Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 771 del 27/7/2000
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DICHIARAZIONI DI VOTO FINALE DEI DEPUTATI ROBERTO VILLETTI, DANIELE APOLLONI, RENATO CAMBURSANO E ANTONELLO SORO SUL DOCUMENTO DI PROGRAMMAZIONE ECONOMICO-FINANZIARIA (DOC. LVII, N. 5/I)

ROBERTO VILLETTI. Il documento di programmazione economico-finanziaria, presentato dal Governo, ha basi solide. L'azione di risanamento portata avanti sin dal primo Governo Amato, ha dato i suoi frutti. Siamo entrati con Prodi e Ciampi nella moneta unica europea. Dopo un lungo periodo di sacrifici, quest'anno non ci saranno né tagli alla spesa complessiva, né tasse in più perché i conti pubblici sono in linea con il patto europeo di stabilità. Anzi, vi saranno minori tasse. Come ha annunciato il ministro delle finanze Del Turco, sgravi fiscali saranno realizzati in misura paragonabile, e in alcuni casi superiore, a quelli decisi da altri governi europei. Marciamo verso il pareggio. La crescita in atto è consistente.
Si può legittimamente criticare il modo in cui questi obiettivi sono stati conseguiti, puntando, oltre che sul calo del servizio del debito, più sulla leva fiscale che su una riduzione della spesa corrente. Si può osservare che esistono ancora problemi da affrontare, come una effettiva devoluzione di poteri dallo Stato alle regioni e agli enti locali, e nodi da sciogliere come quello del sistema previdenziale. Non si possono oscurare, invece, come fa l'opposizione di centro destra con argomenti demolitori, i risultati che sono stati raggiunti.
Esiste una questione di fondo che riguarda la competitività del paese, che deve essere affrontata, innanzitutto, con l'innovazione e avendo particolare attenzione alle piccole e medie imprese. Le pressioni inflazionistiche, che finora al netto della componente estera (materie prime e in particolare petrolio) sono contenute, e il debole rapporto euro/dollaro spingono la Banca europea a rialzi dei tassi d'interesse. La mole del debito pubblico e il conseguente servizio del debito, che - come ha spesso ricordato il ministro del tesoro Visco, sono il doppio di quasi tutti gli altri paesi europei - condizionano gli spazi di manovra delle politiche di bilancio all'andamento dei tassi d'interesse. Non bisogna, quindi, abbassare la guardia soprattutto nei confronti del contenimento della spesa corrente e della riduzione del debito pubblico.


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Abbiamo una sfida - lo dico all'opposizione di sinistra - che va raccolta. I processi in corso, fondati sull'innovazione e sulla globalizzazione, non devono essere ostacolati, perché aprono nuove frontiere alla crescita. Tuttavia, dobbiamo renderci conto che la grande trasformazione in atto determina nuove ineguaglianze e nuovi attentati all'ambiente, ai quali bisogna porre rimedio con adeguate politiche pubbliche. All'insicurezza, che si diffonde tra i cittadini, bisogna dare risposte. A più immigrazione non deve corrispondere più criminalità. A più flessibilità non devono corrispondere periodi drammatici d'inattività e di disoccupazione. Per ridurre, se non annullare, questi rischi, occorre impiegare più innovazione, più efficienza e più risorse sia nelle politiche della formazione e del reinserimento sia in quelle dell'ordine pubblico.
Questi temi sono alla base del documento di programmazione economico-finanziaria. La risoluzione, sottoscritta dall'onorevole Mussi, dall'onorevole Crema e da altri, ne accoglie le indicazioni, riconfermando come priorità il lavoro, la sicurezza, il fisco e l'innovazione. I deputati socialisti la voteranno, con la convinzione di sostenere politiche pubbliche adeguate, rigorose, fondate sullo sviluppo sostenibile e sull'equità sociale.

