Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 815 del 28/11/2000
Back Index Forward

Pag. 1


...
Comunicazioni del Governo in vista della Conferenza intergovernativa di Nizza.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: Comunicazioni del Governo in vista della Conferenza intergovernativa di Nizza.
Informo che, dopo le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri, la seduta sarà sospesa e riprenderà alle ore 15, con l'intervento dei Presidenti delle Commissioni III (Affari esteri) e XIV (Politiche dell'Unione europea). Seguirà il dibattito, per il quale sono stati assegnati 10 minuti a ciascun gruppo (più un tempo aggiuntivo per il gruppo misto); avrà quindi luogo la replica del Presidente del Consiglio dei ministri. Sono altresì previsti 10 minuti per ciascun gruppo per le dichiarazioni di voto sugli eventuali documenti conclusivi (più un tempo aggiuntivo per il gruppo misto). La replica del Presidente del Consiglio dei ministri nonché le dichiarazioni di voto dei gruppi saranno oggetto di ripresa televisiva diretta, a partire dalle ore 17,30 circa.
Colleghi, vi informo che, poiché il Presidente Aznar è in visita nel nostro paese, il Presidente del Consiglio Amato verrà in aula intorno alle 16; pertanto alle 15, alla ripresa dei nostri lavori, sarà rappresentato dal ministro per le politiche comunitarie.
Vorrei altresì informare i colleghi che sono presenti in tribuna i vice commissari che partecipano al corso di formazione per l'istituto superiore di polizia. Li saluto cordialmente e auguro loro, a nome di tutti, buon lavoro (Generali applausi, cui si associano i membri del Governo - Gli ospiti della Tribuna si levano in piedi) nell'interesse del paese, che corrisponde al loro lavoro.


Pag. 2

Ha facoltà di parlare il Presidente del Consiglio dei ministri.

GIULIANO AMATO, Presidente del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, onorevoli deputati, il Consiglio europeo si accinge a discutere a Nizza del futuro dell'Europa in un momento nel quale - dobbiamo essere onesti con noi stessi - vi sono diverse inquietudini sull'Europa nei nostri paesi. Dire che intorno all'Europa vi sia l'entusiasmo che in altre stagioni vi è stato sarebbe probabilmente un eufemismo. Stanno qui le ragioni e le radici del problema che a Nizza dovrà essere affrontato.
Vi è la diffusa sensazione che l'andamento non entusiasmante dell'euro sia legato a vicende e a circostanze non soltanto monetarie. Vi sono le incertezze degli europei davanti al mondo che li circonda; le «mucche pazze» dentro la stessa Europa; i dubbi che cominciano ad affiorare su un traguardo, peraltro così importante per l'Europa, come quello dell'allargamento; i dubbi di quelle parti più difensive delle opinioni pubbliche nazionali che vedono l'allargamento come una minaccia; i dubbi di diversa natura, e pure importanti, anche dell'opinione più illuminata che abbiamo in Europa, che si domanda quale senso abbia un allargamento fatto da un'Europa che rischia di perdere il suo volto, il suo progetto, che deve avere un'identità politica e culturale per poter allargare se stessa e non soltanto i confini di un mercato economico integrato. C'è, insomma, il bisogno di recuperare il senso di un progetto comune.
Credo che, se qualcosa accomuna l'insieme dei gruppi politici qui rappresentati, sia proprio questo: il desiderio di vedere emergere, attraverso i passi che facciamo, un'Europa che riacquisti un volto e un'identità che vadano al di là della vicende economiche, che sono pure così importanti; un progetto comune che rafforzi l'identità comune degli europei, che dia traguardi alle loro istituzioni comuni, che sia cemento dell'allargamento e che segni poi i confini - che ad un certo momento dovremo pur tracciare - dell'Europa che si allarga, per identificare la ragione di farne parte o meno.
Sono tra quelli che hanno sempre pensato che l'Europa in questi decenni abbia realizzato un grande progetto attraverso il mercato comune, che non è stato soltanto economia, che non è stato soltanto mercato comune, ma di più. Tuttavia, si sente, alla lunga, che, ciò da cui siamo partiti e su cui abbiamo costruito l'Europa è stato un Trattato per dare vita ad una comunità economica europea.
È fondamentale - lo ripeto - integrare i nostri mercati, far scorrere concorrenza laddove prima barriere di provenienza pubblica e privata - che, in parte, ancora continuano ad esistere - impedivano gli scambi, dare libertà di movimento a tutti noi. Però, in diversi hanno notato che, all'interno di quel Trattato, la libertà di circolazione delle persone era posta esattamente sullo stesso piano della libertà di circolazione delle merci, dei servizi e dei capitali. Sono le quattro libertà fondamentali del Trattato, ma la domanda sorge inesorabile: le persone possono essere poste sullo stesso piano delle merci, dei capitali e dei servizi? Non c'è forse qualcosa di più che dovrebbe riguardarle in un progetto comune e che dovrebbe implicare, come è giusto e fondato nella storia europea, la condivisione di valori, di sentimenti e di aspettative che vanno al di là dell'economia?
Le società chiuse hanno un gran bisogno di aprirsi, ma non è la prima volta che si deve constatare che una società aperta - e soltanto aperta - finisce per non bastare a se stessa.
Molti anni fa, si verificò una vicenda interessante, in primo luogo negli Stati Uniti. Dopo gli anni bui del nazismo e del fascismo, il grande testo che dominava la cultura dei paesi liberi era La società aperta di Popper, perché teorizzava l'apertura della società e il libero accesso di tutti ai canali del sistema democratico. Il dominio culturale di Popper durò molti anni finché, subito dopo gli anni tristi della guerra nel Vietnam, dalle università


