Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 798 del 25/10/2000
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Seguito della discussione della proposta di legge costituzionale: Boato e Corleone; Caveri; Zeller ed altri; Soro; Bono ed altri; Zeller ed altri; Carmelo Carrara ed altri; Di Bisceglie ed altri; Ruffino ed altri; Schmid; d'iniziativa del consiglio regionale della Sardegna; Schmid e Olivieri; Soda; Soda; Soda; Soda; Soda; Fontanini ed altri; Garra ed altri; d'iniziativa dell'assemblea regionale siciliana; Prestamburgo ed altri: Disposizioni concernenti l'elezione diretta dei Presidenti delle Regioni a Statuto speciale e delle Province autonome di Trento e di Bolzano (approvata, in seconda deliberazione, dal Senato della Repubblica con la maggioranza assoluta dei suoi componenti) (168-226-1359-1605-2003-2951-3057-3327-3644-3932-4601-5406-5468-5469-5470-5471-5472-5561-5615-5710-5892-D) (ore 11,47).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione della proposta di legge costituzionale, già approvata, in seconda deliberazione, dal Senato della Repubblica con la maggioranza assoluta dei suoi componenti, d'iniziativa dei deputati Boato e Corleone; Caveri; Zeller ed altri; Soro; Bono ed altri; Zeller ed altri; Carmelo Carrara ed altri; Di Bisceglie ed altri; Ruffino ed altri; Schmid; d'iniziativa del consiglio regionale della Sardegna; d'iniziativa dei deputati Schmid e Olivieri; Soda; Soda; Soda; Soda; Soda; Fontanini ed altri; Garra ed altri; d'iniziativa dell'assemblea regionale siciliana; d'iniziativa dei deputati Prestamburgo ed altri: Disposizioni concernenti l'elezione diretta dei presidenti delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano.
Ricordo che nella seduta del 23 ottobre scorso si è conclusa la discussione sulle linee generali ed hanno replicato il relatore ed il rappresentante del Governo.
Ricordo altresì che, trattandosi di esame in seconda deliberazione di una proposta di legge costituzionale, a norma dell'articolo 99, comma 3, del regolamento, si passerà direttamente alla votazione finale senza procedere alla discussione degli articoli (vedi l'allegato A - A.C. 168-D sezioni
1, 2, 3, 4, 5, 6 e 7).
Colleghi, vi prego di non allontanarvi dall'aula, perché per l'approvazione del provvedimento è necessaria la maggioranza assoluta dei componenti la Camera.

(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 168-D)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Tassone. Ne ha facoltà.

MARIO TASSONE. Signor Presidente, per quanto mi riguarda, non credo di potere esprimere un giudizio positivo in merito a questo provvedimento. La mia posizione non fa riferimento alla riforma che si intende perseguire, concernente il sistema elettorale delle regioni a statuto speciale, ma si basa su una valutazione più complessiva che mi permetto di svolgere in questo momento.
Anche in altre occasioni ho dichiarato di essermi pentito di aver votato l'approvazione della riforma elettorale grazie alla quale si eleggono direttamente i presidenti delle regioni a statuto ordinario.

PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Tassone. Colleghi, vi prego di uscire se non volete ascoltare. Onorevole Pepe, la prego.
Prego, onorevole Tassone.

MARIO TASSONE. Come dicevo, ho più volte espresso questo rammarico, perché il provvedimento che ha stabilito l'elezione diretta dei presidenti delle regioni va nella direzione opposta rispetto all'esigenza di ampliare gli spazi di democrazia nel nostro paese. I primi dati emersi dalle regioni a statuto ordinario


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non sono certamente incoraggianti: ciò va detto con estrema chiarezza, pur nella confusione nella quale si svolgono i nostri lavori in questo particolare momento.
Abbiamo infatti conferito al presidente della regione sovranità per conto ed in nome dell'elettorato che elegge anche i consigli regionali. Signor Presidente, i consigli regionali sono ostaggio dei presidenti delle regioni e ciò non avviene in alcuna parte del mondo. Quando si dimette il presidente della regione, si dimette anche il consiglio regionale, per cui vi è una doppia valutazione tra il voto che si esprime per l'elezione del consiglio regionale e quello che si esprime per il presidente della regione.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE CARLO GIOVANARDI (ore 11,52).

MARIO TASSONE. Il voto che si esprime per il consiglio regionale vale «x» mentre il voto espresso per l'elezione del presidente della regione vale «x» più «y»; c'è quindi una differenziazione delle posizioni.
Signor Presidente, parlavo poc'anzi di un'assemblea in ostaggio del presidente della regione, ma questo significa che c'è un deficit di democrazia, di libertà, di indipendenza dell'assemblea eletta. Non c'è dubbio che ciò non si riscontra in nessuna parte del mondo. Non avviene ad esempio negli Stati Uniti d'America. Quando ci si richiama al sistema istituzionale americano, si sbaglia. A tale riguardo infatti voglio ricordare, signor Presidente, che quando il Presidente degli Stati Uniti d'America si dimette, lo sostituisce il Vicepresidente. Quando non c'è il Vicepresidente (è accaduto con Nixon), subentra lo speaker della Camera dei rappresentanti. Ma non accade nemmeno nei singoli Stati! Quando infatti si dimettono i governatori, l'assemblea non viene sciolta! C'è dunque un dato su cui dobbiamo riflettere. Noi dobbiamo rivedere tutte le cose che abbiamo fatto, alla luce anche di un sistema bipolare che è fallito. Dobbiamo recuperare e restituire un clima di partecipazione dove contano le forze politiche, dove conta il mandato parlamentare, dove conta il mandato dei consiglieri regionali, dove conta il mandato dei deputati regionali, sia per la Sicilia che per la Sardegna, nonché per le altre regioni a statuto speciale.
Ecco perché io non sono d'accordo. Alcuni colleghi mi hanno detto: ma tu hai votato! Ebbene, lo dichiaro per la seconda volta: io sono rammaricato per quel voto, perché il provvedimento va a disegnare un tipo di società, di Stato e di ordinamento che è in aperto contrasto con tutta l'esperienza storica del nostro paese.
Riforme come queste non sono certamente in sintonia con la Carta costituzionale, con le esperienze che abbiamo consumato e con la società partecipata che vogliamo garantire all'interno del nostro paese.
Non è possibile che nelle regioni a statuto ordinario, la mattina, i consiglieri regionali di maggioranza e di minoranza rivolgano preci al Signore perché conservi in buona salute i loro presidenti regionali. Questo sta a significare un deficit di democrazia, di libertà, di indipendenza e di autonomia delle scelte decisionali da parte dei consiglieri regionali! Da qui le mie perplessità.
Prendendo spunto da questo provvedimento, amici, dobbiamo cogliere l'occasione per rivedere tutto. Se questa assemblea democraticamente eletta ha il coraggio di farlo, dobbiamo rivedere tutto. Amici, non ci possono essere istituzioni appannaggio o proprietà privata di leader o di chi è eletto. Le istituzioni appartengono al popolo attraverso le sue rappresentanze elette che hanno pari dignità, uguali diritti e doveri. Ritengo che sia questo il messaggio che dobbiamo lanciare in tale particolare momento.
Lo so che questa posizione può influire sull'approvazione della proposta di legge in esame, ma è l'occasione per un richiamo, per un dibattito. Non è un fatto burocratico, non ci troviamo dinanzi ad una pratica che dobbiamo liquidare subito, ma bisogna riflettere su ciò che abbiamo fatto per evitare derive plebiscitarie.


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Noi non vogliamo costruire una società e uno Stato di stampo peronista. Ci sono delle suggestioni che emergono; poc'anzi abbiamo dibattuto sull'istituzione a Sant'Anna di Stazzema di un parco della pace per il prosieguo civile della vita democratica all'interno del nostro paese, e dunque alcune suggestioni plebiscitarie o peronistiche non fanno parte di questa storia che noi vogliamo garantire, costruire e conservare all'interno del nostro paese. Ecco perché, signor Presidente, per quanto mi riguarda - i colleghi del mio gruppo avranno poi indipendenza di valutazione, di giudizio e di scelta - sento il dovere di dichiarare questa mia posizione di grande perplessità e di difficoltà a comprendere.
Come parlamentare, ho sentito il dovere morale di richiamare i colleghi ad un comune sentimento e ad una comune riflessione, ad un rinnovato senso di responsabilità perché i dati che abbiamo di fronte a noi non sono assolutamente tranquillizzanti.
Questa può essere l'occasione per far rispettare tutta la nostra storia e, soprattutto, il percorso che intendiamo fare nel prossimo futuro.
Per questi motivi, signor Presidente, confermo la mia perplessità e la mia forte distanza sul piano culturale e della sensibilità da questo provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo misto-CDU).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Brugger. Ne ha facoltà.

