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PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore.
PIERO RUZZANTE, Relatore. Signor Presidente, desidero ringraziare i colleghi dei gruppi parlamentari che sono qui intervenuti. Ritengo che la discussione sia stata estremamente proficua; ringrazio, in particolare, i gruppi dell'opposizione perché ho ribadito la necessità che la proposta di legge in esame venga approvata all'unanimità per dare forza non solo a una modifica legislativa, ma al nostro paese affinché in sede internazionale si possa firmare, da un lato, il protocollo dell'ONU e, dall'altro, modificare la Convenzione dei diritti del fanciullo che prevede il limite di età a 15 anni.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il rappresentante del Governo.
MASSIMO OSTILLIO, Sottosegretario di Stato per la difesa. Signor Presidente, desidero svolgere brevemente alcune considerazioni del Governo in ordine alla proposta di legge in esame, che dimostra una grande sensibilità attorno ad un tema ampiamente dibattuto non solo in Italia, ma anche sul piano internazionale. Vi sono stati numerosi interventi e sono stati approvati numerosi documenti in consessi importanti sul piano internazionale e credo che il problema faccia parte di un tema più generale, vale a dire quello dell'infanzia negata e questa iniziativa certamente esprime un alto valore sociale ed anche etico. La soppressione di questo
articolo si basa su un principio che non può che essere condiviso. Credo che in questo modo l'Italia si ponga all'avanguardia a livello internazionale rispetto ad una serie di paesi che sono stati citati da tutti coloro che sono intervenuti nel dibattito.
PRESIDENTE. Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
Ringrazio le forze di opposizione, quindi, che hanno modificato l'atteggiamento iniziale in Commissione difesa e penso che ciò sia di buono auspicio affinché la proposta di legge in esame diventi effettivamente legge dello Stato consentendoci di vedere l'Italia in testa ad un movimento di paesi perché lo stop al fenomeno dei bambini soldato non resti solo una speranza, ma diventi una realtà nel mondo. Mi dichiaro soddisfatto della discussione che si è svolta in quest'aula.
In Italia, in base ai dati in possesso del Ministero della difesa, grazie al cielo, il quadro che abbiamo davanti è ridotto perché non vi è impiego in guerra e nelle operazioni di peacekeeping in cui è impegnata l'Italia - credo che anche questo dia valore, significato e spessore all'iniziativa italiana di politica estera, anche in campo militare - non è previsto l'utilizzo di giovani al di sotto dei diciotto anni.
Alcuni casi di impiego di giovani al di sotto del diciottesimo anno d'età hanno riguardato il 1999: si è trattato di circa 490 unità e, quindi, di casi molto limitati rispetto ad una popolazione delle forze armate di circa 250 mila uomini. Il quadro normativo sta cambiando attraverso le iniziative del Governo e parlamentari in ordine alla soppressione del servizio di leva. Vi sono, quindi, una serie di elementi nuovi che portano ad una valutazione diversa da parte del Governo rispetto alla posizione espressa in Commissione difesa dal mio collega, il sottosegretario Rivera.
In verità, in quell'occasione la scelta di esprimere un parere non allineato all'iniziativa parlamentare derivava da un convincimento oggettivo e reale, cioè che non consentire ad un giovane che voglia partire per il servizio di leva, avendo concluso il corso di studi prima del diciottesimo anno di età, finisca per essere un elemento negativo nei confronti del ragazzo. Penso soprattutto alle mie parti, al meridione, in cui la possibilità di assolvere agli obblighi di leva con anticipo consente di guadagnare tempo nella ricerca del posto di lavoro.
Tuttavia, questo tipo di ragionamento rischia, da un lato, di essere penalizzante, dall'altro, di non esprimere appieno quello che ritengo sia un intendimento corale - l'ho visto oggi in Parlamento -, di cui si fa carico anche il Governo, che esprime una sensibilità estrema e forte attorno a valori che non possono che essere condivisi, come si è verificato anche nel dibattito odierno.
In questo quadro, che mi sono limitato a descrivere molto brevemente, e in considerazione del dibattito che si è svolto oggi in aula e dell'opinione largamente condivisa dall'Assemblea, esprimo l'intenzione del Governo di rimettersi interamente alla volontà dell'Assemblea e del Parlamento.
Concludo ringraziando il relatore, che è anche presentatore di una delle due proposte di legge in materia, esprimendo apprezzamento sia nei confronti del lavoro svolto dalla Commissione sia per gli interventi di spessore che si sono sentiti stamattina - lo dico in maniera non rituale - e mi dispiace che i ragazzi che erano presenti nelle tribune non abbiano potuto assistere per intero ai nostri lavori perché il tema del dibattito odierno era particolarmente qualificante.
Questa comune sensibilità non può che essere valutata come tale dal Governo, che in ciò trova un'ulteriore ragione per rimettersi alla volontà dell'Assemblea.
Mi ha particolarmente colpito l'ultimo intervento nel corso del quale si è affermato che il tema dei conflitti e l'utilizzo degli strumenti militari ingenerano nell'opinione pubblica il convincimento che la ragione sia quella del più forte.
Credo che l'Italia, anche con l'approvazione di questa proposta di legge, sia in grado di dimostrare che vince non chi è più forte ma chi è più sensibile su certi temi sui quali non possiamo non concordare. Credo che l'esperienza italiana sul piano internazionale nei mesi scorsi dimostri che l'Italia è un paese forte in quanto sensibile a temi di civiltà e di sviluppo, anche considerato il fatto che il nostro lavoro si riverbera sui nostri figli, sulle generazioni future. Esso è tanto più apprezzabile in quanto riusciamo a cogliere l'essenza ed il valore di questi temi che ci portano ad una condivisione degli obiettivi. È in questo senso che confermo l'attenzione del Governo al dibattito che si è svolto in Parlamento al quale si rimette la scelta circa l'approvazione del provvedimento.


