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PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Pace 7.1.
GIACOMO GARRA. L'emendamento Pace 7.1 merita l'approvazione. Si può fare un'obiezione: è inserita nell'emendamento la locuzione «livelli minimi» che probabilmente non è all'unisono con la locuzione «livelli essenziali» contenuta in un emendamento che abbiamo già approvato.
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Garra.
GIACOMO GARRA. Non credo che questo sia un ostacolo all'approvazione dell'emendamento perché in sede di coordinamento formale non c'è dubbio che la discrasia tra «livelli minimi» e «livelli essenziali» potrebbe essere corretta.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pace. Ne ha facoltà.
CARLO PACE. Signor Presidente, vorrei richiamare l'attenzione su due questioni.
PRESIDENTE. Onorevole Gasparri, sta parlando l'onorevole Pace dietro di lei.
CARLO PACE. Per giunta gli sto alle spalle.
PRESIDENTE. Sta alle sue spalle, quindi stia anche attento: ha la «pace» alle spalle.
CARLO PACE. La prima questione riguarda il significato dei livelli minimi di garanzia. Qualcuno già in passato vi ha fatto riferimento in Assemblea. Quando si parla di livelli minimi di garanzia si deve almeno precisare quello che si intende, così come quando si parla di pensione minima ci si riferisce al livello minimo delle prestazioni previdenziali che viene garantito. La questione non è se il minimo debba essere piccolo o grande, ma è chiarire che si tratta di quel tanto al di sotto del quale si ritiene non sia possibile andare. Può essere alto o basso, non ha importanza, non è quello il significato. Il minimo è ciò che si garantisce e rispetto all'essenziale ha una rilevanza peculiare perché l'essenziale potrebbe prevedere un giudizio di tipo qualitativo ed essere correlato a quelli che sono i diritti essenziali, mentre quando si garantiscono dei livelli minimi non si fa riferimento al fatto qualitativo, ma al fatto quantitativo che è cosa di gran lunga più rilevante, anche ai fini di una precisazione.
VINCENZO CERULLI IRELLI, Relatore per la maggioranza per i profili inerenti agli enti locali e ai loro rapporti con lo Stato e con le regioni. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VINCENZO CERULLI IRELLI, Relatore per la maggioranza per i profili inerenti agli enti locali e ai loro rapporti con lo Stato e con le regioni. Signor Presidente, il collega Pace ha ottimi intenti, ma li deve adattare al testo; se accogliessimo il suo emendamento, innanzitutto aboliremmo il fondo perequativo...
CARLO PACE. No!
VINCENZO CERULLI IRELLI, Relatore per la maggioranza per i profili inerenti agli enti locali e ai loro rapporti con lo Stato e con le regioni. Sì, è così, onorevole Pace, e credo proprio che questo non lo voglia nessuno, in quanto il fondo perequativo serve per fronteggiare tutte le situazioni, non soltanto quelle di sottosviluppo sociale. Gli intenti che l'onorevole Pace persegue, invece, sono affrontati al successivo quinto comma, laddove con un
emendamento della Commissione, subemendato dal Governo, si è affrontato il problema degli squilibri territoriali. Infatti, per far fronte agli squilibri territoriali «...lo Stato destina risorse aggiuntive ed effettua interventi speciali in favore di determinati comuni, province, città metropolitane e regioni», quindi in favore di specifici enti.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Michielon 7.44.
MAURO MICHIELON. Signor Presidente, con il nostro emendamento proponiamo che il famoso fondo perequativo abbia un vincolo di destinazione: è chiaro, infatti, che la perequazione deve avere una base di riferimento e noi riteniamo che essa debba riguardare i servizi essenziali, l'assistenza, la sanità, la pubblica istruzione. Riteniamo invece estremamente pericoloso prevedere nella riforma l'istituzione di un fondo di perequazione senza vincoli di destinazione: ciò significa che una regione può avere problemi di sanità o assistenza, ma il finanziamento del fondo di perequazione può avvenire per altre motivazioni. Per quanto esposto, invito tutti i colleghi a votare a favore dell'emendamento in esame perché vi sia un vincolo chiaro affinché le regioni vengano poste tutte nelle stesse condizioni per quanto riguarda i servizi essenziali. Ripeto che ritengo grave che si istituisca un fondo di perequazione senza alcun tipo di vincolo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Garra. Ne ha facoltà.
GIACOMO GARRA. Signor Presidente, poiché il presidente del gruppo della Lega nord Padania, onorevole Pagliarini, ha sottoscritto l'emendamento 7.111, che prevede l'istituzione del fondo senza vincolo di destinazione, ritengo che l'emendamento in esame sia superato dai successivi accordi intervenuti a livello di Casa delle libertà. Pertanto, i deputati del gruppo di Forza Italia si astengono dal voto sull'emendamento in esame.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Fontan 7.14.
ROLANDO FONTAN. Signor Presidente, attualmente viene stabilito che il fondo, oltre che senza vincoli di destinazione,
sia destinato ai territori con minore capacità fiscale per ogni abitante. Il nostro emendamento è volto ad eliminare proprio il concetto di minore capacità fiscale per abitante perché, come abbiamo già detto, ma è bene ricordarlo, in questo modo verrebbe riconosciuta la possibilità di utilizzare il fondo anche agli evasori fiscali e non a coloro che realmente hanno bisogno di un aiuto per motivi economici, territoriali e quant'altro. Si tratta di un punto delicato.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pagliarini 7.25, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Dichiaro chiusa la votazione.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Pagliarini 7.23.
GIACOMO GARRA. Signor Presidente, le perplessità che nascevano sugli emendamenti Fontan 7.14 e Pagliarini 7.25 non sono ravvisabili per l'emendamento Pagliarini 7.23, nel quale il riferimento è il prodotto interno lordo pro capite inferiore alla media relativamente ad una regione. Ritengo si tratti di un elemento di equità, nel quale è dimostrata la solidarietà dello Stato, pertanto esprimeremo un voto favorevole sull'emendamento in esame.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Migliori. Ne ha facoltà.
RICCARDO MIGLIORI. Signor Presidente, colleghi, è bene fare chiarezza sul terzo comma dell'articolo 7, al fine di evitare di confondere le ragioni della politica con le ragioni della propaganda. Il nostro schieramento è d'accordo nel prevedere un fondo di riequilibrio, di armonizzazione o, come viene definito nel testo, di ordine perequativo per le aree svantaggiate. Si tratta di individuare elementi di oggettività - molti colleghi hanno presentato emendamenti al riguardo - per evitare che un'area di discrezionalità troppo estesa possa significare una legislazione di carattere discriminatorio o punitivo. Quando si parla di questo elemento, emerge con chiarezza l'esigenza di una Camera che filtri e accompagni i processi legislativi di ossequio rispetto al dettato costituzionale, un Parlamento che rappresenti le autonomie e possa essere elemento codecisionale.
noi pare necessario, in questa situazione costituzionale, porre dei limiti ad eventuali discrezionalità di maggioranze parlamentari o di scelte di Governo che possano privilegiare alcune aree rispetto ad altre, pur nell'ambito della stessa logica di recupero delle aree svantaggiate.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Molgora. Ne ha facoltà.
DANIELE MOLGORA. Signor Presidente, con questo comma si affronta una questione particolarmente importante, a proposito del fisco e della destinazione dei fondi che da esso derivano, riguardante i fondi perequativi.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Armani, al quale ricordo che ha a disposizione due minuti di tempo. Ne ha facoltà.
PIETRO ARMANI. Signor Presidente, vorrei aggiungere alle considerazioni dei colleghi un'altra preoccupazione riguardante il testo della Commissione, là dove si dice «per i territori con minore capacità fiscale per abitante». La «minore capacità fiscale» è una dizione molto vaga e discutibile. «Fiscale» comprende solo l'aspetto tributario o anche l'aspetto previdenziale? Quanta parte del fiscale, ad esempio, si è trasformata oggi in tariffe e quindi non appartiene formalmente all'aspetto fiscale?
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pace, che ha due minuti di tempo. Ne ha facoltà.
CARLO PACE. Signor Presidente, intervengo a titolo personale. Quando facciamo
riferimento al prodotto interno lordo, dobbiamo anche avere il parametro disponibile. Tutti noi sappiamo che il calcolo del prodotto interno lordo viene fatto a livello nazionale e che l'istituto nazionale di statistica procede alla sua disaggregazione per regioni; non abbiamo, viceversa, una disaggregazione per province o per comuni e, a maggior ragione, per aree metropolitane di questa grandezza, cosa che renderebbe necessario il ricorso a fonti non ufficiali le quali potrebbero essere, per le province, quelle che in maniera pionieristica avviò Guglielmo Tagliacarne all'inizio degli anni cinquanta, che sono state proseguite dall'istituto Tagliacarne ma che non sono dati ufficiali e che comunque arrivano con un ritardo tale da rendere di dubbio funzionamento il meccanismo perequativo.