SIEGFRIED BRUGGER. Signor Presidente, colleghi, si conclude oggi l'iter parlamentare di un provvedimento importante che conferisce anche alle regioni a statuto speciale il potere di decidere sulla propria forma di governo e sul diritto elettorale.
Anche se nel suo complesso il testo che stiamo per votare non risponde a tutte le nostre richieste e, in particolare, a quella finalizzata a rafforzare il carattere pattizio di tutte le autonomie speciali, esso rappresenta comunque un compromesso accettabile e un primo passo verso un sistema federalistico.
Per quanto riguarda, in particolare, le modifiche statutarie del Trentino-Alto Adige/Südtirol - mi soffermo su queste - direi che la mediazione raggiunta è molto buona perché in linea con i principi dello statuto di autonomia del 1972 e perché rappresenta un'evoluzione logica e coerente della nostra autonomia. Infatti, si accentua il ruolo delle province autonome rovesciando il rapporto tra regioni e province; si rafforzano i poteri autonomistici in materia di forma di governo e di legge elettorale e si conferma il vincolo proporzionale per il sistema elettorale nella provincia di Bolzano inserendo garanzie specifiche, in modo particolare - mi sembra importante -, per la nomina di assessori esterni dei singoli gruppi linguistici. Inoltre - lo dico con grande soddisfazione -, si individuano finalmente precise norme di garanzia per le minoranze ladine, cimbre e mochene presenti nella regione e si viene finalmente incontro ad una richiesta che la Südtiroler Volkspartei pone oramai da decenni: garantire l'accesso a tutte le cariche elettive della provincia e della regione non solo a rappresentanti del gruppo linguistico italiano e tedesco, ma anche a quello della minoranza ladina.
Faccio un'ultima considerazione. Ho apprezzato molto il fatto che il Parlamento italiano in tema di requisiti per l'elettorato attivo nella provincia di Bolzano abbia pienamente rispettato il carattere internazionale delle misure del cosiddetto pacchetto non intervenendo, nonostante diverse richieste sul tema specifico in questa sede, ed impegnandosi con una mozione votata a larga maggioranza a coinvolgere l'Austria in caso di eventuali modifiche.
Concludo annunciando il voto favorevole dei rappresentanti della Südtiroler Volkspartei e ringraziando tutti i colleghi che hanno lavorato per questa legge e, in modo particolare, il ministro Maccanico, il sottosegretario Franceschini e il relatore Di Bisceglie.


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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Olivieri. Ne ha facoltà.

LUIGI OLIVIERI. Signor Presidente, signor ministro, sottosegretario Franceschini, colleghi, desidero subito ringraziare l'onorevole Antonio Di Bisceglie, relatore del provvedimento, gli uffici, il presidente della nostra Commissione, l'onorevole Rosa Jervolino Russo, per il lavoro svolto, che ci permette di pervenire all'atto conclusivo dell'importante riforma degli statuti delle regioni ad autonomia speciale e delle province autonome di Trento e Bolzano.
Direi che si tratta di una riforma dovuta, soprattutto dopo che il Parlamento ha riformato gli articoli 121, 122, 123 e 126 della Costituzione e ha attribuito alle regioni a statuto ordinario un'autonomia assoluta sulla forma di governo e sulla legge elettorale, già positivamente sperimentata nell'aprile di quest'anno.
I contenuti innovativi del provvedimento di riforma degli statuti delle regioni ad autonomia speciale e delle province autonome sono essenzialmente ed in via succinta i seguenti. Nel rispetto della Costituzione e dei principi dell'ordinamento giuridico dello Stato, l'assemblea del consiglio regionale stabilisce le modalità di elezione del consiglio, nonché del presidente della giunta e degli assessori; le dimissioni contemporanee della metà più uno dei consiglieri o deputati regionali comportano lo scioglimento del consiglio e l'elezione contestuale del presidente della giunta, se eletto a suffragio universale; lo scioglimento anticipato del consiglio regionale si può avere qualora venga approvata una mozione di sfiducia al presidente della giunta, oppure per rimozione, dimissioni volontarie, morte o impedimento permanente dello stesso presidente; le modifiche statutarie vengono adottate con la procedura di cui all'articolo 138 della Costituzione, con possibilità di iniziativa anche da parte dei consigli regionali e con l'obbligo di consultazione delle autonomie regionali per ogni iniziativa parlamentare o governativa; vengono decostituzionalizzate le materie riguardanti la forma di governo, l'elezione dei consigli, i casi di ineleggibilità e di incompatibilità, l'esercizio del diritto di iniziativa popolare delle leggi e dei referendum.
Per quanto riguarda la regione Trentino-Alto Adige/Südtirol, la riserva di competenza viene attribuita direttamente ai consigli provinciali, prevedendo che il consiglio regionale sia costituito dai componenti i consigli provinciali.
È stato modificato in modo sostanziale, sempre con riferimento allo statuto della regione Trentino-Alto Adige, l'attuale articolo 25, comma 4, dello statuto stesso, con la previsione del diritto elettorale attivo non più dopo quattro anni di residenza, bensì dopo un anno, per la provincia autonoma di Trento, mentre rimane inalterato il quadriennio previsto per la provincia autonoma di Bolzano, anche se la Camera dei deputati, in prima lettura, con un ordine del giorno approvato all'unanimità, ha impegnato il Governo a mettere in atto le procedure necessarie per la modifica di quella norma, che è diretta emanazione degli accordi a suo tempo intervenuti tra Italia ed Austria.
Infine, fatto non secondario ma di grande importanza, viene valorizzata appieno la tutela delle minoranze linguistiche ladine, mochene e cimbre della provincia di Trento, prevedendo per la minoranza linguistica ladina, per la prima volta, una rappresentanza riservata in seno al consiglio provinciale di Trento.
È prevista, poi, una norma transitoria concernente il sistema elettorale, con l'eccezione della regione Valle d'Aosta e della provincia di Bolzano: per queste due realtà la norma transitoria non opererà.
Esigenze e ragioni riconducibili alla governabilità ed alla stabilità, collegate alle altrettanto necessarie esigenze di modernizzazione e flessibilità, hanno indotto il Parlamento, direi positivamente, in modo molto fattivo, ad estendere l'elezione diretta dei presidenti delle regioni anche alle regioni a statuto speciale, con


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le eccezioni che ho prima richiamato della Valle d'Aosta e della provincia autonoma di Bolzano.
L'intervento di riforma avviene in un contesto di autonomia, in merito alla forma di governo e alle leggi elettorali, con un rafforzamento complessivo degli organi regionali in una più ampia ottica di riforma dello Stato in senso federale. Ho avuto modo di riflettere, colleghi, sulle dichiarazioni rese dagli esponenti del centrodestra nel corso della discussione sulle linee generali ed anche sulle perplessità che i medesimi espongono, che possono essere così riassunte e che rappresentano l'elemento che ancora ci distingue relativamente alla possibilità di un voto unanime dell'Assemblea su questo importate provvedimento di riforma costituzionale.
In buona sostanza, le motivazioni sono due. Secondo il centrodestra o, comunque, secondo alcuni dei suoi esponenti, è stato un errore non estendere la norma transitoria che prevede l'elezione diretta del presidente della giunta regionale anche alla regione Valle d'Aosta, tant'è che persino il titolo di questo provvedimento legislativo andrebbe modificato, perché non si tratta più dell'elezione diretta dei presidenti delle regioni a statuto speciale.
Il secondo elemento di necessaria dialettica riguarda le innovazioni statutarie apportate allo statuto della regione Trentino-Alto Adige/Südtirol perché, da un lato, attribuirebbero un'ampia facoltà alle popolazioni di lingua tedesca dell'Alto Adige di modificare la forma di governo senza che la componente di lingua italiana sia in grado di contrapporsi allo stato degli attuali rapporti di forza politici e, dall'altro lato, verrebbe meno il contesto tripolare regionale con lo svuotamento delle competenze legislative in capo all'ente regione.
Colleghi, non ho la pretesa di convincere coloro che hanno espresso queste considerazioni critiche, ma ho il dovere, abbiamo il dovere (ed anzi sentiamo tale dovere) come Democratici di sinistra di interloquire nuovamente perché anche il loro apporto risulta decisivo al fine di raggiungere l'obiettivo di permettere alle regioni a statuto speciale e alle province autonome di Trento e Bolzano di avere le medesime competenze e forme di autonomia che ormai sono state riconosciute a tutte le regioni a statuto ordinario. Ciò per evitare il concreto rischio - ed anzi direi il deleterio pericolo - che la specialità si venga a caratterizzare non per gli aspetti positivi relativi ai maggiori poteri, bensì perché queste regioni e le due province autonome diverrebbero il fanalino di coda del sistema delle autonomie riconosciuto dalla nostra Costituzione.
Il motivo della mancata estensione della norma transitoria concernente l'elezione diretta del presidente anche alla regione Valle d'Aosta, colleghi, risiede nel fatto che, in quel contesto autonomistico, da oltre dieci anni non è previsto l'obbligo di elezione del consiglio regionale con il sistema proporzionale. Quella è infatti l'unica realtà ad autonomia differenziata, che non prevede nel proprio statuto tale vincolo. Sembrava - e sembra tuttora - che sarebbe stata un'invadenza imporre a quella regione ciò che essa avrebbe potuto già autonomamente prevedere, avendo la possibilità di farlo da oltre un decennio.
La provincia autonoma di Bolzano rimane l'unica realtà con la previsione statutaria del sistema elettorale proporzionale, proprio alla luce della presenza delle minoranze linguistiche e quindi della maggiore adattabilità di quel sistema a tale peculiarità.
Al riguardo, anche con il concorso determinante del centrodestra - ricordo l'intervento fattivo del collega Frattini sul punto - in occasione dell'esame in prima lettura alla Camera, abbiamo posto una serie di vincoli proprio per garantire che non vi siano privilegi normativi a favore di uno dei tre gruppi linguistici e perché si prosegua con il tipo di normazione che, fino ad oggi, quanto meno dal 1971, ha garantito, in una realtà nella quale convivono - lo ripeto - diversi gruppi linguistici, una convivenza pacifica, che ha costituito modello ed esempio di una prosperità economica e sociale.


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Noi tutti abbiamo contezza di quello che è avvenuto e sta avvenendo nel nostro mondo proprio in ragione di tali diversità: lì esse hanno trovato una disciplina puntuale e precisa, oltre che articolata, che ha favorito negli ultimi trent'anni una grande capacità di convivenza ed una normativa autonomistica.
L'eventuale legge che preveda l'elezione diretta del presidente della giunta provinciale di Bolzano dovrà essere approvata con la maggioranza dei due terzi dei componenti i consigli provinciali. Analogamente si dispone per l'eventuale elezione di assessori esterni alla giunta provinciale.
Noi pensiamo, e ne siamo profondamente convinti, che preservando il sistema elettorale proporzionale per la provincia autonoma di Bolzano, per l'elezione del consiglio provinciale e con le altre due clausole di garanzia testé citate, non solo si sia rispettato il quadro di equilibrio normativo sin qui raggiunto, bensì si sia riconosciuto anche a quel contesto autonomistico una giusta autonomia in merito alla forma di governo che altrimenti sarebbe stata discriminata.
Signor Presidente, ancora un attimo. Ho concluso.

