Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 783 del 4/10/2000
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(Ripresa esame dell'articolo aggiuntivo 68.02 e subemendamenti - A.C. 7184)

PRESIDENTE. Riprendiamo l'esame dell'articolo aggiuntivo 68.02 della Commissione e dei restanti subemendamenti ad esso presentati, accantonati nella seduta di ieri (vedi l'allegato A - A.C. 7184 sezione 19).
Avverto che la Commissione bilancio ha espresso un nuovo parere sul subemendamento 0.68.02.87 della Commissione finanze.


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Avverto altresì che la Commissione finanze ha presentato l'ulteriore subemendamento 0.68.02.88, (vedi l'allegato A - A.C. 7184 sezione 19), che recepisce integralmente il parere della Commissione bilancio.
Nessuno chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.

FERDINANDO TARGETTI, Relatore. Signor Presidente, esprimo parere favorevole sui subemendamenti 0.68.02.85, 0.68.02.86, 0.68.02.87, 0.68.02.88 della Commissione e sull'articolo aggiuntivo 68.02, sempre della Commissione.

PRESIDENTE. Il Governo?

NATALE D'AMICO, Sottosegretario di Stato per le finanze. Il Governo concorda con il parere espresso dal relatore.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione del subemendamento 0.68.02.85 della Commissione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Possa. Ne ha facoltà.

GUIDO POSSA. Vorrei svolgere un intervento tecnico sulla comunicazione relativa al pronunciamento espresso questa mattina dalla Commissione bilancio sul subemendamento 0.68.02.87, che è avvenuto a maggioranza. In effetti, noi ci siamo opposti per motivi tecnici: la norma in questione estende ai parenti di coloro che sono morti (e che moriranno) nel secondo semestre del 2000 la possibilità di accedere ai benefici della nuova imposta di successione. L'impatto in termini di minore entrata per l'anno 2001 è di 611 (cifra ottenuta dividendo per due la minore entrata determinata da un intero anno della nuova successione, valutata pari a 1.223 miliardi).
Cosa ha detto il Governo per quanto riguarda la copertura di questa minore entrata? Si è riferito all'esistenza di una norma antielusiva contenuta nell'articolo aggiuntivo 68.02 della Commissione, che così recita: «Le disposizioni antielusive di cui all'articolo 37-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, si applicano, ad esclusione delle condizioni contenute nel comma 3 del medesimo articolo anche con riferimento all'imposta sulle successioni e donazioni». In sostanza, tale norma prevede un rafforzamento dell'azione di controllo anche sull'imposta di successione.
Tuttavia, signor Presidente, la relazione tecnica diceva altra cosa e cioè che il combinato disposto di questo rafforzamento dell'azione antielusiva con il fatto che la platea che in prospettiva poteva usufruire della migliore imposta di successione avrebbe avuto un atteggiamento diversamente disposto ad eludere, tale combinato disposto, dicevo, avrebbe prodotto una maggiore entrata.
Non è possibile che persone che sono già morte abbiano un comportamento antielusivo, poiché ora si stabilisce un rafforzamento delle norme antielusive.
In conclusione, non esiste, a mio avviso, la copertura di questo subemendamento (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Armani. Ne ha facoltà.

PIETRO ARMANI. Signor Presidente, anche noi in Commissione bilancio abbiamo espresso parere contrario su questo subemendamento per le ragioni che ha illustrato benissimo il collega Possa.
Vorrei aggiungere che la retroattività delle norme antielusive va contro lo statuto del contribuente, che è legge dello Stato. È vero che ciò serve per coprire un'agevolazione, sulla quale possiamo anche essere d'accordo, ma in realtà, se noi scorporiamo la norma antielusiva in quanto tale, essa determina un aggravamento della posizione del contribuente e, quindi, in realtà va contro lo statuto del contribuente.
Vorrei fare un'ultima considerazione: queste coperture che derivano da abbassamenti delle aliquote o della pressione fiscale o dalla riformulazione di alcune imposte - l'imposta di successione e in futuro


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l'IRPEF e così via - in modo più favorevole ai contribuenti, a fronte dei quali ci si attende un maggiore gettito, sostanzialmente vanno contro l'attuale formulazione delle leggi n. 468 e n. 362, le due leggi che governano la sessione di bilancio e, in particolare, la legge finanziaria.
Mi rendo conto che quelle due leggi sono state approvate in un'ottica completamente diversa da quella di oggi, perché si dovevano stringere tutte le maglie per controllare la spesa pubblica. Oggi la situazione è diversa e, quindi, dovremo affrontare il problema di modificare le leggi n. 468 e n. 362 per consentire, ad esempio, Presidente, di utilizzare l'avanzo primario, cosa che, in base all'articolo 81, comma 4, e a tutte le interpretazioni restrittive che ad esso sono state date dalle leggi n. 468 e n. 362, non è possibile fare.
Vi è, quindi, un problema di coperture che è affidato al buon cuore del Padreterno: se il Padreterno ci darà un ciclo economico favorevole, avremo grandi coperture in conseguenza di questi provvedimenti; se non ci sarà un ciclo economico favorevole e se i contribuenti continueranno ad eludere o ad evadere le imposte, nonostante l'abbassamento delle aliquote, evidentemente non avremo queste entrate, che in un certo senso sono puramente virtuali.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giancarlo Giorgetti. Ne ha facoltà.

GIANCARLO GIORGETTI. Signor Presidente, intervengo per motivare il parere che abbiamo espresso in Commissione bilancio sulla questione della copertura del subemendamento proposto dalla Commissione nella seduta di ieri, che effettivamente presentava problemi e doveva essere coperto.
Con riferimento alla copertura che è stata individuata ho osservato in Commissione che non mi pronunciavo sull'aspetto della quantificazione tecnica, anche perché tutti coloro che hanno avuto modo di lavorare su questo provvedimento sanno benissimo che la copertura indicata è assolutamente insufficiente. Tra l'altro, poiché si parla di imposta di successione, sappiamo tutti perfettamente che sarà l'erede di questo Governo a dover subire poi le conseguenze di un eventuale sforamento, che tutti sappiamo essere scontato. Siccome oggi il Governo è autorevolmente rappresentato e ieri io sono stato accusato di proporre modifiche di contenuto contrario allo statuto del contribuente, vorrei sapere - ho già sollevato questo tema in Commissione - l'opinione del Governo in merito alla retroattività della norma antielusione che procura gettito e quindi per i contribuenti conseguenze negative sotto il profilo monetario, in particolare se sia conciliabile con lo statuto del contribuente più volte citato. È doveroso che il Governo si pronunzi perché consentirà una valutazione di merito sull'emendamento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Becchetti, che ha due minuti a disposizione. Ne ha facoltà.

PAOLO BECCHETTI. Signor Presidente, io desideravo parlare sull'ordine dei lavori. Noi siamo passati al subemendamento 0.68.02.87 della Commissione...

PRESIDENTE. Onorevole Becchetti, siamo al subemendamento 0.68.02.85 della Commissione.

PAOLO BECCHETTI. Noi saremmo al subemendamento 0.68.02.85 ma la discussione sulla copertura finora ha riguardato il subemendamento 0.68.02.87 della Commissione. Capisco che ha già parlato il collega Possa e io desidero intervenire sulle stesse tematiche. Finora la discussione ha riguardato l'applicabilità del nuovo regime di tassazione delle successioni per quelle che, apertesi nel secondo semestre del 2000, fruiscono del nuovo trattamento previsto dalla nuova normativa.
Volevo tornare agli emendamenti precedenti e quindi questo mio intervento è sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. No, onorevole Becchetti, aveva due minuti e sta esaurendo il


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tempo. Intervenga sul subemendamento 0.68.02.85 della Commissione.