DANIELE APOLLONI. Il lungo ed, a tratti, appassionato dibattito sul Documento di programmazione economico-finanziaria 2000 una cosa l'ha sicuramente dimostrata: il faticoso percorso compiuto dal nostro paese negli ultimi dieci anni è giunto ad un importante momento di svolta. L'impegno continuo, duro e costante degli ultimi Governi ci ha portato, e sarebbe ozioso da parte dell'opposizione continuare a negarlo, a poter enumerare gli ottimi e, direi, definitivi risultati in campo macroeconomico e di finanza pubblica.
Tali risultati, e il documento lo sottolinea in modo netto, in gran parte sono frutto del contributo essenziale ottenuto attraverso un notevole inasprimento della pressione fiscale, un forte contenimento delle dinamiche salariali, una tendenziale precarizzazione del lavoro ed un allungamento medio del periodo lavorativo.
Considero questo un corretto punto di partenza per un'analisi equa del documento in esame. È stato infatti principalmente l'uso della leva fiscale (due terzi), e non tanto il contenimento della spesa corrente ad imprimere al paese la spinta decisiva verso il risanamento delle proprie finanze. In tal modo, le prospettive che si aprono, nell'immediato, sono quelle d'avere ancora buoni margini di manovra sul versante delle spese, e di disporre, nel contempo, di notevoli spazi per un più robusto alleggerimento delle pressione fiscale.
Fin dalla prossima legge finanziaria, sulla base dell'impegno assunto dal Governo, tali opportunità potranno essere pienamente sfruttate, accelerando così la fase di sviluppo già in atto. Sottacere, o peggio, negare tali risultati significherebbe, non tanto fossilizzarsi su di una polemica politica oziosa e propagandistica, quanto dimostrare disprezzo per i sacrifici imposti, in questi ultimi dieci anni, proprio ai cittadini che rappresentiamo.
Certo, nel documento che stiamo votando le politiche sul lavoro e l'occupazione sembrano fare un po' troppo affidamento sul mero incremento della produttività quale leva di sviluppo sociale; certo, sul fronte fiscale le iniziative possono apparire un po' troppo timide a fronte di una pressione fiscale complessiva ancora al di sopra della media europea; certo, i programmi in tema di sperimentazione e ricerca non sembrano ancora ricoprire il ruolo che nei paesi più avanzati ricoprono anche sotto il profilo delle risorse loro destinate; certo, la new economy ed i piani di sviluppo ed uso delle nuove tecnologie appaiono poco decisi e netti nei loro contorni, come se ancora ci si muovesse con passi d'elefante in negozi di porcellane; certo, sul piano delle regole e del mercato il richiamo ad una seria riforma societaria - per la quale il Governo già da tempo ha presentato un disegno di legge delega - ad un mercato finanziario, ancora non del tutto


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efficiente e sicuro sul lato dei controlli, ma certamente più evoluto sul lato degli investitori e più ricco in ordine al numero delle nove società quotate, forse non è ancora del tutto in grado di garantire ed imprimere quella marcia aggiuntiva di cui il sistema ha bisogno; certo, il Mezzogiorno, invischiato una volta di più in problemi di sviluppo e rilancio, nonostante alcune lodevoli iniziative locali ed isole di produttività accelerata, continua a scontare le inefficienze, le carenze infrastrutturali, la mancanza di sicurezza, continua la propria lotta quotidiana all'emarginazione sociale, alla disoccupazione ed alla povertà.
Tutto questo è vero, ma non si possono, nello stesso tempo, negare gli impegni assunti dal Governo sulla base della risoluzione di maggioranza, in cui, proprio alla luce di quanto nel documento di programmazione economico-finanziaria non veniva detto o veniva detto in maniera non del tutto soddisfacente, le forze del centro-sinistra hanno specificato in modo più marcato e deciso alcuni temi di fondamentale importanza.
