Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 794 del 19/10/2000
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(Esclusione della Lombardia dagli interventi disposti in seguito alle alluvioni)

PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza Pagliarini n. 2-02650 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 5).
Vorrei segnalare un problema presentatosi anche rispetto al question time della seduta di ieri. Su argomenti analoghi


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vertono due interpellanze urgenti. In casi simili si è sovente ritenuto non opportuno in base all'interpretazione prevalentemente data al regolamento, che il rappresentante del Governo fornisca un'unica risposta.
Pertanto, il consiglio che mi sentirei di dare in casi del genere all'onorevole sottosegretario sarebbe di dividere la propria risposta per argomenti. Infatti, lei potrebbe così rispondere a due interpellanze identiche ed io le potrei dare due volte la parola.
L'onorevole Galli, cofirmatario dell'interpellanza Pagliarini n. 2-02650, ha facoltà di illustrarla.

DARIO GALLI. Rinuncio ad illustrarla, Presidente, e mi riservo di intervenire in sede di replica.

PRESIDENTE. Allora passiamo anche all'interpellanza Losurdo n. 2-02651 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 6).
L'onorevole Losurdo ha facoltà di illustrarla.

STEFANO LOSURDO. Signor Presidente, signor sottosegretario, voglio intanto premettere che vi sono alcune imprecisioni nella mia interpellanza, addebitabili a notizie raccolte e pubblicate dalla stampa (che naturalmente giustifico, in un momento di estrema agitazione, mobilitazione e confusione per l'alluvione di Pavia) ed alle difficoltà che io stesso ho incontrato nella mattinata dell'altro ieri per accedere, anche telefonicamente, alla zona di Pavia: per parecchie ore infatti, le comunicazioni telefoniche con la città sono state impossibili o estremamente difficoltose. Desidero quindi precisare che nelle dichiarazioni del Governo si è fatto riferimento allo stato di emergenza e non alla dichiarazione di calamità naturale.
Fatta questa premessa, mi richiamo integralmente a quanto è stato detto ieri durante lo svolgimento dell'interrogazione a risposta immediata presentata dall'onorevole Zacchera e da altri deputati del gruppo di Alleanza nazionale. Mi richiamo quindi alle argomentazioni svolte dall'onorevole Zacchera e alle indicazioni da lui offerte per la realizzazione, finalmente, di una politica di tutela del territorio per quanto riguarda il problema, ormai troppo spesso ricorrente, delle inondazioni nell'Italia del nord. Molto opportunamente - e non si tratta certamente di propaganda elettorale - l'onorevole Zacchera ha concluso sventolando il decreto del novembre 1994 emanato dall'allora Governo Berlusconi in occasione delle esondazioni di quell'anno. Ribadisco, quindi, che mi richiamo integralmente a quanto detto dal mio collega e soprattutto alle conclusioni che egli ha tratto.
Per quanto riguarda, invece, il caso specifico di Pavia, l'inondazione è stata devastante per le cose, fortunatamente non per le persone, ma per le campagne e per i beni soprattutto di una parte della città di Pavia, il cosiddetto Borgo Ticino, che si trova sulla riva destra del fiume. Questa catastrofe si è ripetuta a troppo breve distanza da quella del 1994 e questo comincia a preoccupare anche i pavesi, perché si teme, a ragione, che per il futuro possano esservi casi di inondazioni con frequenza molto più ravvicinata, anche in base a ciò che da tempo i meteorologi affermano in relazione alle variazioni del clima sul nostro pianeta. Anche se negli anni precedenti le inondazioni non sono arrivate ai limiti che stiamo ora lamentando, pur tuttavia si nota una situazione di pericolo incombente di inondazione che annualmente si ripete, in quel di Pavia. Allora è chiaro che c'è qualcosa che non funziona (parlo anche sulla scorta di quanto è stato affermato stamane dalla Corte dei conti), soprattutto sotto l'aspetto della prevenzione, nell'operato del magistrato del Po, che deve vigilare su un territorio vastissimo, che va dalla Valle d'Aosta fino all'Emilia-Romagna. Colgo allora l'occasione per reclamare un intervento politico sull'operato del magistrato del Po. Mi chiedo perché l'organico di seicento persone sia largamente scoperto, il che spiega


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tante cose che stanno avvenendo nelle pianure nel nord Italia, dal Piemonte fino al Veneto.
C'è stata un'inondazione devastante e devo riconoscere che hanno ben operato, almeno nei primi interventi, sia le forze dell'ordine sia i vigili urbani di tutti i paesi della Bassa Pavese, che sono intervenuti tempestivamente, sia la protezione civile. Nei limiti del possibile, hanno ben operato tutte le istituzioni preposte agli interventi in occasioni di questo genere.
Devo tuttavia ricordare in quest'aula che la tragedia è stata evitata: è stato evitato che il Po e il Ticino inondassero le campagne che si trovano oltre gli argini, grazie all'azione di controllo, di intervento, di prevenzione e soprattutto di tamponamento e di contenimento operata dagli agricoltori di quelle zone che sono intervenuti tempestivamente, con l'esperienza, la solerzia, l'abnegazione e la passione che hanno, al fine di chiudere i cosiddetti fontanazzi che, se non fossero stati circoscritti, avrebbero sicuramente provocato un disastro causando l'abbattimento degli argini.
Colgo l'occasione per dire che questa è l'ennesima dimostrazione che la tutela del territorio non può essere affidata avventurosamente a chiunque si fregi di un titolo, ma deve essere affidata solamente a chi su quel territorio vive e ne conosce le più intime fibre, i sussulti appena avvertiti e sa a quali conseguenze potrebbero portare. Mi riferisco a quelli che conoscono il territorio palmo a palmo, perché vivono lì e sono nelle migliori condizioni per intervenire. Gli agricoltori sono quindi coloro i quali hanno evitato un disastro ancora maggiore. Mi chiedo quanti e quali danni lo Stato eviterà di risarcire grazie all'intervento degli agricoltori. Ci sarebbero stati danni enormi e incalcolabili. Appare quindi sempre più opportuno discutere in Parlamento una legge in loro favore. Ho presentato io stesso una proposta di legge, che è stata assegnata all'esame delle Commissione agricoltura, concernente l'istituzione dell'assegno ambientale in favore degli agricoltori ai quali si riconosce un'attività di tutela ambientale, ma nulla si fa per garantire tale attività e per locupletarla.
Vi è l'ulteriore problema del risarcimento dei danni agli agricoltori e alle strutture agricole della zona. Ritengo vi siano tutti i requisiti richiesti dalla legge affinché si possa intervenire dichiarando lo stato di calamità naturale esteso a tutta quella fascia di territorio che va dal punto in cui il Ticino esce dal lago Maggiore fino alla confluenza con il Po ed oltre, lungo il percorso del Po in Emilia Romagna. Lo ripeto: vi sono tutte le condizioni richieste dalla legge n. 185 del 1992 affinché si possa dichiarare lo stato di calamità naturale, perché i danni sono enormi e per il loro risarcimento bisogna intervenire tempestivamente al fine di evitare che l'attività primaria delle province che si alternano lungo i corsi di questi due fiumi subisca danni irreparabili.
Vorrei svolgere un'osservazione che costituirà oggetto di dibattito nel prossimo futuro. Negli ultimi giorni, in Italia, vi è stato un osceno - non ho paura a definirlo tale - cancan propagandistico sul cosiddetto bonus fiscale. Ritengo che il Governo e le opposizioni, vale a dire tutti quelli che possono intervenire in Italia, non possano non prendere in seria considerazione la possibilità di destinare il bonus fiscale non con un intervento a pioggia alle famiglie, insignificante sotto tanti aspetti e con valore puramente propagandistico visto l'avvicinarsi del momento elettorale, ma sia destinato ad alleviare i danni che le popolazioni delle zone colpite dall'alluvione hanno subito. Inoltre, sarà necessario fare un discorso a parte per un'ampia zona di Pavia, il cosiddetto Borgo Ticino che si trova sulla riva destra del Ticino e che ormai quasi annualmente viene ad essere interessato anche dalla più minima piena del Po, oltre ad essere devastato, come è avvenuto nel 1994 e, a brevissima distanza, nel 2000. Questo costituirà sicuramente oggetto di un dibattito politico, perlomeno nella città che rappresento in Parlamento. Una volta, fra un'inondazione e l'altra passavano 20 o 30 anni. Oggi c'è una