Pag. 3

americane giunse la richiesta di qualcosa di più. Non si negò la società aperta, ma si chiese in nome di che cosa la società aperta potesse lasciare aperti i propri canali. C'è qualcosa che ci accomuna, al di là del fatto di muoverci tutti liberamente in una società aperta? Non a caso fu quella guerra a destare nei giovani degli Stati Uniti il bisogno di qualcosa di più.
È forte la sensazione che in Europa stiamo attraversando una fase per certi versi analoga: stiamo completando la liberalizzazione dei movimenti delle persone, delle merci, dei capitali e dei servizi. Per stare insieme, per unirci ad altri, abbiamo bisogno di qualcosa che, senza cancellare questo, vada oltre, ritrovi la cultura europea, una cultura fatta di diversità e capace nella storia di unificare le diversità, di dare il senso comune.
Con la Carta dei diritti abbiamo cominciato a riprendere il filo di tale discorso. È importante che a Nizza la Carta venga proclamata. Non è pura retorica, c'è della sostanza che appartiene alla storia europea e che la riporta in primo piano nelle sue caratteristiche più importanti e più dirimenti. La Carta prevede diritti per i cittadini europei ma anche, secondo la nobile tradizione delle grandi Carte e delle Convenzioni dei diritti umani, i diritti di chiunque si trovi in Europa, di chiunque risieda legalmente ed abbia un lavoro in Europa (Applausi dei deputati Diliberto e Moroni).
Un principio fondamentale enunciato dalla Carta è quello di non discriminazione: la Carta lo enuncia in modo molto analitico, escludendo in Europa qualunque discriminazione fondata sul sesso, sulla razza, sul colore, sulle origini etniche o sociali, sulle caratteristiche genetiche, sulla lingua, sulla religione, sulle opinioni politiche, sull'appartenenza ad una minoranza nazionale, sulla ricchezza, sulla nascita, sull'handicap, sull'età o sull'orientamento sessuale. In Europa nessuno può essere discriminato in ragione dell'una o dell'altra di tali circostanze. Principi non meno fondamentali sono il rispetto delle diversità culturali, religiose e linguistiche e l'accesso ai servizi sociali forniti dagli Stati membri per tutti coloro che risiedono o lavorano legalmente all'interno dell'Unione.
Attenzione, questi sono principi più avanzati di quelli della Convenzione del 1950. Lo faccio notare a quanti non hanno dubbi nell'accettare, nel ritenere valida la Convenzione europea dei diritti dell'uomo del 1950, ma che avanzano riserve nei confronti di questa Carta, che è molto più avanzata di quella Convenzione. Basti ricordare che quest'ultima, all'articolo 2, stabiliva che «il diritto alla vita è riconosciuto», ma poi aggiungeva che «la pena di morte può essere eseguita quando è prevista dalle leggi e si può uccidere anche per inseguire un autore di reato». Oggi la Carta riconosce il diritto alla vita (nessuno uccida Caino) e stabilisce che la pena di morte è esclusa comunque in Europa (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, dei Popolari e democratici-l'Ulivo, dei Democratici-l'Ulivo e Comunista); si tratta di un punto importante, di un punto in più.

