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TESTO AGGIORNATO AL 27 LUGLIO 2000
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
DIEGO NOVELLI. Presidente, non siamo il primo dei paesi che hanno inserito nella Costituzione un articolo come quello che stiamo per votare. Altri paesi europei - e non solo - hanno nella loro Carta fondamentale questa norma, che noi voteremo per ragioni culturali e politiche; culturali, perché si riafferma la difesa dell'idioma italiano - che è una bella lingua, lasciatemelo dire - e politiche, perché andiamo verso una società multietnica, multiculturale, multilingue. Quindi, l'uso della lingua italiana assume un valore di unità per tutti coloro i quali vivono ed abitano in questo paese.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Maselli. Ne ha facoltà.
DOMENICO MASELLI. Signor Presidente, la proposta di legge costituzionale al nostro esame appare utile in un momento di globalizzazione e di internazionalizzazione sempre più diffusa. Vi è l'affermazione dell'inglese come lingua internazionale e dal punto di vista della stessa Unione europea l'italiano pare in posizione secondaria rispetto alle lingue di uso intercontinentale, come il già citato inglese, il francese, lo spagnolo e lo stesso portoghese.
GIULIO CONTI. Ti sei convertito!
DOMENICO MASELLI. Avrei preferito, però, se si fosse trattato di una legge ordinaria. In realtà vi è già qualche citazione all'italiano nelle leggi processuali di cui si è fatto cenno e vi è una pura e semplice affermazione nella legge sulla tutela della minoranza linguistica. Spero però che questa modifica costituzionale sia la premessa per l'assunzione di alcuni provvedimenti urgenti di tutela della nostra lingua, che ha un valore culturale non messo in dubbio da nessuno e che ha avuto il momento più prestigioso nel Rinascimento, nei secoli XV e XVI.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Caveri. Ne ha facoltà.
LUCIANO CAVERI. Signor Presidente, colleghi, noi naturalmente, come rappresentanti delle minoranze linguistiche costituzionalmente riconosciute, non possiamo negare l'importanza della lingua.
Lega nord Padania), così come questa volta non esisterà la stessa dignità costituzionale per le minoranze linguistiche.
GENNARO MALGIERI. No, non è vero!
GUSTAVO SELVA. No! No!
LUCIANO CAVERI. Caro collega Selva, se tu mi ascoltassi, capiresti che la ragione per cui è nata questa norma è una ragione che nasconde, a mio avviso, una malafede.
GUSTAVO SELVA. No! No!
LUCIANO CAVERI. Come mai i costituenti non avevano messo nella Costituzione questa norma? Se ne erano dimenticati o forse era ancora vivo quel sentimento dell'italianizzazione forzata che aveva costretto le minoranze linguistiche in Italia?
PRESIDENTE. Deve concludere, onorevole Caveri.
LUCIANO CAVERI. Concludo subito, Presidente.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fontan. Ne ha facoltà.
ROLANDO FONTAN. Ho ascoltato attentamente questo dibattito che, dal nostro punto di vista, è interessante. Non vi è dubbio che attraverso la conferma di un principio che, peraltro, tutti conoscono e che è contenuto in parecchie leggi, si cerca di recuperare la crisi dello Stato-nazione (magari non subito, ma in prospettiva).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, colleghi, credo sia giusto in questa materia che ciascun deputato e ciascuna deputata voti tranquillamente in piena libertà di coscienza, e questo avverrà anche fra i Verdi, anche se mi auguro di convincere i miei colleghi dei Verdi a votare a favore. Tuttavia, il modo peggiore per convincere l'Assemblea di votare a favore di questa limitata revisione costituzionale (che semplicemente costituzionalizza un fatto che, come è stato ricordato, è già nella legge ordinaria, nell'ordinamento e nella Costituzione materiale del nostro paese) è dare un significato nazionalistico (che è diverso da nazionale) alla proposta in esame, ripeto, limitatissima.
cento, degli italiani non solo non parlava l'italiano, ma il più delle volte non lo capiva neppure. Il processo di unificazione del nostro paese dal punto di vista linguistico è recentissimo; ha una tradizione culturale, letteraria, linguistica plurisecolare, ma è recentissimo, credo che risalga a questo dopoguerra, forse alla fine degli anni cinquanta e all'inizio degli anni sessanta, con l'avvento della scuola media unificata ed anche dei mezzi di comunicazione di massa.
che sono una grande ricchezza di questo paese. Questo paese è ricco perché ha cultura, identità, tradizione, lingue, parlate pluralistiche dentro il quadro ovviamente dell'unità nazionale e della lingua italiana, che è la lingua della nostra Repubblica e lo sarebbe anche se non lo scrivessimo in Costituzione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Nardini. Ne ha facoltà.
MARIA CELESTE NARDINI. Signor Presidente, siamo contrari a questa modifica costituzionale ed inoltre riproviamo davvero - e lo sottolineiamo - la disinvoltura con cui ormai si mette mano alla prima parte della Costituzione, con grande condivisione di una larga parte di questa Camera.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Moroni. Ne ha facoltà.