L'Unione democratica per l'Europa, in particolare, ha voluto sottolineare alcune questioni che ritiene essenziali per l'evoluzione del paese, attraverso proposte su cui l'impegno del Governo è stato netto, e che dimostrano, ancora una volta, la funzione rilevante, all'interno della maggioranza, della componente centrista. Intendo, in particolare, riferirmi: al perseguimento deciso dell'obiettivo sicurezza, finalizzato ad assicurare ai cittadini ed alle imprese un contesto di legalità, anche attraverso il potenziamento dei presidi territoriali delle forze di polizia, e ad interventi strutturali volti ad accrescere l'efficienza, l'accessibilità, la rapidità dell'organizzazione della giustizia onde realizzare la piena attuazione delle riforme dell'ordinamento giudiziario e penitenziario, sulla base del principio secondo cui la prevenzione vale più della repressione; ad un impegno ancora maggiore sul fronte della disoccupazione e delle garanzie per gli occupati; all'affermazione definitiva della centralità della famiglia quale soggetto fondamentale, destinatario principale nell'ambito di una revisione complessiva delle politiche sociali; alla riduzione della pressione fiscale operata su più tributi, sull'IRPEF con la riduzione delle aliquote in misura equivalente a quella di un punto percentuale del complesso degli scaglioni in un arco pluriennale, su modifiche dell'IRAP e della dual income tax a favore delle Pmi, sull'esenzione per la prima casa, sull'aumento delle detrazioni con l'innalzamento degli scaglioni di reddito esente; all'impegno a garantire, per il Sud, la disponibilità delle risorse necessarie per la realizzazione delle infrastrutture strategiche; alla promozione dell'impegno sociale, anche attraverso l'ulteriore sviluppo del settore no-profit; alla salvaguardia dei livelli occupazionali nel settore editoriale, anche attraverso una diversa qualificazione del dipartimento per l'informazione e l'editoria.
Certo tutto ciò dovrà impegnarci ancora a lungo nei prossimi mesi ed anni; ma il fatto di poter guardare avanti, di poter evidenziare le carenze di sistema, di essere in grado di contribuire, maggioranza, opposizione, governi territoriali e forze sociali a individuare nuovi modelli di sviluppo economico e d'efficienza amministrativa, tutto questo era del tutto impensabile fino a dieci anni fa. Allora combattevamo con l'emergenza, con gli interessi in rialzo, con un costo del denaro esorbitante, con una spesa pubblica assolutamente fuori controllo, con una corruzione amministrativa strisciante e velenosa, con la bancarotta incombente, con il potere della grande criminalità in piena espansione sul territorio.
Sarebbe stata considerata pura fantasia gettare drammatiche grida d'allarme per un livello tendenziale annuo d'inflazione vicino al 2,5-3 per cento, oppure annunciare la centralizzazione degli acquisiti e delle gare d'asta per i beni e servizi della pubblica amministrazione attraverso, un sistema di rilancio economico e certificazione delle imprese partecipanti.
Allora è giusto che l'opposizione faccia opposizione, contesti, anche duramente il documento di programmazione, ma fondi


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le sue critiche sui suoi contenuti, sulle dichiarazioni programmatiche, sul modello di sviluppo economico e di razionalizzazione amministrativa proposti, non su altro, non sui castelli e sulle nuvole, non proponendo ancora la favoletta che con la libertà di licenziamento, anche senza giusta causa, si creerebbe sviluppo, prosperità ed occupazione e senza no; oppure che l'utilizzo esclusivo della leva fiscale generalizzato è l'unico utile per accrescere benessere e sviluppo e che qualunque altro modello di politica economica è da bollare come keinesiano o tutt'al più neokeinesiano e, quindi, «brutto, sporco e cattivo».
Vorrei solo far presente che l'intervento dello Stato nell'economia attraverso la leva fiscale resta pur sempre tale. Il concetto di fondo non cambia solo che si contraggono le entrate invece di aumentare le uscite. Occorre, a mio avviso, da parte dell'opposizione, maggiore capacità propositiva, occorre sforzarsi un po' di più per contribuire al definitivo decollo del sistema paese. Diversamente, tutto si riduce solo ad alchimie elettoralistiche e spunti demagogici. Occorre un po' più di considerazione per l'intelligenza dei cittadini che, in fondo, qui rappresentiamo.
