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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di un'informativa urgente del Governo in materia di ricongiungimento familiare di cittadini extracomunitari.
ANIELLO DI NARDO, Sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, dal 12 luglio scorso presso gli uffici dell'anagrafe del comune di Milano si è cominciata a registrare una significativa affluenza di stranieri extracomunitari, regolarmente soggiornanti in Italia, i quali rendono dichiarazioni attestanti il possesso di reddito e di alloggio adeguati all'ospitalità di altri connazionali che hanno intenzione di presentare istanza di visto per entrare nel nostro paese per motivi di turismo, studio o cure mediche.
è esteso anche alle altre etnie presenti sul territorio provinciale, fino a livelli di oggettivo rilievo, che negli ultimi giorni hanno raggiunto punte quotidiane di un migliaio di dichiarazioni. Per conferire alle stesse validità anche all'estero, le dichiarazioni vengono quindi prodotte alla prefettura per essere legalizzate.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Rivolta. Ne ha facoltà.
DARIO RIVOLTA. Signor sottosegretario, voglio approfittare di questa occasione per metterla al corrente, affinché lei poi attraverso gli uffici competenti possa valutare le azioni necessarie, di alcuni aspetti di quella vicenda che lei, giustamente, ha menzionato.
l'arrivo in Italia di un certo numero di persone.
PRESIDENTE. Dovrebbe concludere, onorevole Rivolta.
DARIO RIVOLTA. Mi avvio a concludere, signor Presidente.
certezza - che siano dati questi permessi a cittadini extracomunitari con minori cautele e attenzioni rispetto a quelle normalmente richieste ad un cittadino italiano. Vorrei pregarla, signor sottosegretario, di verificare tutto ciò.
PRESIDENTE. Onorevole Rivolta, le faccio notare che avrebbe dovuto parlare per cinque minuti e lo ha fatto invece per dodici minuti.
ANNA MARIA SERAFINI. Desidero esprimere soddisfazione a nome del mio gruppo per le informazioni fornite dal sottosegretario. Ritengo importantissimo consentire il ricongiungimento del nucleo familiare, senza dubbio nell'ambito delle leggi del nostro ordinamento e quindi fermi restando gli accertamenti necessari. Siamo convinti, tuttavia, che consentire la possibilità di ricomporre gli affetti tra genitori e figli e tra parenti prossimi sia una prerogativa legata alla nostra stessa Costituzione. Questo principio fondamentale è stato ribadito questa mattina anche da colleghi di altri gruppi e non mi resta che confermare la nostra soddisfazione per le informazioni fornite.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Landi di Chiavenna. Ne ha facoltà.
GIAMPAOLO LANDI di CHIAVENNA. Il sottosegretario ha inquadrato la questione, regolata, almeno per quanto riguarda la fattispecie dell'istituto dei ricongiungimenti familiari, dall'articolo 29 del testo unico; tale articolo, che il sottosegretario conosce perfettamente, individua quelli che sono definiti come criteri oggettivi nel rispetto dei quali è possibile definire la politica dei ricongiungimenti familiari.
l'articolo 29 prevede (tralasciando le lettere a), b) e c), sulle quali avrei altre critiche da avanzare), alla lettera d), l'estensione del concetto di nucleo familiare anche ai parenti entro il terzo grado, questa ampia valutazione dell'istituto della famiglia consente di arrivare agli equivoci e misunderstanding oggetto della sua informativa urgente.
PRESIDENTE. Onorevole Landi di Chiavenna, deve concludere.
GIAMPAOLO LANDI di CHIAVENNA. Concludo, signor Presidente, onorevole sottosegretario, segnalando che, da parte di Alleanza nazionale, vi è stata già da molto tempo una richiesta di modifica del testo unico, che attiene sia a una migliore definizione dei flussi - noi riteniamo che nell'ambito del numero annuo debba essere ricompreso il numero dei ricongiungimenti familiari - sia a una rivisitazione, in chiave restrittiva, dell'articolo 29, riducendo la maglia larga, quindi l'estensione dei rapporti di parentela.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Borghezio. Ne ha facoltà.
