Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 777 del 26/9/2000
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(Esame dell'articolo 15 - A.C. 4462)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 15 , nel testo unificato della Commissione, e del complesso degli emendamenti ad esso presentati (vedi l'allegato A - A.C. 4462 sezione 6).
Nessuno chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.

VINCENZO CERULLI IRELLI, Relatore per la maggioranza per i profili inerenti agli enti locali e ai loro rapporti con lo Stato e con le regioni. La Commissione esprime, ovviamente, parere favorevole sul proprio emendamento soppressivo 15.17.

PRESIDENTE. Il Governo?

ANTONIO MACCANICO, Ministro per le riforme istituzionali. Il Governo concorda con il parere espresso dal relatore.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 15.17 della Commissione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Santandrea. Ne ha facoltà.

DANIELA SANTANDREA. Presidente, esprimerò voto contrario sull'emendamento 15.17 della Commissione perché, se approvato, farà decadere gli emendamenti successivi tra i quali il 15.3 a mia firma. Questo emendamento è volto ad istituire la regione Romagna e vuole rendere finalmente giustizia ad una questione che fin dai tempi della nascita della Costituzione non ha trovato soluzione. Sappiamo che la Romagna per questioni di mero interesse politico fu aggregata all'Emilia. Ribadisco per l'ennesima volta che non ho nulla nei confronti degli emiliani e dell'Emilia, ma per ragioni storiche, sociali, culturali ed economiche, penso sia finalmente arrivato il momento di riconoscere che anche i romagnoli devono avere in questa Europa dei popoli e non degli Stati il diritto di vedere riconosciuta la propria regione in quanto tale. Ricordo che la


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Romagna ha contribuito alla crescita economica di questo paese con una grande industria che è quella del turismo, nata proprio sulla riviera romagnola e riconosciuta, se non a livello mondiale, certamente a livello europeo. Persino il Presidente della Repubblica...

PRESIDENTE. Colleghi, per piacere! Onorevole Francesca Izzo, prenda posto, onorevole Bianchi!

DANIELA SANTANDREA. Persino il Presidente Ciampi nella sua visita a Rimini di domenica 17 settembre - quindi di poco tempo fa - ha elogiato la capitale europea del turismo. Anche un noto mensile che si occupa di viaggi e turismo ha dedicato il suo n. 91 del mese di settembre all'Emilia, citando le città d'arte e le sue bellezze, tra le quali naturalmente vi è anche Bologna, nonché Ferrara, Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia. Si tratta del mensile Meridiani di settembre. Spero vivamente che questo periodico si occuperà in un futuro prossimo anche della regione Romagna. Ciò che ormai è assodato nella società civile, Presidente, dovrebbe essere preso in considerazione molto seriamente anche da questa Camera.
Qualcuno forse può anche obiettare che il milione di abitanti - superato da tempo dalla Romagna - non è sufficiente per istituire una nuova regione. Bene, guardiamo ai numeri. Nel 1963, con legge costituzionale, solo per questioni clientelari e senza consultare i cittadini, fu istituita la regione Molise, che conta attualmente una popolazione di circa 320 mila abitanti, senza contare poi l'Umbria e la Basilicata, la prima con circa 830 mila abitanti e la seconda con 800 mila. Rammento che molte altre regioni italiane hanno un'estensione territoriale superiore a quella romagnola, ma con un numero di abitanti di poco superiore al milione.
Credo che il popolo romagnolo sarebbe grato a questa Camera per avergli dato l'opportunità di potersi finalmente gestire con serietà, responsabilità ed in maniera autonoma da Bologna. La Romagna, pur ricca di storia, cultura, risorse deve sottostare ai voleri della «dotta» e questo ai colleghi romagnoli non piace. Sono sicura che saprebbero governarsi ed autogestirsi, anche perché sono stati in grado di creare dal nulla, sempre nel rispetto delle proprie radici, tradizioni, identità e, soprattutto, senza aiuti dallo Stato, un'economia di cui un po' ha beneficiato tutto il paese. Con il voto favorevole all'emendamento Santandrea 15.3 avreste potuto ripagare le genti romagnole di tutti gli sforzi ed i sacrifici fatti nel tempo per questo paese (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giovanardi. Ne ha facoltà.

