Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 790 del 13/10/2000
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PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE CARLO GIOVANARDI

La seduta comincia alle 9,30.

ADRIA BARTOLICH, Segretario, legge il processo verbale della seduta di ieri.
(È approvato).

Discussione del disegno di legge: S. 4792 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 28 agosto 2000, n. 240, recante disposizioni urgenti per l'avvio dell'anno scolastico 2000-2001 (approvato dal Senato) (7346).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 28 agosto 2000, n. 240, recante disposizioni urgenti per l'avvio dell'anno scolastico 2000-2001.

(Discussione sulle linee generali - A.C. 7346)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
Ha facoltà di parlare il relatore, onorevole Acciarini.

MARIA CHIARA ACCIARINI, Relatore. Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, ci accingiamo a discutere e ad approvare il disegno di legge che converte il decreto-legge 28 agosto 2000, n. 240, recante disposizioni urgenti per l'avvio dell'anno scolastico 2000-2001. Il testo che esamineremo si può dividere in due grandi categorie di disposizioni: quelle in materia di personale della scuola e quelle per la piena realizzazione dell'autonomia scolastica. Esse sono strettamente connesse perché la questione del personale è certamente collegata all'attuazione dell'autonomia e all'avvio dell'anno scolastico. Dato che si tratta di un testo complesso, rinvio alla relazione allegata al provvedimento per le linee più strettamente tecniche e mi limito, per ora, a svolgere qualche considerazione generale sulla portata complessiva del provvedimento.
Per quanto riguarda le disposizioni inerenti al personale, siamo giunti, dopo una lunga stasi, ad attuare e a mettere in funzione una procedura di reclutamento indubbiamente assai vasta, che ha il suo fondamento nella legge n. 124 del 1999. Essa fissa alcuni princìpi che portano alla formazione di graduatorie permanenti, con le quali si copre il 50 per cento dei posti disponibili, e allo svolgimento di concorsi per titoli ed esami, con i quali si copre il restante 50 per cento dei posti disponibili. Si tratta, chiaramente, di procedure complesse, intervenute nella vita della scuola, ripeto, dopo molti anni; quindi la procedura per la stesura delle graduatorie permanenti e l'effettuazione dei concorsi sono state certamente complesse. Pertanto, all'inizio dell'anno scolastico si è dovuto procedere ad una forma di integrazione, diversa da quella precedentemente indicata dalla legge, che prevede l'integrazione in più fasi, entro un periodo ben limitato - 31 agosto 2000 e comunque non oltre il 31 marzo 2001 - in modo da giungere progressivamente al completamento delle graduatorie. Lo stesso principio, simmetricamente, regge i concorsi. Credo che si tratti di un procedimento perfettamente accettabile, anche