PAOLO BECCHETTI. Interverrò congiuntamente sui subemendamenti 0.68.02.85 e 0.68.02.87 della Commissione per esprimere soddisfazione per il fatto che la Commissione ed il Governo abbiano recepito le indicazioni di natura tecnico-legislativa che sono state poste; rivendico però agli interventi dei parlamentari del Polo la modifica derivante dal subemendamento 0.68.02.86 della Commissione che non è di mero coordinamento formale perché sana un gravissimo errore di formulazione che avrebbe portato alla tassazione dei trasferimenti a titolo gratuito delle aziende anche nella componente di avviamento, in caso di azienda il cui titolare è soggetto alla redazione dell'inventario obbligatorio con gli aggiornamenti. Il problema, è vero, è stato affrontato nel merito ma, sotto il profilo della copertura, la questione non è stata risolta perché, se con la precedente formulazione ci si richiamava ad una tassazione anche della parte di avviamento delle aziende trasferite a titolo gratuito, in caso di aziende tenute alla redazione obbligatoria dell'inventario, non ci si è posti il problema di una maggiore copertura. La verità è che questa parte del provvedimento, come tutto il resto, ricava copertura principalmente da quella norma antielusiva che è ridicola e che, anche sotto il profilo della tecnica legislativa, fa richiamo a fatti e non solamente ad atti e negozi giuridici.

AUGUSTO FANTOZZI, Presidente della V Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

AUGUSTO FANTOZZI, Presidente della V Commissione. Signor Presidente, vorrei riprendere le fila del discorso e rapidamente rassicurare l'Assemblea sui problemi sollevati relativamente alla copertura.
Questa mattina la Commissione bilancio, come richiesto a norma di regolamento dall'onorevole Giancarlo Giorgetti, si è riunita in seduta plenaria e ha riesaminato la copertura di questo subemendamento. La copertura totale dell'articolo aggiuntivo 68.02 della Commissione è contenuta al comma 12 ed è affidata, per una parte, al fondo speciale del Ministero del tesoro e, per l'altra, alle maggiori entrate previste dal presente articolo.
In relazione a tale copertura, la Commissione bilancio si è già espressa, ritenendola corretta per la particolare situazione evasiva dell'imposta di successione e per l'efficacia combinata di due condizioni (la clausola antielusiva e il maggior gettito previsto a seguito della forte riduzione delle aliquote). Sulla base della specificità dell'imposta di successione, si è ritenuto ragionevole un tipo di copertura che, invece, non è stato ritenuto adeguato in altri casi.
Con riferimento al subemendamento in esame, la Commissione bilancio si era già espressa favorevolmente, ritenendo implicitamente coperti da tale previsione anche i maggiori oneri (determinati nell'ordine di circa 500 miliardi) derivanti dal subemendamento stesso. Nella discussione di stamattina si è rilevata l'opportunità di precisare meglio che l'operatività delle due condizioni (clausola antielusiva e riduzione delle aliquote), che regge l'intero emendamento, dovesse essere tarata e ripetuta anche con riferimento allo specifico subemendamento in esame; pertanto, accogliendo una proposta del Governo, si è ritenuto di far decorrere dal 1o luglio 2000 la clausola antielusiva, di pari passo con l'anticipazione degli effetti della riduzione delle aliquote.
Con riferimento all'osservazione dell'onorevole Possa sull'eventuale violazione dello statuto del contribuente per effetto dell'anticipata entrata in vigore della norma antielusiva, si è già discusso in Commissione e mi sentirei di tranquillizzare l'Assemblea al riguardo: si tratta, come ben noto, di una norma tipicamente procedimentale. Il comma 7 dell'articolo aggiuntivo 68.02 della Commissione fa riferimento alle disposizioni dell'articolo


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37-bis del decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973, estendendole alle imposte di successione. Teoricamente, ci saremmo potuti fermare a questo punto e conferire maggiori poteri agli uffici. Ciò avrebbe significato che gli uffici, nell'esercitare i maggiori poteri, lo avrebbero fatto da subito e con riferimento a tutte le fattispecie non ancora prescritte. Pertanto, a cautela dei contribuenti, si è aggiunto che il conferimento di maggiori poteri si riferisce soltanto ai fatti avvenuti dal 1o gennaio 2001. Ebbene, anticipando tali maggiori effetti, abbiamo semplicemente riportato indietro la previsione di una norma che, comunque, sarebbe stata pacificamente retroattiva.
Onorevole Possa, desidero infine precisarle che la cautela contenuta nello statuto del contribuente è pacificamente riferibile a quelle che noi tributaristi chiamiamo «norme tributarie impositrici»: il divieto è quello di imporre nuovi tributi retroattivamente, non quello di determinare nuovi criteri di accertamento, ovvero nuove norme procedimentali che, in base alla comune dottrina, sono retroattive. Nel fare ciò non violiamo lo statuto del contribuente, ma ci limitiamo ad allineare un beneficio molto maggiore (l'entrata in vigore delle aliquote ridotte) con un criterio di accertamento più concreto, che consenta di realizzare il gettito richiesto per la copertura.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'subemendamento 0.68.02.85 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (
Vedi votazioni).
(Presenti 435
Votanti 420
Astenuti 15
Maggioranza 211
Hanno votato
sì 411
Hanno votato
no 9).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento 0.68.02.86 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 444
Votanti 443
Astenuti 1
Maggioranza 222
Hanno votato
sì 431
Hanno votato
no 12).

Passiamo alla votazione del subemendamento 0.68.02.88 della Commissione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vito. Ne ha facoltà.

ELIO VITO. Signor Presidente, innanzitutto voglio ringraziare il collega Fantozzi, presidente della V Commissione, che ha mostrato di avere una competenza specifica sul tema delle imposte di successione, anche se si tratta di polemiche di questi giorni. Ieri, il Comitato pareri della Commissione bilancio aveva ritenuto che il nuovo subemendamento della Commissione (quello in esame), che anticipa l'entrata in vigore della nuova disciplina fosse senza oneri. Oggi, invece, la Commissione bilancio (come ci ha autorevolmente confermato poco fa il presidente Fantozzi) ha ritenuto - come noi temevamo - che vi fosse un onere quantificabile in 612 miliardi, che poi vedremo come coprire (altrimenti, la Commissione bilancio non avrebbe posto condizioni e non sarebbe nato l'emendamento conseguente della Commissione finanze, del quale stiamo ora discutendo). Un maggiore onere, quindi, c'era - come era evidente - ed è stato rilevato grazie alla possibilità, che il regolamento consente, di dare un po' più di tempo alla Commissione bilancio ed agli uffici per verificare i costi degli emendamenti presentati. Ma ciò che è singolare è che la copertura che è stata indicata fa riferimento solo all'anticipo


