![]() |
![]() |
![]() |
PAOLO ARMAROLI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PAOLO ARMAROLI. Presidente, le sue comunicazioni, così come la convocazione della Camera da parte sua, alla luce del secondo comma dell'articolo 77 della Costituzione, sono atti assolutamente irreprensibili; ma così non posso dire per quanto riguarda l'atteggiamento del Governo sotto altri profili che mi permetto succintamente di riassumere.
ELIO VITO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ELIO VITO. Signor Presidente, intervengo solo per associarmi alle osservazioni del collega Armaroli sulla presentazione dei decreti-legge indicati e per rilevare che, in questo modo, tale strumento perde quella che dovrebbe essere la sua unica qualifica di carattere costituzionale, ossia le ragioni di effettiva necessità ed urgenza.
conferenza di Palermo - tale provvedimento sia stato approvato per complicare un iter parlamentare che si trovava già in uno stato molto avanzato. Sembra che il Governo non conosca gli strumenti parlamentari che ha a disposizione per presentare e far approvare un provvedimento in termini sicuramente molto più rapidi dei sessanta giorni di cui dispone per la conversione di un decreto-legge, forse anche in termini più rapidi rispetto a quelli occorrenti per l'entrata in vigore dello stesso decreto-legge; probabilmente, a voler pensar male, ci troviamo di fronte al tentativo di convincere la maggioranza ad approvare una norma legislativa e, quindi, ad un tipico caso di abuso di decretazione d'urgenza.
PRESIDENTE. Colleghi, vi ringrazio. Gran parte delle argomentazioni che avete sollevato sono di carattere politico e di esse, quindi, prendo atto, senza avere possibilità di intervento; né la Presidenza delle Camere può intervenire sui temi relativi alla disomogeneità dei decreti-legge.
In primo luogo, il Consiglio dei ministri ha adottato i decreti-legge al nostro esame nella seduta del 25 agosto. I decreti-legge sono stati pubblicati nella Gazzetta Ufficiale n. 202 del 30 agosto 2000, cioè cinque giorni dopo. Vero è che il Presidente della Repubblica ha emanato i suddetti decreti in data 28 agosto, ma delle due l'una: o il Presidente della Repubblica ha voluto vedere chiaro in questi decreti e li ha soppesati per tre giorni, oppure - ed è l'altro corno del dilemma - continuiamo con il malvezzo della prima Repubblica per il quale il Consiglio dei ministri adotta non un decreto-legge, ma la «camicia» del decreto-legge e poi con comodo i funzionari, nei giorni successivi, riempiono le pagine praticamente bianche del testo. Quindi, sotto questo primo profilo, constatiamo il solito malvezzo.
La seconda constatazione, signor Presidente, concerne il decreto-legge relativo alle disposizioni urgenti per assicurare lo svolgimento a Palermo della conferenza sul crimine transnazionale. Il Governo continua a marciare su un doppio binario: vi è il binario del disegno di legge e quello del decreto-legge. Ricordo che un testo assai simile a quello del decreto-legge è stato «sfornato» nei mesi scorsi dal Senato ed è in corso di esame da parte della I Commissione affari costituzionali. Siccome i nostri regolamenti sono per lo snellimento dei lavori, evidentemente il Governo aveva tutto il tempo per condurre in porto il disegno di legge ed invece si è fermato a tre quarti della strada ed ha proceduto per decreto-legge.
La cosa singolare per quanto riguarda questo provvedimento è però un'altra: sembra proprio che questo decreto-legge sia stato fatto contro la maggioranza parlamentare che lo sostiene così come la corda sostiene l'impiccato. Desidero documentare brevissimamente il mio assunto.
Nella Commissione affari costituzionali, già nella seduta del 13 luglio, l'onorevole Boato ha giudicato singolare ed anomalo questo provvedimento e l'onorevole Boato, verde, fa parte della maggioranza.
L'onorevole Sergio Sabattini ha dichiarato che non accetterà mai di approvare una norma che modifichi in via legislativa il piano regolatore di un comune. Ovviamente, l'onorevole Sabattini, dei Democratici di sinistra, fa parte integrante della maggioranza.
L'onorevole Diego Novelli, anch'egli dei Democratici di sinistra, condivide l'osservazione del deputato Boato e critica aspramente il disegno di legge governativo. Ma c'è di più. Lo stesso Di Bisceglie, relatore sul provvedimento, riconosce che vi sono aspetti problematici (e, naturalmente, un relatore non può che procedere per eufemismi) e la presidente della Commissione - sempre nella seduta del 13 luglio - ritiene che, anche laddove si decidesse di approvare il testo del Senato, sarebbe necessario sottolineare con forza il dissenso manifestato dalla Commissione sulle disposizioni richiamate, su cui si sono soffermati gli altri oratori intervenuti in precedenza.
Potrei continuare fino a Diego Novelli, il quale ha detto che se si fosse approvato il disegno di legge in discussione in Commissione alla Camera dei deputati questo non sarebbe - facendo uno sfregio al Presidente D'Alema - un «paese normale».
Questo è lo stato delle cose, per cui mi sembra che il decreto-legge in questione sia soprattutto contro la maggioranza.