PRESIDENTE. Onorevole Olivieri, lei ha esaurito per intero i suoi dieci minuti.

LUIGI OLIVIERI. Dichiaro quindi in conclusione il voto favorevole del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e faccio un appello all'Assemblea affinché si unisca per un provvedimento che può e deve diventare il provvedimento del Parlamento italiano.
Infine, chiedo alla Presidenza l'autorizzazione a pubblicare in calce al resoconto stenografico della seduta odierna il testo di considerazioni integrative del mio intervento.

PRESIDENTE. La Presidenza lo consente, onorevole Olivieri.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Detomas. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE DETOMAS. Grazie, signor Presidente. Questa riforma è stata definita, anche nel corso della discussione generale, da membri dell'opposizione, come una riforma storica, importante e dovuta.
Ebbene, queste sono le definizioni che più si attagliano a questo provvedimento che rappresenta davvero un atto dovuto per portare, come è stato ricordato negli interventi che mi hanno preceduto, le regioni a statuto speciale sullo stesso piano di quelle a statuto speciale. È un atto dovuto che consente ad alcune importanti regioni italiane di far uscire dalle secche di una difficile governabilità il sistema istituzionale ad autonomia differenziata. Vorrei sottolineare questo aspetto assolutamente positivo. In questo caso mi riferisco anche alla situazione della regione Trentino-Alto Adige e alle opportunità che questa legge dà per garantire alla provincia di Trento una governabilità, una stabilità e una certezza che le consenta di avere pari dignità rispetto alla vicina provincia di Bolzano proprio in virtù della stabilità, della governabilità, e della presenza di un governo forte. Si tratta di una grandissima opportunità. Credo che anche per la regione di cui io sono cittadino essa rappresenti un appuntamento storico ineludibile.
In questo senso mi piace sottolineare un aspetto importante che è già stato accennato, ma sul quale vorrei concentrare l'attenzione dell'Assemblea: la tutela delle minoranze linguistiche nella nostra regione.
La tutela delle minoranze linguistiche rappresenta il fondamento della nostra autonomia differenziata. Con questo provvedimento, tali minoranze assumono un'importanza fondamentale anche nella provincia di Trento nella quale, in passato, la presenza delle minoranze era stata ignorata dallo statuto di autonomia (mi riferisco alle minoranze di origine germanofona). È un appuntamento storico anche per loro, poiché per la prima volta vengono nominate e citate da una legge di rango costituzionale ed è una novità storica importantissima per i ladini della


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provincia di Trento per i quali i contenuti di questa legge rappresentano l'esito di una battaglia cinquantennale. In questo senso devo ringraziare l'Assemblea e tutti i rappresentanti della maggioranza che si sono fatti carico dell'esigenza di dare pari dignità ai cittadini di una stessa minoranza linguistica all'interno della regione. Desidero ringraziare per l'ottimo lavoro svolto il relatore Di Bisceglie, la presidente Rosa Jervolino Russo, il Comitato dei nove e i parlamentari della regione Trentino-Alto Adige/Südtirol. Ringrazio e mi auguro che l'Assemblea voglia cogliere questa opportunità per far fare un salto in avanti alle autonomie speciali, al sistema federale del paese, per portare sullo stesso piano tutte le regioni del paese.
Mi appello infine anche all'opposizione che ha contribuito in modo importante al compimento di questa legge, affinché si faccia carico dei problemi delle regioni a statuto speciale. Ringrazio ancora (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e misto-Verdi l'Ulivo).

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Detomas.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Nardini. Ne ha facoltà.

MARIA CELESTE NARDINI. Grazie, signor Presidente.
Un grande problema e una ferita sicura è questa modifica costituzionale. Nel 1994 siamo stati convintamente contrari all'elezione diretta del presidente, in compagnia di grandi forze del centrosinistra, ma per la verità oggi siamo soli. Siamo contrari tanto più per i poteri che vengono attribuiti oggi, che fanno dei nostri presidenti regionali veri e propri governatori, e dico questo, ovviamente, in senso non positivo. Questa modifica costituzionale, evidentemente di ispirazione delle destre, pone nelle mani di uno solo vasti poteri, a scapito, come è ben noto, delle assemblee elettive; tanto più siamo contrari alla luce delle materie delegate che, attraverso una legge che non è più stata quella sul federalismo ma è anch'essa di modifica della Costituzione, sono passate alle regioni. Vi è di più: le regioni a statuto speciale sono ricche di culture, lingue, gruppi differenti, per cui l'equilibrio garantito dal sistema proporzionale sicuramente subisce una rigida semplificazione con l'elezione diretta del presidente. Vi sono regioni assai complesse (pensiamo alla Sicilia e alla Sardegna), in cui la crisi delle classi dirigenti non sarà certamente aiutata da un restringimento della democrazia, mentre avrebbe avuto veramente bisogno di un allargamento della stessa.
Riteniamo grave questa riforma costituzionale e crediamo che, nel farla passare, vi stiate assumendo l'onere di un restringimento forte della democrazia nelle regioni, tanto più quelle a statuto speciale, senza tenere in alcun conto quelle che furono le ragioni della decisione di definire queste regioni a statuto speciale. Si sta davvero compiendo un passo indietro sul terreno di una democrazia avanzata per questo paese.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Garra. Ne ha facoltà.

GIACOMO GARRA. Signor Presidente, colleghe e colleghi, nella discussione generale ho dichiarato di non voler ipotecare con le mie valutazioni la scelta finale del gruppo di Forza Italia sulla riforma degli statuti speciali. Gli ostacoli al nostro voto favorevole alla riforma degli statuti ad autonomia differenziata sono venuti a più riprese dalla maggioranza, rimasta sorda sia alla Camera sia al Senato alle richieste del Polo di un esame coevo ma in distinte proposte di legge costituzionale aventi ad oggetto ciascuno degli statuti speciali.
Non siamo stati ascoltati: gli arretramenti sugli statuti delle regioni Sardegna e Friuli-Venezia Giulia prodotti dal voto del Senato non sono stati condivisi da Forza Italia e dagli altri gruppi del Polo. Ci sembrano sbagliate soprattutto le scelte per lo statuto della regione Trentino-Alto Adige ed ancor più sbagliata è, a nostro


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avviso, la scelta della maggioranza per lo statuto della Valle d'Aosta, dove non vi sarà l'elezione diretta del presidente della giunta, benché la riforma costituzionale al nostro esame rechi nel titolo le parole «elezione diretta dei presidenti delle regioni a statuto speciale»...

MARCO BOATO. Non ci sarà, ma ci potrà essere!

GIACOMO GARRA. Devo subito osservare che le elezioni regionali, ad eccezione della regione Sicilia, non sono vicine nel tempo ed è perciò pensabile che il nuovo Parlamento riscriva e corregga alcune delle scelte per noi sbagliate che la maggioranza ci ha imposto. Tuttavia, tra le luci e le ombre del testo della riforma al nostro esame, sembra a me e al gruppo di Forza Italia che le luci prevalgano sulle ombre: abbiamo apprezzato soprattutto il lavoro comune per la riforma degli statuti della Sicilia, della Sardegna e del Friuli-Venezia Giulia.
Comprendo che, fra i colleghi del gruppo di Forza Italia, vi siano alcune comprensibili perplessità, appunto per gli assetti della Valle d'Aosta e del Trentino-Alto Adige, ma conclusivamente, anche a nome del gruppo di Forza Italia, malgrado qualche sofferenza per quanto ho osservato poc'anzi, il consenso prevale sul dissenso, per cui noi deputati del gruppo di Forza Italia voteremo a favore del provvedimento in esame (Applausi).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Borrometi. Ne ha facoltà.

ANTONIO BORROMETI. Signor Presidente, desidero esprimere il voto favorevole dei parlamentari del gruppo dei Popolari e democratici-l'Ulivo sulla proposta di legge costituzionale, che completa il processo di riforma delle regioni con le previsioni relative alle regioni a statuto speciale. Reputo equilibrato e necessario il provvedimento al nostro esame, non solo perché evita che in Sicilia, nel 2001, e nelle altre regioni a statuto speciale, nel 2003, si voti con la vecchia legge elettorale, ma soprattutto perché consente alle suddette regioni di tenere il passo con quelle ordinarie, rispetto alle quali non sarebbe concepibile che rimanessero indietro sul terreno della modernizzazione ordinamentale.
Oggi, all'ultima decisiva tappa, il provvedimento perviene grazie alla decisione di evitare qualsiasi ipotesi di stralcio, in modo da consentire a tutte le regioni a statuto speciale, pur nella loro diversità, di utilizzare la riforma, di determinare la forma di governo e di scegliersi il presidente della regione con l'elezione diretta. In tal senso, d'altra parte, si era espressa l'assemblea regionale siciliana con una legge voto approvata a larghissima maggioranza e abbondantemente recepita nel testo in discussione. Tuttavia, l'aspetto che reputo più importante e positivo è relativo alla stabilità dei governi che conseguirà all'approvazione del testo al nostro esame, che noi auspichiamo fortemente.
Di tale stabilità vi è fortemente bisogno, come dimostrano anche i recenti avvenimenti alla regione siciliana, ma il discorso si potrebbe estendere ad altre regioni, con ribaltoni e controribaltoni, ultimo dei quali quello avvenuto la scorsa estate alla suddetta regione, che vanta il primato di un assessore che ha ricoperto la stessa carica assessoriale in tutti e cinque i governi che si sono succeduti in quest'ultima legislatura, due di centrosinistra e tre di centrodestra.
Occorrono, allora, strumenti per superare il «ribaltonismo» e l'ingovernabilità e il provvedimento al nostro esame è uno strumento utile in tale direzione. Al riguardo, auspico anche che vengano utilizzate le leggi elettorali che le regioni a statuto speciale potranno darsi nell'ambito della loro autonomia, anche per adeguare il sistema elettorale di loro pertinenza alle singole realtà.
Il provvedimento è dunque rispettoso delle volontà e delle richieste delle regioni a statuto speciale essendo maturato, oltretutto, nel confronto con i presidenti delle regioni e valorizza le autonomie


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poiché dà nuovi strumenti alle regioni a statuto speciale per esaltare le loro peculiarità.
È questa la ragione più importante per la quale i Popolari, da sempre impegnati nella difesa del valore delle autonomie, che rappresenta un punto fermo della nostra cultura politica, voteranno convintamente a favore del provvedimento in esame (Applausi dei deputati del gruppo dei Popolari e democratici-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Frattini. Ne ha facoltà.

