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TESTO AGGIORNATO AL 28 NOVEMBRE 2000
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 20 ottobre 2000, n. 295, recante disposizioni urgenti a sostegno del processo di stabilizzazione e sviluppo della Repubblica Federale di Jugoslavia.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
VITO LECCESE, Relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, i contenuti del decreto-legge n. 295 vanno inseriti all'interno del contesto politico in cui esso si colloca rispetto ai recenti positivi sviluppi della situazione della Repubblica Federale di Jugoslavia. Le elezioni del 24 settembre scorso hanno favorito la riapertura del dialogo non solo fra l'Italia e la Repubblica di Jugoslavia, ma anche fra quest'ultima e il resto della Comunità internazionale. Tali rapporti si erano interrotti ai tempi della pericolosa disarticolazione della ex Jugoslavia e delle vicende belliche della Bosnia e del Kosovo. Subito dopo le elezioni, il 12 ottobre scorso il Presidente del Consiglio Amato ed i ministri del tesoro e degli affari esteri si sono recati a Belgrado per incontrare il nuovo Presidente Kostunica per manifestargli il pieno sostegno del nostro paese al processo di democratizzazione e di stabilizzazione avviato con le elezioni del 24 settembre. Nel corso di quell'incontro, il Governo si è impegnato ad offrire l'assistenza del nostro paese per favorire ed incoraggiare la ricostruzione della Repubblica federale jugoslava.
all'interno di un pacchetto complessivo di interventi per circa 150 miliardi: erano previsti interventi nei settori sanitario e sociale ed in quello della cooperazione a livello locale e a questo il Governo aveva anche cercato di aggiungere una parte delle risorse che si erano rese disponibili attraverso i fondi Interreg, ossia i fondi di cooperazione interregionale transfrontaliera. Questo, quindi, è il contesto in cui collocare il decreto-legge.
che autorizza uno stanziamento di 100 miliardi e che integra il pacchetto di interventi di cooperazione italiana annunciato a Belgrado. Pertanto, i complessivi 250 miliardi di impegno finanziario per la stabilizzazione e lo sviluppo dell'economia e della società iugoslava collocano l'Italia in prima fila tra i sostenitori del processo di transizione democratica di quel paese. Noi riteniamo che sia importante - questo è un elemento fondamentale del dibattito che si è sviluppato nella III Commissione - mantenere le promesse di sostegno, perché in questo modo il nostro paese potrà fornire un grande contributo alla stabilità di quella regione.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
RINO SERRI, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, mi riservo di intervenire in sede di replica.
PRESIDENTE. Il primo iscritto a parlare è l'onorevole Niccolini. Ne ha facoltà.
GUALBERTO NICCOLINI. Nel dettagliato quadro illustrato dal relatore manca probabilmente il riferimento agli avvenimenti degli ultimi giorni. Abbiamo infatti assistito al ritorno in pubblico e in politica di Milosevic. Non si tratta di un ritorno taciturno, tranquillo, diciamo sottobanco, ma di un ritorno pubblico, aperto e grande, in occasione del congresso del partito socialista (un congresso molto importante perché ad esso vi hanno partecipato 2.300 delegati). Milosevic è comparso come un qualsiasi leader politico che ha sì perso le elezioni, ma che in ogni caso vuole continuare la sua battaglia politica a capo del maggior partito di opposizione. Il che mi sembra molto grave, perché rappresenta un elemento destabilizzante, una mina vagante che continuerà a minacciare l'operazione di stabilizzazione dei Balcani. E tale situazione segue di poco le elezioni avvenute in Bosnia, vinte dal partito serbo e da quello croato come partiti nazionalisti e non come partiti trasversali, come si era auspicato e come solo il partito bosniaco è riuscito a fare.
Milosevic, quindi, dobbiamo tenere presente che la sua ombra e il suo ricatto incombono ancora su Belgrado.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Pezzoni. Ne ha facoltà.