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perché ai fini giuridici le assunzioni si intendono con decorrenza al 1o settembre 2000, mentre ai fini economici al 1o settembre 2001.
Sottolineo che il Senato, a mio parere molto opportunamente, ha introdotto norme che hanno una notevole portata proprio in relazione alla situazione riguardante il calcolo dei 360 giorni di servizio: il riferimento diventa il 27 aprile 2000, l'ultima data di scadenza per la presentazione delle domande di partecipazione alla sessione riservata di abilitazione, che ha come fonte la citata legge n. 124 del 1999. È stata fornita, quindi, un'opportuna risposta a esigenze presenti nella categoria degli insegnanti e, allo stesso tempo, lo sottolineo con compiacimento, si è riconosciuto il valore di prova concorsuale all'esame di Stato attraverso il quale si concludono le scuole di specializzazione post-universitarie cui compete, appunto, la formazione degli insegnanti per le scuole secondarie. Si tratta di un riconoscimento importante, anche nei confronti di coloro che in questo momento stanno concludendo tale percorso e che, quindi, sosterranno l'esame di Stato nel giugno 2001. La norma ha una grande importanza sia per queste persone, sia per la prospettiva complessiva che viene offerta alle scuole di specializzazione.
Infine, ricordo che, sempre in relazione al personale, vi è la norma che ha permesso una certa stabilizzazione all'inizio dell'anno scolastico prevedendo che per i posti vacanti o disponibili vi fosse la conferma provvisoria del personale che nell'anno precedente aveva svolto supplenza annuale o temporanea sino al termine dell'attività didattica. Ciò ha permesso certamente a molti insegnanti, anche se non a tutti - lo dico perché è giusto dirlo -, di proseguire l'attività didattica nelle scuole in cui l'avevano svolta l'anno precedente, nel caso si trattasse di personale in questo momento non ancora stabilizzato.
Trattandosi di una situazione in qualche misura provvisoria, non nascondo che vi siano stati qualche disagio e qualche problema di attuazione - è giusto ammetterlo -, ma è anche vero che, essendo la finalità della scuola quella della formazione degli studenti, credo che essersi comunque preoccupati di garantire, fin dove possibile, la permanenza nel posto sia stato comunque un dato molto importante che ha avuto riflessi che, come ripeto, complessivamente si possono giudicare in maniera positiva.
Non escludo che, per quanto riguarda la posizione degli insegnanti, vi possano essere state delle discrepanze, perché poteva accadere che perdesse il posto un insegnante di una scuola centrale di una città, in cui magari era stato trasferito personale di ruolo, mentre permanesse nella precedente posizione un insegnante di un'altra scuola, magari meno appetibile dal punto di vista dei trasferimenti. Ciò è avvenuto e credo sia corretto dirlo ma, come ripeto, dato che la finalità della scuola è la formazione degli studenti e non il rispetto, sempre e comunque, della graduatoria degli insegnanti, mi sembra che da questo punto di vista il risultato sia stato raggiunto.
Passo, infine, ad illustrare brevemente la parte relativa alle disposizioni per l'attuazione dell'autonomia scolastica. Vi sono alcune norme importanti che riguardano l'attribuzione della dirigenza scolastica al personale che ha frequentato il corso di formazione e si trova in una delle posizioni previste di comando, distacco, utilizzazione o collocamento fuori ruolo, oppure di esonero sindacale, mandato parlamentare o amministrativo.
Vi è la norma importante che rifinanzia in modo consistente lo sviluppo delle tecnologie didattiche della scuola, confermando una scelta del Governo e della maggioranza che credo stia dando anch'essa i suoi frutti. Vi è poi un intervento di specificazione dell'articolo 21 sull'autonomia finanziaria delle scuole, che contiene una previsione di grande importanza, cioè l'attribuzione senza vincolo di destinazione della dotazione finanziaria, indifferentemente spendibile per le spese correnti e le spese in conto capitale, e la possibilità di variare le destinazioni nel


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corso dell'anno. In tal modo si rafforza la possibilità di azione delle scuole. I criteri e i parametri per la definizione della dotazione ordinaria verranno fissati con decreto del ministro della pubblica istruzione di concerto con il ministro delle università, sentite le Commissioni parlamentari. Quest'ultimo intervento è stato fatto al Senato e mi sembra opportuno.
Pertanto, ritengo che si tratti di un complesso di norme valide per condurre in porto l'operazione complessa di avvio di un anno scolastico di grande novità per la scuola italiana, in cui l'autonomia è andata a regime - come ci si era impegnati a fare al momento dell'approvazione dell'articolo 21 della legge n. 59 -, ottenendo un risultato che mi sembra estremamente importante. Tutto ciò unito al fatto che finalmente si sta dando una concreta risposta a quelle migliaia di persone che desideravano entrare e stabilizzarsi nella scuola e che adesso hanno avuto gli strumenti - i concorsi ordinari, le sessioni riservate di abilitazione e la scuola di specializzazione per l'insegnamento nelle scuole secondarie - per dare uno sbocco a questa loro vocazione e a questo loro interesse per una professione così importante come quella dei docenti.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il sottosegretario di Stato per la pubblica istruzione.

SILVIA BARBIERI, Sottosegretario di Stato per la pubblica istruzione. Signor Presidente, mi riservo di intervenire in sede di replica.

PRESIDENTE. Constato l'assenza dell'onorevole Bianchi Clerici, prima iscritta a parlare: si intende che vi abbia rinunziato.
È iscritta a parlare l'onorevole Sestini. Ne ha facoltà.

