Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 777 del 26/9/2000
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Si riprende la discussione del testo unificato dei progetti di legge costituzionale n. 4462 ed abbinati.

(Ripresa esame dell'articolo 7 - A.C. 4462)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Pace 7.1.
Onorevoli colleghi, prendete posto.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Garra. Ne ha facoltà.

GIACOMO GARRA. L'emendamento Pace 7.1 merita l'approvazione. Si può fare un'obiezione: è inserita nell'emendamento la locuzione «livelli minimi» che probabilmente non è all'unisono con la locuzione «livelli essenziali» contenuta in un emendamento che abbiamo già approvato.

PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Garra.
Colleghi, per cortesia! Onorevole Turci, prenda posto per piacere. Onorevole Campatelli, si accomodi. Onorevole Guerzoni, prenda posto per piacere. Onorevole Delbono!
Onorevoli colleghi non posso chiamare tutti, vi prego.
Onorevole Nania, per piacere, prenda posto.
La prego, onorevole Garra, prosegua pure per quello che è possibile.

GIACOMO GARRA. Non credo che questo sia un ostacolo all'approvazione dell'emendamento perché in sede di coordinamento formale non c'è dubbio che la discrasia tra «livelli minimi» e «livelli essenziali» potrebbe essere corretta.
Forza Italia voterà a favore di questo emendamento perché esso esprime un'esigenza reale, cioè che se lo Stato stabilisce livelli essenziali deve mettere a disposizione di comuni, province e regioni i mezzi finanziari per poter effettivamente assicurare tali livelli minimi essenziali. Questo è il motivo per cui voteremo a favore di questo emendamento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pace. Ne ha facoltà.

CARLO PACE. Signor Presidente, vorrei richiamare l'attenzione su due questioni.

PRESIDENTE. Onorevole Gasparri, sta parlando l'onorevole Pace dietro di lei.

CARLO PACE. Per giunta gli sto alle spalle.


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PRESIDENTE. Sta alle sue spalle, quindi stia anche attento: ha la «pace» alle spalle.

CARLO PACE. La prima questione riguarda il significato dei livelli minimi di garanzia. Qualcuno già in passato vi ha fatto riferimento in Assemblea. Quando si parla di livelli minimi di garanzia si deve almeno precisare quello che si intende, così come quando si parla di pensione minima ci si riferisce al livello minimo delle prestazioni previdenziali che viene garantito. La questione non è se il minimo debba essere piccolo o grande, ma è chiarire che si tratta di quel tanto al di sotto del quale si ritiene non sia possibile andare. Può essere alto o basso, non ha importanza, non è quello il significato. Il minimo è ciò che si garantisce e rispetto all'essenziale ha una rilevanza peculiare perché l'essenziale potrebbe prevedere un giudizio di tipo qualitativo ed essere correlato a quelli che sono i diritti essenziali, mentre quando si garantiscono dei livelli minimi non si fa riferimento al fatto qualitativo, ma al fatto quantitativo che è cosa di gran lunga più rilevante, anche ai fini di una precisazione.
Nel momento in cui queste norme dovranno avere attuazione, vi sarà chi dovrà stabilire qual è il minimo da garantire e a quel punto l'interpretazione non potrà essere molteplice, lasca ma dovrà essere univoca: avremo quindi un trattamento uniforme dei cittadini indipendentemente da dove risiedono.
L'altro punto che mi permetto di richiamare all'attenzione dei colleghi riguarda la seconda parte dell'emendamento, nella quale si prevede che si determinino «le erogazioni a comuni, province, città metropolitane e regioni, idonee a coprirne il conseguente fabbisogno finanziario». In proposito, il punto essenziale - o minimo, se volete - è il seguente: quando si assegnano ad altri livelli di Governo dei compiti, non lo si può fare in maniera non responsabile; sapete cosa è avvenuto all'origine delle regioni, quando gradualmente lo Stato ha ceduto alle regioni funzioni crescenti senza modificare né l'articolo 8, né l'articolo 9 della legge con cui le regioni sono state istituite, quella sul loro finanziamento. Il non avere modificato la normativa sul finanziamento, modificando invece sostanzialmente i compiti assegnati alle regioni, ha provocato a molte regioni estreme difficoltà di gestione ed i problemi sorti successivamente derivano da quella disattenzione.
Per tale motivo vorrei che foste attenti a questo aspetto: facciamo in modo che, se si creano nuovi compiti o si definiscono in maniera rigorosa determinati compiti, ciò avvenga individuando e destinando le risorse adeguate per assolverli; altrimenti, si fa solo «a scarica barile». In sostanza, ci si fa merito di riconoscere tutto a tutti e poi chi deve eseguire risulta inadempiente non per sua colpa, ma perché non ha ricevuto le adeguate risorse per provvedere.

VINCENZO CERULLI IRELLI, Relatore per la maggioranza per i profili inerenti agli enti locali e ai loro rapporti con lo Stato e con le regioni. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VINCENZO CERULLI IRELLI, Relatore per la maggioranza per i profili inerenti agli enti locali e ai loro rapporti con lo Stato e con le regioni. Signor Presidente, il collega Pace ha ottimi intenti, ma li deve adattare al testo; se accogliessimo il suo emendamento, innanzitutto aboliremmo il fondo perequativo...

CARLO PACE. No!

VINCENZO CERULLI IRELLI, Relatore per la maggioranza per i profili inerenti agli enti locali e ai loro rapporti con lo Stato e con le regioni. Sì, è così, onorevole Pace, e credo proprio che questo non lo voglia nessuno, in quanto il fondo perequativo serve per fronteggiare tutte le situazioni, non soltanto quelle di sottosviluppo sociale. Gli intenti che l'onorevole Pace persegue, invece, sono affrontati al successivo quinto comma, laddove con un


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emendamento della Commissione, subemendato dal Governo, si è affrontato il problema degli squilibri territoriali. Infatti, per far fronte agli squilibri territoriali «...lo Stato destina risorse aggiuntive ed effettua interventi speciali in favore di determinati comuni, province, città metropolitane e regioni», quindi in favore di specifici enti.
Riteniamo pertanto che i buoni intenti dell'onorevole Pace siano perfettamente accolti nel testo.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pace 7.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti 390
Votanti 383
Astenuti 7
Maggioranza 192
Hanno votato
sì 157
Hanno votato
no 226).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Michielon 7.44.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Michielon. Ne ha facoltà.

MAURO MICHIELON. Signor Presidente, con il nostro emendamento proponiamo che il famoso fondo perequativo abbia un vincolo di destinazione: è chiaro, infatti, che la perequazione deve avere una base di riferimento e noi riteniamo che essa debba riguardare i servizi essenziali, l'assistenza, la sanità, la pubblica istruzione. Riteniamo invece estremamente pericoloso prevedere nella riforma l'istituzione di un fondo di perequazione senza vincoli di destinazione: ciò significa che una regione può avere problemi di sanità o assistenza, ma il finanziamento del fondo di perequazione può avvenire per altre motivazioni. Per quanto esposto, invito tutti i colleghi a votare a favore dell'emendamento in esame perché vi sia un vincolo chiaro affinché le regioni vengano poste tutte nelle stesse condizioni per quanto riguarda i servizi essenziali. Ripeto che ritengo grave che si istituisca un fondo di perequazione senza alcun tipo di vincolo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Garra. Ne ha facoltà.

GIACOMO GARRA. Signor Presidente, poiché il presidente del gruppo della Lega nord Padania, onorevole Pagliarini, ha sottoscritto l'emendamento 7.111, che prevede l'istituzione del fondo senza vincolo di destinazione, ritengo che l'emendamento in esame sia superato dai successivi accordi intervenuti a livello di Casa delle libertà. Pertanto, i deputati del gruppo di Forza Italia si astengono dal voto sull'emendamento in esame.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Michielon 7.44, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti 399
Votanti 280
Astenuti 119
Maggioranza 141
Hanno votato
sì 50
Hanno votato
no 230).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Fontan 7.14.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fontan. Ne ha facoltà.

ROLANDO FONTAN. Signor Presidente, attualmente viene stabilito che il fondo, oltre che senza vincoli di destinazione,


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sia destinato ai territori con minore capacità fiscale per ogni abitante. Il nostro emendamento è volto ad eliminare proprio il concetto di minore capacità fiscale per abitante perché, come abbiamo già detto, ma è bene ricordarlo, in questo modo verrebbe riconosciuta la possibilità di utilizzare il fondo anche agli evasori fiscali e non a coloro che realmente hanno bisogno di un aiuto per motivi economici, territoriali e quant'altro. Si tratta di un punto delicato.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Fontan 7.14, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti 402
Votanti 297
Astenuti 105
Maggioranza 149
Hanno votato
sì 67
Hanno votato
no 230).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pagliarini 7.25, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 394
Votanti 270
Astenuti 124
Maggioranza 136
Hanno votato
sì 40
Hanno votato
no 230).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Pagliarini 7.23.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Garra. Ne ha facoltà.

GIACOMO GARRA. Signor Presidente, le perplessità che nascevano sugli emendamenti Fontan 7.14 e Pagliarini 7.25 non sono ravvisabili per l'emendamento Pagliarini 7.23, nel quale il riferimento è il prodotto interno lordo pro capite inferiore alla media relativamente ad una regione. Ritengo si tratti di un elemento di equità, nel quale è dimostrata la solidarietà dello Stato, pertanto esprimeremo un voto favorevole sull'emendamento in esame.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Migliori. Ne ha facoltà.

RICCARDO MIGLIORI. Signor Presidente, colleghi, è bene fare chiarezza sul terzo comma dell'articolo 7, al fine di evitare di confondere le ragioni della politica con le ragioni della propaganda. Il nostro schieramento è d'accordo nel prevedere un fondo di riequilibrio, di armonizzazione o, come viene definito nel testo, di ordine perequativo per le aree svantaggiate. Si tratta di individuare elementi di oggettività - molti colleghi hanno presentato emendamenti al riguardo - per evitare che un'area di discrezionalità troppo estesa possa significare una legislazione di carattere discriminatorio o punitivo. Quando si parla di questo elemento, emerge con chiarezza l'esigenza di una Camera che filtri e accompagni i processi legislativi di ossequio rispetto al dettato costituzionale, un Parlamento che rappresenti le autonomie e possa essere elemento codecisionale.
Ma così non è, perché sappiamo che la maggioranza parlamentare e di Governo ha espresso un giudizio negativo sugli emendamenti riguardanti la Camera delle autonomie, giudizio che esamineremo successivamente. Da ciò deriva la preoccupazione del nostro gruppo e degli altri gruppi della Casa delle libertà sul punto.
Dico questo perché a noi pare vi sia l'esigenza di specificare meglio i vincoli, i limiti e la destinazione del fondo cosiddetto perequativo. In questo spirito voteremo a favore dell'emendamento in discussione, così come di altri, perché a


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noi pare necessario, in questa situazione costituzionale, porre dei limiti ad eventuali discrezionalità di maggioranze parlamentari o di scelte di Governo che possano privilegiare alcune aree rispetto ad altre, pur nell'ambito della stessa logica di recupero delle aree svantaggiate.
Ho voluto specificare questa motivazione per evitare interpretazioni strumentali di alcuni voti che daremo nel corso della giornata.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Molgora. Ne ha facoltà.

DANIELE MOLGORA. Signor Presidente, con questo comma si affronta una questione particolarmente importante, a proposito del fisco e della destinazione dei fondi che da esso derivano, riguardante i fondi perequativi.
Non mi sembra opportuno che si inserisca un elemento di regolamentazione dei fondi perequativi all'interno della Costituzione, senza porre alcun termine, lasciando un comma così indefinito. A chi vanno questi fondi perequativi? Come vengono definiti i territori più svantaggiati, con minore capacità fiscale? Che cosa significa «con minore capacità fiscale per abitante»?
Abbiamo, quindi, presentato una serie di emendamenti che cercano di dare un indirizzo alla destinazione di questi fondi. Nel caso in specie chiediamo innanzitutto che si parli di capacità fiscale teorica, perché vi potrebbero essere delle regioni che non applicano la stessa percentuali di imposte; altre regioni potrebbero avere una maggiore pressione fiscale e ciò sicuramente distorcerebbe la situazione generale. Ma soprattutto si aggiunge che questa capacità fiscale teorica deve essere inferiore al 75 per cento della media nazionale.
Criteri di questo tipo, come ricorderanno i colleghi che facevano parte del Comitato bicamerale sul federalismo fiscale, sono adottati in tutti i paesi che hanno una struttura federale ed un fisco veramente federale, come il Canada e la Germania. In Canada questa capacità teorica viene elaborata sulla base di modelli statistici riguardanti diverse imposte che possono essere applicate sia a livello federale, sia a livello regionale e locale.
Pertanto, riteniamo che la dizione del terzo comma dell'articolo 119 nel testo attuale sia troppo indefinita e che vi sia, quindi, bisogno di una definizione come quella proposta.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Armani, al quale ricordo che ha a disposizione due minuti di tempo. Ne ha facoltà.

PIETRO ARMANI. Signor Presidente, vorrei aggiungere alle considerazioni dei colleghi un'altra preoccupazione riguardante il testo della Commissione, là dove si dice «per i territori con minore capacità fiscale per abitante». La «minore capacità fiscale» è una dizione molto vaga e discutibile. «Fiscale» comprende solo l'aspetto tributario o anche l'aspetto previdenziale? Quanta parte del fiscale, ad esempio, si è trasformata oggi in tariffe e quindi non appartiene formalmente all'aspetto fiscale?
Penso che la dizione dell'emendamento Pagliarini 7.23 («il cui prodotto interno lordo pro capite è inferiore alla media») sia molto più precisa, anche perché il prodotto interno lordo viene calcolato dall'ISTAT. Sui calcoli dell'ISTAT - mi consenta di dirlo da tecnico - stendiamo un velo pietoso, ma comunque si tratta di un termine codificato e, fra l'altro, accettato dall'Unione europea, dall'Ecofin e così via. Quindi, il concetto di reddito interno pro capite è molto più preciso, naturalmente con riferimento alla popolazione presente in un determinato territorio.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pace, che ha due minuti di tempo. Ne ha facoltà.

CARLO PACE. Signor Presidente, intervengo a titolo personale. Quando facciamo


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riferimento al prodotto interno lordo, dobbiamo anche avere il parametro disponibile. Tutti noi sappiamo che il calcolo del prodotto interno lordo viene fatto a livello nazionale e che l'istituto nazionale di statistica procede alla sua disaggregazione per regioni; non abbiamo, viceversa, una disaggregazione per province o per comuni e, a maggior ragione, per aree metropolitane di questa grandezza, cosa che renderebbe necessario il ricorso a fonti non ufficiali le quali potrebbero essere, per le province, quelle che in maniera pionieristica avviò Guglielmo Tagliacarne all'inizio degli anni cinquanta, che sono state proseguite dall'istituto Tagliacarne ma che non sono dati ufficiali e che comunque arrivano con un ritardo tale da rendere di dubbio funzionamento il meccanismo perequativo.
Vi è una seconda ragione molto importante: quando calcoliamo il reddito per abitante... Presidente, credo che sia interesse di tutti...

PRESIDENTE. Ha ragione. Onorevole Chiamparino, onorevole Bolognesi, onorevole Bonito, prendete posto.

CARLO PACE. Quando si calcola il prodotto interno lordo per abitante, se per esempio si prende una unità locale operativa appartenente ad una grande impresa come la Fiat di Cassino, il prodotto interno lordo esiste e come tale apparirebbe nella regione Lazio se si facessero i calcoli nella provincia di Frosinone, ma non dà contributo fiscale all'area perché dal punto di vista fiscale il gettito dell'IVA riguarda il luogo dove sorge la casa madre e lo stesso vale per il contributo dell'IRPEG. Di conseguenza, in questo modo premieremmo le aree nelle quali hanno sede legale le società e penalizzeremmo di converso le aree nelle quali hanno luogo le effettive attività.
Questa è la ragione per la quale preferisco fare riferimento ad una capacità contributiva delle aree prese in considerazione (territori provinciali, comunali o quelli che siano), piuttosto che al prodotto interno lordo, tant'è vero che i progetti di perequazione fiscale che nel federalismo fiscale sono stati presi in considerazione riguardavano proprio questo aspetto. Questa è la ragione per la quale mi asterrò su questo emendamento.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pagliarini 7.23, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti 386
Votanti 359
Astenuti 27
Maggioranza 180
Hanno votato
sì 144
Hanno votato
no 215).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Pace 7.2.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pace. Ne ha facoltà.