MARCO PEZZONI. Signor Presidente, molte cose sono state dette dal relatore Vito Leccese e condivido totalmente lo scenario che egli ha descritto.
anni, però, noi abbiamo avuto un limite, ricordato dal collega Leccese: ad una strategia e ad una lettura politica giuste non sempre hanno corrisposto azioni politicamente e finanziariamente coerenti. Ricordo semplicemente che il sostegno alle opposizioni democratiche nella Federazione jugoslava, la scommessa di una loro vittoria nelle elezioni sono venute più dai finanziamenti e dalla politica della Germania - che pure, secondo me, non aveva dato una lettura adeguata della situazione della Serbia e dei Balcani - che non dall'Italia. Certo, noi avevamo problemi finanziari ma, come ha ricordato il collega Leccese, un provvedimento legislativo giusto come quello relativo alla ricostruzione dei Balcani, che mi pare la Commissione affari esteri abbia licenziato a febbraio, attende ancora di essere approvato da questo ramo del Parlamento.
- come ha detto il Presidente Prodi - la possibilità non solo di europeizzare i Balcani, ma anche di consentire una soluzione regionale «dialogata» su tutti i problemi aperti: quello del Kosovo, quello del Montenegro e quello tuttora aperto - come rilevava giustamente il collega Niccolini - e contraddittorio della Bosnia-Erzegovina.
ritengono che ci sia grande urgenza perché venga approvato al più presto dall'Assemblea il finanziamento di 100 miliardi per l'emergenza e per rafforzare e consolidare la svolta democratica in una Serbia che è perno dell'interno sforzo e progetto di democratizzazione dei Balcani.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Calzavara. Ne ha facoltà.
FABIO CALZAVARA. Signor Presidente, il relatore, il collega Leccese, ha compiutamente riferito sul provvedimento in discussione. Il collega Niccolini ha aggiunto delle note reali e critiche. Il collega Pezzoni ha rifinito e precisato le motivazioni che spingono ad approvare questo provvedimento. Quindi, farò solamente un paio di riflessioni di contorno su quanto è già stato detto ampiamente.
affari esteri, anche da altre Commissioni, riteniamo che una sufficiente garanzia sia rappresentata dalla previsione di una relazione del Governo al Parlamento (anche se avremmo preferito che fosse accompagnata da una relazione tecnica e che fosse fissata una data per la presentazione della relazione sulle iniziative realizzate).
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
Avverto che la III Commissione (affari esteri) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Il relatore, onorevole Leccese, ha facoltà di svolgere la relazione.
L'iniziativa italiana segue l'importante iniziativa assunta in sede europea: voglio ricordare la riunione dell'8 ottobre scorso del Consiglio degli affari generali dell'Unione europea, tenutasi in Lussemburgo, in cui tutti i paesi aderenti all'Unione hanno deciso di revocare l'embargo nei confronti della Repubblica federale della Jugoslavia, non solo in relazione ai prodotti petroliferi, ma anche agli investimenti e ai collegamenti aerei; mi riferisco a tutto quel sistema sanzionatorio che era stato messo in atto dalla comunità internazionale nel periodo immediatamente precedente alle vicende belliche del Kosovo.
I primi aiuti da parte italiana consistono in 100 miliardi - stanziati con il decreto-legge in esame - per permettere alla Iugoslavia di far fronte ai bisogni e alle esigenze primarie della popolazione ed avviare allo stesso tempo il processo di ricostruzione. Dall'impegno assunto il 12 ottobre tra il Presidente del Consiglio Amato ed il Presidente Kostunica, nasce il decreto-legge di cui oggi stiamo discutendo. Il suo obiettivo è quello di consolidare il nuovo corso democratico della Repubblica federale di Jugoslavia, obiettivo che l'Italia e la comunità internazionale intendono conseguire con stanziamenti ed aiuti immediati a sostegno del popolo serbo e della nuova dirigenza dopo le elezioni del 24 settembre scorso.
Aggiungo che la situazione economica in quel paese non è facile: Kostunica si è trovato ad ereditare una situazione estremamente delicata in cui si registrano drammi legati non solo al sistema sanzionatorio e all'embargo posto in essere dalla comunità internazionale nei mesi precedenti l'evento bellico in Kosovo, ma anche alla dissennata e clientelare gestione della cosa pubblica imposta dal regime di Milosevic che, specie nelle ultime fasi, ha puntato solamente ad un arricchimento del vertice e della sfera ad esso più vicina. I settori più devastati dalla crisi economica ancora in atto in Jugoslavia sono l'agricoltura e le infrastrutture che - come è stato ricordato nel dibattito in Commissione - sono state danneggiate anche dall'intervento militare della NATO. Una situazione così critica sul piano economico è ovviamente maturata all'interno di una difficilissima condizione della finanza pubblica jugoslava: il deficit della bilancia dei pagamenti è superiore al miliardo di dollari e ad esso si unisce un enorme debito sia nella componente degli scambi con l'estero, sia nella componente interna, dovuto al congelamento dei conti in valuta dei privati al fine di finanziare la guerra.
