Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 813 del 17/11/2000
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DICHIARAZIONI DI VOTO FINALE DEI DEPUTATI ROBERTO VILLETTI, SILVIO LIOTTA, FRANCESCO MONACO, BONAVENTURA LAMACCHIA, GUIDO POSSA, NICOLA BONO, TERESIO DELFINO, LUCIANA SBARBATI, MARIA CARAZZI, MASSIMO SCALIA E LAURA MARIA PENNACCHI SUL DISEGNO DI LEGGE N. 7329

ROBERTO VILLETTI. I socialisti hanno apprezzato e hanno condiviso i contenuti della finanziaria, sin dalla sua presentazione. Ora la Camera ha apportato miglioramenti su aspetti importanti, come nel caso dell'abolizione dei ticket sanitari. Il risultato di questa fase del lavoro parlamentare è positivo.
La finanziaria è un primo punto di arrivo di una lunga e difficile opera di risanamento dei conti pubblici, iniziata nel 1992 dal primo Governo Amato. In questo contesto, è stato fondamentale l'approdo dell'Italia alla moneta unica europea, conseguito grazie all'azione del Governo Prodi e in particolare dall'allora ministro del tesoro, Ciampi. Senza il risanamento e senza la moneta europea, in Italia si sarebbe potuta determinare instabilità monetaria ed economica con svalutazione della lira, rialzo dei tassi d'interesse, squilibri nella finanza pubblica. La divisione tra nord e sud si sarebbe accentuata, offrendo spazio alle scorrerie secessioniste di Bossi.
La finanziaria, nel senso comune degli italiani, era ormai considerata equivalente a sacrifici, tanto che veniva chiamata nel linguaggio giornalistico «stangata». Ora la finanziaria promuove una delle più consistenti operazioni poliennali di sgravi fiscali, sia per le famiglie sia per le imprese, che sia stata fatta nei paesi dell'Unione Europea. Lo ha osservato più volte il ministro delle finanze Del Turco.


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Con queste misure si vuole dare un forte impulso alla crescita e all'aumento dell'occupazione. Sviluppo, lavoro, Mezzogiorno costituiscono direttrici fondamentali nella politica del centrosinistra.
Grande risalto ha avuto l'abolizione dei ticket sanitari sia dal punto di vista politico sia da quello dei contenuti programmatici. Concordo con quanto ha detto il ministro della sanità, professor Veronesi. I ticket sono passati dall'essere un balzello, che - per quanto fastidioso - serviva ad arginare gli sprechi a configurarsi come una vera e propria tassa piuttosto consistente, avvertita sempre più come ingiusta. Su questa misura si è realizzata una positiva convergenza tra il centrosinistra riformista e la sinistra antagonista di Rifondazione. Non credo affatto che questo episodio superi diffidenze e divisioni, ma può spingere coalizione di Governo e opposizione di sinistra a riaprire il confronto. Dovrebbe essere ormai evidente che il dialogo non può essere fondato sulla convinzione che Rifondazione non avrebbe altra strada se non quella di allearsi con il centrosinistra, poiché in caso contrario aiuterebbe automaticamente il centrodestra. Su questa base si può condurre una polemica, ma non si può costruire un'intesa, sia pure parziale. È sulle politiche, con particolare riferimento alla solidarietà sociale, che può essere condotta la discussione su una possibile alleanza.
Resta, comunque, confermata la concezione complessiva del centrosinistra rivolta a favorire lo sviluppo, a elevare il livello di competitività dell'economia italiana, a modernizzare le infrastrutture, a rendere più efficienti i servizi e a promuovere il Mezzogiorno. Va sempre tenuto presente che lo stock del debito pubblico italiano rispetto al prodotto interno lordo è pur sempre doppio rispetto a quello di quasi tutti gli altri paesi europei e, quindi, qualsiasi rialzo dei tassi di interesse ha effetti altrettanto doppi. Stando così le cose, va mantenuta ferma la barra della politica economica: sgravi fiscali e contributivi, contenimento della spesa corrente, aumento delle spese per investimenti, infrastrutture e ricerca.
Questa finanziaria offre un quadro di riferimento positivo, su cui si può proiettare la futura azione di governo del centrosinistra. Per questi motivi, i socialisti esprimeranno un convinto voto favorevole per l'approvazione dei documenti di bilancio.

SILVIO LIOTTA. Signor Presidente, colleghi, nel corso della discussione generale abbiamo espresso un giudizio negativo sull'impianto della legge finanziaria in esame: oggi dobbiamo valutare se, dopo l'esame svolto in quest'aula, vi siano gli elementi per modificare questo giudizio negativo. Riteniamo che esso non possa che essere confermato.
Pur valutando il testo che viene sottoposto all'Assemblea sotto il duplice versante delle famiglie e dello sviluppo, riteniamo assolutamente insufficiente la riduzione del carico fiscale che grava sulle famiglie. Tale riduzione forse non compensa neppure gli incrementi di imposta che dal 1996, con una serie di interventi finanziari permanenti introdotti dalla riforma Visco, hanno colpito i contribuenti italiani. Giudichiamo altresì insufficienti gli interventi in materia previdenziale e sociale che, se dobbiamo credere in quel circolo virtuoso di cui parla sempre il ministro Visco, avrebbero dovuto essere di ben altro respiro. Riteniamo invece finalmente adeguati gli interventi adottati nel settore sanitario e dei ticket sui farmaci.
Sul versante dello sviluppo, giudichiamo inadeguate le disposizioni volte a favorire uno sviluppo equilibrato, sotto il profilo sia della riduzione dell'aliquota IRPEG sia del credito d'imposta come incentivo all'incremento dell'occupazione. Le norme risultanti sono talmente riduttive che meglio avrebbe fatto il Governo ad utilizzare le disponibilità residue per i contratti di programma. Avrei potuto immaginare un Governo che si siede al tavolo con gli imprenditori e contratta direttamente con loro i grandi investimenti, in presenza di un quadro macroeconomico


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sul quale intende incidere positivamente.
La maggioranza, che si sarebbe dovuta riconoscere nel testo che il Governo ha proposto, lo ha ritenuto così deficitario da aver bisogno di presentare un gran numero di emendamenti.
Un circolo virtuoso avrebbe dovuto portare una finanziaria piena di immaginazione a segnare un grande momento di svolta nella vita politica del paese. Sartre nel 1968 parlava dell'immaginazione al potere: ritengo che in questa finanziaria di immaginazione rispetto alle scelte del futuro, Presidente, ce ne sia ben poca. È una finanziaria che definisco «di ordinaria amministrazione», una finanziaria che galleggia, che tende a presentarsi al paese facendo i minori danni possibili.
Il nostro giudizio è tuttavia negativo anche sul piano politico e parlamentare, perché ritengo di avere qualche idea diversa sul tema di essere aperti al dialogo, al confronto. Se c'è stata un'apertura al dialogo e al confronto, è stata quella che l'opposizione ha fatto nei confronti della maggioranza, non certo quella della maggioranza nei confronti dell'opposizione. Noi del CCD abbiamo invece dimostrato senso di responsabilità, perché un'opposizione democratica compie fino in fondo il proprio dovere.
Certo, vi possono essere anche all'interno della Casa delle libertà differenze di valutazione su quello che riguarda il dialogo. Noi siamo comunque consapevoli di aver fatto la nostra parte e riteniamo che nel confronto politico una maggioranza che si ritiene forte avrebbe dovuto fare molto di più. Per tutti questi motivi, rivendicando il contributo positivo da noi fornito nell'esame della legge finanziaria per il 2001, annuncio il voto contrario dei deputati del gruppo misto-CCD.

