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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di un'informativa urgente del Governo sugli episodi di violenza avvenuti a Venezia a conclusione della manifestazione della Lega Nord.
minuti, nonché un rappresentante per ciascuna delle componenti del gruppo misto.
MASSIMO BRUTTI, Sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, onorevoli deputati, a Venezia, nella serata di domenica 17 settembre, in occasione della manifestazione del devolution day, organizzata dalla Lega nord, risultano essersi verificati vari episodi, in punti diversi della città, accaduti quasi contemporaneamente, in relazione ai quali i militanti della Lega hanno dichiarato alle forze di polizia accorse sul luogo di essere stati oggetto di aggressioni o intimidazioni.
MASSIMO BRUTTI, Sottosegretario di Stato per l'interno. Il primo episodio di qualche rilievo - perché una persona si è fatta medicare - si è verificato intorno alle 16,30 in via dell'Arsenale. Qui, una pattuglia del reparto mobile di Bologna è stata avvicinata da un passante che segnalava un episodio di violenza. Giunti sul posto, gli agenti individuavano una persona, Alberto Spadaro, militante della Lega nord, il quale riferiva di essere stato aggredito poco prima da tre giovani che lo avevano insultato e percosso, facendolo cadere e provocandogli escoriazioni. Le persone che avevano colpito lo Spadaro sono state individuate dalla polizia (si tratta di tre persone). Per questo episodio lo Spadaro ha sporto denuncia per i reati ravvisabili il giorno successivo presso la questura di Bologna cui ha presentato un referto contenente una diagnosi che certificava contusioni multiple ed una prognosi di quattro giorni.
aggressori sarebbero stati messi in fuga da un gondoliere presente sul posto e intervenuto in aiuto dei militanti leghisti. Neppure in ordine a tale episodio risultano sporte denuncie o querele.
e di controllo ha nel complesso funzionato bene. Tutte le manifestazioni in programma si sono svolte tranquillamente, senza determinare particolari situazioni di tensione, ad eccezione di due episodi di violenza che hanno provocato una prognosi di quattro giorni ed una di dieci giorni per le quali esprimo rammarico. Le forze dell'ordine sono comunque intervenute tempestivamente in entrambi i casi che ho citato e in uno dei due hanno potuto individuare i responsabili dell'attacco contro il militante leghista. L'ordinato esercizio del diritto di manifestazione del pensiero e di promuovere pubbliche iniziative, in questo caso da parte dei militanti leghisti convenuti a Venezia, è stato garantito com'era preciso dovere del Governo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Dozzo. Ne ha facoltà.
GIANPAOLO DOZZO. Signor Presidente, signor sottosegretario, abbiamo sollevato il problema degli episodi di violenza che si sono verificati domenica 17 settembre, come lei ha ricordato, perché - guarda caso - da parte della stampa vi è stato un silenzio totale, come se i pestaggi - di questo si è trattato - nei confronti dei nostri militanti fossero dovuti. Non ho sentito, signor sottosegretario, da nessuna parte levarsi un coro d'indignazione, come è successo giustamente per altri episodi di violenza che si sono verificati in questo paese. Allora, mi chiedo se non vi siano due pesi e due misure, se non vi siano cittadini di serie A e di serie B. Questi cittadini solamente per aver manifestato un loro pensiero politico, perché portano una camicia verde e delle bandiere sono stati così pesantemente malmenati da sedicenti ultras. Signor sottosegretario, lei ha parlato di prevenzione e controllo ed io, militante della Lega da diciotto anni, le dico che nelle nostre manifestazioni non si è mai verificato da parte nostra un episodio di violenza, non abbiamo mai alzato un dito contro chiunque.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Peruzza. Ne ha facoltà.
PAOLO PERUZZA. La ricostruzione del sottosegretario Brutti è non solo convincente, ma risponde anche alla sensibilità ed a quanto avverte il popolo veneziano, perché quando si verifica anche il minimo atto di violenza, nell'arco di qualche mezz'ora tutta la città lo viene a sapere.
mi sembra però che nelle considerazioni del sottosegretario Brutti questa avvertenza vi sia stata - ad impedire che gli ultras sportivi si trovino in contatto con altre manifestazioni. Questo non significa non essere chiari nel condannare queste vicende, ma altra cosa è paragonare alcune violenze come quelle che si sono verificate a Verona, che nascondono un retroterra ideologico, politico e culturale ben preciso, ed alcuni episodi isolati, gravissimi ma riconducibili a singoli individui e per questo non assimilabili, benché condannabili.
