. Sembra singolare che il continente europeo non sappia esprimere altro diritto che la gratuità dell'istruzione obbligatoria e il diritto alla formazione professionale come diritto della persona e del cittadino europeo nei confronti della cultura.
Sappiamo che su tale fronte gli italiani si sono fortemente battuti nella Convenzione e che bisognerà ancora operare molto per garantire al cittadino europeo almeno quel minimo che viene garantito al cittadino italiano, con la sintetica ma importante espressione contenuta nell'articolo 9 della Costituzione, là dove si dice che la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Si tratta di poche parole che, però, garantiscono al massimo livello uno dei più importanti diritti della persona e del cittadino.
La seconda grande lacuna non è un'omissione ma, ahimè, un fallimento e riguarda tutto ciò che concerne le politiche della famiglia. In questo caso, infatti, la Carta europea non è silenziosa, ma espressamente rimanda alle legislazioni nazionali, così riconoscendo non soltanto di non esistere al momento, ma di non voler esistere come Carta di valori di riferimento comuni. Non sono indicati i termini comuni per riconoscere alla famiglia il suo diritto ad esistere, non sono infatti garantiti a livello europeo i meccanismi e nemmeno il valore della costituzione della famiglia, il diritto stesso ad esistere come famiglia, né viene riconosciuto rango europeo al diritto dei genitori di educare ed istruire i propri figli. Riteniamo che questo sia un punto estremamente grave al quale è necessario porre molta attenzione, procedendo ad una seria riflessione.
Dunque, questa è una Carta che contiene alcuni valori, ma che ancora ha molta strada da fare. L'elemento più positivo che la caratterizza è la forte volontà unitaria che essa rappresenta, cioè la forte volontà dell'Europa di costruirsi e di procedere. Tuttavia, proprio per le lacune che essa presenta, non riteniamo importante, anzi, neppure desiderabile, che essa venga inserita nell'articolo 6 del Trattato dell'Unione tra gli elementi cui fare riferimento, perché in questo modo si correrebbe il rischio di istituire un pericoloso precedente. Queste carenze relative al fronte della cultura e a quello della famiglia, cioè, verrebbero in qualche modo costituzionalizzate.
Noi non vogliamo forzare la mano in merito a quello che consideriamo un buon lavoro, ma senza dubbio un lavoro in divenire. Ci auguriamo, anzi ne siamo certi, e ci impegneremo in questa direzione, che la futura Costituzione europea avrà ben altro spessore, specialmente su questi che consideriamo valori qualificanti dell'identità della persona e del cittadino europeo.
Dunque, coscienti dei limiti che essa presenta, ma apprezzandone le qualità e soprattutto le positive volontà che dimostra, vogliamo esprimere la nostra valutazione positiva su questa Carta dei diritti e naturalmente sulla risoluzione che sulla base di questa Carta dà mandato al Governo di essere presente nella sede europea (Applausi dei deputati dei gruppi dell'UDEUR e dei Democratici-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazioni di voto l'onorevole Bindi. Ne ha facoltà.

ROSY BINDI. Il Presidente del Consiglio ha chiesto per l'appuntamento di Nizza un mandato a negoziare, ma anche un mandato a non accontentarsi di soluzioni modeste. I Popolari aderiscono volentieri a questa richiesta e, mentre auspicano che l'adesione alla risoluzione sia la più ampia possibile, vogliono ricordare la necessità che questa adesione sia accompagnata dalla consapevolezza di tutti della responsabilità che ne deriva, perché la nostra patria Europa, come amava chiamarla De Gasperi, è sempre stata una patria esigente e generosa.
Generosa, ma sicuramente esigente fin dall'inizio e in ogni fase del suo sviluppo: fin dall'inizio, quando nacque grazie al coraggio e alla lungimiranza di chi legò la


