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PRESIDENTE. Passiamo alla discussione del seguente documento:
CARMELO CARRARA, Relatore. Signor Presidente, tale questione è strettamente connessa a quella trattata poc'anzi, nella quale l'onorevole Maiolo era indagata per il reato di calunnia.
frase: «Mi piacerebbe andare al massacro, in tribunale, per vedere fino a che punto arriva la spudoratezza dei magistrati». Per tale affermazione il titolare dell'inchiesta, il dottor Vadalà, ha sporto querela nei confronti dell'onorevole Maiolo ritenendosi offeso nella sua qualità di magistrato.
PRESIDENTE. Non vi sono iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione.
Relazione della Giunta per le autorizzazioni a procedere sull'applicabilità dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell'ambito di un procedimento penale nei confronti del deputato Maiolo, pendente presso il tribunale di Roma, per il reato di cui all'articolo 595, commi 2 e 3, del codice penale ed all'articolo 13 della legge 8 febbraio 1948, n. 47 (Doc. IV-quater, n. 149).
La Giunta propone di dichiarare che i fatti per i quali è in corso il procedimento concernono opinioni espresse dal deputato Maiolo nell'esercizio delle sue funzioni, ai sensi del primo comma dell'articolo 68 della Costituzione.
Dichiaro aperta la discussione.
Ha facoltà di parlare il relatore, onorevole Carmelo Carrara.
I fatti traggono origine ancora una volta dall'intervista rilasciata dal dottor Mario Almerighi e dalle successive indagini preliminari svolte dalla procura della Repubblica di Perugia. Nel corso di tale procedimento penale, il titolare dell'inchiesta, il dottor Paolo Giuseppe Vadalà, sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Perugia, ha ritenuto di inviare all'onorevole Maiolo l'invito a presentarsi presso quell'ufficio giudiziario, ai sensi dell'articolo 375 del codice di procedura penale, utilizzando il fax esistente presso l'ufficio dell'onorevole Maiolo alla Camera dei deputati. In tale avviso il magistrato ha omesso di cancellare l'avvertenza che, in mancanza della presentazione spontanea, si sarebbe proceduto all'accompagnamento coattivo, misura coercitiva non applicabile al parlamentare in mancanza di specifica autorizzazione da parte della Camera di appartenenza.
Questa iniziativa ha suscitato notevole scalpore e diversi componenti della Camera hanno convocato una conferenza stampa nella quale hanno censurato pesantemente, forse in maniera più pesante della stessa onorevole Maiolo, il provvedimento sicuramente abnorme del magistrato di Perugia. Nell'occasione l'onorevole Maiolo, nell'annunciare che non si sarebbe recata presso gli uffici giudiziari di Perugia, ha pronunciato la seguente
La Giunta ha esaminato la questione nella stessa seduta del 20 settembre 2000, ascoltando l'onorevole Maiolo, ma dall'analisi dei fatti ha tratto il convincimento che anche in questo caso le espressioni usate dal deputato si riferissero ad un contesto prettamente parlamentare. A prescindere dai contenuti della conferenza stampa, nel corso della quale alcuni parlamentari si sono espressi in maniera molto, molto più pesante nei confronti del dottor Vadalà, va detto che la Maiolo sicuramente non intendeva offendere nessuno, ma intendeva lanciare un forte messaggio all'opinione pubblica su come, ancora una volta, un appartenente all'ordine giudiziario calpestasse il dettato costituzionale contenuto nell'articolo 68, che sancisce che nessuna misura coercitiva può essere presa nei confronti di un parlamentare senza specifica autorizzazione da parte della Camera di appartenenza.
Peraltro, vi era un precedente specifico che nel 1995 aveva visto gli onorevoli Maiolo e Sgarbi destinatari di inviti a comparire che erano corredati sempre da una diffida di accompagnamento coattivo.
Quindi, per il complesso di queste ragioni, che recuperavano quelle già sottoposte al vaglio da parte di questo ramo del Parlamento e che avevano determinato l'intervento del Presidente della Camera e del guardasigilli che aveva emanato un'apposita circolare agli uffici giudiziari affinché si uniformassero alle norme non soltanto di rito, ma anche a quelle di rango costituzionale che disciplinano gli inviti a comparire espressi nei confronti dei parlamentari, la Giunta ha proposto, all'unanimità, di riferire all'Assemblea che i fatti per i quali è in corso il procedimento penale concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni.
Passiamo ai voti.