Nell'incontro del 12 ottobre scorso a Belgrado, la nuova dirigenza ha dichiarato di attendere dal nostro paese un segnale forte ed un'azione finalizzata sia ad interventi di emergenza (per far fronte ad esigenze di prima necessità), sia al sostegno di un programma di ricostruzione di medio periodo.
Ai colleghi non sfuggirà l'importanza dei contenuti di un'altra proposta di legge approvata in sede referente dalla Commissione esteri della Camera, che attende di essere discussa in aula, legata al processo di ricostruzione di tutto lo scacchiere balcanico, che segue gli impegni assunti dal nostro paese nella sede degli incontri avvenuti a livello europeo sul patto di stabilità per i Balcani. Con questo decreto-legge, più i contenuti del disegno di legge che mi auguro possa anch'esso diventare legge in tempi brevi, si potrà avere un intervento forte da parte del nostro paese, teso a stabilizzare quella regione.
Intanto, bisogna dire che il Ministero degli affari esteri - ancora prima che, con questo decreto, il nostro Governo assumesse l'impegno per 100 miliardi - aveva già avviato una serie di aiuti e di iniziative
Vorrei ricordare le vicende degli ultimi giorni, tra cui il Consiglio europeo informale di Biarritz del 13 e 14 ottobre, con cui si è sancita la volontà di riaprire i rapporti tra Unione europea e Repubblica federale di Jugoslavia (addirittura, ha preso parte ai lavori di Biarritz, anche se in veste informale, il Presidente Kostunica), che ha segnato la riapertura di un dialogo tra Repubblica federale jugoslava e comunità internazionale, anche in funzione della possibilità che gli interventi previsti all'interno del patto di stabilità possano essere indirizzati in favore del popolo serbo. In questa prospettiva di riapertura del dialogo e della cooperazione tra i paesi di quella regione dell'Unione europea, il Presidente Kostunica è stato invitato al vertice di Zagabria, che si è svolto nei giorni scorsi tra i rappresentanti dell'Unione europea ed i leader dei cinque Stati successori della Jugoslavia, con all'ordine del giorno l'appoggio europeo al processo di riforma e di stabilizzazione, in vista di una possibile futura adesione di quei paesi all'Unione europea.
Vorrei citare le parole del Presidente della Commissione europea, Romano Prodi, a commento del vertice di Zagabria: «Si è trattato di un incontro storico per il futuro dei Balcani e delle relazioni fra i paesi di questa regione e l'Unione europea, con il grande progetto di ridisegnare completamente le politiche relative all'Europa sud orientale e alle relazioni tra questa regione e l'Unione europea. Nell'Europa sud orientale la democrazia avanza e le prospettive di una pace duratura non sono mai state migliori da una generazione a questa parte. Bisogna cogliere al volo questa occasione, ricostruire istituzioni e economie dei paesi di quello scacchiere, promuovere la cooperazione regionale - anche nel campo della lotta alla criminalità organizzata e al traffico di esseri umani -, il libero scambio, lo Stato di diritto, far radicare la democrazia, il rispetto dei diritti umani e delle minoranze, garantire il ritorno dei profughi».
È evidente che il successo delle adesioni di questi paesi dipende molto dalla rapidità con cui verranno realizzate le riforme e la via da percorrere è quella degli accordi di stabilizzazione e di associazione con l'Unione europea, nonché quella della cooperazione regionale fra gli stessi paesi di quella regione.