Per queste considerazioni i deputati del gruppo UDEUR voteranno a favore del documento di programmazione economico-finanziaria per gli anni 2001-2004.

RENATO CAMBURSANO. Conti pubblici in ordine, crescita economica sostenuta: questa è l'Italia che riconsegneranno agli italiani dopo quattro anni di buon governo del centro sinistra. E conti in ordine a tal punto da non richiedere alcuna manovra correttiva. Il che rappresenta un'assoluta e positiva novità rispetto alle precedenti manovre «lacrime e sangue» cui è stato costretto il nostro paese, dopo l'allegra gestione dei «favolosi anni» dal 1980 al 1992! Pensate che, se non ci fosse stata quella pesante eredità, la pressione fiscale sarebbe a 5 punti in meno rispetto a quella della Gran Bretagna.
Il disavanzo pubblico sarà, nell'anno in corso, inferiore all'1,5 per cento del prodotto interno lordo, pari al livello più basso degli ultimi 35 anni; nel 1990 era pari all'11 per cento; nel 1995 al 7,6 per cento! Il debito pubblico uguale al 110 per cento sul PIL mentre nel 1995 era maggiore del 123 per cento. Il differenziale dei tassi di interesse a lungo termine tra i titoli italiani e quelli tedeschi è uguale a 35 punti base; nel 1995 era pari a 530 punti base! Il PIL sta crescendo a ritmi del tre per cento, pari al doppio rispetto al 1999, triplo rispetto alla media degli anni '90. Gli occupati nell'aprile 2000 erano 20 milioni e 960 mila mentre nell'aprile del 1996 erano 20 milioni e 130 mila Il margine operativo lordo d'impresa è pari al 36 per cento del valore aggiunto rispetto al 31 per cento del 1992.
Dunque, come dicevo, conti pubblici in ordine e crescita economica sostenuta: due condizioni che nel nostro paese raramente hanno marciato insieme e che pongono finalmente fine ad oltre vent'anni di disordine finanziario che hanno certamente condizionato l'andamento dell'economia italiana portandola più volte vicino al collasso. Oggi, invece, grazie a «quegli incapaci del centro sinistra» (così ci ha definito il cavaliere), in Italia esistono le stesse condizioni che caratterizzarono la grande crescita del secondo dopoguerra: cambi fissi, prezzi stabili (anche l'inflazione che sembrava riprendersi, nell'ultimo mese è ridiscesa!), bilanci pubblici in equilibrio, tassi ed interessi contenuti. Queste condizioni ci permettono di buttare alle nostre spalle i difficili e tormentati anni '90 e di aprire un ciclo di sviluppo e di crescita stabile e duraturo.
Il risanamento è servito proprio a questo: è stato come il primo tempo della «partita Europa», cioè l'andata, quella del contenimento dei nostri avversari (deficit, debiti, inflazione, eccetera) e loro abbattimento! L'abbiamo vinto: siamo entrati in Europa a pieno titolo, anche se i vari cavalieri della destra hanno sempre sostenuto che il prezzo era troppo alto per un obiettivo così piccolo: che bravi europeisti, vero onorevole Martino ?!


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Poi hanno detto che in Europa saremmo arrivati come dei cavalli «scossi», azzoppati e sfiniti; anche questa previsione non è stata assicurata: la crescita è pari a quella degli altri paesi europei. Poi ancora oggi dicono che la crescita è dovuta solo a fattori internazionali. Sicuramente, questi ultimi influiscono, ci mancherebbe altro! Una forte crescita è dovuta al deprezzamento dell'Euro, che ha rilanciato i prodotti dell'area Euro quindi anche dell'Italia, non solo però dell'Italia, ma anche della Francia, della Spagna, della Germania, e di altri ancora.
