Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 770 del 26/7/2000
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TESTO AGGIORNATO AL 27 LUGLIO 2000


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(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 6303)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Terzi. Ne ha facoltà.

SILVESTRO TERZI. Signor Presidente, so che il mio tempo è esaurito - mi dispiace che il tempo sia sempre poco - pertanto farò un breve excursus di questa legge-quadro i cui punti qualificanti, a detta del relatore, sono stati accolti per merito nostro. Siamo riusciti ad inserire innanzitutto il recupero del concetto di bosco e l'attribuzione di un importante ruolo alle regioni dotandole anche di una flotta aerea; con un ordine del giorno abbiamo chiesto che, una volta per tutte, il Corpo della polizia forestale venisse assegnato alle regioni; abbiamo ottenuto che di fatto le aree boscate venissero ridimensionate in un modo migliore, abbiamo ottenuto anche una migliore suddivisione dei soldi che andranno alle regioni e la possibilità di legiferare in modo tale che vengano versati dei contributi ai privati per la manutenzione e la pulizia del bosco.
Non siamo però del tutto soddisfatti perché il nucleo operativo della centrale degli aerei viene comunque mantenuto a livello centrale e per il fatto che determinate norme tecniche non sono state totalmente accolte; dichiaro pertanto la nostra astensione dal voto su questo provvedimento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Apolloni. Ne ha facoltà.

DANIELE APOLLONI. Desidero esprimere il consenso del gruppo dell'UDEUR, particolarmente sensibile alla salvaguardia del territorio e del patrimonio ambientale, sul provvedimento. Nel chiedere l'autorizzazione alla Presidenza alla pubblicazione in allegato al resoconto del testo della mia dichiarazione di voto, ribadisco il nostro voto favorevole.


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PRESIDENTE. La Presidenza lo consente.
Constato l'assenza del deputato Tassone, che aveva chiesto di parlare per dichiarazione di voto: s'intende che vi abbia rinunziato.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole De Cesaris. Ne ha facoltà.

WALTER DE CESARIS. Care colleghe e colleghi, signor rappresentante del Governo, non abbiamo molto a che ridire, noi di Rifondazione comunista, sul lavoro svolto dalla Commissione e dall'Assemblea. Consideriamo questo lavoro come sostanzialmente positivo. Una critica può essere avanzata alle concrete modalità del nostro lavoro. Questo provvedimento fu approvata dal Senato la scorsa estate e sempre durante l'estate, dopo la pressione emotiva dovuta allo scatenarsi degli incendi, venne approvata alla Camera. Vi è una responsabilità collettiva del Parlamento e del Governo alla quale non è corretto sottrarsi, anche se è evidente che la maggioranza ha una responsabilità in più, proprio per il ruolo che deve svolgere nella direzione della selezione delle priorità.
Rifondazione comunista ha lavorato affinché ci fosse una tenuta nei punti più avanzati del testo, anzi, affinché quei punti fossero migliorati. Mi riferisco a due questioni: la prima che fossero anticipati i tempi di concreta operatività delle previsione della legge, linee guida e piani delle regioni in modo che, se, come ci auguriamo, il Senato approverà in tempi rapidissimi il testo, si possa essere operativi prima della prossima estate; la seconda che fossero confermati i divieti e le sanzioni previste agli articoli 9 e 10. Anzi, è stato approvato dalla Commissione un nostro emendamento che ha sceso da 10 a 15 anni il divieto del cambio di destinazione d'uso dei terreni bruciati, estendendo altresì i divieti di costruzione dei fabbricati ed altre strutture.
Si è determinata una strana contraddizione: il Polo, che propugna generalmente l'esigenza di un inasprimento della severità delle pene contro quello che spesso definisce il lassismo della sinistra, ha proposto emendamenti per eliminare o ridurre divieti e sanzioni. Si può giustamente discutere se e come i divieti di ricostruzione e di cambio di destinazione d'uso siano stati rispettati nel territorio nel passato. Vi sono un non rispetto ed un'inadeguatezza nei controlli, ma voi avete proposto, voi del Polo, non maggiore rigore, bensì di eliminare i divieti, in particolare quello che vieta per alcuni anni il cambio di destinazione d'uso delle aree bruciate. Poche settimane fa, nel prorogare la bonifica dei siti inquinati, avete posto come condizione per l'avvio di tale procedura l'amnistia per le imprese che hanno inquinato, oggi, quando si parla di incendi boschivi, proponete di eliminare o di attenuare i divieti e le sanzioni. Vale a dire: quando si interviene nei confronti dell'ambiente, dei responsabili di danni ambientali, in particolare, quando ci si riferisce al mondo delle imprese, alla connessione tra interessi economici e danni all'ambiente, la severità, il rigore, il tema della sicurezza trovano più di qualche crepa nel Polo e dai quei banchi vengono proposte per cancellare e ridurre le sanzioni.
Nel caso dei siti inquinati, il centrosinistra ha ceduto, e noi l'abbiamo criticato; qui invece si tiene un impianto, quindi noi siamo d'accordo, anzi, abbiamo lavorato per estendere i divieti e tenere le sanzioni. Ma noi rivolgiamo una critica molto dura al Governo: abbiamo molto da ridire sul comportamento del Governo, che è definibile con l'espressione «tanto rumore per nulla». Il Governo non doveva fare molto, doveva solo trovare maggiori risorse, l'aveva promesso e non lo ha fatto. Si tratta di un comportamento irresponsabile e negativo, c'era bisogno di più risorse per la prevenzione; c'è chi ha proposto sgravi per i proprietari per la pulizia del bosco, chi maggiori risorse alle regioni per i piani di prevenzione, ma il Governo non ha fatto nessuna delle due cose. Per tali motivi, noi ci asterremo: un voto favorevole