FRANCESCO MONACO. Non indugio sulle singole misure di cui si compone la finanziaria che stiamo per approvare. Lo abbiamo già fatto nel mese che è alle nostre spalle attraverso un accurato esame di esse in Commissione e in aula. Mi preme piuttosto fissare in sintesi il contesto e il senso complessivo della finanziaria. Essa rappresenta l'approdo, il frutto, il coronamento della politica economica sviluppata nell'arco di questa legislatura, pur nell'avvicendarsi di più Governi, tutti comunque contrassegnati dalla medesima ispirazione, dallo stesso indirizzo, dalla determinazione a dare coerente attuazione dell'Ulivo proposto agli elettori nel 1996. Approdo, frutto, coronamento, ma anche premessa di una strategia, cui dare corso negli anni a venire, orientata al definitivo risanamento del paese, al consolidamento della ripresa, all'espansione dell'occupazione, al riscatto del Mezzogiorno d'Italia. Tale strategia si sita dentro un quadro economico internazionale decisamente favorevole: con il PIL in crescita, con una vivace dinamica del commercio mondiale, in assenza di tensioni inflazionistiche. Lo stesso aumento del prezzo del petrolio registratosi di recente e che certo suggerisce cautela e investimenti in fonti energetiche alternative, ha un impatto relativo sull'economia occidentale a motivo della loro accresciuta flessibilità e del calo della loro dipendenza dal petrolio.
Positivo è anche il quadro economico italiano: rispetto all'avvio della legislatura, debito e disavanzo pubblico si riducono sensibilmente, i tassi di interesse a lungo termine sono anch'essi decisamente calati, il costo del denaro si è ridotto di due terzi, il PIL cresce e così pure gli occupati, anche nel Mezzogiorno, il sistema fiscale riformato comincia a produrre i suoi effetti e ci da modo di ridurre la pressione fiscale.
L'Italia, rispetto al 1996, ha cambiato volto. Da allora, non ci siamo mai discostati da precisi punti di riferimento: il recupero della stabilità monetaria, il riequilibrio dei conti pubblici, la partecipazione alla moneta unica europea, la lotta alla disoccupazione, il rilancio del Mezzogiorno, la riconquista della credibilità internazionale. Nell'arena internazionale l'Italia si affaccia più solida, più seria, più rispettata. In tutta onestà e senza trionfalismi, possiamo rivendicare, con serena coscienza, di aver fatto un buon lavoro, di


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avere assicurato un buon Governo, in termini di risanamento e di riforma. La circostanza ha del miracoloso se si considerano - è doveroso riconoscerlo - errori e ritardi dal punto di vista della riforma del sistema politico e dell'assetto istituzionale.
A ben riflettere, si può concludere che la bontà del programma dell'Ulivo e la coerenza nel darvi attuazione da parte dei suoi uomini di Governo hanno fatto premio sulla mobilità del quadro politico e delle compagini ministeriali. Il segreto di tale successo è forse da attribuire a talune virtù che, nonostante tutto, hanno corroborato l'azione di Governo: la coerenza e la tenacia nel tenere ferma la barra degli indirizzi di politica economica; la competenza, l'esperienza e il prestigio personale degli uomini che hanno retto la prima linea - penso a Prodi, Ciampi, Amato, Visco -, la fiducia che potessimo farcela, nonostante il querulo coro degli scettici e dei profeti di sventura che abbondavano soprattutto nel campo a noi avverso, ma anche al vertice di altre istituzioni.
Su queste basi, abbiamo potuto varare una finanziaria che finalmente rappresenta una buona notizia per gli italiani. Una finanziaria che distribuisce risorse anziché prelevarle, che riduce la pressione fiscale, che dà sostegno a famiglie e imprese, che potenzia la competitività del sistema Italia, che promuove l'occupazione soprattutto ma non soltanto nel Mezzogiorno, che procede nella razionalizzazione della spesa pubblica attraverso più efficienti sistemi di acquisto di beni e servizi e il vincolo a un patto di stabilità che impegni anche regioni ed enti locali.
Nell'esame della finanziaria, intorno alla riduzione dell'IRPEG, è sorto un caso politico, ma ne siamo usciti al meglio. Per un verso, riconoscendo che la questione dell'anticipazione della riduzione dell'aliquota al sud non è questione pretestuosa né avanzata allo scopo di blandire la Confindustria (dal cui provincialismo non abbiamo avuto esitazioni a dissentire quando essa ha stabilito un'impropria connessione tra il via libera dell'Unione europea alla richiesta italiana e il nostro assenso all'allargamento, un impegno di portata storica che non può essere immeschinito condizionandolo a interessi pur legittimi del nostro paese); per altro verso non facendo i furbi, come forse avevamo fatto un tempo, con le istituzioni comunitarie, ma avviando un aperto leale confronto con esse, che ci auguriamo sortisca esiti positivi in tempo utile; stando cioè alle regole e alle procedure, avanzando le nostre istanze, ma non arretrando rispetto a quel costume di severità e di rigore che si conviene appunto a un paese che vuole stare a testa alta in Europa. Su un punto però devo segnalare un'insufficienza: le misure per l'alluvione al nord. Misure manifestamente insufficienti sotto due profili, quello delle dimensioni quantitative e quello della qualità. Misure, cioè, ancora ispirate a una logica emergenziale anziché a interventi organici e programmati di prevenzione e di riassetto idrogeologico.
Chiedo che, nel passaggio al Senato si ponga rimedio a tali insufficienze.
Nonostante l'opposizione bolli questa finanziaria come elettoralistica e il bonus fiscale come mancia elettorale, il Presidente Amato ci ha assicurato che le coperture finanziarie sono reali e garantite, non sono affidate alle speranze di una crescita probabile ma non certa che potrebbe assicurare maggior gettito. Qui si riscontra quello stigma di serietà e responsabilità che fa la differenza rispetto a chi oggi ci accusa di elettoralismo ma, con lo spirito di chi è in campagna elettorale da mesi, già formula promesse di tagli alle tasse e di aumento delle pensioni che, se realizzati, produrrebbero una devastazione della finanza pubblica e una nostra immediata fuoriuscita dall'Europa. Ci accingiamo perciò ad approvare questa finanziaria senza enfasi, senza trionfalismi, ma con l'animo sobrio e sereno di chi ha tenuto fermo il timone, di chi ha onorato le promesse, di chi ha fatto né più né meno il proprio dovere.

