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PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
MARCO PEZZONI, Relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'approvazione definitiva di questo provvedimento, che ha già ricevuto il voto favorevole del Senato, appare particolarmente importante ed urgente proprio in questi giorni che vedono riuniti a Vienna i ministri degli esteri per l'annuale vertice dell'Organizzazione sulla sicurezza e cooperazione europea. Il tema in discussione al vertice tocca alcune questioni che il provvedimento in esame affronta: la prevenzione dei conflitti interetnici, la possibilità di costruire pace e stabilità in tutta l'area che viene monitorata dagli osservatori dell'OSCE.
che controllano l'immigrazione clandestina e, come abbiamo visto esaminando il provvedimento precedente, l'ingresso nell'OSCE della Repubblica federale jugoslava.
parte, appunto, dell'OSCE), durante la quale siamo stati ospiti degli uffici ONU di Vienna che organizzano la consulenza per la lotta contro la droga e il traffico delle sostanze stupefacenti in Europa. Le frontiere dall'Afghanistan sono - diciamo così - dei colabrodo; altrettanto dicasi per Uzbekistan e Tajikistan, che vedono la forte presenza di narcotrafficanti, spesso coperti dalla complicità dei talebani e dei massud. Da lì, dunque, parte una delle fonti principali del narcotraffico a livello mondiale e il trasporto dell'eroina che viene prodotta e raffinata in quelle aree raggiunge soprattutto l'Unione europea, attraverso le rotte aeree del centro Asia e dei Balcani, con la complicità di organizzazioni criminali mafiose.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
RINO SERRI, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, mi riservo di intervenire nel prosieguo del dibattito.
PRESIDENTE. Il primo iscritto a parlare è l'onorevole Niccolini. Ne ha facoltà.
GUALBERTO NICCOLINI. Signor Presidente, confermo che la posizione del gruppo di Forza Italia, già espressa in Commissione, è favorevole al provvedimento, ricordando che tra le missioni che il relatore ha citato ce ne sono ben cinque che ci riguardano molto da vicino: l'Albania, la Bosnia, la Croazia, la Macedonia e il Kosovo. Sono cinque missioni che riguardano, ripeto, l'Italia più degli altri paesi d'Europa, quindi è evidente che il rapporto con l'OSCE è particolarmente importante.
dell'Europa da quel terreno potrebbe provocare situazioni ben più gravi.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Calzavara. Ne ha facoltà.
FABIO CALZAVARA. Signor Presidente, raccolgo le osservazioni del collega Niccolini e mi riservo di intervenire in sede di dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare, e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali. Prendo atto che il relatore e il rappresentante del Governo rinunciano alle repliche.
Avverto che la III Commissione (Affari esteri) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Il relatore, onorevole Pezzoni, ha facoltà di svolgere la relazione.
Vi sono anche altri temi in discussione: la lotta alla droga, i problemi della sicurezza, le questioni concernenti la cooperazione contro le organizzazione criminali
L'OSCE, che è un'organizzazione non solo paneuropea perché raccoglie anche paesi che facevano parte dell'ex Unione Sovietica, a cui si aggiungono Canada e Stati Uniti, è composta da cinquantacinque paesi che finanziano l'organizzazione e che si impegnano ad un ulteriore intervento straordinario a livello bilaterale.
L'OSCE esercita un'attività di monitoraggio particolarmente importante, di lungo e di breve periodo, in occasione delle elezioni nei paesi di difficile transizione; garantisce l'assistenza nell'organizzazione di elezioni libere e democratiche, il monitoraggio e la presenza civile, e non militare, nelle zone attraversate da tensioni interetniche e interreligiose. Proprio per questo l'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa ogni anno redige documenti strategici, il più importante dei quali ha fatto sì che la precedente Conferenza sulla sicurezza e la cooperazione europea si trasformasse nell'OSCE, vale a dire in una struttura molto più solida ed articolata che prevede un segretariato, l'Alto commissario per le minoranze nazionali, l'Assemblea parlamentare e il relativo organo costituito dalla Commissione permanente nonché una Corte di conciliazione e arbitrato.
Oggi è importante che l'Italia approvi questo provvedimento che prevede un finanziamento di un miliardo per ciascuno dei prossimi tre anni (la stessa Commissione bilancio indica che esso va iscritto nel triennio 2000-2002) perché così sarà garantita la continuità della presenza dell'OSCE in situazioni di crisi e nelle attività di monitoraggio che devono continuare.
