Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 798 del 25/10/2000
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(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 968)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Risari. Ne ha facoltà.

GIANNI RISARI. Signor Presidente, i Popolari voteranno convintamente per l'istituzione del parco nazionale della pace


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a Sant'Anna di Stazzema. Un fatto di inaudita violenza si commise a danno della popolazione inerme da parte delle SS all'alba del 12 agosto 1944. Morirono circa 400 persone tra cui donne e bambini. Fu, per numero di vittime e modalità di esecuzione, una delle stragi più efferate che si potessero compiere. Se si potesse fare una graduatoria, questa sarebbe davvero tra le più gravi.
Questo fatto non può essere dimenticato e neppure possiamo dimenticare chi e perché lo commise. Simone Wiesenthal nel 1995, al cinquantesimo della celebrazione del campo di sterminio di Mauthausen, disse che chi rimuove il passato si muove cieco nel presente. L'istituzione del Parco della pace di Sant'Anna di Stazzema dovrà essere una scelta, che potremmo definire pedagogica, al servizio della pace, al rafforzamento della democrazia, alla salvaguardia dei diritti umani e dello Stato di diritto.
Nel passato, ma anche ai giorni nostri, si sono commesse altre stragi e altre violenze, con protagonisti che indossavano altre divise, in nome di altre ideologie. Noi Popolari non abbiamo nessuna esitazione a condannare qualsiasi violenza in nome di un principio che pone l'inviolabilità della vita di ogni persona a fondamento di ogni altro diritto. Non possiamo accettare, tuttavia, che le stragi compiute da diversi ed opposti estremismi ideologici si pareggino o si annullino non solo per non dimenticare, com'è doveroso, il sacrificio di innocenti e i colpevoli dei delitti, ma specialmente per non ripetere quelle drammatiche avventure. I giovani devono capire - questo parco è fatto per questo - come sia stato possibile che degli uomini abbiano potuto fare così male ad altri uomini e perché ancora oggi ciò stia accadendo in varie parti del mondo e della stessa Europa.
Il Parco nazionale della pace di Sant'Anna di Stazzema ricorderà gli eccidi le cui vittime, i cui assassini e il movente sono chiaramente identificati. Come potremo evitare che altre guerre si ripetano, quali scelte dovremo fare perché il secolo che si apre sia un tempo di giustizia e di pace? Come potremo rispettarci nelle nostre convinzioni culturali, religiose e politiche con le nostre differenze etniche, vivendo in una società aperta dove la convivenza tra diversi sarà la condizione della pace? Queste impellenti domande devono trovare risposte. Esse debbono suscitare l'interesse a ricercare soluzioni adeguate che devono essere sicuramente diverse da quelle del passato e non solo perché molte tra quelle risposte furono cruente, ma perché le condizioni sono talmente mutate da renderle comunque inadeguate.
Ogni generazione deve reinventare la propria democrazia ed il Parco nazionale della pace dovrà servire a questo: ne devono essere consapevoli i giovani e quanti frequenteranno questi luoghi della memoria, che devono servire allo scopo non solo di celebrare un giusto ricordo ma anche di suscitare la passione e l'impegno democratico per la politica come faticosa e pacifica ricerca della realizzazione di rapporti sociali giusti e pacifici. In tutta Europa, e non solo, ciascuno deve raccontare la verità dei fatti accaduti e le cause che li hanno provocati, ciascuno con la sua storia, con le cause e le conseguenze che vanno studiate, non certo per alimentare l'odio o rialzare steccati e muri, ma perché davvero maturi nelle coscienze dei giovani la consapevolezza che i diritti umani, la democrazia, lo Stato di diritto si dilateranno tanto più quanto più si affermerà il principio dell'inviolabilità della persona in ogni ambito e livello della vita sociale, economica e politica.
Con queste motivazioni e con questi sentimenti, i popolari voteranno a favore dell'istituzione del Parco nazionale della pace a Sant'Anna di Stazzema: come ci ha insegnato Giorgio La Pira, per noi Popolari questo non è soltanto un grande sogno, un'utopia, ed è già molto, ma la ragione fondante del nostro impegno politico (Applausi dei deputati dei gruppi dei Popolari e democratici-l'Ulivo e dei Democratici-l'Ulivo).


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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Malentacchi. Ne ha facoltà.

GIORGIO MALENTACCHI. Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, signori rappresentanti del Governo, giunge al voto finale, dopo una lunga gestazione, la proposta di legge istitutiva del Parco nazionale della pace a Sant'Anna di Stazzema, presentata nel lontano 1996: mi si permetta di esprimere soddisfazione non tanto in quanto firmatario della proposta di legge, il cui merito principale va ascritto al collega Carlo Carli, primo firmatario, anche per l'impegno profuso affinché si giungesse alla sua approvazione, che sono certo non mancherà; quanto per il profondo significato che il Parco nazionale della pace racchiude: ricordare per non dimenticare.
Signor Presidente, la memoria non può che tornare all'eccidio del 12 agosto 1944, allo sterminio di un'intera popolazione inerme, uomini, bambini, neonati, vecchi; ricordare per non ripetere può essere la massima scolpita a seguito della tragica vicenda, non la sola, purtroppo, che il popolo italiano ha dovuto subire durante le vicende della dittatura fascista e dell'occupazione nazista del paese. L'eccidio avvenuto per mano nazista fu tra i più feroci della Toscana e fu preceduto da altri numerosi massacri in provincia di Arezzo, la mia terra, da Cortona a Civitella in val di Chiana, da San Pancrazio a Cornia, a San Polo, Vallucciole, Castelnuovo dei Sabbioni. Come vedete, si tratta di un lungo tragico elenco.
Mi preme a questo punto ricordare la presentazione del volume Storia e memoria di un massacro ordinario, a cura di Leonardo Paggi, in occasione del convegno internazionale di studi svoltosi ad Arezzo nel giugno 1994, dal titolo «In Memory, per una memoria europea dei crimini nazisti»: la riflessione torna prima che, ad ogni determinazione storica, a quella facoltà di decisione sulla vita e la morte che costituisce forse il tratto più peculiare del potere nazista.
Il 14 luglio 1933, il Governo nazista dichiara illegali i partiti politici ed insieme approva la legge sulla sterilizzazione: la politica del corpo, la biopolitica, comincia ad affermarsi come tratto fondante dello Stato hitleriano, in un crescendo che porta senza interruzione alla soluzione finale, al discorso sulla igiene e la razza media una ridefinizione degli attributi essenziali del potere politico come potere sulla vita. La guerra rappresenterà l'occasione per una definitiva e compiuta esplicitazione di questa natura più riposta del potere nazista.
Ancora, certo la guerra di sterminio condotta sul fronte orientale ha caratteri irripetibili, non equiparabili con la politica di repressione condotta sul fronte occidentale, soprattutto a partire dal 1944 da un esercito che comincia a vivere giorno per giorno l'esperienza della sconfitta; tuttavia, è difficile dimenticare come dietro due fasi diverse della guerra vi sia l'immutata identità di un potere politico che si era ridefinito sulla prerogativa di decidere del valore della vita dei suoi cittadini e che intendeva la propria proiezione internazionale come estensione di quella prerogativa dell'insieme dell'Europa continentale.
Le ordinanze che guideranno sul fronte orientale la repressione antipartigiana e la politica del massacro sono, non a caso, in larghissima parte, predisposte prima dell'inizio delle operazioni belliche. Ce lo ricorda Enzo Collotti nell'intervento al convegno.
Infine, l'eccidio di Sant'Anna di Stazzema fu compiuto da uomini delle SS, negli altri casi furono quelli di Hermann Göring; poco importa, tutti nutriti di una cultura del massacro e della morte, questa sì funzionale agli intendimenti di alti comandi e in conformità alle direttive emanate dalla Wehrmacht.
Signor Presidente, in merito all'articolato, non credo si debba aggiungere alcunché, data la cooperazione tra il Ministero della difesa, la regione Toscana e il comune di Stazzema, nonché il comitato per le onoranze ai martiri di Sant'Anna, semmai occorre ricordare le diffidenze del


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Governo di centrosinistra che ha compreso, con ritardo, il valore della proposta voluta dal comune, dal suddetto comitato. Non bisogna dimenticare ciò che ha rappresentato per milioni di persone la lotta al nazifascismo, la ricostruzione dell'Italia postfascista. Vi sono ragioni, oggi al centro della temperie culturale, che attengono a un certo tipo di revisionismo storico e alla «riconciliazione», all'azzeramento della memoria, alla riduzione di quelle vicende a indiscriminato conflitto in cui tutti sono equamente colpevoli, in cui rischia di smarrirsi la dignità dell'antifascismo italiano e l'intera società. Vi sono, ancora, le allarmanti manifestazioni di xenofobia, di antisemitismo, di intolleranza che si vanno diffondendo nel nostro paese.
Signor Presidente, sono queste le ragioni che fanno esprimere ai deputati e alle deputate di Rifondazione comunista un voto convintamente favorevole (Applausi dei deputati del gruppo misto-Rifondazione comunista-progressisti e di deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Maselli. Ne ha facoltà.