GRAZIA SESTINI. Signor Presidente, molte considerazioni riguardanti il testo in esame sono già state svolte nel corso di un ampio dibattito tenutosi in Commissione. Questa mattina, pertanto, sottolineerò solo alcuni aspetti, riguardanti rispettivamente il provvedimento nel suo complesso ed alcuni articoli.
Come dicevo, ieri mattina in Commissione si è svolto un dibattito piuttosto acceso sul decreto-legge, ma la nostra opposizione non riguarda la ratio generale del provvedimento. Nessuno di noi, infatti, intende frapporre ostacoli ad una normativa che permetta l'apertura ed il regolare svolgimento dell'anno scolastico. La nostra contrarietà nasce dal fatto che si è scelto lo strumento del decreto-legge, che le Camere sono chiamate a convertire e che, nel momento in cui è giunto in Parlamento, è diventato il ricettacolo di una serie di istanze che, singolarmente considerate, sono giuste, ma che hanno ben poco a che fare con le disposizioni riguardanti l'inizio dell'anno scolastico.
La critica forte che avanziamo, dunque, si incentra in alcuni casi su singoli aspetti, ma non riguarda la ratio complessiva del provvedimento, quanto la scelta compiuta ed il fatto di voler per forza inserire in un provvedimento il cui titolo parla di «disposizioni urgenti per l'avvio dell'anno scolastico» tutta una serie di questioni che con l'apertura dell'anno scolastico non hanno certo rapporti molto stretti. Molte delle norme inserite nel testo - lo ha ricordato poco fa la relatrice - riguardano sistemi di reclutamento del personale docente. Ciò a nostro giudizio vuol dire fondamentalmente che, in primo luogo, la legge n. 124 del 1999 è in molte parti deficitaria, tant'è vero che ogni volta che si parla di scuola si interviene sempre e comunque su quella normativa, come è già accaduto con il provvedimento collegato alla legge finanziaria 2000 e come si è ripetuto in questa occasione.
In secondo luogo, il provvedimento anticipa - anche se non so se sia giusto parlare a questo punto di anticipazione - alcuni dei punti contenuti nel provvedimento collegato alla finanziaria che - non certo per colpa nostra, avendolo la Commissione licenziato ormai da mesi - non ha visto la luce. Quindi, le ragioni per le quali il testo in esame è diventato un provvedimento omnibus sono eminentemente


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politiche. Da qui nasce la nostra opposizione, lungi da noi l'intento di frapporre ostacoli ad una sistemazione degli studenti delle SIS o della contabilità delle scuole, il che è assolutamente estraneo alla nostra mentalità.
Vengo ad alcune brevi considerazioni sull'articolato. I commi 1 e 2 dell'articolo 1 prevedono norme di salvaguardia per le nomine in ruolo. In pratica si è riconosciuto che non tutti i provveditorati italiani hanno rispettato il termine del 31 agosto 2000 per la predisposizione delle nuove graduatorie definitive, che viene spostato al 31 marzo 2001. Di fatto, si tratta del riconoscimento del fallimento di una procedura concorsuale che si è dimostrata elefantiaca ed inefficiente. Da questo punto di vista, mi ha molto stupito leggere sui giornali una dichiarazione del ministro De Mauro, il quale ha parlato dell'indizione di un nuovo concorso, mi auguro con strutture e modalità diverse. Per dire la verità, il ministro parlava di un diverso reclutamento dei commissari, ma (la qual cosa mi ha lasciata molto perplessa) parlava anche di prove a test.
Da questo punto di vista, è preoccupante l'ultima disposizione del comma 1, che stabilisce l'utilizzo delle graduatorie provvisorie (ovvero, quelle non riviste in seguito all'esame dei ricorsi) per le nuove supplenze annuali. Sotto questo profilo, mi permetto di avanzare dei dubbi di legittimità sulla disposizione in base alla quale i posti così assegnati vengono comunque conservati anche nel caso in cui gli scaglioni medesimi subiscano variazioni in sede di approvazione definitiva. Sostanzialmente, ho l'impressione di essere di fronte alla legalizzazione dell'errore e alla impunibilità dei funzionari.
Lo stesso articolo 1, al comma 4, stabilisce la validità di tutti i servizi prestati a qualunque titolo nell'anno scolastico 2000-2001 come - leggo testualmente - «servizio di ruolo per il grado di scuola e la classe di concorso per cui è stata conseguita l'assunzione in ruolo nell'anno medesimo». È una disposizione di dubbia legittimità, nonché discriminatoria, in quanto assegna la medesima classificazione a tipologie di servizio che potrebbero essere molto diverse. Quel che lascia perplessi è l'utilizzo dell'espressione «a qualunque titolo».
Il comma 5 dell'articolo 1 conferma - relativamente ai posti vacanti e disponibili per l'anno scolastico 2000-2001 - le supplenze annuali e temporanee sino al termine dell'attività didattica disposte nell'anno scolastico 1999-2000. È la prima volta che le nomine annuali diventano, di fatto, biennali. Si tratta, per le graduatorie di istituto, di un blocco temporaneo di fatto: pertanto, per quest'anno, difficilmente saranno possibili nuovi inserimenti in graduatoria; potranno essere presentate nuove domande ai presidi, ma saranno aggiunte in coda alle vecchie domande, anche se si riferiscono a punteggi più alti.
Non so se si è pensato alla possibilità di ricorsi da parte degli insegnanti i quali, pur presenti in graduatoria, si vedono scavalcati da personale che ha meno punti di loro. Anche in questo caso, l'impressione è che si tratti di un provvedimento di dubbia legittimità, soprattutto perché è stato inserito in corso d'opera con un carattere - anche questa volta - riparatore.
Il comma 7 dell'articolo 1 reca disposizioni che, davvero, c'entrano poco con il titolo del decreto-legge (ovvero, con le disposizioni urgenti per l'avvio dell'anno scolastico 2000-2001). Tale comma, infatti, estende a 5 anni la conservazione della sede di titolarità per docenti dirigenti collocati fuori ruolo. Con tale disposizione, viene introdotto un comma dell'atto Camera n. 6560, ovvero del collegato che non si è potuto - o voluto - approvare. Esso coincide esattamente, parola per parola, con l'emendamento di maggioranza che era stato proposto al comma 7 dell'articolo 1 del collegato al disegno di legge finanziaria.
Signor Presidente, non comprendiamo fino in fondo l'incidenza sull'avvio dell'anno scolastico di un provvedimento come quello in esame. Il dubbio che nasce è che esso debba servire a chi, una volta conclusi gli anni di distacco, non debba vedersi sbattuto in sedi disagevoli. Dal