ROSANNA MORONI. Signor Presidente, credo che nessuno in quest'aula voglia mettere in dubbio l'importanza storica, culturale e sociale della lingua italiana, anche se poi magari tanto attaccamento a volte non trova riscontro - permettetemi la battuta - nell'uso che anche in quest'aula viene fatto della nostra lingua.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Garra. Ne ha facoltà.
GIACOMO GARRA. Signor Presidente, premetto che non intendiamo attribuire alcuna caratterizzazione in senso nazionalistico all'approvazione della proposta di legge costituzionale Mitolo. Aggiungo che alcuni deputati di Forza Italia, nel corso dell'iter della proposta di legge costituzionale sull'ordinamento federale della Repubblica, hanno presentato un emendamento di contenuto identico. Ciò posto, annuncio il voto convintamente favorevole del gruppo di Forza Italia (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mancina. Ne ha facoltà.
CLAUDIA MANCINA. Signor Presidente, vorrei esprimere una notevole perplessità sulla proposta di legge costituzionale in esame. Naturalmente, non posso non condividere le finalità indicate dai colleghi Maselli e Novelli; nello stesso tempo, però, è dubbia la possibile contestualità di questa norma inserita nella Costituzione con la legge sulle minoranze linguistiche che abbiamo appena votato, peraltro dopo tanto tempo. Sostanzialmente condivido le osservazioni che faceva il collega Caveri e mi pare che nelle regioni in cui ci sono le minoranze linguistiche, in base alla legge che abbiamo votato, vi siano due lingue ufficiali: l'italiano e la lingua di quella regione. Non capisco bene come queste due cose possano andare insieme. A titolo personale, dichiaro che mi asterrò su questa proposta di legge.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cerulli Irelli. Ne ha facoltà.
VINCENZO CERULLI IRELLI. Signor Presidente, il nostro gruppo voterà a favore di questo emendamento alla Costituzione, il quale naturalmente va letto per quello che è, cioè una norma che vive in un contesto costituzionale nel quale sono espressamente riconosciute le minoranze linguistiche e che consta degli statuti costituzionali delle regioni speciali, che sono di pari grado formale, i quali riconoscono l'uso ufficiale di altre lingue diverse dall'italiano in quegli ordinamenti.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vignali. Ne ha facoltà.
ADRIANO VIGNALI. Signor Presidente, voterò convintamente a favore della proposta di legge, per due ragioni che mi sembrano assai evidenti. Ho sentito molti colleghi parlare di unificazione del nostro paese. A metà degli anni settanta, Pier Paolo Pasolini ricordava che proprio l'analisi della lingua, della storia e della cultura italiana dimostra che il nostro paese è ancora molto diviso. Da questo punto di vista, il valore simbolico e culturale della legge che stiamo per votare mi sembra richiamare qualcosa che oggi, più che mai, è importante. Ai compagni della sinistra, che hanno avuto perplessità sulla proposta di legge, sulla quale esprimeranno voto contrario, vorrei ricordare quello che un comunista non pentito, Giancarlo Pajetta, diceva della lingua inglese: al movimento operaio, l'inglese fa più male di uno sciopero non riuscito. Da questo punto di vista, se volete combattere l'egemonia culturale che si esprime anche con l'imperialismo della lingua inglese, dovete fare una scelta diversa da quella che qui avete espresso (Applausi).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lucchese. Ne ha facoltà.
FRANCESCO PAOLO LUCCHESE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il riconoscimento dell'italiano come lingua dello Stato porta un contributo al fondamento dell'unità italiana attorno ad un idioma comune. La lingua italiana ha grandi tradizioni: essa non è nata con lo Stato italiano, ma prima. Vi sono gli esempi di Cielo d'Alcamo con il Contrasto del 1250 e la scuola di Federico II; vi sono, poi, esempi successivi in Toscana. La lingua italiana, dunque, è connaturata con la nostra formazione di italiani ed è giusto che la proposta di legge sia approvata.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Soda. Ne ha facoltà.
ANTONIO SODA. Signor Presidente, intervengo soltanto perché all'interno del mio gruppo si sono manifestate posizioni di dissenso e sono state preannunciate astensioni che non si erano manifestate in Commissione. Ciò è avvenuto sulla base di due obiezioni. Secondo la prima obiezione, la proposta di legge sarebbe il frutto di una retorica nazionalista; in secondo luogo, essa entrerebbe in contraddizione con la scelta che abbiamo fatto non più tardi di alcuni giorni fa, con la legge di tutela delle minoranze linguistiche, nel senso che avremo, in alcune regioni, una doppia lingua ufficiale.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Selva. Ne ha facoltà.
GUSTAVO SELVA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sia consentito ai presentatori di questa proposta di legge di modifica costituzionale di illustrarne lo spirito e la lettera.
19 dicembre 1997, tre anni fa, ed a me è sembrato di capire che anche alcuni tra coloro che hanno preso la parola in quest'aula forse non avessero neppure letto, prima di questa sera, il testo del progetto di legge.