CARLO GIOVANARDI. Signor Presidente, non voglio annoiare i colleghi con una storia che sarebbe lunghissima. La riassumo brevemente perché nella Costituente si parlò di questo tema e grandi personaggi come Epicarmo Corbino e come l'onorevole Baccrelli si appassionarono alla questione se dovesse essere costituita una regione Emilia lunense, come originariamente previsto nel testo dei lavori preparatori, con Modena, Parma, Piacenza e lo sbocco al mare a Massa Carrara, se dovesse essere istituita una regione Emilia senza citare la Romagna, che però inglobasse anche quel territorio, come aveva proposto Epicarmo Corbino o se, alla fine, dovesse essere creata una regione (questo fu il compromesso) «Emilia e Romagna» come «Abruzzi e Molise». Questo fu il testo che uscì dalla Costituente: «Emilia e Romagna».
Per un mero errore di stampa «Emilia e Romagna» divennero «Emilia-Romagna» e quindi furono congiunte. Abruzzi e Molise con la «e» sono potute diventare due regioni; Emilia-Romagna sono state in qualche modo, senza un processo di revisione costituzionale, vincolate come una regione unica. Il problema storico è che, in effetti, da Piacenza a Rimini vi sono differenze abissali. Piacenza è una provincia


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sostanzialmente lombarda con interessi economici e culturali che gravitano sulla Lombardia; la Romagna, per certi aspetti, ha cultura e tradizioni unitarie e differenti da quelle dell'Emilia. Non ne faccio però una questione di campanile; dico soltanto che mi sembra atipico ed anche abbastanza difficilmente spiegabile perché l'Abruzzo abbia potuto costituirsi in regione autonoma e così il Molise (chi va a leggere gli atti della Costituente sa che così vollero i costituenti, ma purtroppo quel processo di revisione si perse poi in emergenze allora più acute) e perché se dovesse esistere - non so se è così - nell'ambito della Romagna una maggioranza di cittadini romagnoli i quali intendono costituirsi in regione autonoma (così come il Molise, l'Abruzzo e l'Emilia), il Parlamento dovrebbe negare loro, nel momento in cui rivede la Costituzione, questo tipo di diritto.
In fin dei conti, si tratta soltanto - anzi si trattava, considerato l'emendamento 15.17 della Commissione - di eliminare il trattino tra Emilia e Romagna, sostituendolo con la congiunzione «e» o con il punto e virgola, aprendo la porta ad un eventuale processo del quale sarebbero protagonisti i romagnoli che, se a maggioranza lo volessero, potrebbero avere una propria regione, che per numero di abitanti e di città e per estensione di territorio non sarebbe l'ultima regione italiana, anzi sarebbe una regione con una consistenza ed una struttura storico-culturale unitaria molto più motivata di altre regioni; non si capisce perché dovremmo negare tale possibilità.
Non ho alcun imbarazzo ad affermare che il nostro voto, quello dei deputati del gruppo misto-CCD, sarà in sintonia con un'aspirazione che mi sembra giusta e democratica; infatti, essa può partire dal basso, da quelle popolazioni, e diventare realtà solo se la maggioranza dei romagnoli lo vuole con il suo voto ed il suo consenso. Non capisco perché dovremmo precludere ai romagnoli questa strada (Applausi dei deputati del gruppo misto-CCD).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Berselli. Ne ha facoltà.