MARIO BORGHEZIO. Signor Presidente, desidero ribadire a nome dei deputati del gruppo della Lega nord Padania l'assoluta contrarietà alla politica dell'invasione, alla politica delle porte aperte, più o meno contrabbandata o mascherata dagli articoli buonisti della legge Turco-Napolitano sui ricongiungimenti familiari. Era facile prevedere ciò che regolarmente è avvenuto, in un paese nel quale vi sono difficoltà e soltanto dopo mesi e mesi di indagini si riesce a stabilire - non in tutti i casi - l'identità di un extracomunitario, magari autore di notevoli reati reiterati e
in cui siamo ancora prigionieri nel labirinto degli alias, cioè dei nomi di fantasia dichiarati anche da zingarelle minorenni che prendono in giro lo Stato italiano e sfuggono ai rigori della legge.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giovanni Bianchi. Ne ha facoltà.
GIOVANNI BIANCHI. Signor Presidente, ringrazio il sottosegretario Di Nardo per la tempestività dell'informazione ed anche il collega Dario Rivolta per aver completato la medesima informazione, a partire da una situazione particolarmente calda, in cui il fenomeno si è concentrato, quella di Milano.
PRESIDENTE. Onorevole Sgarbi, anche se siamo in stato pre-feriale, la pregherei di non sdraiarsi sul banco del Governo.
GIOVANNI BIANCHI. Mi pare che l'invito sia stato tempestivamente accolto.
PRESIDENTE. È così esaurita l'informativa del Governo in materia di ricongiungimento familiare di cittadini extracomunitari.
Dopo l'intervento del sottosegretario di Stato per l'interno, onorevole Aniello Di Nardo, potrà intervenire un deputato per gruppo per cinque minuti, nonché un rappresentante per ciascuna delle componenti del gruppo misto.
Ha facoltà di parlare il sottosegretario di Stato per l'interno.
Il fenomeno è apparso ingiustificato - basti pensare che nella sola giornata del 25 luglio si sono presentati all'ufficio anagrafe ben 2.500 immigrati - sia per l'inesistenza di un eventuale termine di scadenza per la presentazione di istanze di ingresso in Italia, sia, soprattutto, per la mancanza di innovazioni alla normativa che regola i flussi di accesso di stranieri extracomunitari nel territorio italiano.
Inizialmente si è trattato di cittadini filippini poi, gradualmente, il fenomeno si
Il flusso di immigrati si è perciò riversato sugli uffici della prefettura di Milano che, opportunamente rinforzati e raccordati con quelli comunali, smaltiscono con ragionevole velocità le istanze di legalizzazione.
Nel merito della procedura avviata dagli stranieri extracomunitari, il Ministero degli affari esteri ha diffuso una nota alla stampa e diramata agli organi di polizia, al comune, alle rappresentanze consolari locali ed alle associazioni di immigrati maggiormente rappresentative. Sulla nota lo stesso Ministero ha precisato che nulla è innovato in materia di ottenimento di visti d'ingresso e che la dichiarazione non è necessaria alle rappresentanze diplomatico-consolari per il rilascio del relativo visto.
Il Ministero degli affari esteri ha poi sottolineato che non esiste una scadenza per la presentazione delle richieste di visto di tal genere, confermando invece che, per ottenere i visti d'ingresso, i richiedenti devono sempre dimostrare alle predette rappresentanze il possesso dei mezzi di sussistenza, secondo le indicazioni contenute nella direttiva del Ministero dell'interno del 1o marzo del 2000.