BONAVENTURA LAMACCHIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, le vicende che hanno contraddistinto l'iter di questa


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finanziaria indicano fondamentalmente tre cose. In primo luogo, vi è l'inaugurazione di una nuova e positiva fase nel difficile rapporto tra cittadini e istituzioni: a fronte dei sacrifici sopportati nell'ultimo decennio, conseguenza della dissolutezza finanziaria e del clientelismo politico-economico imperante negli anni ottanta, è stato possibile dare segnali chiari per l'avvio di concrete politiche di equità e di sviluppo economico.
In secondo luogo, si dimostra il carattere essenzialmente propagandistico e strumentale dell'azione politica condotta dalle destre, i cui rappresentanti diventano rigidi guardiani delle pubbliche finanze, non appena la maggioranza propone ed attua, sulla base di ponderate realistiche previsioni di bilancio, ciò che per l'opposizione è solamente oggetto di illusionismo preelettorale: abbassamento delle imposte; abrogazione dei ticket sanitari; aumento delle pensioni sociali; sostegno alla ricerca, all'università, all'innovazione tecnologica; spinte all'occupazione e allo sviluppo nel Mezzogiorno.
In terzo luogo, si dimostra la capacità di questa maggioranza di coniugare equità sociale e mercato, sia pure con difficoltà e fatica, alimentando un dibattito interno continuo e intenso tra posizioni a volte distanti, con la necessità di giungere a mediazioni e formulazioni efficaci, ma sempre con la consapevolezza di dover centrare obiettivi utili alla crescita complessiva del paese.
La lunga marcia verso quella che Durhendorf, all'inizio degli anni novanta, definiva la quadratura del cerchio, quale percorso obbligatorio delle politiche economiche dei paesi ricchi, è finalmente iniziata.
L'obiettivo di giungere ad un corretto equilibrio tra sviluppo dei sistemi produttivi ed un'equa ripartizione delle risorse tra democrazia di mercato ed equità sociale diviene possibile.
L'UDEUR cerca di farsi portatore di tali istanze che, al di là di facili ed opportunistiche strumentalizzazioni, salgono dalla società civile, spingendo per l'avvio di una nuova ed ancora più incisiva fase di sviluppo.
È nel DNA del partito e dei parlamentari che lo compongono, così come nei valori cui l'UDEUR si richiama, sia la tutela delle fasce sociali meno abbienti sia la promozione e lo sviluppo del sistema produttivo nazionale e di quello del Mezzogiorno, in particolare.
Le questioni dell'IRPEG, da una parte, e dei ticket sanitari, dall'altra, sono emblematiche al riguardo.
Il tentativo di trovare una via che garantisca competitività e sviluppo, garantendo e tutelando, nel contempo, i diritti fondamentali dei cittadini, diviene strumento e funzione per un progetto politico che si richiami ai grandi valori della liberaldemocrazia e del cristianesimo sociale.
Un progetto in cui la forbice nella distribuzione delle risorse non si divarichi fino a giungere agli estremi che negli anni ottanta produssero, al di là delle dichiarazioni ufficiali dei governi conservatori, nuovi livelli di povertà e di emarginazione in cui fece ingresso una larga parte della piccola e media borghesia.
Questa è la questione fondamentale, questa la vera sfida, insieme a quella dello sviluppo dei paesi poveri, che le società occidentali si troveranno ad affrontare nel terzo millennio.
Per fare questo occorre avere chiara la visione delle cose, delle esigenze e delle risorse a disposizione ed occorre avere il coraggio di promuovere proposte di innovazione, di espansione e di equità.
Probabilmente, comunque la si vorrà giudicare, questa legge finanziaria sarà ricordata come la linea di demarcazione tra il lungo periodo dell'austerità e del risanamento e quello della speranza e della ripartenza.
Il problema delle coperture finanziarie, i temi delle pensioni sociali e dell'abbattimento del costo del lavoro, la particolare e rinnovata cura per una più decisa emersione del lavoro nero; la necessità di mantenere un equilibrio giusto tra istanze pressanti e, a volte, contrapposte tra le


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diverse componenti spesso troppo rissose di questa maggioranza; l'impegno del Governo, lo scontro democratico ed intenso con le pretese dell'opposizione che, via via, si è venuta a trovare di fronte ad un muro di vetro, privo dei tradizionali appigli populistici e demagogici su cui da tempo fonda le proprie suggestioni di potere e di governo hanno portato all'approvazione del vero, primo, fondante mattone che inaugura la fase di rilancio per il paese e per il Mezzogiorno, in particolare.
L'UDEUR ha promosso, nell'ambito della stessa finanziaria, un disegno del tutto coerente con i propri valori fondanti: la famiglia e l'infanzia, ma anche il decollo definitivo di un sistema produttivo finalmente efficace e non assistito per il Mezzogiorno d'Italia.
Non tutti gli obiettivi che l'UDEUR si è proposto sono stati raggiunti, ma la speranza è che al Senato altri positivi risultati potranno essere conseguiti.

GUIDO POSSA. Ci apprestiamo al voto finale sulla manovra di bilancio per l'anno 2001, una manovra singolarmente anomala, profondamente diversa da tutte le precedenti.
Non c'è dubbio che la connotazione di gran lunga prevalente è quella preelettorale. Il contesto in cui si situa questa sessione di bilancio, l'ultima della XIII legislatura, l'ultima a disposizione della maggioranza e del Governo prima delle prossime elezioni politiche nazionali, mentre incombono le evidenze dei sondaggi preelettorali che concordemente prevedono il successo del centrodestra, ha operato sulla poco coesa coalizione di maggioranza e sul Governo una formidabile pressione. Il rigore amministrativo e politico - ostentata bandiera di questi cinque anni - è stato un po' messo da parte e si è ceduto alla tentazione di fare dell'occasione un gigantesco spot elettorale. Così la legge finanziaria, che negli anni precedenti era stata lacrime e sangue, si è trasformata per questa fine legislatura in una buona fata turchina, che distribuisce a pioggia sgravi fiscali a tutti, ai cittadini contribuenti IRPEF come agli incapienti; ai lavoratori autonomi come ai lavoratori dipendenti e ai pensionati; alle grandi aziende come alle piccole e medie imprese.
Che dire di fronte a tanta generosità? Diciamo innanzitutto che la riduzione della pressione fiscale e contributiva ci sta bene, l'abbiamo sempre auspicata, è il primo punto del nostro programma di Governo, ma desideriamo che tutti sappiano che non siamo in presenza di un grazioso regalo a suggello di un preteso avvenuto risanamento della finanza pubblica. Certamente no!
Si tratta, invece, da un lato della doverosa restituzione di una parte dell'enorme prelievo fiscale che ha caratterizzato l'azione del Governo in questi anni, dall'altro di una sorta di scippo operato sulle risorse finanziarie che ogni anno la legge finanziaria approvata a dicembre rende disponibili per l'azione legislativa dell'anno successivo.
Circa il primo punto, basti ricordare i seguenti dati. Nel disegno di legge del bilancio di previsione dello Stato per l'anno 2001, presentato dal Governo lo scorso 30 settembre, le entrate tributarie risultano essere aumentate rispetto alle previsioni della legge di bilancio per l'anno 2000 di ben 74.670 miliardi (un incredibile incremento, percentualmente pari al 12,2 per cento).
L'infernale macchina fiscale messa in piedi dai Governi di centrosinistra di questa legislatura è, cioè, ancora pienamente in funzione, riuscendo ad assicurare attraverso vari meccanismi, solo in parte riconducibili alla lotta all'evasione, un fortissimo incremento del gettito, nonostante l'attuale invarianza della legislazione di prelievo e il modesto sviluppo dell'economia.
Lo sgravio fiscale operato da questa finanziaria deve, quindi, essere visto - lo ripetiamo - prima di tutto solo come una parziale restituzione di questo maltolto.
Ad illustrare il secondo punto - un non indifferente scippo delle risorse previste