PIETRO CAROTTI. Non c'è nessuno della Lega!
GUSTAVO SELVA. Fa dunque parte di un itinerario che, credo, abbiamo il diritto di rendere anche costituzionalmente garantito, perché appartiene al patrimonio di tutti e non al patrimonio di una parte politica e tanto meno di una parte ideologica.
LUIGI OLIVIERI. Fontan, i tuoi dove sono?
GUSTAVO SELVA. In questo senso, condivido pienamente la battaglia che un grande giornalista e divulgatore come Indro Montanelli conduce contro coloro i quali «parlano oscuro» e che si trovano a loro agio magari soltanto con degli abracadabra linguistici e contro coloro i quali non parlano un italiano corretto, che forse dovrebbe essere insegnato meglio anche nelle nostre scuole. Tutto ciò non ha nulla a che fare con il nazionalismo: ha a che fare con la nostra identità, con il nostro patrimonio artistico e con il nostro teatro. Questo credo sia quello che deve essere detto e mi rivolgo in modo particolare all'onorevole Caveri.
anche della nostra lingua piuttosto che delle altre lingue. L'onorevole Aloi, che fu sottosegretario per la pubblica istruzione, ebbe il merito storico di istituire, ancora prima del ministro De Mauro, una commissione affinché fosse difesa e sostenuta, soprattutto nei libri che si scrivono in italiano per i nostri allievi, la lingua italiana.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mussi. Ne ha facoltà.
FABIO MUSSI. Signor Presidente, vorrei accogliere l'appello lanciato dal collega Selva e proporre una censura parlamentare almeno al tax day ed al security day (Applausi - Si ride).
IGNAZIO LA RUSSA. I care!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Monaco. Ne ha facoltà.
FRANCESCO MONACO. Preannuncio a nome del mio gruppo il voto favorevole su questa proposta di legge costituzionale.
LUIGI OLIVIERI. Di andare a cena!
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Novelli. Ne ha facoltà.
Nessuna retorica affermazione nazionalistica dunque, tanto meno una sciocca rivalsa sulla legge recentemente approvata da questa Camera a tutela delle minoranze linguistiche. Vorrei però approfittare di questo intervento, signor Presidente - mi rivolgo a lei personalmente - per richiamare l'attenzione sua e quella del presidente della Commissione competente per avere notizie di una mia proposta di legge, con la quale vorrei sancire il divieto dell'uso di parole straniere nei documenti e negli atti ufficiali delle pubbliche amministrazioni (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale), dal centro, dal Governo, alla periferia. Chi di voi ha avuto occasione di leggere il documento di programmazione economico-finanziaria saprà che è infarcito di termini inglesi, non si capisce bene perché quando esistono nella lingua italiana le parole che esprimono chiaramente il concetto (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania). Si tratta di un fenomeno negativo, che ha investito anche gli enti locali. Non c'è documento di un comune che non parli di break even, che non introduca parole straniere e ritengo che questo sia, Presidente, uno scarso rispetto della democrazia.
Pur essendo proponente dell'introduzione di una lingua straniera a partire dalla scuola del pre-obbligo, ritengo che nei documenti delle pubbliche amministrazioni debba essere vietato l'uso di parole straniere, perché ciò diventa un fatto antidemocratico. Voglio riferire un episodio che mi è capitato pochi mesi fa: nel mio quartiere ho incontrato un cittadino il quale si è rivolto a me chiedendomi: «Scusi, mi vuole spiegare perché mai, se sono cinquant'anni che non posseggo più una stufa e che non uso il carbone, devo pagare la carbon tax?». Credo sia un esempio semplice, ma illuminante dell'uso sconsiderato, anche in atti ufficiali del Governo, di parole straniere; un uso, lasciatemelo dire, che esprime un terribile provincialismo (Applausi).
I padri costituenti non si ponevano il problema dell'ufficialità della lingua italiana, perché per loro costituiva un fatto naturale, cui veniva dato un tacito consenso.
In questo momento, di fronte alla nuova realtà cui accennavo all'inizio ed alla stessa nascita in Italia di una comunità multietnica e quindi multilinguistica, è utile una riaffermazione delle nostre radici. Non si può essere veramente cittadini del mondo se non siamo pienamente cittadini della nostra nazione e legati alle nostre tradizioni locali. Per questa ragione, sono favorevole a questa proposta di legge costituzionale.
In primo luogo, è opportuna una maggiore attenzione all'Accademia della Crusca, che in certi momenti ha dovuto quasi chiudere e che spesso si trova in difficoltà di gestione per l'approntamento del famoso vocabolario.
In secondo luogo, è indispensabile potenziare la presenza culturale all'estero, soprattutto attraverso i nostri istituti di cultura nei paesi in cui sono molti i cultori della nostra lingua e in cui vi sono nostre numerose colonie di emigrati, alcune delle quali fondate 150 anni fa! Non dobbiamo far perdere le radici ai nipoti di quegli emigrati!