PRESIDENTE. Ha ragione. Onorevole Chiamparino, onorevole Bolognesi, onorevole Bonito, prendete posto.
CARLO PACE. Quando si calcola il prodotto interno lordo per abitante, se per esempio si prende una unità locale operativa appartenente ad una grande impresa come la Fiat di Cassino, il prodotto interno lordo esiste e come tale apparirebbe nella regione Lazio se si facessero i calcoli nella provincia di Frosinone, ma non dà contributo fiscale all'area perché dal punto di vista fiscale il gettito dell'IVA riguarda il luogo dove sorge la casa madre e lo stesso vale per il contributo dell'IRPEG. Di conseguenza, in questo modo premieremmo le aree nelle quali hanno sede legale le società e penalizzeremmo di converso le aree nelle quali hanno luogo le effettive attività.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Pace 7.2.
CARLO PACE. Non voglio essere noioso, ma questa è materia sulla quale ho una certa competenza che penso di mettere a disposizione dei colleghi. Anzitutto vorrei dire all'amico e collega Cerulli Irelli che cosa diversa è assicurare le risorse per garantire i minimi servizi rispetto ad un intervento di perequazione. Quest'ultima sussiste dove c'è diseguaglianza e parlare di servizi minimi significa che possiamo essere tutti poverissimi, tutti ugualmente poveri, ma che in quel caso esiste l'esigenza di garantire i servizi minimi o essenziali. Sono due cose radicalmente diverse.
sarebbe fuori dal computo: ciò costituirebbe un errore. In secondo luogo, occorre far riferimento alla popolazione presente, ovvero, a quella che va servita. Sappiamo tutti che, se si fa riferimento agli abitanti, si può avere una difforme interpretazione tra popolazione presente e popolazione residente. Conosciamo le difficoltà a far collimare i conti in occasione dei censimenti demografici tra le popolazioni che i comuni hanno preso in considerazione e quelle che risultano dai censimenti medesimi. Ciò deriva, diciamolo a chiare lettere (tanto non costituirebbe offesa per nessuno, visto che si tratta di un'offesa per tutti), dal ritardo con cui si cerca, da parte degli enti locali, di registrare gli esodi rispetto alla registrazione degli accessi.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Garra. Ne ha facoltà.
GIACOMO GARRA. Signor Presidente, le argomentazioni del collega Pace sono talmente corpose che mi permetto di sottoporre all'attenzione dei relatori l'eventualità di rivedere la mia contrarietà, come avevo preannunciato, all'emendamento in questione nella precedente seduta. Ritengo vi sia davvero la possibilità di un riesame; ovviamente, a fortiori preannuncio il voto favorevole dei deputati di Forza Italia.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pagliarini 7.22, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Dichiaro chiusa la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pace 7.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Dichiaro chiusa la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Teresio Delfino 7.101, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Dichiaro chiusa la votazione.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Molgora 7.38.
DANIELE MOLGORA. Signor Presidente, quanto ho affermato precedentemente sulla necessità di dare un indirizzo per definire la minor capacità fiscale per abitante, trova conforto nella Costituzione canadese. Visto che la Camera dei deputati ci ha concesso di studiare il sistema fiscale del Canada, ovvero di un paese tradizionalmente di tipo federale, vorrei ricordare che in quello Stato per valutare la capacità fiscale si utilizzano metodi statistici comparativi sulla base di una serie di parametri, che vanno dal costo della vita alle possibili imposte che si renderanno necessarie. Ebbene, tutti i colleghi che hanno partecipato a quel comitato di studio espressero il proprio parere favorevole; vorrei che anche in questa sede, coerentemente, essi facciano altrettanto.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Pagliarini 7.24.
GIACOMO GARRA. Signor Presidente, colleghi, si tratta di un emendamento che vorrebbe includere i vincoli di destinazione nella gestione del fondo perequativo. Vorrei ripetere le stesse osservazioni che ho svolto quando abbiamo discusso l'emendamento Michielon 7.44. Il capogruppo della Lega ha sottoscritto convintamente, per quanto ricordo, l'emendamento comune della Casa delle libertà - ossia l'emendamento Pisanu 7.111 -, in cui invece era inserita la locuzione «senza vincoli di destinazione», ragione per la quale il gruppo di Forza Italia si asterrà nella votazione di questo emendamento.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Teresio Delfino 7.102, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Dichiaro chiusa la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pagliarini 7.27, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Dichiaro chiusa la votazione.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Giovanardi 7.112.
CARLO GIOVANARDI. Signor Presidente, si tratta di una questione terminologica, che però mi sembra abbastanza importante. L'articolo 119 nel testo modificato prevede, infatti, che comuni, province e regioni abbiano una serie di finanziamenti ed al quarto comma stabilisce che queste risorse «consentono» di svolgere una serie di funzioni. Ma chi l'ha detto che consentono? È un auspicio, un modo ottimistico di pensare. Io credo, invece, che, se scrivessimo che quelle risorse «devono consentire», ciò vorrebbe dire che le risorse stanziate dovranno essere sufficienti a consentire di svolgere quei compiti. Se, al contrario, stabiliamo soltanto che le risorse «consentono», torno a ripetere, facciamo solamente una previsione, che nella realtà potrebbe anche non verificarsi.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, intervengo soltanto per ricordare al collega Giovanardi che la Commissione ha espresso parere contrario sul suo emendamento condividendone però il merito. Usare l'indicativo in un articolo della Costituzione significa, infatti, proprio stabilire un obbligo. Il verbo «dovere» non lo troviamo in nessun articolo della Costituzione; quando si usa l'indicativo si stabilisce, ripeto, un obbligo costituzionale. Quindi, nel merito, siamo d'accordo con Giovanardi, ma la formulazione letterale da lui proposta non è congrua rispetto al testo costituzionale.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Molgora. Ne ha facoltà.
DANIELE MOLGORA. Signor Presidente, io avevo chiesto di intervenire sull'emendamento precedente, perché era importante...
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Molgora. Onorevole Chiappori, per cortesia, sta parlando il suo collega.
DANIELE MOLGORA. L'emendamento riguardava la regolamentazione dei fondi perequativi. Sostanzialmente, si voleva destinare i fondi perequativi a quei comuni, province, città metropolitane e regioni che fossero in grado di dimostrare di aver efficacemente combattuto l'evasione fiscale e l'evasione contributiva sul loro territorio. Ciò anche per una questione di equità: chi utilizza i fondi perequativi riceve risorse che provengono, probabilmente, da altre zone, quindi è giusto premiare coloro che combattono maggiormente l'evasione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boccia. Ne ha facoltà.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, l'incidente in cui è incorsa la Lega mi dà l'opportunità di fare una precisazione. In effetti, il fatto che i colleghi della Lega
abbiano taciuto su questo loro emendamento ha creato qualche dubbio. Sarebbe stato interessante verificare quale sarebbe stato il voto degli esponenti della Casa delle libertà se i colleghi della Lega avessero avuto la possibilità di parlare.
PRESIDENTE. Onorevole Molgora, la prego di ascoltare.
ANTONIO BOCCIA. Tutti gli emendamenti successivi, anche quelli che intendevano individuare i soggetti in favore dei quali debba essere utilizzato il fondo perequativo, hanno registrato voti a favore, voti contrari e astensioni da parte dei deputati dei gruppi della Casa delle libertà: ciò perché l'utilizzo del fondo perequativo non avrebbe dovuto essere messo in relazione alle minori capacità fiscali, ma in base ad altri parametri che non fanno riferimento esplicito alle debolezze congenite del territorio. Questo la dice lunga sia sulla questione della solidarietà sia su quella della sincera volontà della Casa delle libertà di promuovere e realizzare il riequilibrio sociale ed economico in Italia.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pagliarini. Ne ha facoltà.
