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PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'unico ordine del giorno presentato (vedi l'allegato A - A.C. 7310 sezione 3).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Benedetti Valentini. Ne ha facoltà.
DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, nell'esprimere la mia posizione favorevole sull'ordine del giorno Tassone n. 9/7310/1 e rimettendo al collega Mantovano, a nome del gruppo di Alleanza nazionale, le valutazioni sul merito giuridico e sanzionatorio del decreto-legge da convertire, desidero richiamare la vostra attenzione su una richiesta che, sul tema, ci proviene dalle organizzazioni del mondo agricolo (proprietari, conduttori, imprenditori di aziende di vario tipo per conduzione ed ampiezza).
PRESIDENTE. Onorevole Gasparri, per piacere, sta parlando l'onorevole Benedetti Valentini.
DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Togliamoci dalla testa, cari colleghi, di poterci salvare la coscienza, relativamente alla tutela del nostro patrimonio boschivo e agroforestale, con grida con le quali aumentiamo le pene edittali nei minimi o nei massimi o con altre misure destinate a non variare, sostanzialmente, l'apparato sanzionatorio, approvando provvedimenti di facciata.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Copercini. Ne ha facoltà.
PIERLUIGI COPERCINI. Noi aderiamo e chiediamo di poter apporre la nostra
firma all'ordine del giorno Tassone ed altri n. 9/7310/1, condividendone completamente i contenuti.
PRESIDENTE. La ringrazio.
RAFFAELE CANANZI, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, vorrei proporre all'onorevole Tassone di sostituire l'espressione «sessanta giorni» con «centoventi giorni», per la fondamentale ragione che si tratta di una serie di elementi di valutazione la cui ricerca naturalmente richiede più tempo. Poi, considerato che si ha riguardo esclusivamente ai reati commessi in virtù della nuova disposizione, propongo di inserire la parola «periodicamente» dopo l'espressione «a fornire» in maniera che si sappia che, con una certa cadenza, vengono fornite queste indicazioni. Così corretto, il Governo ritiene di poterlo accogliere.
PRESIDENTE. Chiedo scusa se mi permetto di intervenire, ma si potrebbe utilizzare l'espressione «annualmente».
RAFFAELE CANANZI, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Sì, Presidente.
PRESIDENTE. Onorevole Tassone?
MARIO TASSONE. Non abbiamo obiezioni sui tempi, «centoventi giorni» vanno bene e credo che anche la parola «annualmente» vada bene e sia migliore di «periodicamente».
PRESIDENTE. Sta bene.
FORTUNATO ALOI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORTUNATO ALOI. Vorrei sottolineare l'importanza e la drammaticità della materia che attiene agli incendi boschivi, soprattutto con riferimento a certe realtà territoriali. Mi riferisco ovviamente alla Calabria, a questa terra che sta subendo, proprio da questo punto di vista, degli effetti disastrosi, se non devastanti, tant'è che anche in ordine agli ultimi fatti, purtroppo legati a momenti di criminalità (poiché è chiaro che buona parte degli incendi boschivi sono di natura dolosa o peggio), annuncio il mio voto favorevole sull'ordine del giorno Tassone n. 9/7310/1. Voglio anche ricordare, con riferimento all'integrazione che è stata proposta ed accolta dal collega Tassone, che il discorso relativo agli incendi boschivi investe tutta la politica del territorio e investe una politica tesa alla salvaguardia di tutte le realtà territoriali. Infatti, proprio a causa degli incendi boschivi, si determinano situazioni devastanti anche in pianura. Infatti è chiaro - e non ci stanchiamo di ripeterlo - che la pianura si difende difendendo la montagna, evitando da una parte folli disboscamenti e, dall'altra, non dando il giusto rilievo a fatti gravi, come quelli che attengono agli incendi boschivi.
PRESIDENTE. Onorevole Tassone, insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/7310/1?
MARIO TASSONE. No, Signor Presidente.
PRESIDENTE. È così esaurita la trattazione dell'unico ordine del giorno presentato.
Prego, onorevole Benedetti Valentini.
La proprietà agricola, come strumento aziendale della produzione nazionale, in un momento in cui l'intero mondo agricolo è in ribellione contro la negligenza pluricolpevole della classe politica e governativa relativamente alle esigenze ed alle difficoltà del mondo agricolo, protesta anche per l'incuria assoluta nella quale viene abbandonata la proprietà agroforestale, sulla quale si scaricano le tensioni e le assurdità della nostra società contemporanea. Pensate soltanto alla fauna selvatica, che ormai scorrazza indisturbata, provocando miliardi e miliardi di danni, sulla proprietà agroforestale; pensate al modo scriteriato e tutt'altro che garante della sopravvivenza dei valori ambientali e produttivi agroforestali con il quale si realizzano opere pubbliche, viarie, eccetera.