Il vertice si è concluso con l'impegno dell'Unione europea a garantire aiuti energetici per 80 milioni di euro, per il funzionamento di impianti, ospedali e industrie; con un protocollo di cooperazione in vista di futuri aiuti che al momento sono previsti in 240 milioni di euro per i bisogni immediati e che rientrano nel più ampio programma di oltre 4 miliardi e mezzo di euro per la ricostruzione, lo sviluppo e gli investimenti dell'intera regione dei Balcani per il periodo 2000-2006 (il cosiddetto programma CARDS). Inoltre, la nuova Jugoslavia è stata riammessa a far parte dell'Iniziativa centroeuropea e ha aderito formalmente all'Iniziativa adriatica e ionica allo scopo di una stretta cooperazione nei settori della lotta al crimine organizzato, della tutela ambientale, della cooperazione in campo economico e in campo culturale. Infine - è notizia di queste ultime ore -, vi è stato il rientro ufficiale della Repubblica federale di Jugoslavia nell'OSCE, l'importante organizzazione europea per la sicurezza e la cooperazione.
Questo è il contesto in cui si inserisce il decreto-legge al nostro esame - contesto in cui vi sono nuove garanzie e impegni reciproci fra Unione europea ed i paesi di quella regione - recante disposizioni urgenti a sostegno del processo di stabilizzazione, ricostruzione e sviluppo della Repubblica federale di Jugoslavia,
Vorrei sinteticamente ricordare quali sono gli impegni che il Ministero degli affari esteri si è assunto in quell'area geografica soprattutto in relazione alla crisi che stava vivendo, che ha vissuto e che continua a vivere il popolo serbo. Si tratta, in parte, di interventi definiti in sede unilaterale e, in parte, assunti in sede multilaterale: 18,5 miliardi di lire sono previsti per immediati interventi umanitari di emergenza nei settori dell'approvvigionamento idrico, della sanità e dell'educazione; 12 miliardi di lire sono previsti per la realizzazione del programma Città-città (attività nei settori socio-sanitari, dell'alimentazione e dell'educazione, con il coinvolgimento di enti locali e di organizzazioni non governative italiane); 50 miliardi di lire sono stati stanziati per interventi di riabilitazione nei suddetti settori; 70 miliardi di lire sono volti alla concessione di crediti d'aiuto destinati al finanziamento della riabilitazione delle infrastrutture.
Quanto stanziato con questo decreto-legge andrà a rafforzare gli interventi già definiti nel pacchetto del Ministero degli affari esteri.
In Commissione e presso il Comitato per la legislazione si è discusso molto sulla genericità delle indicazioni fornite dal decreto-legge rispetto agli interventi da realizzare. Il Governo ci ha assicurato la garanzia che i 100 miliardi, che rappresentano un primo sostegno finanziario del nostro paese in favore della Repubblica federale di Jugoslavia, saranno utilizzati nel modo seguente: 60 miliardi di lire saranno utilizzati per costituire, a sostegno del processo di stabilizzazione, ricostruzione e sviluppo della Jugoslavia, due trust fund, uno presso la Banca mondiale e l'altro presso la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo; i restanti 40 miliardi saranno messi a disposizione delle autorità jugoslave per l'acquisto di beni di prima necessità, secondo una procedura concordata fra l'ambasciata d'Italia a Belgrado e le autorità jugoslave. Il Governo italiano depositerà presso una primaria banca italiana indicata dagli jugoslavi tale somma, che potrà essere utilizzata dalle autorità di Belgrado per l'importazione dall'Italia di prodotti energetici per far fronte alle urgenti esigenze del settore.
Pertanto, abbiamo ricevuto garanzie dal Governo circa la richiesta di specificare meglio gli interventi da finanziarie con questo decreto-legge. Anzi, lo scorso 8 novembre è stato adottato un decreto da parte del Ministero del tesoro, con il quale si definiscono le modalità di utilizzo di questi 100 miliardi, secondo le indicazioni che ho letto poc'anzi.
In Commissione, in sede referente, è stato accolto un emendamento presentato dall'onorevole Calzavara, con il quale si chiede al Governo di riferire periodicamente sulle modalità di utilizzo di questi 100 miliardi. La richiesta del collega Calzavara è stata condivisa da tutti i componenti della Commissione perché risponde ad un'esigenza di migliore comunicazione tra Governo e Parlamento, anche in considerazione delle note vicende relative agli interventi umanitari compiuti negli anni passati in paesi che si trovano sull'altra sponda dell'Adriatico.
Non ci siamo limitati a condividere la richiesta fatta dal collega Calzavara, adottando un semplice atto di indirizzo con il quale si impegna il Governo a riferire periodicamente in aula sulle modalità di utilizzo di questi fondi, ma l'abbiamo fatta nostra e recepita nel disegno di legge di conversione.