CARLO PACE. Non voglio essere noioso, ma questa è materia sulla quale ho una certa competenza che penso di mettere a disposizione dei colleghi. Anzitutto vorrei dire all'amico e collega Cerulli Irelli che cosa diversa è assicurare le risorse per garantire i minimi servizi rispetto ad un intervento di perequazione. Quest'ultima sussiste dove c'è diseguaglianza e parlare di servizi minimi significa che possiamo essere tutti poverissimi, tutti ugualmente poveri, ma che in quel caso esiste l'esigenza di garantire i servizi minimi o essenziali. Sono due cose radicalmente diverse.
Vorrei richiamare l'attenzione sul fatto che ho preferito utilizzare un termine più congruo perché maggiormente comprensivo del gettito dei soggetti; pertanto, il mio emendamento propone di sostituire la parola «fiscale» con la parola «contributiva». Pensate, ad esempio, al gettito delle concessioni comunali di una città come Rimini; non essendo un gettito fiscale,


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sarebbe fuori dal computo: ciò costituirebbe un errore. In secondo luogo, occorre far riferimento alla popolazione presente, ovvero, a quella che va servita. Sappiamo tutti che, se si fa riferimento agli abitanti, si può avere una difforme interpretazione tra popolazione presente e popolazione residente. Conosciamo le difficoltà a far collimare i conti in occasione dei censimenti demografici tra le popolazioni che i comuni hanno preso in considerazione e quelle che risultano dai censimenti medesimi. Ciò deriva, diciamolo a chiare lettere (tanto non costituirebbe offesa per nessuno, visto che si tratta di un'offesa per tutti), dal ritardo con cui si cerca, da parte degli enti locali, di registrare gli esodi rispetto alla registrazione degli accessi.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Garra. Ne ha facoltà.

GIACOMO GARRA. Signor Presidente, le argomentazioni del collega Pace sono talmente corpose che mi permetto di sottoporre all'attenzione dei relatori l'eventualità di rivedere la mia contrarietà, come avevo preannunciato, all'emendamento in questione nella precedente seduta. Ritengo vi sia davvero la possibilità di un riesame; ovviamente, a fortiori preannuncio il voto favorevole dei deputati di Forza Italia.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pace 7.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti 407
Votanti 403
Astenuti 4
Maggioranza 202
Hanno votato
sì 181
Hanno votato
no 222).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pagliarini 7.22, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 389
Votanti 385
Astenuti 4
Maggioranza 193
Hanno votato
sì 171
Hanno votato
no 214).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pace 7.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 392
Votanti 387
Astenuti 5
Maggioranza 194
Hanno votato
sì 173
Hanno votato
no 214).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Teresio Delfino 7.101, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 394
Votanti 389
Astenuti 5
Maggioranza 195
Hanno votato
sì 87
Hanno votato
no 302).


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Passiamo alla votazione dell'emendamento Molgora 7.38.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Molgora. Ne ha facoltà.

DANIELE MOLGORA. Signor Presidente, quanto ho affermato precedentemente sulla necessità di dare un indirizzo per definire la minor capacità fiscale per abitante, trova conforto nella Costituzione canadese. Visto che la Camera dei deputati ci ha concesso di studiare il sistema fiscale del Canada, ovvero di un paese tradizionalmente di tipo federale, vorrei ricordare che in quello Stato per valutare la capacità fiscale si utilizzano metodi statistici comparativi sulla base di una serie di parametri, che vanno dal costo della vita alle possibili imposte che si renderanno necessarie. Ebbene, tutti i colleghi che hanno partecipato a quel comitato di studio espressero il proprio parere favorevole; vorrei che anche in questa sede, coerentemente, essi facciano altrettanto.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Molgora 7.38, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti 404
Votanti 294
Astenuti 110
Maggioranza 148
Hanno votato
sì 68
Hanno votato
no 226).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Pagliarini 7.24.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Garra. Ne ha facoltà.

GIACOMO GARRA. Signor Presidente, colleghi, si tratta di un emendamento che vorrebbe includere i vincoli di destinazione nella gestione del fondo perequativo. Vorrei ripetere le stesse osservazioni che ho svolto quando abbiamo discusso l'emendamento Michielon 7.44. Il capogruppo della Lega ha sottoscritto convintamente, per quanto ricordo, l'emendamento comune della Casa delle libertà - ossia l'emendamento Pisanu 7.111 -, in cui invece era inserita la locuzione «senza vincoli di destinazione», ragione per la quale il gruppo di Forza Italia si asterrà nella votazione di questo emendamento.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pagliarini 7.24, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti 408
Votanti 268
Astenuti 140
Maggioranza 135
Hanno votato
sì 37
Hanno votato
no 231).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Teresio Delfino 7.102, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 404
Votanti 363
Astenuti 41
Maggioranza 182
Hanno votato
sì 132
Hanno votato
no 231).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pagliarini 7.27, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).


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Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 413
Votanti 294
Astenuti 119
Maggioranza 148
Hanno votato
sì 59
Hanno votato
no 235).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Giovanardi 7.112.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giovanardi. Ne ha facoltà.

CARLO GIOVANARDI. Signor Presidente, si tratta di una questione terminologica, che però mi sembra abbastanza importante. L'articolo 119 nel testo modificato prevede, infatti, che comuni, province e regioni abbiano una serie di finanziamenti ed al quarto comma stabilisce che queste risorse «consentono» di svolgere una serie di funzioni. Ma chi l'ha detto che consentono? È un auspicio, un modo ottimistico di pensare. Io credo, invece, che, se scrivessimo che quelle risorse «devono consentire», ciò vorrebbe dire che le risorse stanziate dovranno essere sufficienti a consentire di svolgere quei compiti. Se, al contrario, stabiliamo soltanto che le risorse «consentono», torno a ripetere, facciamo solamente una previsione, che nella realtà potrebbe anche non verificarsi.
Chiedo quindi, lo ribadisco, di aggiungere la parola «devono», che chiarisce il vincolo della destinazione di risorse sufficienti a raggiungere lo scopo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Signor Presidente, intervengo soltanto per ricordare al collega Giovanardi che la Commissione ha espresso parere contrario sul suo emendamento condividendone però il merito. Usare l'indicativo in un articolo della Costituzione significa, infatti, proprio stabilire un obbligo. Il verbo «dovere» non lo troviamo in nessun articolo della Costituzione; quando si usa l'indicativo si stabilisce, ripeto, un obbligo costituzionale. Quindi, nel merito, siamo d'accordo con Giovanardi, ma la formulazione letterale da lui proposta non è congrua rispetto al testo costituzionale.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Molgora. Ne ha facoltà.

DANIELE MOLGORA. Signor Presidente, io avevo chiesto di intervenire sull'emendamento precedente, perché era importante...

PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Molgora. Onorevole Chiappori, per cortesia, sta parlando il suo collega.
Prego, onorevole Molgora.

DANIELE MOLGORA. L'emendamento riguardava la regolamentazione dei fondi perequativi. Sostanzialmente, si voleva destinare i fondi perequativi a quei comuni, province, città metropolitane e regioni che fossero in grado di dimostrare di aver efficacemente combattuto l'evasione fiscale e l'evasione contributiva sul loro territorio. Ciò anche per una questione di equità: chi utilizza i fondi perequativi riceve risorse che provengono, probabilmente, da altre zone, quindi è giusto premiare coloro che combattono maggiormente l'evasione.
Mi dispiace dover constatare che un principio così logico - perché certamente non mi si potrà dire che non abbia fondamento logico - sia stato respinto passando sotto silenzio.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boccia. Ne ha facoltà.

ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, l'incidente in cui è incorsa la Lega mi dà l'opportunità di fare una precisazione. In effetti, il fatto che i colleghi della Lega


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abbiano taciuto su questo loro emendamento ha creato qualche dubbio. Sarebbe stato interessante verificare quale sarebbe stato il voto degli esponenti della Casa delle libertà se i colleghi della Lega avessero avuto la possibilità di parlare.
Signor Presidente, questa mattina lo schermo che riporta i voti espressi in quest'aula sembra, sulla parte destra dell'emiciclo, un arlecchino e tra verdi, rossi e bianchi non si capisce quale sia l'indirizzo seguito dai gruppi della Casa delle libertà. Del resto, la questione del fondo perequativo è connessa ai voti già espressi nella seduta di giovedì scorso, seduta nella quale la parte che definirei più xenofoba e più antimeridionalista della Casa delle libertà ha presentato emendamenti che relegavano a livello di carità la solidarietà, perpetrando, tra l'altro, forme di assistenzialismo, ormai deprecabili ed inaccettabili, nei confronti delle fasce deboli della società e delle aree depresse del paese.
Oggi si ripete ancora questo arlecchino e anche sull'utilizzazione del fondo perequativo registriamo distinzioni profonde. Viene messa in discussione la sua stessa istituzione: alcuni emendamenti della Lega, infatti, ne proponevano la soppressione, in linea con una posizione politica ovviamente non di tipo solidale (Commenti del deputati Molgora).

PRESIDENTE. Onorevole Molgora, la prego di ascoltare.

ANTONIO BOCCIA. Tutti gli emendamenti successivi, anche quelli che intendevano individuare i soggetti in favore dei quali debba essere utilizzato il fondo perequativo, hanno registrato voti a favore, voti contrari e astensioni da parte dei deputati dei gruppi della Casa delle libertà: ciò perché l'utilizzo del fondo perequativo non avrebbe dovuto essere messo in relazione alle minori capacità fiscali, ma in base ad altri parametri che non fanno riferimento esplicito alle debolezze congenite del territorio. Questo la dice lunga sia sulla questione della solidarietà sia su quella della sincera volontà della Casa delle libertà di promuovere e realizzare il riequilibrio sociale ed economico in Italia.
Ho sorriso ironicamente sentendo l'intervento dell'onorevole Pace, che si è arrampicato sugli specchi intervenendo sull'emendamento volto a reintrodurre il concetto dei livelli essenziali di assistenza per tutti i cittadini italiani. Ho sorriso ironicamente, perché è in totale contrasto con tutta l'impostazione che sta seguendo la Casa delle libertà e con l'accordo che questa mattina viene conclamato e che avrebbe fatto tenere una posizione chiara in una materia quale questa.
Anche la questione dei vincoli divide la Casa delle libertà. Anche questa non è una questione indifferente, perché, quando viene posta, nasconde una chiara volontà centralista di voler decidere da Roma in quale direzione questa «carità» debba essere utilizzata dalle popolazioni e dagli enti locali più deboli e più poveri. Abbiamo quindi un miscuglio di culture, di progetti e di obiettivi che non trova alcuna possibilità di accoglimento e che ci fa dire, signor Presidente, che stiamo assistendo ad una paurosa mistificazione di un progetto politico che non potrà mai approdare da alcuna parte (Applausi dei deputati del gruppo dei Popolari e democratici-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pagliarini. Ne ha facoltà.
Onorevole Pagliarini, per il suo gruppo è già intervenuto l'onorevole Molgora: quindi, mi affido a lei per la durata del suo intervento.

GIANCARLO PAGLIARINI. Signor Presidente, il collega ha forse sentito le dichiarazioni rilasciate da Amato ieri sera e ora sta facendo campagna elettorale invece di far approvare una legge ragionevole. Secondo me, è gravissimo che dica che qui c'è qualcuno che è antimeridionalista o xenofobo, sono cose che non stanno né in cielo né in terra! L'emendamento di cui parlava l'onorevole Molgora riflette una cultura europea. Noi sosteniamo che è possibile dare gli aiuti,


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ma che i soggetti che ne possono beneficiare possono avere minore capacità fiscale in due ipotesi: se sono più poveri o se evadono di più. Abbiamo, pertanto, chiesto di inserire nella Costituzione che si possano aiutare i territori in cui vi è minore capacità fiscale per abitante, dimostrando che si fa tutto quello che è giusto e logico fare per combattere l'evasione fiscale e contributiva. Il collega è, invece, contrario all'ipotesi di inserire nella Costituzione la proposta di non aiutare territori in cui non si possa dimostrare che vi è un'efficace lotta all'evasione fiscale e contributiva. Ci sembra un approccio europeo pragmatico e assolutamente condivisibile; mi meraviglia che l'onorevole Boccia non l'accetti e accusi la Casa delle libertà di essere xenofoba e antimeridionalista. È una proposta tecnica che - lo ripeto - mi sembrava assolutamente condivisibile da tutti. Mi dispiace che in quest'aula si faccia campagna elettorale, invece di pensare a lavorare seriamente.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Garra. Ne ha facoltà.

GIACOMO GARRA. Presidente, l'onorevole Boccia ha ironizzato sui piani...

PRESIDENTE. Stiamo parlando di un emendamento già votato!

GIACOMO GARRA. Io sto parlando sull'emendamento Giovanardi 7.112 che non mi risulta sia stato ancora votato.

PRESIDENTE. I colleghi Molgora, Boccia e Pagliarini hanno parlato dell'emendamento Pagliarini 7.27 che è stato già votato.

GIACOMO GARRA. Io intendo parlare sull'emendamento Giovanardi 7.112, in relazione all'intervento dell'onorevole Boccia.

PRESIDENTE. Perfetto!

GIACOMO GARRA. L'onorevole Boccia ha ironizzato sui bianchi, sui rossi e sui verdi. Guardi, onorevole Boccia, che i bianchi, i rossi e i verdi ce l'ha in casa! Non solo, ma hanno un senso di frustrazione terribile, che ha manifestato stamattina in Comitato dei nove l'onorevole Boato quando ha lamentato che l'unico emendamento portato avanti dai verdi venisse bloccato dalla maggioranza.

MARCO BOATO. È l'opposto, è l'opposto!

GIACOMO GARRA. L'onorevole Cerulli Irelli ha risposto facendo notare che nessun emendamento dei Popolari era stato accolto. Questa è la situazione della sua maggioranza: bianchi, rossi e verdi, più divisi che mai anche su questo tema (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Migliori. Ne ha facoltà.

RICCARDO MIGLIORI. Presidente, intervengo molto brevemente per dire che, come avevo anticipato, vi sarebbero stati interventi di carattere propagandistico come quello del collega e amico Boccia.
Voglio ricordare all'Assemblea, solo perché resti agli atti, l'emendamento Pisanu 7.111 firmato anche dai colleghi Selva, Pagliarini, Follini, Volontè e Rebuffa che recita: «La legge dello Stato istituisce un fondo perequativo senza vincoli di destinazione per le aree svantaggiate». Questo è l'emendamento comune della Casa delle libertà sul quale si è espresso in modo contrario il collega Boccia della maggioranza. Sotto un profilo squisitamente propagandistico, quando tra poco scomparirà ogni elemento relativo alla valorizzazione del Mezzogiorno e delle isole dall'articolo 119 della Costituzione, chiedo all'onorevole Boccia come si esprimerà sull'emendamento del collega Garra che tende a ripristinare questo testo. Intendo dire, che se vogliamo fare propaganda e comizi elettorali, ne siamo


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anche noi capaci, ma penso che tutto ciò non serva molto ai fini dell'economia dei lavori dell'Assemblea e della nuova Costituzione (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Potremmo anche rinviare questo impegno più avanti nel tempo.