FRANCO FRATTINI. Signor Presidente, ho preso atto delle dichiarazioni fatte dal collega Garra a nome del gruppo e, a titolo personale, spiegherò rapidamente le ragioni per cui non posso votare a favore di questa proposte di legge costituzionale.
Ritengo che sia stato un errore grave imporre un esame unitario di disposizioni che riguardano statuti regionali tra loro diversissimi. Per il Friuli-Venezia Giulia, la Valle d'Aosta ed il Trentino-Alto Adige, come è noto - lo abbiamo detto in tutte le sedi -, vengono introdotti principi che noi critichiamo fortemente.
Pur apprezzando molto le disposizioni introdotte, ad esempio, per lo statuto siciliano e per lo statuto della regione sarda, non posso dimenticare che i cittadini del Trentino-Alto Adige, e in particolare la minoranza italiana dell'Alto Adige, non si sentono garantiti da questa riforma. Gli italiani dell'Alto Adige temono giustamente una regione destinata a scomparire, lontana dall'Europa, pur essendo al confine del Brennero, in cui per votare bisogna risiedere da quattro anni e in cui si deve soggiacere ad un censimento etnico che impone a tanti giovani di dichiararsi tedeschi, perché conviene per trovare lavoro, pur avendo una madre, un padre o i nonni italiani.
In questi mesi, dalla prima lettura in quest'aula - in cui mi astenni - la situazione è peggiorata. Lo schieramento del centrosinistra, succube anche nella regione del forte e coeso partito dell'onorevole Brugger e del presidente Durnwalder, a cui va dato atto della forza e della coesione - non altrettanto allo schieramento del centrosinistra -, non ha dato risposte sicure alle tante domande sul futuro di questa regione, per la quale la Volkspartei sogna forse una piccola patria etnica che l'Europa ha bocciato.
Non è questa la forte autonomia che vorremmo per costruire nella prossima legislatura uno Stato federale. Noi vogliamo un'autonomia più ampia e più forte, ma che sia di tutti. Quella dell'Alto Adige e del Trentino è un'autonomia solo per pochi, è lontana dai cittadini, è lontana dal consiglio regionale, che non l'ha approvata quando è stato chiamato a votare.
Queste sono le ragioni per cui voterò contro questa proposta.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Calderisi. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE CALDERISI. Signor Presidente, annuncio il voto favorevole alla proposta, nonostante una serie di limiti di alcune parti del provvedimento, di cui abbiamo discusso nel corso del suo lungo iter e sui quali in questo momento non torno. Certamente, se il provvedimento - forse più correttamente - fosse stato suddiviso in cinque diverse proposte per ciascuna delle cinque regioni a statuto speciale, il voto sarebbe stato differenziato, ma credo che gli elementi positivi in esso contenuti siano importanti.
Nel pochissimo tempo che ho a disposizione, vorrei sollevare una questione che ha rilevanza anche per altre questioni successive. Colleghi, voglio qui ricordare che, quando abbiamo previsto nello statuto della regione Sicilia l'elezione diretta del presidente della regione - è l'unica regione per cui ciò è avvenuto -, abbiamo previsto anche il limite dei due mandati, a conferma di una scelta operata con la legge sui sindaci e sui presidenti delle province. Ovviamente ciò non è stato previsto per le altre regioni, sia a statuto


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speciale, sia a statuto ordinario, per le quali abbiamo introdotto solo una norma transitoria, demandando alle regioni stesse la definizione a regime della forma di governo. Evidentemente la norma del limite dei due mandati poteva essere inserita solo laddove - come abbiamo fatto per la Sicilia - è stata codificata complessivamente la forma di governo.
Vi sono proposte che tendono ad eliminare ogni vincolo, nel senso che il sindaco eletto direttamente può essere rieletto quante volte si vuole - e io sono favorevole all'elezione diretta ma nel quadro di regole liberali e di equilibrio perché serve a garantire la governabilità, la stabilità e il principio di responsabilità politica - ma ciò non deve facilitare la creazione di situazioni di potere, di feudi o di signorie, come vogliamo chiamarle, perché è impensabile. Non esiste in alcun paese al mondo un meccanismo di elezione diretta che non abbia un vincolo temporale ed è per questo che mi rivolgo ai colleghi che si sono fatti promotori di proposte volte ad eliminare il limite di due mandati consecutivi per l'elezione diretta dei sindaci e del presidente della provincia.
Non è vero che stiamo modificando questa norma in riferimento alle regioni ma, laddove abbiamo previsto l'elezione diretta, come per la regione Sicilia, abbiamo confermato il limite di due mandati consecutivi. Mi auguro che le proposte vengano ritirate e che non si passi da un estremo all'altro: vi sono forze politiche, in passato contrarie al sistema di elezione diretta, che ora, non solo appoggiano tale meccanismo, ma vogliono sopprimere anche il limite del numero dei mandati. È un atteggiamento irresponsabile e mi auguro che non si compia il grave errore di introdurre un meccanismo che alla lunga non può portare altro che alla soppressione dell'elezione diretta, che deve servire per favorire il ricambio e l'alternativa e non per la creazione di situazioni cristallizzate.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Liotta. Ne ha facoltà.

SILVIO LIOTTA. Signor Presidente, con il voto che l'Assemblea esprimerà da qui a poco si completa la riforma costituzionale relativa all'introduzione nell'ordinamento dell'elezione diretta dei presidenti delle regioni a statuto speciale. Non siamo tra coloro che ritengono che l'introduzione dell'elezione diretta del sindaco, del presidente della provincia e del presidente della regione determini anche l'introduzione nell'ordinamento di una deriva «peronistica»; riteniamo invece che l'introduzione dell'istituto dell'elezione diretta, per quanto riguarda le regioni ordinarie e a statuto speciale, rafforzi la stabilità governativa e rappresenti un grande momento di modernizzazione dell'ordinamento.
Questi sono i motivi che ci fanno apprezzare il testo, pur non sottacendo che vi sono norme relative a statuti di regioni del nord alle quali ci siamo dichiarati contrari e su cui manteniamo perplessità. Riteniamo però che l'elezione diretta del presidente della regione con riferimento specifico a quella siciliana rappresenti un elemento fondamentale di certezza della vita politica omogenea all'interno della regione stessa e un grande contributo di avanzamento del costume politico in quella regione.
Per questi motivi, essendo noi stati sempre autonomisti e democratici convinti, annunzio il voto favorevole del gruppo del CCD, lasciando però ai deputati libertà di scegliere una posizione diversa.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Massidda. Ne ha facoltà.

PIERGIORGIO MASSIDDA. Signor Presidente, annuncio il mio voto personale favorevole non senza una certa sofferenza, proprio perché condivido pienamente quanto detto dai colleghi che mi hanno preceduto. L'onorevole Garra ha annunciato