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dell'entrata in vigore di una norma antielusiva, che, come lo stesso presidente Fantozzi riconosce, poteva anche non essere introdotta espressamente, perché comunque vi sono i nuovi poteri: ma allora, se poteva anche non essere introdotta espressamente, è evidente che l'ulteriore gettito di 612 miliardi è del tutto fasullo, cioè serve soltanto ad indicare una copertura che non c'è. Se, infatti, era inutile scriverlo nell'emendamento, perché comunque quell'ufficio non ha i poteri, è evidente che la copertura - della quale noi profondamente dubitiamo - non esiste, come tutti sappiamo.
Ciò che è ancora più grave è che anche ieri il ministro Visco ed altri autorevoli esponenti della maggioranza hanno dichiarato che la nostra impostazione di riduzione delle aliquote e delle tasse manderebbe allo sfascio i conti dello Stato. È evidente che questo argomento è falso e che chi lo sostiene è in malafede, perché lo fa tenendo conto dell'attuale andamento dell'economia e dell'attuale gettito complessivo delle imposte, mentre ora giustamente il presidente Fantozzi in relazione alla riduzione dell'imposta di successione afferma che la riduzione delle imposte produrrà un aumento di gettito: bene, così voi calcolate la copertura quando riducete le imposte, ma quando siamo noi a proporre tale riduzione ed affermiamo che produrrà un aumento di gettito, perché determinerà effetti virtuosi sull'economia, sulle aziende, che aumenteranno la produttività e quindi il reddito, voi dite che non è vero (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e della Lega nord Padania)!
Ecco, quindi, la vostra malafede, la vostra menzogna! Quando noi proponiamo - e la realizzeremo, se saremo al Governo - la riduzione delle imposte perché riteniamo che produrrà effetti virtuosi sull'economia italiana, perché libererà le aziende e le famiglie e farà sì che si produca maggiore reddito, maggiore ricchezza, in modo che le imposte, sia pure ridotte, ma applicate ad un maggiore reddito (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e Popolari e democratici-l'Ulivo), garantiranno comunque le entrate necessarie allo Stato, voi dite che non è vero e citate conti falsi. Quando, al contrario, producete voi una riduzione delle imposte, che non sono nemmeno coperte secondo la legge, ma facendo riferimento a norme antielusive che finora non hanno prodotto un bel nulla e che tutto ci porta a credere che non produrranno un bel nulla neanche domani (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e Popolari e democratici-l'Ulivo)...
Insomma, affermo che questo articolo è privo di copertura, come voi dicevate che era priva di copertura la proposta di legge Berlusconi volta a ridurre la tassa di successione. Con onestà, professor Fantozzi, bisogna dire che quella legge recava una norma di copertura più efficace, mentre la Commissione bilancio affermò che non era coperta! Oggi, poi, dite che questi 612 miliardi sono coperti con un anticipo della norma antielusiva, quindi...

PRESIDENTE. Dovrebbe concludere, onorevole Vito.

ELIO VITO. Concludo.
È qui che si dimostra come il centrosinistra utilizza, anche in questo caso, le istituzioni in malafede, perché afferma che una norma coperta non lo è, mentre dichiara che va bene una norma a cui chiaramente manca la copertura!

LUIGI OLIVIERI. Fanfaluche!

ELIO VITO. Allora - concludo -, noi la riduzione delle imposte la attueremo e questa produrrà un maggiore gettito per lo Stato, perché porterà ad un incremento del reddito, della ricchezza (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania - Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e Popolari e democratici-l'Ulivo), per cui non sarà necessario, onorevole Pennacchi, ricorrere a quei conti che lei fa in malafede, dicendo che bisogna tagliare tutta la sanità e tutto il pubblico impiego...


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PRESIDENTE. Onorevole Vito, deve concludere.

ELIO VITO. ...perché, come voi sostenete quando vi conviene, la riduzione delle imposte produrrà (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania - Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e Popolari e democratici-l'Ulivo)...

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Vito.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pennacchi. Ne ha facoltà.

LAURA MARIA PENNACCHI. Signor Presidente, vorrei dare all'onorevole Vito, per l'intemperanza che dimostra ed i termini che usa, il beneficio della scarsa conoscenza dei fondamentali dell'economia (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania - Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e Popolari e democratici-l'Ulivo)...

PRESIDENTE. Colleghi, le cortesie sono state scambiate da tutte le parti, quindi non c'è problema.

LAURA MARIA PENNACCHI. La manovra presentata dal Governo ha una copertura correttissima, perché si basa su incrementi di gettito che sono stati già realizzati grazie allo straordinario aumento dell'efficienza della pubblica amministrazione (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania) e agli effetti delle riforme fiscali volute dal centrosinistra e, in primo luogo, dal ministro Visco, a partire dagli anni 1996-1997. Tali incrementi sono già agli atti, non si tratta di previsioni, caro onorevole Vito. Del resto voi siete costretti ad ammetterlo quando affermate che lo Stato ha già incamerato 50 mila miliardi, ne restituisce 20 mila e «se ne frega» - parole testuali dell'onorevole Tremonti: non è una mia intemperanza verbale - altri 30 mila.
Vorrei tralasciare questo aspetto della questione, ma resta il fatto che è già agli atti questo straordinario incremento di gettito che consente l'operazione, che io giudico eccezionale, che consentirà alle famiglie italiane di godere di enormi benefici grazie alla restituzione di un cospicuo ammontare delle risorse fiscali.
L'onorevole Berlusconi afferma, come ha fatto al meeting di Rimini, di voler ridurre, nel giro di due anni, di 10 punti la pressione fiscale: ciò significa - è una questione di aritmetica - 217 mila miliardi di entrate in meno. Il governatore della Banca centrale europea Duisemberg ha già detto che le auspicabili riduzioni della pressione fiscale devono essere precedute da analoghi e corrispondenti tagli di spesa. Quindi, ammesso che la riduzione di pressione fiscale riesca a produrre un incremento di crescita da cui far scaturire la copertura, cosa che potrebbe accadere solo nel lungo periodo, voi dovreste, nell'immediato, trovare 217 mila miliardi di copertura (Commenti dei deputati di Alleanza nazionale). Forse il licenziamento di un milione di dipendenti pubblici (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo) consentirebbe un risparmio - uso un termine eufemistico - pari a 68 mila miliardi; la soppressione dell'intero servizio sanitario nazionale, compresi i suoi dipendenti, consentirebbe - continuando con gli eufemismi - un risparmio di 130 mila miliardi: sommando queste cifre non siamo ancora arrivati ai 217 mila miliardi di cui voi parlate. Dovreste quindi individuare altri settori in cui risparmiare.
Queste sono le cose sulle quali si deve discutere, senza abbandonarsi a polemiche che, anche dal punto di vista della correttezza delle espressioni usate, non hanno alcun fondamento (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, dei Popolari e democratici-l'Ulivo, dei Democratici-l'Ulivo e Comunista).


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ALESSANDRO CÈ. Sei una comunista!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Armani. Ne ha facoltà.

PIETRO ARMANI. Signor Presidente, l'onorevole Pennacchi ha detto che l'onorevole Vito non conosce le norme fondamentali dell'economia: io sono stato professore ordinario in materie economiche all'università La Sapienza di Roma (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo) e posso garantire che l'onorevole Vito conosce le norme fondamentali dell'economia.

PRESIDENTE. Veramente ci sarebbe voluto altro, onorevole Armani.

PIETRO ARMANI. Visto che l'onorevole Pennacchi ha voluto fare questa osservazione...

PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Armani. Onorevoli colleghi, vi prego di prendere posto... onorevole Boccia, onorevole Angelici, onorevole Duilio, presidente Soro, onorevole Mussolini...

PIETRO ARMANI. Visto che il presidente della Banca centrale europea afferma addirittura che le riduzioni di imposta o gli interventi che riducono le entrate dello Stato devono essere preceduti da adeguate coperture, vorrei farvi notare che voi vi state mettendo contro la Banca centrale europea, perché prima diminuite le imposte e poi aspettate che il Padreterno vi assicuri la copertura finanziaria. Mi riferisco all'articolo 101 del provvedimento al nostro esame che esamineremo a breve.

FABIO MUSSI. Armani, ma che dici?

PIETRO ARMANI. Il problema delle proposte della Casa delle libertà è proprio questo: più si riducono le imposte, più si recupera in termini di crescita del gettito.
Quanto ai conti fatti dall'onorevole Pennacchi, vorrei dire che questo Governo ha rallentato le privatizzazioni. In base ai calcoli fatti dalla Confindustria, dalle privatizzazioni possono derivare dai 150 ai 350 mila miliardi. Fra l'altro con il precedente dell'UMTS, che voi destinate in parte non alla riduzione del debito pubblico ma ad altri impieghi di carattere corrente, si potrebbero utilizzare questi soldi; ma anche non utilizzandoli, onorevole Pennacchi, mettere 300 mila miliardi in meno nell'attuale ammontare del debito pubblico, che resta di 2 milioni e 500 mila miliardi, nonostante il miglior rapporto tra debito e PIL, significherebbe ridurre le spese correnti per interessi. Riguardi dunque i suoi conti, che contesteremo in sede di esame della finanziaria, perché non hanno alcun fondamento (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Martino, al quale ricordo che ha due minuti di tempo. Ne ha facoltà.