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situazione di pericolo e le acque arrivano a lambire i pianoterra ogni anno. Occorre quindi pensare di sollevare i proprietari di queste abitazioni da ogni carico fiscale, da ogni tributo. Si tratta infatti di case che ormai sono esposte, anno dopo anno, all'offesa delle acque di un fiume che loro ritengono amico ma che causa danni che necessitano poi di una manutenzione enorme, per cui vi sarà sicuramente bisogno in futuro di misure straordinarie.
Detto questo, rimango in attesa della risposta del Governo.

PRESIDENTE. Onorevole sottosegretario, dovrebbe cortesemente rispondere all'interpellanza Pagliarini n. 2-02650, che l'onorevole Galli, cofirmatario, ha rinunciato ad illustrare, e all'interpellanza Losurdo n. 2-02651.

ANIELLO DI NARDO, Sottosegretario di Stato per l'interno. Presidente, signor deputati, martedì scorso, su richiesta di questa Camera ho illustrato una circostanziata relazione sugli eventi alluvionali dei giorni scorsi nelle regioni occidentali del paese, fornendo un'informazione immediata sulla situazione in atto, sulla dinamica degli eventi e sui primi interventi di soccorso e sulle iniziative adottate dal Governo.
In effetti l'intenso fenomeno meteorologico che ha causato la situazione di emergenza ancora in atto in queste ore è iniziato nella giornata del 12 ottobre e non si è ancora concluso. Complessivamente, nelle regioni Piemonte e Valle d'Aosta sono caduti fino alle ore 8 di questa mattina oltre 400 millimetri nelle 60 ore di pioggia, con punte di intensità fino a 600 millimetri nelle 60 ore, con massime orarie di 30 o 40 millimetri all'ora.
Ulteriori intense precipitazioni hanno investito la Lombardia. Dal punto di vista meteorologico le precipitazioni di questi giorni presentano diverse analogie con gli eventi alluvionali che hanno interessato il nord d'Italia nel recente passato, ossia nel settembre del 1993 e nel novembre del 1994, anche se l'evoluzione in questi tre casi non è stata identica. Tutti e tre gli eventi sono caratterizzati dall'approssimarsi di un'ampia e profonda saccatura atlantica, il cui spostamento verso est è frenato da un'area di alta pressione sui Balcani. L'effetto concomitante di queste strutture, unito alla temperatura ancora elevata della superficie del Mediterraneo, determina un afflusso intenso e persistente di area calda e umida da sud verso l'Italia settentrionale. Le correnti di scirocco, oltre a determinare una marcata instabilità atmosferica provocano anche un rialzo dell'altezza dello zero termico per cui le precipitazioni assumono carattere di pioggia anche in alta montagna, incrementando gli afflussi dei bacini a valle anche per il concomitante scioglimento di neve e ghiaccio.
L'esatta localizzazione e durata dei tre eventi è dipesa dall'evoluzione del campo di pressione al suolo, che è stato alquanto diversa nei tre eventi considerati. A causa della sua maggiore durata persistenza, tuttavia, l'evento del 2000 ha fatto registrare nei tre giorni più critici sotto questo aspetto, cioè dal 13 al 15 ottobre, maggiori quantità totali di precipitazione anche con una distribuzione abbastanza uniforme nell'arco dei tre giorni.
Nel 1994, al contrario, i danni maggiori furono provocati da violentissime precipitazioni temporalesche concentrate nell'arco di poche ore sui rilievi alpini del basso Piemonte e della Liguria.
I gravissimi fenomeni alluvionali e i connessi dissesti idrogeologici ancora in corso hanno interessato sin dal 14 ottobre ampie zone del nostro territorio per le quali il dipartimento della protezione civile aveva già dall'11 ottobre provveduto ad emettere un avviso di avverse condizioni meteo, destinato alle regioni Valle d'Aosta, Liguria, Piemonte, Lombardia, Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli-Venzia Giulia, valevole per le successive 24 e 48 ore.
L'avviso emesso segnalava livelli di precipitazioni prevedibili intorno ai 200-220 millimetri nell'arco delle successive 24 ore. All'avviso diramato il giorno 11, a partire dalle 11,45, hanno fatto seguito


