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MARIO PEZZOLI. Il provvedimento di cui ci occupiamo è previsto dalla legge 9 marzo 1989, n. 86, chiamata più semplicemente «Legge La Pergola», che detta i modi e le forme con cui le varie disposizioni comunitarie debbono venir recepite ed attuate. Norma fondamentale, questa, che a nostro avviso deve essere corretta in alcuni suoi punti, visto che dal 1989 ad oggi le cose sono sensibilmente cambiate, soprattutto per la numerosa e variegata legislazione nazionale di recepimento della norma europea.
e la maggioranza proprio per l'inserimento all'interno del provvedimento comunitario di norme innovative e di modifica che permettessero una necessaria variazione della legislazione nazionale di attuazione delle norme comunitarie.
La necessità di modificare le norme europee in funzione delle esigenze economiche e sociali del nostro paese deve a mio avviso rappresentare uno dei principali contenuti della legge comunitaria per il futuro, ed è per questo che è stata presentata dal mio gruppo una proposta di modifica della legge «La Pergola» in cui compare questo principio.
Non è assolutamente possibile quindi che il Parlamento espleti una mera funzione notarile su argomenti importanti come le norme europee. Bisogna che vi sia un giusto equilibrio tra fase discendente e fase ascendente, nei rapporti tra le autorità comunitarie e i Parlamenti nazionali per evitare un accentramento di potere a favore delle prime. L'appartenenza alla Comunità europea non deve essere una sudditanza! Ogni Stato membro ha il diritto prima di tutto di soddisfare e tutelare gli interessi dei propri cittadini e poi quelli anche di altri Stati.
Come più volte sottolineato, la normativa comunitaria essendo molto rigida, non tiene conto delle differenze esistenti nei diversi Stati membri, soprattutto delle loro specificità territoriali, arrecando così notevoli problemi alle realtà produttive del paese se non equamente calibrata al momento della sua attuazione. Gran parte della normativa comunitaria è stata attuata dal nostro paese con criteri discutibili, ignorando le conseguenze che la sua applicazione avrebbe avuto sul tessuto economico e sociale. Questi concetti sono stati più volte espressi da me e da altri miei colleghi, ma il Governo e la maggioranza che lo sostiene hanno fatto ben poco per recepire queste considerazioni concretizzandole in dati di fatto. Più volte è stata sottolineata l'opportunità di sviluppare una vera e propria sessione comunitaria vista la rilevanza che il provvedimento in questione e la relazione annuale del Governo al Parlamento sullo stato di attuazione delle normative comunitarie, stanno assumendo. Si è visto qualche risultato apprezzabile?
Passando ad una valutazione di merito, il provvedimento ha deluso le aspettative del nostro gruppo vista l'esiguità e la povertà in termini sostanziali dei contenuti. Ci si aspettava, come nella legge comunitaria 1999, temi di una certa rilevanza che andassero ad investire il tessuto economico e sociale del paese. Si ricordi per esempio le importanti modifiche che sono state apportate al decreto legislativo n. 155 del 1997 sull'igiene dei prodotti alimentari, soprattutto sulla riduzione delle richieste economiche e burocratiche alle piccole e medie imprese del settore. O ancora il costruttivo confronto che c'era stato tra il Governo, i gruppi di opposizione
Anche per il provvedimento in questione si era cercato di trovare un punto di contatto tra l'opposizione, il Governo e la maggioranza conoscendo perfettamente le difficoltà per l'inserimento di argomenti nuovi, in base al regolamento della Camera. In Commissione politiche dell'Unione europea, al momento della discussione del disegno di legge comunitario era stato chiesto dal collega Lembo, al presidente Ruberti, di esercitare, nell'ammissibilità degli emendamenti, criteri di flessibilità, proprio per l'importanza che il provvedimento aveva assunto, e ciò è avvenuto. Quello che è successo dopo è stato scorretto soprattutto nei confronti dell'opposizione che ha sempre mantenuto un atteggiamento collaborativo e costruttivo. Durante la votazione degli emendamenti una parte della maggioranza ha richiesto l'intervento del Presidente della Camera per una ulteriore valutazione di ammissibilità di alcuni emendamenti.
Il Presidente non ha fatto altro che applicare alla lettera il regolamento rendendo inammissibili gran parte degli emendamenti presentati dall'opposizione. Di argomenti rilevanti ce ne sarebbero stati, soprattutto in campo agricolo. Penso al filone dei fitofarmaci, in particolare al decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 194, relativo all'immissione in commercio dei prodotti fitosanitari; o alle eventuali modifiche al decreto legislativo 1o settembre 1998, n. 333, relativo alla protezione degli animali durante la macellazione o l'abbattimento; o ancora alla proroga di un anno dell'applicazione del decreto legislativo n. 155 del 1997 sull'igiene dei prodotti alimentari, o al famoso emendamento sulla conservazione di alcuni uccelli selvatici.
Problemi quali le biotecnologie e soprattutto l'utilizzo dei prodotti geneticamente modificati e la loro etichettatura, che in questi giorni vengono affrontati in sede europea, sono stati solo parzialmente inseriti nella comunitaria del 2000 (vedi l'articolo sulle sostanze e prodotti indesiderabili nell'alimentazione degli animali). Argomenti su cui il nostro gruppo aveva presentato emendamenti significativi che sono stati «neutralizzati» da un colpo di mano della maggioranza che ha impedito il necessario e opportuno approfondimento di un provvedimento che a nostro avviso è privo di spina dorsale. È prevalsa, come è accaduto molte volte con questo Governo e con questa maggioranza, la logica di partito, i «campanilismi» di settore, che sicuramente non hanno fatto gli interessi dell'Italia e dei suoi cittadini.
C'è da sottolineare la mancanza di logica e di organicità nel comportamento del Governo, che dal momento dell'approvazione definitiva in XIV Commissione fino ad oggi, è andato a presentare emendamenti contenenti argomenti nuovi che avrebbero sicuramente meritato un'analisi più approfondita. Si pensi, per esempio, all'emendamento 13.3 - oggi comunque ritirato dal Governo - sulle trasmissioni televisive, in particolare alla parte, sulla tutela dello sviluppo fisico, psichico e morale dei minori che va protetto da trasmissioni violente e pornografiche, su cui ho presentato una proposta di legge, e su cui ritengo sia necessaria una discussione ed un esame più approfondito della materia.
Il nostro gruppo ha presentato degli ordini del giorno che riassumono in gran parte gli emendamenti che non sono stati accolti. Considerato il comportamento che l'esecutivo ha tenuto in merito agli impegni che gli sono stati sottoposti, il nostro voto non sarà negativo, ma di astensione, pur rimanendo le nostre riserve formali e sostanziali di cui l'onorevole Lembo ed il sottoscritto hanno già detto.