ROSA JERVOLINO RUSSO, Presidente della I Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROSA JERVOLINO RUSSO, Presidente della I Commissione. Presidente, ritengo che non soltanto ogni forza politica, ma ogni parlamentare abbia il diritto e, direi, anche il dovere di votare secondo le proprie convinzioni. Quindi, personalmente non mi scandalizzo né dei bianchi né dei rossi né dei verdi né delle occasioni nelle quali coesistono. Ma voglio dire con molto rispetto e, se mi permette, con molto affetto all'onorevole Garra che quanto ha riferito circa il clima politico dei lavori del Comitato dei nove non è assolutamente vero che non è corretto travisare e portare in Assemblea, a livello di scontro politico, quello che all'interno del Comitato dei nove è stato uno scambio cordiale di opinioni (Commenti del deputato Vito).
Ciò se non altro perché non vi era alcun emendamento dei Verdi che è stato respinto, così come non vi era alcun emendamento dei Popolari che non è stato accolto. Può piacere o meno, ma nel Comitato dei nove, come in aula, la maggioranza è sempre stata assolutamente e convintamente compatta. Questo per onore di verità.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Giovanardi 7.112, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti 408
Votanti 404
Astenuti 4
Maggioranza 203
Hanno votato
sì 180
Hanno votato
no 224).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Fontan 7.15, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 410
Votanti 404
Astenuti 6
Maggioranza 203
Hanno votato
sì 176
Hanno votato
no 228).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Covre 7.46, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 409
Votanti 404
Astenuti 5
Maggioranza 203
Hanno votato
sì 178
Hanno votato
no 226).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Molgora 7.39.


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Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Molgora. Ne ha facoltà.
Onorevole Molgora, la Lega ha esaurito anche il tempo aggiuntivo, comunque assegno al suo gruppo trenta minuti ulteriori, poi vedremo.

DANIELE MOLGORA. L'emendamento Molgora 7.39 in sostanza introduce uno degli elementi fondamentali di tutti i sistemi federali, ossia l'inversione dei flussi finanziari. Il primo passo per realizzare lo Stato federale è quello di far sì che il territorio cominci a raccogliere le imposte e le destini dove devono essere indirizzate: le imposte federali al livello federale, quelle regionali in ambito regionale e così via. Questo è uno dei fondamenti degli Stati federali, così come avviene negli altri paesi che hanno una struttura federale e non centralizzata.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Garra. Ne ha facoltà.

GIACOMO GARRA. Collega Molgora, ove lei avesse fatto una proposta riguardante tributi non statali non avrei trovato alcun ostacolo di carattere ordinamentale, ma francamente si va ad imbrigliare la potestà legislativa delle regioni in ordine alle modalità di riscossione dei tributi regionali, provinciali e comunali ed a concentrare sulle province una competenza che queste ultime finora non hanno avuto, né rivendicato. I colleghi potrebbero chiedere allora ai relatori se ritengano di proporre una riformulazione aggiungendo le parole «non statali». Se però l'emendamento rimane nel testo attuale, avrà la nostra astensione, non il nostro voto favorevole.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Molgora 7.39, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti 402
Votanti 303
Astenuti 99
Maggioranza 152
Hanno votato
sì 80
Hanno votato
no 223).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Pagliarini 7.28.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fontan. Ne ha facoltà.

ROLANDO FONTAN. L'emendamento Pagliarini 7.28 è diretto a sopprimere il quinto comma. Cercherò di rispondere anche ad una sorta di attacco politico giunto dal PPI tramite il collega Boccia.
Caro Boccia, non solo voi avete respinto la sussidiarietà...

MARCO BOATO. Non è vero. La sussidiarietà l'abbiamo approvata!

ROLANDO FONTAN. ...il che vuol dire, ancora una volta, mantenere lo Stato con tutte le sue competenze, Stato che deve essere onnipresente, onnipotente e quant'altro, ma adesso, dopo aver istituito il fondo perequativo, su cui siamo d'accordo, affermate addirittura che lo Stato dovrà promuovere lo sviluppo economico e la coesione sociale - quindi nuovi sistemi finanziari - o provvedere a scopi diversi dal normale esercizio delle funzioni degli enti locali. In poche parole, questo comma serve a sancire che lo Stato deve rimanere ancora, comunque ed ovunque, onnipresente nei settori sociale ed economico. Questa è la vostra logica. Posso anche capire l'intervento che ha svolto il collega Boccia cercando di accreditare la Casa delle libertà e magari la Lega come partiti che si professano antimeridionali e quant'altro, ma egli afferma delle falsità quando dice che la Casa delle libertà e la Lega non si preoccupano del fondo di perequazione. Lo ha ricordato poc'anzi il collega Migliori. Il problema è


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che noi abbiamo provato, con emendamenti nostri, dei colleghi di Alleanza nazionale, eccetera, a stabilire limiti e criteri chiari e trasparenti sul fondo di perequazione, mentre tu, caro Boccia, ancora una volta hai finito per assecondare e sostenere la logica del clientelismo, dell'assistenzialismo, perché non c'è chiarezza. Si stabilisca a monte a cosa deve servire il fondo di perequazione, si stabiliscano vincoli, si discutano criteri di fondo. Noi ne abbiamo proposti alcuni: potranno anche essere sbagliati, ma il dato di fatto è che non li si vuole perché la logica è ancora quella secondo la quale lo Stato deve essere onnipresente (lo constatiamo con il comma 4 dell'articolo 7) ed il fondo di perequazione deve servire a sostituire ciò che in precedenza lo Stato faceva attraverso altre leggi.
Ancora una volta, caro Boccia e cari colleghi del PPI, voi seguite la vecchia logica del clientelismo e dell'assistenzialismo, dell'interventismo pubblico, una logica che non va bene per il nord ma nemmeno per il sud. Lei, caro Boccia, con l'attacco politico che ha fatto prima sta portando avanti un vecchio modo di ragionare, un vecchio modo di fare politica che, soprattutto al sud, non ha prodotto alcun risultato.
Noi proponiamo di aiutare tutti, anche il sud, ma sulla base di determinati criteri, non con la vecchia logica che non ha prodotto alcun risultato e che tu, che voi del PPI, non volete cambiare, volendo mantenere la non trasparenza, la confusione, la possibilità discrezionale di dividere a seconda delle clientele, a seconda del peso del partito e non in base agli interessi dell'economia e della gente sia del nord sia, in questo caso soprattutto, del sud (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Veltri. Ne ha facoltà.
Onorevole Veltri, ha due minuti.

ELIO VELTRI. Signor Presidente, intervengo soltanto per dichiarare che stanziare risorse aggiuntive può essere giusto, anzi è giusto, ma credo che esse debbano essere finalizzate e selettive; per tale ragione, concordo con l'emendamento a prima firma Pagliarini che destina le risorse aggiuntive a spese di investimento in conto capitale e per interventi connessi a calamità naturali. In caso contrario, riapriremmo un torrente di risorse a pioggia che non ha veramente senso, non è utile, anzi è controproducente.

PRESIDENTE. Onorevole Veltri, lei si è riferito all'emendamento successivo.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pagliarini 7.28, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti 418
Votanti 299
Astenuti 119
Maggioranza 150
Hanno votato
sì 66
Hanno votato
no 233).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Pagliarini 7.30.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pace. Ne ha facoltà.
Onorevole Gasparri, sta parlando il collega Pace, sempre alle sue spalle.
Onorevole Armaroli, lasci parlare.
Prego, onorevole Pace.

CARLO PACE. Signor Presidente, essendosi esaurite le votazioni degli emendamenti riferiti al precedente comma concernente il fondo perequativo, credo non vi sia più possibilità di equivoco e di pensare che, con l'emendamento Pagliarini 7.30, si vogliano trattare argomenti relativi alla perequazione.
Detto questo, mi pare che il fondo perequativo abbia due scopi: garantire (ormai non sono più minime) le garanzie


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essenziali e provvedere agli altri interventi che richiedono perequazione nel normale esercizio della gestione. Viceversa, con l'emendamento in discussione vogliamo fare in modo che con il quinto comma non si torni a fare confusione relativamente alle finalità perequative, perché quelle sono già assicurate comunque. Intendo dire che garanzia e coesione sociale sono proprio le ragioni dalle quali deriva l'esigenza di un fondo perequativo e per le quali tale fondo viene istituito.
Qui si tratta di fare in modo, viceversa, che, analogamente a quanto venne realizzato con l'articolo 9 della legge n. 262 (ahimè in maniera maldestra e poco efficiente), si riconosca l'esigenza di stanziare risorse statali aggiuntive vincolate a spese di investimento, vale a dire a quelle spese che - soltanto esse - sono in grado non di effettuare azioni di coesione o di assicurare i livelli minimi, ma di attenuare - se non addirittura rimuovere, cosa che non è possibile - le sperequazioni esistenti nelle opportunità. Questa è una cosa radicalmente diversa rispetto alle questioni della coesione sociale!
In altri termini, queste sono risorse che vengono destinate a finalità di sviluppo. Non si capisce perché, con una normativa previgente che prevedeva l'esistenza di fondi regionali di sviluppo, adesso si voglia compiere un passo indietro ed evitare che vi sia un preciso vincolo di investimento sostanzialmente a fini di sviluppo per delle risorse che vengono erogate in maniera aggiuntiva rispetto al funzionamento ordinario degli istituti.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pagliarini. Ne ha facoltà.

GIANCARLO PAGLIARINI. Vediamo innanzitutto se riusciamo ad approvare questo emendamento, perché, colleghi, la Costituzione già prevede il fondo di perequazione (quindi, già si cerca di livellare; il che è sostanzialmente giusto), ma nel comma 1 dell'articolo 7 si prevede che, per promuovere lo sviluppo economico oppure per provvedere a scopi diversi dal normale esercizio delle funzioni dei comuni, delle province, delle città metropolitane e delle regioni, lo Stato destini risorse aggiuntive. Non è logico inserire nella Costituzione una previsione del genere!
Colleghi della maggioranza, se vi soffermerete nella lettura del testo, vi renderete conto che è già previsto il fondo di perequazione e che vi è già il riferimento allo sviluppo sociale.
Nel nostro emendamento 7.30 prevediamo che lo Stato possa destinare risorse aggiuntive vincolate a spese di investimento nella seguente maniera: «(...) ovvero per finanziare interventi connessi a calamità naturali». Se venisse invece approvato il testo del comma 1 dell'articolo 7, avremmo una «clausola aperta» in base alla quale lo Stato potrebbe intervenire come e quando vuole a «schiribizzo»! Credo che, inserire nella Costituzione un principio che fa riferimento allo «schiribizzo» dello Stato, non sia ragionevole!
Colleghi della maggioranza, ciò detto, vi invito nuovamente a dare un'occhiata al testo perché, così come è scritta attualmente quella parte, non ha senso e non sta in piedi!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Presidente, colleghi, sono pienamente d'accordo con la collega Jervolino Russo quando, dissentendo da un collega precedentemente intervenuto, ha detto che è normale dialettica in Parlamento sulle riforme costituzionali che vi siano differenziazioni. Tuttavia, il collega Pagliarini dovrebbe essere almeno rispettoso della normale dialettica perché lui sostiene che, secondo il testo in esame, lo Stato potrebbe intervenire come e quando vuole a «schiribizzo». Tra trenta secondi noi, dopo aver respinto l'emendamento Pagliarini 7.30, discuteremo (probabilmente lo respingeremo perché preferiamo il testo della maggioranza) l'emendamento Giovanardi 7.113 che parla legittimamente


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- nella sostanza sono d'accordo anche questa volta - di risorse aggiuntive, di interventi speciali, di promozione dello sviluppo economico e della coesione sociale e che si conclude nel modo seguente: «o per esigenze straordinarie» - cioè diverse - «rispetto al normale esercizio delle loro funzioni».
Collega Pagliarini, il suo collega di schieramento Giovanardi ha legittimamente espresso, con formule diverse, esattamente il contenuto del comma 5 dell'articolo 119 proposto dalla maggioranza!

DANIELE MOLGORA. Pensa con la tua testa!

MARCO BOATO. Poi, io rispetto le diversità, ma stiamo attenti a disprezzare quello che, nell'ambito della stessa Casa delle libertà, un altro gruppo, un altro collega, propongono per la votazione!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Parolo, al quale ricordo che dispone di due minuti di tempo. Ne ha facoltà.

UGO PAROLO. Non posso esimermi dall'intervenire riguardo a questo articolo in genere e al comma che stiamo votando in particolare.
Credo sia corretto dire, al di là del fiume di parole che si utilizza, che si sta inserendo nella Costituzione l'assistenzialismo più becero! Questa, naturalmente, è una scelta politica che viene fatta coscientemente, della quale l'attuale maggioranza dovrà assumersi le responsabilità fino in fondo. Purtroppo la prassi più negativa che è stata perseguita attraverso leggi ordinarie, quella di drenare risorse in modo assurdo laddove dovrebbero esservi investimenti e quella di garantire l'assistenzialismo per impedire lo sviluppo dove dovrebbe esserci (cioè al sud), viene inserita nella Costituzione. Di questo naturalmente dovrete assumervi la responsabilità.
Al di là delle forme, credo sarebbe corretto recepire gli emendamenti che l'opposizione sta tentando di portare avanti perché non è assolutamente concepibile che la Costituzione preveda che lo Stato debba assistere in modo indiscriminato chi non ha la volontà di produrre o di migliorare la propria situazione sociale. Questa è una norma che noi non possiamo assolutamente accettare (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giovanardi. Poiché il suo gruppo ha esaurito il tempo a disposizione, assegno ad esso altri quindici minuti. Ne ha facoltà.

CARLO GIOVANARDI. Signor Presidente, mi dispiace deludere un'altra volta il collega Boato che equivoca sul significato dei due emendamenti, perché voterò con convinzione quello presentato dall'onorevole Pagliarini che giustamente delimita le funzioni dello Stato.

MARCO BOATO. Bene!

CARLO GIOVANARDI. Faccio questo in coerenza con quanto deciso dal centro cristiano democratico che ha votato l'emendamento che fissava in uno Stato federale (o che si avvicina nelle intenzioni di tutti ad uno Stato federale) l'intervento dello Stato per garantire l'essenzialità dei servizi prestati a tutti i cittadini. Quando abbiamo votato quell'emendamento che mi convinceva, ho detto che uno Stato deve preoccuparsi del fatto che su tutto il territorio nazionale vi siano condizioni minime di trattamento essenziale erga omnes. È però vero quello che l'onorevole Pagliarini ha notato. Con questa dizione del comma 5, parlando di sviluppo economico, di coesione sociale, di scopi diversi «dal normale esercizio delle loro funzioni, lo Stato destina risorse aggiuntive», è chiaro che parliamo a trecentosessanta gradi. In questo modo si stabilisce che lo Stato può comunque intervenire, qualora lo ritenga opportuno, in tutte le materie, in tutte le funzioni, con uno svuotamento totale del ragionamento, della sussidiarietà e delle responsabilità dell'autonomia ai vari livelli.


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L'onorevole Boato chiede il motivo per cui, pur votando a favore di questo emendamento, ne abbiamo presentato un altro. Il motivo è che, se venisse - purtroppo - respinto l'emendamento dell'onorevole Pagliarini, ci sarebbe un'altra cosa che ci preoccupa ed è la parola «determinati». Infatti, non solo si teorizza un intervento dello Stato di tal fatta, ma si teorizza anche che questo intervento possa essere fatto non nei confronti di tutti i comuni o di tutte le province che si trovano ad avere determinati problemi di sviluppo economico, di coesione sociale o per scopi diversi dal normale esercizio delle loro funzioni e quindi si fissa con legge dello Stato che tutti coloro che hanno una determinata anomalia devono godere dell'intervento dello Stato stesso. Qui si dice invece che lo Stato può intervenire a favore di «determinati» comuni, questo o quel comune e non un altro, introducendo un'ulteriore discriminazione che può aprire la porta ad una turbativa - quella sì ancora più grave - delle autonomie locali. Infatti, lo Stato con la parola «determinati» si riserva di intervenire in un comune piuttosto che in un altro, anche se le condizioni che ne dovrebbero determinare l'intervento sono eguali.
Dunque, con il centro cristiano democratico voterò a favore dell'emendamento Pagliarini 7.30 che fissa dei limiti ragionevoli di supplenza dello Stato e, se verrà bocciato quell'emendamento, inviterò a votare anche per il nostro emendamento che, almeno, fissa dei paletti rispetto al termine «determinati» che crea una discriminazione inaccettabile.