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altri avvisi, bollettini e aggiornamenti diramati, quasi senza soluzione di continuità (il 13, il 14 e il 16 ottobre).
Gli avvisi attivano le procedure previste dalla direttiva operativa per le emergenze di protezione civile in vigore fin dal 1996. Bollettini puntuali e precisi sono stati diramati alle prefetture, alle province e ai comuni dai servizi tecnici della regione Piemonte ed hanno consentito di disporre misure di prevenzione su tutto il territorio interessato.
Nella giornata di sabato 14 ottobre, il dipartimento della protezione civile ha anche ripetutamente diffuso, d'intesa con le regioni, inviti ai cittadini a non mettersi in viaggio sulle strade del Piemonte, della Valle d'Aosta e della Liguria.
L'invito è stato per fortuna largamente accolto e questo ha alleviato, in parte, i problemi nella fase di emergenza. Attualmente il punto della situazione aggiornata alle ore 8 di stamane è il seguente: è stato accertato il decesso di 24 persone, 18 delle quali in provincia di Aosta, una in provincia di Torino, una in provincia di Verbano-Cusio-Ossola, una ad Alessandria e tre in provincia di Savona; risultano attualmente disperse 5 persone in provincia di Torino.
Si è reso necessario procedere all'evacuazione di circa 48 mila persone, molte delle quali a scopo precauzionale. Si evidenzia che il valore riportato è suscettibile di variazioni data la continua evoluzione del fenomeno; infatti, alcuni sgomberi precauzionali possono durare solo poche ore.
La situazione della rete elettrica sta rapidamente migliorando; sono ancora prive di energia elettrica circa 6.400 persone, 600 delle quali in Piemonte e in Valle d'Aosta e 400 in Lombardia. Il ripristino della rete telefonica è quasi terminato. In tutte le regioni la viabilità continua ad essere critica. Sono ancora interdette alla circolazione alcune strade: la strada statale 596 in provincia di Alessandria; alcune strade statali ed il ponte sulla strada statale 28 in provincia di Cuneo; le strade statali 11, 23, 31-bis, 460 e 565 in provincia di Torino; le strade statali 33, 527, 459, 659 e 341 in provincia di Verbania, tanto che il collegamento con la Svizzera è reso possibile esclusivamente attraverso la strada statale 337 della valle Vigezzo che è, a sua volta, raggiungibile solo tramite la strada statale 631 della valle Cannobin.
Nella regione Lombardia sono, invece, interrotte per allagamenti e frane le strade statali 336, 211, 341, 527, 494, 596, 583, 36, 38, 394, 9, 343, 358, 62, 413 e 12; vari ponti sono stati chiusi sul Po e sull'Adda.
La viabilità in Valle d'Aosta risulta seriamente ostacolata sull'autostrada Quincinetto-Aosta e sono ancora interrotte le strade statali 26 e 27. Alcune strade regionali e tratti di strade comunali in provincia di Torino risultano chiuse in alcuni punti (le autostrade 4 e 5).
In Emilia-Romagna è stata chiusa la strada statale 62 nel tratto compreso tra i comuni di Brescello, Boretto, Gualtieri e Guastalla per consentire al magistrato del Po di effettuare interventi di rafforzamento sui tratti arginali del fiume Po.
In Liguria risulta interrotta la sola strada provinciale 29.
Per quanto riguarda la rete ferroviaria risultano interrotte la Torino-Aosta e la Torino-Modane; in provincia di Verbania, a scopo precauzionale, è stata disposta la chiusura della tratta Domodossola-Iselle a causa di una frana, mentre in provincia di Cremona è chiusa la tratta ferroviaria Parma-Brescia. In Valle d'Aosta risulta chiuso il tratto ferroviario Chivasso-Aosta a causa di ponti crollati e di binari divelti.
I danni alle infrastrutture sono stati provocati dalle esondazioni di torrenti e di fiumi quali il Po ed altri che hanno arrecato notevoli danni alle infrastrutture pubbliche. I livelli delle dighe sono costantemente monitorati, soprattutto in provincia di Torino; mi riferisco alle dighe Eugio valle d'Orco, Melez Valle Susa, Codelago in val Formazza e Ceppo Morelli in valle Ansasca. Hanno subito danni anche gli acquedotti tanto che l'approvvigionamento delle scorte potabili si è rivelato insufficiente soprattutto nella provincia di Torino e nel Monferrato dove


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l'acquedotto risulta riattivato solo parzialmente. Ove necessario si è provveduto ad alleviare i disagi distribuendo l'acqua con le autobotti; molti ponti sui fiumi Po ed Adda sono stati chiusi.
Per gli interventi di emergenza e di soccorso è stato impegnato personale del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, delle Forze armate e dello Stato, nonché i numerosissimi appartenenti ad associazioni di volontariato e di protezione civile.
L'esercito ha impiegato in tutte le regioni coinvolte circa 900 uomini con 213 mezzi fuori strada, gommoni e gruppi elettrogeni. Dal 15 ottobre sono in servizio 7 elicotteri militari adibiti a soccorso, ai quali si sono aggiunti altri 3 velivoli a partire dalla mattina del 16 ottobre. In totale gli elicotteri impegnati sono complessivamente 22. Il Corpo nazionale dei vigili del fuoco sta intervenendo con circa 3.500 uomini, 730 mezzi, tra anfibi, fuoristrada, idrovore e gommoni e 5 elicotteri adibiti a soccorso.
Il Corpo forestale dello Stato è presente sul territorio con circa 150 uomini, 50 mezzi fuoristrada e 6 elicotteri adibiti a soccorso.
Le organizzazioni di volontariato di protezione civile hanno mostrato, anche in questa occasione, di essere una struttura operativa fondamentale ed insostituibile, mobilitando finora oltre 5.000 uomini e donne, ausiliati da circa 600 mezzi.
Consistente è anche il concorso della Croce rossa nelle sue varie componenti, con 1.000 unità in campo e 500 mezzi.
Complessivamente, pertanto, al momento attuale risultano impegnate circa 10.500 persone, con l'ausilio di oltre 2.000 mezzi e mezzi speciali.
Per quanto riguarda l'impiego di personale per il ripristino dei servizi essenziali, sono intervenuti per il ripristino dell'energia elettrica, principalmente di competenza dell'ENEL, circa 1.600 unità, con 500 mezzi attrezzati e 150 gruppi elettrogeni. Per quanto concerne la viabilità, sono intervenuti 550 tecnici con 120 mezzi attrezzati, mentre per i servizi telefonici, di telefonia sia fissa sia mobile, si sta procedendo al normale lavoro di routine per consolidare il ripristino della rete, con l'impiego di circa 1.000 uomini e 300 mezzi attrezzati.
Sono stati mobilitati, inoltre, tecnici regionali, provinciali e comunali anche per una prima stima dei danni e per opera di guardiania e polizia idraulica; in particolare, è stato mobilitato tutto il personale delle diverse sedi operative del magistrato del Po lungo l'intera asta fluviale.
Si tratta di un mosaico composto da molte tessere diverse fra loro, ma questo è uno degli elementi di maggiore forza del nostro sistema di protezione civile. In un paese come il nostro, esposto sostanzialmente ad ogni tipologia di rischio naturale e a consistenti rischi di natura umana (rischi industriale ed ecologico), il verificarsi di situazioni di emergenza è ricorrente e pressoché inevitabile. Mantenere in vita un'unica struttura che racchiuda in sé tutte le professionalità necessarie a fronteggiare i diversi aspetti di una crisi come quella in corso e che disponga di personale sufficiente è, come appare ovvio, del tutto impossibile.
Anche per tali ragioni, la legge n. 225 del 1992 consolidò il concetto del servizio nazionale di protezione civile, prevedendo che le varie strutture ordinariamente competenti nei diversi settori, ciascuna con il proprio bagaglio di professionalità e competenze, concorresse alle emergenze sotto un coordinamento unitario. Tale coordinamento risulta tanto più efficace quanto più sono sperimentate ed esperte le strutture di gestione dell'emergenza, sia a livello locale, come i centri di coordinamento dei soccorsi ed i centri operativi misti, sia a livello centrale, come l'Emercom, presso il dipartimento della protezione civile.
Deve essere menzionata, in quest'ambito, l'opera svolta dai servizi regionali e soprattutto dalle prefetture, da tempo coinvolte nell'opera di pianificazione coordinata per l'intero bacino del fiume Po. Anche le prefetture del bacino padano hanno considerevolmente migliorato la propria capacità di risposta alle situazioni di emergenza rispetto al novembre 1994.