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sul lavoro della Commissione e un voto contrario sulla latitanza del Governo che non ha fatto il suo dovere.
Piani di prevenzione e di spegnimento, divieti e sanzioni, sono condizioni necessarie ma non sufficienti; piani, divieti e sanzioni già ci sono, i problemi sono rappresentati dal rispetto delle norme e dal controllo del territorio, dagli investimenti e dalle risorse. C'è qui un terreno che è di cultura politica e di capacità di fare un grande progetto per la ricostituzione del capitale naturale del paese. È questa la più grande opera di ammodernamento infrastrutturale che dovrebbe interessare l'Italia, una grande opera che potrebbe mobilitare un grande impegno di progetti, mezzi, risorse e che si potrebbe collegare ad un esteso piano per l'occupazione in questi settori. Altro che la cosiddetta politica delle grandi opere su cui invece, voi ragionate, proponete, investite! Ci vorrebbe uno scatto in avanti, uno scatto riformatore, ma è proprio su tale terreno, che interessa un problema fondamentale di cultura politica e di prospettiva, che questo Governo non è all'altezza.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Caveri. Ne ha facoltà.

LUCIANO CAVERI. Signor Presidente, colleghi, la componente delle minoranze linguistiche viene da realtà geografiche, la provincia di Trento, di Bolzano e la Valle d'Aosta, che sono storicamente attente agli incendi boschivi, anche perché la competenza è una competenza primaria, esclusiva delle nostre realtà locali, che si è in qualche modo strutturata in maniera ancora più avanzata rispetto a quanto viene ipotizzato da questo provvedimento. Ricordo, ad esempio, che da noi il Corpo forestale è da tempo locale, regionale o provinciale, che i vigili del fuoco sono ormai regionalizzati o provincializzati e, soprattutto, che esiste una rete di protezione che parte da ciascuno degli abitanti delle nostre località di montagna dove i nostri vigili del fuoco volontari sono una realtà viva che interviene in primis in tutti i problemi di incendi boschivi.
Ho voluto fare questa premessa per ricordare che proprio qui alla Camera vi è stato un tentativo, che in qualche maniera è stato contrastato dalla I Commissione affari costituzionali, di coinvolgere in pieno anche le autonomie speciali in una serie di imposizioni che sarebbero derivate dall'applicazione di questa legge.
In questo caso la nostra difesa dell'autonomia speciale e delle prerogative statutarie non è stata una battaglia di bandiera, ma è legata alla conoscenza della realtà dei nostri territori ed al fatto che sostanzialmente l'invasività di una legge dello Stato avrebbe forse comportato, da certi punti di vista, addirittura un passo indietro.
Ecco perché noi siamo lieti, invece, che con la riproposizione della norma all'articolo 1 si ribadisca che è fatta salva la legislazione regionale e provinciale nelle nostre realtà locali. Devo aggiungere ovviamente che riteniamo, quindi, che non si applichi da noi quella norma, che in qualche maniera critichiamo, riguardante i parchi nazionali. Si dice esplicitamente che i piani anticendio nei parchi nazionali vengono redatti dal Ministero dell'ambiente, anche in disprezzo delle cosiddette riforme Bassanini che hanno riordinato anche le competenze dei Ministeri e che certamente non assegnano questa competenza al Ministero dell'ambiente. In questo caso si prevede che il Ministero dell'ambiente agisca d'intesa con le regioni: è veramente una bizzarria, nel momento in cui tutti parliamo di un regionalismo avanzato, ai limiti del federalismo.
Noi denunciamo questa attitudine centralistica, che emerge di tanto in tanto nella legge e che in qualche maniera si evidenzia anche in quelle battaglie davvero di retroguardia a cui abbiamo assistito anche nei mesi scorsi in quest'aula, con una difesa del Corpo forestale dello Stato anche da parte di chi dice di essere federalista, mentre la regionalizzazione del Corpo forestale, come dimostra la nostra realtà, è un banco di prova serio