È chiaro ed evidente che fattori extranazionali accompagnano la crescita ma non la determinano! La crescita è dovuta essenzialmente all'opera di risanamento effettuata e al clima di fiducia che si è creato nelle imprese e nelle famiglie. È vero che in Italia la politica è stata in grado più volte di determinare una crescita sostenuta, ma quasi sempre al prezzo di conti pubblici in rosso e di devastazioni delle finanze pubbliche.
La politica, questa volta, ha aiutato l'economia: l'economia non sta crescendo malgrado la politica, ma grazie ad essa, grazie all'azione dei Governi del centro sinistra, che hanno dimostrato - smentendo un tratto peculiare della storia politica italiana - che conti pubblici in ordine a crescita economia sono interdipendenti e non sono inconciliabili e contrapposti. È questo il contributo politico, culturale, di costume e di mentalità che il centro sinistra ha dato al nostro paese e al prestigio dell'Italia, in Europa e nel mondo. È un segno incancellabile della pretestuosità delle polemiche di un centro destro antieuropeo, disfattista e falsa Cassandra! Profeti di sventura, ripagati da un consenso acquisito con le falsità ripetute sui media di proprietà del cavaliere (giornali quotidiani, settimanali, televisioni nazionali e locali).
Ora che queste falsità sono smentite una per una, la paura di perdere il consenso, acquisito con l'inganno, fa novanta. Il centro destra chiede le elezioni anticipate, afferma che questo Governo è illegittimo, cerca di mandarlo a casa anzitempo con tutti i mezzi ma non ci riuscirà, perché è giunto il momento in cui gli italiani (individui, famiglie, imprese) possono passare all'incasso del dividendo Europa! Quel 50 per cento di italiani indecisi - secondo i più recenti sondaggi - che non hanno ancora scelto per chi votare, sta a guardare che cosa farà il Governo in questi mesi. E non saranno «cose» propagandistiche elettoralistiche, anzi noi democratici siamo tra coloro che vorrebbero che si facesse di più e nei prossimi mesi ci adopereremo in questo senso, pur tenendo sempre ben presente che la strada del rientro dal debito pubblico è ancora lunga.
Già il documento di programmazione economico-finanziaria e la risoluzione di maggioranza danno alcune indicazioni che riguardano prioritariamente: le famiglie con la riduzione programmata e continuativa dell'IRPEF (con particolare attenzione ai redditi più bassi) e della tassazione sulle abitazioni; le imprese, soprattutto quelle minori, con l'intento - in particolare - di favorire l'emersione del sommerso, la nascita di nuove attività, la creazione di occupazione, la innovazione e la competitività del sistema, il rafforzamento delle attività di formazione, aggiornamento e ricerca, sviluppo e diffusione delle nuove tecnologie, della cultura informatica e digitale.
Ottenuta dal Governo una valutazione del maggior gettito, occorrerà che la finanziaria definisca un quadro organico di interventi a sostegno della famiglia. Alcuni sono già previsti nel collegato fiscale all'esame della Camera (deducibilità dei contributi per addetti, assistenza personale e familiare); altri occorrerà prevedere in particolare per le famiglie più deboli, numerose e con disabili. La deducibilità dovrà riguardare: le spese per frequenza di asili nido, di scuole materne e superiori; le spese per i libri e altri strumenti didattici ; le rette per corsi di formazione.
