Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 794 del 19/10/2000
Back Index Forward

Pag. 110


...
CONSIDERAZIONI INTEGRATIVE DELLA DICHIARAZIONE DI VOTO FINALE DEL DEPUTATO ROBERTO MARIA RADICE SULLA PROPOSTA DI LEGGE N. 5534

ROBERTO MARIA RADICE. L'esame di questo provvedimento ha visto inizialmente d'accodo gran parte delle forze politiche. Alcuni di noi ne erano addirittura entusiasti. Questo orientamento favorevole derivava dalla constatazione di una rinnovata presa di coscienza sulla situazione dei beni culturali (dei quali il nostro paese è cosi ricco) che sono distribuiti su tutto il territorio nazionale e si trovano in una situazione di grande pericolo di dispersione e di degrado e che, di conseguenza, hanno bisogno di cospicui interventi di manutenzione e di salvaguardia, compresi anche molti beni ecclesiastici.
Le nostre strade però ad un certo punto si sono divise fino ad arrivare, per la parte finanziaria, quasi ad uno scontro tra posizioni diverse. Nella relazione di accompagno si legge «le presente proposta di legge trova già nella finanziaria per il 1999 il capitolo di spesa corrispondente, testimone della espressa volontà del Governo e del Parlamento di rispondere a queste attese»; ma a me sembra che la risposta del Governo e di una parte del Parlamento, e cioè l'attuale maggioranza, testimoni non questa sensibilità ma il suo esatto contrario.
Noi abbiamo presentato un numero limitato di emendamenti fortemente costruttivi che non andavano a toccare i primi articoli riguardanti i meccanismi di intervento e le finalità della proposta di legge (che sostanzialmente condividiamo), ma riferiti alla parte finale e volti a correggere l'assoluta e grave insufficienza degli stanziamenti contenuti nel testo esaminato in Commissione in sede redigente.
Ha poco senso parlare di 15 miliardi per il 2000, poi di limiti di impegno, sia pure quindicennale, di 8 miliardi per l'anno 2001 e di 9 miliardi per l'anno 2002, in rapporto all'entità del patrimonio culturale del nostro paese che è di gran


Pag. 111

lunga il maggiore del mondo. Abbiamo perciò ritenuto che il nostro sforzo andasse concentrato sulla necessità di trovare risorse aggiuntive, cosa che non è stata fatta nè dalla maggioranza né tanto meno dal Governo. Da parte nostra abbiamo prospettato una serie di soluzioni e neanche tutte quelle possibili.
Voglio ricordare che abbiamo proposto un aumento sostanziale degli stanziamenti (attingendo ai fondi globali) per i provvedimenti legislativi in corso previsti nella finanziaria del 2000, in quanto abbiamo ritenuto gli scopi di questo provvedimento in esame più meritevoli di altri. Inoltre, abbiamo pensato alla proposta alternativa di consentire al ministro per i beni e le attività culturali di disporre l'alienazione dei beni artistici e culturali minori e non rilevanti, ai fini della tutela complessiva del patrimonio artistico ed archeologico nazionale, destinandone i proventi ad incrementare il Fondo restauro Italia.
Mi dispiace che al relatore venga «la pelle d'oca» nel sentir parlare di vendita di parte, sia pur minore del cosiddetto demanio dello Stato; se però avesse girato per l'Italia, come a me è capitato quando ero ministro, avrebbe visto una quantità di scantinati pieni di beni a volte importanti ed a volte minori in condizioni di totale abbandono. Per questo siamo arrivati a ritenere che si debbano tutelare i beni di maggiore importanza e che vada superata l'impostazione secondo cui tutto deve essere di proprietà dello Stato, tutto deve essere gestito ed organizzato dallo Stato, quando non sa né gestire, né difendere il proprio patrimonio neanche nelle parti più importanti ed essenziali.
Ecco perché ritengo che ci siano tante strade da battere e che occorra utilizzare in modo diverso i beni minori abbandonati negli scantinati e il più delle volte neanche inventariati e chissà quante volte saccheggiati, tanto è vero che, all'estero e anche in Italia, ne troviamo molti nei negozi di antiquariato.
Sappiamo invece con quanta cura i privati conserverebbero questi beni che potrebbero essere non solo alienati ma anche semplicemente affidati, dietro pagamento.
Considero anche negativo che non sia stata neppure accetta l'idea, avanzata da un collega di altro gruppo, di far tesoro dell'esperienza dei paradores in Spagna, dove molti immobili di interesse storico-artistico di proprietà pubblica, piuttosto che essere lasciati in stato di abbandono, vengono dati in uso anche per impieghi di natura turistico-commerciale con l'obbligo di restaurarli e conservarli a regola d'arte. Sono queste le strade che dobbiamo percorrere, queste sono le idee che dobbiamo promuovere ed attuare se veramente amiamo il patrimonio culturale del nostro paese e se vogliamo avere la coscienza a posto su queste problematiche.
Mi amareggia pensare a come siano esposti al degrado i beni culturali di cui siamo così ricchi ed a cosa lasceremo ai nostri figli e ai nostri nipoti se andremo avanti con questa cultura statalistica, quando nazioni che hanno in rapporto a noi pochi beni artistici ed archeologici dedicano loro molte ed attente cure; basta guardare la Francia e considerare l'abisso che esiste fra il modo francese di gestire il patrimonio culturale e quello italiano. I risultati poi si vedono. Avete mai notato che la Francia è sempre davanti all'Italia nelle classifiche del turismo? Ciò vuol dire che una mentalità pragmatica produce risultati positivi.
Sono profondamente convinto che alcune delle proposte che abbiamo avanzato siano facilmente praticabili e che perciò avrebbero potuto essere accolte almeno da un punto di vista sperimentale. Invece non si è fatto niente. Non è stata accettata inoltre una proposta assolutamente priva di rischi e cioè quella di prevedere che una parte del patrimonio artistico minore italiano possa essere affidata, con un ritorno di ordine economico, ad organizzazioni, anche commerciali, che le espongano all'estero e propaghino così la cultura, l'immagine ed il prodotto italiano con evidenti possibili ritorni anche sul versante dell'occupazione.


Pag. 112


Pertanto, pur condividendo gli obiettivi della proposta, ma considerando i finanziamenti assolutamente insufficienti, non possiamo andare oltre l'astensione sul testo al nostro esame confidando in miglioramenti nel corso dell'esame da parte dell'altro ramo del Parlamento.

Back Index Forward