Allegato B
Seduta n. 784 del 5/10/2000


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INDUSTRIA, COMMERCIO E ARTIGIANATO

Interrogazione a risposta in Commissione:

RASI, CONTENTO, CUSCUNÀ, LANDI di CHIAVENNA, MANZONI, ZACCHEO, MAZZOCCHI, PAGLIUZZI, GRAMAZIO e PEZZOLI. - Al Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato, al Ministro del commercio con l'estero, al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
l'Italia conta una rete elettrica nazionale complessivamente di circa un milione dl chilometri dedicati alla distribuzione dell'energia, di cui è responsabile l'Enel;
l'Autorità per l'energia elettrica ed il gas con due successive delibere, la n. 128 del 1o settembre 1999 e la n. 202 del 28 dicembre 1999, fissava i parametri sui quali misurare i guasti e le interruzioni delle linee elettriche;
nel luglio scorso lo scrivente con una interrogazione, al quale non si è data ancora


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risposta, chiedeva di conoscere quali urgenti iniziative si intendevano adottare per garantire il rispetto degli impegni contrattuali firmati dall'Enel con imprese aggiudicatarie di regolari gare d'appalto, promosse dalla stessa Enel, per la manutenzione della rete elettrica nazionale;
la rete elettrica nazionale della distribuzione viene progressivamente trascurata dall'Enel che non solo non adempie più ai suddetti impegni contrattuali, ma sta continuando, anche in questi ultimi mesi, a ridurre il proprio personale specializzato nei servizi di intervento e manutenzione;
l'Enel non fornisce dal 1996 dati ufficiali sulle interruzioni nella rete di bassa tensione, quella - per intenderci - che dalle centraline arriva direttamente nelle case e nelle aziende;
nel 1991 tra gli addetti alla manutenzione sì verificò un solo incidente mortale mentre lo scorso anno i morti sono stati più di quaranta;
l'Enel non effettua più investimenti nella manutenzione e nell'ammodernamento della rete come ha anche rilevato il presidente dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas, professor Pippo Ranci, nell'intervista rilasciata al Corriere della Sera, il 4 ottobre 2000, pagina 5, laddove, a proposito degli investimenti fatti dall'Enel in settori diversi da quello elettrico, così sì è espresso: «Io credo che la diversificazione in altri settori sia anche l'effetto della poca concorrenza in campo elettrico. Se un impresa non ha immediati problemi dì competizione sul suo terreno è chiaro che non ha motivo per concentrare lì i propri investimenti e può dedicarsi più agevolmente alle diversificazioni. Tanto non c'è alcuno che possa attaccare la sua posizione dominante»;
secondo gli interroganti, le ditte che lavorano con l'Enel subiscono dall'ente elettrico nazionale un vero e proprio «abuso da posizione dominante». L'Enel, di fatto è oggi ancora monopolista del servizio elettrico italiano e in questa veste avvia gare d'appalto al massimo ribasso che sono le sole alle quali le società del settore possono partecipare, dall'altro perché se una di queste società apre un qualsiasi contenzioso con l'Enel essa non verrà più invitata a partecipare a successive gare d'appalto;
le 400 aziende del settore ancora in attività (erano oltre 750 appena quattro anni fa) se non vedranno riconosciuto il loro diritto a svolgere le attività previste dalle gare dell'Enel da esse vinte saranno costrette a licenziare migliaia di lavoratori e, cosa forse anche più grave, a lasciare la nostra rete elettrica, con un'età media in molti tratti superiore ai quarant'anni, in balia di se stessa;
quali urgenti provvedimenti si intendano dunque adottare al fine di:
a) far sì che l'Enel accetti di verificare se la sua rete elettrica di bassa tensione risponde ai parametri di efficienza e sicurezza fissati dall'Autority per l'energia elettrica ed il gas nelle due delibere dello scorso anno sopracitate;
b) far sì che l'Enel comprenda l'improrogabilità dì dare inizio al rapporto contrattuale che la lega alle aziende vincitrici delle gare d'appalto dello scorso anno per la manutenzione e il pronto intervento sulle linee elettriche;
c) rimuovere i vincoli di natura giuridica o legale che di fatto permettono all'Enel di sottoscrivere accordi potendo contare su un vero e proprio «abuso da posizione dominante» come sopra specificato;
d) promuovere una politica che consideri prioritaria la manutenzione della rete elettrica di alta, media e bassa tensione intesa come infrastruttura primaria per sostenere e sviluppare l'economia nazionale e l'armonioso sviluppo della vita sociale del Paese.
(5-08313)