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per l'azione legislativa per l'anno 2001 operato in questa manovra di bilancio - bastano questi soli dati.
Le risorse in questione sono indicate nelle tabelle A e B della legge finanziaria appena approvata e sono pari, per le spese correnti, a 2.535 miliardi (in tabella A) e, per le spese in conto capitale, a 2.230 miliardi (in tabella B), cifre tutte al netto delle regolazioni debitorie. Per confronto, l'anno scorso queste somme erano state rispettivamente pari a 4.055 miliardi (in tabella A) e a 2.597 miliardi (in tabella B). Ogni commento è superfluo.
Occorre anche aggiungere che per quanto riguarda l'abolizione dei ticket sanitari, riteniamo sottostimata e non di poco la quantificazione del Governo riguardante i maggiori oneri per il servizio sanitario nazionale determinati dal provvedimento e riteniamo altresì molto ottimistica la copertura ad essi relativa.
I cittadini italiani non si faranno comunque ingannare da questa straordinaria distribuzione di sgravi fiscali, contributivi e parafiscali. Essi sanno bene che i Governi di centrosinistra di questa legislatura hanno fatto poco, troppo poco, per avviare a soluzione i principali problemi del paese.
Nel Mezzogiorno vaste zone del territorio continueranno ad essere infestate da temibili organizzazioni criminali. Permane a livelli elevatissimi nelle regioni del sud il fenomeno della disoccupazione, specie tra i giovani, con le ovvie drammatiche conseguenze sociali. La forbice del ritmo di sviluppo dell'economia e del reddito dei cittadini esistente tra le regioni del nord e quelle del sud si è in questi anni ulteriormente aperta. Al riguardo, va sottolineato che le facilitazioni previste da questa legge finanziaria per le zone depresse del Mezzogiorno, quale, in particolare, il prospettato sgravio IRPEG legato alla futura emersione di attività produttive sommerse, appaiono totalmente inadeguate rispetto ai bisogni. Dispiace che non sia stata accolta in merito la nostra proposta di una riduzione dell'IRPEG in quelle zone.
Un altro grave nodo non affrontato con la decisione che meritava dai Governi di questa legislatura è quello dell'eccessiva spesa pubblica corrente. Questa spesa non ha fatto altro che aumentare in questi anni, assorbendo una parte cospicua dell'elevatissimo incremento del prelievo fiscale e contributivo. A sua volta tale eccessivo prelievo è stato la causa numero uno del ridotto ritmo di sviluppo della nostra economia da cui, tra l'altro è derivata l'impossibilità di una forte espansione degli investimenti pubblici infrastrutturali.
Ma questa legge finanziaria, nel quadro complessivo delle sue disposizioni, ha anche mostrato i gravi limiti, per non dire le crisi in essere, delle politiche del Governo in importanti settori, quali, in particolare, la politica nei riguardi del federalismo regionale, la politica energetica, la politica ambientale, la politica dei trasporti. L'aumento del prezzo dei prodotti petroliferi ha evidenziato la sconsideratezza dell'abbandono, in favore del gas metano, della tradizionale linea della diversificazione delle fonti energetiche primarie. Le priorità seguite dal Governo nella destinazione delle risorse disponibili a favore delle diverse problematiche ambientali sono apparse molto discutibili: basti pensare all'enfasi eccessiva data alla tematica del cosiddetto inquinamento ambientale.
Riteniamo altresì cospicuamente lesiva dello sviluppo del paese la scarsa convinzione con cui il Governo ha proceduto nella infrastrutturazione ferroviaria ad alta velocità delle principali vie di comunicazione, scarsa convinzione di cui la disposizione della legge finanziaria che revoca le concessioni e convenzioni a suo tempo stipulate è patente testimonianza.
Con tutta evidenza, la rissosa coalizione di partiti che costituisce la maggioranza non riesce più a superare i contrasti e le contraddizioni interne. Ma i cittadini e il paese non possono pagare i costi di questa incapacità di governo.
Per tutte queste ragioni il gruppo di Forza Italia esprime convinto il proprio voto contrario a questa manovra di bilancio.


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NICOLA BONO. A conclusione di questi lavori desidero rivolgere un ringraziamento a quanti vi hanno partecipato ed anche al Presidente che li ha condotti.
La legge finanziaria che ci accingiamo ad approvare è un provvedimento che segna un ritorno alla prima Repubblica con elargizioni per tutti e coperture virtuali. Vengono bruciati anni di risanamento contabile e si creano buchi di bilancio: il tutto in vista dell'appuntamento elettorale! Occorreva dare risposte a tutti e far dimenticare velocemente quattro anni e mezzo di governo della sinistra, che ha penalizzato il sistema produttivo.
Occorreva potenziare l'effetto annuncio, unico settore in cui la sinistra di Governo non è seconda a nessuno. Da qui l'errore di fondo: dare poco e male a tutti senza un disegno e senza obiettivi da raggiungere, senza peraltro neanche spiegare da dove provenisse il cosiddetto bonus fiscale ed indicare se tali maggiori entrate fossero strutturali o meno.
Si è persa quindi l'occasione di utilizzare la leva tributaria per aggredire i nodi principali, che impediscono la competitività del sistema: si è preferito, invece, distribuire a tutti un cadeau con la neanche tanto nascosta speranza di capitalizzarlo in termini di consenso elettorale (vana illusione! Gli italiani sanno infatti che prenderanno solo una piccola parte di ciò che è stato loro sottratto, con una pressione fiscale mantenuta artatamente elevata dalla sinistra, più preoccupata di finanziare la crescita incontenibile della spesa corrente, che di potenziare il sistema produttivo, gli investimenti e l'occupazione).
Questo è, infatti, il vero nodo, che fa la differenza tra la visione della destra e quella della sinistra: l'incapacità di capire che la distribuzione confusa e occasionale di esuberi di pressione fiscale, lasciando irrisolti i nodi strutturali della spesa, non è certo una politica virtuosa!
Questo grande limite, che ha impedito di assumere scelte di fondo fondamentali per il paese, come una radicale riduzione del peso tributario sui prodotti petroliferi per contrastare l'inflazione, è il dato più preoccupante che evidenzia come questa manovra sia l'ennesima occasione perduta. Basta guardare, infatti, i dati della crescita del PIL, forniti dal Servizio bilancio della Camera, che evidenziano quanto fallaci e fragili siano le previsioni di un Governo che più che gestire l'economia si limita a galleggiare, confidando, come i vecchi Governi del centrosinistra, sullo stellone. Il dato consolidato dei primi nove mesi del 2000 evidenzia, infatti, una crescita media del 2,7 per cento, con un calo inquietante nell'ultimo trimestre, in cui il PIL è cresciuto solo del 2,4 per cento. Per mantenere gli obiettivi del DPEF per il 2000 nel terzo trimestre la crescita dovrebbe raggiungere il 3,1 per cento, il che appare impensabile. Allo stato la crescita media del 2000 sembra attestarsi intorno al 2,5 per cento, pari ad uno 0,3 per cento in meno rispetto alle previsioni, mentre sono fortemente a rischio le ipotesi di crescita per il 2001.
Ciò non solo conferma le analisi del Governatore Fazio, ma avvalora il rischio di una manovra correttiva nel prossimo anno, le cui dimensioni, anche in conseguenza di alcune scelte irresponsabili ed elettoralistiche di questa manovra, rischiano di essere ulteriormente amplificate.
Si tratta, quindi, di una manovra sbagliata, che non ha colto i bisogni del paese, falsamente sociale e paternalistica, che ha fallito tutti gli obiettivi, affrontati sul piano nominalistico, ma svuotati totalmente dei contenuti: dall'abolizione dei ticket, che sono stati concessi come agnello sacrificale sull'altare dell'accordo con Rifondazione comunista ma che, essendo senza copertura, provocano un buco pauroso ed un meccanismo perverso che comporterà il loro ripristino nel 2002 a carico delle regioni; alla truffa della sperimentazione infinita del minimo vitale, mentre con la sinistra al Governo il numero dei poveri continua ad aumentare; al bidone legislativo dei pensionati incapienti; all'abolizione, per finanziarie una miriade di elargizioni graziose, della semplificazione tributaria per le attività