DOMENICO MASELLI. Signor Presidente, è con grande emozione che prendo la parola per annunciare il voto convinto dei Democratici di sinistra-l'Ulivo a favore dell'istituzione del parco nazionale della pace di Sant'Anna di Stazzema. Prendo la parola tanto più volentieri in quanto storico e deputato della provincia di Lucca, di quella provincia che ha avuto in Stazzema il suo punto più grave, ma non l'unico punto nella tragedia della guerra.
Penso, ad esempio, a ciò che è accaduto nella Certosa vicino a Lucca ed è per queste ragioni che oggi è un giorno estremamente importante per noi, per la nostra zona.
Vorrei ringraziare, innanzitutto, l'onorevole Carli per il lavoro indefesso condotto con altri deputati nella zona; vorrei ringraziare inoltre la Commissione difesa, il Ministero della difesa e la Commissione cultura per aver capito che non si tratta esclusivamente di un piccolo episodio, ma di una decisione che il nostro popolo prende per la pace nel futuro: un popolo che non ha coscienza della sua storia, non ha coscienza del suo futuro. Mi sembra indicativo notare che proprio la fine di questo secolo - siamo al terzultimo mese del secolo - passi all'altro secolo il ricordo di una delle stragi più violente, non per ricordare la violenza, ma per fissare che mai più questo debba avvenire.
I nostri giovani devono sapere quali sono le basi su cui è fondato questo nostro Stato, nato dalla liberazione, e questo nostro Stato deve avere come basi il ricordo del passato e la certezza di un impegno per il futuro.
L'aver voluto collegare il Parco della pace al movimento pacifista internazionale significa anche qualcosa di importante: mentre noi oggi continuiamo a lottare perché, ad esempio, venga abolita la pena di morte, con questo legame diciamo chiaramente che non si tratta soltanto di ricordare i nostri morti, i nostri bambini di Stazzema morti, ma si tratta di impedire che queste cose avvengano da ogni parte, in tutto il mondo.
Pertanto, la nostra è una battaglia universale e questo parco, fortemente voluto - cara collega della Lega - dal comune di Stazzema, dalla provincia di Lucca e dalla regione Toscana, non è soltanto un parco regionale e nazionale, ma deve essere universale. Lì dobbiamo riflettere e «indi trarrem gli auspici».
Questo è il nostro desiderio; pertanto, il nostro voto sarà convintissimo (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e dei Popolari e democratici-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Menia. Ne ha facoltà.

ROBERTO MENIA. Signor Presidente, colleghi, non voterò su questo provvedimento e la mia è una posizione che vuole affermare un «no» alla falsità, all'ipocrisia, alla partigianeria, alla faziosità.


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Ricordo che questo provvedimento iniziò il suo iter nella Commissione Affari costituzionali, di cui facevo parte, qualche anno fa. In precedenza, tre anni orsono, avevo presentato una proposta di legge, a costo zero, con cui si voleva attribuire una medaglietta con la semplice scritta «L'Italia ricorda» ai parenti delle vittime dei massacri delle foibe, che è ancora ferma e immagino non vedrà mai la luce di fronte all'ostruzionismo velato o dichiarato della sinistra.
Ricordo come da questa parte vi sia stato un comportamento corretto in moltissime occasioni: abbiamo già approvato - addirittura qualche provvedimento è stato approvato in sede legislativa - i provvedimenti relativi al fondo per le vittime del nazismo ed alla giornata della memoria; oggi approveremo il provvedimento sul Parco per la pace, mentre, poco prima della pausa estiva, abbiamo approvato quello relativo all'ordine del Tricolore, in cui ancora una volta si discriminavano coloro che avevano combattuto per l'Italia. Noi avevamo, invece, il dovere di concedere quell'onorificenza anche a tutti coloro che, sotto l'insegna della Repubblica sociale italiana, avevano difeso l'italianità delle terre del confine orientale nella Venezia Giulia, nell'Istria e nella Dalmazia, ma con ipocrisia questa Camera non lo ha fatto.
Signor Presidente, a questo proposito devo ricordare che, per ricordare le vittime delle foibe, vi è un grande parco della pace a Basovizza, ma è un parco ideale e morale perché nessuno lo ha mai proclamato. Pensate che per i duemila morti che si trovano a Basovizza, «infoibati» dall'odio comunista, è stata posta una lapide di marmo ad opera dei privati cittadini di Trieste che, con una sottoscrizione della Lega nazionale, il più antico sodalizio patriottico di Trieste, hanno deciso di chiudere quell'orrendo buco in cui si trovano i corpi di duemila italiani. Ricordo che si tratta di una stima che è stata fatta a cubatura, perché la profondità della foiba fu misurata prima e dopo la guerra e, poiché le salme si trovano in uno spazio di cinquecento metri cubi, posto che in un metro cubo stanno circa quattro uomini, si stabilì che là sotto ce ne fossero duemila.
Di questo però non si è parlato. Nel corso di questa legislatura ho cercato di parlare di questo problema nella maniera più faziosa possibile, che mettesse tutti d'accordo nel nome della pace e della fratellanza ma verso la mia proposta è stato adottato un forte ostruzionismo.
Signor Presidente, prima della pausa estiva le ho scritto anche a seguito della polemica sul progetto di legge concernente l'ordine del tricolore. Lei si impegnò a sottoporre all'esame dell'Assemblea questo provvedimento subito dopo l'estate ma lo stesso è ancora bloccato per presunte esigenze di bilancio, perché non ci sarebbero i soldi per pagare medagliette non di bronzo ma di vile metallo, che non costano niente. Signor Presidente, lei dovrebbe aver ricevuto in questi giorni da parte delle associazioni degli esuli istriani, fiumani e dalmati una lettera in cui essi dichiarano di mettersi a disposizione per una colletta per pagare allo Stato, visto che questi soldi non ci sono, le medagliette per ricordare i loro cari.
Di fronte a questa ipocrisia, di fronte a questa faziosità, io dico che è ora di finirla ed è per questo che non voterò questo provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale - Molte congratulazioni).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Michelini. Ne ha facoltà.

ALBERTO MICHELINI. Signor Presidente, anche noi di Forza Italia condividiamo questo provvedimento che fin dal marzo 1998 abbiamo appoggiato come iniziativa tesa a valorizzare la cultura della vita, della pace, della dignità della persona. Abbiamo sostenuto unanimemente il provvedimento pur sottolineando l'esigenza di un maggiore impegno per la pace da trasmettere alle future generazioni piuttosto che rievocare la tragedia con lo sguardo rivolto al passato. La tragedia va rievocata naturalmente perché


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è necessario ricordare per non dimenticare, soprattutto quando si tratta di un eccidio così efferato e barbaro come quello perpetrato dalle SS il 12 agosto 1944 nei confronti della popolazione inerme di Sant'Anna di Stazzema, soprattutto donne e bambini uccisi nel modo più atroce.
Fu un eccidio frutto dell'odio più feroce in un così terribile contrasto con la bellezza di quei luoghi. Lo splendido teatro di quell'eccidio diventa giustamente parco nazionale della pace in modo che dal ricordo raccapricciante di quell'alba del 12 agosto 1944 sia possibile trarre una lezione di amore e di dialogo, di comprensione reciproca, in modo che quei luoghi teatro del martirio di tanti innocenti possano diventare simbolo della vittoria dello spirito sui disumani progetti degli uomini.
È in quest'ottica che l'iniziativa del Parco nazionale della pace deve essere realizzata e soprattutto fatta conoscere ai giovani, senza revisionismi e senza strumentalizzazioni perché ho l'impressione che questo dibattito stia rischiando di recuperare certe strumentalizzazioni mentre dobbiamo rifarci a quello spirito che lei, Presidente, nel suo discorso di insediamento indicava facendo riferimento alla necessità di recuperare il dialogo e di superare i contrasti ideologici. Inoltre, queste strumentalizzazioni sono inutili ed antistoriche, mentre il parco deve essere occasione di riflessione e di iniziative che facciano di Sant'Anna di Stazzema un punto di riferimento a livello non solo nazionale ma internazionale per tutti quelli che si ritrovano nel valore fondante della pace basata sulla giustizia.
Dico «pace» e non «pacifismo» perché gli ultimi 20-30 anni ci hanno abituati a grandi manifestazioni di massa senza effettive conseguenze, mentre la pace è frutto di gesti molto concreti, è frutto del dialogo, della comprensione reciproca.
Infine, sottolineo l'aspetto informativo e divulgativo, anche a livello internazionale, di questo parco perché è una realtà che i giovani devono conoscere.
Il Ministero della pubblica istruzione insieme a quello della difesa devono promuovere iniziative in questo senso, in modo tale da garantire l'efficacia delle finalità di una proposta che condividiamo pienamente ed è in questo senso che ho presentato l'ordine del giorno (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Moroni. Ne ha facoltà.