Dunque Kostunica ha vinto le elezioni, ha vinto perché il popolo è sceso in strada. Le cronache narrano che Milosevic ha chiesto nello stesso giorno per quattro volte l'intervento della polizia e dell'esercito contro il suo popolo: ciò non è avvenuto soltanto per la correttezza istituzionale dei generali, che si sono rifiutati di sparare contro il popolo. Pertanto, rispetto al momento in cui abbiamo discusso in Commissione di questo e di altri provvedimenti, la situazione è cambiata e potrebbe essere nuovamente mutata allorquando tali provvedimenti dovessero entrare in vigore.
È chiaro che dobbiamo dare una mano a Kostunica e favorire la stabilità dell'intero quadro balcanico. Ricordo che il problema del Kosovo è ancora non risolto e che Kostunica non ne ha ancora prospettato una soluzione chiara; lo stesso problema della Bosnia non è stato ancora risolto, anche se lo possiamo sperare con una nuova Croazia ed una nuova Serbia. Se però Tudjman è morto, e quindi non può più partecipare ai congressi del suo partito, Milosevic invece è vivo ed è ritornato probabilmente con armi di ricatto e di pressione esercitata soprattutto con le centinaia di miliardi sottratti alle casse della Jugoslavia e portati all'estero. Sono problemi che dobbiamo tenere presenti. Proprio oggi, il Corriere della Sera riporta una dichiarazione della signora Dal Ponte del tribunale internazionale in cui si denuncia che Milosevic, ricercato sul piano internazionale e accusato di tremendi crimini, si è presentato tranquillamente in un teatro a fare un congresso politico. Ciò significa che egli ha ancora molto potere e che esercita leve di ricatto all'interno del Governo jugoslavo: di questo dobbiamo preoccuparci. Ciò non significa che Forza Italia abbia cambiato idea e non voglia più finanziare i progetti di costruzione della ex Jugoslavia, ma sottolineiamo che la situazione non è così positiva e solare come quella che è stata fin qui descritta. I problemi di Belgrado sono ancora molto pesanti e non vorremmo che questo processo di aiuto al popolo serbo si tramutasse, per così dire, in un aiuto ai criminali che lo hanno massacrato.
Riconoscemmo velocemente la Croazia e la Slovenia, prima ancora della loro nascita che provocò le guerre successive. Non vorrei che questa rincorsa affrettata provocasse problemi maggiori di quelli che vorremmo risolvere. Siamo d'accordo tutti che questa volta vi sono l'Unione europea e l'OSCE, ma c'è anche un tribunale internazionale che sta cercando una persona che si è presentata fisicamente ad un congresso pubblico. Kostunica ha già detto che non arresterà mai
Come è possibile che i quattro o cinque grandi responsabili della tragedia bosniaca, al di là degli ultimi atti della guerra nel Kosovo, circolino liberamente? Certamente, è stata catturata qualche figura minore, qualcuno che ha ammazzato tre o quattro persone, ma i grandi responsabili sono ancora intoccabili. Tra questi, il maggiore, a mio avviso, è proprio Milosevic.
Annuncio fin da ora che esprimeremo voto favorevole sulla conversione in legge di questo decreto-legge, anche se non è stato strutturato bene; abbiamo dovuto avere chiarimenti successivi perché il disegno di legge di conversione era scritto male, come hanno rilevato anche il Comitato per la legislazione e la I Commissione. Si tratta, infatti, di un decreto buttato giù talmente in fretta che non si capiva dove andassero a finire cento miliardi. D'accordo, oggi cento miliardi non si negano a nessuno, ma è meglio sapere dove vanno a finire! Per fortuna, grazie all'emendamento Calzavara presentato a nome delle opposizioni, alla fine dell'operazione, avremo una relazione tecnica precisa su come siano stati spesi questi denari. Nessuno, pertanto, revoca il favore accordato; ricordo soltanto al Governo, ai servizi e a tutti gli europei di tenere conto di questa drammaticissima presenza di Milosevic sul teatro di Belgrado. Si tratta di una presenza estremamente inquietante e ricattatoria che, prima o poi, potrebbe riproporre situazioni che vorremmo evitare per sempre.