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autonome, che avrebbe alleggerito la disoccupazione; alla riduzione degli investimenti pubblici e al tradimento delle aree depresse, per le quali si continuano a stanziare risorse, rimodulandole all'infinito negli esercizi successivi; alla falsa abolizione, infine, del divieto di cumulo tra pensioni e redditi da lavoro.
Una miriade di norme ed un solo risultato: un paese stanco di subire un Governo che sembra operare unicamente per costruire trappole e per frapporre ostacoli allo sviluppo; un paese che continua a crescere meno dei partner europei, nel quale non si investe e che subisce una costante emorragia di capitali; un paese che non ha risolto i suoi nodi strutturali; un paese che solo Visco vede e descrive come ricco, attribuendosi il merito di averne risolto tutti i problemi.
L'ultima finanziaria della legislatura, che speriamo sarà anche l'ultima della sinistra di Governo, contribuirà all'acuirsi dei guasti creati al sistema da quattro anni e mezzo di governo irresponsabile del centrosinistra. I deputati del gruppo di Alleanza nazionale esprimeranno su di essa un voto contrario, augurando che al più presto possa realizzarsi l'auspicato ricambio alla guida del paese, unica via per avviare una reale stagione di effettivo risanamento, di crescita economica, di sviluppo occupazionale, di realizzazione delle condizioni ottimali di competitività, che potrebbe garantire all'Italia di affrontare il terzo millennio e le sfide della globalizzazione dell'economia, nelle condizioni ottimali, degne del ruolo che le compete di settima potenza economica mondiale.

TERESIO DELFINO. Il Governo e la maggioranza hanno sostenuto più volte nel corso della sessione di bilancio che con la finanziaria in approvazione il nostro paese avrebbe raggiunto una condizione economica virtuosa, capace di centrare gli obiettivi di finanza pubblica senza la necessità di ulteriori, significative manovre finanziarie correttive.
Noi sosteniamo invece che questa finanziaria rappresenta il dato finale di una legislatura che ha visto il Governo e la maggioranza realizzare una politica economica che, orientata all'obiettivo dell'ingresso nell'euro, non ha saputo coniugare efficacemente un rigoroso controllo della spesa pubblica con una positiva azione di crescita della nostra economia.
Il raggiungimento dei parametri di Maastricht e il nostro conseguente ingresso nell'euro - da noi sempre ritenuto obiettivo irrinunciabile - sono stati perseguiti in tutti questi anni con un aumento della pressione fiscale, con una rilevante riduzione degli investimenti e solo grazie ad un andamento molto favorevole dei tassi di interesse nel debito pubblico.
La finanziaria in approvazione è stata definita quella della «svolta» perché ridistribuirebbe un dividendo molto sostanzioso alle imprese e alle famiglie, che più di altri, hanno patito sacrifici rilevanti con un loro reale impoverimento reddituale e con una forte diminuzione della loro capacità produttiva.
Francamente, riteniamo necessario un maggiore realismo perché anche con questa finanziaria non si superano i problemi di fondo del nostro paese, rappresentati soprattutto da una debole crescita economica e da un alto livello di disoccupazione.
Nondimeno, gli aggettivi per definire la bontà di questa legge finanziaria sono stati dal Governo e dalla maggioranza ormai tutti consumati.
Sul piano del rapporto istituzionale il Parlamento esce sconfitto da questo confronto finale con il Governo, perché l'autonomia e la centralità parlamentare si esaltano con il coraggio delle decisioni e non con la rinuncia, per eccesso di discrezionalità, a verificare con le strutture di cui si è dotati la congruità delle coperture finanziarie, soprattutto dopo il giudizio presidenziale di ammissibilità. La correttezza del procedimento è stata sacrificata e piegata sull'altare dell'intesa politica elettorale con Rifondazione comunista. Ricordo che nelle fasi finali dell'esame del recente collegato fiscale, sull'emendamento relativo alle successioni