ANTONIO MARTINO. Presidente, penso che ci vorrà meno di due minuti per svolgere il mio intervento.

PRESIDENTE. Onorevole Mussolini, la prego di prendere posto!

ANTONIO MARTINO. Molto rapidamente e con sincera considerazione del garbo e della competenza professionale dell'onorevole Pennacchi, vorrei ricordare alla collega che il detto latino qui numerare incipit, errare incipit, vale anche per il Governo!
Stamane, sul sito Internet del Tesoro ho visto la nota aggiuntiva. In 23 righe ci viene comunicato che, rispetto al DPEF di giugno, sono state improvvisamente scoperte entrate in eccesso rispetto alle previsioni secondo le quali, nel prossimo quadriennio, esse supererebbero i 140 mila miliardi.
Onestamente a me sembra che, date le circostanze, vi sia stata un'improvvisa folgorazione estiva, che ricorda il caso, che ho già menzionato in questa Camera, di Gaetano Donizetti il quale, mentre


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stava picchiando furiosamente la moglie (non se ne conosce il motivo), interruppe quella sua poco lodevole attività e recatosi al pianoforte compose «Tu che a Dio spiegasti l'ali, o bell'alma innamorata». Ebbene il Governo è stato folgorato in estate dall'idea che vi sono 140 mila miliardi di cui a giugno non conosceva l'esistenza; oppure era gravemente sottostimato il dato di giugno.
Ora se è vero che qui numerare incipit, errare incipit e il dato sbagliato era quello di giugno, per quale motivo dovremmo prendere per buono quello attuale? Siamo davvero certi che esistono in quattro anni 140 mila miliardi di nuove entrate che non erano stati previsti a giugno? Non è vero piuttosto il fatto che si è deciso, come ha ricordato implicitamente nel dibattito di ieri l'onorevole Pinza, che un Governo che si presenta alle elezioni come il Governo delle tasse corre il rischio di perderle ed è quindi meglio che cambi strategia e si presenti come il Governo della restituzione delle tasse anche quando queste non ci sono?
Ci è stato detto che queste entrate sono in esubero. Ma in esubero rispetto a cosa? Non certo rispetto alle spese perché queste ultime continuano ad essere superiori alle entrate. Dai maestri di scienza delle finanze ci è stato insegnato che, quando c'è un deficit, se vi sono delle entrate impreviste, queste devono essere destinate alla riduzione del disavanzo e del debito pubblico. Questo ci ha insegnato Luigi Einaudi, questo ci impone l'articolo 81 della Costituzione, questi ci impongono gli accordi europei di cui ci ricordiamo solo quando ci fa comodo (Prolungati applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale)!

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento 0.68.02.88 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (
Vedi votazioni).
(Presenti 437
Votanti 431
Astenuti 6
Maggioranza 216
Hanno votato
sì 418
Hanno votato
no 13).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento 0.68.02.87 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 461
Votanti 456
Astenuti 5
Maggioranza 229
Hanno votato
sì 443
Hanno votato
no 13).

Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo 68.02 della Commissione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zeller. Ne ha facoltà.

KARL ZELLER. Signor Presidente, desidero chiedere un chiarimento al rappresentante del Governo e al relatore in relazione al punto h) del comma 1, in quanto ho notato una discordanza con il testo che abbiamo votato in Commissione finanze circa due mesi fa, in occasione dell'esame del provvedimento sull'imposta di successione e donazione. Tale testo avrebbe dovuto essere recepito inserendo dopo le parole «le agevolazioni di cui al comma 4-bis si applicano anche in caso di donazioni» l'inciso «con riserva di donazioni con riserva di usufrutto». Per questo motivo vorrei sapere se i benefici di cui alla lettera h) continuino ad applicarsi anche in caso di donazioni con riserva di usufrutto.


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NATALE D'AMICO, Sottosegretario di Stato per le finanze. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

NATALE D'AMICO, Sottosegretario di Stato per le finanze. Per rispondere all'onorevole Zeller, ricordo che era stato accolto in Commissione un suo emendamento che estendeva le agevolazioni anche alle donazioni con riserva di usufrutto, prevedendo una serie di condizioni.
Il testo presentato dalla Commissione è più ampio perché tratta in generale delle donazioni che hanno per oggetto questo tipo di beni, tuttavia, ricomprende il contenuto dell'emendamento Zeller che fu a suo tempo approvato.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Teresio Delfino. Ne ha facoltà.

TERESIO DELFINO. Presidente, sull'imposta di successione si è svolto un approfondito confronto che, a nostro giudizio, ha portato ad un'importante riforma. Esprimiamo voto favorevole sull'articolo aggiuntivo 68.02 della Commissione perché riteniamo che si attui finalmente, signor ministro Visco, la logica di inserire nel nostro ordinamento fiscale la famiglia come un'entità che ha un valore fondamentale.
Il tributo si applicherà esclusivamente sulle quote ereditate, cioè sui beni che effettivamente arricchiscono il suo patrimonio; l'esenzione di 350 milioni introduce finalmente nel nostro ordinamento fiscale il riconoscimento del quoziente fiscale familiare sul quale noi più volte abbiamo richiamato l'attenzione del Parlamento e del Governo senza essere stati ascoltati.
Signor ministro, colgo l'occasione per evidenziare un altro vulnus inferto alla famiglia come entità fiscale, perché non si consente più la dichiarazione congiunta e neanche la compensazione tra debiti e crediti tra coniugi. La nuova logica dell'imposta di successione rappresenta certamente un avvio positivo di misure a favore della famiglia, ma come Casa delle libertà riteniamo che si possano ancora fare passi in avanti soprattutto per gli eredi in linea retta.
La norma al nostro esame, relativa sia alle famiglie sia alle imprese, rappresenta un incoraggiamento per una politica fiscale familiare alla quale noi intendiamo prestare oggi e domani, se titolari di altre responsabilità una grande attenzione...

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Delfino.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Possa. Ne ha facoltà.

GUIDO POSSA. Presidente, leggo la norma di copertura di questo emendamento della Commissione: Si prevede che tale norma antielusiva, ampliando notevolmente gli strumenti di accertamento dell'amministrazione finanziaria, porterà ad un incremento dell'attività di accertamento cui corrisponderà, quale azione preventiva, un'emersione spontanea di base imponibile in sede di dichiarazione di successione. Il comportamento dei contribuenti, oltre alla maggiore difficoltà di occultamento di base imponibile, sarà condizionato anche dalla notevole riduzione dell'aliquota d'imposta. Ciò per dimostrare che è assolutamente impensabile la copertura di questo secondo semestre dell'anno 2000.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Molgora. Ne ha facoltà.

DANIELE MOLGORA. Signor Presidente, la riduzione delle imposte di successione presenta ancora parecchi problemi da risolvere. Attraverso il lavoro svolto in seno al Comitato ristretto, rispetto al testo iniziale sono state accolte molte modifiche, alcune proposte da noi (ad esempio, la riduzione delle imposte ipotecarie-catastali, la riduzione della stessa imposta di successione). Ricordo che i deputati del gruppo della Lega nord Padania hanno presentato proposte di


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legge in materia addirittura dal 1996 e dal 1997, ossia dall'inizio della legislatura.
Si fa uno sforzo, quindi, che riteniamo però ancora insufficiente a difendere il valore della famiglia. Se volessimo veramente tutelare la famiglia nella sua integrità, dovremmo riconoscere l'iniquità di tale imposta e sopprimerla, almeno per quanto riguarda i passaggi diretti da padre a figlio; infatti, come ho avuto occasione di affermare ieri, i patrimoni che si trasferiscono a titolo di successione rappresentano un accumulo di redditi già tassati in vita. Con l'imposta di successione, quindi, i patrimoni sono soggetti ad una doppia tassazione. Se riconoscessimo il valore della famiglia come cellula fondamentale della società, la doppia tassazione non avrebbe ragione di esistere.
Sappiamo che con questo provvedimento si procede ad una prima riduzione che va nella direzione che abbiamo indicato da tempo; pertanto, annuncio il nostro voto favorevole sull'articolo aggiuntivo 68.02 della Commissione.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Leone. Ne ha facoltà.
Onorevole Leone, ha due minuti.