Occorre superare il disagio, sempre più evidente, dei nostri insegnanti all'estero.
La tutela della lingua va congiunta con quella della cultura e della letteratura, sia nella lingua colta che negli idiomi regionali e locali (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra l'Ulivo, di Forza Italia e di Alleanza nazionale).
Tra gli elementi fondatori delle forze politiche a cui noi apparteniamo - la Südtiroler-Volkspartei, nel caso dei miei colleghi sudtirolesi, e l'Union Valdotaîne, nel mio caso - vi è il problema della lingua. Sarebbe quindi sbagliato da parte nostra criticare un'esigenza in positivo, che però finisce in questo caso, con questa modifica dell'articolo 12 della Costituzione, per apparire come un qualcosa di realmente anacronistico, per i fini e le ragioni che cercherò di dimostrare in questo mio breve intervento.
Quest'articolo 12 della Costituzione diventerà una specie di simbolo nazionalistico, una bandiera, una lingua. Ebbene, in tempi di federalismo, verbale e convegnistico, si usano vecchi marchingegni simbolici intrisi del giacobinismo dello Stato-nazione (è così che lo abbiamo vissuto in questi anni con il proliferare dell'uso della bandiera e addirittura con la richiesta da parte di qualcuno, con un disegno di legge, di cantare a scuola tutte le mattine l'inno nazionale) come se certe manifestazioni fossero una specie di antidoto a quello che qualcuno pensa essere veleno federalista.
Ci stupisce questo segno di insicurezza.
Vedete, colleghi, nessuno nella federalista Svizzera discute la bandiera, la croce bianca in campo rosso, ma esiste sempre la medesima dignità delle bandiere locali (Applausi dei deputati del gruppo della
Ed allora, il fatto che nella prima parte della Costituzione - che è mirabile nella sua costruzione - risulti assente quella norma e presente l'articolo 6 della Costituzione, a tutela delle minoranze linguistiche, è un segno evidente e chiaro di una volontà! Come è emersa, allora, in questi anni la necessità di dire che l'italiano era la lingua nazionale?
È emerso in buona fede, come afflato profondo di un senso di appartenenza e di identità, anche se certe affermazioni a tanti anni dalla nascita dello Stato nazionale suonano quasi come un elemento di debolezza? La ragione per cui è nata è la legge di attuazione dell'articolo 6 della Costituzione. Quando abbiamo esaminato questa norma così importante, con grave ritardo - mezzo secolo - rispetto all'approvazione della Costituzione, la destra a cui lei appartiene, onorevole Selva, ha chiesto con forza che vi fosse un articolo 1 di premessa al testo della legge sulle minoranze linguistiche. Tale norma, che è presente nella legge attualmente in vigore, prevede esplicitamente che la lingua ufficiale sia l'italiano (per le minoranze linguistiche non riconosciute essa è apparsa quasi come uno sberleffo). Però inserire quell'articolo in quella legge andava bene, perché si trattava di una legge ordinaria a cui rispondeva una norma ordinaria. Qui, invece, ci troviamo in una condizione diversa: a parte le lingue riconosciute dagli statuti di autonomia (il tedesco, il francese, il ladino), che hanno dunque un riconoscimento analogo a quello di questa norma costituzionale, ci troveremo con una legge ordinaria che elenca le lingue minoritarie, con la quale cozzerà la previsione di una lingua ufficiale dello Stato in una norma costituzionale. Quindi tutte le minoranze, che abbiamo riconosciuto con la legge entrata in vigore il 4 gennaio di quest'anno, oggi sono soggette al pericolo di interpretazioni arbitrarie del futuro.
Il caso della Francia è significativo: la Carta europea delle lingue regionali minoritarie ...
La Carta europea delle lingue regionali minoritarie è stata bloccata in Francia dal Conseil constitutionnel francese perché contiene una norma identica a questa.
Noi esprimeremo un voto contrario per un'affermazione del principio di tutela di tutte le minoranze linguistiche, anche quelle che a differenza di noi non hanno un radicamento costituzionale certo, e ci preoccupa che, dietro l'affermazione retorica, vi sia una pianta grama, come si dice dalle mie parti, e cioè vi sia un arrière pensée che prima o poi tornerà ad utilizzare questa norma costituzionale contro le minoranze linguistiche (Applausi dei deputati dei gruppi misto-minoranze linguistiche, della Lega nord Padania e del deputato Olivieri).
Noi riteniamo che non è ribadendo principi banali e comunque presenti nel sentimento comune, conferendogli rango costituzionale, che si conferma il concetto di nazione, che è in grave difficoltà.
Ho sentito l'onorevole Novelli esprimere preoccupazione perché la lingua italiana rischierebbe di essere annacquata dall'uso di termini stranieri. Posso comprendere tale preoccupazione e, al limite, dare ragione al collega, ma voglio richiamare l'interessante intervento del collega Maselli, che peraltro mi pare competente, il quale ha sostenuto che, oltre a sostenere una lingua cosiddetta alta (l'italiano ufficiale), bisogna rafforzare le nostre radici ed il legame con le tradizioni e gli idiomi locali.