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non vi è stata sottrazione alle neutrali verifiche di giudizio del servizio bilancio. Per l'emendamento sui ticket sanitari è stato negato ciò che ieri è stato consentito.
Signor Presidente, noi siamo convinti che sia stata ampiamente superata la soglia di una rigorosa gestione del regolamento, interpretato e «rivoltato» nel corso dei lavori con emendamenti ammessi, votati, revocati, in un crescendo di discrezionalità presidenziale che ci ha fatto rimpiangere l'atteggiamento puntuale e determinato da lei assunto nelle precedenti sessioni di bilancio.
Ma i problemi che abbiamo sulla decisione di bilancio non sono prevalentemente di natura regolamentare, bensì di natura politica. Abbiamo un procedimento che è stato più volte aggirato dalla maggioranza e dal Governo, i quali, sottraendosi al confronto con le opposizioni e sviluppando un'esorbitante dialettica Governo-maggioranza, hanno sbilanciato il loro rapporto con le opposizioni. Non possiamo accettare, però, che vengano date lezioni, che si tenti di scaricare sulle opposizioni responsabilità che, mai come in questa sessione, ricadono sulla maggioranza e sul Governo, che ha proposto un terzo (49 su 159) degli emendamenti approvati (insieme con la Commissione il 50 per cento, più precisamente 74 su 159). Se, poi, aggiungiamo quelli della maggioranza, abbiamo il risultato finale.
Questa decisione di bilancio è infatti contrassegnata dalle spinte elettoralistiche della maggioranza, come mai è stato, e il Governo si è prestato a questo gioco dannoso per la finanza pubblica e per il paese. Si è preferito assecondare i microinterventi con valanghe di emendamenti, pezzi di carta, riformulazioni orali, rinvii, accantonamenti, emendamenti approvati senza copertura e poi votati di nuovo, come mai in passato. Abbiamo assistito a clamorosi compromessi con la propria coscienza, ma con i compromessi i problemi non si risolvono, anzi si aggravano. I problemi del paese non si superano «buttandogli i soldi» addosso, come afferma Michele Salvati. Questo va detto senza dubbi ed incertezze.
Oggi le ottimistiche previsioni del Governo sono smentite dai più recenti dati sulla crescita, sulla dinamica dell'inflazione e sulla disoccupazione, soprattutto meridionale. Alcune misure, pure apprezzabili come il contenimento della pressione fiscale, la maggiore attenzione verso i carichi familiari, la soppressione dei ticket, la riduzione del costo del lavoro, appaiono condivisibili ma sono insufficienti.
Non è stato affrontato nella legislatura il nodo degli equilibri previdenziali, nonostante le precise indicazioni della commissione Onofri e le ripetute sollecitazioni di economisti come Modigliani, che pure hanno sostenuto e condiviso le politiche dell'Ulivo. Sul welfare State hanno prevalso i veti dei conservatori di sinistra.
Non sono stati rimossi i nodi di fondo dell'economia, l'esigenza di una più forte competitività del sistema paese, la necessità di una sua maggiore infrastrutturazione. Si poteva fare di più e meglio.
Si poteva restituire la competitività di cui le imprese hanno bisogno con una forte riduzione della pressione fiscale e del costo del lavoro, di fronte alla prospettiva dell'allargamento dell'Unione europea nel Mediterraneo e nell'est europeo.
Sulla famiglia, si poteva operare non scambiando l'assistenza con le politiche familiari, ma con interventi adeguati quali una revisione della tassazione autenticamente familiare che consideri la famiglia come entità fiscale, offrendo solidi orizzonti alla sua crescita di fronte al pericoloso calo demografico. L'intervento proposto sulla curva IRPEF non ha né l'intensità, né l'incisività di quello portato avanti da altri paesi dell'Unione come la Francia e, soprattutto, la Germania. Si registra solo una parziale restituzione di un incontrollabile andamento del gettito.
Tutto ciò deriva dall'incapacità di affrontare la struttura della spesa pubblica, attraverso una sua riqualificazione per liberare risorse per gli investimenti, per rafforzare la crescita, per favorire l'occupazione con un positivo ritorno sui conti


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pubblici e sul debito. Si sconta, in definitiva, una stagione di riforme mancate, di cui il paese ha bisogno.
Infine, signor Presidente, noi siamo preoccupati per una finanziaria molto lontana dalla tensione ideale che aveva sostenuto la volontà di centrare l'obiettivo dell'euro. Abbiamo partecipato ad una finanziaria che aveva più lo scopo di soddisfare richieste elettorali e di riannodare un rapporto con ampi settori della società italiana, molto disaffezionati verso il Governo e la maggioranza, che di sviluppare una politica coerente con le finanziarie degli anni precedenti.
Non vorremmo dover constatare, tra pochi mesi, che la novità della «svolta» venisse rappresentata da un pesante aumento del disavanzo causato dalla politica del deficit spending che ha caratterizzato questa finanziaria.
Per queste ragioni, esprimiamo il voto contrario dei deputati del gruppo misto-CDU sui documenti di bilancio.

LUCIANA SBARBATI. I deputati repubblicani Sbarbati e Mazzocchin e il liberale Marongiu giudicano positiva questa legge finanziaria per una serie di riscontri, primo fra tutti quello che una seria politica di rigore della finanza pubblica ci consente oggi di disporre di un bonus da redistribuire, non per lobby, ma tra tutti coloro che hanno concorso al risanamento e prime fra altre le fasce più deboli della popolazione.
a) Innanzitutto il rigoroso rispetto dei vincoli del patto di stabilità.
b) La concretizzazione delle promesse fatte ai cittadini italiani. Infatti ad una fase di forte prelievo, necessaria per entrare in Europa, è seguita la manovra volta non tanto a «restituire», come si dice volgarmente, ma a incrementare i consumi, con una specifica attenzione alle famiglie, e a incrementare gli investimenti con il conseguente aiuto alle imprese, al loro miglioramento tecnologico e all'occupazione.
c) La constatazione del successo nella lotta all'evasione, poiché non essendo stati istituiti nuovi tributi e non essendo aumentate le aliquote dei medesimi, almeno la metà dei 13.800 miliardi derivano da questo e possono essere impiegati per le questioni di cui al punto b).
d) Il fatto che sia sul fronte delle risorse che sul fronte della spesa non sia fatta una politica a favore di nicchie o di piccole fasce, bensì una politica che avendo riguardo alle imprese e alle famiglie attiene a grandi numeri. Tutto ciò è comprovato da alcune importanti scelte che riguardano un generale interesse pubblico: la sanità dove è stata prevista tra le altre cose l'abolizione dei ticket, l'abolizione totale della tassa sulla prima casa, e avendo riguardo ad un provvedimento parallelo alla finanziaria il sostanziale ridimensionamento dell'imposta di successione, nonché la rimodulazione delle aliquote IRPEF. A tutto ciò si possono aggiungere altre postazioni finanziarie per la politica dell'ambiente e per far fronte alle catastrofi naturali.
La riduzione fiscale sulle famiglie e sulle imprese, con le misure di prevalente carattere strutturale, unita alla riduzione del costo del lavoro, accresce di fatto il reddito disponibile e incrementa lo sviluppo degli investimenti e dell'occupazione con una autorizzazione di spesa per oltre 40 mila miliardi in termini di competenza, con un profilo di cassa idoneo a garantire per il 2001 il rispetto dell'obiettivo assegnato dal documento di programmazione economico-finanziario pari a 90.900 miliardi per il totale della spesa di cassa in conto capitale.
Per queste motivazioni i suddetti deputati esprimeranno sulla finanziaria il loro voto favorevole.

MARIA CARAZZI. Preannunciando in Commissione bilancio il voto favorevole dei Comunisti italiani su questa legge finanziaria, lo abbiamo motivato con l'argomento che esistono in questa legge profili redistributivi. Ma abbiamo anche chiesto che nel percorso in aula alcune questioni venissero affrontate.
La prima questione non risolta era quella degli incapienti, cioè di quei pensionati il cui livello di reddito è così basso