FILIPPO BERSELLI. Signor Presidente, non posso che unirmi a quanto già affermato dai colleghi Santandrea e Giovanardi. Se mi è consentita una battuta, non vedo proprio cosa ci azzecchi la Romagna con l'Emilia; si tratta di due realtà assolutamente diverse l'una dall'altra, dal punto di vista culturale, storico, economico e geografico.
Indubbiamente, la Romagna è vittima di quel trattino al quale faceva riferimento il collega Giovanardi: ebbene, a tanti decenni di distanza si continua a perpetrare un'assoluta ingiustizia nei confronti delle genti romagnole, che in maggioranza vorrebbero distaccarsi dall'Emilia. Noi riteniamo che eliminare quel trattino, tenere distinte le realtà emiliane da quelle romagnole, sarebbe un atto assolutamente doveroso, sia pure clamorosamente tardivo.
Si diceva da Piacenza a Cattolica: le distanze sono enormi, ma le genti sono diverse. Non si tratta di un'unica realtà, ma di due realtà completamente diverse: l'emiliano è diverso dal romagnolo, soprattutto l'Emilia nord è completamente diversa dalla Romagna.
Per questi motivi, secondo noi sarebbe necessario approvare l'emendamento Santandrea 15.3, con il quale si propone di tenere distinta l'Emilia dalla Romagna. Non voglio aggiungere altro a quanto già dichiarato, se non ribadire che si commette l'ennesima ingiustizia nei confronti delle genti della Romagna.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Turroni. Ne ha facoltà.

SAURO TURRONI. Signor Presidente, ...

PRESIDENTE. Colleghi, per favore.

SAURO TURRONI. ...credo si stia facendo una discussione con poco costrutto,


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con poco fondamento. Non credo si debba proseguire su un tema come questo, che rischia di ridicolizzare - questo sì - una storia, caratteristiche di luoghi, battaglie. Vedete, la Romagna...

PRESIDENTE. Qual è il problema?

SAURO TURRONI. C'è confusione.

PRESIDENTE. Colleghi, per favore, il collega Turroni non riesce a parlare.
Prego, onorevole Turroni.

SAURO TURRONI. La Romagna ha sufficiente identità, sufficiente storia...

PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Novelli.

SAURO TURRONI. ...per non sentirsi annegata e sminuita...

PRESIDENTE. Onorevole Scozzari, onorevole Di Bisceglie, per favore.

SAURO TURRONI. ...nella regione Emilia-Romagna, né per sentirsi confusa nel resto del territorio nazionale. Ogni ipotesi di costruire un'altra regione serve a poco, se non a solleticare un provincialismo molto deteriore che pensa alla differenza costituita dalla piadina e dal sangiovese come fondamento di una propria identità (Applausi dei deputati del gruppo misto-Rifondazione comunista-progressisti).
Sono assolutamente contrario ad ipotesi del genere perché non costruisce una società nella quale la diversità della storia di ciascuno contribuisce e concorre a rendere più ricco il nostro paese; ma la ricerca esasperata delle diversità, allo scopo di dividere e separare, non fa altro che caricare le differenze, le peculiarità e le ragioni di autonomia.
Allora, proprio in un momento nel quale stiamo identificando il modo in cui si deve riformare il nostro Stato per renderlo più coerente con le esigenze di avvicinarlo maggiormente ai cittadini e nello stesso tempo in grado di rispondere alle esigenze che superano i nostri confini nazionali, non vedo per quale motivo dobbiamo immiserire la nostra discussione rivendicando la creazione di una nuova regione che, per quel che mi riguarda, vorrebbe dire solamente un nuovo consiglio regionale, un nuovo presidente, una nuova giunta e null'altro!
Invito quindi i colleghi a respingere l'emendamento in esame, perché esso ha veramente poca prospettiva (Applausi dei deputati del gruppo misto-Rifondazione comunista-progressisti).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Veltri, al quale ricordo che dispone di due minuti di tempo. Ne ha facoltà.

ELIO VELTRI. Signor Presidente, io non abito né in Emilia né in Romagna, quindi non sono sospetto, debbo dire però che, sollecitato, ho letto ed ho approfondito il problema.
Il problema esiste e vi è un movimento locale. Questo problema non è artificioso nella maniera più assoluta! Vi è una rivendicazione di identità forte e un movimento locale che si batte per affermare questa rivendicazione e quindi mi limito a dire che voterò questo emendamento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bielli. Ne ha facoltà.