Il provvedimento al nostro esame richiede una grande regia da parte del Governo italiano. Vorrei anche esaminare le questioni poste dal collega Niccolini, che mi paiono assai centrali. L'Italia in questi anni ha avuto quasi da sola in Europa, insieme al Governo francese, una posizione strategicamente corretta sui Balcani e sulla Serbia.
La nostra posizione politica sta vincendo oggi sul piano internazionale, anche rispetto ad alcune posizioni affrettate, sbrigative e unilaterali da parte degli Stati Uniti e della Germania. Riteniamo che oggi nei Balcani non esista una soluzione politica interna al localismo o alle forze politiche presenti in uno Stato piuttosto che in un altro.
In questi anni, soltanto noi, assieme ai francesi, abbiamo individuato - lo abbiamo fatto anche come parlamentari quando, insieme con il collega Trantino, un anno e mezzo fa, abbiamo partecipato ai lavori che si sono svolti presso l'Assemblea nazionale francese, dove erano ospitati rappresentanti dei Parlamenti nazionali europei e dei Balcani - nella riammissione al più presto della Serbia nel consesso democratico la via maestra per recuperare i Balcani all'Europa. Ciò in quanto non esiste una soluzione bosniaca interna alla Bosnia, una soluzione montenegrina interna al Montenegro, una soluzione kosovara interna al Kosovo; infatti, il perno o uno dei perni strategici dell'intera area balcanica è rappresentato proprio dalla Serbia.
La Serbia, che oggi con Kostunica si affaccia finalmente alla democrazia e rientra, giustamente ed in modo solenne, nei grandi consessi internazionali ed istituzionali (proprio in questi giorni si svolge a Vienna il vertice OSCE e la Federazione jugoslava, che ha approvato il nuovo statuto di questa organizzazione, è rientrata in tale importante consesso), rappresenta, assieme a Zagabria, assieme alla Croazia, il perno o uno dei due perni per l'europeizzazione dei Balcani.
L'Italia, dunque, ha sempre sostenuto che esiste una soluzione politica regionale ai problemi dei singoli Stati, delle singole etnie, delle singole situazioni locali della Bosnia; oggi ciò viene riconosciuto anche dalla Commissione europea, dalle diplomazie statunitense e tedesca. In questi
Il provvedimento indicato prevedeva un finanziamento per la stabilizzazione dei Balcani di circa 400 miliardi, dei quali 280 miliardi per il rilancio delle piccole e medie imprese (soprattutto grazie all'intervento delle regioni italiane) e 120 miliardi destinati ai progetti di cooperazione allo sviluppo. Ebbene, a fronte di questi ritardi e di queste incertezze, la Grecia ha recentemente approvato una legge sui Balcani che stanzia oltre 1.000 miliardi, quasi il triplo di ciò che noi abbiamo previsto in un provvedimento che, lo ripeto, non è stato ancora approvato dal nostro ramo del Parlamento.
Collega Niccolini, il problema non sono i finanziamenti eccessivamente generosi da parte dell'Italia; anzi, io chiedo al Governo di farsi prontamente «regista» di una veloce approvazione ed attuazione di questi provvedimenti finanziari urgenti, perché - mi riallaccio ancora una volta alla riflessione del collega Niccolini - la situazione è aperta. Ha ragione Niccolini: se oggi non aiutassimo politicamente e finanziariamente la ricostruzione della Federazione jugoslava, rischieremmo di lasciare nell'incertezza, di lasciare aperta una situazione che deve essere al più presto democratizzata; la bilancia deve essere fatta pendere definitivamente in favore delle forze democratiche, delle forze di Kostunica.
Ricordo qui, per inciso, che è stato grazie ad un compromesso fatto sia con il partito socialista, di cui è presidente Milosevic (il collega Niccolini ha ricordato il recente ed inquietante congresso del partito socialista di Milosevic), sia con Vuk Draskovic, che il fronte denominato DOS - ovvero le opposizioni democratiche che hanno vinto le elezioni federali e quindi le elezioni per la presidenza della Federazione jugoslava - ha avuto la possibilità - grazie anche alla mobilitazione dei minatori e della piazza - di vincere le elezioni politiche federali. Ciò si è verificato anche grazie alla mediazione ed al riconoscimento della Russia di Putin. Ebbene, noi sappiamo che in realtà le elezioni non si sono tenute in Serbia, che nel Parlamento serbo non esiste una rappresentanza parlamentare del DOS e che sono probabilmente in vista (il 23 dicembre) le elezioni politiche nella Repubblica serba, dove potremmo avere quella affermazione parlamentare, quella vittoria e quella maggioranza parlamentare delle forze parlamentari di Kostunica che hanno vinto - ripeto - solo a livello di federazione.