ROSANNA MORONI. Signor Presidente, prima di tutto voglio ringraziare - e per me devo dire è davvero insolito - il presidente del gruppo di Alleanza nazionale, onorevole Gustavo Selva, e i vicepresidenti dei gruppi di Forza Italia e della Lega nord Padania che hanno aderito alla mia richiesta e consentito di continuare l'esame di questa proposta di legge durante la sessione di bilancio. La loro disponibilità avrebbe reso ancor più significativa l'approvazione attesa da tempo (dal 1987, onorevole Menia) di una legge che riafferma l'importanza di mantenere viva la memoria di vicende che hanno segnato indelebilmente il nostro secolo e, al contempo, di trasmettere ai giovani e ai cittadini di domani il senso e il valore della pace, della tolleranza, della dignità dell'essere umano. Speravo che su questo voto ci sarebbe stata unità e mi addolorano l'intervento dell'onorevole Menia e gli applausi di Alleanza nazionale. Essi rappresentano un preoccupante «no» ad un'iniziativa che dovrebbe essere patrimonio di tutti, ma non voglio - non in questa giornata - prendere parte ad una polemica che è estranea alla filosofia che ispira il provvedimento che stiamo per votare.
Signor Presidente, non riprenderò qui le ragioni che mi hanno indotto ad impegnarmi caparbiamente per la nascita del Parco nazionale della pace a Sant'Anna di Stazzema. Credo di averle già chiaramente espresse in discussione generale. Dico solo che esse stanno in gran parte...


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PRESIDENTE. Onorevole Moroni, mi scusi. Colleghi, per piacere. Onorevole Gasparri, per cortesia. Onorevole Landolfi, per piacere. Onorevole Cerulli Irelli, per cortesia. Onorevole Palma, le dispiace farsi da parte, così può parlare la collega Moroni? Prego, onorevole Moroni.

ROSANNA MORONI. Dico solo che quelle ragioni stanno in gran parte nella conoscenza di un episodio segnato da livelli insopportabili di crudeltà e disumanità, di orrore e sofferenza; stanno nella compassione per le donne, gli uomini e i bambini inermi massacrati dalla follia umana nell'agosto del 1944; stanno nella consapevolezza della necessità di erigere nella società le difese contro ideologie aberranti, contrarie all'idea stessa di umanità, di convivenza e di civiltà. Conoscere questa ed altre, purtroppo simili, storie non può lasciare indifferenti: conoscere genera un dovere morale nei confronti delle vittime, obbliga a fare qualcosa che contribuisca a cancellare dalla futura vicenda umana simili atrocità. Io per prima sono testimone di quanto possa incidere nelle nostre coscienze e nei nostri comportamenti la consapevolezza, viva e dolorosa, di fatti realmente accaduti, anche se difficili da credere, proprio per la bassezza che l'uomo è riuscito a raggiungere.
Oggi la memoria della strage di Sant'Anna ci induce a volere l'istituzione del Parco della pace. Allo stesso modo, penso e spero che un domani, grazie a quel Parco che trasmetterà la memoria di questa ed altri stragi, di questa e di altre tragedie, molti potranno sapere e capire, potranno valutarne la genesi, potranno riflettere sull'inutilità della guerra e sul dolore che produce; potranno imparare, proprio dalla conoscenza di quella barbarie, i valori necessari alla convivenza pacifica e civile e alla democrazia.
Oggi sono contenta. Lo sono come parlamentare, come comunista, come cittadina, come donna. Sono contenta perché, assegnando ai luoghi del massacro il compito di diffondere una cultura di pace, rendiamo giustizia alle 560 vittime innocenti di una ideologia aberrante e violenta, tributiamo loro almeno un piccolo, parziale risarcimento. La loro tragedia deve rappresentare per il Parlamento un debito morale, un debito che impone di trasmettere quei valori che sono stati all'origine della lotta di resistenza, alla base della Costituzione e dell'ordinamento democratico e che potranno ancora essere efficaci anticorpi culturali e ideali contro rigurgiti di razzismo e di intolleranza, di antisemitismo e di violenza.
Stazzema potrà così rappresentare non solo un luogo di doverosa commemorazione, non solo di umana pietà, ma anche e soprattutto un luogo che costruisca barriere contro la guerra. Ma c'è altro che questa Camera può e deve fare. L'eccidio di Stazzema, così come molti altri crimini nazifascisti, è ancora impunito. Lo stesso è avvenuto per altre stragi: Barletta, Bolzano, Capistrello, Carpi, Castiglion Fibocchi, Genova, Marradi, Milano, Modena, Napoli, Roccaraso, Roma, Sesto San Giovanni sono solo alcuni dei luoghi colpiti. Per questi fatti non c'è stata nessuna inchiesta, nessun processo, nessun colpevole. Per puro caso, nel 1994, il procuratore militare di Roma, Intelisano, titolare dell'inchiesta contro Erik Priebke, alla ricerca di documenti, ha consentito la scoperta di un armadio contenente 695 fascicoli sui crimini tedeschi e repubblichini. Questi fascicoli erano stati ricevuti dalla procura generale militare già nel 1946, ma non furono inoltrati alle competenti autorità giudiziarie per la celebrazione dei processi. Nel gennaio 1960 vi fu apposto il timbro «archiviazione provvisoria». In quell'armadio sono rimaste per mezzo secolo informazioni riguardanti in gran parte crimini di guerra e particolarmente maltrattamenti, violenze, omicidi a danno di persone estranee ai combattimenti; sono rimaste per mezzo secolo informazioni riguardanti stragi, eccidi come quello di Stazzema. Su questi delitti si sono impedite le indagini e con esse l'accertamento della verità ed il compimento della giustizia umana.
A seguito delle rivelazioni apparse sulla stampa, nel 1996 è stata istituita una


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commissione per indagare sull'accaduto. La relazione del consiglio della magistratura militare conclude che l'insabbiamento non è stato la semplice conseguenza di decisioni non condivisibili o inopportune, bensì il frutto di un insieme di determinazioni radicalmente contrarie alla legge, che hanno sistematicamente sottratto gli atti al pubblico ministero competente e perciò impedito qualsiasi iniziativa di indagine e di esercizio dell'azione penale.
La sottrazione degli atti, il velo di silenzio steso su queste gravissime e dolorose vicende gravano su tutti noi e rappresentano un'ulteriore insopportabile ferita alle vittime. Negare la verità equivale a ucciderle una seconda volta, così come accettare riletture e rivisitazioni della storia volute da un revisionismo tanto strumentale quanto ipocrita, che tenta di comprendere in un eguale giudizio vittime e aguzzini. La storia di quello che è stato giustamente chiamato «l'armadio della vergogna» chiama in causa anche noi e ci impone, ovviamente nell'ambito delle nostre competenze, di intervenire per chiarire ed accertare le responsabilità politiche, per fare luce, per fare giustizia, per interrompere il vergognoso occultamento di decenni. Sarà sicuramente tardi per punire i responsabili degli eccidi, a causa della forzata prescrizione dei reati, della morte degli autori o dell'impossibilità, a distanza di tanti anni, di ritrovarli: ma forse non è più nemmeno questo ciò che ci interessa. Il rispetto delle vittime e la gratitudine per le conquiste civili e democratiche di cui oggi beneficiamo e di cui anch'esse sono state artefici ci chiedono, però, di stabilire e di rendere nota la verità.
Il 29 settembre a Stazzema si sono riuniti i superstiti della strage di Cefalonia, i familiari delle vittime, i rappresentanti dell'ANPPIA, della FIAP, dell'Associazione martiri di S. Anna di Stazzema, della comunità ebraica di Milano, dei comuni che furono teatro di alcune delle migliaia di stragi effettuate dai nazisti e dai fascisti negli anni 1943-1945, insieme a rappresentanti della regione Toscana. Tutti costoro chiedono al Presidente della Repubblica, ai Presidenti delle Camere, al Parlamento di sapere. Chiedono un atto di giustizia postuma nei confronti dei cittadini che caddero combattendo per la libertà e la democrazia e degli altri che della crudeltà nazista e fascista furono vittime innocenti e inconsapevoli.
Alcuni colleghi ed io abbiamo chiesto al presidente della Commissione difesa di avviare un'indagine conoscitiva su questa delicata materia. Ci è sembrata la strada più rapida per giungere ad un qualche risultato prima della fine della legislatura. Spero che la nostra richiesta trovi, come è avvenuto oggi, il consenso di tutti i gruppi e soprattutto il loro impegno concreto per chiudere dignitosamente una pagina buia, una pagina vergognosa della nostra storia, che ha offeso gravemente ancora una volta la dignità delle vittime e dei loro familiari, ma anche quella di tutti i cittadini che si sentono tali (Applausi dei deputati dei gruppi comunista, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e dei Popolari e democratici-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Santandrea. Ne ha facoltà.