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Un altro tassello fondamentale per assicurare la funzionalità del sistema è rappresentato da una pianificazione di emergenza sempre più calata sulla specifica tipologia di rischio, aggiornata e possibilmente sperimentata con periodiche esercitazioni. Anche in questo campo, negli ultimi anni, sono stati fatti considerevoli passi in avanti grazie anche, in particolare, ad un rinnovato interesse mostrato dagli enti locali.
La capacità di mobilitare un consistente numero di persone, molte delle quali appartenenti a diversi organismi, è pertanto un elemento positivo e di ricchezza del nostro paese, al quale le organizzazioni di protezione civile dei partner europei guardano con apprezzamento ed interesse.
Per coordinare gli interventi di emergenza sono stati costituiti diversi centri di coordinamento-soccorso per la regione Piemonte, per la regione Lombardia e per la regione Emilia-Romagna: si tratta di centri disseminati lungo il percorso del fiume Po e dei principali affluenti.
Per quanto riguarda l'evoluzione dell'onda di piena, nei giorni 13 e 15 ottobre una concomitanza di particolari condizioni meteorologiche nelle zone occidentali e settentrionali dell'alto bacino del Po ha determinato notevoli precipitazioni misurate in 400 millimetri nelle 60 ore, con punte diffuse di oltre 600 millimetri in alcune valli; si è trattato, pertanto, di precipitazioni di carattere eccezionale. Nella parte meridionale del Piemonte ed in Liguria le precipitazioni sono state nell'ordine di 150-200 millimetri nelle 60 ore; le alte temperature hanno fatto sì che le precipitazioni assumessero carattere di pioggia e non di neve anche ad altissime quote.
Alle piogge si è aggiunto l'apporto d'acqua causato dall'innalzamento dello zero termico, che ha comportato lo scioglimento di nevi e ghiacciai.
Il complesso di questi fenomeni ha riversato grandi quantità di acqua nei principali fiumi della zona, con il Toce, la Dora Baltea, la Stura di Lanzo, l'Orco, la Dora Riparia, il Pellice e l'alto Po. Gli apporti del Toce e gli sversamenti del fiume Ticino nella parte superiore del lago Maggiore hanno contribuito notevolmente all'innalzamento del livello delle acque del lago.
La situazione meteorologica, che era stata individuata con modelli di simulazione e che era stata tempestivamente segnalata dal Dipartimento protezione civile e dalla regione Piemonte fin dal giorno 11 ottobre, è stata seguita attentamente e con continuità dalla direzione regionale dei servizi tecnici di prevenzione del Piemonte e dai servizi meteo dell'Emilia Romagna.
Oltre ai suddetti quantitativi cumulati di pioggia (mediamente 400 millimetri, con punte e picchi da oltre 600), va segnalato che si sono verificate intensità di precipitazione oraria nell'ordine dei 30-40 millimetri.
L'evento alluvionale ha generato significative onde di piena nel reticolo idrografico piemontese e nel savonese.
La portata del Po a Torino è stata valutata nell'ordine di 2.200-2.300 metri cubi al secondo, paragonabile alla piena storica del 1949.
Nel complesso, per l'apporto di tutti i fiumi negli idrometri a valle di Alessandria, la portata del Po presentava valori simili all'evento del 1994. A valle di Pavia, dove il Po riceve le acque del Ticino sublacuale che immette le acque del lago Maggiore, la portata era notevolmente superiore a quella del 1994 ed è stata misurata - dagli idrometri di Ponte della Becca e Spessa - in 11.200 metri cubi al secondo.
Il governo delle acque fluenti del Po è di competenza del magistrato alle acque di Parma, che ha l'autorità per provvedere al taglio degli argini golenali, per l'allagamento delle golene, che sono aree di pertinenza fluviale, dove sono presenti anche insediamenti civili e industriali. L'onda di piena, formatasi dopo la confluenza con il Ticino, si presentava molto allungata e i tempi di transito del colmo di piena alle stazioni idrometriche erano valutati in 12-15 ore. Ulteriori apporti