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punto di vista della correttezza istituzionale, questo è il passaggio che in me ha suscitato maggiori perplessità.
Il Senato ha poi introdotto in questo articolo 1 due importanti commi che riguardano l'estensione dell'ammissione alla sessione riservata degli esami e coloro che sostengono l'esame (che, comprendiamo adesso da questo testo, è un esame-concorso) al termine delle scuole di specializzazione. Non ci torno sopra perché ne abbiamo parlato a lungo.
Ci lascia ancora perplessi l'ampia delega che viene data ai ministri della pubblica istruzione e dell'università, nel comma 6-ter, in materia di prove d'esame, commissioni, e via dicendo. Ci lascia perplessi soprattutto il fatto che potrebbe verificarsi un forte conflitto di competenze tra l'università e il mondo della scuola, o comunque il mondo extrauniversitario. Si tratta di esami finali con valore abilitante e concorsuale da svolgere all'interno dell'università, in cui i commissari dovrebbero essere (dico «dovrebbero» perché comunque questo aspetto è rinviato al regolamento) persone appartenenti all'università ed esterne ad essa. Chiedo allora con molta libertà e con molta umiltà: gli statuti delle nostre università prevedono che nelle sessioni di esami possano entrare a far parte delle commissioni anche persone non appartenenti all'università? Non c'è invece davvero il rischio di un conflitto di competenze che potrebbe paralizzare tutto il meccanismo?
L'articolo 2 parla delle dotazioni finanziarie ed anticipa parzialmente il regolamento contabile non ancora emanato, ma che credo in dirittura d'arrivo. Al comma 1 di tale articolo si parla di dirigenti che hanno assolto l'obbligo della formazione mediante la frequenza degli appositi moduli, e così via. È interessante il fatto che si parli di attribuzione nominale della sede, introducendo quindi una formula di salvaguardia per tutti quei dirigenti che in questo momento ricoprono incarichi sindacali, hanno comandi, e altro. La cosa strana, però, è che si parli solo dell'assolvimento dell'obbligo di formazione mediante la frequenza dei corsi: che fine ha fatto l'esame? Non si parla di esame finale.
Da ultimo, vengono in considerazione i soldi, la gestione. Certo, è nella logica dell'autonomia il fatto che il budget di istituto possa essere utilizzato indifferentemente per spese di parte corrente o in conto capitale - anche questa è una norma che anticipa il regolamento contabile -, ma qui mi permetto di sollevare un dubbio. Questi aspetti potrebbero essere pericolosi, perché nulla viene detto riguardo alle procedure per la gestione ed il controllo di un bilancio aperto come questo. Dobbiamo considerare che l'aspetto economico all'interno di una scuola incide pesantemente e quindi può incidere in maniera positiva o negativa sull'andamento educativo e didattico dell'attività della scuola stessa. Mi auguro che il regolamento contabile di prossima pubblicazione sia un po' più chiaro riguardo all'utilizzo dei fondi.
Ho concluso e ringrazio tutti per l'attenzione: credo di aver posto le questioni con molta libertà, ma anche con sufficiente precisione, nell'intento di dimostrare le motivazioni, oltre che politiche, anche tecniche della nostra avversione a questo provvedimento.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Malgieri. Ne ha facoltà.