DANIELA SANTANDREA. Signor Presidente, mi pare che anche, in relazione al presente provvedimento, la maggioranza tenda a far suo il detto «meglio tardi che mai». Infatti, il provvedimento in esame, per gli alti contenuti che propone, quale quello di promuovere la pace, dovrebbe già essere legge da molto tempo, visto che, come ha sottolineato anche la collega che mi ha preceduto, fu presentato per la prima volta nel lontano 1987. Poiché, però, ci troviamo in una fase politica delicata e si avvicinano le elezioni, non vorrei che, come per altri provvedimenti in esame - si pensi, per esempio, al disegno di legge finanziaria -, la maggioranza e il Governo fossero più attenti al tornaconto elettorale che al vero significato della presente proposta.
Penso che pochi non condividano il chiaro intendimento sotteso a questa proposta


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di legge, ossia quello di promuovere iniziative ispirate al mantenimento della pace ed alla collaborazione tra i popoli. La Lega nord Padania stessa ed i leghisti hanno scritto nel loro DNA la pace e la fratellanza fra i popoli. Tuttavia, non più tardi di un anno fa, l'allora Presidente del Consiglio D'Alema concedeva le basi militari e strategiche italiane ad un paese straniero per combattere una guerra contro popolazioni non lontane dall'Italia, senza prendere in considerazione il Parlamento: il Presidente D'Alema ha, di fatto, portato l'Italia in guerra in tempo di pace. Quindi, uno dei Presidenti che la maggioranza ha avuto nel corso di questa legislatura propone la guerra, successivamente - siamo ad oggi, ormai prossimi alle elezioni -, viene promosso, al contrario, un progetto per la pace: ciò mi sembra strumentale e propagandistico.
Devono essere inoltre sottolineate le non poche difficoltà di carattere finanziario - si sa che le campagne elettorali sono onerose - a cui non sfugge neanche questo provvedimento, come ha evidenziato il sottosegretario Ostillio, il quale ha più o meno detto che i finanziamenti per questo provvedimento non ci sono, ma con qualche artificio salteranno fuori.
In ogni caso, vorrei lanciare un appello ai familiari delle vittime dell'eccidio, agli abitanti del comune e ai componenti il comitato di Sant'Anna: chiedo loro di attivarsi affinché, quale prima iniziativa da intraprendere da parte dell'istituendo Parco nazionale della pace, si possa finalmente far conoscere agli italiani il dramma che stanno vivendo i militari della missione di pace italiana nella ex Jugoslavia. La Lega è da tempo impegnata su questo fronte, ma il Governo e la maggioranza fanno orecchie da mercante. Chiedo formalmente che anche attraverso il Parco della pace, quando sarà istituito, vengano intraprese iniziative volte a far conoscere i gravi danni che l'uranio impoverito, rilasciato dalle bombe sganciate sul Kosovo, causa e causerà ai militari che si trovano in missione in quel territorio e, conseguentemente, sia accolta la richiesta di far tornare in Italia i militari a rischio di contaminazione.
Pur con le perplessità espresse, preannuncio il voto favorevole sul provvedimento da parte del gruppo della Lega nord Padania (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Signor Presidente, annuncio che il gruppo dei Verdi voterà a favore di questa proposta di legge. Condivido molti degli interventi che mi hanno preceduto e, per ragioni di brevità, non riprenderò le questioni già svolte. Ringrazio i colleghi che si sono fatti promotori di questa proposta di legge, la Commissione cultura che l'ha esaminata ed il relatore Monaco.
Vorrei svolgere una riflessione suggeritami dall'intervento molto polemico, che preannuncia il suo voto contrario insieme forse a quello di altri colleghi del suo gruppo, dell'onorevole Menia. Ritengo che dobbiamo ricordare bene la vicenda da cui parte questa iniziativa: mi riferisco alla strage nazista del 12 agosto 1944. Ci furono centinaia di vittime innocenti, anche se non furono le uniche. Tuttavia, fu uno degli episodi - per usare un eufemismo - più terribile ed efferato della seconda guerra mondiale.
Credo sia stato detto da tutti che, a partire dalla radice storica antifascista della nostra Repubblica, questa iniziativa è finalizzata non a riproporre contrapposizioni ideologiche, ma ad affermare la cultura della pace, il ripudio della guerra di cui all'articolo 11 della Costituzione, la cultura del disarmo e della collaborazione internazionale. Dico che questo ci deve portare tutti a ricordare - lo ha sottolineato anche il presidente di Alleanza nazionale: questo è il valore storico dell'antifascismo, il fondamento antifascista della nostra Repubblica - che oggi dobbiamo assumere una dimensione antitotalitaria quale fondamento della democrazia politica nel nostro paese.


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Dobbiamo, quindi, superare e non riproporre in quest'aula - mi rivolgo a tutti, ma in particolare al collega Menia che ha posto un problema vero - la logica della guerra fredda. Anche la rimozione dalla memoria storica delle foibe e delle vittime delle foibe è stato il frutto negativo e perverso della guerra fredda: ciò va superato.
Se nell'anno di grazia 2000 - mi rivolgo all'onorevole Menia che è intervenuto, ma anche ad altri colleghi, visto che sono stati fatti dei riferimenti preelettorali che invece mi auguro rimangano fuori da questo voto e da questo atto solenne che il Parlamento sta per compiere - la battaglia politica ed ideologica viene fatta ancora all'insegna dei «comunisti», intendendosi per tali tutti coloro che non sono per il Polo, ripeto: tutti! perché se non sono comunisti sono postcomunisti, e se non sono postcomunisti sono portavoci o maschera dei comunisti (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania) ... a loro ovviamente in quest'aula e nel paese ritornerà anche (Commenti del deputato Benedetti Valentini) ... Ascolta, perché se qualcuno interviene e non capisce assolutamente nulla è meglio che stia zitto (Proteste dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania). Ritornerà allora, stavo dicendo, una logica in cui qualcuno ricorderà chi sono stati i fascisti e chi sono i postfascisti! È una logica sbagliata, perversa, assurda, che ripropone la guerra fredda nel 2000 (Proteste dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania)... Usalo allo stadio quel linguaggio! Alla curva sud!

DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Non è così!

PRESIDENTE. Onorevole Boato, per cortesia, parli rivolgendosi al Presidente!

MARCO BOATO. Sì, io parlo rivolgendomi al Presidente, ma sto ponendo un problema reale e rispondendo positivamente alla questione posta dal collega Menia.
Ripeto in quest'aula che noi istituiamo un parco (Proteste dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania) ... Vedo che l'intolleranza è ancora una caratteristica, anche rispetto a chi cerca di dialogare (Proteste del deputato Benedetti Valentini)! Benedetti Valentini, l'intolleranza è ancora una caratteristica!

DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Tu sei intollerante!

PRESIDENTE. Onorevole Benedetti Valentini, per cortesia!

MARCO BOATO. Lo è anche rispetto a chi sta cercando ...

PRESIDENTE. Onorevole Boato, parli rivolgendosi al Presidente!

MARCO BOATO. Sì, ma il Parlamento è fatto per parlare e io dialogavo su un problema che era stato posto.
Concludendo, credo sia giusto che nel nome di questa istituzione che è finalizzata alla cultura della pace, del disarmo e della collaborazione internazionale, si ricordino le vittime del nazismo, del fascismo ma anche tutte le vittime di quella guerra e le vittime delle foibe che sono state storicamente rimosse.
Detto questo, invito il collega Menia e gli altri colleghi che hanno condiviso la sua posizione a mutare il loro atteggiamento su questo provvedimento, se riterranno di accettare questo dialogo parlamentare che ho voluto portare avanti positivamente. In ogni caso, confermo che il gruppo dei Verdi voterà a favore del provvedimento, in una logica non di riproposizione di contrapposizioni da guerra fredda ma di superamento di una logica certo antifascista ma più in generale antitotalitaria della democrazia politica.


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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Del Barone. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE DEL BARONE. Signor Presidente, colleghi, con questa mia brevissima dichiarazione di voto preannuncio che il CCD voterà a favore dell'istituzione del Parco nazionale della pace a Sant'Anna di Stazzema.
I motivi che ci portano a questo assenso sono legati a fatti che a mio avviso sarebbe strano voler ricondurre a concetti che potremmo definire di vicinanza o di lontananza dalle elezioni. Noi intendiamo rivalutare il concetto della pace, il concetto dell'amore, non contrapponendo posizioni che possono essere standardizzate e in questo momento inutili: da un lato le fosse Ardeatine e dall'altro le foibe. Tutte cose che incidono negativamente sul concetto di pace che in questo momento vogliamo rivalutare.
Il gruppo del CCD, nell'esprimere il suo assenso sul provvedimento, dice «sì» al ricordo commosso di morti con riferimento ad un episodio che nello stesso tempo sa di assurdo e di efferatezza. Vi è un «sì» al concetto di pace che in questo momento purtroppo ha nel mondo un significato quasi inutile. Se non si ribadisse che non vi sono né concetti elettorali né contrapposizioni di tesi, probabilmente saremmo d'accordo con ciò che accade nel Kosovo, in Israele e in Palestina. In questo vi è un invito a fare in modo che determinati episodi non si ripetano più e vi è, soprattutto, il desiderio di vedere prevalere il concetto dell'amore su quelli dell'odio e della guerra. Questi sentimenti ispirano il «sì» convinto del Centro cristiano democratico (Applausi dei deputati del gruppo misto-CCD).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vignali. Ne ha facoltà.