EDOUARD BALLAMAN. Kosovo!

GIULIANO AMATO, Presidente del Consiglio dei ministri. Non discriminazione, accettazione delle diversità, diritto di tutti ai servizi sociali, ma contemporaneamente (è l'articolo 1 della Carta a stabilirlo) rispetto non rinunciabile della dignità umana di tutti, diritti delle donne, con ammissione delle azioni positive, diritti dei bambini. Cosa significa tutto questo? Significa che l'Europa (questa è la sua tradizione) non accetta intolleranze razziali, xenofobie e razzismi, ma che non accetta neppure un passivo allineamento delle diversità esistenti in nome del rispetto di ciascuna ed accampa valori superiori in nome dei quali è pronta ad integrare coloro che entrano in Europa. La dignità umana al di sopra di tutto significa che nessuna diversità culturale, che noi pure rispettiamo quando entra in Europa, può rimanere non contaminata da quei valori e da quei principi anche


Pag. 4

giuridici, il non rispetto dei quali implica la messa in discussione della dignità della persona.
Vi sono minoranze nelle tradizioni culturali delle quali la dignità umana della donna non è pienamente rispettata; senza intolleranza, ma con l'orgoglio della nostra forza di integrazione, noi dobbiamo aprirci a queste minoranze e portarle a condividere i nostri valori superiori.
Questa è stata sempre la forza dell'Europa: una forza, se volete, superiore a quella che si esprime nella passiva cosiddetta correttezza politica nel trattamento delle diversità. L'Europa si è arricchita nei secoli passati attraverso l'acquisizione delle diversità, ma anche attraverso l'orgogliosa forza della sua capacità di integrare in nome di valori superiori! E questo c'è nella Carta dei diritti ed è per molti versi dirimente. Ma, come ha scritto giustamente Ralf Dahrendorf, un uomo del continente ormai molto sensibile alla cultura del Regno Unito, per affermare tutto questo non basta scrivere le Carte, occorre fare delle politiche e attuare delle politiche. Da questo punto di vista, non meno importante della proclamazione dei diritti sarà la capacità dell'Unione di sapere esprimere concretamente indirizzi e orientamenti che siano coerenti con questi principi.
E qui si va alle «tecnicalità» di Nizza, ai punti aperti che la Conferenza di Nizza dovrà sciogliere: la cooperazione rafforzata; il problema dell'unanimità e della maggioranza qualificata; il problema della riponderazione dei voti in Consiglio dei ministri; il problema della struttura della Commissione. Sono tutti temi sui quali l'Italia ha svolto un ruolo che è giusto definire di punta e continuerà a svolgerlo in funzione proprio del massimo di integrazione europea possibile attraverso gli strumenti istituzionali dell'Europa.
Vi faccio presente - ma questo è noto - che il tema della cooperazione rafforzata è entrato nell'ordine del giorno della Conferenza intergovernativa perché l'Italia ha voluto che così fosse; ed altri si sono associati all'Italia! In questo momento il punto sul quale è maggiore il consenso in vista della Conferenza è proprio quello della cooperazione rafforzata, sul quale ci aspettiamo di non avere grosse difficoltà.
È importante averlo previsto, quale che sia la nostra capacità di riuscire a mettere in moto al meglio gli altri meccanismi istituzionali. È importante prevedere che comunque alcuni paesi dell'Unione, in quanto condividano politiche che sono nell'interesse loro e nell'interesse dell'insieme, possano andare avanti nel perseguirle e fare da avanguardia, senza chiusure: una cooperazione aperta a chiunque la voglia condividere, ma facendo la parte di chi fugge avanti rispetto al «plotone» ancora compatto e induce poi gli altri a seguirlo e a raggiungerlo!
Noi siamo non soltanto il paese che più ha promosso le cooperazioni rinforzate, ma siamo anche un paese che più di altri è impegnato nel realizzarne diverse esemplificazioni. Il Presidente Aznar sarà tra due ore a Roma per firmare insieme a me un accordo italo-spagnolo che poi cercheremo di estendere ad altri paesi (sarebbe molto bello se riuscissimo ad estenderlo alla Francia) per la creazione di uno spazio giuridico comune, il che significa, per quanto riguarda i profili concreti delle vicende che hanno sollecitato tale accordo, che tra Italia e Spagna - dopo che voi ne avrete autorizzato la ratifica, se ne condividerete le finalità - non avremo più bisogno della estradizione per acquisire, rispettivamente all'uno o all'altro dei due paesi, coloro che si siano resi responsabili di reati gravi come quelli attinenti alla criminalità organizzata, alla mafia, al traffico di persone, al traffico di droga, al traffico di bambini. Non avremo più bisogno di estradizione, ma le autorità di ciascuno dei due paesi consegneranno gli autori di questi crimini alle autorità dell'altro, avendo semplicemente preso visione del provvedimento restrittivo della libertà personale adottato dalle autorità dell'altro, come se si fosse in uno stesso paese.
Questa è una cooperazione rinforzata. Questo dà il senso di un'Europa che diventa più unita, del venir meno degli