ANTONIO LEONE. Signor Presidente, intervengo non solo per dichiarare il voto favorevole sull'articolo aggiuntivo 68.02 della Commissione, ma anche per esprimere il più vivo ringraziamento alla maggioranza per avere finalmente appoggiato un'iniziativa legislativa di Forza Italia e del Polo. Non sfuggirà che quando, nell'ottobre 1999, fu portata all'attenzione dell'Assemblea una proposta di legge in materia di successioni a prima firma Berlusconi, che prevedeva la soppressione dell'imposta sulle successioni e sulle donazioni, si gridò allo scandalo e si parlò di una proposta demagogica e non, naturalmente, preelettorale, non ricordando che la proposta di stralcio di un provvedimento approvato in Commissione finanze due anni prima fu avanzata sempre dal Polo delle libertà; quella proposta fu messa nel cassetto perché il ministro Visco, qui presente, non aveva alcuna intenzione di procedere ad una riforma dell'imposta indicata.
Evidentemente, melius re perpensa; le spinte di Berlusconi e dell'intero Polo su questa imposta iniqua hanno indotto la maggioranza ad approvare una normativa che, però, innova la legislazione parzialmente. I deputati del gruppo di Forza Italia voteranno a favore di questo articolo aggiuntivo, ma si sappia che, nel momento in cui le argomentazioni utilizzate per contrastare questa iniziativa (mi riferisco all'uniformità con la normativa europea, al rapporto costi-benefici, eccetera) vengono annullate con il provvedimento in esame, l'iniziativa a suo tempo assunta da Forza Italia e dall'intero Polo proseguirà. Questo è il primo passo, vi ringraziamo, ma, ove ne avremo la possibilità, ci impegneremo per sopprimere questa imposta iniqua (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Antonio Pepe. Ne ha facoltà.

ANTONIO PEPE. Signor Presidente, i deputati del gruppo di Alleanza nazionale voteranno a favore dell'articolo aggiuntivo 68.02 della Commissione, pur ritenendo il testo insufficiente a risolvere i problemi connessi con l'applicazione delle imposte di successione e donazione. Voteremo a favore anche se avremmo preferito che da parte della maggioranza vi fosse stata maggiore attenzione verso i nostri emendamenti, che andavano nella direzione di favorire le imprese, le imprese familiari, la famiglia.
Voteremo a favore nonostante le forti perplessità che nutriamo sulla copertura.
Voteremo a favore nonostante la nostra contrarietà al comma 7 dell'articolo aggiuntivo 68.02 della Commissione, quello che interviene sul tema delle disposizioni antielusive.
Voteremo a favore, ricordando che oggi si parla di imposte di donazione e di successione grazie all'azione costante della Casa delle libertà. Ricordo, infatti, che i


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primi provvedimenti presentati in Commissione portavano la firma di esponenti della Casa delle libertà! Ricordo inoltre che l'anno scorso in quest'aula abbiamo parlato di imposte di successione e di donazione, prevedendo la loro eliminazione, grazie alla discussione di alcune proposte volute dalla Casa delle libertà!
Voteremo a favore anche se - come dicevamo ieri - abbiamo contestato il metodo con il quale siamo oggi arrivati a discutere delle imposte di successione e di donazione: si è trattato di un emendamento presentato mentre il testo della legge era già in aula e non presentato qualche mese fa in Commissione, così da consentire a tutte le Commissioni di merito di esaminare il testo e di intervenire.
Colleghi, il sistema fiscale italiano deve eliminare tutti i tributi anacronistici che danno più fastidio ai cittadini che soldi allo Stato! Questo era scritto nel programma elettorale dell'Ulivo; ma questo tributo oggi non lo andiamo ad eliminare nemmeno nelle ipotesi di successione in linea retta. Che la successione sia un'imposta anacronistica, la cui legittimità risulta incrinata dall'evoluzione economica e sociale del paese, è ormai riconosciuto da tutti i giuristi; e che la successione sia un'imposta povera, risulta dai dati: le entrate per questa imposta nel 1998 sono state di 1.700 miliardi, le quali sono state assorbite quasi per intero dalle spese necessarie a mantenere in vita l'imposta stessa.

PIETRO ARMANI. Bravo!

ANTONIO PEPE. E le spese per mantenere in vita le imposte, rimarranno con il testo che stiamo per votare!
Da qualche parte si è ironizzato dicendo che in Italia morirebbero solo le persone povere. La verità è che in Italia sono solo gli sprovveduti, che non sono riusciti a sistemare in vita fiscalmente il loro patrimonio, a pagare le imposte di successione e donazione! Del resto, si deve considerare che la composizione e la ripartizione della ricchezza sono cambiate negli ultimi anni ed assumono sempre maggiore rilievo i cespiti di origine finanziaria, che in larga parte sfuggono all'imposizione sulle successioni.
Sottolineo tra l'altro che questa delle successioni diventa di fatto un'imposta sugli immobili, rendendo conseguentemente iniqua la ripartizione del carico tributario!
Maggiore attenzione - dicevo all'inizio - avrebbe meritato la proposta di Alleanza nazionale, che era attenta ai problemi e alla tutela della famiglia: esentare le successioni in linea retta ovvero le successioni a favore della famiglia.
Vorrei che in coscienza ogni parlamentare chiedesse a se stesso se ritenga giusto pagare delle tasse in caso di donazione di un immobile a un proprio figlio; l'immobile, in quel caso, era della famiglia ed era stato acquistato con il sacrificio di tutti i componenti della stessa: l'immobile rimane nell'ambito della famiglia e noi riteniamo che in questo caso sarebbe stato giusto prevedere l'esenzione totale! I nostri emendamenti, che andavano in questa direzione, non sono stati però accolti dalla maggioranza e di ciò ci siamo dispiaciuti.
Con la successione, lo Stato interviene in un rapporto tra defunto ed eredi; un rapporto che meriterebbe la massima tutela, anche sotto il profilo patrimoniale. Lo Stato dovrebbe preservare la continuità del patrimonio formatosi all'interno del nucleo familiare e non intervenire chiedendo sacrifici economici; sacrifici che il testo che stiamo esaminando riduce, ma non elimina.
Voteremo a favore dell'articolo aggiuntivo 68.02 della Commissione, ricordando anche alcuni emendamenti che sono stati da noi presentati e che sono stati accolti.
Ieri si è parlato di imposte di trascrizione e catastale: grazie alla nostra azione e alle nostre richieste di ridurre o di prevedere la tassa fissa almeno nelle ipotesi in cui oggetto della successione sia la prima casa, oggi, nel testo in esame, è stata inserita una norma che va in questa direzione! Voglio ricordare che nel testo originario la quota esente di 350 milioni era prevista soltanto per le successioni. Ci è voluto un nostro intervento in Commissione


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- un intervento di tutti i componenti della Casa delle libertà - per estendere queste agevolazioni della quota esente di 350 milioni anche alle ipotesi delle donazioni; altrimenti, questo istituto sarebbe stato largamente penalizzato.
Esprimeremo un voto favorevole, quindi, anche se riteniamo che questo provvedimento sia ancora poco. Voteremo a favore impegnandoci, però, a tornare sul provvedimento tra qualche mese quando - come credo - la Casa delle libertà sarà al governo del paese; a tornare sul provvedimento per eliminare l'imposta o, almeno, per eliminarla nel caso di successioni in linea retta (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale, di Forza Italia, della Lega nord Padania, misto-CCD e misto-CDU - Congratulazioni).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Acquarone. Ne ha facoltà.

