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ALFREDO STRAMBI. Nell'esprimere il voto favorevole dei Comunisti italiani vorrei motivarlo con brevissime considerazioni, ricordando in primo luogo come questo provvedimento sia il risultato di un difficile equilibrio tra oggettivi vincoli di bilancio e doverose necessità di recuperare un diritto soggettivo leso dai numerosi interventi normativi che in materia di integrazione si sono succeduti dal 1992 in poi.
ELENA EMMA CORDONI. Finalmente ci accingiamo ad approvare il testo della proposta di legge, già votata dal Senato, che interviene per l'elevazione dei limiti di reddito, cumulati con quelli del coniuge, entro i quali è ammessa l'integrazione al minimo. Si tratta di un provvedimento che interviene a favore di quei soggetti, ai quali il 31 dicembre 1992, mancavano non più di 2 o 3 anni al raggiungimento dell'età pensionabile che costituisce un ulteriore passo a favore di quelle lavoratrici che nel 1992 si sono trovate coinvolte e penalizzate dalla legge che collegava il diritto all'integrazione al minimo al reddito del coniuge. Questo testo cerca di rimediare una situazione che colpisce le fasce più deboli: in particolare le donne che ad un certo punto della loro carriera lavorativa hanno lasciato l'attività per occuparsi dei figli, costruendo con fatica una posizione pensionistica anche attraverso il versamento di contributi volontari.
Il compromesso raggiunto, sulla base di un emendamento proposto dal Governo durante la discussione al Senato, se può considerarsi accettabile dal punto di vista della parziale eliminazione di una palese ingiustizia, mantiene però il suo carattere di ambiguità e di insufficienza dal punto di vista dei principi ed in questo senso può essere considerato solo un primo e parziale passo verso una soluzione generale del problema, che solo l'abrogazione dell'articolo 4 del decreto legislativo n. 503 del 192 avrebbe realizzato. In altri termini la soluzione proposta ripristina solo in misura molto parziale il diritto all'integrazione al minimo come diritto personale, cioè come istituto previdenziale e non assistenziale.
In proposito, vorrei ricordare come questo provvedimento si configuri come una risposta, ancorché parziale, ai processi di polarizzazione sociale, propri di questa fase, che dilatano pericolosamente e in termini inaccettabili i livelli di povertà che colpiscono le forze deboli ed in particolare le donne, che nel caso in esame sono coloro che maggiormente fruiscono delle integrazioni, cioè lavoratrici che magari hanno versato di tasca propria rilevanti contributi volontari per maturare il diritto alla pensione e che spesso sono state costrette ad abbandonare il lavoro per motivi familiari o per accudire anziani o handicappati. Ci auguriamo che il ristabilirsi di equilibri di bilancio permanenti e strutturali ponga le condizioni per soluzioni più avanzate e generali.
Pertanto, pur ribadendo le perplessità sopra ricordate, e considerando questo provvedimento come un primo e parziale risultato dichiaro che i deputati del gruppo dei Comunisti italiani voteranno a favore.
La soluzione costruita dal provvedimento tiene conto del contributo delle associazioni che da anni si occupano di questa problematica. So bene che è tuttora aperto un dibattito sulla natura previdenziale e/o assistenziale all'integrazione al minimo da cui poi discendono scelte di reddito familiari ed individuali. Dietro queste posizioni contributive ci sono centinaia di migliaia di donne che hanno lavorato, versato contributi ed altre che hanno raggiunto il minimo dei vent'anni pagando contributi negli ultimi anni pure onerosi.
Con questo provvedimento allarghiamo ulteriormente la schiera dei beneficiari dell'integrazione al trattato minino anche se non in modo totale. Per i democratici di sinistra rimane aperto l'obiettivo di ripristinare il diritto individuale all'integrazione al minimo; ma nello stesso tempo essi ritengono importante aver utilizzato risorse accantonate per fare un ulteriore passo avanti.
Esprimo pertanto il voto favorevole dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra ad un provvedimento che afferma diritti attesi da migliaia di donne.