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dalla destra orografica hanno fatto stimare la portata a Piacenza intorno ai 13 metri cubi al secondo.
A Cremona, a seguito dell'allagamento delle golene a monte e della fuoriuscita nel tratto Palazzolo Vercellese, Trino Vercellese, dove i lavori di sovralzo dell'argine erano ancora in corso, l'onda di piena è transitata nelle prime ore del 18 ottobre e la portata è stata stimata in 12.200 metri cubi al secondo.
Alle ore 13 del 18 ottobre il colmo ha raggiunto Casalmaggiore in provincia di Parma, con altezze idrometriche che hanno raggiunto i massimi storici.
L'apertura delle golene lungo tutta l'asta del Po, al momento fino alla confluenza del Mincio, ha permesso di ridurre il volume dell'onda di piena. Risultano invasati nelle golene circa 120 milioni di metri cubi di acqua, a fronte di una disponibilità totale stimata in 476 milioni di metri cubi. Non sono al momento disponibili dati certi sulla disponibilità residua, ma molte golene devono essere ancora aperte.
Si sottolinea che il Po non ha superato gli argini maestri e che le aree inondate erano tutte aree di golena. Le stime, al momento attendibili, segnalano quote progressive-temporale dell'onda di piena: a Borgoforte (Mantova) tra le 23 e le 2 della giornata di oggi e a Pontelagoscuro (Ferrara) tra le 22 e le 2 di notte del giorno 20 (di domani).
Per quanto riguarda il recapito finale in Adriatico, non è prevista alcuna stima temporale certa, poiché i vari fattori che entrano in gioco (pendenze diverse, sei diverse uscite a mare, altezza di marea, la portata misurata a Pontelagoscuro e via dicendo) permettono soltanto di ipotizzare, come attendibile, il periodo compreso tra le 16 e la tarda notte del giorno 20.
Nel complesso, il fenomeno alluvionale si presenta con valori idrologici simili o superiori a quelli del 1994 e, in alcuni casi, anche uguali a quelli del 1951.
Va segnalato l'efficiente contributo delle strutture di prevenzione della regione Piemonte nel monitoraggio dell'evento e del magistrato alle acque del Po, nel tempestivo intervento di regolazione del deflusso delle acque nelle golene, nonché nel monitoraggio dei cosiddetti fontanazzi e nell'attuazione di interventi urgenti di rinforzo temporaneo degli argini.
Nella nottata sono state evacuate 300 persone - parlo di questa notte - a scopo precauzionale nel comune di San Benedetto Po. È stata disposta questa mattina l'operazione di apertura di un argine a San Benedetto Po, attraverso esplosivi, non avendo dato esito le operazioni meccaniche. È stata preannunciata, ma non ancora attuata la chiusura della ferrovia nel tratto Bologna-Venezia solo a scopo precauzionale. I primi provvedimenti che sono stati adottati dal Governo per far fronte alla situazione di emergenza (sappiamo che è stato convocato un Consiglio dei ministri straordinario nel pomeriggio di lunedì 16 nel corso del quale il ministro dell'interno, che è delegato per il coordinamento della protezione civile, Enzo Bianco, ha proposto la dichiarazione dello stato di emergenza per le regioni della Valle d'Aosta, Piemonte e Liguria) in conseguenza del progresso dell'onda di piena del fiume Po che poi ha attraversato Lombardia ed Emilia Romagna causando comunque danni e disagi, il Consiglio dei ministri di ieri, 18 ottobre, ha proceduto ad integrare la dichiarazione adottata il giorno 16 ricomprendendovi quindi le regioni Lombardia ed Emilia Romagna.
Le determinazioni del Consiglio dei ministri hanno permesso al ministro dell'interno, delegato per il coordinamento della protezione civile, di emanare la prima ordinanza di protezione civile per l'evento in questione predisposta dal dipartimento della protezione civile. L'ordinanza autorizza l'adozione di piani d'interventi straordinari al fine di ripristinare le infrastrutture pubbliche danneggiate e porle in condizioni di sicurezza, di attivare immediatamente la polizia e la manutenzione straordinaria degli alvei dei corsi d'acqua interessati ed inoltre di promuovere opere di prevenzione di rischi utilizzando gli enti locali competenti o i


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titolari delle infrastrutture quali soggetti attuatori dei singoli interventi. I piani verranno predisposti dalle regioni e diventeranno esecutivi dopo la presa d'atto della protezione civile.
È stata affidata alle regioni la possibilità di riconoscere per i primi interventi in favore di soggetti privati proprietari di unità immobiliari soggette a ordinanza sindacale di sgombero un contributo che è finalizzato per i primi interventi urgenti di ripristino e di riattivazione dell'attività fino a un massimo di 40 milioni per le abitazioni private e fino a 60 milioni per le attività produttive, nonché un contributo mensile di 600 mila lire per l'autonoma sistemazione dei nuclei familiari che sono stati evacuati. Queste prime misure per i privati saranno integrate attraverso un apposito emendamento che il Governo presenterà al decreto-legge appena emanato a seguito dell'emergenza idrogeologica in Calabria. Per assicurare omogeneità di applicazione alle norme sopra descritte, il dipartimento della protezione civile emanerà un'apposita direttiva alle regioni interessate favorendo il ricorso allo strumento giuridico dell'autocertificazione. L'ordinanza stabilisce inoltre che i prefetti provvedano agli interventi necessari per assicurare i soccorsi, l'assistenza e la rimozione delle situazioni in pericolo e al pagamento degli oneri connessi con l'impiego del personale e delle strutture, anche di ditte specializzate di soccorso nell'emergenza disposte anche dagli enti locali.
Un'autorizzazione espeditiva ad operare in questo senso era già stata anticipata fin dal 15 ottobre dal direttore dell'agenzia di protezione civile, nel corso di varie riunioni operative presso la sede della regione interessata. L'ordinanza prevede che vengano infine sospesi dal 13 ottobre al 31 dicembre 2001 i pagamenti dei contributi di previdenza e assistenza sociale a tutti i soggetti danneggiati che hanno sede operativa nei comuni colpiti. Ugualmente, è stata disposta l'attivazione della cassa integrazione anche per le piccole imprese che sono escluse dal regime ordinario e, per quanto riguarda i pagamenti e gli adempimenti di natura fiscale, sarà il ministro delle finanze a disporre da oggi una breve sospensione generalizzata per le province colpite e successivamente le sospensioni verranno prorogate ulteriormente solo per i soggetti gravemente danneggiati. L'ordinanza dispone inoltre, in considerazione dell'elevatissimo numero di evacuati, la proroga degli sfratti per i soggetti residenti nei territori interessati fino al 31 marzo 2001.
L'ordinanza stanzia inoltre 150 miliardi di lire immediatamente spendibili per i primi interventi a carico del fondo della protezione civile. Il Governo ha anche deciso di autorizzare l'accensione da parte delle regioni di mutui quindicennali per complessivi 100 miliardi con ammortamento per 40 miliardi annui a totale carico dello Stato. Queste ultime risorse che verranno integrate anche con interventi sulla tabella della legge finanziaria con emendamenti d'iniziativa governativa, consentiranno l'avvio degli interventi più urgenti, soprattutto in campo viabilistico, in attesa di una più precisa quantificazione delle esigenze e dei danni. In particolare, è stato disposto che l'intervento prioritario dovrà riguardare il ripristino urgente della viabilità, anche con interventi provvisori, per assicurare l'attraversamento in corrispondenza dei ponti distrutti prima ancora della ricostruzione delle opere definitive. Credo di aver risposto alle due interrogazioni, poi ascolterò l'onorevole Massa.

PRESIDENTE. L'onorevole Galli ha facoltà di replicare per l'interpellanza n. 2-02650, di cui è cofirmatario.