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scelta internazionale del nostro paese ad una precisa collocazione nell'area della libertà e della democrazia, ancorando l'Italia ad uno spazio che, prima che economico e politico, fu già da allora culturale e sociale, per costruire la pace e la giustizia; uno spazio originale, non condizionato, non determinato dalle contrapposizioni est-ovest del mondo.
Quelle divisioni hanno attraversato l'Europa, ma non le hanno impedito di crescere, di assicurare cinquant'anni di pace, di diventare lo spazio economico più grande e più equo del mondo, non le hanno impedito di assistere alla caduta dei muri. Quella scelta però, ripagata con tanta generosità, fu esigente come non meno esigente è stata la nostra patria Europa in questi anni, quando siamo passati dal mercato unico alla moneta unica.
Esigente e generosa perché oggi l'Italia è più forte, più serena, più autorevole e partecipa al processo e al percorso futuro dell'Europa con un ruolo da protagonista. La nostra patria Europa non sarà meno esigente e meno generosa nelle scelte future: esigente nel metodo che è contenuto nel mandato che il Governo ci ha chiesto.
L'Europa ha sempre fatto passi avanti non in virtù di fughe e di improvvisazioni, bensì in virtù di una ragionevole gradualità; ma la ragionevolezza sta nel coraggio e nella idealità che deve essere contenuta in ogni passo e in ogni frammento.
A Nizza i Governi europei sanno bene di dover applicare il metodo della ragionevole gradualità delle scelte, ma sanno anche che l'Europa non può permettersi battute d'arresto e quindi serve quella ragionevolezza che deve essere uguale ad un gesto di coraggio. La politica deve farsi carico anche delle stanchezze e delle paure che sembrano circondare in questo momento l'idea dell'Europa. Spetta alla politica trasformare le paure in speranze: la posta in gioco è molto alta anche se sembra nascondersi dietro il tecnicismo di alcune scelte istituzionali. Dietro le parole «cooperazione rafforzata», «voto a maggioranza qualificata», «composizione della Commissione», «ruolo del Parlamento europeo e dei Parlamenti nazionali», «ponderazione del voto dei singoli Stati» si nasconde la sfida della democrazia per l'Europa, del rafforzamento delle sue istituzioni per rendere l'Unione autonoma rispetto al gioco stanco e non più sufficiente delle forze e dei rapporti di forza intergovernativi.

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia.

ROSY BINDI. Adeguare le decisioni europee significa quindi avere la possibilità...

PRESIDENTE. Onorevole Tatarella, la richiamo all'ordine per la prima volta.

ROSY BINDI. ...di recepire le grandi esigenze del futuro.
La patria Europa esigente e generosa soprattutto nei confronti dell'allargamento e dell'unione politica. Sì, l'allargamento. Se vogliamo sottolineare una piccola mancanza nell'intervento del Presidente del Consiglio di questa mattina è che l'abbiamo sentito parlare troppo poco di allargamento. A noi sembra che a Nizza si debbano fissare date e scadenze e si debbano dare certezze a quei paesi che da troppo tempo bussano alla nostra porta: il 9 novembre 1989 è alle nostre spalle da undici anni. L'allargamento rappresenta per l'Europa un rafforzamento economico per la competizione globale; rappresenta soprattutto la possibilità di dilatare l'area del benessere e della solidarietà. A chi ne ha paura per i processi migratori, per la perdita dei vantaggi economici per le nostre aree deboli, per il tema della sicurezza dobbiamo rispondere che si tratta di una strada obbligata perché vogliamo davvero dilatare, in tutte le aree dell'Europa, a est e a sud, la pace, la solidarietà, la libertà e la democrazia.
Nel processo di allargamento l'Italia deve individuare e perseguire le priorità, promuovere i propri interessi e ricordarsi che la nuova configurazione geopolitica rappresenta una nuova opportunità per l'Italia soprattutto verso il Mediterraneo e verso i Balcani.


