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LUCIANA FROSIO RONCALLI. Questo decreto restituisce una parte del maltolto ai cittadini. È ovvio che per l'opposizione risulta facile ritenere tali misure vere e proprie elargizioni elettoralistiche. Si ha l'impressione che il Governo abbia voluto rendere non solo immediata ma soprattutto ben visibile agli elettori, prima delle elezioni, questa restituzione. Noi invece crediamo che sia necessario modificare la cultura dell'imposizione fiscale: invece di restituire le tasse, occorre una chiara previsione di sviluppo, una vera riforma strutturale, una maggiore efficienza della macchina burocratica e infine un consistente risparmio di sprechi e di privilegi.
entrate che automaticamente farebbe registrare una crescita, anziché una diminuzione, della pressione fiscale.
FRANCO CHIUSOLI. Il disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 268 del 2000, che reca misure urgenti in materia di imposta sui redditi delle persone fisiche e di accise, è stato pensato e costruito nell'intento di perseguire con strumenti efficaci un obiettivo assolutamente condivisibile: la riduzione della pressione fiscale per mezzo della «ridistribuzione» delle maggiori risorse che provengono dal recupero della base imponibile. Il testo che ci troviamo ad esaminare procede inoltre coerentemente con i contenuti dell'articolo 1, comma 4, della legge finanziaria dello scorso anno, la n. 488 del 1999, che disponeva proprio la riutilizzazione dell'emersione dell'imponibile per contenere il carico fiscale.
dei prezzi del petrolio. Il testo prevede anche una particolare disciplina di favore (riduzione del costo del gasolio per il riscaldamento) per le zone montane.
La diminuzione della pressione fiscale deve avvenire in correlazione ad una correzione della spesa pubblica. Non ha senso intervenire solo sulle entrate, nel momento di una loro espansione, senza ridurre la spesa corrente.
Il rischio, così come prospettato dal Governatore Fazio, è quello di dover poi intervenire con un'eventuale manovra correttiva.
Il nostro sarà un voto di astensione perché, se è vero che questo provvedimento genera una riduzione minima della pressione fiscale, restano dubbi per l'impatto del provvedimento. I dubbi maggiori riguardano l'effettiva consistenza delle risorse messe in campo e alla correttezza del procedimento con cui sono state utilizzate.
Si parla di restituzione del bonus fiscale ma è un termine inesatto, perché in realtà si effettua una redistribuzione del reddito prelevato a tutti i cittadini e redistribuito ad alcune fasce determinate.
È anche necessario fare delle precisazioni sull'entità del bonus. Il Governo parla di circa 13.800 miliardi di lire, ma in realtà per circa 5.500 miliardi non si tratta di restituzione ma di una semplice dilazione del termine di pagamento delle imposte attraverso una riduzione della percentuale degli acconti: ossia i contribuenti continueranno a pagare quantitativamente le stesse imposte con un'invarianza in termini di competenza della pressione fiscale, che varia invece solo in termini di cassa, consentendo così di evitare quell'incremento di gettito delle
Quella riguardante gli interventi sulle accise è sicuramente la parte del provvedimento che ci trova più in disaccordo. Sono anni che lottiamo contro questo diverso trattamento tra diverse zone geografiche.
Nonostante le affermazioni del ministro Del Turco che prometteva la riduzione della forbice nell'applicazione relativa alle aliquote, con questo decreto la forbice si amplia ancora di più.
Inoltre nutriamo notevoli dubbi sulla copertura del provvedimento. La maggioranza insiste nel correlare l'incremento delle entrate tributarie una più incisiva lotta all'evasione fiscale, ma non ci sembra che i dati a nostra disposizione sull'attività di accertamento suffraghino questa tesi. Infatti, i dati di quanto incassato con la lotta all'evasione nostrano cifre veramente ridicole se confrontate con quella che dev'essere la copertura di questo provvedimento. È invece più realistico affermare che la nuova riforma fiscale ha ampliato la base imponibile delle imprese che già pagavano le tasse.
Il nostro sarà quindi un voto di astensione rispetto ad una manovra che può generare una riduzione minima della pressione fiscale ma che ci lascia tanti dubbi circa l'effettiva consistenza delle risorse messe in campo e alla correttezza del procedimento con cui queste sono utilizzate.