Gli interventi di sostegno al sistema produttivo dovranno svilupparsi mediante la modifica dell'IRAP in senso più favorevole per le piccole e medie imprese; la trasformazione dell'aliquota unica in aliquota


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progressiva (limitandola a due, massimo tre scaglioni) di base imponibile. Va pure introdotta la tassazione proporzionale IRPEG anche per le società di persone, che ora pagano i redditi da impresa in sede IRPEF e contemporaneamente va prevista l'IRPEG progressiva invece che proporzionale. Il reddito delle imprese in contabilità semplificata va, poi, assolutamente forfettizzato! Ad esse non si applica nessuna delle agevolazioni che sono andate alle società di capitali o alle società di persone in contabilità ordinaria (esclusa la cosiddetta Visco per gli investimenti). Occorre ancora destinare - in modo automatico - almeno metà delle entrate annue da tassazione dei capital gain alla riduzione degli oneri sociali, nonché definire alcuni obiettivi di medio periodo quali la riduzione del livello di tassazione gravante sui percettori di redditi più bassi; l'abbattimento del carico tributario sulla casa di abitazione, con la detrazione dell'ICI sull'IRPEF, con il limite massimo dell'aliquota al 4 per cento; iniziative per contrastare il fenomeno del lavoro nero, con la defiscalizzazione degli investimenti rivolti alla messa in sicurezza dei locali, degli impianti e quindi dei lavoratori; interventi strutturali tendenti ad abbattere il gap di competitività delle nostre aziende rispetto a quelle dell'Unione europea; la riforma della tassazione sui carburanti, riducendo l'accisa di un importo sufficiente a far rientrare il prelievo IVA ai livelli di inizio anno, per evitare che il «caro petrolio» diventi causa di inflazione.
Ulteriori risorse dovranno essere destinate all'ordine pubblico ed alla sicurezza dei cittadini, sia per il trattamento del personale impiegato in tali difficili settori, sia per il potenziamento degli organici e delle dotazioni strumentali ai fini di un controllo del territorio diretto alla prevenzione ed alla repressione della microcriminalità, così come ai fini della repressione dei più gravi fenomeni di delinquenza organizzata, anche nelle nuove forme collegate all'immigrazione clandestina.
Gli italiani avranno in eredità un paese risanato nei conti ed in piena ripresa economica: il risanamento è strutturale, lo dimostra il pareggio di bilancio previsto per il 2003; lo dimostra l'avanzo primario di altri 5 punti sul prodotto interno lordo, mentre la media europea è dell'1 per cento. La ripresa è robusta e consistente! Appare quindi qualificante per noi democratici una chiara riduzione fiscale che premi tutti i cittadini per lo sforzo sostenuto nel risanamento del bilancio pubblico.
Nella risoluzione, che voteremo con favore, è indicato un percorso innovativo per la politica tributaria, sulla quale noi democratici ci siamo impegnati e sulla quale è importante che ora siano d'accordo anche i gruppi di maggioranza che avevano mostrato qualche difficoltà a indicare una riduzione generalizzata della pressione fiscale. Per il Governo, come ha affermato il ministro delle finanze, questa risoluzione rappresenta un orientamento politico molto importante, che schiera la maggioranza su un terreno avanzato di grande rilievo e prospettiva per il paese. Particolarmente lucida e propositiva è stata in tal senso l'opera del relatore, onorevole Lucio Testa, e del presidente della Commissione bilancio, onorevole Augusto Fantozzi, ai quali vorrei esprimere personalmente e a nome del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, un sincero apprezzamento e ringraziamento per il loro prezioso lavoro.
Onorevoli colleghi del centro sinistra, con le favorevoli condizioni che abbiamo fortemente voluto e saputo creare in questi quattro anni possiamo farcela: il paese sarà sicuramente in grado di riscontrarlo nei prossimi mesi.
Teniamo quindi alta la speranza!

ANTONELLO SORO. Desidero subito esprimere il nostro apprezzamento per il documento di programmazione economico-finanziaria e la nostra condivisione della risoluzione Mussi. Il documento si situa in uno snodo della legislatura: insieme occasione di consuntivo e occasione per una proposizione progetto.


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Per questo assume una straordinaria valenza politica. Non sorprende, dunque, il disappunto dell'opposizione, preceduto da quattro anni di sfide, dispute, stime affermate e contestate.
Esistono oggi elementi di giudizio inoppugnabili. L'Italia sta bene a dispetto delle prefiche infaticabili e degli oracoli con gli occhiali scuri che ancora, tutte le settimane, esprimono sentenze e prevedono disastri.