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Infine, l'unità politica. A me pare che la Carta dei diritti possa in qualche modo essere considerata il frammento che contiene il coraggio delle scelte definitive verso la Carta costituzionale europea e verso quell'unione politica alla quale vogliamo affidare il compito di indicare il percorso che le istituzioni europee ed i singoli paesi devono compiere.
Anche noi non siamo completamente soddisfatti della Carta dei diritti, tuttavia riteniamo che nel rapporto tra l'articolo 6 e l'articolo 7, come stamane è stato ricordato, si debba offrire al vertice di Nizza un aggancio di valore giuridico alla Carta dei diritti, considerata appunto l'embrione di un nuovo processo costituente che deve aprirsi in tutta l'Europa.
L'unità politica dovrà necessariamente basarsi su un patto tra i cittadini, i popoli e gli Stati europei, da sancire all'interno della Carta costituzionale, e sarà quella la misura ed il riconoscimento dell'integrazione e delle differenze, delle diversità che non possono essere fonte di paura o di discriminazione, ma che non vogliamo limitarci a tollerare. Riteniamo che l'Europa, oltre che offrire del suo processo di allargamento parametri economici, ambientali e sociali, debba anche offrire veri e propri parametri fondati sulla condivisione dei valori.
È questa consapevolezza della nostra patria europea esigente e generosa che ci fa dire «sì» alla risoluzione con la quale diamo un mandato forte al Governo italiano per il vertice di Nizza, ricordando che per questa patria esigente e generosa, all'inizio del suo nascere, alcune culture e forze politiche hanno sperimentato la solitudine del coraggio, come la solitudine del coraggio hanno sperimentato i Governi che hanno compiuto in questi anni il lavoro che consente al Governo italiano, in questo momento, di essere forte promotore del futuro dell'Europa.
Siamo stati in parte anche soli quando alcune settimane fa abbiamo sentito parole non certo condivisibile sulla Carta dei diritti. È per questo motivo che nell'accogliere e nel constatare con soddisfazione una nascita di unità e di condivisione intorno al mandato che viene offerto al Governo, ci auguriamo che ci sia in tutti una consapevolezza che non può essere oggetto di ripensamento per il futuro di questa patria esigente e generosa (Applausi dei deputati dei gruppi dei Popolari e democratici-l'Ulivo, dei Democratici-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e Comunista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Berlusconi. Ne ha facoltà.

SILVIO BERLUSCONI. Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, signori deputati, i gruppi dell'opposizione democratica (e parlo io con una voce sola, a nome di tutti i gruppi che fanno parte della Casa delle libertà) danno il loro appoggio politico ai negoziatori italiani che parteciperanno al vertice di Nizza, e dunque a lei, signor Presidente e al suo Governo.
Questo sostegno si esprime in un voto parlamentare ed in un chiaro mandato. Non è la prima volta che si realizza un'intesa ampia su cruciali questioni di politica estera, ammesso che possa ancora considerarsi politica estera la costruzione di istituzioni europee integrate, come ha ricordato proprio oggi l'amico e Primo ministro spagnolo Josè Maria Aznar.
Senza la partecipazione attiva e consapevole dell'opposizione parlamentare, nemmeno una delle grandi e drammatiche scelte che hanno preservato e consolidato il ruolo dell'Italia in questi anni sarebbe stata possibile.
Per quanto ci riguarda, signor Presidente, noi sappiamo di agire in funzione di un interesse comune che supera le dispute partigiane e speriamo sinceramente che questo atto di responsabilità collettiva metta fine alla più irresponsabile delle tentazioni, quella di trascinare il paese in una «guerra elettorale totale», una strategia che non ha niente a che vedere con le regole scritte e non scritte di un sano e vivace conflitto politico. Non si tratta soltanto, signor Presidente del Consiglio, di entrare in una quaresima