Come lei, Presidente, sa, esiste una viuzza che divide palazzo Chigi dalla Camera dei deputati, che si chiama via dell'Impresa perché (lo scrive Andreotti in un suo libro) sembra che durante i secoli bui fu commesso un delitto politico: ebbene, mi sembra che questa viuzza stia diventando sempre più larga, come il Tevere di Spadolini.
Per quanto riguarda inoltre il decreto-legge sul finanziamento alle forze di polizia albanesi - sto per concludere, signor Presidente -, il ministro Bianco ed il Governo - oltre, naturalmente, alle opposizioni - hanno detto fino alla noia «non più un soldo all'Albania finché continueranno gli sbarchi dei clandestini albanesi sulle nostre coste». Ebbene, ogni giorno, compatibilmente con le condizioni del mare (ma stiamo ancora in estate, il mare è calmo e i clandestini sbarcano), gli sbarchi dei clandestini continuano e noi, nonostante tutti i solenni impegni, più o meno guerreschi, da parte del ministro Bianco e del Governo, diamo soldi à gogo e questa è una vergogna. Anche su questo decreto-legge, quindi, Alleanza nazionale, il Polo per le libertà e la Casa delle libertà faranno il loro dovere ed attueranno una dura opposizione.
Da ultimo - concludo, signor Presidente -, anche in questo caso abbiamo decreti-legge che per il loro contenuto sono disomogenei, in barba alla legge sull'ordinamento della Presidenza del Consiglio. Di ciò dà contezza lo stesso comunicato ufficiale del Consiglio dei ministri n. 20 del 25 agosto 2000 nella parte in cui, relativamente al terzo decreto-legge varato, concernente l'apertura dell'anno scolastico, si rileva che il provvedimento contiene, infine, alcune disposizioni indispensabili ed urgenti per la piena attuazione dell'autonomia scolastica a decorrere dal 1o settembre 2000, il che esula - a quanto pare - dal titolo e dalla restante parte del provvedimento.
Siamo alle solite, signor Presidente: fra pochi giorni la Camera dei deputati si riunirà di nuovo e Alleanza nazionale, il Polo e la Casa delle libertà faranno il loro dovere fino in fondo, ricordando una massima inglese: «l'opposizione taglia le gambe al Governo per impedire che ci faccia andare verso la rovina».
Nei casi di specie, vi sono decreti-legge che, nonostante siano stati adottati dal Consiglio dei ministri il 23 agosto, vengono presentati solo oggi alla Camera, il che fa già dubitare dell'effettiva esistenza di ragioni di necessità ed urgenza; inoltre, sembra quasi che - mi riferisco in particolare al decreto-legge riguardante la
Signor Presidente, rilevo anche la cattiva abitudine di adottare decreti-legge, norme, provvedimenti governativi nel periodo in cui le Camere sono chiuse, se ciò non corrisponda ad un'effettiva urgenza. Mi riferisco, in particolare, anche alla modifica della composizione del Governo (in questo caso si tratta della nomina di un nuovo sottosegretario) intervenuta quando i lavori parlamentari sono stati sospesi, anzi appena i lavori parlamentari sono stati sospesi, senza che ciò corrisponda ad un'effettiva urgenza e necessità, come se si volesse agire di nascosto, quando il Parlamento non può esercitare il dovere costituzionale di controllo: la nomina del nuovo sottosegretario, infatti, è stata comunicata formalmente oggi, dopo un mese dalla sua effettuazione. Sappiamo, per di più, che non aumentare il numero dei sottosegretari rappresentava un impegno assunto dal Governo Amato dinanzi al Presidente della Repubblica all'atto della sua formazione; si è voluto tradire, quindi, anche tale impegno.
Signor Presidente, rilevo che il Governo ha voluto iniziare in maniera pessima quest'ultimo anno di legislatura. Sicuramente, per quanto ci riguarda, faremo in modo che a questo modo di governare, che sembra somigliare tanto ad un cattivo, pessimo modo di governare del passato, possa corrispondere da parte del Parlamento una maggiore e migliore attenzione che, in qualche modo, faccia da contrappeso alle disattenzioni ed agli abusi che vengono compiuti.
Onorevole Armaroli, lei con molto garbo aveva già avvertito gli uffici di alcune delle osservazioni che avrebbe svolto, pertanto ci siamo documentati sulla questione dei tempi, vale a dire l'approvazione da parte del Consiglio dei ministri del decreto-legge in data 25 agosto e la pubblicazione in data 30 agosto. Leggo una parte di un'osservazione di Mortati, ma la dottrina è tutta in questo senso: «Secondo la dizione letterale usata all'articolo 77, la presentazione alle Camere deve avvenire il giorno stesso dell'adozione, ma sembra chiaro che tale termine non può essere inteso come riferentesi alla deliberazione del Consiglio dei ministri che decide il provvedimento, bensì al giorno in cui l'atto diviene operante, e che si verifica dopo che, rivestito della forma del decreto presidenziale, viene pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale». Questa è la dottrina assolutamente prevalente. Per il resto si tratta di argomentazioni politiche delle quali prendo atto, ma, ripeto, non ho possibilità di interferire in merito.