GIANCARLO PAGLIARINI. Signor Presidente, il collega ha forse sentito le dichiarazioni rilasciate da Amato ieri sera e ora sta facendo campagna elettorale invece di far approvare una legge ragionevole. Secondo me, è gravissimo che dica che qui c'è qualcuno che è antimeridionalista o xenofobo, sono cose che non stanno né in cielo né in terra! L'emendamento di cui parlava l'onorevole Molgora riflette una cultura europea. Noi sosteniamo che è possibile dare gli aiuti,
ma che i soggetti che ne possono beneficiare possono avere minore capacità fiscale in due ipotesi: se sono più poveri o se evadono di più. Abbiamo, pertanto, chiesto di inserire nella Costituzione che si possano aiutare i territori in cui vi è minore capacità fiscale per abitante, dimostrando che si fa tutto quello che è giusto e logico fare per combattere l'evasione fiscale e contributiva. Il collega è, invece, contrario all'ipotesi di inserire nella Costituzione la proposta di non aiutare territori in cui non si possa dimostrare che vi è un'efficace lotta all'evasione fiscale e contributiva. Ci sembra un approccio europeo pragmatico e assolutamente condivisibile; mi meraviglia che l'onorevole Boccia non l'accetti e accusi la Casa delle libertà di essere xenofoba e antimeridionalista. È una proposta tecnica che - lo ripeto - mi sembrava assolutamente condivisibile da tutti. Mi dispiace che in quest'aula si faccia campagna elettorale, invece di pensare a lavorare seriamente.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Garra. Ne ha facoltà.
GIACOMO GARRA. Presidente, l'onorevole Boccia ha ironizzato sui piani...
PRESIDENTE. Stiamo parlando di un emendamento già votato!
GIACOMO GARRA. Io sto parlando sull'emendamento Giovanardi 7.112 che non mi risulta sia stato ancora votato.
PRESIDENTE. I colleghi Molgora, Boccia e Pagliarini hanno parlato dell'emendamento Pagliarini 7.27 che è stato già votato.
GIACOMO GARRA. Io intendo parlare sull'emendamento Giovanardi 7.112, in relazione all'intervento dell'onorevole Boccia.
PRESIDENTE. Perfetto!
GIACOMO GARRA. L'onorevole Boccia ha ironizzato sui bianchi, sui rossi e sui verdi. Guardi, onorevole Boccia, che i bianchi, i rossi e i verdi ce l'ha in casa! Non solo, ma hanno un senso di frustrazione terribile, che ha manifestato stamattina in Comitato dei nove l'onorevole Boato quando ha lamentato che l'unico emendamento portato avanti dai verdi venisse bloccato dalla maggioranza.
MARCO BOATO. È l'opposto, è l'opposto!
GIACOMO GARRA. L'onorevole Cerulli Irelli ha risposto facendo notare che nessun emendamento dei Popolari era stato accolto. Questa è la situazione della sua maggioranza: bianchi, rossi e verdi, più divisi che mai anche su questo tema (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Migliori. Ne ha facoltà.
RICCARDO MIGLIORI. Presidente, intervengo molto brevemente per dire che, come avevo anticipato, vi sarebbero stati interventi di carattere propagandistico come quello del collega e amico Boccia.
anche noi capaci, ma penso che tutto ciò non serva molto ai fini dell'economia dei lavori dell'Assemblea e della nuova Costituzione (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
PRESIDENTE. Potremmo anche rinviare questo impegno più avanti nel tempo.
ROSA JERVOLINO RUSSO, Presidente della I Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROSA JERVOLINO RUSSO, Presidente della I Commissione. Presidente, ritengo che non soltanto ogni forza politica, ma ogni parlamentare abbia il diritto e, direi, anche il dovere di votare secondo le proprie convinzioni. Quindi, personalmente non mi scandalizzo né dei bianchi né dei rossi né dei verdi né delle occasioni nelle quali coesistono. Ma voglio dire con molto rispetto e, se mi permette, con molto affetto all'onorevole Garra che quanto ha riferito circa il clima politico dei lavori del Comitato dei nove non è assolutamente vero che non è corretto travisare e portare in Assemblea, a livello di scontro politico, quello che all'interno del Comitato dei nove è stato uno scambio cordiale di opinioni (Commenti del deputato Vito).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Fontan 7.15, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Dichiaro chiusa la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Covre 7.46, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Dichiaro chiusa la votazione.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Molgora 7.39.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Molgora. Ne ha facoltà.
DANIELE MOLGORA. L'emendamento Molgora 7.39 in sostanza introduce uno degli elementi fondamentali di tutti i sistemi federali, ossia l'inversione dei flussi finanziari. Il primo passo per realizzare lo Stato federale è quello di far sì che il territorio cominci a raccogliere le imposte e le destini dove devono essere indirizzate: le imposte federali al livello federale, quelle regionali in ambito regionale e così via. Questo è uno dei fondamenti degli Stati federali, così come avviene negli altri paesi che hanno una struttura federale e non centralizzata.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Garra. Ne ha facoltà.
GIACOMO GARRA. Collega Molgora, ove lei avesse fatto una proposta riguardante tributi non statali non avrei trovato alcun ostacolo di carattere ordinamentale, ma francamente si va ad imbrigliare la potestà legislativa delle regioni in ordine alle modalità di riscossione dei tributi regionali, provinciali e comunali ed a concentrare sulle province una competenza che queste ultime finora non hanno avuto, né rivendicato. I colleghi potrebbero chiedere allora ai relatori se ritengano di proporre una riformulazione aggiungendo le parole «non statali». Se però l'emendamento rimane nel testo attuale, avrà la nostra astensione, non il nostro voto favorevole.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Pagliarini 7.28.
ROLANDO FONTAN. L'emendamento Pagliarini 7.28 è diretto a sopprimere il quinto comma. Cercherò di rispondere anche ad una sorta di attacco politico giunto dal PPI tramite il collega Boccia.
MARCO BOATO. Non è vero. La sussidiarietà l'abbiamo approvata!
ROLANDO FONTAN. ...il che vuol dire, ancora una volta, mantenere lo Stato con tutte le sue competenze, Stato che deve essere onnipresente, onnipotente e quant'altro, ma adesso, dopo aver istituito il fondo perequativo, su cui siamo d'accordo, affermate addirittura che lo Stato dovrà promuovere lo sviluppo economico e la coesione sociale - quindi nuovi sistemi finanziari - o provvedere a scopi diversi dal normale esercizio delle funzioni degli enti locali. In poche parole, questo comma serve a sancire che lo Stato deve rimanere ancora, comunque ed ovunque, onnipresente nei settori sociale ed economico. Questa è la vostra logica. Posso anche capire l'intervento che ha svolto il collega Boccia cercando di accreditare la Casa delle libertà e magari la Lega come partiti che si professano antimeridionali e quant'altro, ma egli afferma delle falsità quando dice che la Casa delle libertà e la Lega non si preoccupano del fondo di perequazione. Lo ha ricordato poc'anzi il collega Migliori. Il problema è
che noi abbiamo provato, con emendamenti nostri, dei colleghi di Alleanza nazionale, eccetera, a stabilire limiti e criteri chiari e trasparenti sul fondo di perequazione, mentre tu, caro Boccia, ancora una volta hai finito per assecondare e sostenere la logica del clientelismo, dell'assistenzialismo, perché non c'è chiarezza. Si stabilisca a monte a cosa deve servire il fondo di perequazione, si stabiliscano vincoli, si discutano criteri di fondo. Noi ne abbiamo proposti alcuni: potranno anche essere sbagliati, ma il dato di fatto è che non li si vuole perché la logica è ancora quella secondo la quale lo Stato deve essere onnipresente (lo constatiamo con il comma 4 dell'articolo 7) ed il fondo di perequazione deve servire a sostituire ciò che in precedenza lo Stato faceva attraverso altre leggi.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Veltri. Ne ha facoltà.
ELIO VELTRI. Signor Presidente, intervengo soltanto per dichiarare che stanziare risorse aggiuntive può essere giusto, anzi è giusto, ma credo che esse debbano essere finalizzate e selettive; per tale ragione, concordo con l'emendamento a prima firma Pagliarini che destina le risorse aggiuntive a spese di investimento in conto capitale e per interventi connessi a calamità naturali. In caso contrario, riapriremmo un torrente di risorse a pioggia che non ha veramente senso, non è utile, anzi è controproducente.
PRESIDENTE. Onorevole Veltri, lei si è riferito all'emendamento successivo.
Dichiaro chiusa la votazione.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Pagliarini 7.30.
CARLO PACE. Signor Presidente, essendosi esaurite le votazioni degli emendamenti riferiti al precedente comma concernente il fondo perequativo, credo non vi sia più possibilità di equivoco e di pensare che, con l'emendamento Pagliarini 7.30, si vogliano trattare argomenti relativi alla perequazione.
essenziali e provvedere agli altri interventi che richiedono perequazione nel normale esercizio della gestione. Viceversa, con l'emendamento in discussione vogliamo fare in modo che con il quinto comma non si torni a fare confusione relativamente alle finalità perequative, perché quelle sono già assicurate comunque. Intendo dire che garanzia e coesione sociale sono proprio le ragioni dalle quali deriva l'esigenza di un fondo perequativo e per le quali tale fondo viene istituito.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pagliarini. Ne ha facoltà.