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anticipata e mettere fine, come lei ha detto, al «carnevale delle parole»: questo sarebbe un compito facile che sbrigheremmo in fretta.
Si tratta invece di mutare per intero una mentalità illiberale e una prassi faziosa, quella mentalità e quella prassi che trasformano l'avversario istituzionale in un nemico giurato da debellare e da annientare ad ogni costo (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, della Lega nord Padania e misto-CCD).
Si tratta di una rivoluzione intellettuale e morale nel segno della civiltà e della libertà, perché in una democrazia liberale europea di tutto si può dubitare e su tutto si può dar battaglia tranne che su un principio cardinale: il diritto del Governo a governare secondo le regole ed il diritto dell'opposizione a diventare Governo, secondo la legge aurea della sovranità popolare che decide (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, della Lega nord Padania e misto-CCD). Alimentare in Italia ed in Europa, in qualsiasi forma, una campagna di discredito e di delegittimazione dell'opposizione, che è cosa diversa dalla più dura delle critiche e dal più colorito degli attacchi all'avversario, vuol dire offendere l'intelligenza degli italiani e tentare di sequestrare per il proprio interesse di parte il più delicato ed essenziale meccanismo di una democrazia moderna, l'alternanza di forze diverse alla guida dello Stato.
Perché abbia un senso dirsi e sentirsi integralmente europei in un paese firmatario dei patti di Roma e pioniere dell'unità dell'Europa, occorre dimostrare nei fatti che è serenamente possibile anche da noi far funzionare il sistema inceppato dell'alternanza politica: va bandito dal discorso e dalla pratica politica qualunque atteggiamento o comportamento che neghi agli italiani quella possibilità di cambiare pacificamente Governo, che hanno gli spagnoli, i francesi, gli inglesi e tutte le altre grandi nazioni d'Europa. Opporsi nei fatti alle tattiche della «guerra totale» non è dunque una questione di galateo, bensì un problema fondamentale di mentalità e di cultura politica. Tutti - e sottolineo tutti, a partire da chi vi parla in questo momento - dobbiamo fare uno sforzo serio per tirare fuori la vicenda politica dall'avvilente spettacolo di partigianerie ed interdizioni, che sembrano prevalere sempre di più nel teatrino delle polemiche elettorali (Commenti di deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e dei Popolari e democratici-l'Ulivo).

PAOLO PALMA. Basta con questo teatrino!

SILVIO BERLUSCONI. Signor Presidente del Consiglio, il nostro compito a Nizza non sarà affatto facile, lo sappiamo. La Presidenza francese dell'Unione ha messo in moto - e non poteva essere altrimenti - energie ed ambizioni forti. L'attivismo illuminato e fattivo di Jacques Chirac, come ha riconosciuto anche il Presidente della Commissione esecutiva, Romano Prodi, ha contribuito a metterci di fronte a scelte decisive per il nostro futuro e quanto più le questioni sono delicate tanto più occorre usare con sapienza nei negoziati finali sia la resistenza a difesa delle proprie certezze sia l'arte del compromesso utile nel rispetto delle certezze altrui, proprio come lei, signor Presidente, questa mattina ha chiesto in quest'aula.
L'Italia può oggi svolgere un ruolo di spinta ed insieme di equilibrio nel concetto delle nazioni europee. È vero, non abbiamo - come lei ha detto - santuari da difendere né ortodossie paralizzanti quando si parla di cooperazioni rafforzate, di riduzione dell'area dell'unanimismo obbligato delle decisioni, di ristrutturazione della Commissione di Bruxelles in vista dell'allargamento dell'Unione, di riponderazione eventuale dei voti di ciascun paese.
Il nostro metro di misura, accanto alla tutela intelligente e flessibile dei fondamentali interessi nazionali, è il progresso dell'integrazione tra nazioni, insieme con il consolidamento di un modo di essere efficace dell'Unione. Questo punto di vista,