Il collega Maselli ha concluso il suo ragionamento dicendo che la tutela della lingua italiana deve essere congiunta a quella della letteratura e della cultura, avendo presenti sia la lingua alta, sia gli idiomi regionali.
Questo è esattamente il concetto che avevamo cercato di affermare con la presentazione dei nostri emendamenti, che proponevano di sancire a livello costituzionale il riconoscimento, oltre che della lingua italiana intesa come lingua ufficiale dello Stato, degli idiomi locali, in ragione della loro importanza ai fini del mantenimento dell'identità e delle radici.
Mi sembra che la nostra fosse una proposta equilibrata, che però una larghissima maggioranza non ha voluto accettare: comunque, non demordiamo, perché non potremo mai rinunciare all'identità, alle radici di più popoli che si esprimono anche tramite le loro lingue, come d'altronde la stessa sinistra ha riconosciuto attraverso il collega Maselli.
Proprio in difesa, non solo della lingua ufficiale, ma anche e soprattutto degli idiomi e delle parlate locali, che voi non volete riconoscere e tutelare, mettendoli quanto meno al pari della lingua ufficiale, voteremo contro il provvedimento in esame (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).
I colleghi avranno letto il testo proposto: dopo il comma che riguarda la bandiera si aggiungono le parole «La lingua italiana è la lingua ufficiale della Repubblica»; lo è già, peraltro, quindi, da questo punto di vista, a parte la posizione della Lega, qualche tentazione che sento di votare contro o di astenersi la rispetto, ma personalmente la considero sbagliata. Comunque, la cosa peggiore e più sbagliata che si può fare oggi in quest'aula, perché anche questo dibattito forse un giorno sarà riletto da qualcuno ed in questo momento viene forse ascoltato da qualcuno, è dare un significato nazionalistico a questa proposta di legge costituzionale.
L'Italia si è unificata nella seconda metà dell'ottocento, ma quando si è unificata la lingua italiana era parlata da un'infima minoranza d'italiani. In molti ambienti colti, specialmente del nord ma non solo, per esempio, la lingua che veniva usata era spesso il francese, ma la stragrande maggioranza, direi il 98 per
Questa revisione, con l'introduzione in Costituzione dell'ufficializzazione, che già vi è, della lingua italiana, sul piano sia interno sia internazionale, per gli atti diplomatici e così via, è (mi permetto di consentire con le reazioni del collega Caveri, ma di dissentire dal voto annunciato, e sarei così ambizioso da sperare di convincere i miei amici delle minoranze linguistiche a cambiare eventualmente il voto contrario in una posizione di astensione, in uno spirito di dialogo parlamentare) è, dicevo, una scelta complementare all'articolo 6 della Costituzione, che esiste dal 1948, quindi da 52 anni, e prevede: «La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche».
Ci sono volute tredici legislature - questo è scandaloso - per arrivare finalmente ad approvare, in quella attuale, la legge di tutela delle minoranze linguistiche ed è merito di questo Parlamento. C'è voluta una decina di legislature per approvare la legge di tutela della minoranza linguistica slovena, anzi, ancora non è stata approvata definitivamente perché è ancora all'esame del Senato. Sappiamo che nella storia del nostro paese, durante il fascismo, è stata conculcata in modo sistematico e feroce la minoranza linguistica tedesca nell'Alto Adige/Südtirol, però noi oggi, colleghi di Alleanza nazionale - un vostro rappresentate ha il merito di avere firmato questa proposta che io voterò e invito a votare -, sappiamo anche delle minoranze linguistiche, che, proprio perché sono poco numerose, devono ricevere maggiore attenzione da parte nostra, da un Parlamento democratico.
Sappiamo anche, colleghi della Lega nord Padania, che oggi, nel 2000, non si possono mettere in contrapposizione le lingue regionali, le lingue minoritarie, le lingue o le parlate regionali. Se io dovessi dire qual è la mia lingua, credo di parlare abbastanza bene l'italiano e di saperlo scrivere, ma la mia lingua materna è il veneto, anzi una versione particolare del veneto che è il veneziano (commenti del deputato Dozzo) ... lo sto dicendo, non occorre che me lo suggerisci, Dozzo. Per molti anni della mia vita ho parlato il veneziano in pubblico e in privato, perfino nei primi anni di scuola e ancora oggi, con la mia famiglia, con i miei parenti parlo il veneziano. Non solo non mi vergogno, ma la considero una ricchezza linguistica del mio patrimonio familiare e del mio patrimonio regionale. Quando ho imparato il tedesco - non benissimo, Sigfrid Brugger, da piccolo, ho cominciato in seconda media a studiare - ho considerato l'apprendere la lingua tedesca un arricchimento del mio patrimonio linguistico. Sentire in quest'aula applaudire interventi, che non ho condiviso, che in qualche modo stigmatizzano il fatto che in un mondo come quello che noi viviamo, dentro una lingua nazionale, in senso positivo, si utilizzino anche concetti di altre lingue, è come immaginare che le lingue siano sepolte in qualche dizionario e non siano organismi viventi nella realtà contemporanea, vivono, si trasformano, nascono e muoiono. È morto il latino, dal punto di vista del parlato, è morto il greco classico, figuratevi se non si trasformano tutte le altre lingue.