GIANPAOLO DOZZO. Ma siamo quattro gatti!
PAOLO PERUZZA. Quando si svolge il comizio dell'onorevole Bossi i ristoranti e le osterie veneziani sono strapieni.
GIANPAOLO DOZZO. Ma siamo quattro gatti!
PAOLO PERUZZA. No, siete in molti, l'avete detto voi! Non do retta ai bollettini della prefettura, ma a quelli dei ristoratori, che sono molto soddisfatti. Vi è un meccanismo di tolleranza, ma vorrei che capiste - e dovreste capire perché siete al minimo storico nella città di Venezia - che tale città...
GIANPAOLO DOZZO. Cosa c'entra questo coi pestaggi?
PAOLO PERUZZA. C'entra, c'entra (Commenti del deputato Frau).
PRESIDENTE. Siamo in pochi, evitiamo i colloqui onorevole Frau.
PAOLO PERUZZA. Dicevo che Venezia è una città tollerante, aperta alle culture multietniche, a culture di diverso tipo, e pertanto accetta tutti. Episodi singoli, che pure - lo ripeto per la terza, quarta, quinta volta - vanno condannati aspramente e perseguiti, non possono essere strumentalizzati, non possono essere collocati alla stessa stregua di una ideologia che è caratterizzata (mi riferisco alla vicenda di Verona) dall'antisemitismo, dalla xenofobia e da altro (Commenti del deputato Donner).
AVENTINO FRAU. A Verona è diverso!
PAOLO PERUZZA. Ma non c'entra. Non è un caso che a Venezia...
PRESIDENTE. Onorevole Peruzza, mi faccia la cortesia, non raccolga le interruzioni.
PAOLO PERUZZA. Chiedo scusa. Non è un caso che a Venezia esista una delle grandi comunità ebraiche aperte alla cittadinanza di tutto il mondo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Frau. Ne ha facoltà.
AVENTINO FRAU. Signor Presidente, mi sembrava strano il suo richiamo.
PRESIDENTE. Mi sono limitato a dire che siamo in pochi e a chiedere di evitare i colloqui, lo impone il regolamento.
AVENTINO FRAU. Signor Presidente, ho ascoltato le dichiarazioni del rappresentante del Governo, sulle quali non si può dire più di tanto: si tratta di dichiarazioni che raccontano le vicende in modo piano, tranquillo, cercando di fotografare una situazione di tensione casuale, come sempre avviene quando vi sono masse in movimento e fatti di questo genere.
Tutto questo è frutto di un itinerario, cari colleghi; un itinerario che parte dalla disinformazione ideologica, per arrivare alla faziosità dell'interpretazione storica, che si basa poi sull'ignoranza dell'ascoltatore. Non solo, ma passa anche dalla violenza personale (che è quella che non ha colore politico, si vorrebbe dire), per arrivare passo dopo passo e lentamente - come direbbe il poeta che ha «musicato» la vicenda della calunnia definendola un «venticello» che un po' alla volta cresce - fino ad arrivare al terrorismo, all'omicidio D'Antona e cioè a quelle forme parossistiche che rendono un paese insicuro e i Governi responsabili anche quando non lo sono della mancanza di controllo politico.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Castellani. Ne ha facoltà.
GIOVANNI CASTELLANI. Signor Presidente, debbo dire che da veneziano non ho appreso dai giornali, ma dall'intervento del deputato della Lega, la situazione che si è venuta a creare alla fine della manifestazione leghista a Venezia il 17 settembre.
PRESIDENTE. Constato l'assenza dell'onorevole Volontè che aveva chiesto di parlare: s'intende che vi abbia rinunziato.
TIZIANA VALPIANA. Signor Presidente, credo che sia molto facile per me dire, parafrasando un detto famoso, che non sono d'accordo su nulla di quanto asserisce e di dove vuole arrivare la Lega, ma che mi batterò fino in fondo affinché la Lega possa manifestare le sue opinioni.
Lega. Si tratta di un pensiero che io non condivido per nulla, ma che credo che comunque si abbia il diritto di manifestare.
PRESIDENTE. È così esaurita l'informativa urgente del Governo sugli episodi di violenza avvenuti a Venezia a conclusione della manifestazione della Lega Nord.
Dopo l'intervento del sottosegretario per l'interno potrà intervenire un deputato per gruppo, per non più di cinque
Ha facoltà di parlare il sottosegretario di Stato per l'interno.