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sereno ed equilibrato, rappresenta la tradizionale ricchezza dell'europeismo italiano, che non è né è mai stato gravato da isterismi nazionalistici, da tendenze isolazioniste, da spinte egemoniche.
Tuttavia, signor Presidente del Consiglio, nel contribuire con il nostro voto al pieno mandato parlamentare da lei richiesto, la esortiamo a tenere ben presenti sul suo tavolo di rappresentante del paese e di negoziatore europeo due questioni importanti: l'indispensabile sostegno popolare alle grandi scelte che orientano l'Europa ed il legame tra il progredire dell'integrazione e l'ampliarsi degli spazi di libertà e di creatività dei cittadini nelle iniziative economica, sociale, culturale, politica.
Noi siamo europeisti da sempre, ma non siamo eurobigotti. Nei nostri «cromosomi», per esprimermi con la crudezza di linguaggio usata da un alto rappresentante della maggioranza, vi è l'europeismo vero, quello di Alcide De Gasperi, di Konrad Adenauer, di Robert Schuman (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e dei Popolari e democratici-l'Ulivo), non quello dei convertiti dell'ultima ora (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, della Lega nord Padania, misto-CCD e misto-CDU e del deputato Stajano - Commenti del deputato Palma). Noi non abbiamo bisogno di dimostrare niente né di far dimenticare decenni di milizia antieuropeista. Non siamo stati noi a votare contro il sistema monetario europeo né siamo stati noi a scendere in piazza (Commenti dei deputati del gruppo dei Popolari e democratici-l'Ulivo)...

MAURA COSSUTTA. Perché non parli della Carta?

PRESIDENTE. Colleghi, per piacere.

SILVIO BERLUSCONI. ...contro l'installazione di quei missili che hanno garantito la difesa dell'Europa e che hanno portato alla caduta del comunismo sovietico (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, della Lega nord Padania, misto-CCD e misto-CDU e del deputato Stajano).

SERGIO COLA. Bravo!

GINO SETTIMI. Non hai memoria!

SILVIO BERLUSCONI. Noi crediamo in una crescita lineare, passo dopo passo, di uno spazio costituzionale europeo ed auspichiamo un confronto più approfondito intorno ai temi proposti di recente nella Carta dei diritti. Guardiamo con favore, in prospettiva, all'idea di una Costituzione europea, come non si stanca di sollecitare il nostro Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi; ma siamo anche certi - lo hanno autorevolmente sostenuto il più autorevole giornale liberale d'Europa e la Conferenza di Lovanio dei vescovi europei - che l'ultima parola sui diritti individuali non può appartenere ad alcuna burocrazia, per quanto stimabile e preparata: in fatto di libertà e di diritti della persona, in fatto di cultura della famiglia e della vita, in fatto di libertà ed etica della ricerca scientifica, l'ultima parola deve sempre spettare al potere legittimante del popolo, in questo caso ai popoli europei (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, della Lega nord Padania, misto-CCD e misto-CDU e del deputato Stajano).
Quella che noi vogliamo costruire, alla quale vogliamo partecipare, è l'Europa delle burocrazie? No, non è questa Europa - ce lo siamo detti...

PRESIDENTE. Onorevole Berlusconi, deve concludere.

SILVIO BERLUSCONI. ...e ce lo ripetiamo più volte -, ma è l'Europa dei popoli e dei cittadini.
Quanto alla seconda questione, quella della libertà di iniziativa economica e sociale, potrei limitarmi a citare le parole chiare dette proprio oggi dal Presidente Aznar: «È necessario avanzare più rapidamente verso la società dell'informazione,


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sulla strada delle riforme strutturali dell'economia, del fisco, del mercato del lavoro e dei sistemi di protezione sociale», perché «è questo il modo migliore di far correre davvero l'Europa». Un rapporto effettivo, stretto e persuasivo tra l'Europa e l'opinione pubblica, tra istituzione dell'Unione e società civile europea, non si può infatti stabilire solo nella dinamica istituzionale, nella nuda geometria degli statuti e delle carte.

PRESIDENTE. Deve concludere, onorevole Berlusconi.

SILVIO BERLUSCONI. Signor Presidente, io parlo a nome di tutti gli altri gruppi della Casa delle libertà.