I colleghi hanno richiamato cifre, indicatori economici, una fase di crescita della nostra economia che ha dimensioni assolutamente superiori alle previsioni più ottimistiche. Il Fondo mondiale internazionale sostiene che le valutazioni del Governo sono sottostimate. Gli indicatori economici, dalle cifre del disavanzo alla misura del debito pubblico, dal tasso di inflazione che pure suggerisce una guardia sempre alta, alla creazione di 830 mila posti di lavoro, al tasso di crescita del PIL.
Due dati più di tutti occorre richiamare. La spesa per interessi sul debito pubblico è diminuita in valore assoluto di 62 mila miliardi e naturalmente è destinata a diminuire ancora. La spesa per interessi, da 202 mila miliardi, è passata a 140 mila. Si tratta come è evidente di un peso ancora altissimo, un onere doppio rispetto a quello degli altri paesi con cui dobbiamo competere. Sono risorse sottratte alla disponibilità dell'economia. Ma segnaliamo un cambiamento assolutamente gigantesco nella struttura dei conti pubblici. Il secondo dato è che le dismissioni di azioni dello Stato nel sistema economico hanno avuto un peso di 122 mila miliardi in quattro anni, un terzo circa delle privatizzazioni europee. Questo dato fa giustizia di tanti luoghi comuni cari a quegli oracoli con occhiali scuri.
Bisogna continuare, coniugando i processi di risanamento con il governo delle politiche industriali del paese per centrare l'obiettivo di un crescente allargamento della base capitalistica della nostra economia. L'Italia partecipa in queste condizioni, da attore di prima fila - e penso al presidente Ciampi - alla fase nuova di costruzione dell'Europa del ventunesimo secolo. Si è aperto un dibattito di grande profilo sul futuro dell'Europa e del ruolo dell'Italia in questo orizzonte.
Non abbiamo da dividerci tra custodi dell'utopia e alfieri del realismo. La sfida, la posta sta nella capacità di assumere e far assumere la dimensione dei nuovi confini economici come riferimento ineludibile dei nostri comportamenti, del nostro standard di competizione, delle nostre aspettative ragionevoli di garanzia sociale. In questo contesto, dobbiamo definire traguardi, percorsi, risorse politiche. L'orgoglio per i risultati conseguiti non cancella la consapevolezza dei nostri doveri e dei nostri problemi. Doveri di perseguire nella politica di rigore e di rispetto della nuova costituzione economica europea, di quel patto di stabilità che ordina i fondamentali della nostra economia. Ma anche dovere di fare un passo avanti. La scelta europea deve diventare in modo esplicito l'elemento di identità dell'economia reale italiana: occorre che la competitività del sistema paese diventi obiettivo consapevole di tutti gli italiani, affinché sia evitata una separazione, un diverso senso di marcia, tra le grandi scelte annunciate - quelle che noi qui decidiamo, che il Governo decide - e le questioni reali della vita degli italiani, i comportamenti reali dei pubblici amministratori, degli imprenditori, dei dirigenti, dei formatori, dei cittadini.
Dalla consapevolezza di questi doveri nasce l'identificazione dei nostri problemi. Ruotano intorno alla competitività della nostra economia, delle nostre imprese, della produttività del nostro sistema. Al di là delle semplificazioni propagandistiche, i fattori che condizionano l'esito della competizione presentano luci e ombre. E la comparazione di un singolo fattore con un singolo paese di riferimento offre un quadro non attendibile dello stato di salute del nostro paese. Vorrei ricordare che l'Organizzazione mondiale della sanità classifica la sanità italiana al secondo posto del mondo e la nostra politica di concertazione viene guardata con ammirazione da tutte le cancellerie europee.


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Ma noi conosciamo le questioni aperte. Dobbiamo completare il processo di adeguamento e modernizzazione delle strutture amministrative, finanziarie e civili. Dobbiamo e vogliamo sviluppare il disegno di riforme che ha già profondamente cambiato l'Italia: le riforme della pubblica amministrazione, del lavoro, del fisco, del sistema di protezione e sicurezza sociale. Occorre più formazione e più ricerca, occorre sviluppare il sistema di flessibilità del mercato del lavoro per allargare le opportunità, registrando al punto più alto il diritto di cittadinanza sul fronte della coesione sociale.