La direttiva, pubblicata nel n. 64 della Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana del 17 marzo scorso, differenzia opportunamente la situazione di chi richiede il visto per motivi di lavoro, di ricongiungimento familiare o di visita a familiari, ovvero per motivi di turismo o altri motivi, definendo, in ossequio al comma 3 dell'articolo 4 del decreto legislativo n. 286 del 1998, i parametri un tempo rimessi all'apprezzamento discrezionale degli uffici. Essa contribuisce anche, insieme agli altri accertamenti devoluti ai competenti uffici-visto, ad evitare richieste strumentali o immotivate tendenti ad eludere i limiti quantitativi fissati dal Governo in applicazione dello stesso decreto legislativo n. 286 del 1998 per i visti d'ingresso per motivi di lavoro, che la normativa anteriore non prevedeva, così come non prevedeva - e neppure quella attuale lo prevede - alcun limite quantitativo agli ingressi per turismo o per altri motivi.
Da ieri il fenomeno sembra registrare, specie presso gli sportelli comunali, un significativo calo. Il prefetto di Milano, tuttavia, anche in considerazione del complessivo disorientamento che i fatti hanno certamente determinato all'interno delle comunità di immigrati, ha indetto per stamane una riunione del consiglio territoriale per l'immigrazione per l'analisi del fenomeno e la verifica di altre utili iniziative.
Il primo aspetto è il seguente: risulta che la media, anzi la maggior parte, di coloro che presentavano queste richieste (di fatto campate sul nulla - come lei ha ben detto - perché non vi erano scadenze specifiche, modalità particolari o altro) per l'autentica della firma, indicava come desiderio proprio di invitare tre, quattro o anche più persone, non necessariamente parenti! Ciò che è strano, però, e che bisogna rilevare, è che alcuni di loro, interrogati sul grado di parentela o di conoscenza delle persone che intendevano invitare, hanno risposto di non conoscerle. Si faceva o si pensava di poter fare una domanda di invito in Italia per degli sconosciuti! Questo fatto deve far dubitare che vi sia, forse, una qualche regia occulta di qualche organizzazione, non apparente e tantomeno ufficiale, che in qualche modo cercasse di organizzare
Il secondo aspetto: per poter presentare queste domande all'autentica, venivano compilati dei moduli - di per sé inesistenti perché dotati di nessuna ufficialità, ma fatti ad hoc da qualcuno - che a un certo punto sono stati da qualcuno - ignoto - fotocopiati e venduti da cittadini extracomunitari ad altri extracomunitari in coda per la cifra di lire 20.000 ciascuno. Credo che anche questa sia una informazione sulla quale, una volta verificata (ma io sono sicuro delle mie fonti), sarebbe bene fare qualche indagine.
Per quanto riguarda il ricongiungimento familiare, così come previsto dalla normativa vigente, le posso dire a titolo personale, a nome del mio gruppo e anche in qualità di presidente della fondazione Franco Verga-centro orientamento immigrati, che sono totalmente conscio e favorevole a che esista la possibilità che un cittadino extracomunitario, ufficialmente e legalmente residente in Italia, possa, date le condizioni, ottenere il ricongiungimento familiare.
Sono favorevole perché è una questione di prima ed immediata umanità ed anche perché, devo dirlo, egoisticamente, per la nostra società, una tranquilla e serena permanenza, corredata dei naturali e legittimi affetti, può in molti casi aiutare a diminuire delle tensioni, di carattere psicologico, che altrimenti potrebbero naturalmente innescarsi. Quindi, non sollevo alcuna obiezione di principio sul fatto che vengano concessi i ricongiungimenti familiari; anzi, auspichiamo che, ovunque esistano le condizioni e naturalmente soltanto per i cittadini legittimamente residenti in Italia e autorizzati a risiedervi, nonché nell'ambito di gradi di parentela stretti e necessari, queste autorizzazioni vengano date.