Concludo, Presidente, dicendo che questo dibattito, a mio parere, ci porta positivamente ad approvare questo testo, e inviterei sul serio i colleghi delle minoranze linguistiche, magari facendo un altro intervento e dialogicamente discutendo in quest'aula, quanto meno ad astenersi, a non votare contro. È assurdo vivere questo dibattito come una riaffermazione nazionale e perfino nazionalistica in contrapposizione ad altre lingue, ad altre minoritarie in Italia, ma maggioritarie in altri paesi, ad altre parlate regionali,
Noi dobbiamo concepire la convivenza tra diverse culture, fra diverse lingue e diversi gruppi etnici come un patrimonio straordinario del nostro paese, come una ricchezza del presente e ancora più del futuro, ma tutta la storia italiana è una storia di intersecazione fra etnie, lingue e culture diverse e, ripeto, l'unificazione linguistica del popolo italiano data da pochi decenni.
Ma se noi prendiamo atto - concludo, Presidente - che abbiamo approvato la legge sulle minoranze linguistiche e finalmente, con cinquant'anni di ritardo, abbiamo dato attuazione almeno giuridica - adesso dobbiamo concretizzarla nei - fatti all'articolo 6 della Costituzione, credo che, con assoluta tranquillità, ma rifuggendo da certi toni che ho sentito in quest'aula poc'anzi, possiamo considerare un elemento di arricchimento il voto a favore di questa norma costituzionale, non in spregio e in alternativa ad altre lingue anche presenti nel nostro paese, nel nostro Parlamento, ma come un segno di convivenza pluralistica e come un segno di arricchimento della nostra civiltà.
Dovremmo veramente riflettere e capire ciò che l'onorevole Caveri ci ha detto. Davvero pensiamo che i padri costituenti non abbiano riflettuto su questa grande questione? Davvero sono stati così superficiali da non codificarla in Costituzione?
Non credo che stasera dovremmo discutere sulla bellezza della lingua italiana e su quanta necessità vi sia che noi la impariamo e la parliamo. Credo che si debba dare per scontato che la lingua italiana è un bell'idioma, né l'egemonia della lingua inglese a cui allude l'onorevole Maselli può convincere alcuno, perché ritengo che essa dipenda da ben altri fattori ed io credo e temo - ahimè - da fattori assai negativi, che andrebbero davvero analizzati fino in fondo.
Ma stasera non stiamo discutendo e non possiamo discutere di questo; stiamo discutendo sulla necessità o meno di introdurre questo punto in Costituzione. Io credo che non sia necessario, per ragioni esattamente contrarie a quelle esposte dalla Lega ed anche perché, nell'epoca della globalizzazione, in cui il nostro paese, così come gli altri, è attraversato da tante diversità, ritengo che l'introduzione in Costituzione di questo elemento abbia un altro senso.
Io non temo di poter perdere la lingua italiana; credo, invece, che voler aggiungere un altro comma all'articolo 12, introducendo questi elementi, voglia introdurre - se non oggi, domani - semi di un probabile senso di nazionalismo. Credo che dobbiamo essere contrari a sollevare nel nostro paese storie di questa natura. Per questo i deputati di Rifondazione comunista hanno deciso di votare contro (Applausi dei deputati del gruppo misto-Rifondazione comunista-progressisti).
Ma proprio l'indubbio generale riconoscimento del significato e del valore della lingua in termini di radici di un popolo ci fa sembrare eccessivo il ricorso ad una modifica costituzionale. Davvero possiamo pensare che i costituenti si siano dimenticati di questa materia? No. Anzi, io credo che fossero molto più consapevoli di noi dell'importanza di questi temi.
Noi ci siamo chiesti perché una questione apparentemente così marginale ed ininfluente vedesse tanta insistenza da parte del Polo per portarla in Assemblea; un'insistenza tale da privilegiare questa proposta rispetto ad altre che hanno un'influenza decisamente maggiore nella vita concreta dei cittadini. Temo si illuda chi non vuole vedere una filosofia nazionalistica in questa proposta.
Ho letto con attenzione la dichiarazione del presentatore in discussione generale e devo dire che si è trattato di una dichiarazione molto equilibrata, ma mi preoccupa comunque una parte del suo intervento, in cui si dice che uno soltanto degli idiomi può essere considerato lingua ufficiale per la generalità dei cittadini nello svolgimento delle attività giuridicamente rilevanti.
Forse sono condizionata dalla vera e propria battaglia condotta da Alleanza nazionale contro il provvedimento di tutela della minoranza linguistica slovena, ma mi preoccupa l'idea che dietro questa proposte di legge vi sia l'intento di limitare e attenuare la portata di quella norma.
