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PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle comunicazioni del Governo.
ANTONIO MARTINO. Signor Presidente, prenderei le mosse, per inquadrare il nostro dibattito, da una considerazione di Voltaire, che credo ci troverà tutti concordi: «Le società sono come i giochi: senza regole non esistono. Le società non hanno regole, le società sono regole, sono i principi di coesistenza delle libertà di individui diversi, di soggetti diversi».
resterà - temo - privo di grandi conseguenze. Si tratta di un peccato di omissione. Come voi tutti sapete, dovendo scegliere tra un peccato di commissione e un peccato di omissione, è preferibile il primo perché, se uno deve proprio peccare, che almeno si diverta!
Non vorrei che in futuro, per questo eccesso di entusiasmo per la maggioranza qualificata, avessero a ripetersi episodi come quello dei primi anni ottanta in cui il Governo italiano accettò qualcosa che non era accettabile, cioè le cosiddette quote latte, cioè la limitazione della produzione di latte in un paese che è importatore di latte (Applausi del deputato Armani). Quel provvedimento non aveva niente a che fare con l'Europa ed era decisamente contrario all'interesse nazionale.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Buttiglione. Ne ha facoltà.
ROCCO BUTTIGLIONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Governo chiede oggi al Parlamento italiano un appoggio convinto e forte perché l'Italia possa avere un ruolo traente per il rilancio di un ideale europeista che da molte parti è messo in discussione. Certamente, questo appoggio non può venir meno da parte nostra, in piena coerenza con una grande tradizione politica, quella dei De Gasperi, degli Adenauer, degli Schuman e, mi piace ricordare, anche dei Martino, il padre dell'oratore che mi ha preceduto. È un appoggio convinto perché siamo in una fase nella quale o si fa un passo in avanti o c'è il rischio forte che il processo di costruzione dell'Unione europea si arresti e degradi verso un'area di libero scambio priva di forte identità culturale e quindi anche priva della capacità di difendere l'interesse fondamentale dei cittadini italiani alla libertà, alla crescita economica, sociale e civile in un mondo sempre più globalizzato in cui sempre più c'è bisogno di poter appoggiare la difesa dei diritti a organizzazioni di dimensione continentale capaci di assumere responsabilità per la tutela dei diritti e per la tutela della pace.
Chiediamo al Governo che questo atto bipartisan, che noi compiamo nell'interesse nazionale, contribuisca a svelenire la lotta politica in Italia, trasformandola da una lotta a morte per l'affermazione delle proprie posizioni in una competizione civile alla ricerca delle soluzioni che meglio realizzino l'interesse nazionale, secondo un'idea di politica come prudente sollecitudine per il bene comune. Molte sono le questioni ulteriori su cui sarebbe opportuno intervenire ma mi fermo qui, ringraziando della cortesia quanti mi hanno ascoltato (Applausi dei deputati dei gruppi misto-CDU e di Alleanza nazionale).
Il primo iscritto a parlare è l'onorevole Martino. Ne ha facoltà.
Il premio Nobel per l'economia del 1986, James Buchanan, ha sempre considerato l'Europa come una grande occasione costituzionale offerta ai paesi membri, nel senso che la Costituzione europea in senso federale dovrebbe costituire una forma di garanzia efficace nei confronti di quell'abuso della sovranità nazionale che tanti lutti ha provocato nella storia d'Europa.
Mi sembra che questo sia, per una serie di ragioni, davvero un momento costituzionale per l'Europa. Esiste una convinzione diffusa, ossia che le Costituzioni si approvano soltanto in presenza di una discontinuità storica; in questo caso, credo che davvero ci venga offerta l'occasione per dotare l'Europa di una Costituzione, indipendentemente da un problema di discontinuità storica. Ciò vale per una serie di considerazioni.
Anzitutto, si è completato il processo di integrazione economica dell'Europa, con la costituzione del mercato unico e con l'adozione di una comune moneta. Nel disegno dei padri fondatori dell'Unione europea, a questo, immediatamente dopo, doveva seguire la costituzione dell'unione politica; questo è, pertanto, il momento più adatto per darci una Costituzione.