ADRIANO VIGNALI. Presidente, colleghi, anch'io sono d'accordo che sia necessario evitare qualsiasi forma di ipocrisia.
Nel ribadire la matrice antifascista della nostra Costituzione della Repubblica italiana - come è stato fatto sabato a Milano e come ha ripetuto poco fa il collega Boato -, bisogna anche rifiutare quello che qui stamattina abbiamo sentito e che qualche giorno fa, in un'intervista, lo storico Claudio Pavone ha definito «l'uso politico della storia».
L'uso politico della storia non va bene per i politologi del Corriere della Sera che parlano senza documentazione dell'8 settembre come di morte della patria, ma non va bene neanche per quei deputati revisionisti che, mettendo sullo stesso piano la Repubblica di Salò e la Resistenza, pensano, in questo modo, di cancellare o di stravolgere la sua memoria in questo paese.
Questa mattina abbiamo toccato un nervo scoperto. Ciò significa che, per una parte della destra, per una parte di Alleanza nazionale, non è bastata l'acqua di Fiuggi per depurarsi da certi virus del passato che noi vogliamo cancellare e che la lotta di resistenza ha sconfitto, crediamo, una volta per tutte.
Ho sentito l'intervento di Michelini e sono contento che Forza Italia sia a favore di questa proposta di legge. Possiamo anche sperare che il gruppo di Forza Italia faccia un corso accelerato di storia per insegnare al suo leader chi è Alcide Cervi e che cosa egli ha fatto insieme ad altre figure importanti della resistenza italiana (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, Comunista e misto-Rifondazione comunista).
Vogliamo anche ricordare a Forza Italia che, nel fare questa scelta di pace e di difesa dell'antifascismo, per una parte, è in cattiva compagnia, come lo è stata anche quando, come è avvenuto nella realtà torinese, si è negata la cittadinanza onoraria a Galante Garrone e a Norberto Bobbio (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, Comunista e misto-Rifondazione comunista).


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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cordoni. Ne ha facoltà.

ELENA EMMA CORDONI. Presidente, ho deciso di intervenire in questo dibattito perché decidere oggi l'istituzione del Parco nazionale della pace di Sant'Anna di Stazzema è sicuramente un atto dovuto a quelle popolazioni inermi che furono uccise dal nazifascismo. È un elemento importante per tutta quella terra, che in quegli anni fu attraversata, settimana dopo settimana, da eccidi di questo tipo. Altri luoghi, come Forno, Vinca, le fosse del Frigido - e potremmo continuare - furono colpiti con eccidi di popolazioni inermi che avevano l'unica responsabilità di collaborare alla lotta contro il fascismo e il nazifascismo; collaboravano con i partigiani per fare in modo che questa Repubblica diventasse libera.
Credo che sia importante decidere oggi l'istituzione del Parco nazionale della pace, perché la cultura della pace nasce dal sacrificio di quelle popolazioni che, pur conoscendo i rischi cui andavano incontro, non arretrarono; aiutarono la Resistenza a fare in modo che ci si potesse liberare dal nazifascismo. Credo che sia molto importante che oggi ricordiamo con questo atto quegli anni e quelle scelte, perché anche da quegli eccidi nacque la Repubblica italiana costruita sull'antifascismo che ha permesso al nostro paese di conoscere anni di democrazia e di confronto democratico.
È grazie a quelle scelte e a quelle morti che oggi possiamo confrontarci e discutere; credo che questa iniziativa sia molto importante, specialmente nei confronti delle giovani generazioni. Dobbiamo costruire luoghi che trasmettano, ricordino alle nuove generazioni da dove veniamo e a cosa dobbiamo oggi la nostra libertà e la nostra democrazia. Si sbaglierebbe a tagliare le radici, si sbaglierebbe a non ricordare a quali altre persone, uomini, donne e bambini, dobbiamo la nostra libertà, perché quegli uomini e quelle donne ci hanno consentito questa scelta. Allora, altri uomini e altre donne fecero altre scelte, ma se non ci fossero state quelle scelte oggi non conosceremmo la democrazia ed un'Italia repubblicana costruita sull'antifascismo.
Credo che questa decisione sia importante per non dimenticare e perché dalla non dimenticanza nasca veramente una cultura di pace nel nostro paese ed in tutto il mondo. Sicuramente, avremmo potuto realizzare il Parco nazionale della pace anche in un altro luogo, se si fosse guardato soltanto al presente e al futuro, ma la sua forza sta proprio nell'elemento simbolico, nello scegliere il luogo dove è stato compiuto l'eccidio maggiore, dove le vittime furono bambini e donne in maniera indistinta, solo perché si trovavano in quella linea gotica che ha permesso a quei popoli e a quelle popolazioni di riuscire a dare un grande contributo per la liberazione del nostro paese.
Penso sia importante la decisione che assumiamo e credo sia significativo il fatto che il parco venga istituito a Sant'Anna di Stazzema; ciò è importante per quella popolazione e per tutti coloro che, allora come oggi, combattono e credono nei valori che muovevano quelle popolazioni contro i nazisti, i fascisti ed il totalitarismo di quegli anni (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Donner. Ne ha facoltà.

LUCIANO DONNER. Signor Presidente, sono cattolico ma di origine ebrea. Non ho conosciuto buona parte dei miei parenti finiti nei lager o nelle foibe, a Trieste; non potrei che essere favorevole, quindi, al provvedimento in esame, dal momento che già nella relazione illustrativa il collega Monaco scrive «come non fare tesoro del lascito drammatico e prezioso dei testimoni e delle vittime di tutte le tragedie in qualche modo riconducibili a quella unica, paradigmatica e, insieme, universale che fu l'Olocausto? E tale lezione può essere scolpita in una massima: "ricordare per non ripetere"».


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Ciò nonostante, sono molto perplesso e, in dissenso dal mio gruppo, mi asterrò, perché nei telegiornali di questi giorni ho visto una cosa molto, molto triste, pericolosa e grave: in un corteo di palestinesi spiccava un grosso striscione bianco con la scritta: «Good Hitler» (bravo Hitler). Nessuna presa di posizione vi è stata da parte della maggioranza di sinistra, che dice belle parole e fa monumenti per poi sostenere i carnefici, dimostrando la sua vera indole fascista e razzista, nonché la natura propagandistica ed elettorale del provvedimento in esame.
Per tale ragione, mi asterrò, anche se lo farò con grave disagio (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania e del deputato Giovine).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bastianoni. Ne ha facoltà.

STEFANO BASTIANONI. Signor Presidente, colleghi, i deputati di Rinnovamento italiano voteranno a favore dell'istituzione del Parco nazionale della pace come luogo per ricordare tutte le vittime e tutte le comunità colpite da distruzioni ed eccidi e per promuovere una cultura della pace e della fratellanza fra tutti gli uomini.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Niccolini. Ne ha facoltà.

GUALBERTO NICCOLINI. Presidente, purtroppo, con lo stesso disagio del collega che mi ha preceduto, intervengo in dissenso dal mio gruppo: mi asterrò dalla votazione di questo provvedimento, pur rappresentando la città che più di tutte ha pagato in termini di sangue e di dolori per questa ultima guerra. Noi abbiamo avuto le vittime dei nazisti, dei comunisti e, infine, dieci anni dopo, nel 1953, abbiamo avuto anche le vittime degli inglesi e degli americani, che hanno insanguinato piazza dell'Unità (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale e del deputato Biondi): proprio in questi giorni si ha la ricorrenza di quell'evento.
Nonostante tutto devo astenermi nella votazione di un provvedimento che nel titolo appare bellissimo, aulico, ma che, per l'andamento del dibattito e per il tenore delle dichiarazioni di voto, si è dimostrato a senso unico.
Il collega ricordava la legge in discussione sulla concessione della medaglia di riconoscimento ai parenti degli infoibati, ma ha dimenticato di ricordare che nel dibattito in Commissione qualcuno ha avvertito che era necessario essere cauti prima di approvarla, perché in quelle foibe sarebbero morti non solo i buoni, ma anche i cattivi: come se vi fosse differenza tra chi è morto combattendo da una parte o dall'altra! Non voglio certo affrontare l'argomento se la Repubblica di Salò sia stata più o meno importante della Resistenza, per carità: non è questo il discorso. Io dico che chi è morto è morto, ha pagato e finché divideremo i morti tra morti di serie A e morti di serie B e finché quelli di serie A saranno così importanti da dover essere ricordati in qualsiasi momento (e soprattutto in occasione delle elezioni), purtroppo dovrò sempre astenermi (Applausi di deputati del gruppo di Forza Italia e dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Colletti. Ne ha facoltà.