GENNARO MALGIERI. Signor Presidente, colleghi, le ragioni dell'opposizione della Casa delle libertà al provvedimento in esame sono state egregiamente espresse proprio ora dall'onorevole Sestini. Per parte mia, mi limiterò ad alcune considerazioni di carattere più generale senza tralasciare i punti più qualificanti che dal nostro punto di vista andrebbero emendati.
Non posso non rilevare che il decreto in esame ci offre il destro per sottolineare l'avvio incerto e perfino caotico dell'anno scolastico, confermato dallo stesso provvedimento, ma evidentemente, signor Presidente, la confusione non è mai troppa


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per il ministro della pubblica istruzione. Apprendiamo infatti dai giornali di questa mattina, senza che il Parlamento ne sia stato preventivamente informato, che il ministro De Mauro ha dato il proprio assenso alla creazione della figura di un superprofessore, un docente cioè esperto e qualificato, con retribuzione maggiore e compiti di tutoraggio, che affiancherebbe gli insegnanti della nuova scuola riformata.
Ne sappiamo ancora molto poco per giudicare. Al momento possiamo soltanto dire che i responsabili della pubblica istruzione non finiscono di stupirci ed è anche di fronte a notizie del genere che si rafforza la nostra convinzione che era necessaria una riforma globale della scuola e non uno «spezzatino» come quello che ci è stato propinato, devo dire piuttosto indigesto, negli ultimi quattro anni.
Venendo ora al decreto in esame, i cui motivi di necessità e di urgenza ne hanno determinato l'emanazione, ritengo che tali motivi siano alle nostre spalle, dal momento che l'anno scolastico è ormai iniziato, mentre la indeterminatezza delle graduatorie ha tenuto e continua a tenere in apprensione il mondo dei docenti.
La premessa al decreto si richiama alla straordinaria necessità ed urgenza di dettare disposizioni in materia di personale della scuola e per la piena attuazione dell'autonomia scolastica, al fine di assicurare la regolare funzionalità delle istituzioni scolastiche, anche in previsione del fatto che le operazioni per l'approvazione delle graduatorie permanenti e di quelle dei concorsi per titoli ed esami non sarebbero state tutte concluse entro i tempi dovuti. È questo un quadro di normalità, mi chiedo, signor Presidente, o piuttosto - e mi pare difficile contraddirlo - un'anomalia che questo decreto tardivo non può certo risanare, poiché altro doveva e poteva essere l'avvio regolare dell'anno scolastico, se soltanto i necessari adempimenti fossero stati espletati per tempo? Probabilmente non saremmo stati costretti ad un'insopportabile corsa contro i tempi e forse ci sarebbe stata la possibilità di un confronto serrato e proficuo tra le parti.
Non sfuggirà a nessuno, come ha già rilevato la collega Sestini, che questo è un provvedimento blindato, nel senso cioè che non vi è possibilità di confronto tra opposizione, maggioranza e Governo, anzi la maggioranza ed il Governo si sono rifiutati di aprirsi al confronto con le opposizioni negando di fatto, l'ho detto anche ieri in Commissione, uno degli aspetti più significativi della democrazia parlamentare. Ci troviamo qui a celebrare un rito un po' inutile, dal momento che la nostra presenza ed il nostro intervento sul provvedimento sono soltanto atti formali, perché è stato deciso che questo decreto non deve essere mutato di una virgola rispetto al testo licenziato dal Senato. In questa maniera sono evirate, se così mi posso esprimere, le competenze di uno dei due rami del Parlamento.
La maggioranza ed il Governo, dunque, con la solita arroganza sfoderata in altre occasioni in cui si è parlato di pubblica istruzione, si sono chiusi a riccio, si sono trincerati dietro una sorta di non possumus per cui ci troviamo a discutere di un decreto sostanzialmente senza avere la soddisfazione di un giudizio da parte delle controparti sulle nostre proposte. Non è questo un buon momento per la scuola italiana, e mi pare che tutta questa vicenda lo sottolinei.
Il disagio dei giorni scorsi da parte dei professori, come tutti ricorderanno, è sfociato in uno sciopero particolarmente significativo e abbastanza inedito per le nostre istituzioni scolastiche. Gli stessi professori chiedono un provvedimento più concreto e coerente proprio puntando il loro interesse su questo decreto-legge. Esigenza questa a cui cercano di andare incontro i nostri emendamenti, naturalmente, come ho avuto già modo di dire, Presidente, tutti respinti in Commissione, ma che tuttavia ripresenteremo in aula per contraddire ciò che la relatrice ha affermato in Commissione e cioè che il