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la posizione del gruppo di Forza Italia dalla quale mi dissocio perché non posso dimenticare di rappresentare una regione che vede nella realizzazione di questa legge un grande passo in avanti.
L'elezione diretta del presidente della regione Sardegna è un passo troppo importante per non supportarlo. Sono d'accordo con quanto affermato dall'onorevole Frattini circa le discrepanze che la legge potrebbe creare in altre regioni come il Trentino e - voglio ricordarlo - la Valle d'Aosta; tuttavia, per la regione Sardegna il passo è troppo importante.
In ogni caso, anche per la regione che rappresento, esistono anomalie che sento il dovere di evidenziare. Prima di tutto, credo di dover rimproverare quei colleghi i quali avevano garantito che, sia alla Camera che al Senato, si sarebbe stabilito che le quantificazioni dei finanziamenti sarebbero state effettuate di concerto con le regioni; invece, la formula «di concerto con le regioni» è stata sostituita con la formula «sentite le regioni»: non debbo insegnarvi niente, ma comprenderete che si tratta di una formula elegante per togliere qualsiasi possibilità e capacità di intervento da parte delle regioni.
Se volessimo pensare male, potremmo anche temere che, qualora il Governo non si trovasse d'accordo sulla linea politica di una regione con governo politico non omogeneo all'esecutivo nazionale, quella regione possa ricevere gravi danni nella distribuzione dei finanziamenti.
Inoltre, nella proposta di legge costituzionale, non è specificato di che tipo di autonomia godranno le regioni ad autonomia speciale nei confronti degli Stati europei ed extraeuropei, nonché nei confronti della stessa Unione europea: che tipo di autonomia avranno? Ancora non lo sappiamo.
Un altro passaggio che ci lascia perplessi è il seguente: le previsioni normative per le regioni Sardegna e Sicilia fanno parte integrante della legge costituzionale e, pertanto, non sarà possibile apportare alcuna modifica al loro statuto se non con la procedura di modifica delle leggi costituzionali. Dunque, se la legge prevede che i consiglieri regionali della Sardegna siano 80, mi chiedo (e la legge non dà risposta) se il presidente dovrà essere uno di loro; avremo, dunque, 79 consiglieri più un presidente? L'eventuale presidente che non fosse eletto sarebbe un presidente in più? Credetemi, ho fatto domande a molti colleghi, ma ho ricevuto - anche da coloro che fanno parte del Comitato dei nove - risposte così differenti che hanno fatto insorgere in me, se permettete, timore e paura.
Resta fermo, comunque, che l'approvazione della proposta di legge costituirebbe un passo avanti, ma mi auguro che il concetto di autonomia delle regioni a statuto speciale consenta, nel caso specifico alla regione Sardegna, che siano apportate le modifiche allo statuto evitando la necessità di interpretazioni, ma in modo che sia conferita chiarezza tanto allo statuto, quanto alle leggi elettorali.
In conclusione, ribadisco che provo una grande sofferenza nell'esprimere il voto favorevole: sono un parlamentare della Sardegna, ma anche un componente del Parlamento italiano; pertanto, anche se mi rendo conto che la legge produce una serie di anomalie, preannuncio il mio voto favorevole ed invito i colleghi a riflettere sui grandi passaggi che sono presenti nella proposta di legge che stiamo per votare; mi auguro, altresì, che lo spirito di tutti coloro che hanno partecipato al dibattito ed esprimeranno voto favorevole sia quello di permettere alle regioni di poter adeguare i propri statuti, per evitare quelle discrepanze che sono state elencate ed enunciate dai colleghi intervenuti precedentemente.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fontan. Ne ha facoltà.

ROLANDO FONTAN. Signor Presidente, fino ad oggi le regioni a statuto speciale sono state le uniche che, nel bene e nel male, erano disciplinate da un proprio statuto, autonomamente disciplinato: 5 regioni a statuto speciale, 5 statuti speciali.


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Se consideriamo che questo è stato deciso molti decenni fa, possiamo considerarlo una visione autonomista e lungimirante rispetto a quello che oggi si intende far approvare in quest'aula.
Pertanto, il primo elemento negativo di questa proposta di legge è proprio la volontà di mettere insieme, in un unico provvedimento di legge, norme che riguardano cinque regioni a statuto speciale che hanno una storia, una cultura, una tradizione ed un'economia completamente diverse, senza parlare della presenza di minoranze linguistiche. Dopo cinquant'anni, il Parlamento fa un passo indietro imponendo una legge approvata da Roma alle regioni a statuto speciale che hanno avuto finora la possibilità di scegliere la legge elettorale che volevano e, eventualmente, anche di modificarla. Questo è il primo grave dato di fatto di questo provvedimento.
È vero che, in prospettiva, le regioni potranno approvare le proprie leggi elettorali, ma nel frattempo, grazie alla famigerata norma transitoria, nel caso in cui le regioni, entro poco tempo, non approvino una propria legge - probabilmente molte di esse non lo faranno per una serie di motivi anche a carattere politico -, viene imposto loro di svolgere le prossime elezioni con il sistema maggioritario. Questo purtroppo accadrà!
Tutto ciò è stato voluto dalla sinistra, ma anche da una parte del Polo per ragioni meramente elettorali: gli uni pensano di poter vincere le elezioni con questo sistema elettorale in una regione, mentre gli altri ritengono di poterle vincere in un'altra. Ad esempio, il Polo è convinto di poter vincere in Sicilia grazie ad un sistema elettorale maggioritario, mentre il centrosinistra ritiene di poter vincere in Friuli o in Trentino con il medesimo sistema. Pertanto, ancora una volta, si deroga a principi fondamentali a causa di interessi elettorali.
Sempre in riferimento alle diversità esistenti tra le diverse regioni a statuto speciale, ritengo inammissibile, ad esempio, che il Friuli-Venezia Giulia o il Trentino-Alto Adige possano essere equiparati alla Sicilia o alla Sardegna. Siamo altresì fortemente preoccupati per l'intenzione di negare una realtà evidentemente diversa. Non c'è dubbio che in queste regioni la partecipazione dei cittadini ha sempre rappresentato un elemento forte ed è sempre stata il fiore all'occhiello di regioni quali il Friuli-Venezia Giulia e il Trentino-Alto Adige, che conosco molto bene. Ebbene, in questo modo, verrà ridotta la partecipazione democratica che ha reso grandi queste regioni solo per ragioni elettorali. Ritengo ciò sia solo bassa politica che la Lega nord Padania rifiuta. Noi ci basiamo su principi più ampi e valutiamo se il sistema soffochi la partecipazione dei cittadini alla vita politica delle regioni.
Non c'è dubbio, a nostro avviso, che per alcune regioni - mi riferisco in particolare a quelle del nord - in questo modo si soffochi un modello che ha finora funzionato. Siamo anche preoccupati, scendendo un po' nel particolare, per quanto riguarda il Trentino-Alto Adige. Non c'è dubbio - lo diceva anche il collega Brugger - che questa riforma elimini il vincolo proporzionale. Sappiamo benissimo che il sistema delle minoranze è fondato su un assetto proporzionale, ma qui si va ad eliminare tale vincolo, salvo per la provincia di Bolzano. Allora, perché per una parte sì e per l'altra no? Non è stata minimamente toccata - ed io dico giustamente - la Valle D'Aosta, ma allora, anche qui, mi chiedo perché la Valle D'Aosta no e le altre sì. Insomma, è stato fatto un miscuglio che risponde a pure esigenze elettorali ed a pressioni della maggioranza.
Lo stesso collega Brugger ha evidenziato come non sia stato sufficientemente rispettato l'aspetto del carattere pattizio. Questo è un pericolo per tutte le regioni a statuto speciale e noi vogliamo oggi rimarcarlo. Non c'è dubbio, infatti, che oggi - al di là del risultato - si è compiuto un grosso passo contro questo tipo di regioni, perché già porle tutte sullo stesso piano ed imporre loro con una norma transitoria lo stesso sistema elettorale, a prescindere dal fatto che sia


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giusto o sbagliato (noi lo riteniamo sbagliato, ma anche se fosse giusto sarebbe lo stesso), rappresenta comunque un attacco frontale del sistema centrale nei confronti di quelle che sono comunque le punte avanzate di autonomia in Italia. Allora, invece di prendere quelle regioni come punto di riferimento, come faro verso il quale portare tutte le altre, si procede ad una diminuzione della loro autonomia.
Da ultimo, con riferimento al Trentino-Alto Adige, siamo preoccupati anche perché è evidente che togliendo alla regione la competenza elettorale - perché di questo si tratta -, che era una tra le pochissime competenze di rilievo che ancora le spettavano, da domani tale regione non avrà più ragione di esistere, perché non si riesce a capire a cosa vada incontro e a cosa serva. Da parte di alcuni è stato detto, ed è stato scritto anche sulla stampa, che la regione Trentino-Alto Adige servirà per parlare. Non c'è dubbio, già adesso purtroppo le sue competenze sono molto residuali e sottraendole, con questo provvedimento, una delle ultimissime funzioni di rilievo è evidente che non avrà più ragione di esistere, quindi bisognerà pensare ad un modello nuovo: non so se ad una nuova forma di regione o forse, in prospettiva, all'ipotesi di due regioni distinte. Certo è, comunque, che questa è la strada che è stata imboccata. Noi ci siamo opposti fermamente, in maniera precisa e chiara, fin dall'inizio e per queste motivazioni annunciamo il nostro voto contrario.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Signor Presidente, signori rappresentati del Governo, colleghi, il 25 ottobre 2000, oggi, resterà una data storica per le autonomie speciali della Repubblica italiana, perché con questa legge costituzionale nei loro statuti vengono affermati dal Parlamento i seguenti capisaldi: autonomia in materia di forma di governo, con la possibilità di elezione diretta dei presidenti per tutti, anche per la Valle D'Aosta; autonomia piena in materia di legge elettorale, senza il vincolo proporzionale, con la giusta eccezione della sola provincia autonoma di Bolzano; norme antiribaltone per garantire la stabilità e la governabilità, impedendo trasformismi e opportunismi; introduzione per la prima volta di una norma di rango costituzionale sui rapporti donna-uomo, la quale afferma: «Al fine di conseguire l'equilibrio della rappresentanza dei sessi, la medesima legge promuove condizioni di parità per l'accesso alle consultazioni elettorali»; rafforzamento degli istituti di democrazia diretta a disposizione di tutti i cittadini (iniziativa popolare delle leggi, ma soprattutto referendum abrogativo, consultivo, propositivo).
Questa riforma si colloca in un quadro di forte innovazione costituzionale ed istituzionale, realizzato da questo Parlamento dopo l'interruzione traumatica dell'attività della bicamerale.
È già in vigore dal novembre 1999 la riforma degli articoli 121, 122, 123 e 126 della Costituzione, che ha dato piena autonomia statutaria alle regioni a statuto ordinario e ha permesso l'elezione diretta dei presidenti, introducendo anche efficaci norme antiribaltone. È già stata approvata in prima lettura da questa Camera la riforma degli articoli del titolo V della seconda parte della Costituzione, che consentirà, nella direzione di una compiuta riforma federalista della forma di Stato, il rafforzamento delle competenze delle regioni, il rafforzamento dell'intero sistema delle autonomie, il rafforzamento delle garanzie costituzionali per l'autonomia regionale.
Consentirà inoltre la conferma delle regioni a statuto speciale con la specificazione che la regione Trentino-Alto Adige/Südtirol è composta dalle province autonome di Trento e Bolzano, e l'introduzione del federalismo differenziato nel nuovo articolo 116; il federalismo fiscale, e infine, prima e non ultima per importanza, la nuova concezione dell'ordinamento