Pensate, inoltre, all'intrigo di opere pubbliche che portano ormai il pubblico a contatto con le proprietà fondiarie con l'opportunità, oramai moltiplicata, di provocare e propagare incendi sulle proprietà agroforestali. Tutto questo comporta un costo sociale e produttivo immane, rovinando spesso territori e provocando - specie in una nazione come l'Italia che è dotata di un bene limitato come il suolo; il quale è pertanto prezioso - danni irreversibili che gli agricoltori, già deboli dal punto di vista economico, sono chiamati a sopportare senza che nessuno li indennizzi.
Un'opera di prevenzione e di tutela della proprietà agroforestale, in maniera preventiva, con dei costi che debbono essere sopportati dalla comunità e dalla collettività (e non già dal singolo agricoltore), è pertanto assolutamente doverosa ed è immorale che fino ad oggi tutta questa politica non sia stata attuata.
Di questa rilevante responsabilità ho voluto farmi in questo momento portavoce proprio per evidenziare uno degli aspetti di più forte malessere che viene dagli agricoltori italiani che, proprio in questi giorni, sono scesi e stanno scendendo nelle piazze non trovando ascolto adeguato nella classe di Governo. Si tratta infatti di uno degli aspetti più delicati che si traducono in costi, in sofferenza, in pericoli per il nostro mondo agricolo!
Ho voluto dire questo, sia pure brevemente, per richiamare uno degli aspetti più delicati, rispetto al quale anche tanti sedicenti ambientalisti dimostrano invece una sensibilità assolutamente carente e di pura facciata.
A tutto questo dobbiamo porre rimedio e non credo proprio che ciò si potrà realizzare con misure di pura facciata come si fa con queste norme delle quali ci stiamo occupando (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale)!
Il decreto-legge al nostro esame rappresenta un'ipotesi minimale di soluzione di un problema nell'ipotesi - già percorsa in quest'aula e presso l'altro ramo del Parlamento - di una legge quadro che purtroppo, a nostro avviso, stenta a «prendere corso», proprio perché le idee tecniche ed organizzative non sono state definite. Tutto ciò è stato provocato, a mio avviso, soprattutto dal fatto che è mancata la volontà e il coraggio di farlo, come al solito!
Siamo d'accordo sulla configurazione di reato autonomo introdotta con l'articolo 423-bis, inserito nel Titolo I del codice penale. Possiamo essere d'accordo, pur ritenendo però che il semplice inasprimento delle pene non arriva ad indagare su quelle che sono le cause del fenomeno degli incendi boschivi. Colpire soltanto il piromane, soltanto l'individuo che, con questa attività deleteria, ha appiccato il fuoco perché è affetto da una patologia o da una sindrome di distruzione o perché è una persona comandata a farlo da qualcun altro, rappresenta, a mio avviso, un vizio di forma e un'ipotesi minimale. Bisognerebbe, invece, indagare se questi incendi facciano capo ad una speculazione edilizia; bisognerebbe indagare più a fondo se vengono appiccati per facilitare un'opera di lavoro da parte di operai e forestali, che sappiamo abbondano da tante parti.
In ogni caso, nonostante la creazione di nuovi parchi e di nuove aree protette, nel paese manca ancora - ancor di più da parte di chi lo gestisce: Governo e maggioranza - la consapevolezza dell'importanza della «frequentazione» dell'uomo del territorio e della cura da parte dei residenti che da millenni hanno tratto di che vivere dal bosco, curandolo e «ottimizzandolo» dal punto di vista produttivo, così come avviene in paesi che io reputo civili, ai quali ci siamo avvicinati con dei trattati internazionali senza comprenderne però completamente la civiltà e la cultura. Si pensi, ad esempio, alla Svizzera, dove vi sono delle vere e proprie «integrazioni» per coloro che gestiscono non solo il proprio bosco, ma anche quello appartenente alla collettività. Si pensi inoltre al fatto che in Finlandia si vive di boschi e di foreste, mentre noi li andiamo ad incendiare! Da noi, purtroppo, vi sono burocrati centralizzati in strutture, che non voglio definire con alcun aggettivo, che dettano norme di gestione quasi sempre in contrasto con quelle, chiamiamole naturali, di gestione dell'ambiente. Si pensi alla proliferazione selvaggia della selva di sottobosco o alle mancate canalizzazioni delle precipitazioni meteoriche che creano così un ambiente idoneo sia alla propagazione del fuoco nelle stagioni secche sia al dissesto idrogeologico nelle stagioni piovose per il famoso fenomeno della «carica delle argille» che è diffuso in tutto il territorio nazionale.
Di conseguenza, ripetendo che si tratta di un provvedimento che è un puro manifesto propagandistico, in quanto con le sole pene non si risolvono i problemi alla base che vengono completamente trascurati, aderisco e appongo la mia firma all'ordine del giorno Tassone n. 9/7310/1.
Qual è il parere del Governo sull'ordine del giorno presentato?
Certo, possono essere utili provvedimenti sul piano penale ed altre misure, ma si tratta soltanto di elementi; ciò che è più importante, unitamente a quelle misure, è un'azione relativa alla realtà idrogeologica e dei boschi, che sono alla base della difesa, prioritaria ed essenziale, del territorio.