È quindi vero l'allarme lanciato in questa sede dal collega Niccolini secondo il quale oggi in Serbia vi è una situazione aperta: Kostunica ha vinto le elezioni federali, ma non si sono ancora svolte le elezioni della Repubblica serba e in quel Parlamento non esiste una rappresentanza oggi corrispondente alle forze democratiche che hanno consentito quella svolta europea e pacifica, che ha fatto rientrare la Serbia e la Federazione serbo-montenegrina nel consesso europeo e delle grandi istituzioni internazionali. La partita è quindi aperta ma, proprio per questo, l'Italia deve essere assolutamente coerente con la politica che ha visto nella Serbia e nella Croazia i perni di una soluzione politica e pacifica per l'intera area dei Balcani.
È grazie a Kostunica e al rafforzamento della democrazia che noi abbiamo
Credo che l'Italia dovrebbe essere in Europa il «capofila» di questa strategia; dovrebbe essere presente negli istituti finanziari internazionali finanziando progetti di fattibilità come stanno facendo i paesi del nord Europa, perché il patto di stabilità è fatto anche di progetti concreti.
Vorrei ricordare ora due grandi questioni che sono di carattere geopolitico e che indicano nell'Italia la protagonista di una democratizzazione dei Balcani.
La prima è che proprio l'Italia è la porta dell'Europa per i paesi balcanici in chiave sia infrastrutturale sia geopolitica. Ricordo poi che esiste un grande scenario ed un grande progetto, il cosiddetto «progetto dei tre mari». La Commissione europea ha stabilito che, dopo che la Russia ha definitivamente o in gran parte vinto la battaglia energetica del Caucaso, l'Europa raddoppierà entro il 2020 l'utilizzo del gas russo e che questo potrà avvenire attraverso i Balcani ed i collegamenti diretti che uniscono i tre mari: il Caspio, il mar Nero e l'Adriatico. Come possiamo quindi non essere interessati a questa strategia che è insieme economica, energetica e di stabilizzazione?
La seconda questione è che credo sia evidente che l'Italia è l'interlocutrice principale delle forze democratiche e delle nuove esigenze nell'intera area dei Balcani: dall'Albania al Montenegro, al Kosovo, a Zagabria, a Belgrado, è evidente che l'Italia è politicamente interessata ad una stabilizzazione che significherebbe una vittoria definitiva del processo democratico.
Vi è poi la questione del tribunale dell'Aja. Dobbiamo essere realisti. Come abbiamo fatto per l'approvazione dello statuto del tribunale penale internazionale permanente, dobbiamo sapere che esistono i diritti umani, esistono i criminali di guerra, ma dobbiamo sapere anche che vi è un giudizio politico che attiene all'iniziativa politica, e che c'è una priorità che non mette tra parentesi la necessità di ricercare i criminali, ma mette assolutamente al primo posto il lavoro per la democratizzazione.
Oggi, il tribunale dell'Aja rischia di essere in realtà una specie di foglia di fico, una copertura etica ad una realtà diversa e noi, con il collega Niccolini, lo sappiamo bene, per aver partecipato alla missione nei Balcani, ed esserci recati più volte in Bosnia-Erzegovina. Ci siamo sentiti dire dai generali della NATO, di quegli stessi Stati che hanno voluto il tribunale ad hoc per la ex Jugoslavia - soprattutto ricordo un generale francese incontrato proprio con il collega Niccolini -, che un conto sono le dichiarazioni di principio, un conto sono i comunicati stampa. In realtà noi - ci disse quel generale - non abbiamo mai avuto concretamente l'invito o il mandato di arrestare Karadzic o Mladic.