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con l'affermazione che la Repubblica è costituita da comuni, province, città metropolitane, regioni e Stato.
Oggi arriva dunque a compimento positivo anche la riforma con legge costituzionale delle cinque autonomie speciali. Nel quadro generale di questa autonomia, ha un significato particolare e assolutamente peculiare la speciale autonomia della regione Trentino-Alto Adige/Südtirol e delle province autonome di Trento e Bolzano. È la prima tappa costituzionale verso il terzo statuto di autonomia, dopo altre tappe storiche: l'accordo De Gasperi-Gruber del 1946, il primo statuto di autonomia del 1948, il «pacchetto» del 1969, il secondo statuto di autonomia del 1971-1972, la quietanza liberatoria all'Italia da parte dell'Austria nel 1992, la riforma odierna che valorizza fortemente gli istituti autonomistici e le capacità di autogoverno.
Nell'ambito di questa riforma c'è anche la previsione di un riconoscimento - per la prima volta statutario - e una forte valorizzazione delle minoranze linguistiche del Trentino, ladina, mochena e cimbra.
Dunque, colleghi, il Parlamento ha realizzato il suo compito costituzionale e istituzionale previsto dall'articolo 116 della Costituzione, secondo le procedure dell'articolo 138. Ora la responsabilità passa alle assemblee legislative e agli organi di governo delle autonomie speciali. I maggiori poteri autonomistici sono certo un fatto positivo e noi questo fatto lo abbiamo realizzato, ma ora è necessario che la capacità autonomistica venga esercitata, è necessario dare attuazione alle nuove potestà legislative, è necessario saper realizzare l'autogoverno autonomista. Anziché riempirsi la bocca della parola autonomia, magari paralizzando le istituzioni, delegittimandole con l'ostruzionismo o con i trasformismi e i ribaltoni, anziché rivolgersi sempre a Roma soltanto per lamentarsi, ora è necessario che le classi dirigenti regionali, di maggioranza e di opposizione, dimostrino la loro responsabilità istituzionale, la loro iniziativa legislativa e la loro capacità di autogoverno.
È un monito ma anche un augurio. Un augurio che possiamo esprimere insieme ai rappresentanti del Governo Maccanico e Franceschini che hanno lavorato con noi, insieme al relatore Di Bisceglie e al presidente della I Commissione Jervolino Russo, che hanno lavorato con noi, e insieme a tutti i colleghi della maggioranza di centrosinistra ma anche ai colleghi dell'opposizione, che hanno con noi positivamente dialogato. Ripeto l'augurio: buon lavoro, autonomie speciali! Sappiate ben governare e ben autogovernarvi anche in base ai nuovi e più forti poteri autonomistici che oggi il Parlamento riconosce con questa legge costituzionale (Applausi dei deputati dei gruppi misto-Verdi-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e dei Popolari e democratici-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Loddo. Ne ha facoltà.

ANTONIO LODDO. Signor Presidente, colleghi, tra le tante questioni in discussione (e le polemiche che hanno accompagnato la lunga gestazione di questa legge costituzionale) una mi è parsa la più ricorrente: la paura di violare, con l'approvazione di questa legge, gli statuti di autonomia di quelle regioni cui la carta fondamentale della Repubblica riconosce uno status di specialità.
Ragioni storiche, culturali e geografiche avevano convinto i padri costituenti a concedere alle varie regioni italiane ordinamenti diversificati e potestà legislativa anche primaria in alcuni settori della loro vita economica e sociale. Tra queste competenze una concerne le modalità delle elezioni e la scelta della forma di governo delle assemblee regionali. Si è così verificata, in questi ultimi tempi, una circostanza affatto straordinaria ed eccezionale: le regioni a statuto ordinario hanno potuto applicare in materia elettorale, di forma di governo e di rappresentanza delle minoranze, formule meglio rispondenti


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alle mutate esigenze culturali e democratiche del paese, pienamente conformi a quello spirito riformista che è scaturito dal movimento referendario dei primi anni novanta. Con legge ordinaria è stato così possibile applicare alla gran parte delle regioni italiane quel formidabile principio di democrazia e di stabilità politica che è stato positivamente sperimentato ed attuato nei comuni e nelle province, ma non è stato possibile fare altrettanto nelle regioni e nelle province autonome. Così, paradossalmente, quegli stessi statuti di autonomia che avrebbero dovuto proteggere, secondo la volontà dei costituenti, le regioni cosiddette speciali dalla possibile invadenza dello Stato centralista ed omologante, hanno finito spesso per trasformarsi da recinto protettivo in una sorta di gabbia, ancorché dorata, in cui diventavano inapplicabili le più recenti ed avanzate conquiste politiche della Repubblica.
Le forme di governo vigenti nelle regioni autonome, anche in considerazione dell'eccessiva frammentazione della rappresentanza e dell'evolversi del costume politico, sono nel frattempo venute perdendo il proprio originario fattore di forza riconducibile all'esaltazione del ruolo dell'Assemblea elettiva.
La mediazione dei partiti spesso piccoli - se non piccolissimi - e talora perfino le imposizioni di locali e di aristocratici clan di potere hanno spesso prevalso - e continuano a prevalere - su ogni altra considerazione di governabilità. Sono essi - partiti e clan - che determinano le coalizioni regionali e la stessa composizione del Governo. Di tutto questo la Sardegna e la Sicilia - solo per limitarci ai fatti più recenti - costituiscono il più squallido paradigma che si è realizzato attraverso ribaltoni e «ribaltini» con l'accantonamento di coloro che hanno ricevuto il consenso elettorale a favore esclusivo di coloro che esercitano un mero quanto volgare potere di ricatto.
Gli attuali sistemi elettorali e di governo non consentono, anche a coalizioni che lo volessero, di sviluppare politiche incisivamente riformatrici, ma permettono ai più di effettuare poche e marginali manovre di aggiustamento. Deriva da ciò la grande instabilità degli esecutivi e l'impossibilità di enunciare e di attuare programmi politici su cui chiedere ed ottenere alla fine della legislatura il giudizio del corpo elettorale. Questa legge risponde, dunque, non v'è dubbio, all'obiettiva esigenza di garantire la governabilità anche delle regioni a statuto speciale. Queste sono - come acutamente osservava lunedì nel corso della discussione sulle linee generali il relatore e collega Di Bisceglie - le ragioni positive della riforma che ci accingiamo a votare. È una legge equilibrata che risponde ad esigenze obiettive. V'è anche da aggiungere che essa non solo non lede in alcun modo le prerogative dei cinque statuti di autonomia, ma al contrario le porta a maturità e a compimento.
Due sono le ragioni sostanziali che inducono i Democratici a ritenere questa riforma costituzionale non solo positiva, ma anche opportuna e necessaria. In primo luogo, la richiesta di apportare tali modifiche a quelle leggi costituzionali che sono gli statuti di autonomia non nasce esclusivamente dalla volontà di questo Parlamento, che pure avrebbe tutte le prerogative sovrane per farlo, ma scaturisce da esplicite richieste provenienti da quelle stesse regioni. In particolare, nasce dall'iniziativa del consiglio regionale della Sardegna e dell'assemblea regionale siciliana. Il risultato che si vuole conseguire è quello di rimettere al voto dei cittadini un effettivo potere decisionale recuperando in tal modo la loro scarsa fiducia nelle istituzioni che è stata fortemente compromessa dagli avvenimenti regionali degli ultimi mesi, come testimoniano la forte crescita dell'astensionismo e l'abbandono in genere della politica.
In realtà, dunque, a ben pensarci, con questa legge costituzionale che si sostituisce al potere legislativo delle regioni solo in caso di loro manifesto disinteresse, non solo non si stanno violando gli statuti di autonomia, ma si sta consentendo una loro autoriforma che ha il merito di restituire dignità alla politica delle regioni


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e, quindi, autorevolezza e dinamismo operativo a quelle istituzioni sottraendole ad un perfido gioco di ricatti e, talora, perfino alla corruzione legata al perfido sistema della compravendita dei voti dei consiglieri secondo una volgare tradizione che ci auguriamo possa essere dimenticata per sempre.
La seconda ragione scaturisce da quanto ho appena detto. Quand'anche non vi fosse stata l'iniziativa regionale, non possiamo dimenticare che vi è stata un'iniziativa della gente che in tutti i modi ha fatto e fa capire a questo Parlamento che questa del presidenzialismo è la strada da seguire.
Poiché il compito della politica è dare gambe e mani alle attese dei cittadini, interpretandone le speranze e l'ansia di cambiamento, rifiutarsi di approvare questo provvedimento significa vibrare un colpo mortale a quelle speranze ed attese e volere la prosecuzione di sistemi di governo fondati sui compromessi e sui ricatti più che sulla volontà dei cittadini, democraticamente espressa all'atto del voto.
Per tali ragioni, i deputati del gruppo dei Democratici, mentre esprimono il proprio voto convinto a favore del provvedimento in esame e ringraziano la Commissione per il proficuo ed intelligente lavoro svolto, auspicano anche il più vasto consenso possibile da parte dei gruppi politici presenti in Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici-l'Ulivo e del deputato Garra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Migliori. Ne ha facoltà.