GIANCARLO PAGLIARINI. Vediamo innanzitutto se riusciamo ad approvare questo emendamento, perché, colleghi, la Costituzione già prevede il fondo di perequazione (quindi, già si cerca di livellare; il che è sostanzialmente giusto), ma nel comma 1 dell'articolo 7 si prevede che, per promuovere lo sviluppo economico oppure per provvedere a scopi diversi dal normale esercizio delle funzioni dei comuni, delle province, delle città metropolitane e delle regioni, lo Stato destini risorse aggiuntive. Non è logico inserire nella Costituzione una previsione del genere!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Presidente, colleghi, sono pienamente d'accordo con la collega Jervolino Russo quando, dissentendo da un collega precedentemente intervenuto, ha detto che è normale dialettica in Parlamento sulle riforme costituzionali che vi siano differenziazioni. Tuttavia, il collega Pagliarini dovrebbe essere almeno rispettoso della normale dialettica perché lui sostiene che, secondo il testo in esame, lo Stato potrebbe intervenire come e quando vuole a «schiribizzo». Tra trenta secondi noi, dopo aver respinto l'emendamento Pagliarini 7.30, discuteremo (probabilmente lo respingeremo perché preferiamo il testo della maggioranza) l'emendamento Giovanardi 7.113 che parla legittimamente
- nella sostanza sono d'accordo anche questa volta - di risorse aggiuntive, di interventi speciali, di promozione dello sviluppo economico e della coesione sociale e che si conclude nel modo seguente: «o per esigenze straordinarie» - cioè diverse - «rispetto al normale esercizio delle loro funzioni».
DANIELE MOLGORA. Pensa con la tua testa!
MARCO BOATO. Poi, io rispetto le diversità, ma stiamo attenti a disprezzare quello che, nell'ambito della stessa Casa delle libertà, un altro gruppo, un altro collega, propongono per la votazione!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Parolo, al quale ricordo che dispone di due minuti di tempo. Ne ha facoltà.
UGO PAROLO. Non posso esimermi dall'intervenire riguardo a questo articolo in genere e al comma che stiamo votando in particolare.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giovanardi. Poiché il suo gruppo ha esaurito il tempo a disposizione, assegno ad esso altri quindici minuti. Ne ha facoltà.
CARLO GIOVANARDI. Signor Presidente, mi dispiace deludere un'altra volta il collega Boato che equivoca sul significato dei due emendamenti, perché voterò con convinzione quello presentato dall'onorevole Pagliarini che giustamente delimita le funzioni dello Stato.
MARCO BOATO. Bene!
CARLO GIOVANARDI. Faccio questo in coerenza con quanto deciso dal centro cristiano democratico che ha votato l'emendamento che fissava in uno Stato federale (o che si avvicina nelle intenzioni di tutti ad uno Stato federale) l'intervento dello Stato per garantire l'essenzialità dei servizi prestati a tutti i cittadini. Quando abbiamo votato quell'emendamento che mi convinceva, ho detto che uno Stato deve preoccuparsi del fatto che su tutto il territorio nazionale vi siano condizioni minime di trattamento essenziale erga omnes. È però vero quello che l'onorevole Pagliarini ha notato. Con questa dizione del comma 5, parlando di sviluppo economico, di coesione sociale, di scopi diversi «dal normale esercizio delle loro funzioni, lo Stato destina risorse aggiuntive», è chiaro che parliamo a trecentosessanta gradi. In questo modo si stabilisce che lo Stato può comunque intervenire, qualora lo ritenga opportuno, in tutte le materie, in tutte le funzioni, con uno svuotamento totale del ragionamento, della sussidiarietà e delle responsabilità dell'autonomia ai vari livelli.
L'onorevole Boato chiede il motivo per cui, pur votando a favore di questo emendamento, ne abbiamo presentato un altro. Il motivo è che, se venisse - purtroppo - respinto l'emendamento dell'onorevole Pagliarini, ci sarebbe un'altra cosa che ci preoccupa ed è la parola «determinati». Infatti, non solo si teorizza un intervento dello Stato di tal fatta, ma si teorizza anche che questo intervento possa essere fatto non nei confronti di tutti i comuni o di tutte le province che si trovano ad avere determinati problemi di sviluppo economico, di coesione sociale o per scopi diversi dal normale esercizio delle loro funzioni e quindi si fissa con legge dello Stato che tutti coloro che hanno una determinata anomalia devono godere dell'intervento dello Stato stesso. Qui si dice invece che lo Stato può intervenire a favore di «determinati» comuni, questo o quel comune e non un altro, introducendo un'ulteriore discriminazione che può aprire la porta ad una turbativa - quella sì ancora più grave - delle autonomie locali. Infatti, lo Stato con la parola «determinati» si riserva di intervenire in un comune piuttosto che in un altro, anche se le condizioni che ne dovrebbero determinare l'intervento sono eguali.
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Giovanardi.
MARIA CELESTE NARDINI. Signor Presidente, noi voteremo sia contro all'emendamento del collega Pagliarini 7.30 sia contro l'emendamento Giovanardi 7.113 perché non riteniamo si debba trattare di risorse aggiuntive, cioè di un fatto straordinario e a tal fine avevamo collocato tra i compiti dello Stato alcune determinate materie.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole De Simone. Ne ha facoltà.
ALBERTA DE SIMONE. Signor Presidente, voglio innanzitutto osservare che il termine «aiuto» non è adatto per definire i fondi perequativi e che l'obiettivo dell'unificazione delle opportunità e dei servizi sul territorio dell'intero paese ci rende europei e ci allinea con le politiche di tutti gli altri paesi europei, a struttura federalista o meno. Si tratta, quindi, di discutere non di aiuti ma di obiettivi di giustizia e di civiltà; né si tratta di uno schiribizzo, perché credo che di una sola cosa il Mezzogiorno sia ricco, di dignità umana. Voglio dirlo a tutti quelli che, ogni volta che si discute su un emendamento, colgono l'occasione per parlare di clientelismo ed assistenzialismo: si tratta non di questo ma di consentire pari opportunità sull'intero territorio nazionale, ed è giusto che questo principio di civiltà nazionale sia scritto in Costituzione.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pagliarini 7.30, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Dichiaro chiusa la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Giovanardi 7.113, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Dichiaro chiusa la votazione.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Garra 7.5.
GIACOMO GARRA. Signor Presidente, non posso dichiararmi in dissenso rispetto all'intervento svolto poc'anzi dalla collega De Simone e vorrei richiamare la cortese attenzione dei colleghi sul fatto che la materia affrontata nell'emendamento in esame è uno dei punti chiave del nuovo assetto che si vuole dare al regionalismo. Al riguardo, parto dalla Costituzione vigente, che all'articolo 119, terzo comma, così recita «Per provvedere a scopi determinati, particolarmente per valorizzare il Mezzogiorno e le isole, lo Stato assegna per legge a singole regioni contributi speciali».
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bono, al quale ricordo che ha cinque minuti di tempo a disposizione. Ne ha facoltà.
NICOLA BONO. Signor Presidente, oggi lei mi commuove con questa sua generosità.
PRESIDENTE. Se vuole, faccio marcia indietro.