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della reale volontà di decentramento e di autonomia nei confronti del livello regionale.
Comunque sia, anche alla luce delle considerazione che ho qui esposto, voteremo a favore di questo provvedimento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gerardini. Ne ha facoltà.

FRANCO GERARDINI. Signor Presidente, preannuncio il voto favorevole sul provvedimento da parte dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e chiedo che la Presidenza autorizzi la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna del testo della mia dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Onorevole Gerardini, la Presidenza lo consente.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Riccio. Ne ha facoltà.

EUGENIO RICCIO. Signor Presidente, onorevoli rappresentanti del Governo, colleghi, si tratta di una legge attesa fin dal 1975, allorché la legge n. 47 trasferì alle regioni le competenze in materia di incendi boschivi, allora coordinati in sede nazionale dal Ministero dell'agricoltura.
Quella legge fissava il termine di 180 giorni - lo voglio ricordare - per la predisposizione dei piani regionali ed interregionali, articolati per province o per aree territoriali omogenee. Essa fissava anche il principio che l'attività di avvistamento, spegnimento e circoscrizione degli incendi apparteneva, in prima istanza, alle stazioni forestali, alle stazioni dei carabinieri ed ai comuni. Stabiliva infine sanzioni amministrative aggiuntive rispetto alle sanzioni penali previste dagli articoli 423, 425 e 449 del codice penale. La legge n. 616 del 1977, all'articolo 69, confermava questo indirizzo.
Da allora, come si è detto anche in sede di discussione generale, tantissime cose sono cambiate: sono nati il Ministero dell'ambiente ed il dipartimento della protezione civile, quest'ultimo di recente trasformato in agenzia; con due referendum è stato abolito il Ministero dell'agricoltura, poi trasformato in Ministero delle risorse agricole; sono intervenute varie disposizioni comunitarie, tra le quali è di particolare importanza quella del 1992 relativa all'individuazione delle zone ad alto rischio di incendio e tutta l'Italia meridionale è considerata in Europa ad alto rischio di incendio; è intervenuta anche la sentenza n. 157 del 1995 della Corte costituzionale, che ha richiamato il legislatore alla necessità di approvare una legge quadro in materia.
Il gruppo di Alleanza nazionale ha fatto la propria parte perché fin dai primi giorni di questa legislatura ha presentato due proposte di legge (prima firmataria alla Camera l'onorevole Poli Bortone e al Senato il senatore Specchia) che avrebbero potuto essere utili canovacci da seguire, e invece abbiamo dovuto attendere ancora cinque anni, nel corso dei quali sono stati adottati dal Governo numerosi decreti-legge in concomitanza del periodo di maggiore virulenza del fenomeno, cioè dell'estate.
Attraverso numerosi ordini del giorno accettati dal Governo si è posto l'accento sulla necessità di un'adeguata normativa. In occasione degli incendi verificatisi lo scorso anno, un altro decreto-legge è stato accompagnato da una proposta - si badi bene - di iniziativa parlamentare e non governativa, a dimostrazione del disinteresse e della confusione regnanti nella maggioranza di centrosinistra, ed approvata sotto l'incalzare del malcontento generale e quindi a furor di popolo in Commissione legislativa al Senato. Era il luglio dello scorso anno ed il 10 settembre quel progetto di legge veniva trasmesso alla Camera: da allora ha dormito per un anno, salvo risvegliarsi di fronte all'ennesima emergenza.
Il Governo ha inteso in questa occasione mostrare i muscoli, ma in realtà ha fatto degli annunci, poiché ha detto che un semplice inasprimento delle sanzioni avrebbe potuto essere sufficiente. Al di là di pochi punti, a nostro parere, non sono stati compiuti passi in avanti rispetto al