RICCARDO MIGLIORI. Signor Presidente, colleghi, la mia dichiarazione di voto non può che risentire di un dato oggettivo ed inoppugnabile, che abbiamo contestato fin dall'inizio dell'esame di questo provvedimento, già in Commissione. Esso, infatti, si articola in più statuti speciali, determinando ovviamente, per storie, motivazioni e sistemi locali diversi, un atteggiamento consequenzialmente diverso rispetto ad ognuno di essi.
Voglio affermare con estrema chiarezza che noi salutiamo positivamente il fatto politicamente storico, per tre grandi regioni a statuto speciale (la Sicilia, la Sardegna ed il Friuli-Venezia Giulia), di aver esteso quell'elemento essenziale e bipolare di stabilità e di presidenzialismo che il Parlamento aveva già positivamente deciso (i risultati li abbiamo visti) per le regioni a statuto ordinario. Il fatto che oggi una nuova legge elettorale ed un nuovo sistema di governo, di carattere presidenzialista, pongano fine all'instabilità cronica dell'assemblea regionale siciliana è di straordinaria rilevanza, così come è un fatto di straordinaria rilevanza che un sistema elettorale, basato sul maggioritario in vigore per le regioni a statuto ordinario, possa porre fine alle difficoltà di formazione delle maggioranze che hanno accompagnato la prima fase di vita della legislatura per la Sardegna e per il Friuli-Venezia Giulia.
Purtroppo, accanto a tali elementi di grande soddisfazione, che noi registriamo come una vittoria anche della nostra parte politica, che ha contribuito, anche in sede locale, a questo sbocco istituzionale di natura storica, dobbiamo registrare due forti elementi di insoddisfazione, il primo dei quali è rappresentato dal fatto che la regione Valle d'Aosta abbia preteso l'estraneità - e che la maggioranza abbia accordato il suo consenso a tale volontà - rispetto ad un «vestito» istituzionale complessivo del nostro paese. Dico ciò con preoccupazione, anche per i futuri adempimenti ai quali le regioni a statuto ordinario saranno chiamate, perché con l'esempio negativo della regione valdostana si è fatto comprendere, in qualche misura, che vi sono rischi di disarticolazione relativamente ai sistemi elettorali, tendenzialmente omogenei, che probabilmente dovranno garantire elementi certi di governo e di stabilità alle regioni a statuto ordinario.
La nostra insoddisfazione, però, verte soprattutto sulla nuova configurazione dello statuto speciale della regione Trentino-Alto Adige. Noi siamo convinti - lo abbiamo detto con forza nel corso di


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questi mesi - che il tradizionale assetto tripolare del sistema autonomistico di quella regione sia irreversibilmente lesionato dall'individuazione, di fatto, di due soli soggetti istituzionali, le province autonome di Trento e Bolzano, il che nullifica il ruolo istituzionale della regione, marginalizzandolo a livello di luogo di semplice espressione di auspici, voti o indirizzi riguardanti non il governo locale ma questioni di carattere generale e generico.
Noi riscontriamo in questa scelta un elemento di condizionamento da parte di una forza politica, la Südtiroler Volkspartei, che nel corso degli ultimi anni aveva posto con decisione l'esigenza politica di una soppressione della regione Trentino-Alto Adige. Cogliamo anche un elemento di contraddizione rispetto alla più volte riaffermata (in sede politica) esigenza di un raccordo delle regioni alpine in una logica transfrontaliera, sotto il nome di Euregio: ci sembra inconcepibile, quindi, colleghi, la frantumazione di una regione che esiste e che, a nostro avviso, avrebbe potuto e dovuto svolgere un essenziale ruolo istituzionale di governo di quell'autonomia.
Questi sono i motivi essenziali per i quali i deputati di Alleanza nazionale confermano la decisione conseguente di astenersi dal voto, sottolineando però che i colleghi dell'Alto Adige, legittimamente, esprimeranno un voto contrario e che, invece, i colleghi siciliani, sardi, friuliani e giuliani esprimeranno un ovvio voto favorevole, perché si tratta di un provvedimento largamente atteso. Proprio la regione Sicilia, tra qualche mese, sarà investita per prima da questa innovazione di carattere costituzionale.
Ripeto, ancora una volta, che questi sono i motivi straordinari per i quali i deputati del gruppo di Alleanza nazionale esprimeranno un voto differenziato, che con qualche difficoltà ho cercato di portare a sintesi, su questo importante provvedimento di natura costituzionale.

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Migliori.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Scoca. Ne ha facoltà.

MARETTA SCOCA. Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, svolgerò davvero poche battute a nome dell'UDEUR per confermare il voto favorevole su questa proposta di legge costituzionale, che è essenziale ai fini del coordinamento del sistema.
Il provvedimento in questione si riferisce, come sappiamo, a cinque statuti e, dunque, a cinque diversi territori, ciascuno con una propria storia. Si tratta, in primo luogo, di adeguare queste regioni a quelle a statuto ordinario, per le quali la legge costituzionale del 1999 ha provveduto a consentire l'elezione diretta e la libertà di definire, attraverso lo statuto, forme di governo autonomo ed una nuova legge elettorale.
È vero che il dibattito politico è stato incentrato anche sulla questione relativa allo statuto speciale della regione Trentino-Alto Adige, che è stato oggetto di particolari censure anche in Senato da parte dell'opposizione. Sono però pienamente convinta che la scelta effettuata sia positiva e foriera di risultati adeguati alle richieste nuove che giungono da quelle comunità, come ha ricordato anche il collega Detomas.
Occorre certo segnalare la parziale contrarietà al provvedimento espressa dal consiglio provinciale di Trento attraverso la delibera del 27 luglio scorso, ma è vero anche che quest'ultima è in netta contraddizione con tutte le altre precedentemente assunte dal medesimo organo collegiale e dal consiglio regionale.
Mi auguro che, infine, anche l'opposizione, che aveva assunto nelle precedenti deliberazioni un atteggiamento critico nei confronti della norma transitoria, riconosca che una siffatta disposizione è stata introdotta anche nelle normative riguardanti le regioni a statuto ordinario per ovvi motivi di adeguamento democratico. La norma transitoria è una mera norma di salvaguardia e le regioni interessate hanno tutto il tempo necessario, fino al 2003, per modificare ed annullare quella


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disposizione e per consentire, quindi, una libera scelta da parte dei parlamenti regionali.
Questa legge è il risultato di un lavoro comune tra tutte le forze politiche ed i rappresentanti delle regioni, presenta vari aspetti innovativi e concorre ad arricchire il processo riformatore dell'ordinamento regionale, già avviato con la riforma in senso federale dell'organizzazione amministrativa e politica delle regioni.
Le aspettative delle regioni a statuto speciale non vanno deluse anche perché la normativa al nostro esame rafforza la stabilità dei governi regionali. Le autonomie speciali saranno rafforzate non solo per quanto riguarda la loro stabilità, ma anche per quanto riguarda la forma di governo, anche in forza della possibilità di elezioni dirette dei presidenti delle regioni. Si consolida anche la democrazia diretta esercitata dai cittadini con l'introduzione dei referendum consultivi e propositivi.
Quello che ha così profondamente modificato il ruolo delle regioni a statuto ordinario non può certo essere negato alle regioni a statuto speciale. Credo che questa sia una buona legge soprattutto perché riguarda una riforma molto sentita che reca positive innovazioni nell'assetto costituzionale delle regioni.
Per tutte queste ragioni confermo, a nome dell'UDEUR, il voto favorevole al provvedimento, non senza aver prima riconosciuto al relatore, onorevole Di Bisceglie, alla presidente Rosa Jervolino Russo e a tutti i colleghi, sia di maggioranza che di opposizione, l'apporto costruttivo che hanno dato per la legge al nostro esame (Applausi dei deputati dei gruppi dell'UDEUR e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Grillo. Ne ha facoltà.

MASSIMO GRILLO. Signor Presidente, ritengo che la votazione odierna sia un fatto storico per le regioni e per le province interessate. Credo che attraverso il voto odierno noi potremo dare consistenza e valore all'autonomia delle regioni e delle province a statuto speciale e a quella siciliana in particolar modo. È un momento alquanto delicato che deve vederci consapevoli e responsabili del voto che andiamo ad esprimere.
Intendo premettere che il mio voto sarà favorevole e di sostegno al lavoro fin qui svolto e al processo di riforma di una legge costituzionale che è stata avviata e che finalmente è nella fase di completamento, anche se devo dire che vi possono essere diverse ragioni per avanzare riserve, dubbi e di resistenza sulla procedura e su alcuni aspetti e contenuti nel testo al nostro esame. Per certi versi ha ragione l'onorevole Tassone quando esprime le sue riserve per le esperienze acquisite in alcune regioni a statuto ordinario. Noi ci troviamo però innanzi a un percorso avviato che sicuramente fa prevalere le luci e gli aspetti positivi di una legge e di una riforma indispensabile e fondamentale per lo sviluppo di alcune regioni e della Sicilia in particolar modo. In fondo, la democrazia è un processo che risolve problemi, ma ne crea contestualmente altri.
Ricordo, quando in Sicilia - primi in tutto il paese - varammo la legge sull'elezione diretta del sindaco, che essa fu un'esperienza sicuramente esaltante, che provocò qualche riserva nel legislatore e nel Governo di allora, ma fu un'esperienza che oggi possiamo considerare positiva - pur con tutti i limiti e con tutti i problemi che gradualmente emergono - secondo una filosofia che mirava a distinguere il potere di governo, amministrativo e l'esecutivo, rispetto a quello dell'indirizzo e della programmazione che sicuramente devono essere distinti e mantenuti. In quel contesto sono stati esercitati dei poteri che presentano dei profili di indubbio interesse. È un'esperienza che ha fatto crescere gli enti locali della Sicilia e che ha avvicinato la gente alla politica e all'amministrazione. Oggi si ripropone con gli stessi limiti uno stesso problema.


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PRESIDENZA DEL PRESIDENTE LUCIANO VIOLANTE (ore 13,15).