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Giovanardi.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Nardini. Ne ha facoltà.

MARIA CELESTE NARDINI. Signor Presidente, noi voteremo sia contro all'emendamento del collega Pagliarini 7.30 sia contro l'emendamento Giovanardi 7.113 perché non riteniamo si debba trattare di risorse aggiuntive, cioè di un fatto straordinario e a tal fine avevamo collocato tra i compiti dello Stato alcune determinate materie.
Stiamo discutendo, in pratica, di misure relative al Mezzogiorno: ebbene, se ne è discusso in molti modi, a mio avviso male, ma secondo noi va ribadito che siamo di fronte ad uno dei compiti ordinari dello Stato; e con ciò non voglio esaurire una questione storica di grande importanza, che richiederebbe una vera discussione. Siamo quindi favorevoli non a che si possa, ma a che si debba intervenire in tale ambito. D'altro canto, per esempio, con un nostro emendamento avevamo previsto tra i compiti dello Stato quello relativo alle calamità naturali, ma ora vediamo che tale compito non viene inserito né tra le une né tra le altre competenze, se non come fatto eccezionale. Credo non si possa continuare a discutere in questo modo della questione del Mezzogiorno, per cui voteremo contro l'emendamento in esame ed il successivo emendamento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole De Simone. Ne ha facoltà.

ALBERTA DE SIMONE. Signor Presidente, voglio innanzitutto osservare che il termine «aiuto» non è adatto per definire i fondi perequativi e che l'obiettivo dell'unificazione delle opportunità e dei servizi sul territorio dell'intero paese ci rende europei e ci allinea con le politiche di tutti gli altri paesi europei, a struttura federalista o meno. Si tratta, quindi, di discutere non di aiuti ma di obiettivi di giustizia e di civiltà; né si tratta di uno schiribizzo, perché credo che di una sola cosa il Mezzogiorno sia ricco, di dignità umana. Voglio dirlo a tutti quelli che, ogni volta che si discute su un emendamento, colgono l'occasione per parlare di clientelismo ed assistenzialismo: si tratta non di questo ma di consentire pari opportunità sull'intero territorio nazionale, ed è giusto che questo principio di civiltà nazionale sia scritto in Costituzione.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.


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Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pagliarini 7.30, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti 398
Votanti 393
Astenuti 5
Maggioranza 197
Hanno votato
sì 175
Hanno votato
no 218).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Giovanardi 7.113, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 383
Votanti 374
Astenuti 9
Maggioranza 188
Hanno votato
sì 163
Hanno votato
no 211).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Garra 7.5.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Garra. Ne ha facoltà.

GIACOMO GARRA. Signor Presidente, non posso dichiararmi in dissenso rispetto all'intervento svolto poc'anzi dalla collega De Simone e vorrei richiamare la cortese attenzione dei colleghi sul fatto che la materia affrontata nell'emendamento in esame è uno dei punti chiave del nuovo assetto che si vuole dare al regionalismo. Al riguardo, parto dalla Costituzione vigente, che all'articolo 119, terzo comma, così recita «Per provvedere a scopi determinati, particolarmente per valorizzare il Mezzogiorno e le isole, lo Stato assegna per legge a singole regioni contributi speciali».
Non nego quello che ha affermato il collega Fontan, vale a dire che vi sia stato un clientelismo assurdo che si è innestato su questa previsione costituzionale e sulla legislazione emanata nei cinquant'anni successivi all'entrata in vigore della Costituzione, però non propongo null'altro se non serbare doverosa memoria di un principio che, a mio giudizio, è un caposaldo, quello secondo il quale la valorizzazione del Mezzogiorno e delle isole non può essere cancellato dal testo della Costituzione. Non si vuole, quindi, far acquisire al Mezzogiorno e alle isole nulla che non sia già garantito dalla Costituzione in vigore. Credo che il voto dell'Assemblea non debba riguardare tanto il fatto che un emendamento viene presentato da un deputato meridionale e dell'opposizione, ma il fatto che esso ha la sola finalità di conservare nella nostra Costituzione la memoria di un principio che, a nostro giudizio, è irrinunciabile nel quadro, s'intende, di un'Italia una e indivisibile. Chiediamo voto favorevole all'Assemblea senza distinzioni tra maggioranza ed opposizione.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bono, al quale ricordo che ha cinque minuti di tempo a disposizione. Ne ha facoltà.

NICOLA BONO. Signor Presidente, oggi lei mi commuove con questa sua generosità.

PRESIDENTE. Se vuole, faccio marcia indietro.

NICOLA BONO. Signor Presidente, l'emendamento Garra 7.5, che condivido pienamente e che va nella direzione che egli ha testé spiegato, ossia mantenere una precisazione fondamentale nella Carta costituzionale con riferimento al Mezzogiorno, non solo sotto l'aspetto della valenza storica - come diceva giustamente


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Garra - ma come evidenza di una specificità tutta particolare, è la chiave di lettura di come il dibattito stia procedendo in maniera assolutamente schizofrenica. Mi chiedo, ad esempio, come l'onorevole Boccia concili il suo intervento di pochi minuti fa in cui criticava una presunta divisione della Casa delle libertà sul tema fondamentale della solidarietà e del meridionalismo con una concezione già concretizzata in un emendamento approvato dalla Commissione che ha cancellato, di colpo, la parola Mezzogiorno, la parola isole dal testo della Costituzione e che ha, quindi, determinato un vulnus sul principio della considerazione di una peculiarità di intervento che, badate, non ha tolto nulla alla concezione moderna dell'intervento nelle aree depresse. L'attuale stesura dell'articolo 119 della Costituzione, comma 3, non ha impedito a questo Parlamento di legiferare e farsi carico dei problemi di riequilibrio territoriale che investono l'intero paese. Pur tuttavia, nell'attuale testo esiste la dizione specifica di Mezzogiorno e di isole. Allora, dove è l'esigenza di sopprimere questo riferimento? Dov'è l'esigenza di ricondurre tutto a un criterio di equilibrio generale pur sapendo che i disequilibri del nostro paese sono diversi a seconda dell'evoluzione storica dei vari territori e a seconda della loro localizzazione sul territorio nazionale? Ecco perché l'impostazione dell'emendamento proposto dal collega Garra è corretta, perché, pur mantenendo l'impianto del comma 5, così come definito dalla Commissione, che in maniera moderna riprende e articola il concetto dell'intervento ordinario di riequilibrio delle aree depresse, deve mantenere il riferimento al Mezzogiorno e alle isole come elemento irrinunciabile non solo di memoria storica, ma anche della capacità di farsi carico di uno sviluppo che certamente non è stato minore rispetto al resto d'Italia solo a causa di fenomeni di corruzione, come è stato detto da alcuni colleghi. Il sottosviluppo del Mezzogiorno è antico, ha un'origine storica e ha un nome, un cognome, padri e madri, che si sono succeduti nel tempo. È un sottosviluppo che nasce con l'unificazione del paese, che storicamente noi rivendichiamo e condividiamo, ma che, obiettivamente, per come si è sviluppata e per come si è realizzata, è stata una violenza incredibile in alcune parti del territorio e ha determinato i prodromi della distorsione dello sviluppo che oggi siamo chiamati a verificare.
Basti dire che, quando nel 1860 si realizzò l'unità d'Italia, lo sviluppo delle aree del Mezzogiorno era di ben altro livello rispetto a quello di molte aree del centro-nord e che i cinquant'anni successivi determinarono un lento e progressivo degrado, che poi ha portato alle condizioni a cui noi tutti assistiamo.
Per questi motivi, Presidente, onorevoli colleghi, riteniamo che l'emendamento Garra sia funzionale al principio che in una Carta costituzionale, in cui si affermano i principi direttivi della vita politica e sociale di uno Stato, sia irrinunciabile il riferimento diretto e puntuale alle peculiarità del Mezzogiorno e delle isole.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pagliarini. Ne ha facoltà.

GIANCARLO PAGLIARINI. Signor Presidente, mi piace chiarire che, se il Mezzogiorno e le isole fossero valorizzati, noi saremmo gli uomini più felici del mondo. È ovvio che siamo favorevoli: se il Mezzogiorno e le isole fossero valorizzati, si genererebbe più PIL e, quindi, avremmo più soldi per le pensioni minime, per le infrastrutture, per le scuole, per gli ospedali.
È logico che bisogna valorizzare le zone deboli, ma il problema è proprio che le zone deboli e le aree svantaggiate purtroppo non sono solo il Mezzogiorno e le isole: ve ne sono anche altre.
Quindi, se rimane questo testo, la Lega si deve necessariamente astenere, perché non ci sono solo quelle zone deboli. Se, invece, il collega proponente accettasse di inserire «per valorizzare le zone svantaggiate» o «le aree deboli» del paese o qualcosa del genere, anche noi voteremmo a favore.


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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sales. Ne ha facoltà.

ISAIA SALES. Signor Presidente, era inevitabile che un dibattito che si svolge in un paese con un'economia di tipo dualistico approdasse a risultati e a valutazioni diverse.
Ho seguito con attenzione il dibattito che si è svolto finora e devo dire che si può notare un'egemonia culturale e politica della Lega sul Polo. Resto meravigliato dal fatto che si possa parlare di difesa del Mezzogiorno quando il Polo ha votato un emendamento della Lega con il quale si prevede che il 70 per cento delle risorse che vengono raccolte localmente debbano restare sul territorio.
Ho fatto un calcolo: se fosse passato quell'emendamento - non parlo di quello che prevede addirittura il 90 per cento - su 773 mila miliardi e 595 milioni ben 541 mila miliardi e 517 milioni resterebbero nelle zone con maggiore capacità fiscale. Nel sud dovremmo chiudere gli ospedali, le scuole e ridurre l'assistenza a zero. Il Polo ha votato a favore di questo emendamento ed è stato molto sensibile ad un emendamento nel quale non si dice che sarà istituto un fondo di perequazione, ma si dice che quel 30 per cento partecipa al fondo perequativo. Aggiungo che il Polo in aula ha votato a favore di altri due emendamenti della Lega: il primo è l'emendamento Pagliarini 7.27, nel quale si dice che per accedere ai trasferimenti dal fondo perequativo nel sud dovremmo applicare tariffe fiscali superiori. E voi siete per la riduzione delle tasse? Avete votato un emendamento in cui si afferma che nel sud, dove c'è meno ricchezza, dovremmo pagare tasse maggiori.

GIACOMO GARRA. Ma che dici? Ho chiesto la parola e non mi è stata data!

ISAIA SALES. Avete votato poi a favore dell'emendamento Covre 7.46, in cui si dice che si accede a questo fondo «anche attraverso la determinazione di uno sforzo fiscale autonomo» - e, aggiungo, aggiuntivo -, cioè la Lega propone maggiori tasse per il sud, il Polo approva e poi propone di avere maggiore attenzione per il sud.
Poiché si tratta di una questione controversa, non sono più per riferimenti territoriali: in Costituzione deve andare un principio, non un territorio. Il principio è di aiutare le zone dove c'è una capacità fiscale inferiore, per cui bisognerebbe accettare in futuro di lavorare attraverso aiuti nelle zone dove si registra un tasso di disoccupazione superiore alla media o dove c'è una capacità di produzione inferiore. Dobbiamo decidere in base ai problemi e non al territorio. Mi auguro che fra uno o dieci anni il Mezzogiorno, avendo superato i suoi problemi, non abbia più bisogno di aiuti e quindi cerchiamo di guardare alla sostanza. In quest'aula è successo che nel merito il Polo abbia sostenuto l'egemonia culturale sul federalismo della Lega, secondo la quale il sud deve badare ai suoi problemi, non deve esserci alcun sostegno nazionale e, anzi, le risorse debbono andare nella misura del 70 per cento ai territori con capacità fiscali maggiori. La Lega e il Polo hanno proposto che noi nel sud dobbiamo chiudere gli ospedali e la maggior parte dei servizi (Commenti dei deputati del gruppo della Lega nord Padania). Se in Costituzione si dice che ai cittadini sono garantiti i servizi fondamentali al di là del reddito e al di là del luogo in cui abitano, da meridionale sono d'accordo, ma allora erano lacrime di coccodrillo quelle versate in quest'aula quando sono stati sostenuti emendamenti della Lega antimeridionali (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, dei Popolari e democratici-l'Ulivo e misto-Socialisti democratici italiani).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Migliori, che ha due minuti a disposizione. Ne ha facoltà.

RICCARDO MIGLIORI. Signor Presidente, io sono impressionato positivamente


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dall'efficacia di questi compitini propagandistici che i colleghi della maggioranza...

ANTONIETTA RIZZA. Smettila!

RICCARDO MIGLIORI. Posso smetterla se smettono anche i compitini! Ricordo al collega Sales che, se fa riferimento all'emendamento Pagliarini 7.27, i gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale si sono astenuti. Ma rimanendo alla sostanza dei fatti, noi proponiamo un emendamento affinché in Costituzione rimanga il riferimento alla valorizzazione del Mezzogiorno e delle isole sul quale i colleghi della maggioranza dichiarano di esprimere un voto contrario. Questi sono i fatti e il resto è solo un faticoso arrampicarsi sugli specchi della propaganda elettorale.
Invito il collega Garra ad accogliere la richiesta dei colleghi della Lega affinché venga estesa la finalità di valorizzazione anche alle aree deboli del paese che si trovano nel centro-nord e nelle isole.

GIACOMO GARRA. Signor Presidente...

PRESIDENTE. Lei sembra d'accordo, poi chiederemo il parere al Governo e al relatore.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Roscia. Ne ha facoltà.

DANIELE ROSCIA. Signor Presidente, mi sembra di ricordare che la settimana scorsa le votazioni - ahimè - non andarono nel senso indicato dal collega perché non vi fu una posizione favorevole - se non quella del collega Giovine - all'emendamento che assegnava il 70 per cento delle risorse alle regioni. Abbiamo espresso il nostro disappunto nei confronti di un accordo che non dovrebbe essere essenzialmente elettorale, ma almeno di contenuto di programma. Lo stesso avvenne quando si votò sulle regioni a statuto speciale e quindi il collega Sales dovrebbe riflettere prima di fare certe affermazioni. La mia preoccupazione nasce dal fatto che purtroppo l'accordo sul federalismo è mediocre, miope e basato su strumentalizzazioni da una parte e dall'altra, che appaiono tremendamente pericolose perché, di fronte a posizioni sbandierate dal ministro Tremonti - che io condivido pienamente -, sarebbe necessario che anche la Casa delle libertà in questo passaggio fosse unita nel sostenerle. Di fronte al piagnisteo dei colleghi meridionali che continuano a dire che la Cassa per il Mezzogiorno deve essere riproposta, che bisogna valorizzare il sud perché altrimenti si devono chiudere gli ospedali, va detto chiaramente che costoro stanno condannando il sud ad altri cinquant'anni di questa situazione di sfacelo.
Questo Governo ha approvato un modello di federalismo fiscale che entrerà in vigore l'anno prossimo, con una ripartizione alle regioni abbastanza esigua (il 25 per cento dell'IVA). Ho letto le dichiarazioni dei governatori del Polo, preoccupati per le vicende finanziarie che riguarderanno le regioni da loro amministrate. Colleghi, sul contenuto della proposta in esame bisogna essere chiari anche di fronte ad una competizione elettorale. Occorre sedersi e precisare le cifre in modo che siano chiare ai cittadini, anche a quelli del nord che sono più oltranzisti e che (giustamente, a mio giudizio) ritengono che le risorse debbano restare in forma preponderante dove sono prodotte, rispondendo a criteri di equità; i cittadini del sud, una volta per tutte, devono tirar su le maniche e i loro rappresentanti devono finirla di venire a piangere in Parlamento, perché stanno condannando le loro genti alla miseria e all'emarginazione!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giovine, al quale ricordo che ha due minuti di tempo a disposizione. Ne ha facoltà.