In secondo luogo, ed è stato ricordato, ci troviamo oggi a dover fare fronte al problema dell'allargamento dell'Unione europea, ma è impensabile che si possa davvero procedere all'allargamento se prima, attraverso una Costituzione, non siano state davvero precisate le caratteristiche, i limiti ed i poteri dell'Unione europea.
C'è una terza ragione per cui questo è il momento costituzionale e l'ha ricordata questa mattina il Presidente del Consiglio Giuliano Amato nel suo discorso. In apertura del suo discorso egli ha detto che è venuto meno l'entusiasmo per l'Europa. Colleghi, si tratta di un eufemismo: non è venuto meno l'entusiasmo, il problema è che cresce la disaffezione nei confronti di questa costruzione! Pensate che non nella euroscettica Gran Bretagna ma nel paese che ha dato nome agli ultimi due trattati europei, quelli di Amsterdam e Maastricht, in Olanda, si sono recati al voto per l'elezione dei membri del Parlamento europeo soltanto il 29 per cento degli aventi diritto! Crescono i movimenti antieuropeisti. Del resto, il calo dell'euro - parlo della sua popolarità e non tanto della sua quotazione, che è un fenomeno peraltro ad esso collegato - è un fenomeno sul quale riflettere. Nel febbraio del 1999 il 66 per cento dei cittadini europei era favorevole a questa moneta europea; oggi quella percentuale è scesa al 46 per cento e in Germania addirittura al 34 per cento.
Abbiamo l'inconcepibile e strano paradosso di una costruzione che è molto popolare tra i paesi che non ne fanno parte e che aspirano ad entrarvi e che è crescentemente impopolare nei paesi che già ne fanno parte. Credo che questo sia un dato sul quale dovremmo riflettere.
In base a tali considerazioni, proprio perché questo è il momento costituzionale, perché l'Europa è una grande occasione costituzionale per tutti i paesi membri e perché questo è il momento di agire, credo che questa Carta dei diritti rappresenti un'occasione mancata. Noi stiamo cioè sciupando quella che potrebbe essere una grande occasione di rilancio politico dell'Europa, dandoci ad un esercizio che
Il rinvio al 2004 dell'effettiva trasformazione di questo documento in una Carta costituzionale a me sembra molto inopportuno e suscita gravi perplessità, anche perché corriamo il rischio di impegnarci in una sorta di esercizio a tappe che produrrebbe per l'Europa le stesse conseguenze che una storiella illustra molto bene nel caso della Francia: mi riferisco alla storiella di quell'inglese che si era recato in una biblioteca e aveva chiesto di vedere la Costituzione francese e che si sentì rispondere che in quella biblioteca non trovavano posto i periodici. Io non vorrei che le Costituzioni europee diventassero come quella francese un esercizio che si ripete periodicamente!
Ma vi è una ragione di più, a mio avviso, per esprimere perplessità nei confronti di questa Carta dei diritti: le Costituzioni si scrivono sulla carta, ma vivono nella mente e nel cuore di quanti sono chiamati a rispettarle; quindi, un documento di questa solennità e importanza che non coinvolge la partecipazione dei popoli d'Europa alla sua realizzazione è un documento che non nasce bene.
Cosa significa Europa politica? Significa dotare l'Europa di istituzioni politiche comuni! Ora, a me sembra che un'istituzione politica legittimi la sua esistenza per via di obiettivi di interesse generale che non possono essere perseguiti con pari efficacia altrimenti. Noi vogliamo l'Europa unita perché riteniamo che esistano obiettivi di interesse europeo che non possono essere realizzati efficacemente dai Governi nazionali.