Pag. 5

strumenti tradizionali dei rapporti tra Stati e tra Stati membri dell'Unione europea.
È stato un lavoro che abbiamo compiuto in questi mesi e che comincia a dare i suoi frutti con alcuni dei paesi dell'Unione, quello che sta embrionalmente portando alla nascita di una polizia europea a guardia dei confini dell'Unione. Cominciamo a sperimentarlo con la Germania, con la stessa Spagna e probabilmente con il Regno Unito. I confini dell'Unione sono i confini di tutti e perciò non ha neppure molto senso che a guardia dei confini dell'Unione stessa stiano agenti e ufficiali di polizia di frontiera soltanto dello Stato sul quale è collocata quella frontiera. Questo è un fortissimo strumento di integrazione, utile oggi e non meno utile domani, quando i confini esterni dell'Unione saranno i confini di Stati oggi non ancora entrati nell'Unione stessa le cui polizie, per ragioni storiche e organizzative, possono essere meno efficienti - a guardia di questi confini - di quanto non possa essere una forza europea integrata (Applausi del deputato Selva).
Questa è una cooperazione rafforzata. E come non cogliere nell'euro e nella zona monetaria comune un esempio di cooperazione rafforzata che ha bisogno di essere ulteriormente rafforzata? Su questa strada noi ci siamo incamminati.
Sulle altre vicende - Consiglio dei ministri, Commissioni, maggioranza qualificata - voi sapete che l'Italia ha assunto e continua a tenere posizioni particolarmente aperte. Credo che esistano tre paesi in tutta l'Unione - l'Italia, il Belgio e, se non sbaglio, anche la Finlandia - che non hanno santuari da difendere con il voto all'unanimità, che sono disponibili a far passare a maggioranza qualificata tutte le questioni per le quali si discute del passaggio dall'unanimità alla maggioranza qualificata. Questa sarà la posizione che noi terremo. Noi vogliamo che la maggioranza qualificata diventi la regola e che l'unanimità diventi l'eccezione. Questo è un processo, ma non ha senso che cerchiamo di costruire costituzioni europee se poi non siamo disponibili ad affidare ad una maggioranza qualificata alcune decisioni che ci riguardano.
Non entro nelle technicalities che riguardano gli altri punti; devo segnalare che l'attuale disciplina del voto nel Consiglio dei ministri sta progressivamente portando alla perdita di rappresentatività della maggioranza che adotta le decisioni. Quando la Comunità era a sei-nove, una maggioranza raggiunta con le regole che ancora oggi vigono rappresentava oltre il 70 per cento della popolazione europea; con l'aumentare del numero degli Stati, includendo fra i nuovi ingressi anche Stati con una popolazione non particolarmente numerosa, la maggioranza del Consiglio dei ministri di oggi rappresenta poco più del 50 per cento della popolazione europea. Mantenendo immutate le regole, al di là di ogni profilo di funzionalità o tecnico, via via che si allargherà la Comunità, lasceremmo scendere sotto il 50 per cento la popolazione europea rappresentata.
Quindi, al di là della tecnica, vi è un fondamentale problema: quello della legittimazione democratica. Non si può scendere sotto la maggioranza, queste regole vanno cambiate. Vi sono, come sapete, discussioni sul come, se attraverso una riponderazione dei voti dati a ciascuno Stato in ragione della popolazione che vi abita o se, a prescindere da ciò od anche con ciò, debba esservi maggioranza sia di popolazione sia di Stati membri. Una soluzione la troveremo: su questo una soluzione è senz'altro possibile, come è possibile trovare una soluzione per la questione della Commissione.
Al riguardo, gli Stati più grandi hanno già manifestato la loro disponibilità a rinunciare comunque ad uno dei due commissari che hanno; deve essere chiaro a tutti che, comunque sia, quando designiamo un commissario nella Commissione, non designiamo un funzionario che poi debba rappresentare noi: abbiamo la titolarità di designare, ma da quel momento il commissario rappresenta l'Europa, non il paese che l'ha designato. Tuttavia, vi è un legittimo desiderio degli Stati di poter continuare ad usufruire in