DARIO GALLI. Signor Presidente, ringrazio il sottosegretario per la risposta fornita, caratterizzata in particolare da completezza dal punto di vista meteorologico, e voglio innanzitutto ricordare, a livello personale, ma penso di interpretare il pensiero di tutti, le ventiquattro persone scomparse e le cinque disperse; desidero inoltre rivolgere un ringraziamento particolare ai dipendenti dei vari corpi dello Stato ed ai volontari che in queste ore si


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sono prodigati e continuano a prodigarsi per aiutare il più possibile le persone che si trovano ancora oggi in situazioni di disagio.
Detto questo e considerata la gravità della situazione, vorrei che quanto sto per dire non venisse assolutamente inteso come strumentalizzazione politica: tuttavia, una serie di considerazioni deve essere assolutamente svolta, nonostante che la gravità della situazione inviti tutti a tenere bassi i toni della polemica. Devo innanzitutto osservare che non posso dichiararmi soddisfatto della risposta: lei, signor sottosegretario, purtroppo, ha confermato quanto era contenuto nella nostra interpellanza, con la quale chiedevamo principalmente le ragioni di determinate decisioni. Infatti, benché i comuni e le province di Varese e Pavia siano stati colpiti con la stessa gravità dei comuni di altre regioni del nord (mi riferisco in particolare a Sesto Calende, Angera, Laveno Mombello, Luino eccetera, come peraltro ai comuni della provincia di Pavia cui si riferiva il collega), la regione Lombardia non è stata inserita nel primo intervento deciso dal Consiglio dei ministri lunedì 16 ottobre, quando ormai il grosso del disastro era avvenuto.
Come lei ha confermato, il territorio della regione Lombardia è stato inserito nel primo intervento di emergenza solo nella giornata del 18 ottobre, quindi ieri, fra l'altro il giorno dopo della presentazione della nostra interpellanza urgente. Vorrei quindi capire come mai, per la Presidenza del Consiglio dei ministri, di fronte alle calamità naturali, vi siano regioni meno importanti o da prendere meno in considerazione rispetto ad altre: ricordo, infatti, che i comuni rivieraschi del lago Maggiore e del fiume Ticino hanno le strade allagate più o meno allo stesso livello sia sulla sponda varesotta sia su quella novarese, in quanto, evidentemente, se si allaga da una parte, si allaga anche dall'altra. Quindi, nelle ore in cui si verificava il disastro a Torino, in Valdossola e nelle altre località del Piemonte, anche nelle città di Luino e di Sesto Calende, per esempio, le case erano ugualmente allagate fino al primo piano.
Con ciò non voglio sminuire la gravità di quanto è avvenuto e non voglio fare una classifica di chi è stato più o meno sfortunato, perché evidentemente in tale situazione gli interventi sono tutti ugualmente importanti: bisogna, quindi, pensare solo a cercare di togliere dal disagio che si viene a creare tutte le persone il prima possibile. Tuttavia, occorre sottolineare che, ancora una volta, per i Ministeri romani, vi sono cittadini di serie A e di serie B: questi ultimi sono, magari, cittadini di serie A quando si tratta di pagare le tasse e mi dispiace davvero, in questa situazione, da cittadino lombardo, dover dire queste cose. Tuttavia, i cittadini lombardi, ogni anno, registrano uno «sbilancio» di ormai quasi 100 mila miliardi all'anno tra quello che pagano con le tasse rispetto a quello che torna sul territorio: sono infatti in prima linea quando si tratta di pagare le tasse, mentre vengono praticamente dimenticati quando si trovano in difficoltà. Ricordo peraltro che la provincia di Varese ha 800 mila abitanti, per cui non è una provincia piccola o secondaria, anche se magari da Roma può sembrare molto lontana. Non si capisce allora perché, quando si verificano certe calamità, i cittadini lombardi, che evidentemente di fronte alle disgrazie hanno bisogno di aiuto come tutti gli altri cittadini italiani, siano addirittura dimenticati nell'ambito dell'intervento d'emergenza deciso dal Consiglio dei ministri.
Tutto ciò è estremamente grave. Non credo che non si fosse informati del fatto che anche in provincia di Varese e di Pavia si stesse verificando il disastro come nelle altre province del nord Italia: mi viene da pensare che, a livello psicologico, - non voglio andare più in là di questo -, evidentemente le regioni del nord sono considerate al di fuori del territorio nazionale. Oppure, si pensa che, essendo regioni ricche, non hanno bisogno di essere aiutate in simili situazioni perché se la possono cavare da sole; di fatto succede sempre così, però è bizzarro che,


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mentre si è chiamati pesantemente a concorrere al bilancio dello Stato quando bisogna pagare, si è egualmente pesantemente dimenticati quando c'è da ricevere qualcosa.
Per quanto riguarda, invece, il discorso della calamità naturale di per sé, a parte le situazioni di eccezionalità climatica - come ha ricordato il sottosegretario - perché è evidente che quando le precipitazioni superano un certo limite è difficile controllare la situazione e vi sono conseguenze, ricordo che, pur essendo state molto intense, queste piogge sono ormai ricorrenti nel nostro paese. Non si è trattato di qualcosa che non si poteva pensare accadesse. Il problema è che in realtà, ormai da molti anni, il Governo - devo dire che il presente Governo è accomunato nella responsabilità a quelli degli ultimi decenni - si è disinteressato della cura del territorio. Ciò non solo perché spende poche risorse a tal fine, ma soprattutto perché le spende male.
Il sottosegretario ha tirato in ballo una serie di argomentazioni che vorrei riprendere, almeno le più importanti, non dal punto di vista del «palazzo romano» che, magari in buona fede, ha una visione distorta della realtà, ma dell'amministratore locale - e non da parlamentare - quale sono in quel territorio. La protezione civile non funziona esattamente come è stato detto dal sottosegretario e come il Governo intende far credere; purtroppo, essa si fonda esclusivamente sulla buona volontà di moltissimi cittadini - e ne va dato loro atto - che si mettono completamente a disposizione della struttura gratuitamente, rinunciando a parte del proprio tempo libero, spesso alle ferie, spesso togliendo tempo alla famiglia e ad altri interessi, e tutto ciò che serve loro per esercitare l'impegno civile viene fornito dai comuni. Questi ultimi, tra l'altro, devono ricavare le risorse non da fondi speciali, come sarebbe giusto, di provenienza ministeriale finalizzati a tale scopo, ma dai bilanci correnti. Se si pensa che, almeno nel nord, i comuni vivono con il 2,5 per cento circa del gettito fiscale complessivo, a fronte del 20-25 per cento di compiti reali che poi svolgono sul territorio, è difficile pensare che i comuni, con i soli propri mezzi, possano far fronte a situazioni eccezionali quali quelle di questi giorni. Tutto ciò senza togliere i legacci procedurali perché, quando succede il disastro, si fa in fretta a far vedere che si interviene immediatamente, con leggi speciali, ma è nei momenti normali, quando il territorio deve essere gestito in maniera costruttiva e positiva, che si vede se lo Stato funziona o no.
Signor sottosegretario, in qualità di amministratore locale, le dico che le cose funzionano in questo modo: per pulire il fondo di un fontanile, un fiumiciattolo che normalmente è in secca e serve soprattutto per raccogliere le acque piovane, ci vogliono almeno un paio d'anni solo per ottenere i permessi del genio civile. Se un comune lo fa da solo, il sindaco rischia di essere accusato e di andare in galera per aver fatto qualcosa di illegale; infatti occorrono due o tre anni per ottenere i permessi e comunque il comune non può intervenire direttamente, bisogna aspettare che il genio civile faccia la sua parte. Se il comune dispone un fondo speciale, ancorché piccolo, da destinare alla pulizia di qualche tratto del fontanile, servono almeno due anni solo per riuscire ad imbastire la gara d'appalto. Grazie alla componente verde dell'attuale maggioranza, ormai da due anni è impossibile dragare il fondo dei fiumi, così come è impossibile tagliare una pianta pericolante nei parchi. Se il fondo di un fiume con il passare degli anni si è riempito per il naturale deflusso del fango portato dall'acqua nei casi di piena e deve essere ripulito, viene considerato quasi un attentato allo stato naturale delle cose.
Non ci si deve poi meravigliare se in presenza di eventi appena un po' fuori dalla normalità, si verificano situazioni di questo genere. Vi è la totale impossibilità di gestire il territorio sia dal punto di vista procedurale sia dal punto di vista della dotazione dei fondi.
Se questa ulteriore lezione, che ancora una volta è costata molte vite umane, passerà senza lasciare il segno, sicuramente