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da non essere soggetto a tassazione IRPEF, restando pertanto esente dal beneficio delle detrazioni. Questo paradosso è stato risolto dal decreto-legge appena approvato, migliorato dall'emendamento portato in aula dal Governo, in seguito alla nostra sollecitazione, con il quale si è attribuita una somma di 300 mila lire, aumentando lo stanziamento previsto dal decreto.
Il secondo problema era quello della abolizione dei ticket, e anch'esso è stato risolto, mentre è rinviata al Senato la questione del rifinanziamento adeguato del contratto degli insegnanti.
Ma sarebbe limitativo attribuire meriti esclusivi all'attività emendativa dei gruppi di centrosinistra. Già nella sua versione originaria la finanziaria conteneva caratteri di giustizia redistributiva. L'intervento sull'IRPEF è di dimensioni finanziarie ingenti ed evita un rischio: quello di attenuare l'impianto progressivo del prelievo fiscale. Se, infatti, come da taluni proposto, la riduzione delle aliquote fosse stata rapida e uguale per tutti gli scaglioni, il carattere di progressività dell'IRPEF sarebbe stato depotenziato. Invece la soluzione adottata avvantaggia principalmente gli scaglioni più bassi, trasmettendosi anche a quelli superiori, che pure avvertono una riduzione fiscale.
Altre scelte sociali della finanziaria si concretizzano nell'aumento delle detrazioni per i redditi più bassi e, sul versante della spesa, negli interventi sulla maggiorazione sociale. Anche pensioni sociali e assegni sociali sono incrementati.
Dispiace, a tale proposito, udire ciò che è stato ripetuto in aula, che questi aumenti sono insufficienti, sono un'elemosina. Non è così: essendo molto ampia la platea dei pensionati al minimo, anche interventi molto robusti venendo spalmati su molti pensionati, portano a ciascuno un sollievo non grandissimo, ma nemmeno da trascurare.
Accanto agli interventi di sostegno al reddito vi sono quelli di sostegno allo sviluppo, come il credito di imposta per le imprese che compiono assunzioni a tempo indeterminato, con particolari condizioni di favore per il Mezzogiorno.
Sarebbe lungo elencare gli aspetti che ci hanno convinto a sostenere e ad apprezzare questa finanziaria. Voglio dire, in conclusione, che questi risultati non sono proprietà di un gruppo o dell'altro, per cui l'attenzione agli incapienti è di una formazione politica, il sostegno alle famiglie numerose a basso reddito di un altro, lo sviluppo del Mezzogiorno di un altro ancora. Si tratta di un risultato comune che solo operando in coalizione, con un Governo di centrosinistra, abbiamo potuto ottenere.

MASSIMO SCALIA. Dichiaro il voto favorevole dei Verdi sulla manovra economica presentata dal Governo e modificata in questi intensi e lunghi giorni dalla Camera. Non è certo la manovra della sostenibilità, ma abbiamo spostato molto in questa direzione ed il «sì» dei deputati verdi è il riconoscimento di una loro tenace ed efficace presenza e di alcune fondamentali disponibilità mostrate dal Governo.
Una manovra senz'altro di grande impatto economico, ambientale e sociale, come dimostrano gli oltre 4 mila miliardi stanziati per il dopo alluvione e la difesa del suolo e gli altri 4 mila miliardi per l'abolizione progressiva del ticket sanitari. Ciò nonostante l'abbiamo criticata perché l'equilibrio «due terzi alle famiglie, un terzo alle imprese» per gli oltre 25 mila miliardi ridati indietro nelle varie forme di detassazione, punta in realtà alla ripresa dei consumi individuali come volano per la crescita economica. Questa filosofia e questa pratica politica attengono ad una cultura economica che, come abbiamo già detto, unifica nel punto di vista dell'«economia classica» il pensiero marxista e il pensiero liberale. Da oltre vent'anni il pensiero ambientalista propone di superare l'ottica ottocentesca che inneggia, da destra e da sinistra, al «consumo produttivo» e alla «produzione consumatrice» per fondare e praticare proposte di un'economia sostenibile ed è certo che


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anche nell'ambito di una manovra così impostata, nel rispetto cioè dell'equilibrio assunto, si sarebbe potuto molto di più stimolare la domanda reale, di qualità e di servizi piuttosto che indurre la domanda di consumi individuali. Un solo esempio: nel paese c'è bisogno di mobilità, non tanto di nuovi autoveicoli o motoveicoli che rendono il traffico impossibile e appestano l'apparato respiratorio. A questa domanda di mobilità si dovrebbe rispondere con un forte potenziamento dei trasporti collettivi e con lo sviluppo di sistemi di mobilità alternativa, ma, per citare un solo esempio, l'emendamento che richiedeva la detrazione IRPEF degli abbonamenti annuali ad autobus e ferrovie - piccolo e significativo passo in questa direzione - non è stato accettato dal Governo.
Vogliamo però prendere atto con soddisfazione che la costante azione dei Verdi nel corso dell'approvazione della legge finanziaria ha spostato oltre mille miliardi a favore: dell'ambiente, dei parchi, dell'agricoltura biologica e la sicurezza alimentare, degli ecoincentivi per le imprese «virtuose», della innovazione tecnologica - che ha nella centrale solare finanziata con 200 miliardi, il suo forse più significativo simbolo concreto -, della difesa degli animali, della mobilità ciclistica, degli interventi per la prevenzione e la riduzione dell'inquinamento elettromagnetico. E a proposito di quest'ultimo tema ci sembra assai proprio che la legge quadro sull'inquinamento elettromagnetico, approvata dalla Camera oltre un anno fa, trovi un cospicuo finanziamento - circa 270 miliardi - proprio a valere sulla vendita dell'UMTS: speriamo che il Senato al più presto approvi questa legge, che sappiamo ormai essere calendarizzata per l'aula e che porrebbe sicuramente l'Italia - come già accaduto per altri rilevanti settori: dai limiti sul benzene al divieto di produzione di utilizzo dell'amianto, al bando dei CFC - all'avanguardia non solo nell'Unione europea ma in tutti i paesi del mondo.
Restano poi esclusi da questo computo, quello cioè degli stanziamenti a favore degli interessi diffusi, cioè di tutti, i 135 miliardi per il servizio civile, anche per la nuova legge in corso di approvazione al Senato, ottenuti certo da un'azione capillare dei Verdi, ma non solo dei Verdi.
Vogliamo infine ricordare a quei milioni di italiani che usano farmaci omeopatici che anche in questo settore la tenacia dei Verdi ha fatto conseguire un altro passo in avanti con la proroga triennale in direzione quindi dell'equiparazione di questi agli altri farmaci.
Insomma, signor Presidente, concludendo questa sintetica dichiarazione: la cultura ambientalista è matura per proposte alternative in quel settore hard che sono le politiche economiche, ma non ha ancora la forza per poter orientare completamente in questa direzione, verso un futuro sostenibile le politiche economiche di Governo e le manovre di bilancio. Non siamo presuntuosi e sappiamo che a cogliere questo obiettivo non riescono neanche formazioni verdi assai più forti di noi nei vari Parlamenti nazionali: anzi, alcune norme, alcuni fatti che abbiamo determinato in Italia restano obiettivi da conquistare per molti Verdi europei. L'egemonia culturale ambientalista in materia di politiche economiche riteniamo fermamente che sia la via di salvezza per tutto il nostro pianeta.
Siamo lontani da questo obiettivo, ma anche in questa legge finanziaria, come approvata dalla Camera, riteniamo di poter ravvisare significativi e concreti elementi di sostenibilità. È con queste motivazioni che ribadiamo il nostro voto favorevole sulla legge finanziaria e sui documenti di bilancio.