UMBERTO GIOVINE. Signor Presidente, intervengo in questo curioso dibattito in cui chi ha cercato di mettere una ruota ad un carro a cui la maggioranza


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aveva praticamente tolto tutto viene ora accusato di non tener conto del fatto che con una sola ruota il carro non potrà camminare: non è colpa nostra! Il collega Sales, evidentemente, ignora che il partito a cui appartiene è strettamente legato alla SPD tedesca, che sostiene esattamente le percentuali che egli ha trovato così strabilianti nell'assegnazione del gettito fiscale. Evidentemente, egli ha dimenticato che in Germania, dove vige il federalismo cooperativo (ripeto, cooperativo e non competitivo), ovvero il sistema di cui stiamo parlando ora in Italia (se ha ancora senso parlare di federalismo: io credo di no), i Länder vengono coinvolti nella perequazione: non si puniscono i Länder orientali o la Saar perché si assegna il 60, 70 per cento delle risorse (come vogliono gli stessi socialdemocratici tedeschi) ai Länder che hanno maggior reddito! Dunque, la propaganda elettorale che viene giocata su questo equivoco vorrei rispedirla al mittente.
Signor Presidente, restiamo dell'idea che le regioni a maggior reddito debbano partecipare in diretto rapporto con le regioni a minor reddito; si tratta di un rapporto che già va costituendosi naturalmente, malgrado (e talvolta contro) il Governo centralista: è questo lo schema in rete che vuole la Casa delle libertà! Pertanto, non solo non dovete scandalizzarvi, ma dovete andare a guardare i modelli federali ai quali dite di ispirarvi, come quello della Bundesrepublik (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pace. Ne ha facoltà.

CARLO PACE. Signor Presidente, vorrei ricordare ai colleghi che di fronte ad una riforma della Costituzione sarebbe forse opportuno che dimenticassimo che ci stiamo avvicinando alle elezioni e facessimo meno propaganda. Vorrei precisare che non abbiamo affatto utilizzato la parola «aiuti», ma abbiamo usato altri termini, innanzitutto più dignitosi, ma soprattutto più tecnici, per definire le attività e le facoltà che desideriamo siano tutelate costituzionalmente.
Mi unisco all'invito rivolto all'onorevole Garra di aggiornare la definizione contenuta nel suo emendamento. Che nella nostra Costituzione fossero state previste soltanto la valorizzazione del Mezzogiorno e delle isole è dovuto al fatto che quelle regioni, alla fine degli anni quaranta e all'inizio degli anni cinquanta, erano in condizioni di gran lunga più depresse, sia in senso assoluto (chi ha qualche anno come me, se ne ricorderà nettamente) sia in senso relativo, differenziandosi dal resto del territorio nazionale in maniera inaccettabile.
Anche la differenza in senso relativo era assai più accentuata: guardate che quando si parte da un livello basso, un differenziale del 10 per cento è assai più importante rispetto a quando si è su livelli più elevati: i regimi di vita e le opportunità sono radicalmente diversi.

PRESIDENTE. Onorevole Pace, deve concludere.

CARLO PACE. Signor Presidente, concludo. Nell'emendamento in esame si prevede semplicemente di mantenere nella Costituzione una attenzione privilegiata per assicurare a chi vive in territori differenti una sostanziale parità di opportunità. La situazione italiana si è evoluta, è cambiata, sono emerse nuove posizioni di emarginazione rispetto a quelle che c'erano in passato; allora sarebbe opportuno che prendessimo in considerazione quelle che c'erano allora (e che permangono, rese emarginate dallo spostamento dell'asse dello sviluppo dalla linea nord-sud alla linea est-ovest, che è un fatto chiaramente non smentibile), ma che accanto a quelle si inserissero anche le nuove zone emarginate che sono andate emergendo nel resto del paese. D'altronde, già nel 1953 lo Stato italiano si fece carico di simili situazioni, estendendo ad esse la legislazione che all'epoca era stata varata per il Mezzogiorno (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).


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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Moroni. Ne ha facoltà.

ROSANNA MORONI. Signor Presidente, ancora una volta mi sembra evidente in quest'aula l'ipocrisia della Lega nord e del Polo. Tutti gli emendamenti di queste due forze politiche, infatti, distruggerebbero ogni residuo di solidarietà tra regioni. Mi riferisco a tutti gli emendamenti che abbiamo votato finora, anche a quelli riferiti agli articoli precedenti, in particolare all'articolo 117. Essi porterebbero alla frantumazione del quadro legislativo regionale. L'emendamento Garra, in questo contesto, è solo una bandierina, contraddetta dalle cose dette e fatte fino ad ora.
La Commissione, invece, ha accolto il senso e la finalità di un nostro emendamento che riafferma l'esigenza di compensare i diversi livelli di sviluppo, la necessità di una crescita armonica dell'intero paese, la necessità di interventi perequativi per riequilibrare le condizioni sociali ed economiche. Noi - e con «noi» intendo il centrosinistra - raggiungiamo questi obiettivi nel momento in cui affermiamo la necessità di risorse aggiuntive e di interventi speciali anche per la solidarietà sociale - che significa anche solidarietà fra regioni -, anche per l'effettivo esercizio dei diritti della persona, anche - e mi riferisco in questo caso all'emendamento presentato dal Governo - per rimuovere gli squilibri economici e sociali. Basta leggere il testo che abbiamo già approvato e quello che risulterà dalle successive votazioni per individuare una profonda coerenza in tutte le scelte fatte dal centrosinistra, coerenza che porta ad affermare sempre e comunque quel principio importante, fondamentale di solidarietà sociale che permea tutta la prima parte della Costituzione italiana, che permea tutta la parte riferita ai principi fondamentali. Nelle nostre scelte questo filo di coerenza si ritrova in ogni momento. Qualcuno vada a leggersi, invece, con attenzione tutti gli emendamenti del Polo e dell'intera Casa delle libertà: vedrà che l'affermazione dell'intento di valorizzare il Mezzogiorno e le isole è smentita in tutti gli altri emendamenti che quei gruppi hanno presentato.

GIACOMO GARRA. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIACOMO GARRA. Signor Presidente, so bene che il nostro regolamento non consente a me, presentatore dell'emendamento 7.5, di chiederne la votazione in un testo riformulato. Io sarei favorevole a votare un testo riformulato che suoni così: «Per valorizzare le aree svantaggiate del centro-nord, il Mezzogiorno e le isole e per», ma per poter compiere questa operazione è necessario che i relatori e la Commissione avallino questa soluzione. Certo, dietro il silenzio la Commissione ed i relatori possono anche nascondere un «no» implicito, il che mi dispiacerebbe, ma se noi vogliamo, almeno su un punto così qualificante, andare ad un voto a larghissima...

PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Garra. Solo perché lei lo sappia: l'onorevole Soda ha già manifestato l'intenzione di parlare.

GIACOMO GARRA. Comunque, credo che il chiarimento sia utile: dichiaro quindi la mia totale accettazione della proposta del collega Pagliarini.

ANTONIO SODA, Relatore per la maggioranza per i profili inerenti all'ordinamento regionale. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANTONIO SODA, Relatore per la maggioranza per i profili inerenti all'ordinamento regionale. Signor Presidente, noi non consentiamo con questa riformulazione (Commenti dei deputati del gruppo della Lega nord Padania)...


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DANIELE MOLGORA. Ecco il democratico!

PRESIDENTE. Colleghi, ascoltate la motivazione: magari avrete maggiori motivi...

DANIELE MOLGORA. È già sufficiente questo, Presidente!

ANTONIO SODA, Relatore per la maggioranza per i profili inerenti all'ordinamento regionale. Presidente, ne abbiamo lungamente discusso: tutta la concezione che è alla base della nuova formulazione dell'articolo 119 della Costituzione tiene conto dell'evoluzione di un sistema centralistico, che giustamente e correttamente il costituente del 1948 ha dovuto preferire. Lo stato e le condizioni delle isole e del Mezzogiorno all'indomani della guerra, infatti, erano tali da imporre una politica della contribuzione speciale, la quale, per un verso, costituiva una valorizzazione effettiva, a livello delle risorse della legislazione, delle questioni del Mezzogiorno e, per l'altro verso, è stata una strada che si è rilevata insufficiente e gravida dei pericoli che sono stati più volte denunciati.
La Commissione ha ritenuto di non dover ripercorrere questa strada per quanto riguarda l'articolo 119 della Costituzione, che si pone la questione dei cittadini dei territori con minore capacità fiscale, minore sviluppo economico e che registrano più arretrate situazioni sociali. Abbiamo voluto collocare tali questioni all'interno di un federalismo solidale nel quale, accanto alla redistribuzione delle risorse fra Stato ed enti politici territoriali, vi fossero i due fondamentali pilastri rappresentati dal fondo perequativo e dagli interventi, non più la semplice contribuzione: si vuole rendere possibile una serie di provvedimenti legislativi, fiscali, finanziari, culturali, civili e sociali volti a rimuovere le condizioni di squilibrio nelle quali si trovano i cittadini in qualsiasi parte del territorio essi vivano. Questa è la filosofia del provvedimento al nostro esame; questa è la concezione che incardina una serie consequenziale di principi contenuti nell'articolo 119 della Costituzione.
Non mi sembra si possa tentare ora, dopo aver delineato questa filosofia, di inserire una filosofia completamente diversa, delineata dagli emendamenti presentati dalla Lega e dal Polo, nella quale vige il principio: «ognuno si tenga per sé le risorse e qualcun altro decida di aiutare gli altri». Ho ascoltato l'onorevole Pagliarini ripetere più volte, in quest'aula, di non essere contrario agli aiuti, vale a dire all'assistenza: onorevole Pagliarini, cari colleghi della Casa delle libertà, è proprio questa concezione da voi proposta, che ora cerca di trincerarsi dietro la dizione dell'articolo 48 della Costituzione sulla valorizzazione delle isole e del Mezzogiorno, che non si trova più nel testo della Commissione. Si tratta di un testo - lo ripeto - che è, per un verso, rispettoso della autonomie, nel senso che le risorse vengono riallocate sul territorio, e per un altro è profondamente ispirato ad un federalismo solidale. Su tale questione, vorrei rivolgermi al collega che ha richiamato l'esempio della Germania e della SPD e agli interventi straordinari di perequazione dei Länder dell'est: i limiti che avete voluto proporre in quest'aula non sono stati affatto considerati in tutti gli interventi e non solo nelle semplici contribuzioni di assistenza e di sviluppo di quei Länder. Si tratta di una filosofia diversa: non è il rifiuto della valorizzazione delle isole e del Mezzogiorno, che sono centrali nella nostra concezione dello sviluppo del paese, ma è il rifiuto di uno strumentalismo che vuole inserire all'interno di un testo che presenta una concezione organica propria basata sul federalismo solidale, elementi che si inspirano ad un concetto ormai superato di aiuto e di assistenza di cui il Mezzogiorno non ha bisogno. Il Mezzogiorno d'Italia ha bisogno di una politica nazionale di equilibrio territoriale che, forse, questo provvedimento aiuterà a realizzare (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, misto-Verdi-l'Ulivo e misto-Socialisti democratici italiani).


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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Tassone. Ne ha facoltà.

MARIO TASSONE. Presidente, non mi appassiono quando sento alcune tesi relative agli interessi del Mezzogiorno. Chi ha un po' di memoria, anche dei lavori parlamentari, ricorderà che il Mezzogiorno è stato evocato più volte, senza che poi vi fosse un'azione consequenziale nei suoi confronti.
Ho riflettuto molto sull'emendamento Garra 7.5 e mi asterrò dalla sua votazione perché lo sviluppo del Mezzogiorno, delle isole e delle aree depresse deve avvenire nel quadro generale delle politiche economiche nazionali. Quando abbiamo abbandonato la cultura dell'assistenzialismo, abbiamo detto proprio questo: l'unità, la solidarietà e il progresso del paese non si raggiungono se vi sono regioni che rimangono indietro. Ritengo che inserire il Mezzogiorno in questa riforma non contribuisca ad esaltarlo, ma lo limiti nelle sue aspettative e nelle sue esigenze più vere e più reali (Applausi dei deputati del gruppo Misto-CDU e dei deputati Crema e Boato).

ELIO VITO. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ELIO VITO. Non intervengo nel merito delle considerazioni svolte dal collega Soda sull'emendamento Garra 7.5, ma faccio una riflessione su questo presunto potere che il relatore della Commissione avrebbe in merito alle richieste di riformulazione degli emendamenti.
Ho la sensazione che si stia modificando la prassi che pure si è instaurata in questa legislatura e che ha innovato senza alcun fondamento il nostro regolamento. L'unico vero potere attribuito alla Commissione e, quindi, al relatore è quello di presentare nuovi emendamenti in Assemblea. La norma vuole evitare che vi sia una proliferazione di nuovi emendamenti in Assemblea rendendo infinito il loro esame e l'iter del provvedimento. Tuttavia, in questo caso e, per la verità, anche in altri casi, siamo di fronte non a richieste di presentare nuovi emendamenti, ma a modifiche o a specificazioni all'interno del testo già presentato da un deputato. Questo potere della Commissione, a mio avviso, non andrebbe confuso - come, invece, mi pare faccia il relatore - con il giudizio di merito della Commissione, ma dovrebbe essere riferito semplicemente al giudizio che viene chiesto dal Presidente al relatore se la nuova formulazione possa, in qualche misura, compromettere l'ordine delle votazioni o essere in contrasto con le votazioni già effettuate, fermo restando che l'oratore potrà esprimere in seguito il parere contrario della Commissione sull'eventuale nuovo testo del deputato. Così interpreto l'articolo 86 del regolamento e non vorrei che si finisse per confondere il parere chiesto al relatore con un diritto del relatore di condividere necessariamente la nuova formulazione dell'emendamento del deputato perché si tratterebbe, in questo caso, di un emendamento della Commissione. Non si deve confondere il diritto esclusivo della Commissione di presentare nuovi emendamenti con la facoltà di un deputato di riformulare un emendamento già presentato nei termini e con la giusta richiesta del Presidente al relatore se questa riformulazione possa, in qualche modo, essere in contrasto con il testo o con altri emendamenti. In questo caso, chiediamo al relatore se condivida nel merito la nuova formulazione.
Presidente, ho la sensazione e, forse, anche il timore che in tal modo finiamo per non fare un buon lavoro. A volte, la ripresentazione di un emendamento in forma diversa può anche agevolare l'iter, fermo restando che la Commissione può sempre esprimere parere contrario sull'emendamento. Tuttavia, se accetta la riformulazione chiesta da più parti, l'emendamento si vota e finisce lì. Se, invece, tale emendamento deve essere necessariamente condiviso dalla Commissione,


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ho il timore che le attribuiamo un potere che oggi il regolamento e la prassi non le riconoscono.

PRESIDENTE. Onorevole Vito, in realtà, bisogna distinguere tra riformulazione e nuovo emendamento. Quella del collega Pagliarini non era una proposta di riformulazione, vale a dire volta a scrivere con diverse parole il testo già scritto, ma aveva un contenuto diverso. Si trattava, quindi, di un nuovo emendamento.
Poiché i colleghi, come lei sa benissimo, non possono presentare nuovi emendamenti, è necessario che l'emendamento sia fatto proprio dalla Commissione. Il relatore ha spiegato le ragioni di merito per le quali esso non può essere fatto proprio dalla Commissione, quindi il procedimento è stato perfettamente coerente. Diverso è, invece, per i casi di riformulazione - lei ha perfettamente ragione -, ma qui non si trattava di riformulazione tecnica.