LUCIO COLLETTI. Signor Presidente, grazie. Non nascondo a lei e non nascondo ai colleghi il mio stupore: questa legislatura si è aperta, se ricordo bene, con un suo discorso, Presidente, nel quale lei invitava il Parlamento a ritrovare motivi fondamentali di unità, rompendo con la tradizione della separazione, degli odi di parte e così via.
Io presi la parola in occasione dell'iniziativa legislativa del collega Furio Colombo relativa all'istituzione del giorno della memoria. In quella circostanza - se ricordo bene, eravamo alla fine di marzo di quest'anno - fu votato anche un ordine del giorno con il quale si invitava il Governo a prendere iniziative perché nelle


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scuole di ogni ordine e grado potessero essere anche attivati incontri e momenti di narrazione dei fatti e di riflessione idonei a radicare nella coscienza degli italiani la condanna dei crimini delle ideologie che agirono per distruggere i valori di identità, civiltà, libertà e giustizia.
Debbo dire che non riconosco nello stile fiacco di quell'ordine del giorno nulla che esprima un'autentica tempra morale e politica. Tuttavia, seppure con questo linguaggio blando e da collegio di monache, anziché da istituzione parlamentare, l'ordine del giorno approvato invitava il Governo a ricordare nelle scuole le vittime di tutti i totalitarismi che avevano attraversato la storia del ventesimo secolo e, in particolare, la storia del nostro paese.
Mi segnalano i colleghi zelanti per le piccole cose che il capo di gabinetto del ministro della pubblica istruzione, nel dare disposizioni perché venisse ricordato nelle scuole il giorno della memoria, non ha fatto minimamente menzione di quest'ordine del giorno. Tutto questo è deplorevole, ma mi lasci aggiungere che è anche futile. Quello che è veramente grave è che oggi il Parlamento, in conclusione della legislatura, si divida ancora con accuse e odi reciproci su questioni che una classe politica seria dovrebbe avere digerito ed elaborato storicamente (Vivi applausi).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Crema. Ne ha facoltà.

GIOVANNI CREMA. Signor Presidente, i deputati Socialisti voteranno a favore di questa proposta di legge. D'altronde la nostra cultura e il nostro impegno politico anche oggi sono quelli di difendere e tutelare la pace e la libertà. Votiamo questa legge con lo stesso spirito con il quale abbiamo presentato un provvedimento legislativo e lo abbiamo votato alla Camera (e ci auguriamo che il Senato nei prossimi giorni faccia altrettanto) per preservare e valorizzare le testimonianze della prima grande guerra. Questo è lo stesso spirito con il quale nel Trentino e nell'Alto Adige si sono preservate le testimonianze della prima guerra mondiale e si è voluto dare alle nuove generazioni questa testimonianza chiamandola via della pace. Io credo che i gravi e tragici fatti ricordati nella premessa di questa proposta che hanno devastato il nostro paese nella seconda guerra mondiale debbano trovarci con lo stesso spirito e con la stessa cultura.
Come non concordare, poi, con quella parte dell'intervento del professor Lucio Colletti, deputato di questo Parlamento, riguardante la necessità di dare al nostro paese una verità vera sugli eccidi e sulle vittime provocate dalle ideologie frutto di barbarie e di inciviltà. Però, Lucio, voglio dirtelo con grande franchezza, non possiamo neanche dimenticare che nel nostro paese, cinquant'anni fa, abbiamo dato il massimo nella barbarie, in una guerra civile. E dovremmo ricordare, non per noi e non per le famiglie dei trucidati per sevizie, gli arsi vivi, gli impiccati e i fucilati nel nostro paese, ma per i giovani e per la cultura della pace e della libertà. Hai ragione, quando tu rilevi che è grave che una classe politica a cinquant'anni da questi fatti sia ancora lacerata attorno a questi temi. Caro Lucio, credo che sarebbe bene rivolgere questa osservazione non in maniera generica a tutto il Parlamento, ma a chi ha proferito in quest'aula parole ancora lontane da una cultura di pace e di impegno civile per superare e non per dimenticare quanto è accaduto. Questo è ciò che è grave, Lucio.
Un altro motivo di meditazione, in alcuni settori del centrosinistra, sorge quando dai banchi della destra si usa la parola comunista come un epiteto. Occorre meditare anche sull'utilizzo della parola socialista come un epiteto in questi difficili anni di Tangentopoli e del dopo Tangentopoli. Quando non siamo pervasi da una missione e da una cultura della pace, della libertà e della tolleranza, è facile eccedere da un lato e dall'altro. Allora, Lucio, le tue osservazioni fatte in quest'aula debbono essere a 360 gradi e non possono essere solo una lezione moralistica.


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È un impegno civile che noi testimoniamo anche oggi con un voto favorevole a questa proposta che è degna di essere votata (Applausi dei deputati del gruppo misto-Socialisti democratici italiani).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Taradash, che ha tre minuti. Ne ha facoltà.

MARCO TARADASH. Signor Presidente, cari colleghi, ben vengano anche i parchi della pace, se servono a ricordare e a mantenere viva la memoria di chi è morto trucidato da ideologie e guerre mosse da ideologie, ma la storia di quei morti non deve servire a coprire la storia dell'uso che è stato fatto anche di quei morti nella vita civile di questo paese. Appartengo ad una cultura che non aveva dubbi nello schierarsi: si alleava con i comunisti quando il fascismo e il nazismo portavano guerra e morte e sarebbe stata disposta ad allearsi con i fascisti per combattere il comunismo là dove questo portava violenza e morte.
Però, colleghi, è possibile che, a fine legislatura, ci troviamo ancora a parlare di pacifismo senza esserci interrogati su ciò che è stato il pacifismo nella storia politica del nostro paese? È possibile che continuiamo a fondare musei, parchi, istituzioni che vogliono addirittura cancellare la guerra? Mettiamo in una legge di questo paese che versiamo 500 milioni all'anno per un parco che si propone di cancellare la guerra dalla storia dell'umanità! Allora, collega Crema, siamo d'accordo sui fondamenti, però dobbiamo anche avere la capacità di distinguere: certo, no ai facili revisionismi - figuriamoci! - ma un po' di capacità di rivedere quella che è stata l'interpretazione del fascismo in Italia, un po' di capacità di rivedere la costruzione ideologica per cui le vittime delle foibe erano fascisti e non italiani uccisi dai comunisti che volevano impedire, soprattutto agli italiani che avevano combattuto il fascismo, di essere un punto di riferimento nel Friuli!
Queste cose dobbiamo dircele e, quando si spendono anche soltanto 500 miserabili milioni all'anno per un parco della memoria in nome del pacifismo, dobbiamo avere il coraggio, la franchezza, la serietà, la normalità di dirci queste cose! Altrimenti, assistiamo alla retorica per nulla revisionata che abbiamo ascoltato per tutti questi anni e decenni, che è buona, buonissima, dolorosa, dolorosissima, sentita, sentitissima, ma che non ha mai prodotto un solo atto di vera pace (Applausi di deputati del gruppo di Forza Italia)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Matteoli. Ne ha facoltà.

ALTERO MATTEOLI. Signor Presidente, se il dibattito di questa mattina si sofferma soltanto su quello che è accaduto a Sant'Anna di Stazzema, credo che nessuno, qui dentro o fuori di qui, possa trovare una pur pallida giustificazione di quello che è accaduto, perché a Sant'Anna è avvenuta una strage che certamente non rende onore all'uomo, ovunque esso militi. Vi è però un altro aspetto: va bene il parco della pace e, in questa sede, abbiamo ascoltato tante volte gli interventi, anche dal banco degli avversari di sinistra, per la pace in Vietnam, ora in Israele, in Serbia; benissimo, è una battaglia che sicuramente fa onore a coloro che la fanno, ma esiste un problema che è tutto italiano.
Nel 1945, abbiamo avuto una guerra civile sul nostro territorio ed ora finalmente, dopo tanti anni, il lungo dopoguerra è finito e la storia ci ha raccontato e ci ha fatto vivere vicende da una parte e dall'altra quasi come monito: la storia dei sette fratelli Cervi da una parte e dei sette fratelli Govoni dall'altra parte, oppure la storia raccontata nel libro Villa Kaiser, di uno scrittore non conosciuto della mia città, Livorno, che ha fatto il partigiano, che quindi ha militato da una parte, in cui si narra il dramma di una famiglia in cui un figlio combatteva con i partigiani ed un altro figlio partiva per la Repubblica sociale italiana.


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Di fronte a queste vicende, se parco della pace deve essere, il collega Boato, pur polemizzando con un collega del mio gruppo, ha detto cose...

MARCO BOATO. Non ho polemizzato, ho dialogato.

ALTERO MATTEOLI. ...dialogando, ha detto cose condivisibili ed io lo ringrazio per questo. Se il clima di pacificazione - anche se ad alcuni di noi non piace il termine - ci dimostra che il dopoguerra è finito anche in Italia, dopo quasi sessant'anni, deve esservi pace anche tra gli italiani, con onestà intellettuale, senza continuare a rinfacciarci tutto questo, come stiamo facendo. Tra poche settimane inizierà una campagna elettorale difficile, abbiamo mille temi sui quali confrontarci e scontrarci, ma ritengo che non si debba più farlo su ciò che è accaduto tanti anni fa, anzi dobbiamo trovare il modo di stringerci la mano perché vi sono state vicende che hanno colpito sia da una parte sia dall'altra. È difficile esprimere un voto a nome di un gruppo su simili vicende, il gruppo darà un'indicazione nel senso dell'astensione, ma mi rendo conto che, di fronte a proposte frutto di motivazioni diverse, che appartengono alla nostra coscienza, forse non tutti sentono l'indicazione del gruppo. Tuttavia, ritengo che, prima di capire come voterà un gruppo, dobbiamo tutti insieme confrontarci su ciò che è accaduto cercando di riportare tra gli italiani quella pacificazione indispensabile per proseguire il cammino (Applausi).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Tassone. Ne ha facoltà.