Pag. 6

ogni caso del diritto di designare almeno un commissario. Fino a quando? Ha senso che sia mantenuto questo diritto quando l'Unione europea raggiungerà, per esempio, 27-28-30 componenti, con la conseguenza che la Commissione dovrebbe avere 27-28-30 componenti essa stessa oppure ad un certo momento sarà bene prevedere che vi sia un numero fisso di commissari, la designazione dei quali ruoti in modo egualitario fra tutti gli Stati membri?
Anche su questo, le soluzioni non sono impossibili: come sempre accade in queste sedi, la soluzione può essere trovata utilizzando anche il fattore tempo, purché sia trovata subito, cioè non rinviando la decisione al futuro, ma prevedendo fin d'ora che certi meccanismi, già oggi deliberati, entrino in funzione ad una certa data. Questo francamente avrebbe un senso e non implicherebbe alcuna particolare rinuncia: teniamo presente che i meccanismi attuali, in realtà, sono in grado di funzionare tranquillamente come sono fino a quando l'Unione avrà 20-22 componenti e che i problemi seri di funzionamento si determinerebbero quando i componenti andassero al di là di 22, 23, 24 o 25.
È chiaro che occorre prevedere fin d'ora le soluzioni, ma rendere le stesse operative ora quando non sono essenziali può significare anche andare al di là di ciò che è necessario. Occorre, in altre parole, liberarsi di questi problemi una volta per tutte: i cosiddetti left over di Amsterdam devono essere risolti in modo irreversibile a Nizza.
Proprio se questo accadrà e qualora questo accada, l'appuntamento di Nizza potrà rappresentare la chiusura delle pendenze che arrivano dal passato e l'apertura di un nuovo futuro per l'Europa. È importante che ciò venga capito da tutti, che venga condiviso dalla Presidenza francese, giustamente preoccupata, con legittimo orgoglio di Presidenza, di far sì che il risultato di Nizza chiuda le questioni aperte, che non lasci pendenze, che abbia una sua definitività. Sono convinto di questo, come ne sono convinti tanti Governi europei, ma sono allo stesso tempo convinto che la chiusura delle questioni pendenti a Nizza non chiuda il futuro dell'Europa, ma lo riapra. Proprio perché chiude i left over, la Conferenza di Nizza può evitare all'Europa il rischio di paralisi e di perdita di identità che incombe su di essa e riaprire i cancelli verso un futuro migliore, con nuove missioni, con nuove sfide e con nuove prospettive.
La prima di queste missioni, la prima di queste sfide è quella di arrivare, poi, nel 2004 - già con il coinvolgimento dei primi Stati che potranno entrare nel 2003 - ad una nuova grande convenzione, che approvi finalmente una Carta fondamentale dell'Europa, quella che il nostro Presidente Ciampi va propagandando indefessamente per l'Europa, e anche fuori, come la Costituzione europea. Tutto ciò semplificando i trattati, definendo con chiarezza le competenze dell'Unione, quelle degli Stati membri, delle regioni e dando valore legale a questo come alla Carta dei diritti, che rimarrà il documento dirimente in termini di valori e di finalità ultime.
Anche su questo, a Nizza, è necessario vi sia un accordo e sarebbe molto positivo che vi fosse anche sull'opportunità della menzione fin d'ora della Carta fin nei trattati attraverso l'articolo 6. A Nizza, oltre alle questioni delle quali ho parlato, sicuramente verrà discussa la modifica dell'articolo 7 del Trattato dell'Unione, che non è stato applicato nei confronti dell'Austria, ma che aleggiava - nei confronti dell'Austria si è trattato di sanzioni bilaterali dei singoli Stati membri -, ed è l'articolo che prevede che, quando in uno Stato membro si determinino violazioni dei principi fondamentali e dei valori fondamentali dell'Unione, così come indicati dall'articolo 6, possano essere adottate misure anche comuni. La riflessione che si è svolta sull'articolo 7 ha portato a convenire sull'opportunità, che io ho condiviso poche settimane fa proprio con il Governo austriaco, di includere nell'articolo 7 un meccanismo di preallarme.