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passato. In pochi giorni il Parlamento è stato posto di fronte alla necessità di approvare un provvedimento, che non ci piaceva proprio, perché frutto dell'emergenza, e non un disegno organico di regolamentazione della materia. Abbiamo tentato di compiere il nostro dovere in Commissione ed abbiamo avuto la possibilità di inserire emendamenti volti a migliorare il testo, ma questo è rimasto largamente insufficiente. Esso è di difficile lettura, seppure approvato quasi all'unanimità dal Senato e con modifiche sostenute dall'opposizione.
Come dicevo, rimangono alcuni «macigni»: la non superata logica dell'emergenza, un potere sostitutivo dello Stato in caso di inadempimento delle regioni ed una riserva allo Stato di una competenza in materia di piani di aree naturali protette non regionali, una resistenza al parere che in maniera limpida è stato espresso dalla Commissione giustizia della Camera relativamente alle sanzioni. Infine, vi è la marcia indietro sul NOE, dopo che era stato lo stesso Governo ad avanzare questa proposta al Senato. Quest'ultimo fatto conferma il clima di confusione e di conflitto all'interno della maggioranza di centrosinistra.
Certo, i cittadini avrebbero gradito che a settantasette anni dal primo serio e qualificato atto legislativo del 1923 in materia di incendi su terreni sottoposti a vincoli per scopi idrogeologici, a settant'anni dall'entrata in vigore del nuovo codice penale che, accanto alle sanzioni amministrative poste dal decreto legislativo del 1923, introduceva la nuova figura di reato di incendio doloso e colposo, a venticinque anni dal trasferimento alle regioni delle competenze in materia, si fosse innanzitutto ridotto il numero degli enti e che, in secondo luogo, si fossero fissate in maniera incontrovertibile le responsabilità politiche e tecniche di ciascuno di essi: che si fosse in una parola evitato con un'idonea attività di prevenzione il verificarsi ed il propagarsi degli eventi. Ci auguravamo che, come è avvenuto troppo spesso, l'intervento non fosse tardivo rispetto allo scoppio dell'incendio.
Deve essere ribadito che l'intervento operato sul testo originario degli articoli 9 e 10 in materia di inasprimento delle pene appare a nostro avviso del tutto inadeguato; non è comprensibile (anche da qualche parte della maggioranza si sono alzate voci isolate) la sostituzione delle norme del codice penale con l'introduzione di una nuova fattispecie di reato. Sarebbe bastato intervenire sulle norme del codice penale. Resta ferma la convinzione che il crimine non si combatte con l'inasprimento delle pene, come è dimostrato dal fatto che l'applicazione della pena di morte, in taluni casi, serve a ben poco a dissuadere il criminale dal commettere i reati per i quali essa è prevista. Il crimine si combatte riducendo a monte le cause che lo determinano ed individuando con chiarezza gli organi e le attività da svolgere.
Alcune storture macroscopiche sono state eliminate; ad esempio, quella che prevedeva una sanzione più grave per l'incendio colposo rispetto all'omicidio colposo. Il puntuale parere della Commissione giustizia, anche sugli altri effetti perversi delle sanzioni quale la dilatazione dei vincoli per tempi sufficienti a...

PRESIDENTE. Onorevole Riccio, deve concludere.