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si sarà persa un'occasione, da una parte, e, dall'altra, si avrà la responsabilità di non aver saputo cogliere il significato più profondo della vicenda. È indispensabile cambiare completamente le regole, nel senso che occorre delegare al territorio, mantenendo all'autorità centrale il compito di programmare ed indirizzare i vari interventi. Lo ripeto, gli enti territoriali devono avere la gestione diretta del territorio e delle situazioni pericolose che possono verificarsi. Mi riferisco alle zone montane con rischio idrogeologico, ai corsi d'acqua, ai laghi. È assurdo che continuino ad esistere autorità centrali come il magistrato del Po, che riesce anche a fornire i dati sulla portata del fiume, ma che di fatto rappresenta un appesantimento burocratico senza senso. Al suo posto dovrebbe esserci un coordinamento delle regioni interessate al passaggio del fiume. È importante che alle regioni, alle province e ai comuni rimanga una quota importante del gettito fiscale proprio per la cura del territorio.
Com'è noto, la provincia di Varese è vicina al confine con la Svizzera, peraltro anch'essa pesantemente colpita da questi eventi calamitosi, ma in quel paese le cose funzionano molto diversamente: ciascun comune trattiene più o meno un terzo del gettito fiscale, una parte importante del quale è destinata alla gestione del territorio. Se si ha l'opportunità di passare il confine, si resta davvero impressionati per il modo in cui sono curati i comuni, non solo dal punto di vista estetico, anch'esso importante seppure non determinante, ma dal punto di vista sostanziale. In più occasioni sono rimasto colpito dal fatto che anche in situazioni assolutamente normali il monitoraggio dei mezzi del comune, gli interventi di pulizia preventiva del fondo e delle rive dei corsi d'acqua avvengono continuamente. In Svizzera non accade come da noi che, ad ogni minima piena l'acqua che arriva improvvisa, si trascina dietro, oltre alle rocce ed al fango, anche gli alberi pericolanti che ostruiscono i fiumi e incrementano il rischio di esondazione con tutte le conseguenze che abbiamo visto nei giorni scorsi.
È evidente che, di fronte all'eccezionalità, le disgrazie accadano, ma almeno che non le si vada a cercare! Quello che è gestibile con la normalità viene fatto e non accade nulla di drammatico fino a quando non vi sono eventi davvero eccezionali.
Invito, quindi, davvero il Governo a cambiare rotta e, se non ci riuscirà questo Governo, spero che inizierà a farlo il prossimo, che si passi dalle parole ai fatti, che, in base ad un principio corretto di sussidiarietà, si deleghi agli enti locali la competenza della gestione del territorio e, soprattutto, che si indirizzino agli enti locali le risorse finalizzate a questa gestione.
In questa finanziaria - è quasi un paradosso - i fondi destinati alla gestione del territorio sono stati addirittura diminuiti e questo la dice lunga su come si intenda effettivamente esercitare questo dovere. Non si ha il coraggio di tagliare spese assolutamente inutili, ma che magari sono spendibili dal punto di vista elettorale, mentre su queste cose fondamentali si taglia allegramente.
Spero anche che, al di là delle parole, gli interventi siano un po' diversi rispetto a quelli precedenti. Ricordo, ad esempio, i due ultimi eventi calamitosi, quelli del 1992 e del 1994. Nel 1994 era ministro dell'interno l'onorevole Maroni della Lega nord e, pur nella limitatezza dei fondi dello Stato disponibili, in pochissimi mesi i soldi per la ricostruzione arrivarono e in misura decorosa. Invece, per quanto riguarda l'evento calamitoso del 1992 - quindi di due anni precedente -, in molti casi i soldi non sono ancora arrivati e chi ha preso qualcosa lo ha ricevuto quattro o cinque anni dopo il 1994.
Tanto per fornire qualche indicazione, nella provincia di Varese, a fronte di centinaia di miliardi di danni, arrivarono poco più di 200 milioni di risarcimenti. Al mio comune, a fronte di parecchi miliardi di danni - forse qualche decina -, furono destinati 8 milioni. A questo punto davvero


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si sarebbe fatto più in fretta a non dare niente, così almeno non si sarebbe fatto perdere tempo ai cittadini per fotografie e carte bollate.
Spero veramente che questa volta ci si comporti in maniera un po' diversa rispetto al passato, impostando in modo diverso la gestione del territorio e mettendo veramente in campo anche in questo settore un sano e realistico federalismo: forse è una parola di cui ultimamente si è abusato, ma, se correttamente applicato, esso è capace di risolvere molti problemi.
I comuni, e quindi gli amministratori locali, che sono sul territorio, che conoscono il territorio e che, soprattutto, possono essere controllati direttamente dai loro concittadini, devono essere messi in condizione di poter intervenire avendo i fondi e le competenze. Se poi l'amministratore non lo fa, si prende la sua responsabilità, ma il controllo è sicuramente più facile.
Con ciò non voglio dire che gli enti centrali debbano perdere importanza: devono perdere operatività, devono limitarsi a fornire la programmazione e gli indirizzi generali senza avere direttamente la gestione della spesa, altrimenti le cose vanno a finire come abbiamo visto le volte precedenti.
Mi auguro anche che, passata l'emergenza e constatati i danni, il Governo questa volta faccia un intervento adeguato ai danni subiti dai cittadini - e purtroppo in molte zone non è la prima volta -, che i risarcimenti siano congrui rispetto ai danni che i cittadini hanno effettivamente subito e che non arrivino dopo decenni, come nelle occasioni precedenti, quando ormai non servono più e dopo che i cittadini, oltre ad aver subito il danno, magari hanno dovuto passare giornate intere negli enti pubblici per chiedere i risarcimenti facendo file burocratiche inverosimili.
Mi auguro soprattutto che eventi così gravi non si verifichino più e che questa ulteriore prova che molte popolazioni del nord hanno dovuto affrontare serva per lo meno a cambiare le regole nel nostro paese e ad impostare un modo di gestire il territorio più vicino a quello che avviene negli altri paesi e a quello che dovrebbe accadere in un paese europeo.
Concludendo, anch'io ringrazio tutte le persone che in questi giorni si sono impegnate, qualcuna anche a rischio della propria vita - in questo caso non è retorica -, per cercare di aiutare le altre persone in difficoltà. Un pensiero particolare va alle vittime e alle persone che soffrono in questo momento.
Mi auguro veramente che questa ulteriore prova di grande sofferenza che le popolazioni hanno dovuto affrontare per le meno stavolta serva a qualcosa (Applausi del deputato Cè).