LORENZO ACQUARONE (ore 22,20)
Il secondo episodio di qualche rilievo si è verificato in Riva Sette Martiri, attorno alle ore 20, mentre si stava ancora smontando il palco utilizzato per la manifestazione. Alcuni militanti leghisti hanno riferito informalmente alle forze dell'ordine di essere stati aggrediti da un gruppo di ultras del Venezia calcio, legati, secondo la segnalazione rilasciata, ai centri sociali di quella città e diretti allo stadio per la partita della squadra locale con il Parma, in programma la stessa sera alle ore 21. Sul posto sono immediatamente intervenuti il maresciallo ed i cinque carabinieri in servizio di vigilanza fissa presso il palco che si stava smontando. Questi ultimi hanno dovuto percorrere un certo tratto, circa 300 metri, per giungere sul luogo. Poco dopo è giunta anche una volante della Polizia di Stato. Tuttavia, non è stato possibile constatare nulla, perché la situazione era tornata alla normalità. Lo scontro, che deve essere stato abbastanza rapido, si era concluso ed il gruppo dei tifosi era ormai fuggito. In questo episodio risulta ferito il signor Massimo Viero, il quale ha successivamente riferito al personale della Digos di avere subito lesioni giudicate guaribili in dieci giorni dall'ospedale di Piove di Sacco, in provincia di Padova, presso il quale si è fatto medicare la sera stessa. Per completezza informo che, in ordine a tale episodio, non risulta sporta, al momento, alcuna denuncia o querela né da parte del signor Viero né da parte delle altre persone aggredite.
Risultano poi altri due episodi che non hanno causato feriti. Il primo sarebbe accaduto intorno alle ore 19,45 nel centro storico. Il signor Lino Zara ha dichiarato al personale di polizia di essere stato aggredito da un gruppo di circa venti giovani che, dopo averlo strattonato e fatto cadere a terra, gli avrebbero strappato la bandiera che aveva con sé. Neppure il signor Zara risulta avere sporto alcuna denuncia nei confronti dei suoi aggressori.
Un ulteriore episodio è avvenuto intorno alle ore 20 nei pressi dell'imbarcadero delle zattere dell'azienda comunale dei trasporti, dove un gruppo di circa 30 tifosi del Venezia avrebbe aggredito, prima verbalmente e poi fisicamente, il segretario circoscrizionale della Lega nord di Venezia, Corrado Callegari, ed altri militanti della stessa organizzazione. È stato riferito al personale di polizia che gli
Infine, è stato segnalato che, nei pressi di un ristorante di Venezia, durante la cena conclusiva organizzata dalla Lega nord, alcune persone avrebbero minacciato un militante di Chioggia e la figlia, nonché un giornalista del quotidiano La Padania. L'episodio è stato riferito il 19 settembre dallo stesso quotidiano.
Fin qui i fatti quali risultano al Governo secondo le informazioni acquisite. Vorrei altresì riferire qualcosa in ordine all'impegno che la prefettura di Venezia aveva prodigato per evitare qualsiasi incidente. Nella stessa giornata del 17 settembre erano previste diverse manifestazioni nel centro storico di quella città, che hanno richiesto un impiego consistente di forze dell'ordine per l'intero arco della giornata. Al mattino, infatti, nell'ambito delle manifestazioni giubilari, si è svolto un pellegrinaggio presso l'isola di Torcello al quale hanno partecipato varie migliaia di pellegrini. A seguire, presso l'isola di Burano, si è svolta la tradizionale regata, che ha registrato una notevole partecipazione popolare. Infine, oltre alla manifestazione della Lega, era previsto l'incontro di calcio di Coppa Italia tra Venezia e Parma.
Le misure di prevenzione in funzione di tali avvenimenti sono state esaminate l'8 settembre in sede di comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica. La prefettura di Venezia, fin dallo scorso mese di maggio, aveva chiesto alla Lega calcio di evitare lo svolgimento di partite di campionato o di Coppa Italia il giorno 17 settembre, per il quale era prevista l'iniziativa politica della Lega. Nel corso della riunione del comitato è risultata confermata la preoccupazione per la concomitanza della partita di calcio con la manifestazione della Lega nord, entrambe in programma alla stessa ora, alle 17, in luoghi assai vicini.