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testo non deve subire modifiche. Mi pare che questa sia una motivazione né nobile né alta.
I nostri sono dunque degli emendamenti e non dei capricci; vorrei che il Governo ne fosse consapevole e, almeno da questo punto di vista, ci desse atto della correttezza della formulazione di questi nostri emendamenti, che tendono a migliorare il testo. Sono emendamenti dinanzi ai quali non si può dire, come è stato detto in Commissione, che l'opposizione non consente la conversione del decreto (abbiamo sentito dire anche questo nella piccola e ristretta discussione che si è tenuta in Commissione).
Il decreto purtroppo sarà convertito in legge e la materia verrà regolamentata assai male. Noi facciamo soltanto il nostro dovere nel rappresentare al Parlamento le deficienze in esso contenute e che a nostro avviso sono notevoli.
Nel rilevare che vi sarebbe stato bisogno per tempo di avviare un discorso organico sul personale scolastico, al fine di dare ad esso un'adeguata e complessiva sistemazione, non posso non notare come il decreto si presenti come un provvedimento eterogeneo - anche questo aspetto è stato più volte sottolineato - recando disposizioni diversificate quanto all'oggetto, sia pure naturalmente afferenti alla pubblica istruzione. È questo un primo dato che lascia perplessi se non addirittura sconcertati.
Siamo di fronte alla deprecabile moda della legislazione omnibus. Al di là del merito sottolineato dal collega Sestini, credo che dal punto di vista formale si approfitti di ogni occasione per mettere dentro un solo provvedimento tutto ciò che è possibile. Il che non ci piace e non è corretto; in questo modo aumenta la farraginosità delle leggi e la loro interpretazione si fa difficile. Del resto - mi consenta, Presidente, questa annotazione diciamo stilistica - è sufficiente leggere l'articolato per renderci conto di come alcuni passi, più che a disposizioni normative, somigliano a testi esoterici di difficile interpretazione.
Il decreto contiene poi impegni di spesa e quindi non potrebbe essere discusso, a nostro modesto avviso, nella sessione di bilancio, che di fatto è già in corso.
L'articolo 1, comma 6-bis e l'articolo 2, commi 2 e 2-bis sono al riguardo più che eloquenti: non è una trasgressione prossima all'arbitrio? Non dovremmo noi, come opposizione, farla notare? C'è qualcuno che si può risentire di questa nostra sottolineatura?
Anche in questo decreto, colleghi, l'abuso di deleghe ci sembra eccessivo ed anche questo mi sembra conforme con una moda che è andata consolidandosi in questi ultimi anni, soprattutto per quanto concerne la normativa attinenti alla pubblica istruzione.
Naturalmente potrei citarne più di una, ma la più sorprendente credo che sia contenuta al comma 3 dell'articolo 2 che rinvia - e stiamo parlando di un decreto-legge! - ad un'altra legge e con il presente decreto attribuisce al ministro della pubblica istruzione la facoltà di decretare ancora circa i parametri per la definizione della dotazione finanziaria ordinaria delle scuole, naturalmente sentito il parere delle Commissioni competenti. Il che sembra quasi una barzelletta, o se si vuole un rito formale, tanto per fingere un pallido ricordo di come si opera in regime di democrazia parlamentare.
Mi soffermerò ora sul merito del provvedimento, assai brevemente. Ci lascia perplessi, signor sottosegretario, il mantenimento in servizio, quale supplente, del personale che nelle vecchie graduatorie occupava posti inferiori. Si tratta di un'incongruenza che lascia spazio ad amare considerazioni sulle non entusiasmanti aspettative relativamente al valore di alcuni docenti; al riguardo, tralascio altre considerazioni che sono state svolte sia stamattina in quest'aula, sia ieri in Commissione.
Le scuole paritarie vengono discriminate ancora una volta e non si comprende per quale motivo il riferimento - come lei capirà, signor sottosegretario - sia al comma 6 dell'articolo 1.


