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risposta, chiedeva di conoscere quali urgenti iniziative si intendevano adottare per garantire il rispetto degli impegni contrattuali firmati dall'Enel con imprese aggiudicatarie di regolari gare d'appalto, promosse dalla stessa Enel, per la manutenzione della rete elettrica nazionale;
l'Italia conta una rete elettrica nazionale complessivamente di circa un milione dl chilometri dedicati alla distribuzione dell'energia, di cui è responsabile l'Enel;
l'Autorità per l'energia elettrica ed il gas con due successive delibere, la n. 128 del 1o settembre 1999 e la n. 202 del 28 dicembre 1999, fissava i parametri sui quali misurare i guasti e le interruzioni delle linee elettriche;
nel luglio scorso lo scrivente con una interrogazione, al quale non si è data ancora
la rete elettrica nazionale della distribuzione viene progressivamente trascurata dall'Enel che non solo non adempie più ai suddetti impegni contrattuali, ma sta continuando, anche in questi ultimi mesi, a ridurre il proprio personale specializzato nei servizi di intervento e manutenzione;
l'Enel non fornisce dal 1996 dati ufficiali sulle interruzioni nella rete di bassa tensione, quella - per intenderci - che dalle centraline arriva direttamente nelle case e nelle aziende;
nel 1991 tra gli addetti alla manutenzione sì verificò un solo incidente mortale mentre lo scorso anno i morti sono stati più di quaranta;
l'Enel non effettua più investimenti nella manutenzione e nell'ammodernamento della rete come ha anche rilevato il presidente dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas, professor Pippo Ranci, nell'intervista rilasciata al Corriere della Sera, il 4 ottobre 2000, pagina 5, laddove, a proposito degli investimenti fatti dall'Enel in settori diversi da quello elettrico, così sì è espresso: «Io credo che la diversificazione in altri settori sia anche l'effetto della poca concorrenza in campo elettrico. Se un impresa non ha immediati problemi dì competizione sul suo terreno è chiaro che non ha motivo per concentrare lì i propri investimenti e può dedicarsi più agevolmente alle diversificazioni. Tanto non c'è alcuno che possa attaccare la sua posizione dominante»;
secondo gli interroganti, le ditte che lavorano con l'Enel subiscono dall'ente elettrico nazionale un vero e proprio «abuso da posizione dominante». L'Enel, di fatto è oggi ancora monopolista del servizio elettrico italiano e in questa veste avvia gare d'appalto al massimo ribasso che sono le sole alle quali le società del settore possono partecipare, dall'altro perché se una di queste società apre un qualsiasi contenzioso con l'Enel essa non verrà più invitata a partecipare a successive gare d'appalto;
le 400 aziende del settore ancora in attività (erano oltre 750 appena quattro anni fa) se non vedranno riconosciuto il loro diritto a svolgere le attività previste dalle gare dell'Enel da esse vinte saranno costrette a licenziare migliaia di lavoratori e, cosa forse anche più grave, a lasciare la nostra rete elettrica, con un'età media in molti tratti superiore ai quarant'anni, in balia di se stessa;
quali urgenti provvedimenti si intendano dunque adottare al fine di:
a) far sì che l'Enel accetti di verificare se la sua rete elettrica di bassa tensione risponde ai parametri di efficienza e sicurezza fissati dall'Autority per l'energia elettrica ed il gas nelle due delibere dello scorso anno sopracitate;
b) far sì che l'Enel comprenda l'improrogabilità dì dare inizio al rapporto contrattuale che la lega alle aziende vincitrici delle gare d'appalto dello scorso anno per la manutenzione e il pronto intervento sulle linee elettriche;
c) rimuovere i vincoli di natura giuridica o legale che di fatto permettono all'Enel di sottoscrivere accordi potendo contare su un vero e proprio «abuso da posizione dominante» come sopra specificato;
d) promuovere una politica che consideri prioritaria la manutenzione della rete elettrica di alta, media e bassa tensione intesa come infrastruttura primaria per sostenere e sviluppare l'economia nazionale e l'armonioso sviluppo della vita sociale del Paese.
(5-08313)