LAURA MARIA PENNACCHI. Signor Presidente, colleghi e colleghe, il valore della finanziaria su cui la Camera si appresta a dare il voto finale è enorme. Lo è per la quantità dei benefici che andranno alle famiglie, alle imprese, al sistema produttivo e sociale e lo è per la loro qualità.
La quantità dei benefici è presto detta: le modifiche apportate dall'Assemblea hanno ulteriormente incrementato quella


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redistribuzione di un surplus fiscale che nel testo varato dalla Commissione bilancio ammontava a 24 mila e 400 miliardi per il solo 2001. Insieme a quanto già previsto per il 2000, si tratta della più grande redistribuzione di surplus fiscale mai realizzata nel nostro paese.
Nel valutare la quantità dei benefici bisogna anche considerare l'incremento di importanti prestazioni sociali, la soppressione (immediata e programmata) dei ticket nella sanità, le misure a favore della scuola, dello sviluppo economico (16 mila miliardi di nuovi stanziamenti per le infrastrutture), dell'innovazione e degli investimenti in ricerca e sviluppo.
La qualità dei benefici contenuti nella finanziaria spicca sotto almeno due profili. Il primo emerge dalle misure in sé e basta elencarne non dico tutte, ma alcune. Per le famiglie vi è stata una rimodulazione di tutti i parametri dell'IRPEF (scaglioni e aliquote), l'aumento della quota esente, l'aumento di tutte le detrazioni di imposta (quelle per i figli arrivano ad essere sestuplicate rispetto al livello del 1996), con un beneficio medio pro capite che varia dalle 500 mila alle 800 mila lire per 31 milioni di contribuenti. Ancora: per le famiglie vi è l'aumento degli assegni familiari e delle erogazioni per i figli, una più ampia indicizzazione per tutte le pensioni - che è totale per quelle più basse -, un incremento significativo delle pensioni minime, un'erogazione di 300 mila lire per 3 milioni e mezzo di pensionati cosiddetti «incapienti», il rafforzamento dei congedi retribuiti per genitori di disabili.
Le misure a favore delle imprese riguardano il credito di imposta sugli investimenti al sud e la riduzione dell'IRPEG, la revisione della base imponibile e la deduzione dell'IRAP per le piccole e medie imprese.
Per l'occupazione giovanile è stato previsto un credito di imposta per ogni giovane assunto nel territorio nazionale, che arriva fino a un milione e 200 mila lire al sud.
Ma vi è un secondo e più importante profilo sulla base del quale valutare la qualità delle misure di questa finanziaria: esso riguarda il loro significato di insieme, la logica, la filosofia complessiva che le anima e le ispira, che tradurrei nel modo seguente: viene definitivamente in evidenza l'importanza della connessione «risanamento con equità - sviluppo nell'equità».
Noi stiamo oggi raccogliendo il premio degli sforzi e dei sacrifici che abbiamo compiuto in questi cinque anni; cinque anni in cui il paese ha conosciuto una vera e propria rivoluzione: basti pensare agli innumerevoli cantieri di riforme aperti (dalla scuola alla sanità, alla pubblica amministrazione, alle università, agli ordini professionali, all'assetto dei diritti di proprietà e al corporate governance, al diritto societario) e che fermare vorrebbe dire far tornare indietro di cinque anni il paese, che è stato risanato economicamente e finanziariamente, è entrato nell'euro, ha raggiunto una crescita economica sostenuta, ha generato occupazione per più di un milione di unità e oggi è in grado di redistribuire benefici fiscali dell'entità detta.
Sta in ciò che è avvenuto in questi cinque anni la garanzia dell'efficacia delle misure odierne e della loro corretta copertura.
L'opposizione di centrodestra ha lungamente negato che le nostre politiche potessero essere realizzate ed avere buoni effetti. Ora che siamo di fronte ad un'evidenza palmare, il Polo di centrodestra paventa il rischio che si aprano squilibri nella finanza pubblica o afferma, peraltro contraddittoriamente con il timore suddetto, che si tratta di briciole e di elargizioni elettoralistiche. Né l'uno, né l'altro, cari colleghi.
Sulle compatibilità finanziarie ed economiche voglio leggervi il seguente brano, tratto da una fonte assai meno che sospetta, un editoriale de Il Sole 24 ore il quale parte dal ricordare quale fosse lo stato dell'economia italiana negli anni che hanno preceduto lo sforzo per l'ingresso nell'euro: «Tolte le stampelle del deficit (...) portate via le grucce dell'inflazione (...) negata per sempre la svalutazione (...)


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che cosa sarebbe successo all'economia italiana? Sarebbe successo quel che succede ai drogati con la »crisi da astinenza«. In effetti, la crescita perse ancora quota, complice anche la stanchezza dopo anni di sacrifici. Ma l'effetto euro non è solo astinenza, è anche una clinica di disintossicazione. L'economia italiana è cambiata e sta cambiando sotto l'impeto di una ristrutturazione continentale ... Lo si vede dal divario di crescita che si va facendo più piccolo. Lo si vede dal divario nella dinamica dell'occupazione che si è quasi annullato (...). La direzione di marcia è quella giusta».
E quanto alle «briciole», saranno i cittadini e le cittadine a giudicare, quei cittadini e quelle cittadine che dal primo gennaio 2001 non pagheranno più i ticket sulle ricette e sulla farmaceutica e che già in questi giorni stanno ricevendo e riceveranno ratei di pensione o tredicesime più ricche di 350 mila lire come anticipo di benefici futuri.
Il significato d'insieme di questa finanziaria si coglie in un altro fondamentale elemento che ci caratterizza.
Per il centrosinistra lo sviluppo è il frutto di un «insieme di politiche», va stimolato e regolato con un «insieme di politiche» che a sua volta risponde a un insieme di finalità: più benessere per le famiglie; più giustizia sociale; più qualità per il sistema produttivo e sociale nazionale.
Il centrodestra vede nello slogan della drastica riduzione della pressione fiscale (che ci deve sempre dire con quali tagli di spesa pensa di finanziare) il surrogato di politiche articolate che non riesce a definire o considera superflue se non dannose, fedele al motto: smantellare lo Stato, azzerare spese e imposte, ciascuno per sé e Dio per i poveracci.
Altro che pensioni dignitose per tutti e preoccupazioni per chi rimane indietro!
La cancellazione delle tasse come unico messaggio di politica economica sottende un'aggressione al sistema di protezione sociale, una visione di uno Stato che non si rinnova ma semplicemente si deresponsabilizza e si ritira, un'immagine della politica economica, e forse della politica tout court, che si autodepotenzia per affidarsi ad automatismi ciechi.
All'opposto questa finanziaria mostra che il Governo e la sua maggioranza mirano a costruire un progetto che ha una pluralità di valenze: il rinnovamento, e non il puro e semplice ridimensionamento, dello Stato ai suoi vari livelli; centrali e decentrati; un'idea della tassazione che ne commisura la legittimità non a se stessa, ma alla quantità e alla qualità degli investimenti e dei servizi che una società vuole avere e dunque al «patto di cittadinanza» che la tiene insieme; la riqualificazione del sistema di protezione sociale; il concorso e la convivenza di più strumenti e di più opinioni nella formazione di una politica economica e sociale che non consideri spese separate ma anzi sinergiche rispetto alla sostenibilità economica e alla sostenibilità sociale.

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