(Sezione 1 - Risoluzioni)
La Camera,
premesso che:
il grave stallo in cui versa la Conferenza intergovernativa di riforma dei trattati, ancora una volta colpevolmente ristretta nelle mani degli esecutivi nazionali e dell'eurocrazia, rischia di risolversi in una ulteriore involuzione dei processi di riforma istituzionale e di esporre l'intera vita politica europea all'assalto dei nazionalismi più retrivi, all'influenza nociva di razzismo e xenofobia alimentati dalle paure e dagli sconquassi suscitati in vaste aree popolari e della società europea, da processi sempre più invadenti di deregolamentazione sociale, da un malconcepito processo di allargamento e da un perdurante deficit democratico del processo di integrazione;
la stessa limitata e contraddittoria esperienza della Convenzione incaricata di elaborare il progetto di Carta europea dei diritti - per la prima volta rappresentanti del Parlamento europeo e dei Parlamenti nazionali sono stati chiamati a dare il loro diretto contributo ad un processo di natura costituente - rivela che non è più sostenibile l'attuale procedura intergovernativa di riforma dei Trattati istitutivi dell'Unione europea e che sono ormai maturi i tempi di una vera e propria Costituente europea affidata innanzitutto al ruolo propulsivo del Parlamento europeo;
il risultato ultimo del referendum danese sull'euro e l'infittirsi in tutta Europea degli appuntamenti e delle richieste di referendum sull'euro, come su altri piloni centrali della vita comunitaria, rivelano che non è più possibile affidare le sorti dell'Europa all'unilateralismo di una moneta unica governata dalla solitudine della Banca centrale europea e condannata, proprio perché «senza anima» e «senza sovrano», ad essere giornalmente deprezzata dal giudizio, oltre che dei popoli, degli stessi mercati finanziari;
i primi passi di una politica estera e di sicurezza comune e di un esercito europeo, fortemente ipotecati dal loro iscriversi negli orizzonti strategici disegnati dalla nuova NATO, nata dal conflitto nei Balcani, e collocati in una sfera istituzionale di fatto sottratta alla sovranità e al controllo diretti del Parlamento europeo e dei Parlamenti nazionali, non apportano correttivi, non sanano, ma, anzi sono destinati ad approfondire la crisi di legittimità delle istituzioni comunitarie;
il ventilato avvio a Nizza di procedure di cooperazione o integrazione rafforzata rischia di produrre, rispetto alla attuale armatura istituzionale, altri strappi nel tessuto della democrazia europea e di contribuire ulteriormente alla formazione di potentati senza controllo;
la proclamazione, in calendario a Nizza, della Carta europea dei diritti evidenzia ancor più, pur con i limiti delle attuali formulazioni, l'insostenibilità di un percorso comunitario affidato alla logica del mercato unico e la necessità di un salto politico e di qualità nel processo di integrazione
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sovranazionale, da conseguire con la conquista di nuovi diritti e poteri democratici, soprattutto a fronte delle inedite potenze sospinte dallo sviluppo impetuoso della scienza nel campo della comunicazione e delle biotecnologie;
la Carta europea dei diritti evidenzia, nelle attuali formulazioni, un silenzio inesplicabile sul tema decisivo della pace nel mondo e sull'impegno dell'Unione europea contro ogni forma di guerra, per lo sviluppo delle istituzioni e del diritto internazionale come sedi e strumenti per la risoluzione dei conflitti e di ogni controversia internazionale;
le attuali formulazioni della Carta europea dei diritti in materia economica e sociale risentono del forte condizionamento politico esercitato dal Consiglio europeo di Colonia quanto ai compiti e ai confini assegnati alla Convenzione incaricata di elaborarne il progetto; in particolare, il catalogo di diritti economico-sociali disegnato nella Carta ne accentua puntigliosamente le varie vigenze nazionali e prova a confinarli in una dimensione di mera giustiziabilità, in modo da ribadire la primazia sovranazionale dei criteri di convergenza e del patto di stabilità finanziaria e da frapporre ostacoli allo sviluppo di una politica sociale e di uno spazio pubblico europei, di nuovi poteri comunitari in campo economico e sociale;