Vorrei anche esprimere un dubbio, che spero sia infondato, dal momento che vedo grande condivisione in quest'aula: con la modifica dell'articolo 12 si introdurrà tra le fonti primarie un dettato che riconosce solo la lingua italiana come lingua ufficiale della Repubblica e le fonti primarie naturalmente prevalgono sulle leggi ordinarie.
Il timore è che qualcuno domani possa fare riferimento a questo articolo per impedire l'attuazione di quelle parti della legge di tutela della minoranza slovena e di altre leggi di tutela della minoranza che prevedono, per esempio, l'uso del doppio nome nei toponimi o la stesura in italiano e in sloveno o in italiano o in altra lingua di importanti atti pubblici anche di carattere giuridico, come appunto sostiene il collega Mitolo. Preoccupa comunque soprattutto l'idea che anche in questo caso si voglia riaffermare un malinteso concetto di italianità, secondo il quale «italiano» e degno di questo nome è solo qualcosa di omogeneo e di uniforme. Noi invece pensiamo all'italianità come alla sintesi di diversità, di ricchezze, di storia, di culture, di lingue diverse ma tutte ugualmente e con pari dignità costitutive della nostra Repubblica, della nostra comunità.
I comunisti si sono sempre battuti per l'unità del paese, anche contro la Lega e con più forza di altri che ora le sono alleati; il nostro concetto di unità, però, riconosce uguale valore al rispetto delle differenze e pretende di affermare il loro diritto ad esprimersi. Per questo il nostro gruppo voterà contro (Applausi dei deputati del gruppo Comunista).
Aggiungo, sebbene sia un argomento collaterale (che pure è stato sollevato in questo dibattito), di non condividere l'intenzione di combattere per legge l'egemonia dell'inglese. Credo che sia una lotta contro i mulini a vento: la lingua italiana vivrà se sarà parlata; probabilmente vivrà con più forza e con più possibilità se sarà parlata dagli extracomunitari che verranno sul nostro territorio (Commenti dei deputati del gruppo della Lega nord Padania), ma la presenza dell'inglese come lingua degli scambi culturali e commerciali che avvengono in tutto il mondo è ineliminabile ed è una presenza che appare velleitario e forse inutile combattere. Nell'insieme questo dibattito - ripeto le parole del collega Caveri - ha un'impostazione un po' retorica e di vecchio stampo che non so quanto possa essere utile proprio per la difesa dell'italiano e temo che metta in discussione la legge sulle minoranze linguistiche. Ribadisco dunque la mia astensione.
In questo contesto fortemente pluralistico sul piano linguistico, che abbiamo di recente completato con la legge sulle minoranze linguistiche, si inserisce la norma in esame che viene a coprire un tassello e stabilisce un concetto formale: gli atti ufficiali della Repubblica italiana sono espressi in lingua italiana come, peraltro, previsto da quasi tutte le altre Costituzioni europee. Con le motivazioni espresse e nella considerazione di tale contesto, il mio gruppo voterà a favore (Applausi dei deputati del gruppo dei Popolari e democratici-l'Ulivo).
Abbiamo riconosciuto le minoranze linguistiche, ma ciò non significa che vi debbano essere più lingue; il riconoscimento delle minoranze linguistiche dà una garanzia alle minoranze in termini di autonomia e libertà di espressione, di cultura e tradizione, ma non possiamo non ammettere l'esistenza di una lingua ufficiale dello Stato italiano. Pertanto, preannuncio il voto favorevole sulla proposta di legge.
Entrambe le obiezioni sono totalmente infondate. È solo un pregiudizio arcaico ed ideologico quello che fa gridare alla retorica nazionalista ogni volta si voglia riscoprire la capacità e la forza unificante di una lingua di maggioranza o di una lingua di minoranza che meritano lo stesso rispetto, la stessa tutela, la stessa capacità di essere apprese, parlate, sviluppate e trasmesse. Un popolo che non sa coltivare le sue radici non ha avvenire (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
Un'altra questione riguarda la contraddizione: l'essenza stessa del bilinguismo è quella di avere due lingue ufficiali, non c'è nessuna contraddizione nel fatto che vi siano alcune comunità multilingue, multietniche, multiculturali, con due diverse lingue, entrambe su posizioni di parità, entrambe tutelate e promosse dallo Stato, entrambe capaci di sviluppare la ricchezza di quelle comunità.
Non vedo, quindi, perché serpeggi nella sinistra questa specie di meccanismo di reazione antica e pregiudiziale, ogni qualvolta si vuole riscoprire nelle aule parlamentari, nel paese e nella cultura gli elementi unificanti del paese. Non dobbiamo accusarci reciprocamente di ricerca di consensi o di strumentalismi. Almeno su questo terreno, credo che quel consenso, quell'unanimità che nel dibattito in Commissione erano stati raggiunti debbano ricomporsi in quest'aula e mi auguro che le obiezioni e le resistenze siano superate, per cui invito tutta l'Assemblea a votare a favore del progetto di legge (Applausi di deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e dei Popolari e democratici-l'Ulivo e dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
Cominciamo anzitutto con il fissare una data: la proposta è stata presentata il
In seguito ci è stata attribuita l'intenzione di controbilanciare la legge di applicazione dell'articolo 6 della Costituzione che tutela le minoranze linguistiche, intenzione che è assolutamente al di fuori del nostro programma. Noi riteniamo che le minoranze linguistiche abbiano diritto ad una tutela che costituzionalmente è stata affermata e che è stata tradotta in una legge ordinaria.