PAOLO ARMAROLI. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PAOLO ARMAROLI. Intervengo sullo stesso argomento. Non mi sfugge il fatto che l'onorevole Soda è, con il collega Cerulli Irelli, relatore sul provvedimento. Siccome però ha esordito con un «noi», ritenevo - ma posso sbagliare, signor Presidente - che quantomeno il relatore sentisse il parere del Comitato dei nove sulla riformulazione dell'emendamento.

MARCO BOATO. Ci siamo consultati!

GIOVANNI CREMA. Non c'è alcun dissenso!

PAOLO ARMAROLI. Da quanto ho potuto vedere, il relatore si è alzato ed ha espresso un'opinione che mi sembra, se non vado errato - ma posso sbagliare, signor Presidente - un pluralis maiestatis o modestiae, ma non come relatore, cioè come espressione della maggioranza del Comitato dei nove. Chiedo però lumi a lei, signor Presidente.

PRESIDENTE. Onorevole Armaroli, se la questione dovesse essere risolta come lei propone, in ogni caso in cui vi è una richiesta di riformulazione dovremmo sospendere i nostri lavori e riunire il Comitato dei nove. Il relatore ha sentito informalmente i colleghi ed ha enunciato l'opinione della maggioranza del Comitato.

DANIELE MOLGORA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
Onorevole Molgora, ha due minuti di tempo.

DANIELE MOLGORA. Signor Presidente, circa l'intervento del relatore abbiamo ascoltato la sua omelia sul merito dell'emendamento. In questo contesto, vista la situazione particolare e dato che stiamo discutendo un progetto di legge costituzionale, fair play vorrebbe che una richiesta di riformulazione di questo tipo fosse accolta, anche per una questione di democraticità nel quadro, come dicevo, della riformulazione di un progetto di legge costituzionale.
Se vogliamo, si tratta di una valutazione politica, non strettamente regolamentare, ma riterremmo che in queste che sono occasioni particolari si dovrebbe almeno far vedere che un minimo di democraticità ancora rimane (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).

ROSA JERVOLINO RUSSO, Presidente della I Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROSA JERVOLINO RUSSO, Presidente della I Commissione. Presidente, non entro nel merito della conduzione dell'Assemblea, che naturalmente spetta solo al Presidente, e condivido l'interpretazione


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che lei ha dato dell'articolo 86 del regolamento. Voglio però dire una cosa ed invoco la sincerità di tutti i colleghi, di maggioranza e di opposizione, i quali hanno lavorato insieme per lunghe ore (quasi quindici) nel Comitato dei nove: questi argomenti, questa impostazione, le due filosofie di chi punta su un territorio e di chi punta sui problemi, come ha detto chiaramente l'onorevole Moroni e ribadito il relatore Soda, non costituiscono delle novità per il Comitato dei nove. Queste proposte, anche nella nuova veste che nasce dall'assemblaggio Garra e Pagliarini, sono state discusse nel Comitato e bocciate. Quindi, la consultazione rapidissima a questo tavolo c'è stata, ma dietro di noi abbiamo una lunghissima, approfondita, appassionata discussione.

PRESIDENTE. La ringrazio.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Garra 7.5, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti 402
Votanti 373
Astenuti 29
Maggioranza 187
Hanno votato
sì 143
Hanno votato
no 230).

Avverto che l'emendamento Moroni 7.95 è stato ritirato.
Passiamo alla votazione del subemendamento 0.7.116.1 (Nuova formulazione) del Governo.

VINCENZO CERULLI IRELLI, Relatore per la maggioranza per i profili inerenti agli enti locali e ai loro rapporti con lo Stato e con le regioni. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VINCENZO CERULLI IRELLI, Relatore per la maggioranza per i profili inerenti agli enti locali e ai loro rapporti con lo Stato e con le regioni. Signor Presidente, in ordine all'emendamento 7.116 della Commissione è stato suggerito di riformularlo sostituendo la parola «effettività» con le parole «effettivo esercizio».

PRESIDENTE. Sta bene.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Carlo Pace. Ne ha facoltà.

CARLO PACE. Presidente, soltanto per la «pulizia» del testo: il verbo «rimuovere» significa togliere, annullare. Noi tutti sappiamo quali difficoltà si siano incontrate fino ad ora. Non è che veramente vogliamo omologare e rendere tutto uguale, sarebbe impossibile e contrario innanzitutto al senso comune, nonché alle condizioni ottimali di funzionamento del sistema economico riconosciute dalle più elementari teorie. Usate, allora, il verbo «ridurre» o qualcosa di questo tipo, ma evitate l'ingenuità o l'atto di ignoranza delle condizioni teoriche che si farebbe ove si usasse il verbo «rimuovere». Mi rendo conto che sul piano giornalistico la parola «rimuovere» è di facile presa, ma stiamo mettendo mano alla Costituzione: perché inserire una condizione impossibile in luogo di una condizione possibile?
Il mio è soltanto un appello all'eleganza ed al buonsenso.

VINCENZO CERULLI IRELLI, Relatore per la maggioranza per i profili inerenti agli enti locali e ai loro rapporti con lo Stato e con le regioni. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VINCENZO CERULLI IRELLI, Relatore per la maggioranza per i profili inerenti agli enti locali e ai loro rapporti con lo Stato e con le regioni. Signor Presidente, intervengo soltanto per precisare che


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abbiamo ripreso il verbo «rimuovere» dall'articolo 3, comma 2, della Costituzione, dove ha lo stesso significato.

CARLO PACE. Però poi ci si è resi conto di quel che è successo!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Garra. Ne ha facoltà.

GIACOMO GARRA. Signor Presidente, constatiamo che laddove le parole siano pietre, vale a dire laddove le parole non siano una nebulosa, incontriamo l'ostilità della Commissione. Noi parlavamo di aree svantaggiate del centro-nord, di Mezzogiorno, di isole; qui si parla di «squilibri economici sociali», di «effettivo esercizio dei diritti della persona», e ciò è già previsto negli articoli 2 e 3 della Costituzione.

MARCO BOATO. Siamo in linea con gli articoli 2 e 3!

GIACOMO GARRA. Signor Presidente, sia il subemendamento 0.7.116.1 (Nuova formulazione) del Governo sia l'emendamento 7.116 della Commissione, nel testo riformulato, cavalcano l'ippogrifo, vanno nella stratosfera, sono in contrasto con ogni concretezza e cercano di «ciurlare nel manico»! Noi voteremo contro!

MARCO BOATO. Non so cosa sia l'ippogrifo!

ELIO VITO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ELIO VITO. Signor Presidente, può essere utile chiedere al Governo la riformulazione del suo subemendamento. Capisco l'intervento del collega Cerulli Irelli, ma l'articolo 3, comma 2, contiene l'espressione «rimuovere gli ostacoli», un'espressione che effettivamente in italiano ha un senso, a differenza dell'espressione «rimuovere gli squilibri». Credo che forse, Presidente, si possa accogliere il suggerimento del collega Pace.

PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Vito, il dominus del procedimento legislativo è il Parlamento, non il Governo.

MARCO BOATO. Il Governo non può più cambiarlo se non lo chiede il Parlamento!

ELIO VITO. Ma il subemendamento è del Governo, Presidente.
Chiedo, quindi, se il Governo voglia riformulare il suo subemendamento, tenuto conto della difficoltà lessicale. Si potrebbe anche prevedere «rimuovere gli ostacoli all'equilibrio», ma lasciare nel testo costituzionale l'espressione «rimuovere gli squilibri» non mi sembra opportuno.

PRESIDENTE. Non mi pare vi sia una richiesta del Governo in tal senso.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, subemendamento 0.7.116.1 (Nuova formulazione) del Governo, accettato dalla Commissione.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (
Vedi votazioni).
(Presenti 410
Votanti 407
Astenuti 3
Maggioranza 204
Hanno votato
sì 233
Hanno votato
no 174).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7.116 della Commissione, nel testo riformulato e subemendato.
(Segue la votazione).


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Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 406
Votanti 403
Astenuti 3
Maggioranza 202
Hanno votato
sì 233
Hanno votato
no 170).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Michielon 7.45, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 405
Votanti 281
Astenuti 124
Maggioranza 141
Hanno votato
sì 38
Hanno votato
no 243).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Fontan 7.16, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 404
Votanti 280
Astenuti 124
Maggioranza 141
Hanno votato
sì 40
Hanno votato
no 240).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pagliarini 7.29, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 404
Votanti 381
Astenuti 23
Maggioranza 191
Hanno votato
sì 145
Hanno votato
no 236).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Molgora 7.40.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Molgora. Ne ha facoltà.

DANIELE MOLGORA. Signor Presidente, il mio emendamento 7.40 intende fare chiarezza e trasparenza perché, oltre ad indicare i soggetti che accedono ai fondi perequativi, è fondamentale chiarire il «quanto». Con i miei emendamenti 7.40 e 7.41, al di là dell'importo, si intende inserire un principio di trasparenza su quanto va a confluire nei fondi perequativi.
Anche in questo caso, mi rifaccio all'esempio del Canada, dove il fondo perequativo raggiunge circa l'1 per cento del prodotto interno lordo.
Qui viene riproposto pari pari questo importo che attualmente ammonta a circa 21 mila miliardi soltanto per i fondi perequativi.
Faccio presente che i fondi che vengono inviati dall'Unione europea per le zone più svantaggiate hanno ammontato nel quinquennio 1994-1999 a 30 mila miliardi distribuiti nell'arco di tutto questo periodo. Nel caso di specie, parliamo invece di oltre 20 mila miliardi, relativi ovviamente ad ogni anno.
Riteniamo quindi che questo sia un elemento fondamentale, di chiarezza e di trasparenza della finanza pubblica, nonché di correttezza verso i cittadini: mi riferisco al fatto che questi fondi perequativi vengano quantificati.
È ovvio però che, con l'incremento del PIL, questi fondi perequativi si incrementano a loro volta. Essi hanno


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quindi anche un andamento dinamico nel corso della storia della produttività economica.
Ciò detto, riteniamo che questo sia un elemento fondamentale di uno Stato federale.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Molgora 7.40, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti 391
Votanti 385
Astenuti 6
Maggioranza 193
Hanno votato
sì 85
Hanno votato
no 300).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Molgora 7.41, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 385
Votanti 376
Astenuti 9
Maggioranza 189
Hanno votato
sì 42
Hanno votato
no 334).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Fontan 7.17, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 391
Votanti 275
Astenuti 116
Maggioranza 138
Hanno votato
sì 44
Hanno votato
no 231).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Pagliarini 7.32.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pagliarini. Ne ha facoltà.

GIANCARLO PAGLIARINI. Ho chiesto la parola solo per ricordare ai colleghi che nel testo che stiamo discutendo si prevede che i comuni, le province, le città metropolitane e le regioni possano indebitarsi solo per finanziare spese di investimento. Il che è assolutamente giusto ma noi, con il nostro emendamento 7.32, proponiamo di aggiungere anche lo Stato. Se un principio è giusto per i comuni, le province, le città metropolitane e le regioni, non vedo perché non lo debba essere anche per lo Stato, soprattutto considerando la necessità di maggiore equità economica verso le generazioni future: se lo Stato si indebita solo per fare investimenti, i nostri figli pagheranno i debiti ma troveranno degli investimenti (mi riferisco agli ospedali, alle strade e ad altro); se invece lo Stato si indebita per fare spesa corrente, i nostri figli dovranno pagare i debiti senza trovare nulla. In tal modo, si mancherebbe quindi di equità economica anche verso i nostri figli.
Per queste ragioni, raccomando all'Assemblea di approvare il nostro emendamento 7.32.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pagliarini 7.32, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).


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Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti 392
Votanti 382
Astenuti 10
Maggioranza 192
Hanno votato
sì 155
Hanno votato
no 227).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pagliarini 7.31, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 388
Votanti 381
Astenuti 7
Maggioranza 191
Hanno votato
sì 162
Hanno votato
no 219).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Teresio Delfino 7.103.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pace. Ne ha facoltà.

CARLO PACE. Con l'emendamento Teresio Delfino ed altri 7.103 si vuole evitare che vi siano delle partite di giro e che si spendano dei denari inutilmente. È infatti evidente che, se noi eroghiamo dieci alle regioni o ai comuni e poi prevediamo l'imposizione su quella percentuale che diamo alle regioni e ai comuni, avremmo bisogno di un lavoro amministrativo e di una attività quanto meno - la trasmissione dei fondi - che comporta dei costi.
Mi pare che quello in esame sia un emendamento di buon senso. Se noi passiamo delle risorse patrimoniali, dei beni patrimoniali, agli altri livelli di governo ... Stiamo parlando dello Stato, anche se non dello Stato-persona: sono livelli dello Stato complessivamente inteso (province, regioni, comuni, città metropolitane). Se passiamo delle parti del patrimonio pubblico, mantenendolo pubblico, qual è la ragione per la quale dobbiamo realizzare una partita di giro con delle imposizioni su questo patrimonio? Francamente non vi è alcuna ragione logica; vi è solo la ragione della espansione delle burocrazie! Se volete fare questo, accomodatevi; altrimenti, approvate questo emendamento.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Teresio Delfino 7.103, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti 392
Votanti 384
Astenuti 8
Maggioranza 193
Hanno votato
sì 158
Hanno votato
no 226).

Ricordo che l'emendamento Zeller 7.48 è stato ritirato.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Teresio Delfino 7.104, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 381
Votanti 373
Astenuti 8
Maggioranza 187
Hanno votato
sì 154
Hanno votato
no 219).

Prendo atto del mancato funzionamento del dispositivo di voto dell'onorevole Carlo Pace e del fatto che avrebbe voluto esprimere un voto favorevole.


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Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Giovanardi 7.114, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 389
Votanti 382
Astenuti 7
Maggioranza 192
Hanno votato
sì 155
Hanno votato
no 227).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Pagliarini 7.33.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Molgora. Ne ha facoltà.

DANIELE MOLGORA. Anche questo emendamento è diretto a garantire che l'indebitamento degli enti pubblici sia destinato soltanto alle spese di investimento. Questo vincolo è già stabilito nel testo principale per comuni, province, città metropolitane e regioni. Non si capisce per quale motivo lo Stato non debba essere sottoposto a questo vincolo. Qui si tratta di una questione di chiarezza e di regolarità nella gestione finanziaria.
Dovrei aggiungere che quello di cui si parla oggi nel nostro paese - diciamolo con franchezza - è una forma di flessibilità, di crescita del decentramento, ma non è federalismo fiscale. Sono processi interessanti che hanno visto in questi anni crescere, da un canto, la quantità delle entrate proprie degli enti locali e delle regioni e, dall'altro, diminuire il peso dei trasferimenti dello Stato, ma certamente è una cosa obiettivamente molto lontana dal federalismo. Queste parole sono state dette (vi è il resoconto stenografico) il 2 febbraio 1999 dall'attuale ministro Bianco che fa parte di questo Governo. Questa è la coerenza dell'attuale maggioranza.
Io vi chiedo che cosa sia cambiato nel sistema fiscale durante la votazione dell'articolo 7 tanto che possa modificare e contestare quello che ha detto il ministro Bianco che, se non sbaglio, fa parte del vostro Governo che voi avete votato, cioè che questo non è federalismo fiscale. All'interno del vostro Governo avete qualcuno (il ministro dell'interno) che dice che questo non è federalismo fiscale. La struttura delle imposte rimane uguale, la struttura dei bilanci e della finanza locale rimane uguale, perciò non si capisce che tipo di federalismo state creando. Come al solito, state facendo grandi pasticci (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pagliarini 7.33, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti 379
Votanti 372
Astenuti 7
Maggioranza 187
Hanno votato
sì 149
Hanno votato
no 223).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Garra 7.6.

