![]() |
![]() |
![]() |
PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Capitelli n. 3-06475 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 7).
PIERA CAPITELLI. Signor Presidente del Consiglio, le variazioni climatiche che si sono registrate negli ultimi anni anche in Italia fanno prevedere per i prossimi decenni un diverso regime delle piogge: ci si dovrà preparare numerosi cambiamenti
ma, soprattutto, progettare e consolidare opere strutturali per la tutela e la protezione degli argini dei fiumi.
PRESIDENTE. Il Presidente del Consiglio dei ministri ha facoltà di rispondere.
GIULIANO AMATO, Presidente del Consiglio dei ministri. Onorevole Capitelli, mi fermo sugli ultimi punti proprio perché non vorrei ripetere due volte la stessa risposta e devo passare a cose non più concrete di quelle di cui ho parlato in risposta alla prima interrogazione, ma più specifiche perché ritengo concrete anche quelle.
PRESIDENTE. L'onorevole Capitelli ha facoltà di replicare.
PIERA CAPITELLI. Grazie, signor Presidente. Signor Presidente del Consiglio, la ringrazio per la puntualità e la sincerità delle risposte, per le quali sono molto soddisfatta: gli impegni che il Governo potrà assumere sono assai significativi e riguardano il futuro e la vita quotidiana di molti di noi. Vorrei ringraziarla, inoltre, perché molti ministri del suo Governo, nei giorni dell'alluvione, hanno tempestivamente raggiunto quelle zone per incontrarsi con le popolazioni e con i responsabili della protezione civile e con le autorità statali, provinciali e comunali: ho avuto esperienza diretta di due di tali incontri, a Pavia ed in provincia. Ebbene, non vi è stato proprio nulla di rituale in quelle riunioni, ma sono state occasioni per esprimere solidarietà e impegni per la ricostruzione da parte del Governo, nonché momenti ed opportunità di ascolto che i ministri hanno saputo utilizzare. D'altra parte, i sindaci sanno esprimersi con molta chiarezza e concretezza ed hanno una forte carica emotiva e una profonda consapevolezza del proprio ruolo di responsabili della protezione civile. Però, essi sono anche consci dei limiti e delle insufficienze dei mezzi di cui sono dotati.
L'onorevole Capitelli ha facoltà di illustrarla.
Il bacino del Po richiede una particolare attenzione per l'alta densità abitativa delle regioni che percorre, per le infrastrutture che coinvolge, per l'ampia portata del fiume. La recente alluvione che ha colpito le regioni del nord ha evidenziato che, nonostante dal 1994 ad oggi la situazione sia migliorata, vi sono ancora molti problemi al consolidamento degli argini, alla manutenzione preventiva del territorio, al controllo e al prelievo degli inerti, agli investimenti per favorire la delocalizzazione delle abitazioni e delle attività produttive delle aree golenali.
In questo momento le popolazioni colpite attendono di essere risarcite e hanno bisogno (e noi con loro) di sapere quali urgenti provvedimenti si stiano assumendo, quali strategie per opere di consolidamento degli argini si stiano adottando e anche se sia stata fatta una verifica delle cause tecniche della scarsa consistenza di alcune recenti opere di bacino.
Mi auguro che lo spirito di collaborazione che vi è stato tra istituzioni, Stato, regioni e comuni nel fronteggiare l'emergenza creata da questa ultima alluvione sia in grado di andare al di là dell'emergenza e di consentire che ciascuno faccia la sua parte e assuma le sue responsabilità nell'attuazione dei disegni legislativi che già il Parlamento ha dettato e nell'utilizzazione delle risorse, pur non tantissime, che già esistono e che questa finanziaria dovrebbe incrementare per fare tutto ciò che deve essere fatto sul territorio. Ciò significa intervenire effettivamente nelle aree a rischio idrogeologico già identificate.
È vero che su alcune di esse, individuate dopo il decreto-legge n. 180, abbiamo già verificato gli interventi effettuati: su 733 aree sono stati spesi quasi 1.000 miliardi per interventi ed è in corso la realizzazione di interventi per la messa in sicurezza di altre aree a rischio per 1.700 miliardi; tuttavia, come risulta dalla relazione che ci ha fatto il ministro Bordon di recente, vi sono molte aree (alcune centinaia) per le quali non vi è stata la messa in sicurezza e nelle quali continuano a sussistere fattori di rischio. Ciò implica che gli interventi siano effettuati in forma collaborativa, altrimenti diventeranno inevitabili i poteri sostitutivi da parte dello Stato.
In più, vi è tutta la parte che compete ai lavori pubblici: mi riferisco alle opere di rafforzamento degli argini e di pulizia degli alvei che, in realtà, abbiamo sempre visto effettuare dai prefetti in situazione di emergenza. In realtà, il decreto-legge che abbiamo adottato e che era all'esame del Parlamento dopo i fatti di Soverato, identifica un filone di risorse e di interventi finalizzati alla pulizia degli alvei. Vi sono alvei che non solo diventano un percorso per i detriti (il che, al limite, implicherebbe soltanto un'esigenza di pulizia, anche se quest'ultimo è sempre un importante adempimento), ma che sono altresì stabilmente occupati da opere abusive, che sono state mantenute negli anni. Alcune zone goleniche non sono, in realtà, zone di rispetto (come avrebbero dovuto essere), ma zone occupate da manufatti spesso (anzi, molto spesso) autorizzati.
In conclusione, vi è tutto un lavoro da compiere e ciascuno deve assumersi le proprie responsabilità; la legge finanziaria vorrebbe destinare non meno di 2.000 miliardi, per il prossimo triennio (ma ce ne vorranno di più per l'avvenire), alla realizzazione delle opere essenziali relative al corso dei fiumi.
È necessario, dunque, fare passi avanti per dare loro una risposta in tal senso, così come sul versante della semplificazione burocratica. Nell'attuale legislatura si è fatto molto per la semplificazione amministrativa, ma nel settore dei lavori pubblici vi è ancora insoddisfazione: occorre un grande sforzo per coniugare diverse esigenze (tempi rapidi e certi di progettazione ed esecuzione delle opere; celerità, ma anche rigore e trasparenza nelle gare di appalto; garanzia dei controlli sulla qualità dei lavori).
L'occasione dell'alluvione è un evento che non abbiamo certo auspicato, ma considerato che purtroppo è avvenuto, ci sembra opportuno ribadire che bisogna fare tesoro delle esperienze e non dimenticare nulla delle lezioni.