Avrebbero potuto essere utilizzate meglio e con una visione prospettica dello sviluppo economico del paese, ben diversa da una visione limitata ad un effetto soltanto demagogico e preelettorale. È questa, infatti, la realtà del provvedimento.
Il provvedimento, che ha già superato il vaglio del Senato, si muove nella direzione indicata con l'articolo, intervenendo sull'imposta sul reddito delle persone fisiche: il comma 1 modifica, infatti, gli scaglioni di reddito e gli importi delle detrazioni ed eleva da 15 a 20 milioni l'ammontare massimo di reddito attualmente corrispondente al primo scaglione. Lo stesso articolo, al comma 2, inoltre, incrementa gli importi delle detrazioni IRPEF (articolo 3 del TUIR), nei casi in cui riguardino sia il lavoro autonomo che il lavoro dipendente o l'impresa minore. L'effetto combinato dell'innalzamento dell'importo massimo del reddito e delle detrazioni fa sì che i lavoratori dipendenti con redditi fino a 12 milioni di lire e i lavoratori autonomi con redditi fino a 6 milioni di lire vengano, nei fatti, totalmente esentati da ogni tassazione.
Per recuperare un maggior gettito il comma 3 dell'articolo 1 prevede che ciò debba avvenire in sede di conguaglio e entro il mese di novembre. Il comma 4, inoltre riduce l'acconto IRPEF dal 92 per cento all'87 per cento e interviene, insieme al comma 5, anche sull'acconto IRAP e su quello IRPEG, che passano, rispettivamente, dal 98 al 95 per cento e dal 98 al 93 per cento.
Gli articoli 2 e 3 si occupano della fiscalità dei prodotti petroliferi: l'articolo 2 stabilisce che per il 2000, in seguito all'elevato aumento del petrolio e dei suoi derivati, non si proceda per l'anno 2000 all'aumento delle aliquote sugli oli minerali, mentre l'articolo 3, intervenendo in riduzione delle accise sugli oli emulsionati, punta a compensare l'incidenza dei prezzi al consumo legati alle fluttuazioni
L'articolo 5 fissa nuove aliquote di accisa per l'autunno 2000 per alcuni tipi di oli minerali, con conseguente riduzione degli oneri fiscali, mentre l'articolo 6 prevede sempre nuove riduzioni dell'aliquota applicata alla benzina e al gasolio da destinare agli impieghi nel lavoro agricolo. Gli articoli 7 e 8, recano rispettivamente, un complesso di previsioni normative volte ad accelerare le procedure relative ai bandi per le concessioni dell'esercizio delle lotterie istantanee, di quelle tradizionali e dei nuovi giochi e norme relative al versamento delle cosiddette «quote latte». Il provvedimento si conclude con l'articolo 9, che prevede la copertura finanziaria per gli oneri derivanti dalla normativa in esso contenuta.
In seguito all'esame del Senato è stato, inoltre, aggiunto un articolo 01 che stabilisce la disapplicazione delle prescrizioni contenute nello statuto del contribuente laddove risultino incompatibili con il contenuto del provvedimento.
Il progetto di legge su cui siamo chiamati ad esprimerci per come è congegnato può, a nostro avviso, raggiungere il suo obiettivo il contenimento della pressione fiscale per mezzo del recupero sull'imponibile. La formula, a nostro parere, funziona: ad esempio, il risparmio medio d'imposta che ciascun contribuente otterrà in seguito all'adozione delle misure contenute nell'articolo 1 sarà pari, in media, a 350 mila lire. Subiranno un ridimensionamento, oltre all'acconto IRPEF, anche quelli sull'imposta regionale sulle attività produttive e sull'imposta sul reddito delle persone giuridiche. Anche le misure che prevedono la sospensione dell'aumento annuale delle aliquote di accisa sugli oli minerali appaiono, alla luce della situazione che ha visto negli ultimi mesi del 1999 aumentare a dismisura il prezzo dei prodotti petroliferi, sicuramente opportune. Nel complesso, dunque il provvedimento appare più che soddisfacente e, considerando anche la necessità stringente, nonché l'opportunità di una sua approvazione prima del varo della legge finanziaria per il 2001, a nome del mio gruppo esprimo voto favorevole sul provvedimento.