Voglio ringraziare in modo particolare gli onorevoli Soda e Novelli, i quali hanno capito, credo, che, se per una volta possiamo metterci d'accordo ed abbandonare ideologismi e pregiudizi, si tratta essenzialmente di un fatto culturale.
Non dobbiamo forse essere orgogliosi, onorevole Boato, della nostra lingua, che non è nata con l'unità d'Italia, ma nell'anno 961? Possiamo infatti rintracciare proprio in quell'anno il cosiddetto placito di Capua, l'atto notarile che definiva lo status delle proprietà dell'abbazia di Montecassino, passaggio che qualsiasi studente di diritto conosce: «Sao ko kelle terre, per kelle fini que ki contene, trenta anni le possette parte Sancti Benedicti». Se vogliamo trovare un atto di battesimo della lingua italiana, credo sia questo quello originale. Muove, direi, da qui l'avventura della nostra lingua, che si è scrollata di dosso l'egemonia del latino, è uscita dai confini ristretti dei documenti notarili e dei testi ecclesiastici ed ha trovato poi in Dante Alighieri ed in seguito in Alessandro Manzoni - che non sono stati né fascisti né nazionalisti - i suoi padri.
Credo - questo è lo spirito con cui abbiamo presentato questa proposta di legge - che non si tratti di una modifica, ma di una necessaria integrazione nel rispetto e non in contraddizione con le lingue minoritarie, ma anche con quei diffusi idiomi della lingua parlata che hanno trovato ricchezza nella storia, nella cultura, nel teatro - da quello veneziano a quello napoletano e a quello siciliano - con espressioni linguistiche che rispettiamo.
Credo davvero che sia necessario studiare meglio la lingua italiana, compresi noi parlamentari. Se nella stesura delle leggi facessimo uno sforzo di semplificazione e di chiarezza usando una lingua più pura, acquisiremmo probabilmente il merito di farci capire meglio dai nostri cittadini (cosa che ritengo importante).
La lingua va difesa da contaminazione inutili, dai prestiti non giustificati. Naturalmente, non condivido l'espressione di una stramaledizione dell'inglese. Fortunatamente, a causa del mio percorso professionale, ho imparato diverse lingue, ma trovo che forse il professor De Mauro non ha tutti i torti, essendo illustre linguista, quando ci richiama ad una maggiore attenzione sulle espressioni idiomatiche
Forse potremmo fare anche un po' a meno dell'inglese quando dobbiamo scrivere le leggi. «Oggi non si è ancora affacciato» - scriveva Paolo Monelli - «alla porta mister poster, o mister hobby, o mister container, o mister stress, o mister smog che subito si sono fatti accomodare in un salotto e debbono prendere la via dell'uscio il signor cartellone, il signor passatempo, il signor recipiente, la signora fuliggine». Ritengo che ciò non abbia nulla a che fare con il nazionalismo, ma con la purezza di una lingua che tutti, credo, abbiamo il dovere di sostenere.
Ritengo, dunque, che questa sera, onorevoli colleghi, non abbiamo fatto un atto di nazionalismo, ma un atto di rispetto nei confronti dei nostri padri storici; abbiamo compiuto un atto di rispetto nei confronti della cultura di un italiano ben parlato e ben sentito: questo è un atto di identità non nazionalista, ma culturale e nazionale che si apre alle correzioni, alle modifiche ed alla ricchezza di quegli idiomi che si usano nel parlato corrente.
Questo è il senso con cui invito i colleghi ad approvare questa proposta di legge costituzionale, certi di aver fatto una cosa che verrà apprezzata dal popolo italiano (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
Credo che non vi sia bisogno di scomodare - e su questo ha ragione l'onorevole Mancina - espressioni enfatiche, retoriche o addirittura romantiche per illustrare questa proposta. Mi pare ragionevole che nella Costituzione della Repubblica italiana si asserisca che la lingua italiana è la lingua ufficiale; ripeto, ciò mi pare elementare e in qualche modo ragionevole.
Alcuni colleghi, che stimo, hanno espresso delle obiezioni, delle riserve, ma non mi hanno convinto e tuttavia le rispetto. Mi spiace invece - e desidero che rimanga a verbale, lo dico rivolgendomi anche all'onorevole Selva - che la Lega, vostra alleata, abbia pensato bene non già di argomentare contro il provvedimento ma di lasciare tartufescamente e un po' ipocritamente l'aula (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici-l'Ulivo e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).


