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PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore.
ADRIA BARTOLICH, Relatore. Signor Presidente, sarò brevissima, ma gli interventi dei due colleghi della minoranza richiedono sicuramente delle puntualizzazioni.
FABIO CALZAVARA. Alimentare la criminalità non è essere solidali!
ADRIA BARTOLICH, Relatore. L'intervento che abbiamo fatto in Albania è il risultato di alcuni passaggio storici che mi permetto qui di ricordare con due parole: il crollo di un regime durato per mezzo secolo e l'evento straordinario di cui noi siamo stati compartecipi, cioè lo scoppio della guerra nel Kosovo. Noi siamo intervenuti in Albania non perché amiamo follemente gli albanesi, ma perché quell'intervento era necessario anche, ma non solo, per una politica di solidarietà; ma se questo si vuole escludere era comunque un intervento necessario...
GUALBERTO NICCOLINI. Avete avuto il nostro voto!
ADRIA BARTOLICH, Relatore. Sto parlando con il collega Calzavara della Lega.
Siamo intervenuti perché in Albania si sono rifugiati i profughi della guerra nel Kosovo e questo rischiava di diventare un elemento destabilizzante dell'intera area: rischiavamo, anche dal punto di vista egoistico della nostra difesa, di trovarci qui tutti i profughi albanesi che non riuscivano a trovare altra collocazione, perché il nostro paese è immediatamente adiacente a quell'area. Quindi vi sono un aspetto di solidarietà, che non mi pare negativo, ed un aspetto politico, che credo sia stato ragionevole e che ci ha fatto decidere, con l'apporto significativo e determinante di una parte delle opposizioni, di intervenire in Albania.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il rappresentante del Governo.
MASSIMO BRUTTI, Sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, sullo specifico bilancio della cooperazione italiana relativa alle attività di polizia, in particolare alla assistenza e al supporto per la polizia albanese, mi riservo di fornire dati che dimostrano i risultati finora raggiunti nella discussione che si svolgerà sugli emendamenti, perché è possibile che questi dati possano essere riferiti in una più ampia relazione da parte di altro rappresentante del Governo, così com'è stato richiesto dai colleghi dell'opposizione e della maggioranza, ed anche dal presidente della Commissione esteri, onorevole Occhetto. Se nei prossimi giorni sarà possibile, tenendo conto del calendario dei lavori e degli impegni della Camera, che un rappresentante del Governo, di alto livello - così si è detto ieri nella Commissione esteri - venga a fornire dati ed elementi relativi al nostro impegno passato e presente, credo che questo mi risparmierà un intervento su dati specifici relativi alla cooperazione per le attività di polizia.
rendicontazione, che io immaginerei periodica, sulle attività di cooperazione e sui rapporti tra l'Italia e l'Albania venga fissata da una norma di legge, cogliendo l'occasione dell'esame di questo decreto-legge? Anche questa mi sembra una proposta legittima. Parliamoci chiaro, per noi il limite è uno solo: vogliamo fare tutto ciò che è nelle nostre possibilità perché questo decreto non decada. Siamo quindi pronti ad aderire alla richiesta formulata, condividendo il merito di questa esigenza, ossia della necessità di avere una trasparenza, una rendicontazione.
FABIO CALZAVARA. Lo paghiamo noi!
MASSIMO BRUTTI, Sottosegretario di Stato per l'interno. ...la gente ha riacquistato fiducia, si sono svolte elezioni amministrative in condizioni di piena sicurezza, come certificato dagli organismi internazionali.
PRESIDENTE. Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
Innanzitutto, come diceva giustamente l'onorevole Niccolini, il provvedimento in esame riguarda una parte molto limitata del nostro intervento in Albania: prevede uno stanziamento limitato, di circa 22 miliardi, che verranno utilizzati per riqualificare alcuni centri operativi albanesi, ma soprattutto per adeguare gli stipendi dei nostri poliziotti, carabinieri e finanzieri di stanza in Albania.
Naturalmente, non mi sfuggono le ragioni politiche delle critiche avanzate dai due colleghi. Il nostro intervento in Albania ha dimensioni ben più ampie, ma voglio sottolineare, a margine della questione, che non ho mai ritenuto che la solidarietà - o il «buonismo», come si chiama adesso - fosse di per sé un elemento negativo: vedo invece con rammarico che si sta affermando una cultura per cui qualsiasi intervento di solidarietà e di sostegno a qualcun altro è di per sé un evento da mortificare e da condannare...
È vero che si sono verificati episodi di malcostume, nessuno si vuol nascondere dietro un dito. Io credo sia necessario che si faccia il punto della situazione, non perché non siamo in grado di ricostruire quanto abbiamo speso nel corso di questi tre anni - perché si tratta di cifre facilmente rilevabili dai diversi stanziamenti; basta chiederlo agli uffici per avere l'elenco preciso di quanto abbiamo speso - ma perché ritengo giusto verificare il raggiungimento degli obiettivi e il grado di efficacia della nostra azione, per valutare i provvedimenti eventualmente necessari, insomma lo stato dell'arte di quanto accaduto sinora.