MASSIMO GRILLO. Intanto, credo che bisogna procedere con pesi e contrappesi per creare le condizioni di stabilità politica, amministrativa e di governo in quelle regioni, soprattutto perché si tratta di un'occasione per creare un'armonia di progettualità di governo con gli enti locali, soprattutto in alcune regioni - come la Sicilia - dove si è notevolmente rallentato il processo di sviluppo, dove vi è una disoccupazione strutturale che fa veramente scoraggiare, e dove vi è un bisogno di risposte che spesso non arrivano dalle istituzioni.
Abbiamo bisogno di stabilità, di efficienza, di tempestività anche rispetto ad una macchina burocratica del tutto ingolfata; abbiamo bisogno, in sostanza, di adeguarci alla velocità delle amministrazioni europee. Credo, quindi, che in questa occasione, con le riserve che bene esprimeva l'onorevole Tassone, dobbiamo intanto avere il coraggio di passare il testimone per un nuovo corso nella politica delle regioni, di quella siciliana in particolare. Ritengo che ciò consenta non soltanto di accelerare il processo di modernizzazione, ma anche di dare una risposta sotto il profilo della forza democratica del nostro paese: una risposta perché si concorra a sanare, attraverso questa riforma, un'evidente e forte frattura che oggi esiste tra il sistema politico-istituzionale e la società civile, il corpo elettorale, la gente.
Quella che stiamo vivendo è una crisi non soltanto dei partiti, ma per certi versi anche di democrazia, di rappresentatività, di progettualità. Ecco perché ritengo che prevalga, rispetto a tutti i dubbi, il bisogno di dare forza e sostegno, anche con il voto di chi vi parla, alla proposta di legge costituzionale in esame. Essa trova fra l'altro - non è un aspetto secondario rispetto al bisogno di stabilità e di efficienza - il consenso della gente e di quanti esprimono con ansia il bisogno e la domanda di cambiamento, di riforma istituzionale ed elettorale. Ritengo, quindi, che si risponda così ad un principio democratico di partecipazione popolare, attraverso un consenso diffuso su una riforma costituzionale che dà legittimazione, proprio sotto il profilo della partecipazione, al valore della forza democratica, che la riforma stessa comprende e contiene.
Credo sia una risposta anche sotto il profilo morale, culturale e democratico che può assicurare la necessaria svolta alle regioni interessate, principalmente alla Sicilia. Questa vive una fase di ritardo e di distanza dall'Europa, un ritardo che può essere colmato attraverso una maggiore e più forte presenza delle istituzioni, una maggiore rappresentatività, una maggiore forza democratica che spero possano esaltare ulteriormente, rispetto agli anni recenti, la testimonianza della presenza politica e di governo nella Sicilia.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lucchese. Ne ha facoltà.

FRANCESCO PAOLO LUCCHESE. Signor Presidente, dichiaro il nostro voto favorevole sulla proposta di legge costituzionale in esame che prevede l'elezione diretta dei presidenti delle regioni a statuto speciale in un momento particolarmente importante, nel quale siamo chiamati ad adeguare, in certo senso, gli statuti delle regioni a statuto speciale alla realtà delle regioni a statuto ordinario. Sembra quasi un fatto paradossale, ma le regioni a statuto speciale avevano bisogno di una loro riforma per non perdere il passo rispetto ai tempi che cambiano, ai nuovi adempimenti, al nuovo federalismo, al concetto di gestione autonoma.
La proposta di legge di riforma costituzionale in esame affronta molti aspetti: non solo l'elezione diretta dei presidenti delle regioni a statuto speciale, ma anche la possibilità per le diverse regioni di autonome forme di governo e di legge elettorale, la parità tra uomo e donna, la possibilità di svolgere referendum; quelle che, però, mi sembrano dare maggiormente un senso di governabilità delle


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regioni sono le norme antiribaltone, che consentiranno di avere governi stabili. Sappiamo, infatti, che in Sicilia, negli ultimi cinque anni, ci sono stati cinque governi, situazione che non può assolutamente consentire lo sviluppo di una regione.
Vogliamo che questa legge di riforma costituzionale sia per le regioni un'occasione di crescita, una valorizzazione degli statuti perché, attraverso questa riforma, vi sia un rilancio delle autonomie regionali, nel senso di favorire lo sviluppo dei territori amministrati. Per la Sicilia, in particolare, le norme sono state volute e votate dall'Assemblea regionale; noi vorremmo che fossero completati tutti gli iter che consentono di giungere all'approvazione della legge, inclusi i relativi adempimenti spettanti alle regioni. Il Parlamento ha completato il suo lavoro sia per quanto riguarda le regioni a statuto ordinario sia per quanto riguarda quelle a statuto speciale.
Con l'augurio che l'Italia ne possa uscire modernizzata, con la possibilità per i nostri concittadini di crescere in futuro, ribadisco il voto favorevole sul provvedimento in esame.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Roscia. Ne ha facoltà.

DANIELE ROSCIA. Signor Presidente, gli autonomisti per l'Europa voteranno a favore della proposta di riforma costituzionale in esame, in quanto ritengono che le ragioni addotte dai tanti colleghi che sono intervenuti giustifichino ampiamente la bontà del provvedimento. Esso rafforza le autonomie delle regioni a statuto speciale, permette loro di dimostrare come sappiano governare al pari della potestà statale, anche se qualche ignaro rappresentante delle autonomie forse non vuole riconoscerlo.
È stata votata la norma relativa all'elezione diretta dei governatori delle regioni a statuto ordinario; è un ulteriore passaggio che rafforza le autonomie in Italia. Sappiamo che alcune vicende politiche personali di rappresentanti delle regioni possono addurre motivazioni di carattere generale, ma resta un rammarico: la determinazione di tanti colleghi rappresentanti delle regioni a statuto speciale dovrebbe esistere anche per altri processi di cambiamento, quale quello in senso federalista, affinché anche le regioni a statuto ordinario possano diventare presto regioni con piena autonomia statutaria. Forse questo passaggio aiuterà a cambiare opinione a molti autonomisti che ragionano solamente in base ai prossimi confronti elettorali, disconoscendo l'obiettivo generale, vale a dire l'autonomia a tutte le popolazioni italiane, sia a quelle che fanno parte delle regioni a statuto speciale sia a quelle che fanno parte delle regioni a statuto ordinario. Pertanto, i deputati del mio gruppo voteranno a favore del provvedimento in esame.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bono. Ne ha facoltà.

NICOLA BONO. Signor Presidente, la dichiarazione di voto molto sofferta del collega Migliori, nella quale si evidenzia un voto differenziato da parte di Alleanza nazionale, mi impone, per onestà intellettuale, di prendere la parola e di esprimere il mio personale voto, nonché di fare un appello al Parlamento perché il voto sul provvedimento in esame sia favorevole.
Perché vi è stata una dichiarazione così sofferta da parte di Alleanza nazionale? C'è un errore di fondo determinato dagli «apprendisti stregoni» della I Commissione che hanno ritenuto di mettere insieme cinque specialità e farne un provvedimento unico e organico. Le cinque specialità non sono il frutto di elaborazioni teoriche o intellettuali, ognuna di esse ha una storia e una motivazione, ha una sua caratterizzazione nel territorio e avrebbe dovuto essere mantenuta separata e gestita autonomamente. L'aver voluto mettere insieme tutte e cinque le regioni a statuto speciale ha determinato la contraddizione di fondo ed ha suscitato, quindi, in un partito come Alleanza nazionale,


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non sensibile, ma sensibilissimo ai problemi della tutela della comunità nazionale nel Trentino, perplessità che riguardano l'intero impianto della legge.
Ma nella legge c'è invece qualcosa di importante, qualcosa per cui personalmente, assieme ad altri colleghi del gruppo di Alleanza nazionale, da anni ci stiamo battendo: la modernizzazione dello statuto della regione siciliana, della regione Sardegna e così via. La modernizzazione comporta l'introduzione dell'istituto dell'elezione diretta del presidente della regione, che è l'elemento fondamentale di cui oggi hanno bisogno la Sicilia, la Sardegna e le altre regioni - ma io parlo per la mia - per uscire dalle pastoie di un blocco istituzionale determinato oggettivamente dalle modalità di espressione del consenso nelle istituzioni.
Ecco perché, nonostante l'errore commesso dalla I Commissione e dalle forze politiche, soprattutto di maggioranza, che hanno voluto a tutti i costi mettere insieme vicende che non stavano insieme neanche con l'intervento delle Forze armate, mi appello alla buona volontà, al buon senso e all'esigenza del Parlamento di dare un contributo serio allo sforzo di modernizzazione e di governabilità delle regioni a statuto speciale ed esprimo, quindi, in dissenso dalle dichiarazioni fatte dal mio collega a nome del gruppo, un voto convinto a favore, invitando i colleghi a votare a favore del provvedimento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mitolo. Ne ha facoltà. Colleghi prendete posto.

PIETRO MITOLO. Signor Presidente, esprimo il mio dissenso nei confronti della dichiarazione di voto del collega Migliori.
Pur essendo convinto che questa legge sia per taluni aspetti positiva, per quanto concerne l'articolo 4 non posso che ribadire il mio totale dissenso. La situazione che si è andata determinando anche in questi ultimi tempi nella regione Trentino-Alto Adige è sicuramente molto esemplificativa del clima che si determinerà con il varo di questa legge. Di fatto, si distrugge la regione Trentino-Alto Adige e si trasformano le due province di Trento e Bolzano nelle regioni del Trentino e dell'Alto Adige. Tutto ciò comporta, a mio modo di vedere - e a modo di vedere della comunità italiana dell'Alto Adige -, un peggioramento della situazione per quanto concerne lo sviluppo della comunità italiana dell'Alto Adige.
Per questo motivo, signor Presidente, ribadendo quanto già espresso più volte nel corso della discussione di questo provvedimento, voterò convintamente contro.

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.

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