MARIO TASSONE. Signor Presidente, ritengo che sul provvedimento in esame si debbano sottolineare alcune considerazioni, già svolte dai colleghi che mi hanno preceduto. Un simile provvedimento non nasce dall'esigenza di ricordare o riproporre vecchie lacerazioni, divisioni o drammi, ma, partendo proprio da questi ultimi, opera il tentativo di procedere insieme su un percorso di solidarietà e di pace.
Non vi è dubbio che non vogliamo onorare solo le vittime di S. Anna, ma quelle di tutte le violenze, delle sopraffazioni consumate nel nostro paese nel corso della storia. L'impegno vuole essere un monito per le future generazioni, un forte richiamo di solidarietà all'interno del nostro paese fra le forze politiche, ma anche un messaggio di pace che vada oltre i confini nazionali.
In quest'aula, in questi giorni, stiamo parlando intensamente di Europa, di diritti civili, di dignità della persona umana e di rispetto, ebbene, ritengo che il provvedimento in esame serva al paese e al Parlamento al fine di determinare fatti di grande interesse e di grande effetto sul piano umano e sul piano della civiltà.
Vogliamo costruire sempre più ampi spazi di civiltà per il nostro paese, ma fornire anche un forte contributo alla pace, in Italia, in Europa e nel mondo. In tal senso e con questi intendimenti sono presenti nel mondo le nostre Forze armate; quindi è in questo modo che vogliamo essere portatori di pace e di grandi valori, in un contesto nel quale le ideologie non predominano e non frastagliano il corso civile della nostra storia e della nostra vicenda umana.
Per questi sentimenti e con questo spirito, esprimiamo un voto favorevole sul provvedimento in esame, con la speranza che simili provvedimenti non siano occasione di contrapposizione, ma di ripensamento e di riflessione anche per il futuro.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giovine. Ne ha facoltà.

UMBERTO GIOVINE. Signor Presidente, sono d'accordo con il collega Matteoli - quindi il mio intervento sarà molto breve -, ma vorrei fare un'aggiunta al discorso magistrale che il collega Colletti ha fatto, ricordando la legge approvata da questa Camera, che ha istituito il giorno del ricordo il 27 gennaio di ogni anno. È


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importante menzionare in questa circostanza il giorno del ricordo delle vittime dell'Olocausto e di tutte le vittime.
Ricordo che coloro che in questa Camera si riuniscono nei convivi spirituali per ascoltare i rappresentanti di varie religioni hanno deciso di organizzare il dies memoriae per il 26 gennaio e non per il 27, perché il 27 gennaio è sabato e, quindi, per rispetto nei confronti della comunità ebraica, l'iniziativa è stata anticipata di un giorno. Il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, ha assicurato il suo patronato a questa iniziativa; pertanto, il 26 gennaio a palazzo Marini celebreremo il dies memoriae.
Infine, colleghi, nel tentativo che stiamo facendo di essere tutti d'accordo sulla memoria, vorrei che non dimenticassimo che l'Italia, sotto un Governo dittatoriale, ha approvato le leggi razziali e questo è un fatto determinante. Tutti i grandi Stati nazionali europei si sono macchiati di grandi crimini: l'Inghilterra rifiutando asilo agli ebrei cacciati dalla Germania, la Germania per le note ragioni, la Francia provocando deportazioni sotto il regime di Vichy e l'Italia approvando le leggi razziali. È una macchia che rimane su tutti gli italiani, a qualsiasi parte appartengano, perché riguarda lo Stato italiano (Commenti dei deputati Maura Cossutta e Targetti).
Probabilmente questo dovrebbe farci riflettere sulla necessità di onorare coloro che hanno sofferto per le leggi razziali e coloro che hanno combattuto contro il fascismo, come questa legge che istituisce il Parco della pace mi pare intenda fare.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Trantino. Ne ha facoltà.

ENZO TRANTINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, è un momento di grande smarrimento per questa Assemblea, laddove si voglia intendere che comincia così o anche così la campagna elettorale. Se la campagna elettorale deve essere scontro polemico, è naturale che sia così; se deve essere scontro ideologico, ammesso ancora che ci siano reliquati di ideologie, che ciò avvenga. Ma se ciò ci deve portare allo scontro delle coscienze, per il perdurare dell'odio, credo che dobbiamo interrogarci tutti - lo dico con grande forza d'animo, con accoramento, con rispetto di tutti i sentimenti, ma senza prescindere da un fatto morale che deve essere alla base del nostro vivere civile - e chiederci se possa continuare ancora l'odio, se non si possa fare nulla affinché l'odio finisca.
Mi chiedo se voi riteniate che questo lascito ai vostri figli sia positivo e possa costituire un'accettazione senza beneficio di inventario, che tutti devono fare, delle manipolazioni e delle alterazioni operate dalle passioni nei confronti della storia. Quando la storia viene toccata dalle mani degli uomini, resta sempre contaminata, ma noi dobbiamo fare di tutto perché questo scavare trincee ancora più profonde abbia finalmente fine.
Non credo in un proclama rancoroso che parta da questa Camera, secondo cui la guerra continua, intendendo per guerra la divisione ideologica, la guerra civile strisciante che non è mai finita in questo paese. Vi prego di credere - non è un discorso fatto con il distintivo - che alla fine perderemo tutti, perderemo male e quelli che verranno non ci perdoneranno, perché stiamo perdendo un'occasione per dare finalmente pace a quelli che non ci sono più e che mai più avranno pace se la menzogna diventerà un tossico per avvelenare anche la memoria.
Ecco perché la mia astensione non è un lavarmi le mani e la coscienza, ma è una sindrome di smarrimento, un credere ancora che gli uomini nei confronti degli animali siano una sottospecie infinitamente più pericolosa perché pensa (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale - Commenti del deputato Saia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Biondi. Ne ha facoltà.

ALFREDO BIONDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, voterò a favore della


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proposta di legge perché si ispira ad una visione della pace e del superamento degli odi e dei rancori; voterò a favore perché non possono essere trascorsi quasi sessant'anni di democrazia senza che il superamento delle battaglie, dei contrasti e delle utopie di allora sia illuminato dalla luce della ragione e della concordia. Credo che si debba votare a favore, indipendentemente dal sentimento e dalle esperienze che ciascuno ha dentro di sé. Anch'io sono stato in Toscana quando la guerra passava di lì, sono stato anch'io nella mia città di Pisa quando i bombardieri americani buttarono giù, il 31 agosto, tonnellate di bombe a guerra finita, quando il 25 luglio era lontano e l'8 settembre vicino; sono stato lì quando i soldati scappavano l'8 settembre e quando dovevano decidere da che parte militare; sono stato lì quando i miei compagni di scuola mi sono morti accanto - uno da una parte e uno dall'altra - per avere scelto, non le due bandiere, ma l'interpretazione di un ruolo che nella società italiana i ragazzi di allora potevano essere chiamati a rappresentare.
Ebbene, proprio per questo, per avere visto e sofferto tutto ciò, ma anche per avere scelto in quel momento di militare dalla parte liberale, la parte che è contraria a tutte le dittature, che non ha mai preferito quella rossa rispetto a quella nera ma che ha affermato sempre che a prevalere sulla propria ragione fosse il valore della dialettica, dell'alternativa, della ragione altrui, chi anche allora ha operato questa scelta può oggi votare, invitando gli altri a preferire il dispositivo piuttosto che la motivazione, e valutare la decisione che assumiamo. Se, come ha detto Colletti, vogliamo dire nelle scuole che è finita la stagione dell'odio, diciamola qua questa parola di pace e di comprensione e di fratellanza senza riserve mentali. Questo è il mio sentimento e questo è il mio voto (Applausi).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giordano. Ne ha facoltà.

FRANCESCO GIORDANO. Signor Presidente, il collega Malentacchi ha già esposto le ragioni di Rifondazione comunista, ma voglio ricordare che stiamo discutendo di un eccidio nazista e della trasformazione del ricordo di quell'eccidio in un parco della pace. Quell'eccidio entra nella storia del nostro paese perché ricorda esattamente che cosa è stata la storia del nostro paese.
Ogni volta che discutiamo provvedimenti di questo genere, da parte delle destre viene posto in essere il tentativo di omologare quella parte della nostra storia - la lotta contro il nazismo e contro il fascismo, la storia della Resistenza italiana - ad altre dittature e di ricostruire su questa base un'ipotesi di ricomposizione pacifica.
Signor Presidente, voglio dirlo con il massimo della formalità: noi siamo figli di una Costituzione repubblicana che ha un grande valore, un grande ed unico valore, quello dell'antifascismo, ed è a quella religione civile che abbiamo prestato giuramento anche nel momento in cui abbiamo scelto di intraprendere la nostra battaglia politica. I Comunisti italiani sono stati quelli che per quella religione civile, per quella Costituzione e per quella idea di resistenza hanno dato sangue e tributi di sofferenze. Noi non permetteremo mai più democraticamente che si possa omologare chicchessia nella storia di questo paese. La Costituzione italiana non è stata cambiata perché in essa non c'è l'anticomunismo: c'è un unico grande valore ed è il valore dell'antifascismo (Commenti del deputato Colletti - Applausi dei deputati del gruppo misto-Rifondazione comunista-progressisti). Quando ci si dice che proponiamo parole d'odio, non è giusto: in quella iniziativa sono compresi grandi valori democratici! Non ci si può dire che proponiamo parole d'odio quando, ripetutamente, soprattutto in questi giorni, rivolgendosi non solo a noi (che continuiamo a mantenere con orgoglio il nome di comunisti) ma a tutti quanti, viene detto: «eccoli lì, i comunisti!». Sì, eccoli lì i comunisti, quelli che hanno fatto la democrazia in questo paese (Applausi dei


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deputati dei gruppi misto-Rifondazione comunista-progressisti e Comunista - Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Melograni. Ne ha facoltà.