EUGENIO RICCIO. Sto per concludere, signor Presidente. Mi riferivo agli effetti perversi delle sanzioni, quale la dilatazione dei vincoli per tempi sufficienti a compiere l'usucapione abbreviata; essi portano ad incidere sulla permanenza del diritto di proprietà e, quindi, a ritenere violato l'articolo 42 della Costituzione.
Concludo con una brevissima nota sull'ordine del giorno che è stato bocciato e che si riferiva all'attività investigativa affidata al NOE. Il gruppo di Alleanza nazionale non ha mai cambiato atteggiamento. Chi ha voluto interpretare il richiamo al NOE come una mancanza di fiducia nel Corpo forestale dello Stato, sbaglia. Il gruppo di Alleanza nazionale ritiene che bisogna esaltare la specificità dell'Arma dei carabinieri e la lunga battaglia


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sostenuta ne è conferma; ritiene anche che occorre salvaguardare l'unitarietà del Corpo forestale dello Stato dal dissolvimento localistico, magari posizionandolo meglio in ambito governativo ed esaltandone la funzione di organo tecnico nella lotta contro gli incendi.
Il gruppo di Alleanza nazionale ha dato, dunque, il suo contributo a fare almeno un passo avanti; è un passo insufficiente ed è questo il motivo per cui ci asterremmo dal voto (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Stradella. Ne ha facoltà.

FRANCESCO STRADELLA. Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, già in discussione generale è emersa la scarsa attitudine di questa proposta di legge a risolvere le rilevanti problematiche inerenti gli incendi boschivi.
L'iter legislativo che ne è seguito non ha sostanzialmente migliorato il testo iniziale, mentre le importanti indicazioni fornite in sede emendativa dal gruppo di Forza Italia sono state fortemente disattese.
In particolare, si lamenta che su importanti proposte (ad esempio, la regionalizzazione del Corpo forestale dello Stato) la maggioranza ha tenuto, nei confronti dell'opposizione, un atteggiamento di assoluta chiusura, evidenziando ancora una volta in modo marcato la volontà di ancorarsi al mantenimento di uno Stato rigidamente centralistico, anziché almeno tendente al federalismo. Tutto ciò è avvenuto in numerosi proclami succedutisi nel tempo e provenienti da diversi componenti della maggioranza, nei quali è stata dichiarata - evidentemente a scopi meramente propagandistici - la necessità di pervenire ad un ordinamento dello Stato di tipo federale.
Un'altra proposta avanzata in questa importante materia dal gruppo di Forza Italia merita particolare attenzione: è quella inerente all'Arma dei carabinieri, ad una sezione investigativa e di controllo antincendi avente tra le altre funzioni, da esercitarsi in forma coordinata, quella delle attività di investigazione e prevenzione in materia di incendi boschivi, nonché dell'attività di effettuazione di controlli e verifiche circa l'osservanza dei vincoli d'uso e dell'attività investigativa di polizia giudiziaria relativa ai delitti di cui agli articoli, 423, 423-bis, 424, 425, 449 e 451 del codice penale. L'istituzione di tale servizio presso il nucleo ecologico dell'Arma dei carabinieri avrebbe potuto contribuire in modo effettivo ad una migliore realizzazione dell'opera di prevenzione, che costituisce lo strumento principale di lotta contro gli incendi boschivi.
Oltre alla problematica degli uomini da impiegare, vi è anche la richiesta di fornire i reparti operativi di mezzi tecnici all'avanguardia, da dislocare preferibilmente là dove gli incendi si manifestano con maggiore frequenza.
Ritengo che gli onorevoli colleghi della maggioranza, almeno su questioni che riguardano direttamente la qualità della vita dei cittadini, dovrebbero dimostrare una maggiore sensibilità, anziché trincerarsi ogni volta dietro assurde posizioni di bandiera, che altro scopo non hanno se non quello di ricercare qua e là un po' di collante per tenere insieme questa maggioranza fortemente lacerata e divisa.
Il patrimonio forestale italiano è una componente essenziale della bellezza naturale del nostro paese e costituisce per questo motivo una risorsa primaria per l'economia italiana. L'industria turistica, infatti, si pone come settore fortemente trainante dell'economia italiana, rappresentante un volano fondamentale anche sotto il profilo dell'occupazione. Se a ciò si aggiunge il dato che il fenomeno degli incendi colpisce duramente il Mezzogiorno d'Italia e che questo territorio è già duramente provato da una profonda crisi economica ed occupazionale, ben si comprendono le ragioni della necessità di operare in questo settore un intervento


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risoluto e capace di fornire una risposta adeguata all'emergenza determinata dal manifestarsi di questo evento.
Il progetto di legge che qui si discute, nonostante i correttivi ad esso apportati e la bontà degli intenti manifestati, appare nel testo attuale ancora inadeguato. Ciò nonostante, per ragioni che ineriscono essenzialmente al senso di responsabilità, dichiaro l'astensione del gruppo di Forza Italia nella votazione di questo provvedimento, ritenendo che debba essere comunque assicurata una risposta ai cittadini italiani di fronte a questo grave fenomeno, che ogni anno causa un progressivo depauperamento del nostro patrimonio boschivo e talvolta, purtroppo, la perdita di numerose vite umane.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Casinelli. Ne ha facoltà.