VALTER BIELLI. Presidente, la polemica fra la ragione Emilia e la Romagna è vecchia e vi è sempre chi, in vista delle elezioni, tende a riproporla.
È una polemica talmente vecchia che le polemiche che vi sono state e che vi sono tuttora riguardano alcuni temi che non trovano più riscontro nei dati oggettivi. Voglio fare un esempio: il MAR, il movimento per l'autonomia romagnola, ha sempre sostenuto che senza la regione Romagna si sarebbe accentuato lo squilibrio tra l'Emilia e la Romagna stessa e che senza quest'ultima non avremmo avuto l'università. Noi oggi in Romagna non solo abbiamo un'università, ma la


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nostra è la dodicesima regione in Europa per quanto riguarda il prodotto interno lordo!
L'Emilia-Romagna è una regione forte dell'Europa e riesce, in ragione del fatto che è riuscita a far sì che le beghe localistiche non la indebolissero, ad essere una regione forte ed autorevole! E vi è ancora chi pensa che invece, per reggere alla globalizzazione e ad un nuovo modo di essere dell'economia, sia necessario dividersi e frantumarsi (Commenti dei deputati della Lega nord Padania)! La cosa è alquanto avvilente in ragione del fatto che soprattutto chi rivendica la possibilità di mantenere l'unità nazionale e un paese più forte poi si trova - come fa il collega Berselli - ad inseguire su questa strada una forza politica come la Lega che, non avendo altri argomenti, interviene con il proprio rappresentante solo su tale argomento.
Presidente, la regione Emilia Romagna è una regione in cui...

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, capisco la stanchezza, ma così non è possibile parlare, ve l'assicuro. Per cortesia, accomodatevi!

VALTER BIELLI. ... convivono insieme anche le differenze, ma la forza di questa regione è proprio quella che le differenze insieme costruiscono un tessuto unitario e riescono a valorizzarsi e a far sì che questa regione abbia un peso. Se invece passasse l'idea che rispetto alle differenze tutto si divide, mi si dovrebbe spiegare, collega Berselli, perché Ferrara non deve costituire una regione a sé stante e perché lo dovrebbero fare Parma e Piacenza che hanno una storia diversa da Bologna e dalla Romagna.

GIANPAOLO DOZZO. Anche Modena!

VALTER BIELLI. Abbiamo bisogno di regioni forti ...

PRESIDENTE. Onorevole Bielli, non introduca altri argomenti ...

VALTER BIELLI. ... per reggere questa sfida, in relazione al progetto che abbiamo portato avanti anche con questa riforma. Mi auguro che per questa ragione - se qualche collega sta zitto sarebbe bene - non solamente si voti contro questo emendamento, ma soprattutto si abbia la consapevolezza che anche l'ipotesi di federalismo che stiamo portando avanti ha bisogno di regioni che siano capaci di reggere questa sfida. Questa regione Emilia Romagna è oggi in grado di farlo (Applausi dei deputati dei gruppi misto-Rifondazione comunista e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giovine. Ne ha facoltà.

UMBERTO GIOVINE. Signor Presidente, l'identità è un punto fondamentale non solo del federalismo, per il quale - sono d'accordo con il collega - occorrono regioni o comunità regionali più ampie, ma anche di quel tipo di autonomia limitata (e insufficiente, secondo noi) di cui stiamo parlando. Non capisco perché non debba essere riconosciuta alla Romagna questa identità. Anzi, non capisco perché la maggioranza di questa Camera contrasti l'idea di identità, come se fosse una perdita anziché una grande ricchezza. Stamattina il collega Sales aveva dimenticato che i socialdemocratici tedeschi nel loro federalismo cooperativo sostengono esattamente le stesse cose che sosteniamo noi. Oggi, un altro collega del suo partito dimentica quello che il socialista De Amicis scriveva nel libro Cuore e che tutti abbiamo letto a scuola. Tra i racconti che ci hanno tanto influenzato vi è Sangue romagnolo, quello di un ragazzo che muore per una coltellata, così come vi era il Piccolo scrivano fiorentino e La piccola vedetta lombarda. Allora, perché andare indietro rispetto ai risorgimentali? Perché fare i centralisti oggi che dovremmo essere per l'autonomia? Diamo questo diritto all'identità e non neghiamolo in nome di non so quale principio patriottardo che non capisco perché la sinistra insista a sostenere.