il vincolo straordinario assunto con il popolo italiano nell'unica occasione in cui è stata esplicitamente sottoposta al suo giudizio una materia di grande indirizzo comunitario e costituzionale, in virtù del referendum del 18 giugno 1989 con cui le elettrici e gli elettori, con altissima partecipazione, si espressero con l'88 per cento dei voti per conferire un mandato costituente al Parlamento europeo nell'istituenda Unione europea;
impegna il Governo
a sostenere nel corso del Consiglio europeo di Nizza una linea complessiva volta alla conquista di una rottura di continuità rispetto alle formule intergovernative che hanno finora monopolizzato gli sviluppi e le evoluzioni dell'integrazione europea. La vicenda stessa dell'elaborazione della Carta europea dei diritti - fortemente limitata nel suo sviluppo, nella sua piena riconoscibilità da parte della società europea, dai limiti imposti dal Consiglio europeo, dall'eurocrazia comunitaria - rivela che l'integrazione non può procedere oltre se non si provvede a colmare con decisione il deficit di legittimità che attarda le istituzioni europee, se non si rinsalda e ristabilisce un pieno circuito democratico tra società europea, Stati nazionali, e istituzioni comunitarie;
a contrastare nel Consiglio europeo di Nizza qualsiasi riforma istituzionale che possa danneggiare l'apertura di un limpido e dispiegato processo costituente affidato al ruolo centrale e propulsivo del Parlamento europeo e, conseguentemente, ad esprimersi contro l'attuale testo del progetto di Carta europea dei diritti.
6-00149. Bertinotti, Giordano, Boghetta, Bonato, Cangemi, De Cesaris, Lenti, Malentacchi, Mantovani, Nardini, Pisapia, Edo Rossi, Valpiana, Vendola.
La Camera,
a conclusione del dibattito sull'impegno dell'Italia per la riforma delle istituzioni europee, l'allargamento dell'Unione, la proclamazione della Carta dei diritti fondamentali secondo la proposta del Parlamento europeo e l'avvio del processo democratico per la Costituzione europea, con la partecipazione dei popoli e dei Parlamenti nazionali;
nella convinzione che l'Italia debba presentarsi al Consiglio europeo di Nizza con un ampio mandato parlamentare cui concorrano, nell'interesse superiore del Paese e dell'Europa, il maggior numero di forze politiche;
preso atto del ruolo positivo svolto dall'Italia nella proposta e nella definizione degli argomenti dell'agenda del vertice di Nizza;
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approva le dichiarazioni del Presidente del Consiglio e
impegna il Governo
a proseguire nell'azione fin qui intrapresa e a farsi interprete dell'ispirazione unitaria e delle significative convergenze che hanno caratterizzato l'odierno confronto parlamentare.
6-00150. Berlinguer, Occhetto, Mussi, Pisanu, Selva, Soro, Pagliarini, Manzione, Grimaldi, Monaco, Paissan, Follini, Crema, Bastianoni, Sbarbati, Volontè, La Malfa, Rebuffa, Tremaglia, Deodato.
(Approvata)
La Camera,
premesso che:
il 7 e 9 dicembre a Nizza avrà luogo una Conferenza Intergovernativa che assume valori simbolici, oltre che di contenuto particolarmente importanti ai fini del futuro sviluppo politico dell'Unione europea;
l'allargamento a nuovi Paesi membri richiede necessariamente di ripensare in modo radicale l'organizzazione istituzionale dell'Unione europea;
un gruppo di uomini politici importanti nei rispettivi Paesi, soprattutto tedeschi e francesi, hanno manifestato la necessità di ripensare i rispettivi ruoli dell'Unione e dei Paesi membri;
la decisione di basare l'Unione europea su di una costituzione democratica di tipo federale può costituire, sul medio e lungo termine, l'unico vero strumento per superare democraticamente le ostilità all'eliminazione del diritto di veto,
impegna il Governo
a cercare, durante l'incontro di Nizza, il consenso degli altri Paesi membri ed in modo particolare, di Francia e Germania, per dar vita ad un gruppo di Paesi pilota decisi a convocare, dentro o fuori i trattati, una assemblea costituente elettiva europea con il mandato di redigere la bozza di una costituzione federale europea da sottoporre al vaglio dei Parlamenti nazionali e indi all'approvazione delle popolazioni europee.
6-00151. Rivolta, Volontè, Bergamo, Biondi, Tassone, Marotta, Scarpa Bonazza Buora, Colombini, Calzavara, Collavini, Cimadoro, Amato, Baiamonte, Deodato.