C'è però un altro fatto, quello che lei menzionava, che determina le code di questi giorni, al di là dell'estemporaneità delle code stesse: la possibilità di invitare per scopi turistici, di studio o di cura persone terze, non necessariamente legate da vincolo di parentela. Anche su questo non penso sia legittimo avanzare obiezioni in linea di principio, però le vorrei far presente che, se un cittadino italiano - faccio riferimento a quanto succede abitualmente - desiderasse invitare un cittadino extracomunitario in Italia, sarebbe costretto ad un tour de force burocratico che, tra l'altro, impone l'autentica della firma del cittadino italiano - in questi casi sembra, infatti, che non sia considerata valida l'autocertificazione nemmeno per il cittadino italiano, cosa ben strana -, ma soprattutto si chiede a colui che invita di esibire la copia certificata della sua dichiarazione dei redditi; inoltre, viene richiesto, come è corretto, di sottoscrivere che, oltre a provvedere all'eventuale mantenimento della persona invitata, il cittadino italiano si farà carico delle eventuali spese mediche che l'extracomunitario invitato sfortunatamente dovesse sostenere.
Trovo tutti ciò legittimo e regolare, ma le dico con altrettanta certezza che so di cittadini extracomunitari, che legalmente si trovano in Italia, che hanno potuto invitare conoscenti loro connazionali, legati o no - poco importa - da vincolo di parentela, senza che fosse mai richiesto loro di esibire né il certificato di residenza - che dovrebbe essere il requisito minimo - né la dichiarazione dei redditi e nemmeno l'autentica della firma fatta da loro davanti al funzionario di polizia cui veniva depositata la richiesta.
Uno dei vincoli importanti e legittimi che viene richiesto è che si dimostri di poter alloggiare persona terza e che si abbia quel minimo di reddito che garantisca che la persona terza sia realmente ospitata e che si possano sostenere le spese mediche, qualora sfortunatamente si profili questa necessità. Ripeto, trovo tutto ciò legittimo, mentre trovo molto meno legittimo che nella pratica ...
Trovo meno legittimo che nella pratica avvenga - glielo ripeto, lo dico con assoluta
Vorrei soffermarmi su un ultimo aspetto del problema, signor sottosegretario, e chiedo al Presidente di scusarmi. Risulta che alcuni cittadini extracomunitari che chiedono il ricongiungimento familiare a volte, quando in alcune realtà locali questo viene loro richiesto, per dimostrare di avere le unità abitative sufficienti, sottoscrivono dei protocolli di intenti per l'affitto di un appartamento di grandi dimensioni, protocolli di intenti che vengono disdetti immediatamente dopo aver ottenuto l'autorizzazione necessaria dalle competenti autorità di polizia. Queste sono informazioni che mi arrivano da società immobiliari impegnate nel mercato degli affitti.
Ho fornito, signor sottosegretario, una serie di informazioni e le chiedo di verificarle nell'ambito dei suoi compiti; qualora verranno confermate - come io credo - auspico che si assumano provvedimenti in proposito. Indispensabile perché tutto sia corretto è che tutto ciò che la legge chiede in termini di reddito e di unità abitativa sia effettivamente controllato da qualcuno. Non mi risulta che oggi ciò avvenga. Come parlamentare che si rivolge al Governo, pretendo che voi provvediate a far sì che i controlli vengano effettuati; vorrei sapere da chi vengono operati, quanti ne sono stati effettuati, in quanti casi il controllo ha consentito di verificare la correttezza delle informazioni e quindi ha portato alla concessione dell'autorizzazione e in quanti casi il controllo ha portato al riscontro di inesattezze...
Ha chiesto di parlare l'onorevole Serafini. Ne ha facoltà.
Come ha già anticipato l'amico e collega Dario Rivolta, non credo vi sia da parte di alcun esponente del Parlamento, in particolare del centrodestra, una qualsivoglia valutazione critica negativamente sul principio del ricongiungimento familiare. Come ha già detto Rivolta e desidero ribadire, è un istituto importante perché consente, attraverso la ricomposizione di un nucleo familiare, di creare condizioni di ambientazione culturale e sociologica, nel senso più lato del termine, nell'ambito della realtà del nostro paese.