ANTONIO MARTINO. Ma c'è già.


Pag. 7

GIULIANO AMATO, Presidente del Consiglio dei ministri. Così com'è è piuttosto secco, onorevole Martino. Si ritiene più utile prevedere il preallarme per comunicarlo allo Stato interessato, più che altro per facilitare l'applicazione del giusto procedimento, vale a dire per consentire allo Stato membro nei confronti del quale vi sono riserve di poter spiegare la propria posizione e quindi far cessare l'allarme, perché il chiarimento è stato sufficiente, o pervenire ad una decisione meglio motivata (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
Colleghi, non vedo perché vi risentiate di ciò, non lo capisco, mi sfugge il motivo.

MAURO PAISSAN. Si capisce benissimo.

NICOLA BONO. Lei è anche sordo, Presidente!

ALFREDO BIONDI. Era un'osservazione, non si sarà mica offeso!

PRESIDENTE. Presidente Biondi, la prego.
Onorevole Bono, se vuole, interverrà dopo.

GIULIANO AMATO, Presidente del Consiglio dei ministri. Mi sfugge la ragione.

EDOUARD BALLAMAN. La strumentalizzazione!

GIULIANO AMATO, Presidente del Consiglio dei ministri. L'articolo 7, in ogni caso, fa un richiamo all'articolo 6 come fonte dei valori di riferimento perché scatti la procedura, quale che sia - mettiamola così - di cui all'articolo 7. Nell'articolo 6 è richiamata la Convenzione dei diritti del 1950: francamente, avrebbe molto senso richiamare anche questa Carta dei diritti, il che, teoricamente, non dovrebbe creare problemi neppure al Regno Unito, perché, in ogni caso, la Carta viene richiamata come fonte di valori e ciò è altamente auspicabile. Non vi è, però, soltanto questo. Vi è appunto la nostra aspettativa, condivisa da altri, che a Nizza si possa prendere un impegno affinché nel 2004 il documento, del quale parlavo possa vedere la luce.
Vi sarà anche un profilo delicato - lo dico subito - perché desta controversia, ossia se prevedere che in un documento, che sarà comunque una sorta di Costituzione europea, debba essere o meno previsto un apporto alle procedure europee dei Parlamenti nazionali.
Debbo dirvi che io sono tra coloro che pensano che abbia senso. So, peraltro, che ciò viene guardato con una qualche difficoltà dall'attuale Parlamento europeo, perché quest'ultimo è in parte vittima della lentezza delle procedure attuali e vi è la preoccupazione che tali procedure possano diventare ancora più lente senza un riferimento ai Parlamenti nazionali; però attenzione: da una parte è difficile sostenere che abbiamo una legittimazione delle istituzioni dell'Unione, che è ancora per metà fondata sugli Stati membri, se Stati membri vuol dire soltanto Governi; dall'altra, la richiesta di coinvolgimento dei Parlamenti nazionali sta venendo comunque da quegli stessi Parlamenti, da tutti, unanimemente.
Noi stiamo ora approvando una nuova legge comunitaria in cui, su richiesta unanime dell'apposita Commissione politiche dell'Unione europea, presieduta attualmente dal presidente Berlinguer, stiamo introducendo la riserva di esame parlamentare sugli atti che sono all'attenzione del Coreper e che saranno sottoposti al Consiglio dei ministri quando particolari circostanze lo richiedano. Questo è già di per sé un appesantimento procedurale. La questione investe queste modalità di inclusione dei Parlamenti nazionali, che vengono stabilite attraverso le leggi nazionali, perché l'Italia non è il primo, ma uno degli ultimi dei paesi della Comunità che sta introducendo con propria legge interna la riserva di esame parlamentare: è da vedere se questo aspetto debba continuare ad essere oggetto di legislazioni nazionali differenziate o se non debba