Karadzic e Mladic sono ancora liberi, Milosevic è ancora libero. Sono convinto che siano criminali di guerra. Ho firmato perché nella petizione dei radicali costoro venissero incriminati dal tribunale dell'Aja. Questo però non significa che noi poniamo delle condizioni alla svolta democratica che si è avuta in Jugoslavia. Il rafforzamento della democrazia è la via maestra. Infatti, una volta rafforzata la democrazia, anche Kostunica, anche il popolo serbo potrà affrontare la pagina oscura scritta da alcuni criminali di guerra che sono stati complici nei massacri in Bosnia e altrove e potrà quindi consegnare Milosevic alla giustizia interna e internazionale. Non mettiamo in contrapposizione le due questioni. La comunità internazionale non deve frapporre intralci all'azione del tribunale dell'Aja, bensì i Parlamenti e i Governi devono concorrere a rafforzare la democrazia in quell'area. Per questo motivo i Democratici di sinistra-l'Ulivo, di fronte ad un testo migliorato con il contributo dei colleghi in Commissione, anche dell'opposizione,
Vediamo con favore l'approvazione di questo provvedimento in quanto ci rendiamo conto effettivamente della situazione politica complessiva e anche, per certi versi, critica che si verifica non lontano dai nostri confini. Sappiamo benissimo che i Balcani sono stati da sempre una terra foriera di problemi e di instabilità. Questa instabilità, purtroppo - lo dobbiamo dire - l'abbiamo sollecitata noi ultimamente con la guerra nel Kosovo e abbiamo rischiato veramente di vedere coinvolta l'Europa intera in una guerra dove non si vedevano né vinti né vincitori. Certamente, si è fatto riferimento ad ideali giusti per combattere la dittatura del comunista Milosevic, ora trasformatosi quasi in una vittima, anche grazie alla politica discutibile che abbiamo intrapreso.
È chiaro, però, che dobbiamo approfittare di una svolta dovuta anche al cerchio di isolamento in cui è stata posta la Jugoslavia: un cerchio davvero molto duro, direi quasi di morte, anche se si è data la morte, più che a Milosevic, a troppi civili. Voglio ricordare, infatti, che l'85 per cento delle vittime della guerra sono stati civili: non so più, allora, chi siano i criminali, se chi ha ordinato una repressione sanguinosa, oppure chi ha colpito con bombe intelligenti scuole, ospedali, ambasciate, fabbriche. Ricordo, fra l'altro, che si è avvelenato il corso del Danubio, provocando danni non solo in Serbia ma anche altrove in Europa, per esempio in Ungheria, Austria, Romania, e comunque lungo tutto il corso del fiume.
Si tratta davvero di crimini che ci fanno riflettere e capire che occorre uno sforzo, anche da parte nostra, per usufruire della vittoria del Presidente Kostunica, forzata e spinta dalle nostre democrazie, e tendere una mano per coinvolgere la Serbia, con il suo nuovo corso politico, in un'Europa che speriamo sia sempre più democratica: occorre infatti fornire gli aiuti a popolazioni che ne hanno estremamente bisogno dopo quasi un anno di embargo. Bisogna inoltre dare una speranza di coinvolgimento democratico maggiore nelle prossime elezioni del 23 dicembre, che, secondo la mia modesta opinione, vedranno sicuramente prevalere in Serbia le forze più democratiche, progressiste ed europeiste.
Dobbiamo essere favorevoli al provvedimento in esame anche perché abbiamo ricevuto segnali piuttosto preoccupanti negli ultimi giorni: mi riferisco al fatto che la valle del Preshevo, in territorio serbo, è continuamente esposta ad attacchi ed incursioni di bande kosovare che rivendicano quel territorio al Kosovo. Abbiamo visto qual è la risposta che sta attuando il nuovo Governo della Federazione jugoslava, il quale sposta i carri armati concentrandoli lungo il confine con il Kosovo, anche a fronte del rifiuto da parte kosovara di far rientrare i profughi serbi accompagnati dalla polizia serba (benché ciò sia in relazione con gli accordi che prevedono il mantenimento di una certa sovranità e di un certo controllo della Federazione jugoslava su quel territorio).
Ecco perché, anche se il provvedimento in esame è stato definito troppo in fretta, forse anche con un po' di spirito elettoralistico da parte del Presidente Amato, in quanto alle elargizioni e alle promesse non corrisponde alcun progetto, come è stato evidenziato, oltre che dalla Commissione
In ogni modo, tutto sommato, riteniamo sia utile l'approvazione da parte dell'Assemblea del provvedimento in esame, che fornisce aiuti opportuni e rafforza un rapporto, che ci auguriamo fecondo, con la Repubblica federale di Jugoslavia.


