Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 790 del 13/10/2000
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Discussione del disegno di legge: S. 4791 - Conversione in legge del decreto-legge 28 agosto 2000, n. 239, recante disposizioni urgenti in materia di finanziamenti per lo sviluppo ed il completamento dei programmi italiani a sostegno delle Forze di polizia albanesi (approvato dal Senato) (7342) (ore 10,35).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il disegno di legge, già approvato dal Senato: Conversione in legge del decreto-legge 28 agosto 2000, n. 239, recante disposizioni urgenti in materia di finanziamenti per lo sviluppo ed il completamento dei programmi italiani a sostegno delle forze di polizia albanesi.

(Discussione sulle linee generali - A.C. 7342)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
Avverto che la III Commissione (Affari esteri) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Il relatore, onorevole Bartolich, ha facoltà di svolgere la relazione.

ADRIA BARTOLICH, Relatore. Signor Presidente, rinvio alla relazione svolta in Commissione.

PRESIDENTE. Sta bene. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.

MASSIMO BRUTTI, Sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, mi riservo di intervenire in sede di replica.

PRESIDENTE. Il primo iscritto a parlare è l'onorevole Calzavara. Ne ha facoltà.

FABIO CALZAVARA. Signor Presidente, questo è l'ennesimo provvedimento che prevede un intervento urgente: nei quasi tre anni in cui sono stati previsti interventi in Albania, si è riscontata sempre un'urgenza che, purtroppo, a volte ha provocato danni ed episodi gravi - penso alla missione Arcobaleno - e, soprattutto, si fonda su una filosofia che non possiamo condividere, che i deputati del gruppo della Lega nord non hanno mai condiviso. Denunciamo da sempre, con forza, l'esagerata bontà e l'esagerato ottimismo e improvvisazione di aiuti, anche se importanti. In realtà, sarebbero state necessarie una maggiore concertazione con gli organismi europei ed una programmazione, una volta deciso di risanare la situazione albanese.
Il provvedimento in esame si aggiunge ad altri analoghi ed anche i 22 miliardi che esso prevede di elargire si aggiungono ai finanziamenti già esistenti. Tra l'altro, anche altri paesi hanno sostenuto finanziariamente l'Albania e, volendo fare una