C'è un impegno preciso da parte mia e da parte del Governo, assunto in Commissione, di fare nel corso dell'esame di questo provvedimento il punto della situazione. Il sottosegretario Brutti potrà intervenire al riguardo; io credo che con questo impegno non si sia voluta fare una concessione alle richieste delle opposizioni, ma semplicemente riconoscere l'esigenza di fare il punto della situazione. Penso che questo ci potrà consentire una serena discussione in aula e la conversione del decreto-legge entro il termine di scadenza, che è il 29 del corrente mese, affrontando nel contempo una discussione politica non solo interessante ma anche utile al paese.
Ho già fornito alcuni di questi dati alla Commissione esteri nel corso del dibattito avviatosi nei giorni scorsi.
Oggi mi preme intervenire su un aspetto della problematica in oggetto. Ho apprezzato il tono e il contenuto dell'intervento del collega Niccolini, ferme restando naturalmente le divergenze di giudizio sulla politica che il Governo italiano ha sviluppato in questi anni nei confronti dell'Albania. Come dicevo, ho apprezzato l'intervento del collega Niccolini perché in sostanza da questo intervento emerge una richiesta. A parte i dati che il Governo potrà fornire in questi giorni, la richiesta fatta, se ho ben compreso, è quella di istituzionalizzare in qualche forma un rendiconto da parte del Governo degli interventi effettuati e dei risultati raggiunti sul delicato versante dei rapporti tra l'Italia e l'Albania.
Se la richiesta viene formulata in questi termini, è evidente che è del tutto condivisibile oltre che legittima e il Governo è pronto ad accettarla. Si vuole che questa regola relativa ad una sorta di
Ho già avuto modo di dire che dell'Albania abbiamo discusso numerosissime volte sia in Commissione sia in aula. Tuttavia qui si chiede qualcosa di più preciso, ossia - lo ripeto - che vi sia un rendiconto complessivo. Benissimo! Facciamolo anche con una norma, però è chiaro che le valutazioni e le scelte del Governo alla fine sono anche legate all'esigenza che noi avvertiamo di convertire in legge il decreto nei tempi prestabiliti.
Pertanto, con questa chiarezza di rapporti e di posizioni, il Governo, lo ripeto, non ha niente in contrario ad introdurre una norma specifica, anzi la ritiene utile: si tenga però conto che se vogliamo fare ciò il decreto dovrà tornare al Senato, e noi dobbiamo cercare di rispettare i tempi.
Per quanto riguarda l'intervento del collega Calzavara sulla questione di merito, che è comune a quella a cui si è riferito il collega Niccolini, la posizione del Governo è chiara ed è già stata manifestata. Molte altre considerazioni fanno parte di una polemica che non investe il contenuto specifico di questo decreto e nemmeno questo tipo di cooperazione ed attività. Noi dovremmo cercare di limitare la discussione al contenuto del decreto in esame, al fine di renderla proficua. La disponibilità del Governo a tener conto delle obiezioni e delle richieste avanzate anche dal collega Calzavara c'è ed è chiara.
Prima di concludere il mio intervento, vorrei ricordare un aspetto di questa vicenda che mi è venuto in mente ascoltando l'intervento dell'onorevole Niccolini. Questi ha detto che il Governo, rispondendo ad una sua interrogazione, ha affermato che intorno all'ambasciata si svolgevano addirittura attività illecite. Ma di che cosa si stupisce l'onorevole Niccolini? Appena tre anni fa sono stato a Tirana, nel mese di giugno, ospite dell'ambasciatore Spatafora, nella sua residenza: durante la notte sparavano contro il portone della residenza in cui noi ci trovavamo.
Dal 1997 ad oggi la situazione è molto cambiata, dobbiamo riconoscerlo. Capisco la polemica politica, ma dobbiamo riconoscere che nel 1997 siamo stati sull'orlo di una guerra civile sanguinosa: non passavano dieci minuti, un quarto d'ora, senza che a Tirana si sentissero le raffiche dei kalashnikov. Oggi non è così: sono stato a Tirana la settimana scorsa e ho verificato che sono sorti negozi, vi sono attività, c'è traffico nelle strade, ...
Risultati, quindi, ne sono stati ottenuti. Però dobbiamo andare avanti, perché vediamo con chiarezza i limiti dell'azione, ciò che non va e ciò che si deve ancora fare. Se la discussione verte su questo, se si tratta di una discussione seria che entra nel merito dei limiti e dei problemi aperti, il Governo è il primo ad essere interessato a che essa si sviluppi in Parlamento.


