Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 801 del 31/10/2000
Back Index Forward

Pag. 10


...
(Mancato rispetto dei beni archeologici nell'area venduta dal comune di Roma all'Ikea)

PRESIDENTE. Passiamo alla interrogazione Gasparri n. 3-05909 (vedi l'allegato A - Interpellanze ed interrogazioni sezione 8).
Il sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali ha facoltà di rispondere.

GIAMPAOLO D'ANDREA, Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. Signor Presidente, onorevoli deputati, con l'interrogazione parlamentare in oggetto l'onorevole Gasparri in merito alla costruzione del centro commerciale Ikea chiede di sapere se la costruzione stessa sia avvenuta nel pieno rispetto delle leggi vigenti a tutela dei beni di interesse storico e artistico e con procedure adeguate all'esigenza di salvaguardare i ritrovamenti archeologici, nonché se il contratto di vendita tra il comune di Roma e la società Ikea dell'area su cui è costruito il centro commerciale non sia da considerarsi nullo, in presenza di significativi ritrovamenti archeologici per espressa previsione nella clausola contrattuale.
In merito all'atto di vendita, si premette che le clausole del contratto non sono a conoscenza del Ministero ed esulerebbero comunque dalle sue competenze, per cui ogni chiarimento andrebbe richiesto al comune.
Per quanto riguarda gli altri aspetti sollevati, da informazioni assunte presso la sovrintendenza archeologica, risulta che gli interventi richiesti dall'Ikea sono stati preceduti da accurati sondaggi preventivi, con il massimo riguardo all'esigenza di tutela e di salvaguardia delle preesistenze archeologiche.
Nell'area è emerso uno sterrato interpoderale, un tratturo in terra battuta di età repubblicana, peraltro simile a tanti altri presenti nell'agro romano, che è stato scavato e per la prima volta «musealizzato» secondo le indicazioni e le prescrizioni della predetta sovrintendenza, a spese della società Ikea. Per quanto riguarda la Torre di mezza via di Frascati, monumento di epoca medioevale, le finestre sono state murate per impedire l'intrusione di occupanti abusivi, che già in precedenza si erano insediati nell'area. La vicina cisterna romana, in laterizio ed


Pag. 11

opus reticulatum, è attualmente in fase di restauro, sponsorizzato dalla stessa società Ikea, con l'utilizzo di maestranze e ditte specializzate sotto la direzione scientifica della sovrintendenza, così come riportato sul cartello di cantiere.
Tutti i lavori edili, compresi quelli per l'urbanizzazione, sono stati seguiti dai tecnici della sovrintendenza e non risulta nessuno scempio di preesistenze antiche; al contrario, è stata ridotta l'area del parcheggio su via Tuscolana e sulle aree limitrofe interessate dalle presenze monumentali sopra indicate ed è stato apposto un vincolo archeologico, ai sensi del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, con decreto ministeriale del 12 giugno 2000. Infine, all'interno del complesso Ikea, è in fase di allestimento, sempre a carico di detta società, uno spazio museale con i materiali ceramici restaurati provenienti dalle indagini preventive e con pannelli didattici a cura della sovrintendenza archeologica.

PRESIDENTE. L'onorevole Gasparri ha facoltà di replicare.

MAURIZIO GASPARRI. Signor Presidente, sono insoddisfatto della risposta del Governo ed inviterei il sottosegretario a verificare la situazione: fra l'altro, la zona di cui parliamo è vicino l'autostrada verso il sud ed è quindi, ritengo, luogo di transito del sottosegretario, come di molti altri di noi, per ragioni varie. In realtà, nella zona dove è sorto il megacentro dell'Ikea, una nota multinazionale di mobili e di arredamento, da più parti si ritiene che vestigia del passato (che, per la verità, a Roma sono reperibili un po' ovunque) siano state sacrificate per questa ulteriore iniziativa di carattere edilizio e commerciale. La zona è peraltro già gravata dalla presenza di numerosi immobili, manufatti, centri commerciali, ipermercati eccetera. La stessa viabilità - anche se non era questo l'oggetto dell'interrogazione - ne è risultata ulteriormente compromessa ed i parziali interventi che la stessa società Ikea ha sponsorizzato, come ci ricordano i cartelloni visibili nella zona e come lo stesso Governo ci ha riferito poc'anzi, non arrivano a sanare una situazione caratterizzata da scarsa attenzione e sensibilità nei confronti dei beni culturali.
A Roma, la situazione da questo punto di vista è singolare, perché più volte lavori pubblici di interesse collettivo (metropolitana, servizi pubblici eccetera) sono stati giustamente condizionati dal reperimento di beni archeologici, con un danno, in qualche modo, per mancate opere d'interesse per la collettività. In questo caso, invece, vi è un interesse di parte, perché si tratta di un'azienda che avrebbe potuto aprire la sua struttura anche altrove, ma si è passati un po' sopra a tutto: sorge quindi il sospetto che talvolta vi sia più cautela nei confronti della tutela dei beni artistici e archeologici quando si tratta di opere pubbliche (che, per carità, non devono rovinare alcun reperto, ma che tuttavia hanno un'utilità generale), mentre, quando vi sono forti interessi privati, probabilmente la potenza di una multinazionale possa di più, per esempio, delle «talpe» che scavano le metropolitane. Ripeto, invece, che in questo caso si poteva trovare una collocazione in moltissimi altri luoghi del comune di Roma.
Non siamo, comunque, contro l'apertura di questo grosso negozio, che però è molto frequentato, per cui vi è il rischio di potenziali danni ad una realtà archeologica in via di restauro ed in condizioni estremamente precarie: se da quanto ci è stato riferito la situazione sembra idilliaca, in realtà la torre in via di restauro è collocata tra parcheggi e strade, in una posizione veramente difficile. Inoltre, vi sono problemi di traffico e di affollamento che comunque non sono positivi né per la popolazione residente, né per i beni archeologici. Il centro commerciale dell'Ikea, d'altro canto, è stato aperto anche in difetto di concessioni e licenze, alla presenza dell'attuale sindaco di Roma, Rutelli, che lo ha inaugurato, appunto, pur in difetto delle licenze: per inciso, vorrei capire se il centro sponsorizzerà la sua campagna elettorale. Infatti, i vigili si recarono sul posto per effettuare delle


Pag. 12

contestazioni, ma si tratta di un'altra storia. La mancanza di titoli fu poi sanata successivamente, ma un sindaco dovrebbe controllare almeno se esista una licenza (non dico i beni archeologici) incaricando di ciò l'assessore al commercio.
La nascita di questo centro commerciale, quindi, salutata dai consumatori con festoso affollamento presenta aspetti discutibili. Poiché a Roma la soprintendenza è stata attentissima in tanti casi, giustamente, e qualche volta al di là delle sue competenze, ci pare singolare che, in questo caso, si sia chiuso un occhio o ci si sia accontentati di qualche intervento parziale.
Lei ha parlato di sterrati dell'età repubblicana, certamente in riferimento ad altre repubbliche antiche, ma mi pare che le realizzazioni commerciali dell'età repubblicana nella quale viviamo siano sicuramente nefaste per molta parte del territorio e anche di Roma che, forse, in altre repubbliche - mi riferisco a millenni fa - ha vissuto stagioni più serene della repubblica contemporanea.

Back Index Forward