LORENZO ACQUARONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, è mia ferma convinzione, credo condivisa da larga parte della maggioranza che questa legge e questo articolo che stiamo per votare sia una delle norme più serie e più eque che il Parlamento ha votato in questa legislatura (Applausi dei deputati dei gruppi dei Popolari e democratici-l'Ulivo e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo - Una voce dai banchi dei deputati del gruppo dei Popolari e democratici-l'Ulivo: Bravo!).
Siamo persuasi che effettivamente noi oggi diamo una risposta ad una attesa larga non dei grandi ricchi - mi rivolgo a voi amici di Rifondazione - i quali si sono già tutelati con le società immobiliari, ma di chi ha risparmiato. Era una tassa dalla quale nessuno scappava perché, come ci insegnava San Francesco - è il suo giorno - da sorella morte nessun uomo può scappare. Sotto quest'angolo visuale era veramente una tassa che colpiva tutti. Quindi, ritengo che sia un momento di soddisfazione.
È veramente strano che gli amici di Forza Italia e di Alleanza nazionale, che hanno fatto tutto il possibile in questi giorni perché questa legge non passasse, adesso ci vengano a dire che la vogliono (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale)!

ANTONIO PEPE. ... per migliorare la legge!

LORENZO ACQUARONE. Vogliamo vedere le contraddizioni? Non c'è copertura finanziaria per una norma che mantiene una parte di aliquota fiscale e ci sarebbe stata copertura finanziaria con la demagogica esenzione fiscale? Ma ci rendiamo conto di questo (Applausi dei deputati del gruppo dei Popolari e democratici-l'Ulivo)?

ELIO VITO. C'era la copertura della nostra norma!

LORENZO ACQUARONE. Ci rendiamo conto a che punto di parossismo siamo arrivati?
Quindi, signor Presidente, anche alle persone più avvedute scappa una battuta rivelatrice. Scappò ieri all'onorevole Vito, quando disse che questo articolo aggiuntivo può rappresentare un grande argomento di propaganda per l'attuale maggioranza. Onorevole Vito, questo non lo so. So che siamo entrati qui come uomini di parte, lo rimaniamo, ma che tutti noi dovremmo fare gli interessi del paese.
È grave, a mio avviso, che si sia ricorso ad una serie di cavilli regolamentari, qualcuno fondato, qualcuno sul quale non sono voluto intervenire (avevo molti dubbi), affinché il provvedimento non arrivasse in votazione prima dell'apertura della sessione di bilancio, ancorché io sia convinto che anche in sessione di bilancio questo collegato avrebbe potuto essere votato (ma mi interessa molto poco).
Prospera omnes sibi vindicant (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Questa è difficile, però ...

LORENZO ACQUARONE. È Tacito. Le cose buone sono rivendicate da tutti.


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Sotto quest'angolo visuale potrei compiacermi che l'abbia fatto la maggioranza e, se potete scusarmi un momento, vorrei dire che da ligure posso compiacermi che a questo provvedimento abbiano dato un contributo così importante due amici liguri come gli onorevoli Marongiu e Repetto, ma lasciamo perdere.
Amici miei, noi oggi votiamo questo provvedimento non nella convinzione di aver prodotto uno strumento utile per la campagna elettorale di questo gruppo, ma di aver fatto gli interessi del paese (Applausi dei deputati dei gruppi dei Popolari e democratici-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, dei Democratici-l'Ulivo, misto-Rinnovamento italiano).

PRESIDENTE. Vi sono poi specifici motivi per il particolare impegno dei colleghi liguri, penso.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marongiu. Ne ha facoltà.

GIANNI MARONGIU. Signor Presidente, onorevoli colleghi, a volte viene da chiedersi se non sia errato essere sereni e equanimi.
Ieri, ho concluso il mio intervento di illustrazione di questo provvedimento e non ripeterò certo le cose che loro hanno avuto la pazienza di ascoltare ieri, riconoscendo che questo provvedimento era stato varato e discusso in Commissione anche grazie alla fattiva collaborazione dell'opposizione.
Il mio intervento nasce solo da questa constatazione, poiché questa mattina ho sentito un oratore affermare che il provvedimento al nostro esame non sarebbe stato varato se noi non avessimo subìto la pressione dell'opposizione, che quasi ce lo ha imposto. Mi è venuto in mente, allora, quel vecchio docente che diceva: non dare mai il dito perché ti prendono l'intera mano! Cerco sempre di essere sereno ed equanime, ma una cosa è riconoscere la fattiva collaborazione, altro è dire che noi avremmo subìto: subìto che cosa, colleghi? Nella finanziaria 1997 era prevista una delega per riformare l'imposta di successione...

ANTONIO PEPE. Non esercitata!

GIANNI MARONGIU. Ci fu chiesto di toglierla, e la delega fu tolta, ma quello è il primo gradino; i maniaci degli anglismi direbbero il primo step, perché se non si parla inglese non si è sufficientemente à la page! Allora, per essere à la page, ricordo che il primo gradino fu posto nella finanziaria 1997, quando chiedemmo la delega; e la delega la chiede il Governo al Parlamento, e quel Governo era sostenuto da questa maggioranza, la quale, quindi, chiese al Parlamento di avere la delega. Per tante ragioni, quella delega fu accantonata...

ANTONIO LEONE. Per tre anni!

GIANNI MARONGIU. Vi fu poi una successiva tappa, nella quale venne proposto un progetto di totale abolizione, ma noi, colleghi, ne presentammo altri e chiedemmo che fossero discussi assieme; ci si disse: no, assieme no, perché deve andare avanti il progetto della totale abolizione. Finalmente, signor Presidente, tornammo alla ragione (Commenti)...

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia!

GIANNI MARONGIU. Signor Presidente, mi stupisco che, di fronte a fatti di cronaca, si borbotti; si borbotta di fronte alla storia, non alla cronaca, perché la cronaca è qui (Applausi dei deputati dei gruppi misto-FLDR, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, dei Popolari e democratici-l'Ulivo, e dei Democratici-l'Ulivo)!
In Commissione, mi fu affidato il compito di redigere un testo unico delle diverse proposte e, in quella sede, tenni conto delle proposte che venivano anche dall'opposizione, tant'è vero che quando il mio testo (dico mio, perché l'ho scritto io) fu portato all'esame, tutti dissero: bene, in qualche misura ci riconosciamo in questo progetto di legge, che così prese l'avvio.


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Allora, signor Presidente, per concludere: collaborazione dell'opposizione sì, e tanta, ma che noi si sia subìto un progetto voluto dall'opposizione questo proprio no! Ed è perché lo abbiamo fortemente voluto che fortemente lo votiamo (Applausi dei deputati dei gruppi misto-FLDR, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, dei Popolari e democratici-l'Ulivo, dei Democratici-l'Ulivo, Comunista, misto-socialisti democratici italiani e misto-Rinnovamento italiano)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vito. Ne ha facoltà.