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somma di tutti gli aiuti, si può constatare che il reddito pro capite dei cittadini albanesi è diventato il primo al mondo. Cito, ad esempio, i contributi dell'Unione europea, ricordo il personale della difesa e dell'interno in missione per operazioni di pace, che comporta un appesantimento della spesa complessiva. Vi sono, inoltre, i costi per il pattugliamento delle coste per fronteggiare l'immigrazione clandestina, nonché quelli dovuti all'allestimento e al funzionamento dei campi di accoglienza e per la sostituzione del materiale danneggiato nei centri di accoglienza. Anche questo è indicativo dell'improvvisazione e della mancanza di severità: questo impegno importantissimo non è stato affrontato con la necessaria severità e, senza severità, in un paese scosso dalla corruzione e dalla violenza, non si potranno mai ottenere, in alcun caso, risultati positivi.
Noi contestiamo questo. Non contestiamo il provvedimento in sé, ma la mancanza di risultati positivi da parte di questo Governo, che non ha affrontato con severità, e quindi, con la serietà sufficiente questo impegno.
Dobbiamo aggiungere che queste pecche, queste gravissime mancanze hanno prodotto risultati veramente pesanti per il nostro paese. Non mi riferisco ai provvedimenti di spesa, ma all'immigrazione clandestina, che è stata agevolata da questa mancanza di serietà ed ha determinato dei costi che le nostre popolazioni stanno pagando in maniera veramente pesante, anche per quanto riguarda la droga. Da quando l'Italia ha preso l'Albania sotto la sua protezione, l'Albania, prima, e il Kosovo albanese, poi, sono diventati il centro motore europeo della coltivazione delle droghe leggere e dello smercio delle droghe, oltre che naturalmente - lo sappiamo molto bene e purtroppo lo constatiamo giorno per giorno - del contrabbando delle armi.
Infine, dulcis in fundo, la criminalità organizzata albanese si è trasferita soprattutto in Italia, dove in due anni è diventata la prima forza criminale nel campo della prostituzione, di cui ha assunto il controllo pieno già un paio di anni fa, ed ora ha assunto anche il controllo della droga.
Questo ci fa pensare e ci fornisce l'occasione per rimproverare ancora il Governo per questa politica «buonista» che ha provocato danni enormi nel nostro paese e sta provocando danni anche nella stessa Albania, perché purtroppo anche in Albania, nonostante i mezzi di informazione non ne diano risalto, la corruzione risulta ancora il primo problema. Anche i cittadini, secondo un sondaggio condotto da una società europea, hanno spiegato che la loro prima preoccupazione è la corruzione a tutti i livelli e non solo a livello governativo - abbiamo visto più di un ministro «beccato» a bordo di auto di lusso rubate, guarda caso, italiane -, ma anche e soprattutto nella polizia.
Questo provvedimento - per lo meno nel titolo, anche se poi vi sono altre sfumature - tende a rinforzare la cooperazione con la polizia albanese, che è uno dei primi tre soggetti indicati dai cittadini per quanto riguarda la corruzione continua ed aggravata, per scendere poi ai vari campi della società albanese. Questo problema purtroppo non solo non è stato risolto, ma si è aggravato.
Pertanto, chiediamo al Governo di interrompere questa collaborazione fin quando non ci saranno risultati in questo senso e, attraverso questo momento di scontro fra maggioranza e opposizione, con l'opposizione ferma e decisa a questo provvedimento, diamo anche un'occasione al Governo per poter avere più forza nel chiedere risultati agli organismi preposti in Albania, perché senza risultati non potrà esserci una collaborazione sana e neppure democratica a tale riguardo.
Il sottosegretario Brutti aveva detto che avanzare questa richiesta è molto difficile ed anche di fronte alla nostra proposta di ottenere, perlomeno in Commissione, l'assicurazione da parte del Governo italiano a riferire sui risultati e sugli effetti dei nostri ingenti sforzi economici compiuti sul versante della corruzione e della criminalità albanese, vi è stata invece una