Pag. 8

essere un punto da prendere in considerazione per il futuro assetto proprio dell'Unione.
La conferenza di Nizza non potrà risolvere tale problema, ma dovrà autorizzare la partenza di tutto questo processo, dovrà affidare alla successiva Presidenza svedese il compito di definire una procedura di largo coinvolgimento perché si arrivi alla Costituzione europea, una procedura che coinvolga non soltanto un gruppo di saggi, ma di sicuro i Parlamenti nazionali, reinvestiti di questo problema, probabilmente le opinioni pubbliche nazionali e certamente anche gli Stati che via via entreranno nell'Unione e che dovranno essere coinvolti. Nuova linfa democratica nelle vene delle istituzioni europee: è un grande appuntamento verso una Costituzione europea nel 2004.
Io vi chiedo per tutto questo un mandato, sia a negoziare, perché in queste circostanze si deve negoziare, sia a non accontentarmi di soluzioni modeste; un mandato a far sì che l'Italia a Nizza assolva il ruolo di mediazione che tutti devono assolvere in un contesto del genere, ma tenendo alto l'obiettivo ed evitando di cadere in soluzioni di basso profilo che, se arrivassero, non servirebbero al futuro dell'Europa, ma probabilmente la avviterebbero in quell'inizio di circolo vizioso che rischiamo già di vedere per il nostro tempo. Come dicevo, c'è bisogno di ridare all'Europa il senso di un progetto comune, di una visione comune, di una capacità di fare dell'allargamento di un mercato comune anche l'allargamento di un'identità europea di cui siamo in grado di riconoscere i tratti, essendone orgogliosi ed essendo capaci di farla valere anche nei confronti di altri.
Per questo, come abbiamo fatto finora, noi intendiamo batterci per soluzioni che portino ad un effettivo cambiamento e miglioramento della situazione. Con il conforto della Camera sarei particolarmente lieto di andare alla Conferenza di Nizza sostenendo le soluzioni più forti, non necessariamente intransigenti, ma non disposte a qualunque compromesso pur di raggiungere un accordo purchessia (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, di Forza Italia, dei Popolari e democratici-l'Ulivo, dei Democratici-l'Ulivo, Comunista, dell'UDEUR, misto-Rifondazione comunista-progressisti, misto-CCD, misto-Socialisti democratici italiani, misto-Verdi-l'Ulivo, misto-Minoranze linguistiche, misto-Rinnovamento italiano, misto-CDU, misto Federalisti liberaldemocratici repubblicani e misto-Patto Segni-riformatori liberaldemocratici e di deputati di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. La ringrazio, signor Presidente del Consiglio.
Colleghi, vi informo che per gli interventi a titolo personale il tempo complessivamente disponibile è di quindici minuti e che le iscrizioni a parlare sono accettate fino alle 15.

Back Index Forward