PRESIDENTE. Sì, ma questo non conta, onorevole Berlusconi.

SILVIO BERLUSCONI. Consegno il testo delle considerazioni integrative alla mia dichiarazione di voto, affinché venga pubblicato in allegato al resoconto stenografico della seduta odierna, e la ringrazio (Vivi, prolungati applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, della Lega nord Padania, misto-CCD e misto-CDU, che si levano in piedi - Molte congratulazioni).

PRESIDENTE. La Presidenza lo consente, onorevole Berlusconi (Vivi, prolungati applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, della Lega nord Padania, misto-CCD e misto-CDU).
Onorevole Berlusconi, devo dirle che nessun presidente di gruppo mi ha chiesto di derogare ai tempi e quindi non era possibile farlo senza una riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo (Vivi, prolungati applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, della Lega nord Padania, misto-CCD e misto-CDU).
Colleghi, vi prego di non impedire il funzionamento dell'Assemblea (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale).
Mi scusi, Presidente Berlusconi, mentre i colleghi della sua parte l'applaudivano, dicevo che non ho potuto dare più tempo perché non è stato richiesto questo al Presidente della Camera (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale) e questo si poteva fare... Colleghi, le regole sono queste, mi dispiace! Se non piacciono, si cambiano ma, fino a che vi sono, si rispettano (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale)!
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole D'Alema. Ne ha facoltà.

MASSIMO D'ALEMA. La ringrazio, Presidente, non vorrei disturbare i clamori che legittimamente si levano da diverse parti dell'Assemblea.
Signor Presidente Amato, lei ottiene oggi, un mandato largo e significativo dal Parlamento perché l'Italia possa esercitare il suo ruolo con realismo e con coraggio.
L'Italia ha esercitato un ruolo importante nella preparazione di questo Consiglio europeo ed ora, nel momento importante e delicato delle decisioni, occorre «continuare a fare pesare l'Italia» perché la bilancia del compromesso si sposti il più avanti possibile.
Lei ci ha parlato delle incertezze e delle inquietudini che pesano sul futuro dell'Europa, del rischio di un distacco tra i cittadini e i Governi, del rischio di un appannamento degli ideali europeisti, pure così forti in particolare nel nostro paese.
Io non penso davvero che il dibattito tecnico sulle istituzioni possa colmare questi rischi e appassionare l'opinione pubblica. Il vero problema è che l'Europa, con le sue istituzioni, sia in grado di aiutare ciascun cittadino europeo ad affrontare le sfide che ci propone questo passaggio d'epoca: la sfida del lavoro e dell'innovazione, la sfida di un nuovo patto sociale che non disperda i valori della civiltà europea, la sfida della sicurezza dell'ambiente e della difesa della salute, quella della lotta contro il crimine, quella complessa sul piano culturale, sociale