PIERO MELOGRANI. Signor Presidente, vorrei preannunciare il voto favorevole, da parte mia e dei deputati del mio gruppo, sul provvedimento che stiamo per votare, nello spirito di pace e di concordia che è stato espresso sinteticamente ed efficacemente dall'onorevole Bastianoni.
Signor Presidente, mi ispirerò anche alle dichiarazioni e al discorso con cui lei ha aperto l'attuale legislatura e farò due osservazioni sull'antifascismo e sull'anticomunismo. A mio giudizio, oggi qui si è fatta molta retorica, per far fare un progresso al dibattito e per digerire - come ha detto l'onorevole Colletti - problemi storici che, evidentemente, sono indigesti: vorrei dire che l'antifascismo è finito perché è finito il fascismo e che, simmetricamente, è finito l'anticomunismo perché è finito il comunismo; quindi, non ha più senso adoperare quelle parole (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

GINO SETTIMI. Dillo a Berlusconi!

PIERO MELOGRANI. È vero che mentre non esiste un gruppo di rifondazione fascista, esiste un gruppo di rifondazione comunista (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania), ma nonostante il fatto che il leader (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, Comunista e misto-Rifondazione comunista-progressisti)...

PRESIDENTE. Scusate colleghi, ma non mi sembra che l'intervento del professor Melograni debba suscitare un tale tipo di sentimenti o reazioni. Ascoltate, per cortesia. Ascoltiamoci tutti con rispetto (Commenti del deputato Giordano). Prego, onorevole Melograni.

PIERO MELOGRANI. La ringrazio, signor Presidente. Nonostante il fatto che il leader di Rifondazione comunista abbia scritto un libro-intervista in cui si parla di idee che non muoiono, forse l'idea non è morta, ma il fatto è morto anche in Cina, anche a Cuba.
Infine, vorrei aggiungere un'ultima osservazione e vi prego di ascoltare la simmetria in essa contenuta. L'onorevole Veltroni, tempo fa, disse che il comunismo non si conciliava con la libertà (o qualcosa del genere): non è vero, i comunisti hanno combattuto per la libertà quando hanno combattuto il fascismo, ma i fascisti hanno combattuto per la libertà quando hanno combattuto il comunismo (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania - Proteste dei deputati dei gruppi Comunista e misto-Rifondazione comunista-progressisti).

MAURA COSSUTTA. Ma quando? Ma dove?

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giovanardi. Ne ha facoltà.

CARLO GIOVANARDI. Signor Presidente, mi permetta brevemente di motivare il mio voto favorevole sulla proposta di legge che stiamo per votare. Non posso - come il collega Biondi o altri colleghi intervenuti - portare le emozioni di un contemporaneo...

MAURA COSSUTTA. Il problema è che i fascisti ci sono ancora!

CARLO GIOVANARDI. ... o di chi ha vissuto quei momenti, ma posso portare l'esperienza di chi ha cercato di capire le cose accadute ed ha avuto testimonianze più eccentriche rispetto ai temi che sono stati trattati oggi. Nella mia prima legislatura da parlamentare, mi è capitato di


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essere vicino di banco di un deputato dell'allora Movimento sociale italiano; mi riferisco all'onorevole Tassi, un grande amico che - ricorderete - veniva spesso qui in camicia nera (ciò per dire il suo convinto radicamento ad una certa idea).
Ebbene, ho scoperto, chiacchierando con lui, che era furiosamente antinazista. Io non immaginavo che ci fossero persone aderenti ad un certo tipo di ideologia che nel contempo fossero così radicalmente e convintamente antinaziste: e lo era anche per ragioni che avevano le loro radici in quegli anni, lutti familiari, e così via. La sua non era una posizione eccentrica, ma motivata. Poi ho saputo ed ho letto che vi sono stati grandi personaggi che hanno militato nel fascismo e che poi nel dopoguerra sono stati grandi esponenti del partito comunista (i Lajolo, gli Alicata, gli Ingrao), persone di cui non ho mai messo in dubbio la buona fede, e che, in una fase della loro vita, hanno creduto in un determinato movimento politico e poi hanno avuto un'evoluzione che li ha portati a militare in un altro movimento politico.
Ho detto questo per dare il senso della complessità delle vicende storiche di questo paese, di avvenimenti che certo gli storici dovranno ancora approfondire, valutare. Noi, però, non stiamo operando su questo piano, ma ci stiamo occupando - e ciò vale tanto per le foibe quanto per questo paesino della Toscana - di stragi di donne, di uomini e di bambini, che sono stati massacrati. Tra loro probabilmente c'erano anche dei fascisti, o persone che lo erano state fino a quel momento, e probabilmente c'erano dei comunisti, come è avvenuto nella vicenda di Fiume. È in corso attualmente a Roma un processo per il massacro di tre antifascisti capi del movimento autonomo di Fiume da parte delle forze partigiane titine: furono massacrati in quanto italiani e in quanto antifascisti. Oggi sappiamo anche che le persone finite nelle foibe - concludo, Presidente - hanno avuto quella sorte soprattutto perché italiane, ma che tra loro vi erano comunque tutti coloro che si opponevano al fatto che quelle terre entrassero a far parte di un'altra entità statuale.
Non posso non votare a favore di questo provvedimento, dunque, perché esso rappresenta un tributo alla memoria delle vittime innocenti di queste vicende storiche. Certo, però, prendo le distanze da alcuni interventi che ho sentito venire da sinistra, perché voto convintamente a favore di questa legge, ma come voterei convintamente a favore di una legge uguale per le vittime delle foibe. Il problema del nostro Parlamento è che ancora oggi, dopo tantissimi anni, non c'è la consapevolezza di dover lasciare al dibattito storico la riflessione e l'approfondimento su questa complessa fase storica del nostro paese, per ritrovarci tutti uniti - il mio è anche un appello - almeno nel momento in cui, a prescindere da tutto, tributiamo un omaggio alle vittime innocenti di quei tempi così bui per il nostro paese.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Aracu. Ne ha facoltà.
Ha a disposizione tre minuti, onorevole Aracu.

SABATINO ARACU. Signor Presidente, questa mattina, appena entrato in aula, mi sono seduto a parlare con un collega (per la verità, avversario politico, perché appartenente all'altro schieramento, ma caro amico) e dicevamo che oggi avremmo proceduto ad una votazione bella, che sicuramente ci avrebbe trovati tutti d'accordo. Ebbene, mi trovo veramente in grande difficoltà pensando che stiamo per votare una legge per l'istituzione di un parco della pace che oggi ha scatenato quasi una guerra in quest'aula. Mi dispiace davvero tanto e mi dispiace anche che colleghi parlamentari - sia pure con idee politiche diverse dalle mie - intervengano su una legge che per la prima volta tocca la nostra coscienza e la nostra morale facendo appelli giuridici.
Onorevole Giordano, come giurista lei è bravissimo, ma come soggetto morale si


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deve vergognare, perché oggi è venuto a farci una disquisizione politica affermando che la Costituzione italiana è nata sulla base dell'antifascismo. Sotto questo aspetto mi vergogno di essere italiano, ma non perché fascista (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, Comunista e misto-Rifondazione comunista-progressisti)... No, no, io ho lasciato parlare gli altri e credo che la tolleranza valga per tutti. Credo che la Costituzione, che dovrebbe essere la garanzia di un popolo, non possa nascere sull'odio verso qualcuno. Già questo è sbagliato.

PAOLO PALMA. Ma non conosce la storia d'Italia?

SABATINO ARACU. Ma ci siamo e lo accettiamo. Quello che chiedo all'onorevole Giordano (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, Comunista e misto-Rifondazione comunista-progressisti)... Vedete che siete intolleranti? Mi dispiace, ce l'avete dentro.
Quando votiamo un provvedimento come questo non possiamo sentirci legittimati di essere comunisti o fascisti, perché la legge ce lo consente. Quando trattiamo temi quale quello del comunismo, che è a lei tanto caro, ci si deve sentire legittimati se nella propria anima e nella propria coscienza ci si sente comunisti? È una questione di morale e di civiltà (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.

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