NICOLA BONO. Signor Presidente, l'emendamento Garra 7.5, che condivido pienamente e che va nella direzione che egli ha testé spiegato, ossia mantenere una precisazione fondamentale nella Carta costituzionale con riferimento al Mezzogiorno, non solo sotto l'aspetto della valenza storica - come diceva giustamente
Garra - ma come evidenza di una specificità tutta particolare, è la chiave di lettura di come il dibattito stia procedendo in maniera assolutamente schizofrenica. Mi chiedo, ad esempio, come l'onorevole Boccia concili il suo intervento di pochi minuti fa in cui criticava una presunta divisione della Casa delle libertà sul tema fondamentale della solidarietà e del meridionalismo con una concezione già concretizzata in un emendamento approvato dalla Commissione che ha cancellato, di colpo, la parola Mezzogiorno, la parola isole dal testo della Costituzione e che ha, quindi, determinato un vulnus sul principio della considerazione di una peculiarità di intervento che, badate, non ha tolto nulla alla concezione moderna dell'intervento nelle aree depresse. L'attuale stesura dell'articolo 119 della Costituzione, comma 3, non ha impedito a questo Parlamento di legiferare e farsi carico dei problemi di riequilibrio territoriale che investono l'intero paese. Pur tuttavia, nell'attuale testo esiste la dizione specifica di Mezzogiorno e di isole. Allora, dove è l'esigenza di sopprimere questo riferimento? Dov'è l'esigenza di ricondurre tutto a un criterio di equilibrio generale pur sapendo che i disequilibri del nostro paese sono diversi a seconda dell'evoluzione storica dei vari territori e a seconda della loro localizzazione sul territorio nazionale? Ecco perché l'impostazione dell'emendamento proposto dal collega Garra è corretta, perché, pur mantenendo l'impianto del comma 5, così come definito dalla Commissione, che in maniera moderna riprende e articola il concetto dell'intervento ordinario di riequilibrio delle aree depresse, deve mantenere il riferimento al Mezzogiorno e alle isole come elemento irrinunciabile non solo di memoria storica, ma anche della capacità di farsi carico di uno sviluppo che certamente non è stato minore rispetto al resto d'Italia solo a causa di fenomeni di corruzione, come è stato detto da alcuni colleghi. Il sottosviluppo del Mezzogiorno è antico, ha un'origine storica e ha un nome, un cognome, padri e madri, che si sono succeduti nel tempo. È un sottosviluppo che nasce con l'unificazione del paese, che storicamente noi rivendichiamo e condividiamo, ma che, obiettivamente, per come si è sviluppata e per come si è realizzata, è stata una violenza incredibile in alcune parti del territorio e ha determinato i prodromi della distorsione dello sviluppo che oggi siamo chiamati a verificare.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pagliarini. Ne ha facoltà.
GIANCARLO PAGLIARINI. Signor Presidente, mi piace chiarire che, se il Mezzogiorno e le isole fossero valorizzati, noi saremmo gli uomini più felici del mondo. È ovvio che siamo favorevoli: se il Mezzogiorno e le isole fossero valorizzati, si genererebbe più PIL e, quindi, avremmo più soldi per le pensioni minime, per le infrastrutture, per le scuole, per gli ospedali.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sales. Ne ha facoltà.
ISAIA SALES. Signor Presidente, era inevitabile che un dibattito che si svolge in un paese con un'economia di tipo dualistico approdasse a risultati e a valutazioni diverse.
GIACOMO GARRA. Ma che dici? Ho chiesto la parola e non mi è stata data!
ISAIA SALES. Avete votato poi a favore dell'emendamento Covre 7.46, in cui si dice che si accede a questo fondo «anche attraverso la determinazione di uno sforzo fiscale autonomo» - e, aggiungo, aggiuntivo -, cioè la Lega propone maggiori tasse per il sud, il Polo approva e poi propone di avere maggiore attenzione per il sud.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Migliori, che ha due minuti a disposizione. Ne ha facoltà.
RICCARDO MIGLIORI. Signor Presidente, io sono impressionato positivamente
dall'efficacia di questi compitini propagandistici che i colleghi della maggioranza...
ANTONIETTA RIZZA. Smettila!
RICCARDO MIGLIORI. Posso smetterla se smettono anche i compitini! Ricordo al collega Sales che, se fa riferimento all'emendamento Pagliarini 7.27, i gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale si sono astenuti. Ma rimanendo alla sostanza dei fatti, noi proponiamo un emendamento affinché in Costituzione rimanga il riferimento alla valorizzazione del Mezzogiorno e delle isole sul quale i colleghi della maggioranza dichiarano di esprimere un voto contrario. Questi sono i fatti e il resto è solo un faticoso arrampicarsi sugli specchi della propaganda elettorale.
GIACOMO GARRA. Signor Presidente...
PRESIDENTE. Lei sembra d'accordo, poi chiederemo il parere al Governo e al relatore.
DANIELE ROSCIA. Signor Presidente, mi sembra di ricordare che la settimana scorsa le votazioni - ahimè - non andarono nel senso indicato dal collega perché non vi fu una posizione favorevole - se non quella del collega Giovine - all'emendamento che assegnava il 70 per cento delle risorse alle regioni. Abbiamo espresso il nostro disappunto nei confronti di un accordo che non dovrebbe essere essenzialmente elettorale, ma almeno di contenuto di programma. Lo stesso avvenne quando si votò sulle regioni a statuto speciale e quindi il collega Sales dovrebbe riflettere prima di fare certe affermazioni. La mia preoccupazione nasce dal fatto che purtroppo l'accordo sul federalismo è mediocre, miope e basato su strumentalizzazioni da una parte e dall'altra, che appaiono tremendamente pericolose perché, di fronte a posizioni sbandierate dal ministro Tremonti - che io condivido pienamente -, sarebbe necessario che anche la Casa delle libertà in questo passaggio fosse unita nel sostenerle. Di fronte al piagnisteo dei colleghi meridionali che continuano a dire che la Cassa per il Mezzogiorno deve essere riproposta, che bisogna valorizzare il sud perché altrimenti si devono chiudere gli ospedali, va detto chiaramente che costoro stanno condannando il sud ad altri cinquant'anni di questa situazione di sfacelo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giovine, al quale ricordo che ha due minuti di tempo a disposizione. Ne ha facoltà.
UMBERTO GIOVINE. Signor Presidente, intervengo in questo curioso dibattito in cui chi ha cercato di mettere una ruota ad un carro a cui la maggioranza
aveva praticamente tolto tutto viene ora accusato di non tener conto del fatto che con una sola ruota il carro non potrà camminare: non è colpa nostra! Il collega Sales, evidentemente, ignora che il partito a cui appartiene è strettamente legato alla SPD tedesca, che sostiene esattamente le percentuali che egli ha trovato così strabilianti nell'assegnazione del gettito fiscale. Evidentemente, egli ha dimenticato che in Germania, dove vige il federalismo cooperativo (ripeto, cooperativo e non competitivo), ovvero il sistema di cui stiamo parlando ora in Italia (se ha ancora senso parlare di federalismo: io credo di no), i Länder vengono coinvolti nella perequazione: non si puniscono i Länder orientali o la Saar perché si assegna il 60, 70 per cento delle risorse (come vogliono gli stessi socialdemocratici tedeschi) ai Länder che hanno maggior reddito! Dunque, la propaganda elettorale che viene giocata su questo equivoco vorrei rispedirla al mittente.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pace. Ne ha facoltà.
CARLO PACE. Signor Presidente, vorrei ricordare ai colleghi che di fronte ad una riforma della Costituzione sarebbe forse opportuno che dimenticassimo che ci stiamo avvicinando alle elezioni e facessimo meno propaganda. Vorrei precisare che non abbiamo affatto utilizzato la parola «aiuti», ma abbiamo usato altri termini, innanzitutto più dignitosi, ma soprattutto più tecnici, per definire le attività e le facoltà che desideriamo siano tutelate costituzionalmente.
PRESIDENTE. Onorevole Pace, deve concludere.
CARLO PACE. Signor Presidente, concludo. Nell'emendamento in esame si prevede semplicemente di mantenere nella Costituzione una attenzione privilegiata per assicurare a chi vive in territori differenti una sostanziale parità di opportunità. La situazione italiana si è evoluta, è cambiata, sono emerse nuove posizioni di emarginazione rispetto a quelle che c'erano in passato; allora sarebbe opportuno che prendessimo in considerazione quelle che c'erano allora (e che permangono, rese emarginate dallo spostamento dell'asse dello sviluppo dalla linea nord-sud alla linea est-ovest, che è un fatto chiaramente non smentibile), ma che accanto a quelle si inserissero anche le nuove zone emarginate che sono andate emergendo nel resto del paese. D'altronde, già nel 1953 lo Stato italiano si fece carico di simili situazioni, estendendo ad esse la legislazione che all'epoca era stata varata per il Mezzogiorno (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Moroni. Ne ha facoltà.
Onorevoli colleghi, prendete posto.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Garra. Ne ha facoltà.
Colleghi, per cortesia! Onorevole Turci, prenda posto per piacere. Onorevole Campatelli, si accomodi. Onorevole Guerzoni, prenda posto per piacere. Onorevole Delbono!
Onorevoli colleghi non posso chiamare tutti, vi prego.
Onorevole Nania, per piacere, prenda posto.
La prego, onorevole Garra, prosegua pure per quello che è possibile.
Forza Italia voterà a favore di questo emendamento perché esso esprime un'esigenza reale, cioè che se lo Stato stabilisce livelli essenziali deve mettere a disposizione di comuni, province e regioni i mezzi finanziari per poter effettivamente assicurare tali livelli minimi essenziali. Questo è il motivo per cui voteremo a favore di questo emendamento.