Quando si creano questi assembramenti concorrenti, c'è sempre il problema di mantenere separati i gruppi nei quali si possono trovare persone, per così dire, un po' più vivaci, come quelle che spesso si trovano nelle tifoserie e che ogni domenica rappresentano - come voi sapete - un problema per la vigilanza che deve essere esercitata dalle nostre forze dell'ordine. Tra l'altro, la preoccupazione espressa in quel comitato era dovuta anche al fatto che dovevano essere necessariamente utilizzati nello stesso tempo, dai tifosi e dai partecipanti all'iniziativa leghista, gli stessi inevitabili punti di accesso al centro storico di Venezia: Tronchetto, piazzale Roma, stazione di Santa Lucia.
Un ulteriore elemento di rischio derivava dal fatto che il numero dei mezzi nautici disponibili da parte della locale azienda di trasporto era prevedibilmente insufficiente. Questi problemi si ponevano sia per l'afflusso sia per il deflusso dei partecipanti alle manifestazioni. Conseguentemente, d'intesa con il comune di Venezia, la prefettura è intervenuta nuovamente nei confronti della Lega calcio, prospettando l'opportunità che l'incontro Venezia-Parma fosse disputato in altra data, ovvero posticipato almeno di un'ora. Analoga sollecitazione è stata rivolta alla segreteria provinciale della Lega nord affinché la manifestazione fosse anticipata alle ore 15. Grazie a questi interventi si è ottenuto che la manifestazione della Lega nord avesse inizio alle ore 15 e che la partita di calcio avesse inizio alle ore 21.
Nel dettaglio, le concrete misure di sicurezza e di tutela dell'ordine pubblico sono state messe a punto a seguito di ulteriori riunioni tecniche alle quali hanno partecipato rappresentanti di tutte le forze dell'ordine, compresa la polizia municipale di Venezia e la polizia provinciale, secondo un indirizzo politico che ormai seguiamo in tutta Italia: determinare piani di azione comuni a tutte le forze di polizia e tra le forze di polizia e la polizia municipale, sulla base di un'intesa con le amministrazioni locali.
Debbo dire che, pure in una situazione che presentava indubbie difficoltà organizzative e rischi, l'apparato di prevenzione
Come dicevo, lei ha parlato di prevenzione e controllo, ma certe volte questa prevenzione e questi controlli fanno un po' acqua, visti gli episodi che si sono verificati e che sono stati diversi. Altri ce ne hanno riferiti, che non sono a sua conoscenza perché in questo momento non sono ancora state sporte denunce (penso, ad esempio, all'episodio che ha coinvolto il signor Viero, anche se mi risulta che egli abbia avanzato denuncia, anche perché domani ha un incontro in questura per guardare delle foto segnaletiche). Altri episodi, dunque, che noi militanti leghisti abbiamo sopportato in silenzio.
Signor sottosegretario, quando si fanno libere manifestazioni di pensiero, come giustamente lei faceva notare, ci vuole tolleranza anche nei confronti dei militanti leghisti, se siamo in un paese democratico. Mi ritornano alla mente episodi di violenza degli anni sessanta e settanta, che quando provenivano da una certa parte non erano assolutamente tali. Se allora questi sedicenti ultras del calcio, legati a qualche centro sociale, pensano di imporre la loro «democrazia» con la violenza, noi, signor sottosegretario, non ci stiamo e metteremo in atto tutta una serie di azioni democratiche, non violente, come abbiamo sempre fatto, per tutelare i militanti leghisti visto che, come nel caso di Venezia, non sono certamente stati tutelati dalle forze dell'ordine (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).
Si tratta certamente di un episodio di teppismo grave e da condannare, che va perseguito, ma che deve essere ricondotto semmai a forme di intemperanza, per cui solleciterei ancora una volta il Governo -
Il collega Dozzo parlava di pestaggi, che non mi sembra un termine giusto. Violenza c'è stata e va condannata e perseguita con estrema durezza: vorrei solo ricordare che forme di violenza vi sono state in quelle ore a Venezia quando l'onorevole Bossi ha parlato a proposito dei figli naturali, dell'islamismo, delle famiglie di fatto, dei nazisti rossi (Commenti del deputato Dozzo).
Onorevole Dozzo, voi dovreste capire - mi limito ad una semplice riflessione - che Venezia è una città molto ospitale e, del resto, credo che i ristoratori veneziani siano molto contenti che i leghisti affluiscano a Venezia.
Mi sembra che la ricostruzione fatta dal Governo ridimensioni alcune vicende, non perché non debbano essere perseguite, ma per evitare ogni strumentalizzazione politica.