ELIO VITO. Signor Presidente, ringrazio il collega Marongiu, che ha fornito la giusta ricostruzione dell'iter di questo provvedimento e, quindi, ha anche risposto al Presidente Acquarone: quello che abbiamo sostenuto, colleghi, è che il testo di questo articolo è pari pari il testo unificato al quale era giunta la Commissione con il concorso di tutti i gruppi e partendo da proposte di legge presentate dall'opposizione, come quella del collega Antonio Pepe. Questa è la storia, Presidente Acquarone: giunge in aula un testo unificato della Commissione, al quale - anche il presidente Benvenuto potrà testimoniarlo - tutti hanno dato il loro contributo e sul quale la nostra iniziativa è stata d'importanza primaria.
Ciò non toglie che abbiamo dovuto contestare l'inserimento in aula di un'intera proposta di legge sotto forma di articolo aggiuntivo ed abbiamo dovuto contestare la copertura, dopo che le nostre coperture, ben più serie e profonde, erano state giudicate, in passato, inefficaci dalla Commissione bilancio. A proposito dell'interesse generale del paese, allora, Presidente Acquarone, cosa testimonia questa vicenda? Che noi sappiamo tenere presente tale vicenda e che votiamo coerentemente a favore di questo articolo, credendo nell'abolizione di una tassa odiosa e ingiusta, come quella sulle successioni, e nella riforma parziale, ma che va in quella direzione, cui si è giunti finora per nostro merito e, ha ragione il collega Leone, per nostro impulso. È indubbio, infatti - il presidente Benvenuto lo potrà confermare - che vi è stata un'accelerazione in Commissione e che vi è stata la conferenza stampa dei Democratici di sinistra dopo la presentazione della proposta di legge a prima firma Berlusconi sull'abolizione dell'imposta. Anche questo è un indubbio risultato! Abbiamo prodotto una proposta di legge per l'abolizione dell'imposta di successione che ha avuto anche il risultato di accelerare l'iter del testo al quale tutta la Commissione stava lavorando, tenendo presente l'interesse generale del paese.
E allora, con coerenza noi voteremo a favore, pur sottolineando i due gravi vulnus che sono stati prodotti: mi riferisco al fatto che il provvedimento è stato presentato in aula direttamente ed è caratterizzato da limiti di copertura. Ma è quell'interesse generale del paese, al quale voi non tenete conto, che vi ha portato, per pura ragione di demagogia, a votare contro la proposta di legge Berlusconi sull'abolizione della tassa di successione (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale). È evidente che, prodotto questo salto, il passo successivo all'abolizione dell'intera tassa è molto più piccolo: potrà compierlo il prossimo Parlamento con facilità...

GABRIELLA PISTONE. Non lo vogliamo! Lo fate voi!

ELIO VITO. ... perché il grosso è fatto! Il tabù ideologico della sinistra sui patrimoni cade grazie alla nostra battaglia, ora con il consenso di tutti (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale). Quel prossimo piccolo passo lo compiremo (e avete stabilito anche il precedente di queste coperture), ma esso avrà una portata inferiore in termini di copertura rispetto a ciò che è stato fatto con questa legge. Ecco perché con orgoglio diciamo che si è trattato di un successo della nostra iniziativa. Certo, il Governo è stato reticente; anzi, quando si è svolta la conferenza stampa dei


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Democratici di sinistra-l'Ulivo, il ministro Visco ha protestato contro i suoi commissari che erano andati più avanti per inseguire il Polo di quanto non fosse andato il Governo (e non è un caso che l'emendamento sia della Commissione).
Un grande passo in avanti viene fatto, ripeto. Per ragioni di giustizia, di equità e, se volete, anche per battere definitivamente questo principio ideologico della tassa di successione, noi ci ripromettiamo di compiere il successivo piccolo passo nella prossima legislatura. Se sarete coerenti, a quel punto dovrete anche voi votare a favore.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Agostini. Ne ha facoltà.

MAURO AGOSTINI. Presidente, capisco il disagio dell'opposizione, che appare evidentissimo da questi interventi. Però, non capisco bene se i colleghi vogliono ascriversi qualche merito per l'approvazione di questa norma o se invece vogliono continuare in una battaglia volta all'abolizione dell'imposta di successione.

VALENTINA APREA. Tutte e due le cose!

MAURO AGOSTINI. Comprendo il disagio, perché noi vi abbiamo battuti in Parlamento sulla proposta di abolizione dell'imposta di successione firmata dall'onorevole Berlusconi, poiché eravamo convinti, non per demagogia, ma facendo una ricognizione di ciò che già avviene in Europa, che quella proposta era demagogica, era sbagliata e ci avrebbe portati fuori dall'Europa.
Continuo, come ho già fatto ieri in quest'aula, a sollecitare a guardarci un po' intorno per vedere ciò che succede in Austria, in Spagna, in Germania (Commenti dei deputati del gruppo della Lega nord Padania), dove si è proceduto alla riforma dell'imposta di successione e non alla sua abolizione.
E allora, con molta serenità e con molta pacatezza vorrei ricordare che la riforma che abbiamo prodotto nel collegato fiscale è una riforma moderna, efficace ed equa, perché affronta due problemi fondamentali che anche qui sono stati evidenziati. Innanzitutto, pone fine ad una imposta, quella vecchia sulle successioni, che era iniqua, perché veniva pagata soltanto dai poveri cristi e dalla povera gente e non dai grandi proprietari o da coloro che erano titolari di ricchezza mobiliare. In secondo luogo, con l'esclusione dalla base imponibile dell'avviamento, noi andiamo a compiere una moderna riforma anche della successione di impresa, dando un contributo significativo alla modernizzazione del nostro paese.
Allora, noi non ci offenderemo, cari colleghi dell'opposizione, se voi, rivendicando i vostri meriti, vorrete sostenere, come avete detto, questo articolo ed anche se vorrete sostenere, per coerenza, tutto il provvedimento.
Vi invitiamo però - in questo caso mi riferisco soprattutto all'intervento dell'onorevole Leone - ad essere coerenti: o ragionate guardando agli interessi dell'Italia inserita nell'Europa oppure, se volete abolire l'imposta di successione, non ragionate come coloro che vogliono guidare un paese forte e moderno, che si è dotato di un apparato fiscale finalmente equo, giusto e moderno, ma ragionate in base alla logica di chi vuole un'Italietta, in cui bisognerebbe abolire tutte le tasse, tagliando le spese, come ha detto prima l'onorevole Pennacchi, anche quelle fondamentali, e pensando di fare dell'Italia, come vi abbiamo già detto un'altra volta, un paradiso fiscale e non un moderno paese industriale forte e con un apparato fiscale adeguato e giusto.
Ebbene, se voi imboccherete questa strada, noi vi combatteremo, perché sentiamo che dietro non vi è l'interesse del paese, ma, come vi abbiamo detto in altre occasioni, vi è semplicemente profumo di offshore e a noi il profumo di offshore non interessa (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, dei Popolari e democratici-l'Ulivo e misto-Rinnovamento italiano).


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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bonato. Ne ha facoltà.

FRANCESCO BONATO. Signor Presidente, noi invece siamo ancora fortemente convinti che questo articolo aggiuntivo proposto dalla Commissione non sia positivo e, quindi, voteremo contro.
Al di là delle affermazioni fatte in quest'aula, mi pare sia indubitabile che questa riduzione di imposta favorisca i possessori di patrimoni. Mi pare indubitabile che la distribuzione dei patrimoni del nostro paese avvenga in maniera sproporzionata e favorisca le fasce più alte di reddito. Mi pare indubitabile, quindi, che questa riduzione di imposta favorisca i ceti più ricchi a dispetto di quelli più poveri. Credo che pochi metalmeccanici con un reddito di un milione e mezzo godranno della possibilità di riduzione delle imposte, mentre, al contrario, i grandi possessori di patrimoni, immobiliari e non, potranno usufruire di tale riduzione.
L'argomentazione che si usa in quest'aula è che questa imposizione dà allo Stato 1.600 miliardi; siccome la capacità di spesa - ho ascoltato le argomentazioni dell'onorevole Antonio Pepe - è pari a questa cifra, è evidente che il beneficio per lo Stato è pressoché nullo.
Ma io mi chiedo e vi chiedo: che cosa impediva di attuare una riforma dell'imposta sulle successioni, che esiste in tutta Europa, che fosse al passo con la modernizzazione dell'economia? Che cosa impediva di introdurre in questa normativa un provvedimento che andasse nella direzione di colpire la cointestazione dei conti bancari, la presenza delle rendite finanziarie, cioè di colpire effettivamente il patrimonio che si trasferisce all'erede o al presunto tale.
È evidente che con questo tipo di provvedimenti si sceglie una politica fiscale che è l'esatto contrario di una politica di equità fiscale, che non è, onorevole Vito, un tabù della sinistra: l'imposta patrimoniale esiste in tutti i paesi liberalborghesi ed essa consente un maggior equilibrio ed una maggiore elasticità nella capacità dello Stato di colpire con l'imposizione la ricchezza presente nel paese.
Infatti, là dove - è il caso dell'Italia - esiste una fonte di reddito non tassabile, costituita dall'evasione fiscale, pari ad oltre 250 mila miliardi, è evidente che il consolidamento in ricchezza di tale reddito trovava in questo tipo di imposizione un momento in cui essere colpito. Che poi le aziende, in base alla normativa attuale, abbiano la capacità di sfuggire a questo tipo di imposte, attraverso meccanismi che un giornale molto diffuso nel nostro paese indica settimanalmente, non significa che non vi sia la possibilità per il legislatore di introdurre norme che colpiscano tale forma di elusione.
Allora non ci si deve arrendere di fronte all'elusione fiscale ma occorre colpire le grandi ricchezze in modo equo. Essendo questo un modo di procedere tipico di legislazione fiscale alla Robin Hood alla rovescia, che toglie ai poveri per dare ai ricchi, non voteremo contro (Applausi dei deputati del gruppo misto-Rifondazione comunista-progressisti).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Martino, che ha due minuti. Ne ha facoltà.