Nel momento in cui queste norme dovranno avere attuazione, vi sarà chi dovrà stabilire qual è il minimo da garantire e a quel punto l'interpretazione non potrà essere molteplice, lasca ma dovrà essere univoca: avremo quindi un trattamento uniforme dei cittadini indipendentemente da dove risiedono.
L'altro punto che mi permetto di richiamare all'attenzione dei colleghi riguarda la seconda parte dell'emendamento, nella quale si prevede che si determinino «le erogazioni a comuni, province, città metropolitane e regioni, idonee a coprirne il conseguente fabbisogno finanziario». In proposito, il punto essenziale - o minimo, se volete - è il seguente: quando si assegnano ad altri livelli di Governo dei compiti, non lo si può fare in maniera non responsabile; sapete cosa è avvenuto all'origine delle regioni, quando gradualmente lo Stato ha ceduto alle regioni funzioni crescenti senza modificare né l'articolo 8, né l'articolo 9 della legge con cui le regioni sono state istituite, quella sul loro finanziamento. Il non avere modificato la normativa sul finanziamento, modificando invece sostanzialmente i compiti assegnati alle regioni, ha provocato a molte regioni estreme difficoltà di gestione ed i problemi sorti successivamente derivano da quella disattenzione.
Per tale motivo vorrei che foste attenti a questo aspetto: facciamo in modo che, se si creano nuovi compiti o si definiscono in maniera rigorosa determinati compiti, ciò avvenga individuando e destinando le risorse adeguate per assolverli; altrimenti, si fa solo «a scarica barile». In sostanza, ci si fa merito di riconoscere tutto a tutti e poi chi deve eseguire risulta inadempiente non per sua colpa, ma perché non ha ricevuto le adeguate risorse per provvedere.
Riteniamo pertanto che i buoni intenti dell'onorevole Pace siano perfettamente accolti nel testo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pace 7.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 390
Votanti 383
Astenuti 7
Maggioranza 192
Hanno votato sì 157
Hanno votato no 226).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Michielon. Ne ha facoltà.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Michielon 7.44, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 399
Votanti 280
Astenuti 119
Maggioranza 141
Hanno votato sì 50
Hanno votato no 230).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fontan. Ne ha facoltà.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Fontan 7.14, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 402
Votanti 297
Astenuti 105
Maggioranza 149
Hanno votato sì 67
Hanno votato no 230).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 394
Votanti 270
Astenuti 124
Maggioranza 136
Hanno votato sì 40
Hanno votato no 230).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Garra. Ne ha facoltà.
Ma così non è, perché sappiamo che la maggioranza parlamentare e di Governo ha espresso un giudizio negativo sugli emendamenti riguardanti la Camera delle autonomie, giudizio che esamineremo successivamente. Da ciò deriva la preoccupazione del nostro gruppo e degli altri gruppi della Casa delle libertà sul punto.
Dico questo perché a noi pare vi sia l'esigenza di specificare meglio i vincoli, i limiti e la destinazione del fondo cosiddetto perequativo. In questo spirito voteremo a favore dell'emendamento in discussione, così come di altri, perché a
Ho voluto specificare questa motivazione per evitare interpretazioni strumentali di alcuni voti che daremo nel corso della giornata.
Non mi sembra opportuno che si inserisca un elemento di regolamentazione dei fondi perequativi all'interno della Costituzione, senza porre alcun termine, lasciando un comma così indefinito. A chi vanno questi fondi perequativi? Come vengono definiti i territori più svantaggiati, con minore capacità fiscale? Che cosa significa «con minore capacità fiscale per abitante»?
Abbiamo, quindi, presentato una serie di emendamenti che cercano di dare un indirizzo alla destinazione di questi fondi. Nel caso in specie chiediamo innanzitutto che si parli di capacità fiscale teorica, perché vi potrebbero essere delle regioni che non applicano la stessa percentuali di imposte; altre regioni potrebbero avere una maggiore pressione fiscale e ciò sicuramente distorcerebbe la situazione generale. Ma soprattutto si aggiunge che questa capacità fiscale teorica deve essere inferiore al 75 per cento della media nazionale.
Criteri di questo tipo, come ricorderanno i colleghi che facevano parte del Comitato bicamerale sul federalismo fiscale, sono adottati in tutti i paesi che hanno una struttura federale ed un fisco veramente federale, come il Canada e la Germania. In Canada questa capacità teorica viene elaborata sulla base di modelli statistici riguardanti diverse imposte che possono essere applicate sia a livello federale, sia a livello regionale e locale.
Pertanto, riteniamo che la dizione del terzo comma dell'articolo 119 nel testo attuale sia troppo indefinita e che vi sia, quindi, bisogno di una definizione come quella proposta.
Penso che la dizione dell'emendamento Pagliarini 7.23 («il cui prodotto interno lordo pro capite è inferiore alla media») sia molto più precisa, anche perché il prodotto interno lordo viene calcolato dall'ISTAT. Sui calcoli dell'ISTAT - mi consenta di dirlo da tecnico - stendiamo un velo pietoso, ma comunque si tratta di un termine codificato e, fra l'altro, accettato dall'Unione europea, dall'Ecofin e così via. Quindi, il concetto di reddito interno pro capite è molto più preciso, naturalmente con riferimento alla popolazione presente in un determinato territorio.
Vi è una seconda ragione molto importante: quando calcoliamo il reddito per abitante... Presidente, credo che sia interesse di tutti...
Questa è la ragione per la quale preferisco fare riferimento ad una capacità contributiva delle aree prese in considerazione (territori provinciali, comunali o quelli che siano), piuttosto che al prodotto interno lordo, tant'è vero che i progetti di perequazione fiscale che nel federalismo fiscale sono stati presi in considerazione riguardavano proprio questo aspetto. Questa è la ragione per la quale mi asterrò su questo emendamento.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pagliarini 7.23, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 386
Votanti 359
Astenuti 27
Maggioranza 180
Hanno votato sì 144
Hanno votato no 215).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pace. Ne ha facoltà.
Vorrei richiamare l'attenzione sul fatto che ho preferito utilizzare un termine più congruo perché maggiormente comprensivo del gettito dei soggetti; pertanto, il mio emendamento propone di sostituire la parola «fiscale» con la parola «contributiva». Pensate, ad esempio, al gettito delle concessioni comunali di una città come Rimini; non essendo un gettito fiscale,
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pace 7.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 407
Votanti 403
Astenuti 4
Maggioranza 202
Hanno votato sì 181
Hanno votato no 222).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 389
Votanti 385
Astenuti 4
Maggioranza 193
Hanno votato sì 171
Hanno votato no 214).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 392
Votanti 387
Astenuti 5
Maggioranza 194
Hanno votato sì 173
Hanno votato no 214).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 394
Votanti 389
Astenuti 5
Maggioranza 195
Hanno votato sì 87
Hanno votato no 302).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Molgora. Ne ha facoltà.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Molgora 7.38, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 404
Votanti 294
Astenuti 110
Maggioranza 148
Hanno votato sì 68
Hanno votato no 226).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Garra. Ne ha facoltà.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pagliarini 7.24, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 408
Votanti 268
Astenuti 140
Maggioranza 135
Hanno votato sì 37
Hanno votato no 231).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 404
Votanti 363
Astenuti 41
Maggioranza 182
Hanno votato sì 132
Hanno votato no 231).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 413
Votanti 294
Astenuti 119
Maggioranza 148
Hanno votato sì 59
Hanno votato no 235).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giovanardi. Ne ha facoltà.
Chiedo quindi, lo ribadisco, di aggiungere la parola «devono», che chiarisce il vincolo della destinazione di risorse sufficienti a raggiungere lo scopo.
Prego, onorevole Molgora.
Mi dispiace dover constatare che un principio così logico - perché certamente non mi si potrà dire che non abbia fondamento logico - sia stato respinto passando sotto silenzio.
Signor Presidente, questa mattina lo schermo che riporta i voti espressi in quest'aula sembra, sulla parte destra dell'emiciclo, un arlecchino e tra verdi, rossi e bianchi non si capisce quale sia l'indirizzo seguito dai gruppi della Casa delle libertà. Del resto, la questione del fondo perequativo è connessa ai voti già espressi nella seduta di giovedì scorso, seduta nella quale la parte che definirei più xenofoba e più antimeridionalista della Casa delle libertà ha presentato emendamenti che relegavano a livello di carità la solidarietà, perpetrando, tra l'altro, forme di assistenzialismo, ormai deprecabili ed inaccettabili, nei confronti delle fasce deboli della società e delle aree depresse del paese.