Adesso, onorevole Frau, può parlare quanto vuole (cioè per cinque minuti).
Prego, onorevole Frau.
In realtà, anche se siamo pochi e non passa nemmeno qualche piccola interruzione, credo che dovremmo fare un esame di coscienza, perché il problema non è ciò che è avvenuto nei singoli episodi, ma quel che stiamo valutando, quel che appare all'opinione pubblica.
Quando dal gruppo mi hanno avvertito che dovevo essere qui presente e mi hanno parlato dei fatti di Venezia, mi dovetti informare perché sulla stampa non era stato riportato nulla e nessuno sapeva niente. Non è colpa del Governo, ovviamente - non sono qui a contestare al Governo quel che fa la stampa -, ma si tratta di un fatto politico, di un costume. Il problema della violenza viene discusso in queste aule - ringrazio il Governo di averlo fatto anche in questo caso - e viene affrontato sui giornali di fronte a dieci giorni di prognosi da una parte e a dieci giorni di prognosi dall'altra: per una parte diventa un dramma politico, per l'altra una sciocchezzuola.
Se ero tranquillo prima, lo sono meno dopo l'intervento del collega che mi ha preceduto, perché il problema della violenza è un problema morale, che riguarda la violenza e la tolleranza a fronte di quest'ultima. È un problema che si fa diventare politico perché vi sono quelle ragioni, ma sono il contrario delle ragioni che sono state richiamate poc'anzi; più che il contrario, sono le stesse ragioni interpretate in modo fazioso da una parte e dall'altra.
Perché diventa un problema politico? Potrebbe essere un normale problema di pubblica sicurezza; potrebbe essere un normale problema di delinquenza comune! Io credo che della gente, coperta da caschi o da altri aggeggi, che pesta qualcuno, fa delinquenza; ed è delinquenza che va perseguita! E non occorre chissà che cosa per valutare tali fatti.
Quando il collega dice che non bisogna fare una strumentalizzazione politica della vicenda, mi chiedo quale sia la strumentalizzazione politica. È quella di non saperne nulla; di non parlarne, se non perché il Governo viene a riferire in aula, o piuttosto la strumentalizzazione politica è quella di dare dei significati e dei sensi che poi alla lunga vedremo quanto siano veri. Infatti, come ho avuto modo di sottolineare durante un intervento di qualche giorno fa su altri problemi di inciviltà, di delinquenza e di comportamenti da perseguire come la legge prevede, allora il discorso sembrava essere veramente un discorso politico a senso unico!
Signor sottosegretario, lei che ormai gestisce questi problemi con la responsabilità di Governo, sa perfettamente che questi sono i frutti di una lunga coltivazione: della separazione; della logica della distinzione faziosa; della criminalizzazione degli avversari; del rifiuto della mediazione come metodo non solo politico ma anche umano, morale e civile; di una cultura profondamente poco democratica che rifiuta l'avversario e lo rende criminale! Questa logica ha portato tanta gente - ma non il sottoscritto - e tante parti politiche ad urla di condanna, in alcuni casi e di condanna - voglio ricordarlo - quando qualcuno parlava di opposti estremismi: no, gli estremismi erano da una parte sola; gli opposti estremismi non c'erano! Poi si è scoperto che invece forse erano i «fratelli che sbagliavano», «i cugini che erravano» o cose di questo genere. Si è scoperto che i centri sociali sono delle accademie di buona creanza e sono certamente fonti di formazione culturale, musicale, ideologica e quant'altro; una specie di «superuniversità» dove la violenza non è di casa e dove c'è lo studio di Locke che, come voi sapete bene, scrisse le Lettere sulla tolleranza. Nei centri sociali si studia sicuramente il pensiero di Locke e si rilegge certamente Tommaso Moro che su questa materia ha scritto abbastanza.
Amici, non vi debbono essere compagni che sbagliano o camerati che hanno ragione; siamo fuori dalla logica di una democrazia corretta e da una cultura. Tuttavia, a chi compete porre limiti a tutto questo? È compito di quella politica che troppe volte, anche in quest'aula, strumentalizza vicende, le fa diventare fatti politici, dà la colpa alle formazioni politiche che pure hanno le loro responsabilità e non si ricorda che il compito più importante della gestione sociale del paese e della sua edificazione culturale è proprio un compito della politica!
Devo anche dire, a nome del gruppo dei Popolari, che intendo deplorare gli episodi di violenza subiti da alcuni partecipanti alla manifestazione, anche perché la manifestazione si era svolta pacificamente, quindi evidentemente questi interventi avevano anche un intento provocatorio.