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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole La Malfa, al quale ricordo che ha due minuti di tempo a disposizione. Ne ha facoltà.

GIORGIO LA MALFA. Signor Presidente, non abbiamo presentato questo emendamento, anzi ho già parlato di tutte le perplessità che suscita in me una legge costituzionale su materie così delicate a pochi mesi dalle elezioni. Non ribadirò certamente questo concetto. Mi limito a dire che nel momento nel quale si definisce l'ambito delle regioni in una legge costituzionale, non si vede perché non debba essere considerata anche la possibilità che una regione che ha caratteristiche culturali, storiche ed economiche molto omogenee possa aspirare ad essere una regione. Quindi voterò a favore di questo emendamento.

VINCENZO CERULLI IRELLI, Relatore per la maggioranza per i profili inerenti agli enti locali e ai loro rapporti con lo Stato e con le regioni. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VINCENZO CERULLI IRELLI, Relatore per la maggioranza per i profili inerenti agli enti locali e ai loro rapporti con lo Stato e con le regioni. Signor Presidente, intervengo per un chiarimento. La maggioranza certamente non è contraria alle identità regionali, ma in questa fase ha ritenuto di tenere fuori questo articolo dal testo della riforma per ragioni di risparmio di lavoro in questa fase, che abbiamo già illustrato. Quindi la maggioranza propone la soppressione del testo della Commissione su questo punto. L'articolo rimane nel testo dell'attuale Costituzione. Nessuno di questi problemi viene quindi toccato. È ovvio che le regioni potranno deliberare la loro unificazione, o nuove denominazioni, secondo il testo dell'articolo 132 che viene modificato con l'articolo 16.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fontan, che però è incompetente per territorio! Ne ha facoltà.

ROLANDO FONTAN. Signor Presidente, anticipo la dichiarazione di voto sull'articolo 15, che riteniamo molto importante e confermo che il gruppo voterà contro l'emendamento soppressivo della Commissione, proprio per le motivazioni che la collega Santandrea ha evidenziato: in sostanza, non si permette di discutere ed eventualmente approvare i successivi emendamenti, tra cui anche quello che non da adesso ma da sempre proponiamo (in particolare, lo ricordo, in sede di Commissione bicamerale) per dare una dignità di livello regionale anche alla Romagna.
Tuttavia, considerato l'ampio dibattito, bisogna evidenziare come questa sinistra, sicuramente in difficoltà su questi aspetti, richiami sempre l'identità, però solo dal punto di vista teorico, poiché, dall'altro lato, si rifugia sempre nella sua negazione, richiamando i provincialismi e chissà che divisioni e paure! Mi pare che, ancora una volta, la sinistra tenti di parlare bene ma sicuramente razzoli molto male: sul territorio, nei convegni, dichiara che è favorevole (ne abbiamo viste e sentite di queste dichiarazioni), mentre poi, in questa sede - ma ricordo anche in sede di Commissione bicamerale - assume posizioni esattamente contrarie al riconoscimento delle diverse identità. Questo, in particolare, riguarda, per esempio, anche il relatore Soda.
Esprimeremo quindi un voto convintamente contrario sull'emendamento in esame per le ragioni che ho illustrato, all'insegna del viva l'Emilia, ma anche del viva la Romagna!

PAOLO PALMA. E viva l'Italia!

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 15.17 della Commissione, soppressivo dell'intero articolo, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).


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Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (
Vedi votazioni).
(Presenti 441
Votanti 432
Astenuti 9
Maggioranza 217
Hanno votato
sì 232
Hanno votato
no 200).

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