Oggi si ripete ancora questo arlecchino e anche sull'utilizzazione del fondo perequativo registriamo distinzioni profonde. Viene messa in discussione la sua stessa istituzione: alcuni emendamenti della Lega, infatti, ne proponevano la soppressione, in linea con una posizione politica ovviamente non di tipo solidale (Commenti del deputati Molgora).
Ho sorriso ironicamente sentendo l'intervento dell'onorevole Pace, che si è arrampicato sugli specchi intervenendo sull'emendamento volto a reintrodurre il concetto dei livelli essenziali di assistenza per tutti i cittadini italiani. Ho sorriso ironicamente, perché è in totale contrasto con tutta l'impostazione che sta seguendo la Casa delle libertà e con l'accordo che questa mattina viene conclamato e che avrebbe fatto tenere una posizione chiara in una materia quale questa.
Anche la questione dei vincoli divide la Casa delle libertà. Anche questa non è una questione indifferente, perché, quando viene posta, nasconde una chiara volontà centralista di voler decidere da Roma in quale direzione questa «carità» debba essere utilizzata dalle popolazioni e dagli enti locali più deboli e più poveri. Abbiamo quindi un miscuglio di culture, di progetti e di obiettivi che non trova alcuna possibilità di accoglimento e che ci fa dire, signor Presidente, che stiamo assistendo ad una paurosa mistificazione di un progetto politico che non potrà mai approdare da alcuna parte (Applausi dei deputati del gruppo dei Popolari e democratici-l'Ulivo).
Onorevole Pagliarini, per il suo gruppo è già intervenuto l'onorevole Molgora: quindi, mi affido a lei per la durata del suo intervento.
Voglio ricordare all'Assemblea, solo perché resti agli atti, l'emendamento Pisanu 7.111 firmato anche dai colleghi Selva, Pagliarini, Follini, Volontè e Rebuffa che recita: «La legge dello Stato istituisce un fondo perequativo senza vincoli di destinazione per le aree svantaggiate». Questo è l'emendamento comune della Casa delle libertà sul quale si è espresso in modo contrario il collega Boccia della maggioranza. Sotto un profilo squisitamente propagandistico, quando tra poco scomparirà ogni elemento relativo alla valorizzazione del Mezzogiorno e delle isole dall'articolo 119 della Costituzione, chiedo all'onorevole Boccia come si esprimerà sull'emendamento del collega Garra che tende a ripristinare questo testo. Intendo dire, che se vogliamo fare propaganda e comizi elettorali, ne siamo
Ciò se non altro perché non vi era alcun emendamento dei Verdi che è stato respinto, così come non vi era alcun emendamento dei Popolari che non è stato accolto. Può piacere o meno, ma nel Comitato dei nove, come in aula, la maggioranza è sempre stata assolutamente e convintamente compatta. Questo per onore di verità.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Giovanardi 7.112, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 408
Votanti 404
Astenuti 4
Maggioranza 203
Hanno votato sì 180
Hanno votato no 224).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 410
Votanti 404
Astenuti 6
Maggioranza 203
Hanno votato sì 176
Hanno votato no 228).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 409
Votanti 404
Astenuti 5
Maggioranza 203
Hanno votato sì 178
Hanno votato no 226).
Onorevole Molgora, la Lega ha esaurito anche il tempo aggiuntivo, comunque assegno al suo gruppo trenta minuti ulteriori, poi vedremo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Molgora 7.39, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 402
Votanti 303
Astenuti 99
Maggioranza 152
Hanno votato sì 80
Hanno votato no 223).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fontan. Ne ha facoltà.
Caro Boccia, non solo voi avete respinto la sussidiarietà...
Ancora una volta, caro Boccia e cari colleghi del PPI, voi seguite la vecchia logica del clientelismo e dell'assistenzialismo, dell'interventismo pubblico, una logica che non va bene per il nord ma nemmeno per il sud. Lei, caro Boccia, con l'attacco politico che ha fatto prima sta portando avanti un vecchio modo di ragionare, un vecchio modo di fare politica che, soprattutto al sud, non ha prodotto alcun risultato.
Noi proponiamo di aiutare tutti, anche il sud, ma sulla base di determinati criteri, non con la vecchia logica che non ha prodotto alcun risultato e che tu, che voi del PPI, non volete cambiare, volendo mantenere la non trasparenza, la confusione, la possibilità discrezionale di dividere a seconda delle clientele, a seconda del peso del partito e non in base agli interessi dell'economia e della gente sia del nord sia, in questo caso soprattutto, del sud (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).
Onorevole Veltri, ha due minuti.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pagliarini 7.28, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 418
Votanti 299
Astenuti 119
Maggioranza 150
Hanno votato sì 66
Hanno votato no 233).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pace. Ne ha facoltà.
Onorevole Gasparri, sta parlando il collega Pace, sempre alle sue spalle.
Onorevole Armaroli, lasci parlare.
Prego, onorevole Pace.
Detto questo, mi pare che il fondo perequativo abbia due scopi: garantire (ormai non sono più minime) le garanzie
Qui si tratta di fare in modo, viceversa, che, analogamente a quanto venne realizzato con l'articolo 9 della legge n. 262 (ahimè in maniera maldestra e poco efficiente), si riconosca l'esigenza di stanziare risorse statali aggiuntive vincolate a spese di investimento, vale a dire a quelle spese che - soltanto esse - sono in grado non di effettuare azioni di coesione o di assicurare i livelli minimi, ma di attenuare - se non addirittura rimuovere, cosa che non è possibile - le sperequazioni esistenti nelle opportunità. Questa è una cosa radicalmente diversa rispetto alle questioni della coesione sociale!
In altri termini, queste sono risorse che vengono destinate a finalità di sviluppo. Non si capisce perché, con una normativa previgente che prevedeva l'esistenza di fondi regionali di sviluppo, adesso si voglia compiere un passo indietro ed evitare che vi sia un preciso vincolo di investimento sostanzialmente a fini di sviluppo per delle risorse che vengono erogate in maniera aggiuntiva rispetto al funzionamento ordinario degli istituti.
Colleghi della maggioranza, se vi soffermerete nella lettura del testo, vi renderete conto che è già previsto il fondo di perequazione e che vi è già il riferimento allo sviluppo sociale.
Nel nostro emendamento 7.30 prevediamo che lo Stato possa destinare risorse aggiuntive vincolate a spese di investimento nella seguente maniera: «(...) ovvero per finanziare interventi connessi a calamità naturali». Se venisse invece approvato il testo del comma 1 dell'articolo 7, avremmo una «clausola aperta» in base alla quale lo Stato potrebbe intervenire come e quando vuole a «schiribizzo»! Credo che, inserire nella Costituzione un principio che fa riferimento allo «schiribizzo» dello Stato, non sia ragionevole!
Colleghi della maggioranza, ciò detto, vi invito nuovamente a dare un'occhiata al testo perché, così come è scritta attualmente quella parte, non ha senso e non sta in piedi!
Collega Pagliarini, il suo collega di schieramento Giovanardi ha legittimamente espresso, con formule diverse, esattamente il contenuto del comma 5 dell'articolo 119 proposto dalla maggioranza!
Credo sia corretto dire, al di là del fiume di parole che si utilizza, che si sta inserendo nella Costituzione l'assistenzialismo più becero! Questa, naturalmente, è una scelta politica che viene fatta coscientemente, della quale l'attuale maggioranza dovrà assumersi le responsabilità fino in fondo. Purtroppo la prassi più negativa che è stata perseguita attraverso leggi ordinarie, quella di drenare risorse in modo assurdo laddove dovrebbero esservi investimenti e quella di garantire l'assistenzialismo per impedire lo sviluppo dove dovrebbe esserci (cioè al sud), viene inserita nella Costituzione. Di questo naturalmente dovrete assumervi la responsabilità.
Al di là delle forme, credo sarebbe corretto recepire gli emendamenti che l'opposizione sta tentando di portare avanti perché non è assolutamente concepibile che la Costituzione preveda che lo Stato debba assistere in modo indiscriminato chi non ha la volontà di produrre o di migliorare la propria situazione sociale. Questa è una norma che noi non possiamo assolutamente accettare (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).
Dunque, con il centro cristiano democratico voterò a favore dell'emendamento Pagliarini 7.30 che fissa dei limiti ragionevoli di supplenza dello Stato e, se verrà bocciato quell'emendamento, inviterò a votare anche per il nostro emendamento che, almeno, fissa dei paletti rispetto al termine «determinati» che crea una discriminazione inaccettabile.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Nardini. Ne ha facoltà.