VINCENZO CERULLI IRELLI, Relatore per la maggioranza per i profili inerenti agli enti locali e ai loro rapporti con lo Stato e con le regioni. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VINCENZO CERULLI IRELLI, Relatore per la maggioranza per i profili inerenti agli enti locali e ai loro rapporti con lo Stato e con le regioni. La Commissione chiedeva all'onorevole Garra di ritirare il suo emendamento perché l'indebitamento avviene evidentemente sul mercato e sulle fonti disponibili nell'ambito del mercato. Quindi la Commissione ritiene che l'emendamento


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Garra 7.6 sia inutile in quanto è evidentemente confermato dalla realtà.

PRESIDENTE. Onorevole Garra?

GIACOMO GARRA. Signor Presidente, prendo atto di quanto è stato testé dichiarato dal relatore Cerulli Irelli, ritiro i miei emendamenti 7.6 e 7.7 e mi riprometto di illustrare il mio emendamento 7.96.

PRESIDENTE. Sta bene. Passiamo alla votazione dell'emendamento Garra 7.96.

CARLO PACE. Faccio mio l'emendamento Garra 7.6.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Garra. Ne ha facoltà.

GIACOMO GARRA. Se si seguissero con un minimo di attenzione i lavori dei consigli comunali della Repubblica, si constaterebbe com'è difficile che non vi siano sessioni nelle quali il debito comunale sommerso degli esercizi precedenti non costringa a contrarre dei mutui o a destinare, laddove c'è, l'avanzo per ripianare quei debiti. Allora mi sta bene che la scelta sia quella di consentire l'indebitamento per finanziare spese di investimento. Non possiamo però escludere di dover fronteggiare spese nuove e indifferibili, come ad esempio calamità naturali, epidemie o fatti locali gravissimi o spese pregresse a cui il comune, da un punto di vista civilistico, non può sottrarsi.
Il comune, infatti, non può rifiutarsi di fronte ad un'obbligazione di carattere civilistico e ad una responsabilità di carattere patrimoniale, sostenendo che la voce non era in bilancio. Ritengo che fare la giacca talmente stretta che al primo strattone cedono le cuciture sia un errore del sarto, cara sartoria-Commissione affari costituzionali...

MARCO BOATO. Premiata sartoria!

GIACOMO GARRA. Presidente, invito quindi l'Assemblea a votare a favore del mio emendamento 7.96 e mi riservo di intervenire sul mio successivo emendamento 7.8.

CARLO PACE. Signor Presidente, ho già detto che desidero fare mio l'emendamento Garra 7.6!

PRESIDENTE. Un attimo, onorevole Pace; ora passiamo ai voti sull'emendamento Garra 7.96, senza che questo pregiudichi la sua dichiarazione.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Garra 7.96, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti 357
Votanti 352
Astenuti 5
Maggioranza 177
Hanno votato
sì 104
Hanno votato
no 248).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Garra 7.6, ritirato dal presentatore e fatto proprio dall'onorevole Pace.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pace. Ne ha facoltà.

CARLO PACE. Signor Presidente, l'onorevole Garra, rispondendo all'invito del relatore Cerulli Irelli, in unica sequenza, ha dichiarato di ritirare i suoi emendamenti 7.6 e 7.9 ed ha contestualmente chiesto di parlare per dichiarazione di voto sull'emendamento 7.96; io ho alzato la mano per poter fare mio l'emendamento Garra 7.6, per una precisa ragione e le chiedo, quindi, di dare effetto a questa mia intenzione, consentendomi di spiegare perché non accetto l'indicazione dell'onorevole Cerulli Irelli...


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PRESIDENTE. Prego, onorevole Pace.

CARLO PACE. L'onorevole Cerulli Irelli ritiene che sia logico che l'indebitamento avvenga sul mercato, ma l'emendamento parla di libero mercato e noi abbiamo avuto casi (evitatemi di fare i nomi) in cui, in luogo di ricorrere al libero mercato dove vi è un confronto competitivo, un qualche soggetto pubblico, anzi un qualche ente territoriale pubblico, ha fatto ricorso a premiate, queste sì, istituzioni creditizie straniere, senza alcun confronto, perché se avessero fatto il confronto non avrebbero ottenuto condizioni così onerose e si sarebbero coperti da un rischio di cambio che già allora avvertivamo e che ha fatto raddoppiare l'onere.
Allora, fare riferimento al libero mercato significa prevedere una trasparenza, e non, viceversa, un approvvigionamento dove capita, perché possono così verificarsi i guasti che sono già avvenuti. E torno a dire: non tiratemi la giacca ed evitatemi di fare nomi e cognomi di soggetti, di interessi, di premiate società.

ALESSANDRO CÈ. Signor Presidente, quale emendamento stiamo esaminando?

PRESIDENTE. È una buona domanda, siamo all'emendamento Garra 7.6, fatto proprio dall'onorevole Pace.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Garra 7.6, fatto proprio dall'onorevole Pace, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti 345
Votanti 337
Astenuti 8
Maggioranza 169
Hanno votato
sì 114
Hanno votato
no 223).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Garra 7.8.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Garra. Ne ha facoltà.

GIACOMO GARRA. Signor Presidente, la soppressione della parola «solo» riferita al finanziamento di spese di investimento lascia in vita l'espressione «per finanziare spese di investimento». Abbiamo discusso questa mattina in Comitato dei nove della questione e mi era parso che vi fosse una certa attenzione del Governo al riguardo: la parola «solo», infatti, impedirebbe qualsivoglia operazione che non fosse quella del finanziamento di spese di investimento. Quindi, la soppressione della parola «solo» è un modo per rendere possibile, in situazioni assolutamente imprevedibili e straordinarie, un finanziamento di spese diverse da quelle di investimento; è chiaro che la legge ordinaria rimane in vigore e che vi sarà soltanto un limite (che io reputo assurdo) in meno per il legislatore dell'avvenire. Quindi, così come il Governo questa mattina ha prestato attenzione al mio emendamento, chiedo che dia un cortese contributo ai nostri lavori. Per quanto ci riguarda esprimeremo un voto favorevole sul mio emendamento 7.8.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cè. Ne ha facoltà.

ALESSANDRO CÈ. Signor Presidente, le ho chiesto poco fa quale fosse l'emendamento in esame perché vi è stata un po' di confusione, visto che l'onorevole Pace lo voleva fare proprio. Colgo l'occasione per esprimere una mia valutazione sull'articolo 7 che, a mio avviso, potrebbe entrare a far parte di un'analisi storica sulle peggiori Costituzioni redatte al mondo. Nell'università lo si dovrebbe studiare per capire come non si deve fare una Costituzione. L'articolo 7 è veramente pessimo e porta chiaro lo stampo, l'ideologia centralista, da leviatano, che caratterizza il centrosinistra: esso si ispira ad Hobbes e a Hegel. Ormai è chiaro, fuori dalle idee


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di questi due filosofi, non riesce ad esprimersi. È la conferma dell'impostazione ideologica che non si interessa minimamente di quanto oggi vogliono la gente, i cittadini, i lavoratori e gli imprenditori.
Questo è il dato di fatto. Lo Stato, per l'ennesima volta si riserva il diritto di fissare le famose compartecipazioni e non c'è traccia di sovranità originaria rispetto alle risorse che devono essere lasciate alle regioni; esistono ancora due fondi dei quali uno è la famosa Cassa per il Mezzogiorno, ripulita ma sempre uguale nella sostanza. Mi stupisco del fatto che alcuni colleghi possano ancora assumere in quest'aula un atteggiamento fatalista, piagnucolone che non dà merito al sud, un sud che vuole andare in un'altra direzione (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania). Il sud vuole smettere di essere assistito, di avere corruttela, corruzione. Noi della Lega nord Padania, checché ne dica qualche vostro parlamentare, siamo per la solidarietà e per l'aiuto, ma altra cosa è aiutare in maniera trasparente...

DOMENICO ROMANO CARRATELLI. Ma cosa dici?

ALESSANDRO CÈ. ... stimolando la responsabilità (Commenti dei deputati del gruppo dei Popolari e democratici-l'Ulivo)!

PRESIDENTE. Colleghi, state calmi.

ALESSANDRO CÈ. Dicevo, stimolando la responsabilità di tutti coloro che anche al sud vogliano fare imprenditoria, vogliano non essere collusi con la mafia. Questo noi vogliamo! Allora ci vogliono regole trasparenti.

DOMENICO ROMANO CARRATELLI. Ma leggiti il giornale, cretino!

ALESSANDRO CÈ. Cretino sarai tu e tutta la tua famiglia!

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia.

ALESSANDRO CÈ. La direzione verso la quale andare, allora, era un'altra: bisognava fissare le percentuali massime di finanziamento che entrano a far parte della perequazione, la durata del finanziamento, perché esso vada nella direzione di porre rimedio... (Commenti del deputato Palma).

PRESIDENTE. Onorevole Palma, la richiamo all'ordine per la prima volta.

ALESSANDRO CÈ. Palma, non parli mai, parla qualche volta, così ti sfoghi, coglione!
Signor Presidente, la perequazione va fatta per ragioni storiche, per investimenti in conto capitale, quindi deve avere una durata; per perequare l'incapacità di fornire servizi a prezzi competitivi con efficienza. Anche in questo caso deve avere una durata nel tempo, perché il sud ha tutte le potenzialità per andare nella giusta direzione. Questo modo di impostare la Costituzione fa torto soprattutto al sud, quindi è necessario inserire riferimenti a cifre, alla durata e ad una percentuale cercando di premiare le regioni efficienti, di disincentivare le regioni che non si comportano correttamente, nonché gli amministratori che poi dovranno rispondere ai loro cittadini. L'impostazione attuale non va in quella direzione perché, ancora una volta, si premiano l'inefficienza, l'evasione fiscale, il lavoro nero.
Come ha già accennato il collega Molgora - il cui intervento purtroppo in quest'aula non è stato seguito, ma ha fatto considerazioni molto interessanti -, il modello canadese poteva essere un esempio molto intelligente da seguire, che non presupponeva calcoli molto complessi per valutare la capacità fiscale potenziale o i termini di efficienza reali riguardanti l'attività delle regioni. Esso faceva riferimento ad un trasferimento di risorse per le regioni mediamente efficienti, basato su una valutazione e sul calcolo del peso che queste regioni avevano all'interno dell'intera nazione.
Se vi fosse stato un minimo di intelligenza in questo centrosinistra, essa


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avrebbe dovuto suggerire di andare almeno in questa direzione (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Garra 7.8, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti 341
Votanti 338
Astenuti 3
Maggioranza 170
Hanno votato
sì 119
Hanno votato
no 219).

Passiamo alla votazione dell'articolo 7.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Garra. Ne ha facoltà.

GIACOMO GARRA. Signor Presidente, credo che vi saranno dichiarazioni di voto da parte di più deputati. Valuti lei se dobbiamo andare oltre le 14.

PRESIDENTE. Prego, cominci pure il suo intervento.

GIACOMO GARRA. Presidente, credo proprio che sull'articolo 7, cioè sul testo dell'articolo 119 della Costituzione, la maggioranza abbia perduto una fondamentale occasione.
Avevamo presentato un emendamento che recava la mia firma, ma soprattutto recava le firme di Tremonti e Urbani; lo stesso professor Tremonti che nel corso dei lavori della Commissione Affari costituzionali avevamo coinvolto allo scopo di avere, unitamente agli apporti che venivano dall'onorevole Salvati, quei dati importanti che ci mettessero in condizione di giungere ad una formulazione che si attagliasse il più possibile alle esigenze di una riforma in senso federale dello Stato. Quindi, è stato da noi presentato...

PRESIDENTE. Colleghi, poiché vi è la prassi che le dichiarazioni di voto non siano disgiunte dal voto, si voterà. Quindi, vi prego di rientrare in aula - magari riprenderemo i nostri lavori un po' più tardi -, altrimenti, se sospendessimo a metà le dichiarazioni di voto, sarebbero penalizzati i colleghi che stanno parlando rispetto ai colleghi che interverranno in un momento diverso. Prego, onorevole Garra.

GIACOMO GARRA. Presidente, avevano presentato l'emendamento Tremonti 7.37, che noi ritenevamo essenziale per il nuovo disegno del regionalismo compiuto, ancorché non di federalismo, che è stato ovviamente cancellato dal voto dell'Assemblea.
La maggioranza ha ritenuto di rigettare anche l'emendamento Pisanu 7.111, a proposito del quale, sin dall'inizio dei lavori della ripresa settembrina, il presidente del gruppo di Forza Italia, onorevole Pisanu, aveva richiamato la cortese attenzione dei gruppi sulla natura dirimente della scelta in esso contenuta.
Non credo di dover enfatizzare più del necessario il contributo che mi ero ripromesso di fornire scrivendo il testo di un emendamento con il quale si inseriva nel nuovo testo dell'articolo 7 la memoria dell'articolo 119 in relazione alla valorizzazione del Mezzogiorno e delle isole. Esso certamente non intendeva escludere - tant'è che lo abbiamo espressamente dichiarato - le altre zone depresse del centro-nord. Anche questo emendamento è incappato nel voto dell'Assemblea.
Da ultimo, vi era quello che voleva essere un emendamento in un certo senso condiviso anche dal Governo - ma il rappresentante del Governo è rimasto taciturno -, affinché non si creasse un ostacolo a leggi finanziarie che dovessero registrare una totale impossibilità per la finanza statale di sottrarsi ad un indebitamento: anche questo è caduto sotto il


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voto dell'aula. Cosa possiamo fare in ordine all'articolo 7? Se l'annuncio di un voto contrario può essere colorito, debbo dire che il mio deciso e feroce!

PRESIDENTE. Feroce è un po' troppo, forse!

GIACOMO GARRA. Presidente è il discorso dell'ippogrifo che vola sulla stratosfera!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Molgora. Ne ha facoltà.

DANIELE MOLGORA. Signor Presidente, io chiedo ai colleghi che sostengono la maggioranza cosa cambi nell'attuale sistema fiscale con l'approvazione di questo articolo. Come si evince chiaramente dall'articolo, continueranno ad esistere una finanza derivata, con enti locali che dipendono dai trasferimenti dello Stato, tassazioni ancora erariali e senza alcuna suddivisione tra i tributi federali e quelli locali; soprattutto non è specificato che a livello federale la tassazione, attualmente centralizzata, dovrà essere sostitutiva e non aggiuntiva. Voi invece state cercando di far passare per federale un principio ancora centralista perché le varie tassazioni, locali e centrale, si sommeranno tra loro e conseguentemente aumenterà la pressione fiscale, mentre tutti i principi a cui si ispirano gli Stati federali presuppongono che le imposte locali siano l'elemento principale e sostituiscano la tassazione a livello federale.
Per quanto riguarda i fondi perequativi, avete messo in piedi un bel castello ma come sempre evitate di dire con chiarezza come stanno le cose, evitate di dire «quanto, come e a chi». Tutte le persone oneste del nord vorrebbero sapere a chi vadano questi fondi perequativi, in che misura e come lo chiedono coloro che lavorano al nord e coloro che lavorano al sud, tutti coloro che pagano le imposte a questo Stato che non riconosce l'onestà perché questi fondi perequativi andranno a favore di chi evade.
Noi invece avevamo proposto norme civili contenute nelle Costituzioni di altri paesi federali (io avevo fatto l'esempio del Canada) ma, per paura di porre un limite, per paura di fare chiarezza - questo è indice di grave disonestà politica -, si è evitato di votare a favore di una disposizione di questo genere che avrebbe rappresentato un grande passo in avanti sulla strada della civiltà e della Costituzione in senso federale. Ma tutto questo non è avvenuto.
Per quanto riguarda la tutela delle generazioni future, perché lo Stato deve indebitarsi per affrontare spese che sono estranee agli investimenti? Questi non sono assistenzialismo, non sono sprechi, non sono acquisto di voti, come voi state cercando di fare con le leggi che state approvando da qualche mese a questa parte con l'intenzione di recuperare il vostro gap elettorale.
Vi chiedo un'ulteriore riflessione sull'articolo 7: cosa cambierà dopo la sua approvazione? Non cambierà assolutamente nulla perché avremo ancora uno Stato centralizzato con enti locali che continueranno a dipendere dal potere centrale e che non potranno ancora usufruire di risorse locali. Ancora una volta le imposte raccolte sul territorio non potranno essere impiegate sul territorio. Questo è un affronto alla gente onesta che lavora (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania - Commenti del deputato Romano Carratelli).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pace. Ne ha facoltà.