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Siamo convinti, poi, che questo decreto-legge danneggerà i docenti che avevano presentato istanza di iscrizione in graduatorie permanenti in provincia diversa da quella in cui avevano prestato servizio nello scorso anno scolastico; anche questa si palesa come un'ingiustizia rispetto alla quale, a nostro modo di vedere, non vi sono scusanti.
Osservo anche - e non credo sia facile smentirlo - che le graduatorie permanenti previste dalla legge n. 124 del 1999, che sostanzialmente questo provvedimento riscrive in qualche parte, tanto che taluni hanno parlato di una «legge 124-bis», non sono state predisposte nei tempi dovuti sia perché non sono state trasmesse precise, chiare ed inequivocabili indicazioni per la loro formulazione, sia perché il Ministero non ha vigilato sull'espletamento dei concorsi, molti dei quali non ancora ultimati.
Il decreto-legge, prevedendo l'inserimento di nuovo personale nei concorsi riservati, sostanzialmente non fa altro che aggiungere precariato docente all'altro precariato già esistente e maggiorato dalla legge n. 124 del 1999. Inoltre, il decreto-legge dimentica curiosamente i docenti di strumento musicale degli ex istituti magistrali, i quali, seppure abilitati, non sono stati inseriti in alcuna graduatoria, né sono stati autorizzati a partecipare a concorsi riservati. Il decreto-legge, poi, non è equo nei confronti dei laureati che stanno frequentando corsi di istruzione superiore; mi pare che anche questo aspetto sia stato ribadito questa mattina dall'onorevole Sestini.
Per sanare tali incongruenze, che si palesano come vere e proprie ingiustizie, come gruppo di Alleanza nazionale abbiamo presentato emendamenti che la maggioranza e il Governo si accingono a respingere, come già hanno fatto in Commissione. Siamo convinti che, qualora venissero accolti, tali emendamenti migliorerebbero il testo che, invece, deve essere così com'è. Eppure, signor Presidente, si tratta di un decreto-legge - voglio sottolineare questo aspetto - non ideologico, che non ha contenuti di carattere culturale che, in qualche maniera, possano vederci sicuramente e fermamente attestati all'opposizione; si tratta, invece, di un decreto-legge estremamente tecnico rispetto al quale, non capisco per quale motivo, proposte estremamente tecniche non debbano essere accolte, qualora vadano nel senso del miglioramento del testo. Ricordo ai colleghi che, quando la maggioranza si è aperta alle opposizioni - parlo sulla base dell'esperienza (presidente Castellani, lei lo ricorderà) della nostra Commissione -, in questa legislatura sono stati approvati buoni provvedimenti, se si vuole provvedimenti bipartisan.
Ripeto, capirei un provvedimento ideologicamente blindato, ma certo non capisco perché un provvedimento di tipo tecnico induca ad un atteggiamento di rifiuto nei confronti delle opposizioni.
Per il complesso di tali motivi (politici e tecnici insieme), ribadiamo la nostra contrarietà su un decreto-legge omnibus, che contiene materia non strettamente legata al titolo. Tutto ciò che abbiamo chiesto non è stato minimamente preso in considerazione e, lo ripeto, non si trattava di richieste avanzate per partito preso, ma perché ci venivano sollecitate soprattutto dalle parti interessate, che sono naturalmente scontente del decreto-legge che la Camera si appresta a convertire.

PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.

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