Stiamo discutendo, in pratica, di misure relative al Mezzogiorno: ebbene, se ne è discusso in molti modi, a mio avviso male, ma secondo noi va ribadito che siamo di fronte ad uno dei compiti ordinari dello Stato; e con ciò non voglio esaurire una questione storica di grande importanza, che richiederebbe una vera discussione. Siamo quindi favorevoli non a che si possa, ma a che si debba intervenire in tale ambito. D'altro canto, per esempio, con un nostro emendamento avevamo previsto tra i compiti dello Stato quello relativo alle calamità naturali, ma ora vediamo che tale compito non viene inserito né tra le une né tra le altre competenze, se non come fatto eccezionale. Credo non si possa continuare a discutere in questo modo della questione del Mezzogiorno, per cui voteremo contro l'emendamento in esame ed il successivo emendamento.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 398
Votanti 393
Astenuti 5
Maggioranza 197
Hanno votato sì 175
Hanno votato no 218).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 383
Votanti 374
Astenuti 9
Maggioranza 188
Hanno votato sì 163
Hanno votato no 211).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Garra. Ne ha facoltà.
Non nego quello che ha affermato il collega Fontan, vale a dire che vi sia stato un clientelismo assurdo che si è innestato su questa previsione costituzionale e sulla legislazione emanata nei cinquant'anni successivi all'entrata in vigore della Costituzione, però non propongo null'altro se non serbare doverosa memoria di un principio che, a mio giudizio, è un caposaldo, quello secondo il quale la valorizzazione del Mezzogiorno e delle isole non può essere cancellato dal testo della Costituzione. Non si vuole, quindi, far acquisire al Mezzogiorno e alle isole nulla che non sia già garantito dalla Costituzione in vigore. Credo che il voto dell'Assemblea non debba riguardare tanto il fatto che un emendamento viene presentato da un deputato meridionale e dell'opposizione, ma il fatto che esso ha la sola finalità di conservare nella nostra Costituzione la memoria di un principio che, a nostro giudizio, è irrinunciabile nel quadro, s'intende, di un'Italia una e indivisibile. Chiediamo voto favorevole all'Assemblea senza distinzioni tra maggioranza ed opposizione.
Basti dire che, quando nel 1860 si realizzò l'unità d'Italia, lo sviluppo delle aree del Mezzogiorno era di ben altro livello rispetto a quello di molte aree del centro-nord e che i cinquant'anni successivi determinarono un lento e progressivo degrado, che poi ha portato alle condizioni a cui noi tutti assistiamo.
Per questi motivi, Presidente, onorevoli colleghi, riteniamo che l'emendamento Garra sia funzionale al principio che in una Carta costituzionale, in cui si affermano i principi direttivi della vita politica e sociale di uno Stato, sia irrinunciabile il riferimento diretto e puntuale alle peculiarità del Mezzogiorno e delle isole.
È logico che bisogna valorizzare le zone deboli, ma il problema è proprio che le zone deboli e le aree svantaggiate purtroppo non sono solo il Mezzogiorno e le isole: ve ne sono anche altre.
Quindi, se rimane questo testo, la Lega si deve necessariamente astenere, perché non ci sono solo quelle zone deboli. Se, invece, il collega proponente accettasse di inserire «per valorizzare le zone svantaggiate» o «le aree deboli» del paese o qualcosa del genere, anche noi voteremmo a favore.
Ho seguito con attenzione il dibattito che si è svolto finora e devo dire che si può notare un'egemonia culturale e politica della Lega sul Polo. Resto meravigliato dal fatto che si possa parlare di difesa del Mezzogiorno quando il Polo ha votato un emendamento della Lega con il quale si prevede che il 70 per cento delle risorse che vengono raccolte localmente debbano restare sul territorio.
Ho fatto un calcolo: se fosse passato quell'emendamento - non parlo di quello che prevede addirittura il 90 per cento - su 773 mila miliardi e 595 milioni ben 541 mila miliardi e 517 milioni resterebbero nelle zone con maggiore capacità fiscale. Nel sud dovremmo chiudere gli ospedali, le scuole e ridurre l'assistenza a zero. Il Polo ha votato a favore di questo emendamento ed è stato molto sensibile ad un emendamento nel quale non si dice che sarà istituto un fondo di perequazione, ma si dice che quel 30 per cento partecipa al fondo perequativo. Aggiungo che il Polo in aula ha votato a favore di altri due emendamenti della Lega: il primo è l'emendamento Pagliarini 7.27, nel quale si dice che per accedere ai trasferimenti dal fondo perequativo nel sud dovremmo applicare tariffe fiscali superiori. E voi siete per la riduzione delle tasse? Avete votato un emendamento in cui si afferma che nel sud, dove c'è meno ricchezza, dovremmo pagare tasse maggiori.
Poiché si tratta di una questione controversa, non sono più per riferimenti territoriali: in Costituzione deve andare un principio, non un territorio. Il principio è di aiutare le zone dove c'è una capacità fiscale inferiore, per cui bisognerebbe accettare in futuro di lavorare attraverso aiuti nelle zone dove si registra un tasso di disoccupazione superiore alla media o dove c'è una capacità di produzione inferiore. Dobbiamo decidere in base ai problemi e non al territorio. Mi auguro che fra uno o dieci anni il Mezzogiorno, avendo superato i suoi problemi, non abbia più bisogno di aiuti e quindi cerchiamo di guardare alla sostanza. In quest'aula è successo che nel merito il Polo abbia sostenuto l'egemonia culturale sul federalismo della Lega, secondo la quale il sud deve badare ai suoi problemi, non deve esserci alcun sostegno nazionale e, anzi, le risorse debbono andare nella misura del 70 per cento ai territori con capacità fiscali maggiori. La Lega e il Polo hanno proposto che noi nel sud dobbiamo chiudere gli ospedali e la maggior parte dei servizi (Commenti dei deputati del gruppo della Lega nord Padania). Se in Costituzione si dice che ai cittadini sono garantiti i servizi fondamentali al di là del reddito e al di là del luogo in cui abitano, da meridionale sono d'accordo, ma allora erano lacrime di coccodrillo quelle versate in quest'aula quando sono stati sostenuti emendamenti della Lega antimeridionali (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, dei Popolari e democratici-l'Ulivo e misto-Socialisti democratici italiani).
Invito il collega Garra ad accogliere la richiesta dei colleghi della Lega affinché venga estesa la finalità di valorizzazione anche alle aree deboli del paese che si trovano nel centro-nord e nelle isole.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Roscia. Ne ha facoltà.
Questo Governo ha approvato un modello di federalismo fiscale che entrerà in vigore l'anno prossimo, con una ripartizione alle regioni abbastanza esigua (il 25 per cento dell'IVA). Ho letto le dichiarazioni dei governatori del Polo, preoccupati per le vicende finanziarie che riguarderanno le regioni da loro amministrate. Colleghi, sul contenuto della proposta in esame bisogna essere chiari anche di fronte ad una competizione elettorale. Occorre sedersi e precisare le cifre in modo che siano chiare ai cittadini, anche a quelli del nord che sono più oltranzisti e che (giustamente, a mio giudizio) ritengono che le risorse debbano restare in forma preponderante dove sono prodotte, rispondendo a criteri di equità; i cittadini del sud, una volta per tutte, devono tirar su le maniche e i loro rappresentanti devono finirla di venire a piangere in Parlamento, perché stanno condannando le loro genti alla miseria e all'emarginazione!
Signor Presidente, restiamo dell'idea che le regioni a maggior reddito debbano partecipare in diretto rapporto con le regioni a minor reddito; si tratta di un rapporto che già va costituendosi naturalmente, malgrado (e talvolta contro) il Governo centralista: è questo lo schema in rete che vuole la Casa delle libertà! Pertanto, non solo non dovete scandalizzarvi, ma dovete andare a guardare i modelli federali ai quali dite di ispirarvi, come quello della Bundesrepublik (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
Mi unisco all'invito rivolto all'onorevole Garra di aggiornare la definizione contenuta nel suo emendamento. Che nella nostra Costituzione fossero state previste soltanto la valorizzazione del Mezzogiorno e delle isole è dovuto al fatto che quelle regioni, alla fine degli anni quaranta e all'inizio degli anni cinquanta, erano in condizioni di gran lunga più depresse, sia in senso assoluto (chi ha qualche anno come me, se ne ricorderà nettamente) sia in senso relativo, differenziandosi dal resto del territorio nazionale in maniera inaccettabile.
Anche la differenza in senso relativo era assai più accentuata: guardate che quando si parte da un livello basso, un differenziale del 10 per cento è assai più importante rispetto a quando si è su livelli più elevati: i regimi di vita e le opportunità sono radicalmente diversi.