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bocciatura dell'emendamento che avevo fatto mio. Infatti, non essendo presente in Commissione il relatore, l'onorevole Morselli, chi lo sostituiva ha ritenuto di ritirare quell'emendamento, che io invece ho ritenuto molto opportuno, per rispetto della Commissione esteri e del ruolo di controllo che dobbiamo esercitare già in quella sede. Questo emendamento verrà riproposto in Assemblea; poiché credo che non comporti un grande sforzo, ritengo che non abbia meritato la bocciatura in Commissione. Peraltro, la sua sola approvazione non sarà sufficiente ad evitare in aula un atteggiamento di ostruzione verso il provvedimento, che è cosa dovuta.
Il sottosegretario Brutti aveva osservato che non vi è fiducia. Certo è che, come opposizione, non possiamo avere fiducia, perché sappiamo benissimo che tra noi e voi vi sono obiettivi, programmi ed intendimenti diversi. Dobbiamo quindi dedurre che, se non si accetta qualcosa che noi auspichiamo, vi sono altri motivi. Per essere più chiaro, questi altri motivi hanno trovato espressione, purtroppo, in episodi delittuosi dovuti alla malversazione ed al ladrocinio di troppi contributi che abbiamo versato all'Albania.
Come dicevo, per essere chiaro e per fare riferimento a fatti, vorrei ricordare le ripetute richieste di chiarimento formulate dal Parlamento in occasione delle preoccupanti notizie rese note a suo tempo dagli organi di informazione sulla malagestione di beni e risorse economiche offerte dai privati, oltre che dallo Stato, ed affidate ad alcune missioni in Albania. Le risposte fornite dal Governo non sono mai state chiare e non hanno mai assolutamente dissolto le preoccupazioni manifestate dai parlamentari sulla conduzioni di quelle missioni.
Vorrei anche ricordare le affermazioni della procura generale della Corte dei conti che, in merito alla missione Arcobaleno, ha dichiarato che si delineano i contorni di una gestione «allegra» della stessa, con documentazioni incomplete, fatture false ed imposte non dovute, che avrebbero causato un danno all'erario del paese di oltre 3 miliardi di lire; questo solo per quanto riguarda la missione Arcobaleno.
Vorrei ricordare, altresì, quanto è stato reso noto dal Corpo della guardia di finanza in merito all'attività investigativa svolta sull'impiego delle somme inviate dal Governo italiano in Albania per fronteggiare l'emergenza e fornire assistenza alle popolazioni kosovare colpite dalla guerra. Nel documento si parla testualmente di «macroscopica carenza di documentazione giustificativa delle uscite di denaro, tanto da ritenere completamente inattendibile la contabilità tenuta per la gestione dei campi».
Voglio anche rammentare in quest'aula la decisione della magistratura contabile di avviare procedure per il recupero delle somme dovute, emettendo atti di citazione in giudizio nei confronti del capo dipartimento pro tempore della protezione civile, dell'alto funzionario del Ministero degli affari esteri (missione Arcobaleno), del responsabile del campo profughi di Valona, di funzionari e tecnici della protezione civile. Questo ci fa constatare - se ce ne fosse ancora bisogno - che l'improvvisazione, l'emergenza, la mancanza di serietà nel fornire aiuti a quel paese hanno provocato e stanno provocando danni, non solo economici, ma anche di immagine e nei confronti della serietà politica e dell'onestà del nostro paese.
Avrebbe dovuto esserci da tempo, fin dall'inizio, una relazione sugli scopi, sugli effetti e sui benefici dei nostri aiuti, perché altrimenti rischiamo, come al solito, di dover agire perché vi è urgenza, perché vi sono persone che aspettano di essere pagate o situazioni di sofferenza del popolo kosovaro che chiede aiuto. Questi non sono né i mezzi, ne le modalità con cui un Governo serio dovrebbe agire: chiediamo, pertanto, che siano fornite spiegazioni più esaurienti sulle finalità dell'intervento e che vi sia un impegno solenne del Governo in quest'aula a riferire, entro la fine dell'anno, sull'effetto e sui benefici che hanno avuto in quel paese le nostre donazioni e il nostro sforzo economico e politico.


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Se tali spiegazioni non saranno fornite, dovremo evidentemente pensare tutto il male possibile, anche perché, purtroppo, gli effetti ormai insostenibili della criminalità, della droga, della prostituzione e della corruzione sono talmente gravi da dover essere fermati con una azione, magari drastica e - continuo ad usare questo termine perché mi sembra più consono - severa. Diversamente, vi sarà una squalifica del vostro Governo e, di conseguenza, di tutto lo Stato italiano, che purtroppo ha già ricevuto un segnale negativo dall'opinione internazionale con l'esclusione dal Consiglio di sicurezza dell'ONU: sono stati preferiti paesi come l'Irlanda e la Norvegia, magari meno importanti e potenti, ma più coerenti e con una politica estera seria e corretta.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Niccolini. Ne ha facoltà.