ANTONIO MARTINO. Signor Presidente, mi scusi se approfitto della cortesia sua e di quella delle colleghe e dei colleghi per fare una brevissima considerazione. Vorrei permettermi di ricordare all'onorevole Agostini che, data l'esiguità della posta in gioco, peraltro ampiamente ricordata da molti colleghi, mi sembra leggermente eccessivo affermare che l'abolizione ci avrebbe portato fuori dall'Europa. È una considerazione di carattere generale quella che io vorrei fare su cui sono certo si troverebbe d'accordo anche l'onorevole Bonato. A me sembra che stiamo assistendo ad una mutazione genetica davvero epocale nella struttura del Parlamento: in Parlamento una volta c'era una parte politica - la sinistra - che chiedeva il cambiamento anche radicale e profondo della struttura della società e ad essa si contrapponeva un


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centro moderato che aveva scelto per sé il ruolo, per usare una frase famosa, «di freno al veicolo del progresso»; tentava cioè di rallentare, diluire e ritardare cambiamenti che reputava non desiderabili. Le parti oggi si sono invertite: noi abbiamo in Parlamento una parte politica - il centrodestra - che chiede un cambiamento radicale e la sinistra che ha attribuito a sé il compito di fare quello che chiediamo noi, ma in misura minore. Riflettete su questo, colleghi (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pistone. Ne ha facoltà.

GABRIELLA PISTONE. Annuncio il voto favorevole del gruppo comunista su questo emendamento. È molto facile fare demagogia e liquidare i provvedimenti definendoli incapaci di rendere giustizia.
Personalmente nutro seri dubbi sull'attuale tassa di successione: leggendo alcuni dati capisco che la tassa di successione rende allo Stato circa 1.800 miliardi e che, se sono pochi i poveri a pagarla, ancor meno sono i ricchi, per cui chi in maggior misura paga questa tassa è una larga fascia di ceto medio-basso, chiamiamolo così, altrimenti non si spiega un gettito così poco elevato.
Ecco perché ritengo che quella cui stiamo procedendo sia una riforma necessaria sotto il profilo dell'equità e non del privilegio e per colpire - aggiungo - quei ricchi che fino ad oggi hanno semplicemente aggirato l'ostacolo. È noto infatti che i ricchi, proprio grazie alle loro possibilità economiche, sono sempre riusciti ad aggirare i meccanismi legislativi attraverso sistemi elusivi, per esempio trasferendo i capitali, rompendo assi ereditari i mille rivoli e così via, facendo costruire da abilissimi professionisti marchingegni elusivi che li hanno aiutati. La verità va detta, ma ciò non significa che si risolva il problema; il problema si risolve non colpendo in assoluto i grandi patrimoni - obiettivo che noi non abbiamo - ma colpendo quei patrimoni che si avvalgono dell'evasione in altra maniera. Ciò sarà possibile attraverso l'approvazione dell'articolo 1 e attraverso un controllo che va esercitato sulle grandi imprese.
Mi dispiace che l'onorevole Contento (che l'altro giorno ha tentato di darci una bella lezione sugli aiuti che questo Governo darebbe alla grande impresa), ieri abbia votato per abolire l'articolo 72, che disponeva proprio controlli sulle imprese con capitali al di sopra dei 50 miliardi. A volte si fanno errori di valutazione, ma mi chiedo come si possano sostenere due cose e, contemporaneamente, gridare allo scandalo e votare contro i controlli.
Signor Presidente, quando si parla di successioni e di redditi delle fasce medio basse, si parla della stragrande maggioranza dei cittadini italiani i quali, sostanzialmente, goderanno di una franchigia di 350 milioni in linea retta a componente familiare e, pertanto, di una esenzione in condizioni - diciamo così - di non ricchezza. Invece, i redditi ed i capitali elevati saranno colpiti e dovranno pagare il giusto; in tal modo, certamente, gli introiti arriveranno nelle casse dello Stato. Inoltre, questa operazione, oltre ad essere equa dal punto di vista sociale (in quanto si rivolge soprattutto a determinate categorie di cittadini), ha il merito di creare chiarezza e certezza per il contribuente in merito agli adempimenti fiscali. Infatti, molto spesso, le operazioni elusive tendono a nascondere patrimoni esistenti...

PRESIDENTE. Onorevole Pistone, deve concludere.

GABRIELLA PISTONE. ... e a renderli occulti al fisco. Per questa ulteriore importante valenza, siamo e saremo sempre contrari all'eliminazione dell'imposta di successione, perché ciò sarebbe iniquo, ingiusto e profondamente demagogico, da parte della destra. Pertanto, non voteremo mai a favore della sua abolizione, qualunque fine dovesse fare questo Parlamento.

PRESIDENTE. Onorevole Pistone, deve concludere.


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GABRIELLA PISTONE. Probabilmente, nella prossima legislatura non sarò presente, ma mi auguro che vi saranno colleghi che siano in grado di fare tale battaglia. Non è un fatto demagogico, ma una forte convinzione: le tasse vanno pagate secondo le proprie disponibilità. Quindi, non è un problema di demagogia, ma...

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Pistone.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Contento, al quale ricordo che ha 2 minuti di tempo a disposizione.

MANLIO CONTENTO. Signor Presidente, preannuncio il voto convinto a favore della riforma dell'imposta di successione perché ritengo che il nostro paese ne abbia bisogno, anche se con le remore che abbiamo espresso in più occasioni.
Vorrei cogliere l'occasione per chiedere al ministro del tesoro, visto che qui si fa un gran parlare del maggior gettito relativo al successo delle operazioni fiscali realizzate con il nuovo sistema introdotto dall'ex ministro delle finanze, se i colleghi della sinistra sappiano spiegarmi come mai, nelle note di aggiornamento al DPEF presentate nei giorni scorsi, vi sia una differenza - in termini di maggiori entrate - di oltre 12 mila miliardi in sole 48 ore.
Infatti, per chi non lo sapesse, nella nota di aggiornamento presentata al 30 settembre scorso, sono stati introdotti certi dati, ma in quella corretta e pervenuta alla Camera dei deputati il 2 ottobre scorso, le maggiori entrate sono aumentate di oltre 12 mila miliardi. Allora, vi saranno pure maggiori entrate, ma a barare sui conti siete voi e non il centrodestra, perché avete necessità elettorali (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale)!

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 68.02 della Commissione, nel testo subemendato, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (
Vedi votazioni).
(Presenti 435
Votanti 434
Astenuti 1
Maggioranza 218
Hanno votato
sì 422
Hanno votato
no 12).

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