I Popolari, che hanno sempre condannato atti di violenza da qualunque parte essi provengono, non possono che associarsi alla deplorazione di comportamenti antidemocratici e violenti atti ad intimidire e a provocare chi partecipa a manifestazioni politiche. Naturalmente questi avvenimenti non devono mai essere strumentalizzati. Ogni volta che si verifica una violenza quella va condannata da qualunque parte provenga.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Valpiana. Ne ha facoltà.
Neanche io conoscevo questi fatti e credo sia importante stigmatizzare il fatto che l'informazione, la cosiddetta informazione, non ci fornisca notizie corrette e precise sugli avvenimenti. Ritengo giusta la rilevanza che è stata data alla violenza di Verona, con tutti gli addentellati e corollari di cui abbiamo parlato molto stamattina, ma reputo inaccettabile che non si sia parlato anche di questi casi, che io ritengo diversi dal punto di vista delle implicazioni politiche e ideologiche, ma che stimo altrettanto gravi perché penso - come pensa Rifondazione comunista - che non sia mai accettabile e opportuno risolvere con la violenza e con le aggressioni le divergenze di opinioni.
Apprendo quindi con interesse e credo a quanto dice il Governo su questi fatti. Sono contenta che siano stati individuati i responsabili, che l'intervento sia stato tempestivo e soprattutto che la preoccupazione delle forze dell'ordine sia stata quella di garantire la libertà e il diritto di manifestazione del pensiero da parte della
Mi auguro che questo episodio, che evidentemente deploro - e mi associo a quanto è stato detto da altri colleghi -, aiuti la Lega a capire che attraverso l'intolleranza non si arriva a nulla. Noi assistiamo in questi ultimi anni, ma probabilmente vi abbiamo sempre assistito, ad alcune forze politiche che in realtà, con leggerezza, lanciano alcune parole d'ordine (sappiamo però che molte volte le parole vanno più in là di quello che si pensa e difficilmente ciascuno di noi vorrebbe tradurre in fatti quello che dice). Sappiamo anche che un certo modo di fare politica che si è evidenziato in questi anni può produrre fenomeni di questo tipo e può far sì che vi siano persone che si sentono autorizzate e legittimate da qualche discorso di alcune forze politiche a pensare all'aggressione, a sconfiggere l'avversario e il nemico attraverso la violenza fisica.
Credo allora che la cosa su cui possiamo unirci tutti, visto che siamo qui a deplorare questi episodi di violenza è la presa di coscienza che i giovani ascoltano le cose che noi diciamo e osservano le politiche che mettiamo in atto, i valori su cui ci fondiamo. Sembra che i giovani non facciano politica oggi, ma in realtà molti giovani ascoltano quello che diciamo e credo che questo ci dovrebbe aiutare tutti a pensare molto di più a quello che diciamo.
Le aggressioni, questo tipo di aggressioni, quelle di cui abbiamo parlato questa mattina, quelle che si verificano in giro per l'Italia, i libri di storia bollati dai ragazzi, credo, di Alleanza nazionale, o di Azione giovani, sono derive pericolose che abbiamo prodotto nei giovani a cui abbiamo consegnato un vuoto di ideali. Credo, allora, che tutti insieme su questo possiamo meditare e pensare di modificare il nostro modo di fare politica, soprattutto cambiando alcune parole d'ordine: per esempio, ridurre l'enfasi che nell'ultimo periodo si sta dando al problema della sicurezza, per cui sembra che ognuno di noi debba vedere nell'altro - sia egli ebreo, leghista, appartenente ai centri sociali, o immigrato - un nemico.
Ritengo che dobbiamo togliere di mezzo la parola «nemico» e che dobbiamo essere tutti consci del valore e del peso che le nostre parole spesso hanno; dobbiamo, quindi, cambiare modo di fare politica perché dobbiamo essere tutti insieme capaci di dire ai giovani che attraverso la violenza non si arriva a molto. Vi è un pensiero famoso di Martin Luther King, che di violenza se ne intendeva molto visto che per tutta la vita è stato oggetto di violenza e ne è morto: ebbene, egli diceva di essere terrorizzato, più che dalla violenza dei pochi, dal silenzio dei molti.
Ringrazio quindi la Lega perché su questo fatto non siamo stati in silenzio e spero che anche la Lega non starà in silenzio nel caso di eventuali prossimi atti di violenza.