CARLO PACE. Signor Presidente, mi consenta prima di tutto di ringraziare per l'apertura che hanno avuto nei confronti di alcune mie osservazioni alcuni colleghi che non siedono sui banchi dell'opposizione e che tuttavia hanno ritenuto di esprimere un voto consenziente. Ci tengo a ringraziarli pubblicamente anche se non dirò, per loro tutela, chi sono e a quale gruppo appartengono...


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PRESIDENTE. I nostri lavori sono pubblici, onorevole Pace.

CARLO PACE. È vero, ma vorrei dire loro che ho notato la loro libertà di giudizio e ringraziarli per essersi lasciati andare, in qualche modo, all'ascolto di quello che veniva detto da un deputato dell'opposizione.
Signor Presidente, le due esigenze fondamentali che avrebbero dovuto essere alla base di una riforma dell'ordinamento finanziario dello Stato sono state riconosciute da tutti, soprattutto dagli organi tecnici dello Stato che si occupano della spesa e del bilancio sin da anni lontani. Personalmente, me ne occupai dall'epoca del decreto Stammati (vi parlo, ormai, di un ventennio fa). La prima esigenza è quella di ricostituire il luogo della decisione come luogo della responsabilità: quando si affermava che la spesa pubblica era incontrollabile, si puntava il dito nei confronti della spesa pubblica locale. Tale spesa era tanto incontrollabile che si andava oltre le risorse assegnate, facendo uno smodato ricorso all'indebitamento, nella convinzione - puntualmente assecondata - di un intervento ex post dello Stato, che pagava i conti a piè di lista. Non essendo responsabili della pressione fiscale posta a carico dei contribuenti, ma potendo esibire come fiore all'occhiello il risultato dei servizi resi alle comunità, gli enti locali che spendevano e spandevano finivano con l'avere una situazione privilegiata. Il privilegio, dunque, andava a chi spendeva; come comportamento virtuoso era considerato quello di chi seguiva il principio del dispendio e non quello di chi seguiva il principio dell'oculata gestione.
Proprio per smantellare tale principio si pensò, da parte di tutti (uno di costoro è stato il sottosegretario Giarda, che predispose un disegno di legge di riforma della finanza locale a metà degli anni settanta), che fosse necessario incrementare la potestà impositiva degli enti territoriali, a cominciare dalle regioni, ma anche dei comuni e delle province, per fare in modo che essi rispondessero anche dell'elevatezza della pressione fiscale.
La seconda ragione è quella che è stata posta alla base dell'ordinamento decentrato e riconosciuta come fondamentale da tutti coloro che pensavano che lo Stato unitario dovesse avere dei notevoli contemperamenti e non fosse sufficiente. In un paese come l'Italia connotato da una realtà estremamente differenziata sotto ogni profilo (da quello fisico, orografico, a quello delle origini delle popolazioni preitaliche, a quello economico), sembrava indispensabile avvicinare ai livelli delle autonomie locali le decisioni su come utilizzare le risorse pubbliche e su come censire i bisogni e rispondere ad essi in maniera gerarchica. Ebbene, di tutto ciò in questa apparente riforma non c'è niente ed io debbo dolermi, relatore Cerulli Irelli, del fatto che lei abbia ritenuto degna di attenzione una mia proposta emendativa che andava nel senso di dare effettivo potere agli enti locali, affermando però che l'articolo 117 non era il punto adatto per introdurre quella disposizione e che quello adatto sarebbe stato, invece, l'articolo 119. Ebbene, se quell'emendamento aveva fondamento, mi sarei atteso che, utilizzando la sua facoltà, la Commissione lo avesse riproposto in riferimento all'articolo 119.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Salvati. Ne ha facoltà.

MICHELE SALVATI. Signor Presidente, colleghi, chiedo scusa per l'ora tarda, ma è sembrato opportuno che anche un rappresentante della maggioranza desse una valutazione conclusiva della discussione che si è svolta sull'articolo 7 di questo progetto di riforma costituzionale.
Ho seguito con grande interesse l'intera discussione e mi sembra che da parte dell'opposizione siano emerse concezioni insostenibili ed anche formulazioni generali non opportune. Parto dalle concezioni insostenibili, quelle che sono state respinte in maniera convinta da parte dell'intera maggioranza e che hanno visto anche divisioni profonde all'interno dell'opposizione. La prima è quella che io chiamerei


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l'inversione della sovranità fiscale, attribuita alle autonomie locali e non allo Stato, con la creazione, di conseguenza, di una sorta di finanza derivata, questa volta non per le regioni o le autonomie locali, ma per lo Stato. Soggetti della sovranità fiscale sarebbero infatti gli enti locali - quali, poi, è da vedere esattamente - (Commenti del deputato Molgora)... Registro semplicemente che questa concezione è emersa, che la maggioranza intera l'ha respinta e che su di essa vi sono state riserve profonde anche da parte dell'opposizione. Questa è la prima concezione insostenibile.
La seconda concezione insostenibile che è emersa in molti emendamenti, specie in quelli sostitutivi iniziali, è quella della predeterminazione in Costituzione, in modo rigido, di quote fisse di risorse fiscali attribuite ai diversi livelli di autonomia: allo Stato ed alle varie autonomie locali. È come se si volesse affrontare il problema del riparto dei compiti e delle competenze dal lato delle risorse e non da quello della definizione delle competenze e dei compiti stessi. Sostanzialmente, si proponeva di attribuire un terzo allo Stato e due terzi agli enti locali. In questo modo, i compiti amministrativi spettanti agli uni e agli altri sarebbero fissati dal vincolo delle risorse, mentre noi procediamo in maniera totalmente diversa, cioè definiamo prima i compiti amministrativi - che sono quelli costosi, evidentemente - e ad essi facciamo seguire le risorse. È una questione di filosofia; non dico che non sia possibile fare ciò che quei colleghi proponevano, dico soltanto che è emersa quella posizione e che la maggioranza nel suo insieme in modo compatto l'ha respinta.
Vi sono state poi formulazioni generali inadeguate, alcune delle quali sono eccellenti, ma non sono di ordine, o natura, o stile costituzionale. Per esempio, l'emendamento sostitutivo degli onorevoli Taradash e Calderisi è un bellissimo testo, che tra l'altro mette un poco di sale o di pepe competitivo all'interno di una melassa... ma non voglio usare questo termine, diciamo di un testo che potrebbe sembrare un po' troppo solidaristico, ricordando il fatto che il federalismo non è una cosa per anime belle, è fatto anche di conflitti tra diversi ordini e tra diverse autonomie. Si trattava di un eccellente articolo, ma un articolo da legislazione ordinaria ed io spero che la legislazione ordinaria vada anche in quella direzione, perché anche nei confronti di quel pepe competitivo la formulazione adottata poi dalla maggioranza non è preclusiva.
Ci sono state poi, naturalmente, tante formulazioni erronee o comunque da respingere nell'ambito dei singoli emendamenti.
Vorrei fare l'esempio della proposta dell'onorevole Pagliarini che vorrebbe lasciare solo l'1 per cento in favore del fondo perequativo, cosa che significherebbe destinare al fondo perequativo circa 20 mila miliardi. Ci sono altre perle di questo genere che si sarebbero volute inserire in Costituzione, ma non mi soffermerò su di esse, perché i colleghi hanno già risposto efficacemente.
Il testo dell'articolo 7 che ci apprestiamo ad approvare non suscita in me un entusiastico assenso: il mio assenso è convinto e avrebbe potuto essere diverso se vi fosse stato un maggiore approfondimento. Comunque, questo articolo contiene, a mio modo di vedere, i sei principi di rango costituzionale che è necessario inserire in un provvedimento costituzionale: si tratta di un articolo relativamente breve in una materia complessa. Dei sei principi, molto semplici, nessuno è banale.
Il primo fa riferimento all'autonomia di entrata e di spesa per tutti gli enti locali. Quando mi sono occupato di tale questione nell'ambito della Commissione bicamerale, nutrivo notevoli perplessità nei confronti della concessione di autonomia di entrata e di spesa ai comuni, alle provincie e alle regioni. Fin quando non ho capito la natura profondamente decentrata e comunale del nostro Stato, ho avuto un'idea di autonomia basata sulle regioni, come quella tedesca, australiana o delle provincie canadesi. Non si tratta quindi di un principio banale, perché è riconosciuto a tutti i livelli.


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Il secondo fa riferimento alla specificazione di questa autonomia per il cruciale comparto delle entrate: anche questo non è un principio banale ed era già contenuto nel testo della De Vita-Iotti e poi ripreso nel testo predisposto dalla bicamerale. Naturalmente, per andare incontro ad alcune obiezioni sollevate dai deputati della Lega, del tutto giustificate, sarebbe fondamentale riuscire a definire una camera delle autonomie, perché le compartecipazioni alle entrate, che per ragioni tecniche devono essere ritenute entrate statali, potrebbero essere stabilite da un organo che rappresenta i cittadini delle singole regioni o gli amministrati delle singole autonomie. Non avendo questo, può sorgere il sospetto che questo possa essere un fondo octroyé, vale a dire concesso dallo Stato, ma spero che almeno in questa Camera - sicuramente non al Senato: consentitemi la facile battuta - l'idea della trasformazione del nostro bicameralismo perfetto in un sistema bicamerale di impostazione diversa possa passare.
Il terzo principio fa riferimento al fondo perequativo: su di esso vi sono state centinaia...

PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Salvati, il suo intervento è molto interessante, ma lei è andato troppo al di là del tempo a sua disposizione. La prego quindi di concludere.

MICHELE SALVATI. Vorrei dire che tutti i commi di questo articolo riportano principi di rango costituzionale perfettamente difendibili.
Vi chiedo scusa ancora, ma mi è stato chiesto di svolgere questo intervento, visto che mi sono occupato di questa materia nell'ambito della Commissione bicamerale (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e dei Popolari e democratici-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Aloi. Ne ha facoltà.
Onorevole Aloi, le ricordo che ha due minuti a sua disposizione.

FORTUNATO ALOI. Signor Presidente, vorrei sottolineare gli aspetti che presenta questo articolo 7 che riguarda la grossa questione del federalismo fiscale. Mi si consenta altresì di sottolineare che la preoccupazione emersa da alcuni interventi, in base alla quale si potrebbe aggiungere all'azione fiscale dello Stato quella degli enti locali con una pesante incidenza sulle realtà economiche e sociali del Mezzogiorno. Si è richiamato or ora il discorso del fondo perequativo che rappresenta la possibilità di venire incontro a territori con minore capacità fiscale per abitante. Sono nobili intenzioni, ma ci potremmo trovare di fronte ad una realtà che finisce per danneggiare il Mezzogiorno. Rifiutiamo certo il ritorno all'assistenzialismo, ma non trascuriamo un aspetto importante che attiene alle politiche in favore del Mezzogiorno realizzate con il drenaggio di incentivi che finivano per non essere ad esso destinati. L'esempio classico è costituito dall'addizionale pro Calabria della metà degli anni cinquanta quando, in realtà, si drenavano denari al contribuente italiano per destinarli alla Calabria, ma solo un terzo di queste somme giungeva in quel territorio e gli altri due terzi prendevano altre strade. Presidente, ho voluto fare questa precisazione per ristabilire la verità.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Casilli. Ricordo ai colleghi che è l'ultimo intervento e li prego di prendere posto. Ne ha facoltà.

COSIMO CASILLI. Presidente, sarò veramente sintetico, anche perché mi riconosco negli interventi degli onorevoli Salvati, Sales e Boccia. Vorrei fare solamente alcune precisazioni a conclusione dell'esame dell'articolo 7. In questo articolo finalmente non si fa riferimento esclusivamente al Mezzogiorno d'Italia; si parla di zone svantaggiate e si riconosce che, all'interno di un processo economico, in


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uno Stato unitario esistono condizioni che possono creare difficoltà economiche in aree diverse del paese alle quali bisogna comunque garantire pari opportunità.
Spesso gli amici del nord fanno riferimento alla concretezza e vorrei sottolineare che, quando si parla di fondo perequativo, si fa riferimento anche all'ammontare degli investimenti per il Mezzogiorno. Due emendamenti della Lega parlano di 1 per cento che, in termini concreti, significa che l'intero fondo perequativo e le somme da destinare allo sviluppo del Mezzogiorno non superano i 20 mila miliardi. Quindi, nella nostra regione Puglia gli assessori e il presidente del Polo si lamentano di non poter garantire livelli di assistenza sanitaria sufficienti perché i trasferimenti dello Stato sono inferiori, con l'emendamento della Lega - mentre l'onorevole Bossi viene osannato alla fiera del Levante - si afferma che i trasferimenti devono essere ulteriormente ridotti e in modo assolutamente drastico. Se si facesse un semplice conto, ci si accorgerebbe che questi 20 mila miliardi non sarebbero sufficienti neanche a coprire l'attuale perequazione solamente sanitaria che il Governo effettua nel nostro paese. Ecco perché i nostri emendamenti creano condizioni non di assistenza, ma di pari opportunità per tutti quelli che abitano nel nostro paese. L'articolo al nostro esame difende le condizioni di pari opportunità; i parlamentari popolari del centrosinistra hanno tolto l'esplicito riferimento al Mezzogiorno per non dare l'idea di persone che sono venute in Parlamento per rivendicare condizioni particolari di privilegio e di favore. Siamo qui con grande dignità per dare uguali opportunità alla gente del Mezzogiorno e a quella delle altre parti del paese.
Un'ultima brevissima considerazione è la seguente. Credo che alcuni emendamenti, per la verità, siano poco rispettosi della gente del Mezzogiorno. Si dice cioè «avete diritto ai fondi perequativi se i vostri comportamenti individuali, fiscali e contributivi, sono corretti», come se questa presunzione di correttezza appartenesse ad una sorta di giudice che valuta i comportamenti dei cittadini meridionali. Credo invece che quello dell'evasione contributiva non sia un problema legato al nord o al sud, ma alla responsabilità individuale: ci sono persone perbene al sud e persone perbene al nord, così come ci sono coloro che evadono il fisco nel Mezzogiorno, ma anche coloro che lo fanno nel nord. Ecco perché ritengo che si debbano considerare i cittadini come appartenenti a questo Stato.
Crediamo inoltre che con l'articolo 7 si siano conferiti poteri e responsabilità agli enti locali per svolgere appieno le loro funzioni, non quindi su base regionale - lo ripeto -, ma agli enti locali territoriali, che sono il vero anello di raccordo tra i cittadini e la politica, nonché tra i cittadini e le istituzioni (Applausi dei deputati del gruppo dei Popolari e democratici-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 7, nel testo emendato.
(Segue la votazione).

ELIO VITO. Presidente!

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, ci sono troppe luci!

Dichiaro chiusa la votazione.
Poiché la Camera non è in numero legale per deliberare, a norma del comma 2 dell'articolo 47 del regolamento, rinvio la seduta fino alle 15,30.

La seduta, sospesa alle 14,25, è ripresa alle 15,35.

PRESIDENTE. Colleghi, vi prego di prendere posto.
Dobbiamo procedere nuovamente alla votazione dell'articolo 7, nella quale è precedentemente mancato il numero legale.
I colleghi hanno preso posto? Cerchiamo di adempiere a questo onere.


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Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 7, nel testo emendato.
(Segue la votazione).

Facciamo votare tutti i colleghi.
Scusate, lì vedo un eccesso di luci accese.
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (
Vedi votazioni).
(Presenti 345
Votanti 341
Astenuti 4
Maggioranza 171
Hanno votato
sì 206
Hanno votato
no 135).

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