Allegato B
Seduta n. 784 del 5/10/2000

TESTO AGGIORNATO AL 15 FEBBRAIO 2001


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LAVORO E PREVIDENZA SOCIALE

Interpellanza:

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, per sapere - premesso che:
Telecom Italia è un'azienda in forte attivo che ha chiuso il bilancio del 1999


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con 5050 miliardi di utili netti; mentre nel primo trimestre del 2000 gli utili sono pari a 1162 miliardi;
il consiglio di amministrazione di Telecom Italia ha deciso di aumentare i dividendi agli azionisti;
il 28 marzo del 2000 è stato siglato un accordo tra Telecom Italia, Cgil-Cisl-Uil e lo stesso Ministro del lavoro che prevede la gestione di 13.500 lavoratori dichiarati in esubero da Telecom, con l'utilizzo di fondi pubblici attraverso:
a) la cassa integrazione per circa 800 lavoratori;
b) la mobilità per 5.300 lavoratori;
c) la restante parte degli esuberi dichiarati sarà soggetta a mobilità interaziendali, contratti di solidarietà, part-time e job-sharing e trasferimenti interregionali;
nell'ambito della mobilità vengono individuati i lavoratori prossimi alla pensione con criteri non trasparenti e non controllabili dai lavoratori interessati;
nell'ambito della cassa integrazione sono considerati criteri privilegiati la bassa scolarizzazione, i livelli inquadramentali più bassi e la maggiore anzianità di servizio. Colpendo i lavoratori più difficilmente collocabili nel mondo del lavoro creando così le condizioni per una vera e propria espulsione dei lavoratori del ciclo produttivo;
Telecom Italia prevede nei prossimi anni di aumentare i ricavi provenienti dai servizi dati-internet dal 9 per cento al 40 per cento;
Telecom Italia punta allo sviluppo di nuove tecnologie (Umts, Rete dati e Internet) che a detta degli esperti del settore offre grandi potenzialità occupazionali;
la sentenza n. 268 del 22 giugno 1994 della Corte costituzionale impedisce l'utilizzo della legge n. 223 del 1991 in caso di modifica della forza lavoro a costo inferiore come sta avvenendo in Telecom dove a fronte di circa 800 lavoratori in cassa integrazione e 5300 lavoratori in mobilità, sono previste 6200 assunzioni nel gruppo utilizzando tutti gli strumenti di flessibilità presenti sul mercato (apprendistato, interinale, partita Iva, eccetera) -:
se non ritenga necessario bloccare la richiesta di cassa integrazione per circa 800 lavoratori da parte di un'azienda che ha chiuso il bilancio del 1999 con oltre 5000 miliardi e che nel primo trimestre del 2000 ha avuto utili pari a 1162 miliardi di lire, anche tenendo conto della sentenza della Corte costituzionale n. 268 del 22 giugno 1994;
se non ritenga di dover intervenire per risolvere la questione degli esuberi Telecom attraverso la riqualificazione dei lavoratori interessati e la riduzione dell'orario di lavoro.
(2-02630)
«Giordano, Bertinotti, Boghetta, Cangemi, De Cesaris, Bonato, Lenti, Malentacchi, Mantovani, Nardini, Edo Rossi, Valpiana, Vendola».

Interrogazione a risposta orale:

LEONI e GIULIETTI. - Al Ministro del lavoro e della previdenza sociale. - Per sapere - premesso che:
è in atto, da qualche settimana, una agitazione sindacale dei lavoratori del quotidiano Il Messaggero. Dallo scorso mese di giugno si sono verificati già quattro scioperi originati, a detta del comitato di redazione, da un atteggiamento del direttore e dell'editore mirante a negare ai giornalisti il ruolo di interlocutori e a comprimere gli spazi di espressione delle opinioni individuali;
i rapporti sindacali al Messaggero sono regolati, oltre che dalle leggi e dal contratto di lavoro vigente, anche da un patto integrativo, stipulato fra proprietà e comitato di redazione nel 1974, che fissa la linea politica del giornale come «laica, democratica e antifascista» e stabilisce alcune


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garanzie aggiuntive rispetto al contratto, volte a tutelare l'autonomia professionale dei giornalisti;
il patto integrativo è stato recepito e riconfermato nel cosiddetto «accordo d'ingresso» sottoscritto nel 1996 dalla attuale proprietà;
la Federazione nazionale della stampa ha fatto dell'agitazione del Messaggero un caso nazionale, ponendolo al centro della sua battaglia per la difesa dell'autonomia professionale contro gli atri di arbitrio dei proprietari delle testate, per evitare la subordinazione di ogni altro valore agli interessi dei grandi centri di potere economico -:
quali valutazioni il Governo intenda fornire riguardo la delicata situazione interna Il Messaggero e quali iniziative intenda intraprendere affinché vengano rispettati gli accordi sindacali che regolano, ad oggi, i rapporti tra proprietà e organizzazione dei dipendenti, nel pieno rispetto dell'autonomia dei ruoli e di una corretta informazione.
(3-06375)

Interrogazioni a risposta in Commissione:

GASPERONI e DUCA. - Al Ministro del lavoro e della previdenza sociale. - Per sapere - premesso che:
il signor Mosca Pietro è titolare di una rendita Ipsema n. 13/82 a seguito di un infortunio sul lavoro subito il 28 agosto 1982 con n. 290/8;
l'inabilità pari al 35 per cento è stata riconosciuta con decreto del 22 aprile 1983;
la richiesta di revisione è del 1985 e rigettata nello stesso anno;
la domanda di riesame è del 1989 e rigettata con nota 29 giugno 1989;
il ricorso giudiziario per accertamento dell'aggravamento riguardante la percentuale della rendita è stato depositato nel luglio 1989;
la transazione sulla percentuale della rendita è avvenuta il 23 maggio 1990 con il riconoscimento dell'inabilità pari al 50 per cento;
è incontestabile che il termine prescrizionale decennale per l'esercizio dell'azione tesa ad ottenere l'indennizzo di cui al contratto collettivo, non versando spontaneamente, decorre da tale ultima data del 23 maggio 1990;
l'indennizzo va infatti calcolato con riferimento all'invalidità permanente conseguente all'infortunio;
nel caso specifico, i postumi definiti cui fare riferimento per il calcolo dell'indennità si sono accertati e «cristallizzati» solo allorquando è stata riconosciuta in via transattiva una invalidità pari al 50 per cento accertata contestualmente dalle parti;
precedentemente, pertanto, per determinare l'indennità contrattuale, mancava l'accertamento del nesso causale tra l'infortunio, l'aggravamento e la conseguente invalidità permanente non poteva intendersi integralmente manifestata ed anche la percentuale alla quale fare riferimento;
premesso che per calcolare la rendita, l'articolo 116 del testo unico legge n. 1124 del 1965 precisa che «è assunta quale retribuzione annua la retribuzione effettiva che è stata corrisposta all'infortunato sia in danaro sia in natura durante i 12 mesi trascorsi prima dell'infortunio»;
è incontestabile che per calcolare l'indennizzo in caso di invalidità permanente, non devono essere escluse indennità contrattuali che non abbiano carattere di compenso fisso e continuativo quali i compensi per lavoro straordinario, per riposi non fruiti a bordo, per diarie e simili, come affermato dal dir. c.le Ipsema, con lettera del 25 gennaio 2000 e 5 settembre 2000 -:
se non ritenga, come appare con tutta evidenza, che l'indennizzo venga ricalcolato, sia per la percentuale transata il 23 maggio 1990 pari al 50 per cento che per il valore della retribuzione effettiva come


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previsto dall'articolo 116 della legge n. 1124 del 1965, ciò anche per evitare che si determinino situazioni di disparità tra i lavoratori che hanno un rapporto diretto con l'Inail e i marittimi per i quali il rapporto è gestito dall'Ipsema.
(5-08306)

GASPERONI, DUCA, GIARDIELLO, BUFFO, MARIANI, GIACCO, GATTO, ABBONDANZIERI, CESETTI, BASTIANONI, GALDELLI e LENTI. - Al Ministro del lavoro e della previdenza sociale. - Per sapere - premesso che:
il giorno 2 ottobre 2000 lo scoppio di un incendio nell'azienda «Act» di S. Michele di Mondavio (Pesaro) ha causato la morte straziante del lavoratore Liberio Groppuso di 30 anni sposato con due figli;
il lavoratore Liberio Groppuso è morto, arso vivo, nella stiva di una barca in costruzione nel cantiere dell'azienda Act nel suo primo giorno di lavoro e con un rapporto di lavoro ancora da accertare;
sembra che fosse dipendente di un'altra azienda terzista che eseguiva singole fasi lavorative in varie aziende della cantieristica locale -:
i firmatari della presente interrogazione chiedono di essere messi a conoscenza di cosa si intenda fare per porre fine a questa ormai intollerabile, lunga e crescente, catena di vite umane perse sul lavoro;
di conoscere nello specifico le cause che hanno generato l'incendio che ha ucciso il lavoratore Liberio Groppuso;
se il sistema antincendio era funzionante e perché non è riuscito a impedire che l'incendio provocasse la conseguente tragedia;
perché l'impianto d'areazione era spento come è stato pubblicamente denunciato da La Repubblica del 4 ottobre;
se tutte le norme vigenti sulla sicurezza nei luoghi di lavoro erano rispettate;
che cosa intenda fare nei confronti dei responsabili di un tale orribile evento non appena le responsabilità siano state accertate;
cosa intenda fare per mettere sotto controllo forme di organizzazione del lavoro, spesso ai limiti della legalità, che permettono il supersfruttamento dei lavoratori e li espongono a enormi rischi della loro incolumità fisica;
se intenda infine promuovere, come sarebbe auspicabile, un'ampia e rapida indagine in tutte le aziende della cantieristica al fine di verificare il rispetto effettivo di tutte le norme vigenti sulla sicurezza;
se non ritenga urgente e indispensabile rafforzare gli apparati adibiti alla vigilanza per garantire ambienti di lavoro sicuri;
cosa intenda fare per inasprire la repressione verso i responsabili dei tanti infortuni sul lavoro.
(5-08311)