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e civile del governo del grande fenomeno dell'immigrazione. Ma è proprio per vincere queste sfide che servono istituzioni più forti, in grado di decidere, liberate dal potere di veto.
Serve una Commissione sempre più governo europeo e non somma di rappresentanze nazionali, sulla strada sulla quale si muove con volontà e autorevolezza la Commissione presieduta da Romano Prodi. Serve quella cooperazione rafforzata, che non è altro rispetto all'integrazione, che noi non concepiamo come la creazione di club esclusivi, ma come esperienze più avanzate e aperte, in grado di essere esempio e stimolo per i processi di integrazione. Non è l'euro una forma di cooperazione rafforzata? E quale difesa europea possiamo pensare di avere senza una cooperazione rafforzata tra i paesi che maggiormente hanno la volontà e la possibilità di concorrere ad una difesa europea, in un'Europa che continuerà ad essere a lungo un equilibrio complesso fra istituzioni comuni e collaborazione di Governi nazionali? Tutto ciò è tanto più necessario, se vogliamo procedere, nei tempi previsti, a quell'allargamento che è giusto chiamare unificazione dell'Europa, in una prospettiva nella quale le scelte politiche non sono rinviabili, pena il rischio di una delusione e di una drammatica frattura, ma i tempi dell'integrazione economica saranno necessariamente più lunghi e complessi in una prospettiva in cui le diverse velocità dell'integrazione siano ammesse in una cornice politica sicura e comune.
Oggi si può compiere il passo possibile: chiudere una fase e aprirne un'altra, come è stato detto. Al centro di questa nuova fase noi poniamo la prospettiva di una vera e propria Costituzione europea.
La Carta dei diritti rappresenta una indicazione forte in questa direzione. Non è soltanto un elenco dei diritti e le Costituzioni non sono soltanto catene e vincoli per il potere. Le Costituzioni sono innanzitutto l'indicazione di principi e di valori comuni e quanto più sono forti questi principi e questi valori, tanto più liberamente si dispiegano la dialettica politica ed anche il conflitto. In una comunità storica, politica, non naturale, come l'Europa, la definizione di principi e di valori comuni è essenziale perché definisce i confini di questa comunità come confini aperti anche perché abbiamo fiducia nei nostri valori e nella loro capacità di comunicare e di convincere.
Il cuore di questi valori è la democrazia, non perché l'Europa non l'abbia anche negata, non perché in Europa non si sia anche tragicamente combattuto contro il nazismo, contro il fascismo, ...

PIETRO ARMANI. Contro il comunismo!

MASSIMO D'ALEMA. ... non perché l'unità dell'Europa non sia divenuta possibile solo quando il crollo dei regimi comunisti all'est ha davvero imposto la democrazia come valore unificante, ma perché questo grande valore universale è il frutto sofferto della nostra storia ed è anche la ricchezza più grande che l'Europa è in grado di offrire al mondo nel momento in cui, se non vogliamo che l'unità del mondo sia solo un fatto economico e finanziario, c'è bisogno di una democrazia sovranazionale che sia in grado di bilanciare l'economia e di far pesare le ragioni dell'uomo. In fondo, il cuore della civiltà europea è proprio un umanesimo che ha saputo legare le ragioni dell'economia e quelle dell'uomo, le ragioni della crescita, della libertà, con quelle della solidarietà e dell'inclusione sociale. Guai se si disperde questa civiltà! Guai se non sappiamo dimostrare che nell'innovazione degli strumenti, pure necessaria per competere e per tenere il passo dell'innovazione, noi non sappiamo difendere e rinnovare i nostri valori! Questa è forse la sfida più difficile per le grandi culture democratiche dell'Europa. La Carta dei diritti nasce da queste culture.
Nel principio di non discriminazione non vi è soltanto la sanzione di un valore liberaldemocratico, vi è anche l'indicazione di una politica attiva di inclusione, vi è la volontà di vincere le paure; e


