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PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Caparini n. 3-06472 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 4).
DAVIDE CAPARINI. Signor Presidente, l'asta per i cellulari della terza generazione si è dimostrata una vera e propria farsa. Un'asta alla quale partecipavano otto concorrenti che poi alla fine si sono ridotti a cinque non può essere chiamata in altro modo. Abbiamo avuto la dimostrazione dei fatti: cinque licenze sono state assegnate ad effettivi cinque competitors - non ve ne erano altri - e quindi si è trattato di una vera e propria farsa. La domanda che le poniamo è questa: perché non sono state diminuite le licenze a disposizione? Perché non sono stati compiuti i passi necessari per far sì che fosse una vera e propria gara e non fosse una farsa? Soprattutto, a chi dobbiamo imputare questa incompetenza, o addirittura malafede?
PRESIDENTE. Il Presidente del Consiglio dei ministri ha facoltà di rispondere.
GIULIANO AMATO, Presidente del Consiglio dei ministri. La ringrazio, perché con questa domanda lei mi permette di affrontare la parte dei temi che volevo affrontare con la seconda parte della mia risposta. Si poteva prevedere; come mai ci siamo trovati con sei e cinque concorrenti? come mai così pochi concorrenti? In realtà i concorrenti in partenza erano otto, quindi la questione diventerebbe molto grossa: come mai in Italia si possono presentare due concorrenti così fragili, dei quali uno non è in condizioni di presentare neanche il socio munito del know how, e l'altro, che supera il vaglio dei piani industriali, non è in condizioni poi di presentare la fideiussione bancaria che era essenziale a garanzia dell'affidabilità finanziaria. Così da otto siamo arrivati a sette e da sette siamo arrivati a sei (avrei detto ai miei tempi che questo riguarda il capitalismo italiano e non riguarda me). Quando siamo arrivati a sei ci siamo trovati con il problema di Blu. Alla presentazione dei piani industriali, Blu era uno dei soggetti apparentemente forti, perché aveva fior di soci, aveva competenze tecnologiche (British Telecom), ha superato a vele spiegate la fase del vaglio dei piani industriali. Questa fase non verificava l'affidabilità finanziaria, ma questa era affidata di per sé alla prestazione di una fideiussione da 4 mila miliardi ed è stata prestata e quindi siamo arrivati in prossimità dei rilanci competitivi.
GIULIANO AMATO, Presidente del Consiglio dei ministri. Infatti, poche ore dopo, arriva una lettera di British Telecom, che era appunto lo «zio d'America» a cui questa cordata aveva affidato il compito di cacciar fuori i soldi, il quale dice che lo farà.
PRESIDENTE. Deve concludere, signor Presidente del Consiglio.
GIULIANO AMATO, Presidente del Consiglio dei ministri. ...perché la gara in parte si è svolta, ma perché ha fatto sì che la gara si sia fermata prima del punto a cui avrebbe potuto arrivare, non a 80 mila, non a 60 mila, cifre da albero della cuccagna, ma a meno di quanto avrebbe potuto essere. Su questo è giusto che vi siano accertamenti (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e dei Popolari e democratici-l'Ulivo).
PRESIDENTE. L'onorevole Caparini ha facoltà di replicare.
DAVIDE CAPARINI. Signor Presidente del Consiglio, le sue parole confermano che siamo di fronte non solo ad una farsa ma anche ad una truffa: lei, in Parlamento, doveva rispondere dell'operato del ministro delle comunicazioni del suo Governo, che ha bandito la gara, nella quale vi era una cordata, per la cronaca Tu Mobile, composta da una società sottocapitalizzata (lo dimostrano anche le visure camerali), con 20 milioni di capitale, con zero dipendenti, con membri del consiglio di amministrazione legati all'UDEUR, membri del consiglio di amministrazione che hanno collegamenti diretti con il partito del ministro del suo Governo; con un'altra società che, al momento della gara, non rispondeva neanche al telefono quando veniva interpellata dall'ANSA, una società che non ha neanche una sede, o un'insegna davanti alla sede.
RENATO CAMBURSANO. Infatti, li ha esclusi!
DAVIDE CAPARINI. Stiamo parlando di società fantasma, create dal suo ministro solo strumentalmente per tenere un numero di competitori adeguato, in modo da assegnare le licenze in modo sicuro e definitivo.
L'onorevole Caparini ha facoltà di illustrare.
Tenga conto che io, per sfilare una licenza, avevo bisogno di un presupposto giuridico solido, cioè che uno degli offerenti non fosse più tale, non si presentasse più come titolare di un'offerta valida. Il 14 ottobre arriva la lettera del presidente di Blu, che mette in dubbio, in ragione di dissensi tra i soci, la possibilità di procedere: io mi domando se, a quel punto, è il caso di riunire il comitato, ma ne desumo che è un'informativa di cui non capisco bene il senso e che certo non mi abilita ad escluderlo, perché anzi, se lo avessi escluso, forse, a quel punto, avrebbe fatto ricorso.
Si entra, allora, nella fase dei rilanci competitivi, ci si siede; e solo quando questo gruppo, al terzo rilancio, si ferma, posso capire ex post che evidentemente non era in condizione di fare ciò che aveva fatto. È a questo punto che mi ha recato un danno, non perché abbia necessariamente falsato la gara...
Questo è quanto avete fatto! Avete un ministro che ha fatto campagna elettorale con questa asta, un ministro che è andato nel suo collegio e in tutta la Sicilia a promettere, a destra e a sinistra, benefici ai quali purtroppo i siciliani non potranno accedere perché il ministro ha dimostrato la sua totale inaffidabilità, incapacità e, oltretutto, malafede, che è la cosa peggiore. Chi esce male da questa asta, da questa truffa, signor Presidente del Consiglio, sono i terremotati dell'Umbria, gli alluvionati del nord, gli italiani: è il paese che esce veramente malconcio da questa situazione (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega nord Padania e di Forza Italia)!