Attualmente sono circa tredici le missioni di lunga durata gestite dall'OSCE: Albania, Bielorussia, Bosnia Erzegovina, Cecenia, Croazia, Estonia, ex Repubblica jugoslava di Macedonia, Georgia, Lettonia, Kosovo, Moldavia, Tajikistan, Ucraina. Oltre a queste tredici missioni di lunga durata, sono aperti quattro uffici di collegamento in Kazakistan, Kirghizistan, Turkmenistan ed Uzbekistan. Tali missioni si articolano in presenze leggere, ovvero di pochi membri internazionali, oppure - come è accaduto con le missioni più complesse, quale quella in Albania - possono raggiungere le ottanta unità o addirittura (come nel caso del Kosovo) le duemila unità. È importante, dunque, garantire il finanziamento per i prossimi tre anni, in quanto l'Italia non sempre in passato ha contribuito all'OSCE in modo continuativo.
È necessario - come altri paesi stanno facendo o hanno già fatto - un finanziamento più continuativo da parte dei paesi direttamente interessati alla prevenzione dei conflitti e alla democratizzazione delle aree che si riconoscono nell'OSCE. In particolare, hanno garantito una quota ulteriore oltre alla quota obbligatoria (dunque è un finanziamento volontario) paesi come la Gran Bretagna, la Germania, la Svezia, la Danimarca, i Paesi Bassi e gli Stati Uniti.
Ricordo, inoltre, che i programmi gestiti dall'OSCE sono anche di assistenza allo sviluppo della società civile e sono finanziati in parte dai singoli Stati appartenenti all'OSCE: molti dei funzionari internazionali che partecipano a tali azioni di presenza, assistenza o monitoraggio, sono reclutati sulla base di grandi capacità e di esperienza in tali realtà e vi è il finanziamento diretto da parte degli Stati che se fanno carico. Ecco perché vi è bisogno che esperti italiani siano sempre più presenti nelle azioni di monitoraggio e nell'OSCE.
Come ho già detto, nelle giornate di oggi e domani i ministri degli esteri si incontreranno a Vienna in merito a questioni assai delicate. Vorrei ricordare che dal Kosovo ai Balcani, ai paesi dell'ex Unione Sovietica (Kazakistan, Uzbekistan e Tajikistan) vi sono questioni aperte che riguardano lo stesso futuro della civiltà europea. Vorrei ricordare, altresì, una recente missione fatta con alcuni colleghi in Uzbekistan e Tajikistan (che fanno
È evidente, dunque, che le terre del centro Asia, che una volta ci sembravano lontanissime, fanno parte a pieno titolo di un sistema che guarda all'Europa e che spesso si ispira - o tenta di ispirarsi - alle nostre Costituzioni e al nostro pluralismo e ad un impianto politico ed istituzionale innovativo. Mi riferisco, ad esempio, alla distinzione tra religione musulmana e Stato laico. Ricordiamo che tali forme di separazione sono presenti in quelle aree grazie all'influenza dell'Europa. Ecco, dunque, che l'OSCE è anche fonte di ispirazione di civiltà giuridica europea e di una cultura che dobbiamo in tutti i modi rafforzare.
Ecco perché raccomando caldamente che questo provvedimento, che in fondo prevede semplicemente lo stanziamento di 3 miliardi nei prossimi tre anni, venga approvato rapidamente dalla Camera dei deputati.
Le questioni che abbiamo affrontato precedentemente e quelle dei Balcani ci riguardano da vicino e richiedono la proroga della presenza degli osservatori civili anche oltre quest'anno, visto che la problematica della convivenza multietnica e della pacificazione dei Balcani non è sfida di breve periodo, ma richiede un costante impegno dei paesi confinanti, come l'Italia, e soprattutto degli organismi internazionali così importanti per le loro azioni di monitoraggio e di prevenzione dei conflitti, come è appunto l'OSCE.
A noi sembrava persino troppo limitata la cifra di un miliardo per ciascuno dei tre anni, considerato che nella relazione allegata si afferma che ciò dovrebbe consentire all'Italia di finanziare la partecipazione di esperti italiani alle missioni di lunga durata dell'OSCE, a quelle di monitoraggio, e dovrebbe altresì consentire di contribuire all'attività di assistenza allo sviluppo della società civile. Mi pare, quindi, che, al di là del contributo fisso, questo contributo volontario di un miliardo all'anno non sia proporzionato alle importanti intenzioni manifestate, alle quali l'opposizione si adegua molto volentieri. Magari potessimo sperare - e ciò è stato già messo in rilievo dal relatore - che queste missioni possano concludersi nell'arco di due o tre anni e che si possano ristabilire certe situazioni! Tra qualche anno probabilmente saremo ancora qui a rifinanziare queste missioni e a discutere sulla necessità di non «mollare» quel tipo di terreno, perché l'assenza
Riaffermiamo, quindi, la nostra posizione favorevole.
Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.