GUALBERTO NICCOLINI. Signor Presidente, vorrei prima di tutto ricordare che le importanti decisioni in politica estera assunte dal Parlamento ed attuate dal Governo hanno sempre avuto il voto dell'opposizione; anzi, se fosse mancato il voto dell'opposizione, certe spaccature nella maggioranza avrebbero fatto fare all'Italia delle figure davvero terribili.
Ci troviamo dinanzi ad un provvedimento che prevede lo stanziamento di una ventina di miliardi fino al 31 dicembre prossimo: ciò vuol dire che a gennaio torneremo a discutere, perché sarà necessario stanziare altri miliardi. In Commissione, ci siamo fermati un attimo a ragionare e abbiamo ritirato i nostri emendamenti - come ha affermato il collega Calzavara - con l'impegno, però, di presentarli in aula e con l'impegno ben preciso, da parte del relatore, ad esprimere parere favorevole sull'emendamento riguardante il controllo del Parlamento, in modo che potesse essere discusso e approvato.
Vorremmo che, con l'occasione, si facesse finalmente chiarezza e si avesse una informativa globale su quel che sta accadendo tra Italia e Albania: non si riesce ancora a sapere quanti soldi abbiamo investito in quel paese, ma abbiamo conosciuto soltanto alcuni risultati parziali. Il sottosegretario, giorni fa, ha citato alcuni risultati, ma essi non possono bastare in relazione ad un impegno così importante come quello che il nostro paese sta sostenendo per l'Albania da tanto tempo. Per di più, anche la Commissione difesa, nell'esprimere il proprio parere, ha raccomandato che il Governo informi il Parlamento sui risultati acquisiti nel sostegno alla riorganizzazione della polizia albanese.
Sempre ieri, in Commissione, abbiamo scoperto che gli ordini del giorno approvati sono ancora disattesi e non sono stati attuati dal Governo. Mi rendo conto che, per il Governo, riferire è un compito complesso, visto il coinvolgimento di molti ministeri ed il disordine ed il caos esistenti.
Forse una serie di rapporti tra Italia e Albania come li stiamo gestendo noi avrebbe richiesto una specie di task-force, un gruppo di lavoro particolare in grado di raggiungere tutti i risultati nel giro di sei mesi o un anno. Abbiamo investimenti nel campo industriale e della ricostruzione, investimenti nel campo della sicurezza, abbiamo tutta una serie di rapporti. Proprio ieri, nel corso dello svolgimento di interpellanze ed interrogazioni, abbiamo appreso che è stato necessario mettere telecamere intorno alla nostra ambasciata perché ci si era accorti che vicinissimo ad essa agiva una banda di corruttori, di malversatori, che si facevano pagare da chi andava a chiedere i visti per l'Italia. Vediamo, quindi, come tutto intorno all'intervento italiano agisca la malavita, la mafia; lo sappiamo benissimo: l'ingovernabilità di Valona purtroppo oggi è ancora una realtà.
È chiaro, allora, che non ci si vuole opporre ad un provvedimento che va a sanare, in fondo, una situazione che noi stessi abbiamo contribuito a provocare, ma che di fronte all'ennesimo provvedimento di questo tipo l'opposizione chiede che venga precisato quanto abbiamo speso finora, cosa abbiamo ottenuto, qual è la


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situazione reale oggi. C'è un po' meno malavita di prima, forse c'è un po' meno corruzione, forse alcuni funzionari e politici corrotti in Albania sono stati messi da parte. Sapevamo benissimo che dietro le varie forze politiche c'era uno scontro di mafia fortissimo, uno scontro quasi a livello internazionale, manovrato anche da altri paesi. Conosciamo le difficoltà che hanno i nostri funzionari, anche dei servizi, a seguire tutto questo e le informazioni che ci arrivano da loro sono sempre molto preoccupanti. Ogni tanto cala il flusso degli scafisti, ma il problema non è ancora risolto. Non abbiamo ancora sciolto il nodo del modo in cui fermare gli scafisti nel momento in cui rientrano: non possiamo sparargli quando hanno decine di persone a bordo, però possiamo fermarli con qualsiasi mezzo quando sono soli, basta assumere una decisione politica. Ci sono stati incidenti in mare in cui, alla fine, ci hanno rimesso soltanto i poveri diavoli e non i manigoldi che li portavano avanti e indietro, scaricandoli in quella maniera e mangiandosi i poveri risparmi di quelle persone che venivano a cercare una nuova vita.
Ecco, di tutto questo dobbiamo parlare, non perché 20 miliardi incidano in maniera incredibile sul bilancio del nostro Stato, ma perché questo è un momento in cui dobbiamo fare i conti. Il problema balcanico è ancora tutto aperto, il problema dell'Albania è aperto e sappiamo che dietro di esso esistono le questioni del Kosovo, del Montenegro, e così via. Allora vogliamo fare il punto almeno per quanto riguarda la questione italo-albanese? In base agli elementi di chiarezza che verranno forniti, l'opposizione potrà decidere di non ostacolare il provvedimento.

PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.

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