CESIDIO CASINELLI. Signor Presidente, intervengo solo per dichiarare il voto favorevole del gruppo dei Popolari e democratici-l'Ulivo, chiedendo che sia autorizzata la pubblicazione del testo del mio intervento in calce al resoconto della seduta odierna (Applausi dei deputati del gruppo dei Popolari e democratici-l'Ulivo).

PRESIDENTE. La Presidenza lo consente.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Cherchi. Ne ha facoltà.

SALVATORE CHERCHI. Signor Presidente, nel dichiarare il mio voto favorevole, desidero segnalare il mio accordo con l'intervento svolto dall'onorevole Caveri a proposito delle autonomie regionali e soprattutto raccomandare al Governo di non determinare situazioni di ingiustizia in sede di applicazione dei divieti. I divieti e le sanzioni sono assolutamente necessari per combattere la piaga degli incendi, però nell'applicare le disposizioni del provvedimento al nostro esame occorre porre attenzione a coloro che non sono responsabili di aver appiccato incendi. Mi riferisco in modo particolare alle attività di pascolo. Il divieto di pascolo nelle aree percorse dagli incendi ricade anche sugli allevatori, che subiscono dei danni senza essere responsabili di aver appiccato gli incendi. Può capitare che il fuoco parta dal territorio di un comune ed arrivi in quello di un altro comune e in questi casi bisogna porsi concretamente il problema di che cosa accade a coloro che svolgono attività di allevamento in quei boschi e si trovano a dover subire il danno e la beffa: il danno perché i loro terreni sono stati percorsi dall'incendio e la beffa perché poi non possono più far pascolare i loro animali in quei terreni per dieci anni. Questo problema a mio avviso non è stato risolto compiutamente nel testo al nostro esame, per cui è necessario che in sede di applicazione si trovi una soluzione a quello che a me sembra un problema particolarmente rilevante.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Procacci. Ne ha facoltà.

ANNAMARIA PROCACCI. Signor Presidente, questo provvedimento viene approvato dalla Camera sulla spinta dell'emergenza che ha visto il nostro territorio percorso dal fuoco in molte regioni (la Calabria, il Lazio, la Campania, la Puglia e la Sardegna). Noi Verdi voteremo a favore di questo provvedimento, perché lo riteniamo equilibrato e capace di fornire risposte a vuoti normativi pericolosi. È un provvedimento che fornisce una valutazione del territorio più giusta e più attuale. Voglio ricordare quanto recita l'articolo 1 del provvedimento, che definisce il patrimonio boschivo nazionale un «bene insostituibile per la qualità della vita».
Vorrei sottolineare, in particolare, la diversa e nuova filosofia che è alla base di questa proposta di legge. Si tratta di una filosofica che raccoglie una nostra antica convinzione, in base alla quale devono essere sostenute ed incentivate, dal punto di vista finanziario, le regioni che hanno avuto la capacità di difendere il loro