Interrogazioni a risposta scritta:

TATARELLA e ANTONIO PEPE. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro


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dell'industria, del commercio e dell'artigianato, al Ministro del commercio con l'estero. - Per sapere - premesso che:
in data 12 gennaio 1999 con decreto 16555 del ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato venne concesso alla società Isoar srl, con sede legale in Napoli di realizzare, in territorio di Manfredonia, un deposito di stoccaggio ed imbottigliamento di GPL;
il decreto in questione fa riferimento ad un parere acquisito in senso favorevole, dalla regione Puglia ai sensi dell'articolo 4 del decreto del Presidente della Repubblica 18 aprile 1994, n. 420;
alla regione Puglia la richiesta di parere, formulata in data 16 dicembre 1998, risulta pervenuta in data 20 gennaio 1999 (protocollo 221), e quindi alla data di emanazione del decreto 12 gennaio 1999, non erano trascorsi i 120 giorni necessari previsti dal richiamato articolo 4 del decreto del Presidente della Repubblica 18 aprile 1994 n. 420 per poter considerare acquisito in senso favorevole il parere stesso;
detto decreto, tra l'altro privo della preventiva valutazione di impatto ambientale, necessario per individuare le conseguenze della realizzazione del gasdotto previsto in progetto e delle opere accessorie e gli evidenti e probabilissimi danni che la struttura potrebbe causare sull'ecosistema esistente, presenta non poche perplessità anche sulla fattibilità dell'opera;
la struttura si dovrebbe comporre di un gasdotto lungo 10 chilometri, di cui cinque in mare, e di 12 serbatoi per una capacità complessiva di 60.200 metri cubi, e per la sua realizzazione sarebbero necessari enormi spostamenti di terra;
l'impianto che a pieno regime occuperebbe non più di 40 persone, una volta ultimato, potrebbe considerarsi il più grande e pericoloso d'Italia, anche alla luce dei parametri di «rischio di incidente rilevante» introdotti dalla cosiddetta legge «Seveso» (n. 175 del 1988);
da fonti di stampa, si è appreso che anche il Ministro per i beni e le attività culturali ha espresso non poche perplessità sulla realizzazione del deposito, in quanto la costruzione comporterebbe scavi in siti di interesse culturale e archeologico, con evidente e irreversibile mutamento dei caratteri geomorfologici del territorio e del sottosuolo;
le stesse fonti hanno riferito anche che la regione Puglia, tramite il suo assessore all'ambiente, comunicherà nei prossimi giorni il suo no alla realizzazione dell'impianto da parte della Isoar -:
quali interventi urgenti intendano porre in essere per far fronte alla situazione sopra illustrata e se, al fine di tutelare la salvaguardia ambientale nella zona di Manfredonia, porta di ingresso del Parco Nazionale del Gargano, non ritengano di dover rivedere le decisioni prese, pur senza danno per la società Isoar.
(4-31802)

CENTO. - Al Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato. - Per sapere - premesso che:
le imprese sono tenute, ai sensi della legge del 26 febbraio 1982, n. 51 e successive modificazioni, al pagamento dell'esazione diritto annuale 2000;
ai sensi della legge 23 dicembre 1999, n. 488, articolo 17, tutte le imprese iscritte nella sezione ordinaria del Registro imprese sono tenute a comunicare l'ammontare del fatturato 1999 nell'apposito spazio previsto nell'allegato bollettino di Ccp;
ciò comporta al momento del pagamento, una violazione del diritto alla privacy senza alcune garanzie sulla riservatezza dei dati riportati -:
quali iniziative intenda intraprendere per evitare che tale violazione si ripeta per il pagamento dell'esazione diritto annuale dei prossimi anni.
(4-31808)