Stando così le cose, la Costituzione europea non dovrebbe limitarsi ad elencare i diritti fondamentali dei cittadini europei, peraltro già ampiamente tutelati dalle Costituzioni nazionali, ma dovrebbe anche definire rigorosamente i poteri dell'Unione. Questo è stato riconosciuto, sia pure solo incidentalmente, nel discorso del Presidente del Consiglio: noi dobbiamo recuperare l'ispirazione di fondo di tutte le grandi Costituzioni democratiche nate come baluardo contro l'abuso del potere politico. Per dirla con Jefferson: in questioni di potere smettiamola di parlare della fiducia negli uomini, ma mettiamoli in condizioni di non nuocere con le catene della Costituzione. Se noi riuscissimo a fare questo, molte delle perplessità che circondano oggi l'Unione europea verrebbero superate, perché quelle perplessità nascono fondamentalmente dall'indeterminatezza dei compiti che noi attribuiamo all'Unione europea. I popoli dell'Europa assistono ad un'istituzione che si occupa intensamente anche di compiti che non le competono e, viceversa, trascura quelle grandi finalità per le quali è stata creata.
Vorrei a questo punto esprimere alcune delle mie perplessità sul discorso del Presidente del Consiglio. Anzitutto, Giuliano Amato vanta il sistema della cooperazione rafforzata. Per carità, è un metodo utile, ma non ne facciamo un simbolo dell'europeismo; anzitutto, perché le cooperazioni rafforzate riguardano alcuni paesi e non l'intera Unione e quindi contribuiscono a dividere e non a unire l'Europa e, in secondo luogo, perché nella maggior parte dei casi, proprio nell'esempio citato dal Presidente del Consiglio dell'accordo con la Spagna, si tratta di rapporti bilaterali e non si tratta di iniziative di tipo europeo.
Il secondo punto di dissenso che ho con il Presidente Amato è il seguente: egli ha detto che l'Italia è favorevole ad abbandonare il metodo dell'unanimità e ad adottare il metodo della maggioranza qualificata sempre, ma per fare cosa? A me sembra che dire che l'Italia è d'accordo sull'uso della maggioranza qualificata in ogni caso significa soltanto dire che l'Italia non sceglie, ma firma un assegno in bianco a quelli che sono i meccanismi di decisione europea (Applausi del deputato Armani). Dimentica, come è già accaduto in passato, quel pilastro che dovrebbe essere fondamentale nella nostra politica europea che è l'interesse nazionale.
Infine, non posso non essere in disaccordo con il Presidente Amato su quanto egli ha detto a proposito dell'articolo 7 del Trattato. Egli ha detto che quell'articolo non è stato applicato al caso dell'Austria. Ha dimenticato di dire che non è stato applicato perché non era applicabile, perché non ricorrevano le condizioni della sua applicazione, perché quell'articolo prevede sanzioni soltanto nel caso di violazioni gravi e ripetute dei principi fondamentali di libertà, democrazia e stato di diritto e dopo aver consultato lo Stato in questione. Lo stesso Presidente della Commissione europea, Romano Prodi, ha dovuto prendere atto del fatto che in quel particolare caso non c'era spazio per l'applicazione dell'articolo 7.
Il Presidente del Consiglio dice che bisognerebbe rivedere l'articolo 7 introducendo una sorta di preavviso. A me questa storia del preavviso, cioè dell'ammonire un paese che starebbe per imbarcarsi in procedure di violazione di quei principi, sembra soltanto il puerile tentativo di impedire o di stravolgere i risultati dei processi democratici all'interno di un paese per imporre una soluzione che a quei cittadini non piace. Possiamo solo esprimere una speranza. È stato detto che secondo Benedetto XV la prova dell'origine divina della Chiesa era data dal fatto che il clero non fosse ancora riuscito a distruggerla. A me sembra che la bontà dell'ideale europeo è data dal fatto che questi europeisti non sono ancora riusciti a screditarlo (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania - Congratulazioni)!
Nel momento in cui diamo convintamente questo sostegno bipartisan al Governo, non possiamo non sollevare una questione che riguarda non tanto la politica europea, quanto la politica italiana: non può il Governo chiedere a noi di essere legittimato per svolgere con più forza il suo ruolo nella Conferenza di Nizza mentre contemporaneamente in Italia vi è uno scadimento della politica, mentre vi è uno sforzo di delegittimare l'opposizione democratica, accusandola di tutte le peggiori nefandezze (uno sforzo che ha trovato, ahimè, un'espressione in atti di violenza, come principalmente quello contro il presidente della regione Puglia, Raffaele Fitto).