Noi non rimuoviamo questo problema. La produttività non può crescere senza un ulteriore cambiamento delle regole del lavoro. Siamo convinti, però, che questo cambiamento possa avvenire in un quadro non drammatico, che non cancelli le sicurezze sociali dei lavoratori acquisite in un secolo di battaglie civili. La coesione sociale è per noi riferimento ineludibile anche nella fase più esigente di rilancio della competitività, in quell'attraversamento del fiume - ricordato da Fantozzi - nel passaggio da un sistema iperprotetto e chiuso ad un sistema aperto e concorrenziale. In questo contesto, sosteniamo che la famiglia può diventare soggetto attivo di produzione di servizi, di socialità, di ricchezza e di vitalità economica per la comunità e per il sistema territoriale. Abbiamo proposto di incardinare sulla famiglia la parte più rilevante della manovra di riduzione della pressione fiscale.
Pensiamo che una riduzione del carico fiscale - che sia consistente e destinata a crescere nei prossimi cinque anni - insieme deve risarcire tutti i cittadini per lo sforzo rilevante sostenuto nel periodo di risanamento della finanza pubblica e attivare processi virtuosi di ripresa dei consumi e dello sviluppo. La famiglia nel suo insieme può divenire - lo abbiamo sostenuto presentando un'importante proposta di legge - un riconosciuto e valorizzato soggetto fiscale protagonista di maggiore equità tributaria e di una più giusta distribuzione delle risorse tra le generazioni. Abbiamo proposto interventi per rendere più facile la nascita delle imprese attraverso un sistema di misure di incoraggiamento incentrato sulla leva fiscale. Abbiamo condiviso la scelta di una riqualificazione della spesa in direzione del lavoro, del riequilibrio e della sicurezza.
L'Italia non taglia il traguardo che noi abbiamo indicato se non risolve la questione del Mezzogiorno. Deve essere chiaro che fino a quando i fondi comunitari per ridurre gli squilibri verranno considerati sostitutivi e non addizionali alle risorse ordinarie, tale obiettivo non verrà conseguito. Noi popolari consideriamo che questa scelta sia propria a tutta la maggioranza, ma non crediamo che il problema del Mezzogiorno sia solo una questione di risorse funzionali. L'emersione di una economia nascosta e illegale è un obiettivo strategico del Governo. Per questo si incrociano le politiche di trasformazione e di riforma con quelle per il lavoro, l'occupazione e la legalità. Faremo i consuntivi fra qualche mese: quando la legge finanziaria avrà reso più stringente e visibile il complesso delle scelte di politica economica contenute nel DPEF.
Oggi però possiamo dire con sicurezza che l'impegno da noi assunto con gli elettori che nel 1996 ci hanno assegnato la guida dell'Italia è stato assolto. In questi anni il centro sinistra ha avuto tre uomini al vertice del Governo: questo elemento ha indotto l'idea di una stabilità inadeguata alle esigenze del nostro tempo politico e ancora più a quelle del moderno sistema di relazioni internazionali. Questa impressione è stata accentuata dalla costanza di una guida indiscussa dell'opposizione del centro destra. E tuttavia credo di non dire una cosa sconvolgente se sostengo che Prodi, D'Alema e Amato hanno seguito una stessa politica. Insieme abbiamo difeso gli stessi valori, abbiamo offerto le stesse prospettive, abbiamo seguito la stessa rotta. Voi avete conservato lo stesso timoniere ma non la rotta, la direzione, la compagnia, le bandiere: non c'è un solo argomento nel quale in questi anni non abbiate oscillato in modo spettacolare, dalle politiche istituzionali a quelle della


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giustizia, a quelle sui temi dell'economia. L'unico dato costante è la fedeltà al capo. Noi preferiamo condividere una politica piuttosto che avere un padrone. La nostra idea di libertà - ne siamo certi - alla fine sarà quella più vicina agli italiani.

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