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territorio dal fuoco. È una filosofia nuova, come ho già detto, in quanto abbandona l'antico criterio basato sul risarcimento assistenzialista che ha dimostrato, in tutti questi anni, i suoi limiti e la sua pericolosità.
Elementi importanti di questo provvedimento sono rappresentati, in primo luogo, dai piani regionali definiti per la previsione, la prevenzione e la lotta attiva contro gli incendi boschivi. Sappiamo tutti che le regioni svolgono una parte fondamentale nella politica di controllo del territorio e la prevenzione - lo sottolineo - deve essere perseguita con maggiore forza.
Ritengo giusto coinvolgere i cittadini nella tutela, nella cura e nella difesa del patrimonio ambientale, tanto più se è vero, come sembra, che il 60 per cento del patrimonio boschivo del nostro paese appartiene a privati. È evidente che è necessario un loro pieno coinvolgimento. Attenzione, però: dobbiamo accertarci e fare in modo che il loro intervento sia un intervento sul bosco competente ed opportuno. In altre parole, non vorrei dover registrare che questa prevenzione venga ridotta solo a provocare il deserto del sottobosco. Sappiamo che il sottobosco vuol dire biodiversità, vuol dire vita.
Altro elemento positivo del provvedimento è rappresentato dal sistema sanzionatorio più rigoroso definito nei confronti di chi appicca il fuoco. Chi brucia la nostra terra colpisce la comunità intera e provoca un danno ambientale che ancora non è stato ben quantificato. Sono ovviamente consapevole che è difficile giungere alla valutazione della devastazione degli ecosistemi e delle biodiversità vegetale e animale, così ricche in Italia, ma spesso sconosciute e forse anche misconosciute, anche se il nostro paese è quello in Europa più ricco da questo punto di vista. Comunque, deve essere effettuata la valutazione del danno ambientale.
Inoltre, in questo provvedimento, molto opportunamente, il legislatore ha previsto che valga più a lungo il vincolo di inedificabilità delle aree percorse dal fuoco per sottrarle ad ogni tipo di speculazione. È previsto altresì un divieto di pascolo più ampio e si introduce il divieto di caccia.
Vorrei tuttavia esprimere una mia perplessità. In questa proposta di legge non vi è alcuna previsione di poteri sostitutivi nei confronti dei comuni inadempienti nella realizzazione della mappatura dei terreni percorsi da fuoco. Tale questione è molto pericolosa, dal momento che sappiamo, sulla base dell'esperienza maturata in base alla legge n. 47 del 1975, che la mancata mappatura da parte dei comuni ha permesso le colate di cemento sul territorio italiano.
Colleghi, il nostro è un giudizio positivo e quindi voteremo a favore. Occorre fare presto per la definitiva approvazione di questo testo.
Vorrei concludere la mia dichiarazione di voto con una considerazione. L'esperienza ci ha insegnato quanto sia importante il ruolo del Corpo forestale dello Stato; la sua regionalizzazione potrebbe veramente neutralizzare e quindi vanificare questa sua forza. Come sapete bene, noi Verdi conduciamo da tempo una battaglia contro la regionalizzazione. E proprio al Corpo forestale dello Stato, al Corpo nazionale dei vigili del fuoco, alle associazioni di volontariato va il nostro pieno apprezzamento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zacchera. Ne ha facoltà.

MARCO ZACCHERA. Il collega Riccio ha già annunciato un voto di astensione politica di Alleanza nazionale. Io, in parziale dissenso dal collega, esprimo invece un voto a livello personale: voterò contro questa normativa. Sono d'accordo che una brutta legge è meglio di nulla, ma con questo voto contrario voglio protestare. Si usa dire che si fanno le cose quando i buoi sono scappati, allora in questo caso bisogna dire che si vota quando troppi boschi sono bruciati, quando si sono tollerati per anni e anni i piromani, quando in pratica non è stato condannato


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nessuno, quando non è stato scoperto nessuno, quando, dopo questa legge, si continuerà - è quanto io temo - a non trovare praticamente nessuno, in quanto le norme a favore del lavoro investigativo dei carabinieri e delle altre forze dello Stato preposte alla conservazione e alla difesa dei boschi contro i piromani resteranno sulla carta.
Per questo, signor Presidente, senza voler tediare i colleghi, il mio voto contrario vuole essere di stimolo affinché il Parlamento, oltre ad approvare queste leggi, lasci un segno (come già si è visto in sede di votazione degli ordini del giorno) di maggiore attenzione e forza, sottolineando il ritardo con cui questa normativa comunque insufficiente viene varata.

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.

SAURO TURRONI, Presidente dell'VIII Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SAURO TURRONI, Presidente dell'VIII Commissione. Presidente, il mio sarà un brevissimo intervento. Anzitutto desidero ringraziare tutti i colleghi che hanno consentito che in soli 13 giorni si potesse varare un provvedimento così atteso e così importante. In particolare, ringrazio i colleghi dell'opposizione che in un clima politico difficile, pur con idee diverse, hanno favorito la conclusione dell'esame di questa normativa. Ringrazio in maniera particolare il collega Leone, con il quale ho avuto peraltro qualche battibecco in alcune circostanze. Ringrazio altresì i colleghi della maggioranza, il Governo e in particolare gli uffici, che sono stati determinanti perché in soli 13 giorni fosse possibile varare una legge così importante ed attesa.

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