La critica che le rivolgo a nome di Alleanza nazionale, signor sottosegretario, riguarda l'estensione del concetto di nucleo familiare, che di fatto determina e consente di definire maglie larghe nell'istituto del ricongiungimento familiare. Se
Evidentemente, nell'ambito del terzo grado possono essere ricompresi parenti anche lontani e, a quel punto, è difficile ricostruire il rapporto vero di parentela nella configurazione dell'albero genealogico della famiglia. È chiaro, quindi, che, attraverso un'interpretazione lata e l'obiettiva difficoltà che incontrano coloro che poi devono accertare la rispondenza delle dichiarazioni dell'extracomunitario titolare di un permesso di soggiorno in Italia, che avanza la richiesta di introdurre nel nostro territorio un suo parente, nascono i suddetti problemi. Il collega Rivolta ha già parlato - mi si consenta di ribadirlo brevemente - delle obiettive difficoltà incontrate dai funzionari preposti all'accertamento dei requisiti per il rilascio dell'autorizzazione. È difficile accertare che l'alloggio rientri nei parametri minimi previsti dalla legge regionale, che il reddito annuo derivi da fonti lecite e quant'altro. È estremamente difficile, direi obiettivamente impossibile, poter accertare se effettivamente la documentazione allegata alla richiesta corrisponda ai requisiti previsti dall'articolo 29.
Confermo quanto già detto dall'onorevole Rivolta, perché, avendo personalmente seguito l'iter per ottenere il ricongiungimento familiare di un extracomunitario, posso confermare che sono stati richiesti dati e precisazioni (planimetrie di appartamenti, accertamenti sulla capacità reddituale del datore di lavoro) che normalmente non vengono richiesti se non in casi specifici.
Non vorrei essere frainteso, quindi, a nome dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale, dichiaro che riteniamo importante continuare un processo di integrazione compatibile sul territorio nazionale. Ben vengano, quindi, gli istituti del ricongiungimento familiare, il diritto all'unità familiare di cui al precedente articolo 28 del testo unico, purché, signor sottosegretario, il tutto avvenga nella trasparenza dei rapporti, nella certezza del diritto e, soprattutto, nel rispetto delle regole. Rispetto delle regole significa non creare aspettative nella popolazione extracomunitaria presente in Italia - la polemica sulla riapertura dei flussi ha creato proprio una forte attesa - ma...
Ci auguriamo che il Governo faccia tesoro anche delle raccomandazioni e dei consigli dell'opposizione e siamo disposti ad aprire un serio dibattito su un tema che coinvolge gli interessi generali del paese di qui ai prossimi anni.
Si è voluto legiferare su una questione così delicata, e prevedibilmente così esplosiva per quanto riguarda la nostra sicurezza sociale, prevedendo un ricongiungimento familiare che, stando alle dichiarazioni dell'onorevole Turco, coautrice della legge, non ha limiti. L'onorevole Turco, intervistata da un giornalista, ha dichiarato che i ricongiungimenti familiari potranno avere qualunque estensione ed il messaggio è arrivato prontamente a chi di dovere.
L'onorevole Rivolta l'ha indicata come ipotesi, ma io vorrei indicare come dura realtà, che è sotto i nostri occhi, il fatto che vi sono organizzazioni sicuramente criminali che provvedono ad indirizzare una parte rilevante del sottobosco dell'immigrazione verso gli uffici competenti delle nostre questure per farsi rilasciare dichiarazioni di comodo che serviranno per contrabbandare nel nostro paese altra immigrazione clandestina.
Questa è la preoccupazione che dovrebbe togliere il sonno al ministro dell'interno ed al suo autorevole rappresentante venuto a parlarci, in termini molto generici, di controlli e verifiche che non sappiamo bene su quali basi si potranno fare. I controlli non sono stati fatti in tutte le precedenti sanatorie: figuriamoci se verranno fatti in ordine a queste pratiche e a queste emergenze che vediamo affrontare dal Governo con candida spensieratezza.