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vediamo i segni di queste paure, è inutile negare che esistano! Mi riferisco alle paure di un'Europa che, di fronte alla globalizzazione, pensa a se stessa come ad una fortezza contrapposta ad altre civiltà, alle paure dell'islamizzazione, alle paure dei diversi da noi, per razza, civiltà, religione. L'Europa delle paure sarebbe un'Europa egoista, vecchia, incapace di far valere i suoi valori universali nell'epoca della globalizzazione. Disse Lucien Febvre nelle sue mirabili lezioni sull'Europa all'indomani della tragedia della guerra: «La civiltà dell'Europa è sorta come mescolamento di razze e di culture; non è la purezza ma l'impurità razziale ad essere feconda, non la separazione dei sangui ma la loro commistione». Questo è il cuore profondo della nostra civiltà e della nostra cultura (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, dei Popolari e democratici-l'Ulivo, dei Democratici-l'Ulivo, Comunista e misto-Rinnovamento italiano).
Vede, signor Presidente del Consiglio, noi siamo lieti (e vorrei aggiungere una sola nota personale: nessuno lo è più di me, in quanto mi sono certamente impegnato per costruire occasioni di dialogo e di convergenza) che si voti insieme oggi. È un fatto positivo, al di là delle ragioni che possono avere determinato questa scelta: è positivo non aver sentito certe voci, almeno in questa occasione (non so se lo stesso varrà per il futuro), ed è positiva questa convergenza. Questo voto, però, non significa, vorrei dirlo ai colleghi del centrodestra, che non vi sia in Italia il rischio che vengano avanti quei demoni di cui abbiamo parlato e di cui lei, signor Presidente del Consiglio, ha parlato (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e della Lega nord Padania): il rischio esiste e la cronaca ce lo dice. Spero che questo abbia un altro significato, abbia cioè il significato di un impegno comune a combatterli e a non far prevalere le ragioni della propaganda, sì, di una cattiva propaganda, di cui forse si è colta impropriamente anche questa occasione, sulle ragioni dell'interesse dell'Italia e dell'Europa.
È in questo senso che riteniamo positiva questa scelta e ne misureremo la coerenza nei mesi che verranno. Per parte nostra, lei, signor Presidente del Consiglio, ha un mandato pieno a far valere le ragioni dell'Italia e dell'Europa (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, dei Popolari e democratici-l'Ulivo, dei Democratici-l'Ulivo, Comunista, dell'UDEUR, misto-Socialisti democratici italiani, misto-Verdi-l'Ulivo e misto-Rinnovamento italiano).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Sgarbi, al quale ricordo che ha due minuti a disposizione. Ne ha facoltà.

VITTORIO SGARBI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, le parole conclusive del Presidente D'Alema non possono che essere condivise da chi poi ha il destino ancora possibile di abitare il Parlamento italiano ed il Parlamento europeo e di verificare che quella miscela non delle razze ma dei pensieri e dello spirito rendono una la civiltà europea, la quale però è costituita come un mosaico di identità nazionali e locali. Proprio le recenti ipotesi che sono state avanzate, anche negli studi di storia dell'arte, sull'area padana come centro di grande civiltà (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania) ci inducono a tenere conto che l'Europa è grande perché fatta di identità che devono essere distinte in difesa della comune civiltà (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).

PRESIDENTE. Prendo atto che l'onorevole Bampo rinuncia ad intervenire a titolo personale in sede di dichiarazione di voto.
Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.
Onorevole Rivolta, accetta l'invito del Presidente del Consiglio a ritirare la sua risoluzione?

DARIO RIVOLTA. Sì, signor Presidente, e chiedo di parlare per motivarne il ritiro.


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PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DARIO RIVOLTA. Signor Presidente, apprezzo il fatto che il Presidente del Consiglio condivida lo spirito della nostra risoluzione e confesso di essere un po' stupito per il suo invito al ritiro, dopo che, in particolare, questa mattina egli aveva chiesto a tutta l'Assemblea di ricevere un mandato, secondo le sue stesse parole, «a non accontentarsi di soluzioni modeste». Mi sembrava, quindi, che il nostro documento potesse essere in questo spirito.
Desidero richiamare l'attenzione del Presidente del Consiglio sul fatto che non si chiede di dar vita ad una Assemblea costituente, ma di cercare il consenso degli altri paesi affinché si possa dar vita ad una Assemblea costituente. Comunque, signor Presidente del Consiglio, in separata sede, magari, mi spiegherà quale significato lei ha attribuito al termine giacobino abbinandolo ad una volontà federalista.
Al di là di questo, comunque, poiché apprezzo in maniera profonda, lo spirito unitario della risoluzione Berlinguer n. 6-00150, che da quanto emerso nelle dichiarazioni di voto, riceverà un ampio consenso, ritiro la mia risoluzione n. 6-00151 perché non voglio che quello spirito unitario e quel grande mandato che lei oggi riceverà vengano anche minimamente scalfiti da un voto non generalizzato (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e della Lega nord Padania).

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