PRESIDENTE. L'onorevole Losurdo ha facoltà di replicare per la sua interpellanza n. 2-02651.

STEFANO LOSURDO. Signor Presidente, farò una breve replica per puntualizzare alcune osservazioni sulla risposta del Governo, nella persona del sottosegretario Di Nardo che, debbo riconoscerlo, ha partecipato con una certa emotività alla elencazione degli interventi del Governo e di fatti storici; egli, insomma, ha partecipato, con una certa emozione, all'arido linguaggio burocratico con il quale era stata approntata la risposta alle interpellanze in materia.
Tuttavia, ritengo che nella risposta del sottosegretario vi sia una vena di ottimismo assolutamente infondata, anche se prendiamo atto che alcuni primi interventi sono stati effettuati; non poteva essere diversamente, ma ci auguriamo che nel frattempo vengano compiuti interventi più incisive ed esaustivi, in quanto i danni sono davvero tremendi ed irreparabili, sotto certi aspetti.
Mi aspettavo, però, che il Governo approfittasse di un'occasione del genere; mi riferisco ad un Governo che non si preoccupi soltanto degli interventi istituzionali e partecipi alle vicende della popolazione e del territorio di cui ha la cura; soprattutto, ho notato una sensibilizzazione forse troppo elettoralistica nell'intervento.


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Invece, questa avrebbe potuto essere l'occasione per interrogarsi sul perché si stiano verificando con periodicità ormai preoccupante episodi e tragedie come quelle che stiamo vivendo nell'Italia del nord.
Non è stato fatto un accenno all'incredibile politica che concerne il regime delle acque, né ai regolamenti dei parchi; mi riferisco in particolare al parco del Ticino, ovvero la zona in cui vivo. È stata fatta una rapida - magari sotto certi aspetti esaustiva - elencazione in linguaggio burocratico ministeriale, ma non è stato riportato lo stato d'animo effettivo delle popolazioni che vivono in quelle zone. L'intera giornata di lunedì sono stato lungo gli argini dei fiumi ed ho ascoltato la lamentela continua degli abitanti di quel territorio che, unitamente alle forze dell'ordine e a tutti coloro che hanno partecipato agli interventi di soccorso, sono stati i principali artefici del contenimento di quella che avrebbe potuto essere una situazione tragica ed irreparabile. Mi riferisco ai cittadini dei paesi della mia provincia, ovvero agli abitanti di Pieve Porto Morone e di Chignolo Po, che ho visto da soli - solo appena regolamentati da altre forze istituzionali - nell'intervento per il contenimento di quella che avrebbe potuto diventare una tragedia: colleghi, i fontanazzi li sanno chiudere solo ed esclusivamente gli abitanti del posto, viste le tecniche, sotto certi aspetti sopraffine, che si rendono necessarie.
Questa, dunque, poteva essere l'occasione per raccogliere la lamentela unanime che nasce in quelle zone: nel regime delle acque vi è una politica strana, ormai superata ed astratta, che è nata in un momento di particolare esaltazione ideologica; le popolazioni di quei territori affermano che le esondazioni sono particolarmente drammatiche e pericolose solo perché non è più possibile toccare neanche uno sterpo sulle rive del Ticino e del Po, a causa di una legislazione ideologicamente marcata, ma assolutamente superata. Non è più possibile toccare o estrarre le sabbie nel Ticino o nel Po: così, si creano isolotti che servono solo ai nudisti (i quali, infatti, affollano quelle rive d'estate) e che contribuiscono ad elevare in maniera innaturale il livello delle acque, provocando danni come quelli di cui parliamo.
Signor sottosegretario, le assicuro che nella zona tra Monticelli e Pieve Porto Morone gli argini sono rimasti a filo d'acqua: sarebbe bastato pochissimo per una tragedia! Quello è un tratto di argine che deve essere sopraelevato da anni, ma per il quale non si è fatto nulla; le responsabilità sono ben precise. Questo noi ci aspettavamo dalla risposta: almeno la dimostrazione di aver colto lo stato d'animo rabbioso di queste popolazioni, stato d'animo che non può essere placato con i primi interventi, che loro ritengono doverosi, perché pagano le tasse. Non hanno potuto notare, negli interventi che ci sono stati, nelle cronache televisive, negli articoli sui giornali, forse anche nei dibattiti e negli interventi politici, la consapevolezza che in quelle zone bisogna cambiare politica per quanto riguarda il regime delle acque - la legge Galasso, tanto per intenderci - e per quanto riguarda i regolamenti dei parchi, dove non è possibile fare nulla. Abbiamo visto queste acque impetuose piene di autentici siluri, quali sono i tronchi d'albero abbandonati sulle rive, perché in quelle zone non è possibile, ripeto, togliere più neanche uno sterpo, per cui vi erano ammassi di sterpaglie che oltre tutto mettevano in reale pericolo le strutture portanti dei ponti. Tutto questo, quindi, a mio avviso manca nell'arida elencazione che è stata fatta con linguaggio burocratico ministeriale, mentre è proprio questo che noi avremmo voluto intravedere, ossia il riconoscimento che la legislazione attuale va superata e la dichiarazione dell'impegno del Governo ad intervenire in proposito. Vi è stata solo una rapida elencazione di interventi che erano doverosi e che a mio avviso forse hanno anche avuto un significato elettoralistico.
In conclusione, rivolgo un omaggio, un ricordo, a chi è stato vittima di questa tragedia: speriamo che il tempo sia clemente, ma soprattutto che cambi l'aria


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nella politica italiana, perché, se ciò avverrà, sicuramente cambierà anche il corso delle acque nella Pianura padana disastrata ormai con periodicità insopportabile.

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