Ripeto che l'escamotage dei ricongiungimenti familiari è un veicolo gratuito, un'autostrada aperta per veicolare l'immigrazione clandestina. Lo è stato persino il Giubileo, figuriamoci se non si approfitterà delle maglie larghe della legge Turco-Napolitano! Il Governo non ha alcuna intenzione di stringere queste maglie larghe e, quindi, di contrastare effettivamente quei flussi di immigrazione clandestina che spaventano tutta l'Europa, ma lasciano indifferente o addirittura spensieratamente disattento il nostro Governo.
Si entra in tutti i modi nel nostro paese: vi sono ormai vie di entrata sperimentate, sia territoriali, sia giuridiche, utilizzate dalle organizzazioni criminali di stampo mafioso e segnatamente da quelle cinesi, albanesi, dell'Est europeo e da quelle legate all'immigrazione nord-africana e ai racket della prostituzione, delle ragazze fatte venire dal centro Africa. In tal modo entrano nel nostro paese a centinaia di migliaia ed in numero crescente. C'è da spaventarsi di fronte a ciò che abbiamo visto davanti alle questure di Torino, Milano e Roma.
Mi pare che la risposta del Governo in termini normativi e amministrativi sia stata deludente. È stata una non risposta: non ci dite come intendete verificare la congruità dei requisiti previsti, sia pure molto genericamente, dalla norma vigente e soprattutto non ci dite se volete far diventare il meccanismo dei ricongiungimenti familiari una cosa seria, paragonabile a ciò che questa fattispecie rappresenta negli altri paesi europei, che sanno come affrontare il tema delicato dell'immigrazione, che, se non governato - e voi non lo state governando - è pericoloso ed esplosivo.
Questo non è casuale (il collega Rivolta ha ricordato di essere il presidente della Fondazione Franco Verga - centro orientamento emigrati, ed io collaboro con lui in questa organizzazione), vuol dire monitorare il fenomeno sul territorio. Poteva essere un fenomeno di tam-tam metropolitano quello che ha spinto ...
Dicevo che poteva sembrare un fenomeno di tam-tam metropolitano, ma il collega Rivolta ha avuto il merito di sottolineare qualche aspetto che non si riferisce solo al tam-tam. Intendo dire che è bene distinguere una comunicazione orale, anche se in certi momenti parossistica, da altri elementi che possono alludere a difficoltà e a pericoli maggiori.
Circa il ricongiungimento familiare, ha detto bene il collega Landi di Chiavenna che si tratta di un momento eminente di integrazione sociale, di partecipazione alla cittadinanza nel nostro paese. Ovviamente, i Popolari sono d'accordo non solo su questo ma anche sull'opportunità di continuare su tale strada, anche se ci rendiamo conto che vi sono alcune difficoltà. Per esempio, la famiglia di religione islamica ha legami diversi dal nucleo familiare che conosciamo in occidente, ma questo non significa semplicemente che i funzionari dovranno fare corsi serali di antropologia culturale studiando Lévi-Strauss, significa invece tenere conto di una serie di difficoltà oggettive. Occorrerà dunque lavorare su un altro fronte, quello stesso richiamato dal sottosegretario e dal collega Rivolta, volto ad aumentare la certezza del nostro diritto perché occorre che le regole siano il più trasparenti possibili ed applicate con rigore.
Colgo l'occasione per congratularmi con quella parte dell'opposizione che pone elementi seri di valutazione distinguendosi da quell'altra parte di opposizione che fa troppa propaganda o ideologia da questo punto di vista.
Vorrei ricordare che la Francia ha conosciuto non solo il fenomeno dei sans papiers ma anche quello della mobilitazione dell'opinione pubblica che ha messo in crisi il Governo (ricordiamo tutti le difficoltà del ministro Debray). È un argomento che va monitorato proprio perché il ricongiungimento familiare resti uno dei cardini dell'integrazione sociale e quindi della ricostituzione di una cittadinanza e proprio per questo occorre prestare la massima attenzione alle regole e alla loro applicazione.


